Chi era "El Mencho": da poliziotto a boss incontrastato del cartello di Jalisco
Leader del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), considerata una delle organizzazioni criminali più potenti e violente del Messico
Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come "El Mencho", è stato il leader supremo del Cartello di Jalisco Nuova Generazione (CJNG), considerata una delle organizzazioni criminali più potenti e violente del Messico. Sotto la sua guida, il cartello si è specializzato nel traffico di enormi quantità di fentanyl e altre droghe sintetiche dirette verso gli Stati Uniti, espandendo la propria influenza attraverso l'uso di tattiche paramilitari e una spietatezza estrema.
La sua figura è legata a una lunga scia di sangue e alla trasformazione del CJNG in un vero e proprio impero del narcotraffico. Prima di diventare un boss ricercato a livello internazionale, Oseguera Cervantes aveva lavorato come poliziotto in Messico e aveva scontato una condanna negli Stati Uniti negli anni Novanta per spaccio di eroina.
L'impero del narcotraffico. Processi e arresti
“El Mencho” aveva 59 anni ed era originario dello stato occidentale del Michoacán. I suoi legami con la criminalità organizzata risalgono ad almeno tre decenni fa. Nel 1994, fu processato per traffico di eroina negli Stati Uniti e condannato a tre anni di carcere. Al suo ritorno in Messico, si è rapidamente fatto strada nel mondo del narcotraffico messicano.
Nei primi anni del Duemila, ha fondato il cartello Jalisco New Generation, che è diventato l'organizzazione criminale in più rapida crescita in Messico, trasportando cocaina, metanfetamine, fentanyl e migranti negli Stati Uniti e innovando nella violenza con l'uso di droni e ordigni esplosivi improvvisati.
Il cartello è stato accusato di diversi attacchi alle forze di sicurezza messicane, tra cui l'abbattimento di un elicottero militare a Jalisco nel 2015 e il tentativo di uno spettacolare, ma fallito, assassinio del capo della polizia di Città del Messico Omar García Harfuch, che ora è il segretario alla sicurezza federale del Messico.
Secondo quanto riportato dall'Associated press Mike Vigil, ex capo delle operazioni internazionali della DEA, (Drug Enforcement Administration) ha affermato che il Messico ha inviato "un forte messaggio all'amministrazione di Donald Trump: stanno combattendo in modo aggressivo ed efficace" contro i cartelli più potenti. Ha aggiunto che "la maggior parte delle informazioni proviene dalle forze armate messicane e tutto il merito va al Messico".
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Le ripercussioni dopo la morte del leader
Non è chiaro chi succederà a Oseguera Cervantes, o se qualcuno potrà farlo. Il cartello di Jalisco è presente in almeno 21 dei 32 stati messicani ed è attivo in quasi tutti gli Stati Uniti, secondo la Drug Enforcement Administration statunitense. Ma è anche un'organizzazione globale e la perdita del suo leader potrebbe avere ripercussioni ben oltre i confini del Messico. "El Mencho controllava tutto, era come il dittatore di un paese", ha detto Vigil.
Nell' analisi dell'Associated press si ipotizza che “la sua assenza potrebbe rallentare la rapida crescita ed espansione del cartello, indebolendolo inizialmente rispetto al cartello di Sinaloa su diversi fronti”.
Ma, viene spiegato, "il cartello di Sinaloa è tuttavia bloccato nella sua lotta di potere interna, tra i figli di ‘El Chapo’ e la fazione fedele a Ismael ‘El Mayo’ Zambada, che è sotto custodia degli Stati Uniti. Vigil ha affermato che il Messico dovrebbe cogliere l'occasione per lanciare "un efficace assalto frontale basato sull'intelligence" e ha aggiunto: "Questa è una grande opportunità per Messico e Stati Uniti se lavorano insieme".
L'analista della sicurezza David Saucedo sostiene che “se i parenti di Oseguera Cervantes prendessero il controllo del cartello, la violenza vista domenica potrebbe continuare. Se altri prendessero il potere, potrebbero essere più disposti a voltare pagina e continuare le operazioni”.
Secondo gli analisti “il timore più grande sarebbe che il cartello si rivolga alla violenza indiscriminata”. Potrebbero decidere di "lanciare attacchi narcoterroristici... e generare uno scenario simile a quello vissuto dalla Colombia negli anni '90", un attacco totale contro il governo con "autobombe, omicidi e attacchi aerei".
Fonte: www.rainews.it
