Truffe ad anziani: 10 indagati nel Padovano, oltre 1200 vittime
Sequestri per 2,5 milioni di euro. Le persone, a volte anche in difficoltà economiche, venivano indotte ad acquistare prodotti domestici a volte con l'accensione di un finanziamento
Dieci indagati, sequestri per 2,5 milioni di euro e oltre 1200 vittime. Sono i numeri di una maxi operazione che ha visto oggi oltre 70 militari del Comando Provinciale di Padova della Guardia di Finanza impegnati in arresti e perquisizioni nei confronti di una associazione a delinquere specializzata in truffe agli anziani.
Dieci persone, tutte di nazionalità italiana, sono state denunciate alla locale Procura della Repubblica, cinque delle quali, domiciliate nel padovano, destinatarie di misure cautelari personali disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova.
Le misure cautelari
Per il capo dell'associazione a delinquere è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per i due più stretti collaboratori gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico e per altri due principali indagati l'obbligo di dimora con divieto di allontanarsi dal proprio comune di residenza in orario notturno e obbligo di presentarsi quotidianamente alla polizia giudiziaria.
Le indagini
Al centro delle indagini una società attiva nel settore delle vendite "porta a porta", avente sede legale nel veneziano e sede operativa nell'hinterland padovano. Ancora in fase di acquisizione alcuni documenti presso diverse società, con sedi nelle province di Roma, Treviso, Mantova e Lecce, anch'esse attive nel settore delle vendite a domicilio e ritenute conniventi con l'impresa padovana nel trasferirsi tra loro elenchi di potenziali vittime.
Si sta procedendo, inoltre, al sequestro di immobili, autovetture, cassette di sicurezza, conti correnti, disponibilità finanziarie, denaro contante, beni di lusso, quali orologi, gioielli, capi d'abbigliamento.
Le indagini hanno avuto origine dal controllo del territorio, durante il quale è stato osservato, per diversi mesi, come alcuni soggetti padovani frequentassero abitualmente locali esclusivi della movida padovana a bordo di auto di lusso.
La truffa
Nel dettaglio le società, grazie ad una rete di agenti di vendita, andavano di casa in casa in abitazioni di anziani, casalinghe, pensionati e persone fragili.
Qui spiegavano che, in virtù di un pregresso contratto di acquisto stipulato anni prima anche con altre imprese di vendite a domicilio, erano obbligate ad acquistare articoli casalinghi, come ferri da stiro, set di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili, dispositivi elettromedicali di magnetoterapia, tutti prodotti presentati come di ottima qualità, ma in realtà di scarso valore.
L'acquisto dei casalinghi, ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro, tenendo conto che molte anziane vivevano in difficili condizioni economiche e, in numerosi casi, solo con la pensione minima, doveva prevalentemente avvenire con l'accensione di un finanziamento.
Tra i vari casi compare quello di un anziano del padovano che in soli tre anni ha ricevuto quattro visite dei venditori ed è stata obbligata ad acquistare prodotti per 22mila euro, oltre a 3mila euro di interessi del finanziamento prolungato fino al 2030.
In caso di rifiuto o resistenze da parte delle anziane, gli indagati minacciavano di procedere per le vie legali, sostenendo che il contratto di acquisto sottoscritto negli anni precedenti comportava, a loro avviso, ancora l'obbligo di ulteriori acquisti (da qui la contestata condotta di estorsione).
Più di 1200 sono le vittime residenti non solo a Padova, ma anche in altre province, tra cui, principalmente, Alessandria, Ancona, Arezzo, Asti, Belluno, Bergamo, Bologna, Bolzano, Brescia, Como, Cremona, Cuneo, Ferrara, Firenze, Forlì Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Lecco, Lodi, Lucca, Macerata, Mantova, Milano, Modena, Monza-Brianza, Novara, Parma, Urbino, Pavia, Perugia, Pesaro, Piacenza, Pordenone, Prato, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Savona, Siena, Sondrio, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vicenza.
I profitti delle condotte criminali, derivanti da ricarichi fino all'800% sui prodotti venduti e dalle provvigioni riconosciute dalle società di finanziamento per ogni singola concessione di credito al consumo, hanno consentito ai principali indagati del sodalizio di condurre uno stile di vita sfarzoso con vacanze e ristoranti di lusso, acquisti di abbigliamento ed accessori griffati, noleggio di autovetture come Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.
Fonte: www.rainews.it
