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Board of peace per Gaza. Tajani: "Per l'Italia limiti costituzionali insormontabili"
Il nodo è tra l'articolo 9 dello statuto del Board e l'articolo 11 della Costituzione italiana. La prima riunione fissata a Washington il 19 febbraio. Pizzaballa: "E' un'operazione colonialista"
Rainews24 "Stiamo valutando ma poi sarà il presidente del Consiglio a decidere", aveva dichiarato qualche giorno fa il ministro degli esteri Antonio Tajani circa l'adesione al Board of Peace voluto da Trump.
Oggi le dichiarazioni del vicepremier italiano si fanno più nette: ci sarebbero "limiti costituzionali insormontabili" per parteipare al Piano per la ricostruzione della Striscia che prevede per i Paesi invitati a parteciparvi in modo permanente, versino 1 miliardo di dollari per la ricostruzione della Striscia. L'Italia non farà quindi parte dei 24 paesi che hanno già aderito.
Nonostante la disponibilità italiana a contribuire ad iniziative di pace, ha ribadito il ministro, “a Gaza siamo pronti a fare la nostra parte con la formazione della polizia, però sussistono limiti costituzionali”.
Il nodo - ha spiegato il capo della diplomazia italiana a margine di un'iniziativa del partito Radicale - sta nell'articolo 11 della nostra Costituzione che sarebbe in contrasto con l'articolo 9 dello Statuto del nuovo patto per Gaza. E nè lo statuto del Board né i vincoli costituzionali possono essere modificati. Nulla a che vedere invece con "i rapporti con gli Usa che restano molto positivi", precisa. "Nel colloquio con Vance e Rubio ieri abbiamo ribadito le buone relazioni. E abbiamo ribadito qual è la nostra posizione".
Il 26 gennaio scorso era stata la stessa premier Giorgia Meloni a chiarie: "L'Italia - per il momento - non entra a far parte del Board of Peace", aveva detto a Porta a Porta. "Per l'articolo 11 della Costituzione, noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto del Board of Peace per Gaza".
Meloni a Porta a Porta: "L'Italia nel Board of Peace? C'è un problema costituzionale"
Quando, a settembre scorso, il presidente Usa ha proposto il “suo” piano per Gaza (che qualcuno non ha esitato a definire “l'Onu di Trump”) tra i Paesi amici e non, l'Italia - secondo il leader di Forza Italia - in raccordo col Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, aveva subito valutato una sua possibile adesione. Ne aveva discusso anche a Bruxelles alla riunione del Ppe con Von der Leyen, i capi di governo e dei partiti popolari.
Dopo la firma ufficiale dei Paesi aderenti, il 22 gennaio scorso a Davos, l'accordo sembra ormai prendere corpo con un primo incontro inaugurale fissato a Washington per il 19 di febbraio. La notizia arriva come una provocazione dal premier ungherese Viktor Orban: “Ho ricevuto un invito, fra due settimane parteciperò alla prima riunione della Gaza Board of Peace”, ha detto il leader magiaro durante un comizio, come riferito dal Times of Israel.
Tuttavia è inutile aprire un dibattito politico aveva precisato Tajani anche al Senato - non siamo contrari a parlare di pace, a lavorare per la pace e a essere in prima linea anche a Gaza come abbiamo sempre fatto (con il Food for Gaza ndr) per aiutare i civili e consolidare la pace, ma difronte a problemi di diritto costituzionale l'Italia è impossibilitata ad aderire.
A spingere, invece, sulla necessità di proseguire con la Fase 2 dell'accordo siglato a Sharm El Sheikh è oggi anche l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee che in un'intervista a Pbs News ha affermato che il cessate il fuoco a Gaza sta già dando risultati, nonostante l'incognita sul disarmo di Hamas. Secondo il diplomatico statunitense "c'è chi vuole davvero rimboccarsi le maniche e rendere Gaza nuovamente vivibile" critcando i precedenti sforzi di aiuto internazionale come inefficaci.
Le valutazioni giuridiche e quelle politiche allontanano per ora il nostro Paese dal partecipare, mentre già il resto di Paesi europei Francia e Germania in testa non hanno aderito al piano ambizioso del tycoon, pur non rifiutando di aderire con un eventuale "appoggio esterno". "Vedremo se le cose cambieranno, se ci sarà un altro testo, allora ne discuteremo. Per adesso, ripeto, c'è un vincolo costituzionale che ci impedisce di aderire", ha detto Tajani.
A rimarcare le difficoltà legate al Board è arrivato anche il Vaticano secondo cui l'iniziativa del tycoon "è un'operazione colonialista, con altri che decidono per i palestinesi", ha detto lapidario il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, intervistato dalla Rai. "Io risponderei molto candidamente - ha premesso il prelato: ci hanno chiesto di entrarci, un miliardo non ce l'ho più, ma soprattutto il compito della Chiesa non è questo. Sono i Sacramenti la dignità della persona".
Fonte: www.rainews.it
