Dopo la Wagner: l’“Africa Korps”: la nuova rete russa di sabotaggi in Europa
Ecco come avviene il reclutamento digitale (soprattutto via Telegram, piattaforme di gaming e social media) di agenti "usa e getta"
Ansa Dopo la Wagner, l’“Afrika Korps” riorganizza la proiezione russa e le “misure attive” puntando su sabotaggi a bassa tracciabilità in Europa. L’intervista, al Generale Nicola Cristadoro, ricostruisce come avviene il reclutamento digitale (soprattutto via Telegram) di pedine “a perdere” e perché l’obiettivo è anche cognitivo e politico. Infine, analizza punti deboli europei e contromisure NATO-UE tra coordinamento interagenzia e resilienza.
1. In che modo la rete del Gruppo Wagner è sopravvissuta e si è trasformata dopo la morte di Prigozhin e la repressione seguita alla rivolta del giugno 2023? Chi ne detiene oggi il controllo operativo?
Nel novembre 2023, sulle ceneri del disciolto Gruppo Wagner è stata creata una struttura autonoma inquadrata nelle forze armate russe, allo scopo di coordinare le attività militari di Mosca in Africa: il “Corpo africano delle forze armate russe”, denominato più semplicemente Afrikanskiy Korpus o Afrika Korps. In origine il progetto ha previsto un organico equivalente a 12 brigate autonome organizzate come unità pluriarma: parliamo di oltre 40.000 uomini di cui la maggioranza provenienti proprio dalla ex PMC. La nuova struttura è stata posta sotto il controllo del viceministro della Difesa della Federazione Russa Junus-bek Evkurov e del Maggiore Generale del GRU (l’intelligence militare russa) Andrey Averyanov. Averyanov è stato anche indicato come sospettato in relazione alla morte di Prigozhin. Il comando operativo della Wagner prima e dell’Afrika Korps successivamente, dunque, ricade sotto il GRU. In un articolo pubblicato sul Financial Times di ieri (16 febbraio 2026 ndr )si fa riferimento a un nuovo aspetto che vedrebbe coinvolto personale in passato effettivo alla compagnia appartenuta a Prigozhin, per svolgere un incarico del tutto diverso ed estremamente attuale, legato alla lunga serie di sabotaggi posti in atto in diversi stati europei negli ultimi tre anni ed attribuibili al Cremlino. Alcuni tra gli ex-mercenari sarebbero oggi incaricati di reclutare personale idoneo a compiere atti di sabotaggio in diversi paesi individuati da Mosca come obiettivi, già residente nei paesi stessi. Tale strategia ricade nelle procedure di guerra cognitiva e di “misure attive” mirate a screditare le compagini politiche straniere avverse a Putin, facendo risaltare la loro incapacità di affrontare adeguatamente i disagi conseguenti ai sabotaggi posti in atto. Da rilevare che il Generale Averyanov è a capo dell’Unità 29155 del GRU, unità collegata a numerose operazioni all'estero, inclusi tentativi di omicidio (come l'avvelenamento di Skripal a Salisbury) e a campagne di interferenza condotte in paesi Occidentali. Accanto al GRU, l’articolo riferisce di un ruolo di gestione operativa ascrivibile anche al FSB, il servizio di sicurezza interna della Federazione Russa.
2. Quali sono i profili tipici delle persone reclutate come “agenti usa e getta” in Europa e attraverso quali canali — Telegram, piattaforme di gaming, social media — avviene il reclutamento?
L'esternalizzazione delle attività di spionaggio e di sabotaggio è uno degli elementi chiave dell'attuale strategia di guerra ibrida impiegata dai servizi segreti russi, ma non rappresenta un completo abbandono dei metodi tradizionali. Funzionari dell'intelligence che operano sotto copertura diplomatica, così come agenti illegali che utilizzano false identità, rimangono attivi. La novità, tuttavia, è la crescente importanza del reclutamento di individui poco visibili, spesso migranti o cittadini di paesi terzi, che vengono contattati tramite piattaforme di comunicazione crittografate come Telegram, WhatsApp o forum online. Questo modello non sostituisce l'intelligence tradizionale, ma piuttosto la integra creando reti flessibili e più difficili da individuare. Consente di combinare operazioni condotte da ufficiali di carriera con missioni ad hoc e operazioni poco costose svolte da individui reclutati sul posto; l’impiego combinato di queste risorse rafforza la capacità di svolgere sia operazioni di influenza, sia di sabotaggio su larga scala. Alle reclute, spesso migranti, rifugiati appena arrivati o individui che versano in difficoltà economiche, vengono assegnati compiti rigorosamente definiti; in genere si tratta di incarichi di sorveglianza, infiltrazione o sabotaggi di lieve entità. I pagamenti variano da somme simboliche per attività semplici a diverse centinaia di dollari o criptovalute per operazioni più complesse. Queste missioni sono progettate per essere negabili, scalabili e difficili da ricondurre alle organizzazioni statuali o meno che le pianificano e le ordinano. In molti casi il personale reclutato è gestito attraverso l’inganno e la manipolazione, come sovente è codificato si debba fare in queste situazioni, e considerato “spendibile”, cioè sacrificabile. Alcuni hanno scambiato i loro referenti per soci in affari o simpatizzanti nazionalisti, accettando compiti come la distribuzione di volantini anti-NATO o l'installazione di telecamere per monitorare i convogli militari diretti in Ucraina. In cambio, hanno ricevuto pagamenti in criptovalute che andavano dai 5 ai 400 dollari. Le persone reclutate sono state spesso contattate tramite piattaforme di offerte di lavoro temporaneo, dove i migranti cercavano impieghi anche saltuari, il che ha reso il processo di reclutamento più difficile da individuare da parte delle agenzie preposte. Sono stati coinvolti in modo tale da non sapere o comprendere per chi stessero realmente lavorando, il che potrebbe anche essere dovuto alle limitate capacità intellettuali di alcune reclute. Questa è una tecnica operativa di routine; anche nel reclutamento classico degli agenti, il processo viene condotto sotto copertura in modo che l'individuo reclutato, almeno inizialmente, non si renda conto di essere stato reclutato.
3. Quanto è efficace la strategia russa di affidarsi a sabotatori amatoriali e intermediari, considerato che le autorità europee dichiarano di aver sventato più attacchi di quanti ne siano andati a segno?
Gli organismi della counterintelligence in paesi come la Polonia, la Repubblica Ceca, il Regno Unito e i Paesi Baltici hanno documentato casi in cui elementi della diaspora russa sono stati assunti tramite Telegram con il pretesto di attività criminali o lavori legittimi, spesso senza rendersi conto di aiutare l’intelligence del Cremlino. Tale situazione ha contribuito a creare un clima di incertezza e di sfiducia all'interno delle comunità colpite. Sta accadendo anche in Italia in seguito ai reiterati sabotaggi attuati sulle linee ferroviarie; non sto dicendo che siano da imputare alla Russia, mi riferisco all’effetto sortito per far comprendere meglio quale sia l’effetto psicologico sulle persone, complementare ai danni materiali causati alle infrastrutture attaccate. Come ho detto, l'approccio dell’esternalizzazione rientra nella dottrina della guerra ibrida e privilegia l'erosione della fiducia e della credibilità istituzionale rispetto a un confronto diretto con gli avversari. Distribuendo i compiti tra individui scarsamente collegati tra loro e che non fanno parte di reti formali, l'intelligence russa riduce la vulnerabilità operativa mantenendo al contempo la continuità d'azione. Questo metodo garantisce una presenza operativa costante, modellando sia l'ambiente fisico che lo spazio informativo senza entrare in conflitto aperto. Di fatto, una certa efficacia nei risultati è rilevabile ed è vero, altresì, che sovente la scarsa preparazione delle pedine impiegate - che, ricordiamolo, sono “a perdere” - fa in modo che vengano scoperte e che si possa risalire ai “mandanti”. Nel marzo 2024, un tribunale britannico ha condannato tre uomini per aver appiccato il fuoco a un magazzino contenente aiuti umanitari ucraini. Il loro referente, ritenuto avere legami con l'intelligence russa, ha coordinato l'operazione tramite Telegram e li ha elogiati in russo una volta scoppiato l'incendio. Il caso evidenzia l'uso deliberato di agenti non addestrati e facilmente sostituibili per condurre azioni destabilizzanti sotto guida remota e con un'esposizione minima. Per un approfondimento, rimando alla lettura del mio articolo “La Russia perfeziona la sua guerra ibrida in Europa”, pubblicato su Limes Online qualche giorno fa.
4. Le espulsioni di massa di diplomatici russi dalle capitali europee hanno realmente indebolito la capacità dell’intelligence di Mosca, o hanno semplicemente spinto l’intelligence russa verso metodi meno convenzionali e potenzialmente più pericolosi?
Durante la Guerra Fredda, la rivelazione di responsabilità del Cremlino riferibili ad attività di influenza segrete in diversi paesi, ha portato a centinaia di espulsioni di personale delle ambasciate sovietiche; espulsioni che sono continuate anche nell’ultimo decennio, in seguito alle politiche sempre più aggressive di Putin. In base alla tipologia delle azioni svolte, gli agenti russi sono stati tradizionalmente classificati in tre macro-categorie. La prima, attiva nel dominio cognitivo, è costituita da agenti di influenza e addetti alla disinformazione; le altre due riguardano il dominio fisico: una comprende agenti abilitati a condurre operazioni di assassinio contro oppositori del regime e operazioni di sabotaggio contro obiettivi infrastrutturali; l’altra prevede l'inserimento di forze militari o paramilitari non dichiarate nei paesi-obiettivo per compiti di sovversione e il sostegno segreto a forze straniere. Il modello dell’impiego di personale non professionista o non specificatamente addestrato di cui stiamo trattando non sostituisce quello dell'intelligence tradizionale, ma piuttosto la integra creando reti flessibili e più difficili da individuare. Consente di combinare operazioni condotte da personale specializzato con operazioni poco costose svolte da individui reclutati sul posto; l’impiego combinato di queste risorse rafforza la capacità di sviluppare su larga scala sia operazioni di influenza, sia di sabotaggio.
5. Quali contromisure stanno adottando i paesi NATO per contrastare questa campagna di sabotaggio ibrido, e la cooperazione tra le agenzie di intelligence europee si è dimostrata all’altezza della sfida?
Le operazioni russe attraversano senza soluzione di continuità i confini amministrativi. Una singola campagna può comportare il reclutamento di attori della diaspora, l'impiego di bot su Telegram, la penetrazione nei media locali e la manipolazione delle proteste. Nel frattempo, le risposte occidentali sono suddivise tra ministeri, agenzie e mandati, con scarsa integrazione orizzontale o coordinamento in tempo reale. Il risultato è che si può incorrere in “ritardi operativi”. Capita che le informazioni raccolte dai servizi nazionali non siano sufficientemente tempestive nel soddisfare le esigenze informative delle autorità locali. I governi dovrebbero integrare tutti gli attori rilevanti in un quadro difensivo unificato per colmare le lacune sistemiche nel contrasto alle minacce ibride. A livello nazionale, gli Stati dovrebbero istituire centri di coordinamento interagenzia che riuniscano funzionari di controspionaggio, difesa informatica, comunicazioni strategiche e politiche per valutare le minacce e coordinare i provvedimenti da adottare. I modelli del Regno Unito e degli Stati baltici (in particolare quello dell'Estonia) dimostrano un approccio efficace e dovrebbero essere condivisi nei forum NATO e UE. A livello UE, l'appello della Strategia di sicurezza interna già elaborato nel 2025, dovrebbe essere reso operativo attraverso un Consiglio permanente di coordinamento per le minacce ibride che colleghi le istituzioni di sicurezza, affari interni e politica estera. Stesso discorso per la NATO, che dovrebbe partecipare a questo sforzo promuovendo l’integrazione delle difese civili, militari e informative. Proposte come la richiesta dell’ex Presidente finlandese Sauli Niinistö di un servizio di cooperazione di intelligence a livello UE e di una rete anti-sabotaggio sottolineano la necessità di strutture transfrontaliere per colmare le lacune istituzionali. Gli alleati dovrebbero condurre esercitazioni congiunte con scenari di contrasto alle minacce ibride che richiedono la collaborazione in tempo reale di forze informatiche, servizi speciali, forze di polizia e funzionari politici nel campo della sicurezza. Unire questi sforzi aiuterebbe i membri della NATO e dell'UE a formare una forza di contrasto unificata in grado di rilevare e interrompere rapidamente le operazioni ibride, rafforzando la resilienza e la deterrenza.
6. Il reclutamento di individui economicamente vulnerabili e socialmente emarginati solleva interrogativi profondi sulle disuguaglianze all’interno delle società europee: in che misura le fragilità socioeconomiche del continente stanno diventando una vulnerabilità strategica sfruttabile da potenze ostili, e cosa dovrebbero fare i governi europei per affrontare questo problema alla radice?
È necessario che i governi dei diversi stati comincino a prendere seriamente in considerazione il “peso specifico” delle comunità delle diverse diaspore, soprattutto quelle russa e bielorussa, sul territorio europeo. Laddove si creano sacche di povertà è facile attingere a personale disposto a tutto pur di procurarsi di che vivere. Non è un caso che il Cremlino stia conducendo una campagna sfrenata nei paesi del “Sud globale”, in particolare Africa ed America Latina per comprare letteralmente il consenso delle popolazioni locali in chiave anti-Occidentale, attraverso una capillare manipolazione mediatica: si varia dalle centinaia alle migliaia di dollari per ogni articolo pubblicato a sostegno delle linee politiche di Mosca. In Europa si aggiunge il reclutamento degli agenti improvvisati di cui abbiamo parlato facendo leva sui loro bisogni. Non è un aspetto trascurabile, in considerazione che i problemi legati all’economia investono larghe fette delle popolazioni anche autoctone e che le risorse per affrontarli spesso non sono adeguate. Sotto il profilo ideologico, invece, si deve lavorare guardando non tanto all’ “integrazione” delle masse degli immigrati, quanto alla loro “assimilazione”. “Integrare” significa consentire a un gruppo di entrare a far parte di un contesto sociale, facendogli mantenere in parte o in toto tutte le proprie abitudini e consuetudini culturali; “assimilare” significa trasmettere la propria cultura al gruppo subentrante, rendendolo coeso alla società di cui entra a far parte, con l’intima convinzione che le regole, le leggi e il modus vivendi acquisiti siano migliori di quelli da cui proviene. Non è facile, ma è il solo modo per garantire un maggiore livello di sicurezza dalle minacce esterne.
*Gen. B. (aus.) Nicola Cristadoro
Il Gen. Nicola Cristadoro è un Ufficiale dei Bersaglieri. Ha frequentato il 166° Corso dell’Accademia Militare di Modena ed è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Milano, Scienze Strategiche presso l’Università degli Studi di Torino ed in Scienze Internazionali e Diplomatiche all’Università degli Studi di Trieste. Per molti anni ha lavorato nel settore dell’Intelligence e Sicurezza, approfondendo studi in materia di terrorismo e, in ambito più strettamente militare, focalizzando il proprio lavoro sulla dottrina e sull’organizzazione delle Forze Armate Russe. È esperto, inoltre, in materia di Information Operations e PsyOps. Ha pubblicato numerosi articoli e interviste su “Rivista Militare”, “Rassegna dell’Esercito”, “Informazioni Difesa”, “Rivista Italiana Difesa” (RID), “Analisi Difesa”, “Difesa Online” “Limes”, “Domino”, “Ytali”, Opinio Juris, È socio della Società Italiana di Storia Militare ed ha pubblicato sulla Nuova Antologia Militare, curata dalla stessa.
Ha pubblicato diversi saggi tra cui:
- La dottrina Gerasimov. La filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea (edizione aggiornata), Il Maglio Edizioni – 2022.
- Wagner & Co. Le compagnie di ventura russe ai tempi della guerra in Ucraina, Il Maglio Edizioni – 2024.
Fonte: www.rainews.it
