In Siria Sharaa alla resa dei conti con i curdi, tra offensive e fragili tregue
Damasco, sotto gli occhi dei militari Usa, ha attaccato la regione del Rojava, autonoma e democratica da 14 anni. Nei combattimenti decine di miliziani Isis tornati in libertà, ora potrebbero dirigersi verso l'Occidente
Delil SOULEIMAN / AFP È durato meno di 48 ore il primo accordo di cessate il fuoco tra il Forze democratiche siriane (Sdf) a guida curda e le forze governative siriane. Ora ne è stato annunciato un altro, ma i motivi di scetticismo paiono fondati.
Mediato dagli Stati Uniti e annunciato domenica scorsa, il patto avrebbe dovuto portare a una rapida "piena integrazione" nello stato centrale dell'amministrazione autonoma del Nord-Est, che governava da quattordici anni una porzione di Siria che era arrivata a sfiorare il 30% dell'estensione complessiva. L'abbiamo a lungo sentita chiamare Rojava, cioè Kurdistan dell'ovest, prima che ne fosse messa nero su bianco la natura multietnica, di modo da includere anche gli arabi e minoranze come quella siriaca e quella yazida. Reportage, libri, graphic novel avevano raccontato l'esperimento politico e sociale che, nonostante la guerra civile, aveva caratterizzato questa regione. Lo definivano Confederalismo democratico, era stato teorizzato da Abdullah Öcalan, il leader curdo prigioniero della Turchia da oltre 25 anni, e attingeva molto dal municipalismo libertario teorizzato negli anni '70 dal filosofo statunitense Murray Bookchin. Prevedeva la democrazia diretta tramite l'istituzione di vari livelli di assemblee popolari, la piena uguaglianza tra uomini e donne, una grande attenzione all'ecologia.
In Siria offensiva del governo nei territori curdi, poi Sharaa firma l’accordo
Per la vicina Turchia, però, i curdi del Rojava non erano altro che terroristi, associati al Partito curdo dei lavoratori (Pkk) con cui è stata in guerra per decenni: di qui un'aperta ostilità verso il Rojava, concretizzata in due operazioni militari con cui le forze di Erdogan sottrassero ampie porzioni di territorio all'amministrazione autonoma. “Non abbandoneremo mai i curdi siriani” ha peraltro detto oggi un alto comandante del Pkk, che è impegnato in un difficile processo di pace con Ankara. Oggi le comunità curde che vivono in Turchia hanno manifestato dal loro lato del confine, dando fuoco ad alcune bandiere turche, e ci sono stati scontri con la polizia.
La tregua proclamata domenica arrivava dopo diversi giorni di accesi combattimenti tra le due parti, durante i quali le Forze democratiche siriane avevano perso il controllo sui due quartieri curdi di Aleppo, su un'ampia striscia di terreno a ovest del fiume Eufrate, sulla città e la diga di Taqba e soprattutto su Raqqa, che era stata per anni la capitale de-facto dell'Isis.
A quel punto le forze di Damasco avrebbero dovuto fermarsi, e la transizione avvenire per gradi. Così non è stato: sotto gli occhi dei militari statunitensi di stanza nell'area, formalmente alleati sia del presidente siriano al-Sharaa sia del Rojava, le forze del governo centrale hanno continuato a combattere, cercando di riprendere tutto il territorio finora controllato dall'amministrazione autonoma (Daanes). Ora ai curdo-siriani restano solo il controllo del governatorato di Hasakah, nell'estremo nord-est del paese, e della città di Kobane, nota per un'eroica resistenza all'Isis nel 2014. "Dato che al momento non c'è alcun cessate il fuoco, che Damasco continua ad attaccare le nostre regioni e che rifiuta di avviare un dialogo, l'accordo non è più valido", ha detto oggi Elham Ahmad, uno dei più alti funzionari della regione autonoma.
Nadia Murad è una donna di etnia yazida che nel 2014 era stata rapita e fatta schiava dai miliziani dell'Isis nel suo villaggio in Iraq. Riuscì a fuggire, raccontò la sua storia e vinse il premio Nobel per la pace nel 2018. “La coalizione internazionale ha fatto affidamento sulle forze curde nel Rojava per combattere e sconfiggere l'Isis. Ora, in un momento critico, coloro che hanno combattuto in prima linea contro il male vengono abbandonati. Quello che la comunità internazionale sta facendo in Siria, e in tutta la regione, è caos, e saranno le persone innocenti a pagarne il prezzo”, ha scritto oggi sui social media. È vero: le Sdf furono create su impulso statunitense come boots on the ground, stivali sul campo, per condurre grazie alla copertura aerea degli Usa l'offensiva che tra il 2015 e il 2019 estirpò il Califfato dalla Siria. Per questo il Rojava era tanto esteso: era tutta terra sottratta allo Stato islamico.
La situazione in queste ore è molto confusa. Il presidente Ahmad al-Sharaa ha fatto sapere che ci sarebbe un accordo con le Sdf quantomeno sul governatorato di Hasakah, con quattro giorni di pausa dei combattimenti per dare tempo ai curdi di formulare una proposta per l'integrazione di questo territorio nello stato siriano. Le Sdf hanno accettato questi termini ma parlano tutt'ora di intensi attacchi tutt'ora in corso nella stessa Hasakah e a Kobane.
Decine di miliziani dell'Isis tornati in libertà
Le Sdf, da quasi dieci anni, gestivano le carceri dove erano trattenute migliaia di miliziani dell'Isis catturati durante l'offensiva del 2014-19 e i campi dove vivevano i loro familiari, altre decine di migliaia di persone. I combattimenti di questi giorni hanno permesso a molti di questi miliziani di evadere, circa 200 socondo fonti statunitensi. Molti sono stati ricatturati ma una quarantina sarebbero ancora in libertà: potrebbero riuscire a lasciare la Siria, partire per l'Occidente e potenzialmente mettere in atto nuovi attentati in Europa e negli Stati Uniti come nello scorso decennio.
Le Sdf hanno annunciato inoltre di essere state "costrette a ritirarsi" dal campo di al-Hol, destinato a donne e bambini, per difendere le regioni sotto il loro controllo minacciate dall'esercito. Ospita circa 24.000 persone, tra cui 15.000 siriani e circa 6.300 donne e bambini stranieri di 42 nazionalità, anche occidentali. Ieri avevano affermato che una delle prigioni era stata "attaccata" dalle truppe governative, che a loro volta avevano accusato i curdi di aver liberato i detenuti, affermando di aver setacciato la zona circostante per catturare i fuggitivi.
Fonte: www.rainews.it
