Colpito il vertice del CJNG: “El Mencho” ucciso, si apre la lotta per la successione
La sua morte apre un vuoto di potere e una possibile faida interna, mentre in Messico esplodono scontri, blocchi stradali e allerta sicurezza anche a livello internazionale. Ne parliamo con Vincenzo Musacchio.
Afp Prof. Musacchio, l’uccisione del “Mencho” colpisce una delle reti più potenti e pericolose del narcotraffico internazionale. Chi era in realtà questo narcotrafficante?
Le sue vere generalità corrispondono a Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, conosciuto come "El Mencho". Era il capo dei capi del potentissimo Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG). Uno dei criminali più ricercati e pericolosi del narcotraffico mondiale. Il Dipartimento della Difesa messicano ha confermato ufficialmente la sua morte. Il Cartello di Jalisco, con la sua scomparsa perde un leader con contatti in tutto il mondo. Sotto il suo dominio l'organizzazione criminale gestiva gran parte del traffico di fentanyl e di altre droghe sintetiche dalla Cina verso gli Stati Uniti, un business che ha reso "El Mencho" uno dei criminali più influenti, potenti e spietati dopo lo storico El Chapo boss del Cartello messicano di Sinaloa.
Come si è arrivati ad un arresto così importante?
È stata un'operazione congiunta delle forze speciali dell'esercito messicano a Tapalpa, nello Stato di Jalisco, con il supporto degli Stati Uniti per la parte concernente le attività di intelligence, a conferma della collaborazione internazionale tra i due Paesi per colpire i vertici del narcotraffico, in particolare quelli responsabili del traffico di fentanyl. È la conferma di quello che sostengo da anni e cioè che la cooperazione internazionale sia un elemento indispensabile nella lotta contro il narcotraffico che è una minaccia globale e transnazionale che attraversa confini e continenti. Poiché le organizzazioni criminali operano su scala mondiale, spesso con risorse finanziarie e tecnologiche superiori a quelle di alcuni Stati, una sola azione nazionale è insufficiente per contrastare simili multinazionali del crimine.
Cosa succederà ora?
Il vuoto di potere creato con la sua morte potrebbe rallentare la rapida crescita e l’espansione del cartello di appartenenza, indebolendolo nei confronti del cartello rivale di Sinaloa e degli altri cartelli emergenti. Si aprirà naturalmente anche la lotta per la sua successione e potrebbero esserci nuovi scontri all’interno del cartello stesso di Jalisco e ovviamente con quelli concorrenti. Direi che lo scenario che si prospetta non è dei migliori. La presidente messicana, Claudia Sheinbaum, non a caso ha invitato la popolazione a "mantenere la calma" a fronte degli scontri furiosi ancora in corso tra narcos ed esercito. Diverse compagnie aeree statunitensi e canadesi hanno cancellato decine di voli verso il Messico. C’è in atto ancora oggi la sospensione di molte attività commerciali e scolastiche in 14 distretti come conseguenza della violenza scatenata dalla morte di "El Mencho".
Dalla sua conoscenza dell’America Latina in tema di lotta al narcotraffico, secondo lei, chi prenderà il posto di “El Mencho”?
La morte di El Mencho crea un vuoto di potere significativo che va coperto nel più breve termine possibile per evitare potenziali lotte interne per il controllo di uno dei cartelli più potenti del Messico. La mia esperienza in materia mi dice che la leadership sarà contesa ma sarà immediata nell’interesse degli affari criminali in atto. Le figure possibili nel cerchio magico sono tante. Ci sono Audias Flores Silva (El Jardinero), primo luogotenente e responsabile del controllo dei laboratori clandestini per la produzione di metanfetamine e fentanyl; Julio Alberto Castillo Rodriguez (El Chorro), genero di El Mencho; Gonzalo Mendoza Gaytán (El Sapo): alto referente del CJNG a Puerto Vallarta, noto per gestire operazioni logistiche e sicari; Antonio Oseguera Cervantes (Tony Montana), fratello maggiore di El Mencho; Rosalinda González Valencia (La Jefa), moglie di El Mencho e sorella dei capi di "Los Cuinis" (braccio finanziario del CJNG). Io credo, tuttavia, che le maggiori chances le abbia Juan Carlos Valencia González, noto come "El Pelón" figliastro di El Mencho. Credo ci sarà un accordo imminente perché, in caso contrario, vi sarebbe una faida interna che in questo momento eviteranno. Il regolamento di eventuali conti, se ci sarà, avverrà dopo aver stabilizzato il cartello e i propri affari criminali.
In Messico, in questo momento, c’è in atto un vero e proprio stato di guerra?
Direi proprio di sì. Ci sono almeno trenta morti al momento confermati dalle autorità in seguito alle violenze esplose. Tra le vittime figurano anche civili inermi e numerosi agenti delle forze dell'ordine: quindici membri della Guardia Nazionale, un agente della Procura e una guardia carceraria. Sul fronte criminale si registrano dieci decessi. Le forze dell'ordine hanno inoltre arrestato oltre trenta affiliati, alcuni anche per i delitti di saccheggio ai danni di attività commerciali e istituti di credito. La reazione del clan Jalisco è stata furiosa e devastante ed ha di fatto messo a ferro e fuoco lo Stato di Jalisco e gran parte delle regioni limitrofe. Blocchi stradali selvaggi con veicoli incendiati, una tattica nota come “narco-bloqueos”, utilizzata dai criminali per ostacolare i movimenti dell'esercito e delle forze di polizia.
A livello internazionale quali sono le prime reazioni?
Un cartello come quello capeggiato da “El Mencho” ha valenza internazionale di alto rilievo criminale, pertanto, la evidente gravità dei fatti accaduti ha varcato i confini nazionali. Tanto per rendere l’idea di ciò che è successo, le ambasciate di Stati Uniti e Canada hanno emesso allerta di sicurezza urgenti per i propri cittadini presenti in Messico. La rappresentanza statunitense ha esortato i connazionali a non uscire di casa negli stati di Jalisco, Tamaulipas, Michoacán, Guerrero e Nuevo León, zone considerate ad altissimo rischio per l'escalation dei conflitti tra forze dell'ordine e gruppi criminali. Le operazioni di sicurezza in campo e dell'attività criminale derivante determinano la permanenza dei cittadini nelle proprie abitazioni fino a nuovo comunicato delle autorità. Il Guatemala e il Belize hanno rafforzato la vigilanza al confine con il Messico, in seguito ai disordini scoppiati proprio per l'uccisione del boss della droga del cartello di Jalisco. California, Arizona, Nuovo Messico e Texas hanno allertato le autorità di polizia al confine. L'ambasciata italiana in Messico ha invitato gli italiani a evitare gli "spostamenti non essenziali" a causa delle "gravi turbative dell'ordine pubblico" dovute all'operazione in corso delle forze di sicurezza contro il narcotraffico.
Cosa accadrà nei prossimi giorni?
Nessuno può saperlo. Certamente il Messico avrà bisogno del supporto della Comunità internazionale e non può essere lasciato solo in questo preciso momento storico. L’Unione europea stessa, compresa l’Italia, dovrebbe fare la sua parte.
Vincenzo Musacchio, giurista, criminologo, docente di strategie di contrasto alla criminalità organizzata, associato al RIACS di Newark, è noto per il suo impegno nella lotta alle mafie e per la sua attività di formazione in ambiti riguardanti la cultura della legalità. Ha insegnato in diverse università italiane e presso l'Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri in Roma. Attualmente tiene corsi negli Stati Uniti, insegnando tecniche di indagine antimafia a membri delle forze di polizia, inclusa la Polizia Metropolitana di New York. È ricercatore indipendente e membro ordinario dell'Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute (RUSI) di Londra. È stato allievo di Giuliano Vassalli e ha collaborato con Antonino Caponnetto. Concentra i suoi studi sulla criminologia delle organizzazioni mafiose e sul narcotraffico internazionale. È artefice di programmi educativi, come il progetto "Legalità Bene Comune" nelle scuole di ogni ordine e grado. Interviene regolarmente in trasmissioni televisive della RAI a livello nazionale come “Presa Diretta”, “Newsroom” e “Report” e su altre testate nazionali e locali per commentare vicende di mafia e criminalità. Ha scritto numerosi libri e articoli su temi di diritto penale e criminologia. Nel 2019 a Casal di Principe gli è stata conferita la Menzione Speciale al Premio Nazionale "don Giuseppe Diana" dai familiari del sacerdote assassinato dalla camorra. Il 27 dicembre 2022 il Presidente della Repubblica gli ha conferito l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Il suo lavoro contro le mafie gli ha causato minacce di morte, che non hanno comunque interrotto la sua attività antimafia.
Fonte: www.rainews.it
