Il caso Epstein, un medico: "Nuova indagine sulla morte: pressione da strangolamento sul collo"
Lo afferma il patologo Michael Baden, che partecipò come osservatore all'esame autoptico. Cnn: Bannon contattò Epstein per "abbattere" Papa Francesco. E trema anche il presidente del Comitato olimpico per Los Angeles 2028
La causa della morte di Jeffrey Epstein dovrebbe essere nuovamente sottoposta a indagine: ad affermarlo è un medico che era presente all'autopsia del magnate accusato di pedofilia, morto in carcere il 10 agosto 2019. Il dottor Michael Baden non è convinto della conclusione dell'Ufficio di medicina legale di New York, secondo cui Epstein si sarebbe tolto la vita mentre era in attesa di processo per accuse di traffico sessuale. Il decesso subentrò tre settimane dopo aver dichiarato all'Fbi di essere pronto a collaborare e a fare i nomi delle persone legate alla sua rete di prostituzione minorile.
“La mia opinione è che la sua morte sia stata molto probabilmente causata da una pressione da strangolamento piuttosto che da impiccagione” ha dichiarato al Telegraph il patologo, ingaggiato dalla famiglia Epstein per portare avanti l'ipotesi dell'omicidio. Il medico ha aggiunto: “Alla luce di tutte le informazioni ora disponibili, è giustificata un'ulteriore indagine sulla causa e sulle modalità della morte”.
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Necessarie ulteriori informazioni per determinare la causa e le modalità della morte
Baden non ha eseguito direttamente l'autopsia, ma era presente durante l'esame in qualità di osservatore per conto della famiglia di Epstein. “Al momento in cui l'autopsia venne condotta dal medico legale, concordammo entrambi che, sulla base del referto autoptico e delle informazioni allora disponibili, fossero necessarie ulteriori informazioni per determinare la causa e le modalità della morte” ha aggiunto il patologo.
La pubblicazione degli oltre tre milioni di files, desecretati il mese scorso dal Dipartimento di Giustizia, ha alimentato nuovi sospetti e rilanciato le teorie complottiste che in questi anni hanno messo in dubbio la versione ufficiale. Le immagini di una persona vestita di arancione, probabilmente un detenuto, nei pressi della cella dove era rinchiuso Epstein, non ha trovato spiegazione. La “presenza arancione”, come è stata definita, venne ripresa la notte tra il 9 e il 10 agosto del 2019, poche ore prima che il finanziere venisse trovato in condizioni gravi. Né l'FBI né la direzione del carcere hanno voluto capire chi fosse quella persona. Inoltre mancano alcune registrazioni dalle telecamere di sorveglianza, quelle che avrebbero tolto ogni dubbio e documentato il piano suicida del finanziere.
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Baden tra i primi a nutrire dubbi, “le prove indicano un omicidio piuttosto che un suicidio”
Baden sostiene che dovrebbe essere intrapreso un ulteriore esame sulla causa della morte del faccendiere. Gli avvocati di Epstein, nel frattempo, hanno confermato come le preoccupazioni dello specialista fossero in linea con le loro e che non si ritengono “soddisfatti” delle conclusioni del medico legale. “Non ho visto alcuna prova di ulteriori analisi, nulla che indicasse un'indagine aggiuntiva sulla causa della morte” ha dichiarato Baden, aggiungendo che il verdetto della dottoressa Barbara Sampson, allora capo medico legale di New York, è stato semplicemente “accettato”.
“La diagnosi è stata formulata diversi giorni dopo la prima indicazione della causa di morte” ha aggiunto il medico patologo. Nei casi insoliti o altamente sospetti talvolta possono volerci settimane o mesi per determinare la causa del decesso. Baden è stato tra i primi a nutrire dubbi sulla dinamica della morte di Epstein. Nell'agosto 2019 disse a Fox News che “le prove indicano un omicidio piuttosto che un suicidio”. La base Maga aveva chiesto giustizia e lo stesso Donald Trump aveva promesso durante la campagna elettorale che avrebbe reso pubblici tutti i file. Anche la ministra della Giustizia, Pam Bondi, aveva promesso la pubblicazione di tutti i documenti, ma poi c'è stato un cambio di approccio quando il nome del presidente è apparso migliaia di volte nei files.
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Cnn: Bannon discusse con Epstein di come “abbattere” papa Francesco
Steve Bannon, ex consigliere della Casa Bianca del presidente Trump, pare che abbia discusso di strategie per opporsi a papa Francesco con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali, e affermò di sperare di “abbattere” il Pontefice, secondo i documenti appena pubblicati dal Dipartimento di Giustizia Usa. Lo riporta la Cnn. I messaggi scambiati tra i due nel 2019, parte dell'enorme quantità di documenti pubblicati il mese scorso, rivelano che Bannon corteggiò il finanziere nel tentativo di indebolire il Pontefice argentino dopo aver lasciato la prima amministrazione Trump. Bannon, ricorda la Cnn, era stato molto critico nei confronti di Bergoglio, che considerava un oppositore della sua visione “sovranista”. “Faremo cadere (Papa) Francesco” scrisse Bannon a Epstein nel giugno 2019. “I Clinton, Xi, Francesco, l'Ue - dai, fratello!”.
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Trema anche Wasserman, presidente del Comitato delle Olimpiadi di Los Angeles 2028
Casey Wasserman, presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Los Angeles 2028, avrebbe messo in vendita la propria agenzia di talent dopo che il suo nome è apparso nella recente ondata di rivelazioni su Jeffrey Epstein, secondo quanto riportano diversi media statunitensi. Wasserman ha dovuto affrontare crescenti richieste di dimissioni dopo che email compromettenti - da lui inviate nel 2023 all'ex fidanzata di Epstein, Ghislaine Maxwell - sono emerse dagli archivi del Dipartimento di Giustizia. In una nota inviata ieri sera ai dipendenti dell'agenzia Wasserman Group, lo stesso Wasserman avrebbe dichiarato di voler vendere l'azienda, ma che avrebbe mantenuto la carica di presidente di LA28. “Mi dispiace profondamente che i miei errori personali passati vi abbiano causato così tanto disagio” ha scritto Wasserman nella nota pubblicata da diversi media Usa, tra cui il New York Times e il Wall Street Journal. “Non è giusto nei vostri confronti, e non è giusto nei confronti dei clienti e dei partner che rappresentiamo con così tanto vigore ed a cui teniamo così tanto”.
Wasserman, 51 anni, non è accusato di alcun illecito penale nello scandalo. Il mese scorso, scusandosi, ha dichiarato che il suo scambio di messaggi con Maxwell, che sta scontando una condanna a 20 anni per traffico di minorenni per conto di Epstein, è avvenuto prima che i crimini della donna venissero alla luce. L'agenzia di Wasserman rappresenta una galassia di star della musica, dello sport e dello spettacolo. Ma diversi artisti, tra cui il cantautore vincitore di un Grammy Chappell Roan, hanno annunciato di volerla lasciare da quando è emerso il suo coinvolgimento nello scandalo.
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Fonte: www.rainews.it
