Cuba sempre più isolata: senza carburante verso un blackout record
E' corsa al carbone e all'energia solare sull'isola già duramente colpita dall'annoso embargo statunitense, reso ancora più duro dal recente stop di Trump al petrolio. Si muove anche l'ONU. E in Venezuela è quintuplicato il costo degli alimenti
afp Una crisi senza fine quella di Cuba. Un embargo Usa che dura ormai da 60 anni, la fine del sogno rivoluzionario di Castro e poi la transizione fragile. Oggi il blocco energetico imposto da Washington a fine gennaio con il colpo sferrato al Venezuela, principale fornitore di carburante per l'Avana, rischia di dare il colpo di grazia all'isola caribica che nel 2025 ha già visto la sua economia contrarsi del 5%, con un calo complessivo di oltre il 15% registrato dal 2020. La crisi ormai è talmente grave che i vescovi cubani hanno cancellato il loro viaggio in Vaticano dopo lo stop ai rifornimenti di carburante imposto alle compagnie aeree fino all'11 marzo.
Di fronte al rischio di un drammatico aggravarsi della crisi energetica, gli abitanti dell'Avana cercano di proteggersi: alcuni accumulano riserve di carbone, altri installano pannelli solari. Dal 2024 il governo cubano agevola l'installazione di pannelli solari. E gli abitanti dell'isola, alcuni dei quali hanno già vissuto il “Periodo speciale”, ovvero la crisi economica pesantissima che seguì nel 1991 la caduta dell'URSS , allora principale fornitore di petrolio a Cuba, cercano di adattarsi, costretti a riorganizzare continuamente la loro vita quotidiana. Prima del colpo di mano di Washington sul Venezuela, Cuba faticava già a soddisfare la metà del proprio fabbisogno energetico. Oggi il solare resta una soluzione per i più abbienti, non certo per la grande massa costretta alla povertà.
Blackout continui sull'isola
Cuba è ormai un'isola minacciata costantemente dal buio e manca anche l'elettricità. Se da ieri, lunedì, l'aeroporto dell'Avana non è in grado di rifornire gli aerei sebbene le compagnie aeree messicane continuino a garantire i loro voli regolari, oggi è prevista anche un'ondata di blackout senza precedenti per il 64% delle utenze cubane. Il precedente record era stato registrato il 31 gennaio, al 63%, secondo i dati ufficiali che l'UNE, l'Unione Elettrica Nazionale, ha iniziato a pubblicare regolarmente nel 2022, con il peggioramento della situazione energetica del Paese.
L'UNE, parte del ministero dell'Energia e delle Miniere di Cuba, prevede una capacità di generazione di 1.134 megawatt e un picco di domanda di 3.100 MW per il periodo di picco di domanda oggi pomeriggio e stasera. Attualmente, sei delle 16 centrali termoelettriche operative sono fuori servizio a causa di guasti o manutenzione, tra cui due dei tre maggiori impianti. Il termoelettrico rappresenta circa il 40% del mix energetico cubano ed è stato interrotto, secondo quanto ha dichiarato il presidente cubano Miguel Diaz-Canel, per quattro settimane a causa dell'embargo petrolifero statunitense che sta strangolando il paese.
La scorsa settimana il governo cubano ha annunciato un duro pacchetto di misure di emergenza per cercare di sopravvivere senza petrolio straniero, considerato che l'isola produce appena un terzo del suo fabbisogno energetico. Anche la vendita al dettaglio di gasolio é stata sospesa, la benzina severamente razionata, gli uffici statali hanno modificato i loro orari, il telelavoro è diventato prevalente e i servizi pubblici sono stati ridotti a quelli essenziali. Secondo alcuni esperti sarebbero necessari tra gli 8 e i 10 miliardi di dollari per stabilizzare il sistema elettrico cubano.
Nel frattempo Mosca ha espresso la sua solidarietà ai popoli del Venezuela e di Cuba attraverso il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. "Riaffermiamo la nostra solidarietà con i popoli del Venezuela e di Cuba, sottoposti a forti pressioni esterne. Le nostre relazioni con gli stati arabi e gli altri paesi del mondo islamico continuano a progredire costantemente", ha dichiarato Lavrov durante un ricevimento in occasione della Giornata dei Diplomatici. E anche la Cina si è dichiarata disposta ad aiutare Cuba, mentre gli aerei e i loro passeggeri restano fermi a terra negli aeroporti cubani.
Si muove anche l'ONU
A tentare di mitigare l'effetto della scarsità di carburante a Cuba dopo il blocco petrolifero Usa arriva anche l'Organizzazione delle Nazioni Unite .
"Il nostro obiettivo è lavorare con il governo per sostenere i suoi sforzi, sulla base del piano d'azione che è stato avviato", ha dichiarato Stephane Dujarric.
Il portavoce dell'ONU ha aggiunto che la carenza di carburante avrà un impatto sulla capacità di movimento dell'organizzazione per la fornitura degli aiuti. Ieri, il Ministero dell'Industria Alimentare (Minal) di Cuba ha promesso di continuare a distribuire pane, omogeneizzati per bambini e latte in polvere nonostante la scarsità di carburante. "Daremo priorità alle esportazioni per ottenere le entrate necessarie e cercheremo alternative per produrre con limitazioni energetiche", ha promesso l'ente in un comunicato stampa.Allo stesso modo, ha assicurato il Minal, sarà mantenuta la produzione nell'industria della pesca. Parallelamente, il ministero prevede di "incrementare gradualmente l'uso di trasporti alimentati da energie rinnovabili per portare gli alimenti nelle aree prioritarie". Il ministro dei Trasporti cubano, Eduardo Rodriguez Davila, ha riferito che, a causa della carenza di carburante, il dicastero ha deciso di riorganizzare diversi servizi: treni e autobus che collegano diverse province circoleranno con minore frequenza.
In Venezuela aumento record degli alimenti
Intanto anche in Venezuela la stretta statunitense si fa sentire. Secondo quanto riportato da testimoni sul posto, non si sarebbero verificati nei giorni scorsi i consueti blackout ma il costo degli alimenti sarebbe quintuplicato. Chi ha un'auto può comprare solo 20 litri di benzina a settimana. Aumentate le tariffe dei trasporti , ad esempio dei taxi collettivi . Percorrere circa 7 chilometri costava 10 pesos e oggi ne costa 500.
E l'ONU denuncia: i piani umanitari per Caracas sono tra i meno finanziati al mondo. Lo scorso anno infatti, dichiarano fonti ONU, il piano umanitario per il Venezuela "e' stato finanziato solo al 19 per cento, pari a 115 milioni di dollari, rispetto ai 606 milioni richiesti". L'Onu, ha aggiunto il suo portavoce, è riuscita lo stesso ad aiutare più di due milioni di persone, il quaranta per cento dei cinque milioni che il piano di risposta umanitaria puntava a raggiungere.
Partito il primo carico di greggio venezuelano diretto in Israele dal 2020
Il Venezuela ha inviato il suo primo carico di petrolio greggio verso Israele dopo sei anni, segnando il ritorno del crudo venezuelano su quel mercato dal 2020, quando Tel Aviv ricevette circa 470 mila barili. La notizia è stata riportata da Bloomberg, ma non sono giunte conferme ufficiali né dalle autorità venezuelane né da quelle israeliane. Il carico sarebbe destinato al gruppo Bazan (Oil Refineries Ltd.), il principale raffinatore israeliano con sede a Haifa.
L'operazione rappresenta un'ulteriore conferma dei profondi cambiamenti in corso in Venezuela dopo la cattura di Nicolás Maduro da parte delle forze statunitensi il 3 gennaio 2026 e il successivo insediamento della presidente ad interim Delcy Rodríguez, in un nuovo assetto segnato dalla supervisione diretta delle vendite di greggio da parte dell'amministrazione Trump.
L'invio di greggio avviene nonostante l'assenza di relazioni diplomatiche tra Caracas e Tel Aviv, interrotte nel 2009.
Fonte: www.rainews.it
