Nuovo raid americano su una barca di "narcos", quattro persone uccise per ordine di Hegseth
Il segretario alla Guerra sotto pressione tra controversie navali e lo scandalo Signal, che secondo il Pentagono mise in pericolo i militari statunitensi
@web La posizione del Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, è divenuta sempre più instabile, tra le polemiche sollevate dagli attacchi navali nel Mar dei Caraibi e le preoccupanti rivelazioni emerse da un rapporto interno sull'uso dell'applicazione Signal.
Resta alta intanto la tensione con il Venezuela, nonostante il colloquio telefonico fra Trump e Maduro. Gli Stati Uniti hanno spedito un'imponente forza militare a ridosso delle acque venezuelane con l'intenzione dichiarata di “combattere il narcotraffico”, ma Caracas si considera minacciata per motivi prettamente politici.
Giovedì sera, gli Stati Uniti hanno condotto un nuovo attacco letale contro un'imbarcazione in acque internazionali, agendo su ordine diretto del Segretario alla Guerra.
Secondo il comando statunitense, l'imbarcazione era gestita da un'organizzazione terroristica e i servizi segreti hanno confermato che stava trasportando sostanze stupefacenti illegali. L'unità navale transitava lungo una rotta notoriamente utilizzata per il narcotraffico nel Pacifico orientale.
L'operazione si è conclusa con l'uccisione di quattro persone che si trovavano a bordo.
L'attacco contro la "nave della droga" e la difesa di Bradley
Il caso più spinoso che mette in crisi la la posizione di Hegseth riguarda il recedente attacco mortale contro una presunta "nave della droga" avvenuto nei Caraibi lo scorso 2 settembre. Nonostante le iniziali ricostruzioni lo avessero indicato come il mandante, l'ammiraglio Frank Bradley, alto comandante della Marina Americana, ha scagionato Hegseth durante un'audizione fiume tenutasi davanti alle Commissioni Difesa e Intelligence di Camera e Senato. Bradley ha sostenuto che il capo del Pentagono non diede l'ordine di "uccidere tutti i sopravvissuti" e di affondare l'imbarcazione colpita.
Tuttavia, lo stesso ammiraglio Bradley ha poi rivendicato personalmente l'ordine del secondo raid. Secondo quanto riferito dal democratico Jim Himes, presente al briefing, Bradley ha difeso la sua decisione sostenendo che le due persone sopravvissute al primo attacco erano da considerarsi "obiettivi legittimi", in quanto avrebbero "potuto continuare a trasportare la droga".
Una giustificazione che ha incontrato la condanna del democratico Himes. Il parlamentare ha infatti definito il filmato dell'azione militare come "una delle cose più preoccupanti che abbia mai visto da quando sono al Congresso": "Qualsiasi americano che guardi il video che ho visto io vedrà l'esercito degli Stati Uniti attaccare dei marinai naufraghi: cattivi, sì, ma sempre naufraghi".
Il caso Signal nelle conclusioni del Pentagono: “Hegseth avrebbe messo in pericolo i soldati e la missione Usa”
Parallelamente, le conclusioni di un rapporto del Dipartimento della Difesa sulle chat di Signal del Segretario hanno scatenato nuove richieste di dimissioni. L'ispettore generale del Pentagono ha stabilito che Hegseth avrebbe potuto "mettere in pericolo i soldati e la missione USA" condividendo sull'app di messaggistica i piani militari relativi agli attacchi in Yemen.
Nonostante il rapporto abbia stabilito che le azioni non abbiano tecnicamente violato le norme sulle informazioni classificate, l'opposizione considera questa una "pura tecnicalità" che non giustifica il comportamento "inadeguato" del Segretario. Le critiche non provengono più solo dai democratici, con il senatore Mark Warner che ha chiesto apertamente le sue dimissioni o il licenziamento. Anche tra le fila dei Repubblicani sta crescendo la frustrazione, con molti che hanno perso fiducia nelle capacità di Hegseth, nonostante il continuo sostegno pubblico da parte di Donald Trump.
Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha condannato apertamente il caso Signal come un "errore" e non ha difeso Hegseth nemmeno riguardo la vicenda degli attacchi alle imbarcazioni. Thune ha comunque rimesso al Presidente la decisione finale sul destino del Segretario, ricordando che "il capo del Pentagono è al servizio del Presidente".
La causa legale del New York Times
A completare il quadro dei guai per Hegseth, si aggiunge una causa legale intentata dal New York Times contro il Dipartimento della Difesa, lo stesso Hegseth e il portavoce del Pentagono, Sean Parnell. La denuncia, presentata presso la Corte Federale di Washington, chiede l'abrogazione delle nuove restrizioni imposte all'accesso della stampa, che hanno spinto i giornalisti a restituire i loro tesserini anziché sottoscriverle.
Secondo Charlie Stadtlander, portavoce del Times, questa politica è "un tentativo di esercitare un controllo su ciò che non piace al governo, violando il diritto della stampa libera di cercare informazioni, garantito dal primo e quinto Emendamento della Costituzione".
Fonte: www.rainews.it
