Corea del Sud, l'ex presidente Yoon è colpevole di insurrezione: condannato all'ergastolo
Impose la legge marziale nel dicembre 2024. I pubblici ministeri avevano chiesto la pena di morte
gettyimages L’ex presidente della Corea del Sud Yoon Suk-yeol, messo in stato d’accusa nel 2024 dopo aver fatto precipitare il Paese in una crisi costituzionale dichiarando la legge marziale, è stato riconosciuto colpevole di insurrezione e condannato all'ergastolo.
Yoon, 65 anni, era sotto processo da aprile per una serie di capi d’imputazione penali legati all'imposizione della legge marziale. I giudici del Tribunale distrettuale centrale di Seoul si sono pronunciati sull’accusa più grave: essere il capo di un’insurrezione. I pubblici ministeri avevano chiesto la condanna a morte.
Yoon, 65 anni, sotto processo da aprile, ha sempre respinto le accuse. Adesso ha una settimana di tempo per impugnare il verdetto.
Il processo è stato trasmesso in diretta nazionale. Nell’aula del tribunale, erano presenti tutti e otto gli imputati, incluso Yoon, comparso in abito scuro senza cravatta.
L’imputazione più pesante - essere il “capo” di un’insurrezione - prevede, secondo il codice penale sudcoreano, solo due possibili pene: la condanna a morte o l’ergastolo. La pena capitale è presente in Corea del Sud, ma è stata congelata di fatto da una moratoria in vigore dal 1997.
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La sentenza
Il giudice Ji ha affermato che, durante la legge marziale imposta da Yoon, truppe militari e agenti di polizia avevano ricevuto l’ordine di arrestare suoi avversari politici, tra cui il presidente dell’Assemblea Nazionale e leader dell’opposizione. Una ricostruzione che contraddice la versione di Yoon, secondo cui non vi sarebbe mai stato alcun piano per arrestare tali figure. Secondo il giudice Yoon inviò truppe all’Assemblea Nazionale quando impose la legge marziale nel tentativo di neutralizzare il Parlamento.
Anche Cho Ji-ho, ex capo dell’Agenzia nazionale di polizia sudcoreana, e Kim Bong-sik, ex capo della polizia di Seoul, sono stati riconosciuti colpevoli di aver partecipato all’insurrezione: avrebbero impartito l’ordine di bloccare l’ingresso all’edificio dell’Assemblea Nazionale dopo la dichiarazione della legge marziale da parte di Yoon.
Intanto intorno al tribunale di Seul si sono riuniti sostenitori e critici dell'ex presidente. La Corea è divisa tra i “colpevolisti” e coloro che sostengono che il Paese sarebbe stato manipolato da influenze stranier, definendo l'impeachment “nullo e invalido”.
Dal suo arresto, Yoon è detenuto in una cella di circa 6,5 metri quadrati, lontano dalla residenza presidenziale che occupava fino al 2024.
I precedenti
Negli ultimi mesi, altri tribunali dello stesso distretto avevano già definito l’atto come insurrezione, condannando l’ex primo ministro Han Duck-soo a 23 anni di carcere e l’ex ministro dell’Interno Lee Sang-min a 7 anni per collaborazione.
Per Yoon i pm avevano chiesto la pena di morte. Solo un ex leader sudcoreano è stato condannato a morte: Chun Doo-hwan, il dittatore militare degli anni ’80, giudicato colpevole nel 1996 per il colpo di Stato del 1979 e per il massacro di manifestanti pro-democrazia. La sua pena fu poi commutata e venne graziato nel 1997.
La Corea del Sud non esegue condanne a morte dal dicembre 1997. Yoon è stato condannato all'ergastolo.
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Quando Yoon dichiarò la legge marziale
La sera del 3 dicembre 2024, Yoon annunciò in televisione l’introduzione della legge marziale, sostenendo di voler eliminare quelle che definì “forze anti-Stato” all’interno dell’Assemblea Nazionale, dominata dall’opposizione. Definì il Parlamento un “covo di criminali” che, a suo dire, utilizzava la maggioranza parlamentare per paralizzare il suo governo.
Il decreto vietava ogni attività politica e poneva i media sotto controllo militare. Truppe armate fecero irruzione nell’Assemblea Nazionale e nella Commissione elettorale. Secondo l’accusa, Yoon avrebbe ordinato l’arresto di avversari politici.
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L’indignazione pubblica fece naufragare quasi immediatamente il tentativo di governare tramite la legge marziale. Non appena videro l’annuncio in televisione, i cittadini si precipitarono all’Assemblea Nazionale per affrontare i soldati inviati a prendere il controllo del Parlamento su ordine del presidente. Mentre la folla tratteneva le truppe impedendo loro di occupare l’aula principale, i deputati si riunirono all’interno e, nel cuore della notte, votarono contro il decreto.
Yoon fu costretto a ritirarlo dopo sei ore. Ma quel tentativo di presa di potere innescò la più grave crisi politica in Corea del Sud degli ultimi decenni, mettendo a dura prova la democrazia del Paese: il presidente fu messo in stato d’accusa, gli esponenti coinvolti nella legge marziale vennero arrestati e fu eletto un nuovo leader, Lee Jae-myung.
Yoon ha accusato i procuratori di “scrivere fiction” quando lo hanno incriminato per insurrezione. La sua dichiarazione, ha sostenuto, era un uso legittimo dei poteri presidenziali per avvertire i sudcoreani del pericolo rappresentato dai suoi avversari della sinistra politica.
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Fonte: www.rainews.it
