Intrigo a Milano: file trafugati e dossieraggio, la politica all'attacco di Report
Dallo studio del consulente Bellavia sottratto un milione di documenti riguardanti i massimi esponenti del potere italiano, mentre Lega e FdI chiedono chiarimenti al Ministro Nordio sulla commistione tra procure e giornalismo d'inchiesta
@web Un immenso archivio digitale contenente circa un milione di file è finito al centro di un’indagine della Procura di Milano, sollevando un polverone politico che coinvolge i nomi più influenti della scena pubblica italiana. La denuncia parte da Giangaetano Bellavia, noto consulente di diverse testate tra cui la trasmissione Report e collaboratore di numerosi magistrati, il quale ha segnalato la sottrazione di una mole massiccia di dati dal proprio studio professionale. Al centro dell'inchiesta si trova una ex collaboratrice dello studio, per la quale è stato disposto il rinvio a giudizio con l’ipotesi di reato di accesso abusivo a sistema informatico.
La lista dei nomi presenti nei documenti trafugati è impressionante e trasversale, spaziando da figure storiche come Silvio Berlusconi e Massimo D’Alema a protagonisti attuali come Matteo Renzi e John Elkann, fino ad arrivare ad Alberto Di Rubba, tesoriere della Lega. Proprio il partito di via Bellerio è stato il primo a reagire con durezza, parlando di uno scenario altamente preoccupante e denunciando quello che definisce un vizio di indagini parallele e opache. I leghisti hanno annunciato un esposto per individuare mandanti e destinatari di quelli che considerano veri e propri dossier finalizzati al linciaggio mediatico.
Il caso ha compattato diverse forze di maggioranza e opposizione nel chiedere trasparenza. Italia Viva e Fratelli d’Italia hanno infatti preannunciato interrogazioni parlamentari rivolte al Guardasigilli Carlo Nordio. Se i renziani descrivono la vicenda come uno scenario inquietante, i parlamentari di Giorgia Meloni pongono l'accento sulla potenziale gravità del duplice ruolo di Bellavia. La critica principale riguarda la commistione tra l'attività di consulente per le procure, che garantisce l'accesso a informazioni riservatissime, e quella svolta per trasmissioni televisive in veste privata.
Non si è fatta attendere la replica di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, il quale ha smentito categoricamente che materiale riservato della trasmissione sia stato trafugato o utilizzato per alimentare processi mediatici. Ranucci ha precisato che il merito delle inchieste sui commercialisti della Lega appartiene esclusivamente al lavoro giornalistico di racconto dei fatti e non a file rubati. Tuttavia, le sue dichiarazioni hanno innescato un ulteriore scontro con Fratelli d’Italia. La deputata Sara Kelany ha infatti sollevato dubbi sulle rassicurazioni del giornalista, chiedendo a quale titolo egli sia a conoscenza dello stato dei file e se sia stato informato direttamente dagli inquirenti.
In questo clima di sospetto e scontro istituzionale, la magistratura dovrà ora chiarire non solo le responsabilità materiali del furto dei dati, ma anche se siano state rispettate tutte le garanzie necessarie per proteggere il segreto istruttorio. La vicenda riapre prepotentemente il dibattito sul confine tra il legittimo diritto di cronaca, il lavoro dei consulenti tecnici delle procure e il rischio che archivi sensibili possano diventare strumenti di pressione politica o dossieraggio.
Fonte: www.rainews.it
