Influenza: 9,2 mln italiani a letto. Nuovo rialzo casi a febbraio? Esperti: “Non è finita"
Pregliasco: "La coda dell'epidemia stagionale di infezioni respiratorie acute andrà avanti almeno per tutto febbraio"
Il conteggio degli italiani colpiti dall'influenza ha raggiunto i 9.2 milioni con 720.000 nuovi casi nella terza settimana 2026, fino a maggio si stima che colpirà 16 milioni di persone e di questi quasi 2 milioni potrebbero essere bambini fino ai 14 anni.
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In Campania l'incidenza più alta
Rispetto alla settimana 2/2026 l'indice di incidenza medio è sceso da 13.3 a 12.7, il picco di contagi si direbbe superato ma alcune regioni destano preoccupazione: la Campania, che presenta per la terza settimana consecutiva l'intensità più alta, ha registrato un indice di 23.7, quasi il doppio dell'incidenza nazionale. In Basilicata, che la scorsa settimana aveva visto un balzo dei contagi, l'indice rimane praticamente invariato a 21.8, che la tengono nella fascia di intensità molto alta. Male anche la Puglia, che entra anch'essa nella fascia di intensità molto alta, con un indice di 20.9 con balzo di quasi 5 punti (16.1 settimana 2/2026). La Sardegna rimane in fascia di intensità alta registrando un timido miglioramento di 0.8 punti assestandosi a 18.4. Stessa sorte per l'Abruzzo che riduce i contagi di soli 0.9 punti a 17.3 ma rientrando così nella fascia di intensità media. Le altre aree sopra la media nazionale sono la Provincia Autonoma di Bolzano (13.1) e Sicilia (13.1).
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Pregliasco: “Non è finita”
"Il picco dell'influenza è stato superato, ormai è confermato". Ma "non è assolutamente finita", avverte il virologo Fabrizio Pregliasco, perché la 'coda' della curva epidemica "si protrarrà come minimo fino alla fine del mese di febbraio", con "ancora un buon 5 milioni almeno di contagi attesi" che si aggiungeranno ai 9,2 milioni di casi di infezioni respiratorie acute rilevati in Italia dai medici sentinella dall'inizio della sorveglianza. "Probabilmente, quindi, raggiungeremo quella che era la stima iniziale di un bilancio complessivo di almeno 14 milioni di casi" attribuibili al ricco cocktail di virus respiratori stagionali, prevede l'esperto.
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L'ultimo bollettino Iss: “incidenza in diminuzione”
"L'incidenza è ancora in diminuzione - recita l'ultimo bollettino del monitoraggio RespiVirNet curato dall'Istituto superiore di sanità - ed è altamente improbabile che torni ai livelli del picco registrato a fine dicembre", con un'incidenza massima di 17,5 casi per mille assistiti riportata nella settimana 51 del 2025 (15-21 dicembre). Nell'ultima settimana monitorata (la numero 3 del 2026, dal 12 al 18 gennaio), dopo un continuo calo il dato è sceso a 12,7/mille, con un'incidenza ancora alta (33/mille) nei bimbi da 0 a 4 anni. "Rimane sempre una stagione importante - commenta Pregliasco - in cui una quota del 30% delle infezioni respiratorie acute segnalate è stata di vera influenza, quella che ci fa star male davvero e che come sempre può portare a sovrainfezioni di polmonite e complicanze con ricovero in ospedale. Complice anche la variante K del virus A H3N2, immunoevasiva, che secondo l'analisi filogenetica ha determinato la gran parte dei casi", ricorda il direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'università Statale di Milano, direttore sanitario dell'Irccs ospedale Galeazzi-Sant'Ambrogio.
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“Nella coda di stagione i virus colpiranno ancora”
Il 30% di influenza sul totale delle infezioni respiratorie è più degli anni passati? "No - risponde il virologo - ma c'è una rete che lavora sempre meglio, con uno spettro maggiore di sindromi monitorate e una definizione clinica più ampia". Quanto al picco che quest'anno è stato archiviato già a dicembre, "non è stato un picco anticipato. Ci sta, il periodo è quello - precisa il medico - Ogni anno il trigger che fa scattare l'epidemia influenzale è legato alle condizioni meteorologiche, quindi il momento preciso del picco dipende da quando arriva il freddo". Nella coda di stagione i virus "colpiranno trasversalmente - prospetta Pregliasco - anche se come sempre sono i bimbi piccoli gli 'untori', soprattutto con queste varianti". Ma l'influenza K alla fine è stata davvero più cattiva? "E' solo un fatto statistico", conclude lo specialista: "Se c'è un virus immunoevasivo che fa registrare tanti casi, saranno proporzionalmente numerose anche le forme impegnative".
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Fonte: www.rainews.it
