Ultranazionalista e filorusso, Siniša Karan è il nuovo presidente della Repubblica Srpska
Vince il candidato del partito SNSD, è il successore di Milorad Dodik e assicura la continuità della linea politica vicina agli interessi etnici serbi e a Mosca
@web La Repubblica Srpska, una delle due entità che compongono la Bosnia-Erzegovina (quella a maggioranza serba), ha un nuovo presidente: è Siniša Karan. Candidato del partito SNSD, guidato dall'ultranazionalista e filo-russo Milorad Dodik, Karan ha ottenuto una vittoria significativa che assicura la continuità della linea politica.
Secondo i risultati emersi dallo scrutinio del 93% dei seggi elettorali, Siniša Karan ha il 50,9% dei voti, superando di misura gli altri candidati e assicurandosi così la maggioranza per guidare l'entità.
La sua elezione giunge in un momento cruciale, poiché Karan subentra al posto dello stesso Milorad Dodik, condannato lo scorso agosto a sei anni di interdizione dai pubblici uffici. Tale sanzione gli era stata imposta per non aver ottemperato alle decisioni emanate dall'Alto Rappresentante per la Bosnia-Erzegovina, Christian Schmidt, la massima autorità internazionale incaricata di vigilare sul rispetto degli accordi di pace di Dayton.
La vicinanza alla Mosca di Putin
Nonostante l'assenza forzata del suo storico leader, il partito SNSD dimostra quindi di mantenere un forte controllo sull'elettorato della Repubblica Srpska, portando al potere un uomo che si annuncia come garante della politica tracciata da Dodik.
L'attenzione internazionale resta così alta per osservare come questa leadership influenzerà i già tesi rapporti con le istituzioni centrali di Sarajevo e con la comunità internazionale.
L'Alto Rappresentante Christian Schmidt che ha condannato l'ex presidente Dodik è una figura creata dagli Accordi di Dayton con ampi poteri esecutivi ed ha il compito di supervisionare l'attuazione della pace. Nel 2023, Dodik e l'Assemblea Nazionale della Repubblica Srpska avevano adottato leggi che miravano a non riconoscere e non pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Srpska le decisioni dell'Alto Rappresentante e, in alcune versioni, anche le sentenze della Corte Costituzionale centrale. Nei fatti si trattava di un vero e proprio attacco ai complicatissimi accordi raggiunti a Dayton a conclusione della guerra dei Blcani
La guerra civile e l'intricata governance dello Stato federale di Bosnia ed Erzegovina
La Bosnia ed Erzegovina è una complessa repubblica federale con un forte decentramento del potere. Lo Stato centrale è suddiviso in due entità costitutive principali che godono di ampia autonomia politica e amministrativa.
La prima è la Federazione di Bosnia ed Erzegovina, che copre circa il 51% del territorio ed è a maggioranza bosgnacca e croata. Essa è ulteriormente frammentata in dieci Cantoni autonomi, ognuno con i propri organi di governo locali.
La seconda entità è la Repubblica Serba (Republika Srpska), che occupa il restante 49% del territorio ed è a prevalenza serba, caratterizzata da una struttura interna più centralizzata.
Oltre a queste due aree, esiste il Distretto di Brčko, un'unità territoriale autonoma che non appartiene formalmente a nessuna delle due entità, amministrata congiuntamente sotto la sovranità statale. Al vertice dello Stato si trova una Presidenza tripartita e collegiale, composta da tre membri che rappresentano i tre popoli costitutivi (un bosgnacco, un croato e un serbo), i quali si alternano nella carica di Presidente.
La storia della Repubblica Srpska è strettamente legata al processo di disgregazione della Jugoslavia e alla guerra in Bosnia ed Erzegovina. Fu fondata il 9 gennaio 1992 come Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina dai serbi bosniaci che volevano rimanere in Jugoslavia, in contrapposizione all'indipendenza dichiarata dalla Bosnia ed Erzegovina a maggioranza musulmana.
Durante la guerra, il suo esercito assediò Sarajevo e commise stragi di civili e altri crimini di guerra. Gli accordi di Dayton del 1995 posero fine al conflitto, istituendo l'entità con l'attuale nome e definendone i confini.
Fonte: www.rainews.it
