Iran, storia di rivolte e repressioni
Dalla rivoluzione del 1979 a oggi, tante volte le piazze iraniane hanno contestato il potere degli ayatollah. Altrettante volte la protesta è stata repressa nel sangue
La prima rivolta fu quella delle donne, nell’anno stesso in cui la rivoluzione contro lo scià portò al potere il clero sciita: il 1979.
Ecco una cronaca dell’epoca: “E' stata imposta la legge islamica ed alle donne è stato imposto di coprirsi la testa. Molte sono furiose, pochissime obbediscono all’ordine”. Ma durante le manifestazioni i sostenitori del regime, tutti uomini, si riuniscono e attaccano i cortei. Subito dopo compaiono le armi e le proteste si spengono, anche per il mancato sostegno della sinistra e dei gruppi rivoluzionari che considerano la questione femminile “secondaria” rispetto alla lotta anti-imperialista. Solo che due anni dopo, nel 1981, tocca a loro, ai gruppi rivoluzionari che organizzano grandi cortei contro la dittatura religiosa: repressi con esecuzioni sommarie, condanne e impiccagioni.
Da allora il regime ha adottato sistematicamente la strategia del massacro: nel 1999 con le cosiddette catene di omicidi, con cui i servizi segreti eliminano intellettuali, scrittori, studenti e dissidenti. Nel 2009-2010 contro i milioni che protestano per i brogli elettorali. Nel 2017 contro le proteste innescate dal costo della vita, finite col cosiddetto “Novembre di sangue” del 2019. Poi nel 2022 c’è l’uccisione di Mahsa Amini da parte della polizia morale e la nascita del movimento “Donna vita libertà”, con i manifestanti messi a morte per il reato di “inimicizia verso Dio”.
Molti sostengono che la rivolta di adesso sarà quella che finalmente spazzerà via gli ayatollah. Loro reagiscono come hanno sempre fatto, sicuri che il sangue, più che Dio, li manterrà al potere.
Fonte: www.rainews.it
