Iran, 35 morti e 1.200 arresti, il regime spara in un ospedale ricovero di manifestanti
Usa: "Crimine contro umanità". Trump aveva avvertito: "Se Teheran ucciderà ancora interverremo", il presidente Pezeshkian apre un'inchiesta sull'accaduto poi la nota di Teheran:"Se attaccati risponderemo"
Pugno duro degli ayatollah contro i manifestanti del carovita in Iran. Il bilancio delle vittime delle violenze è salito ad almeno 35 morti, mentre le manifestazioni cominciate due settimane fa, non accennano a fermarsi. Disordini avvengono in varie città del Paese dove sono già oltre 1.200 gli arresti.
In un video diffuso sui social media si odono spari e grida provenienti dalla contea di Malekshahi, nella provincia di Ilam, nel Kurdistan iraniano zona nell'ovest del Paese da sempre calda in cui vive la minoranza curda. La stessa zona di provenienza di Mahsa Amini l'eroina della protesta del velo che incendiò la Repubblica islamica nel 2022.
Secondo testimoni i pasdaran avrebbero aperto il fuoco nell'ospedale che porta il nome del leader della rivoluzione “Imam Khomeini”. Agenti in tenuta antisommossa hanno fatto irruzione alla ricerca di alcuni manifestanti feriti sabato scorso e ricoverati, nell'intento di arrestarli, ma hanno incontrato la resistenza dei loro parenti e di alcuni membri del personale medico.
Lo riportano i media Usa, citando l'agenzia di stampa americana Human Rights Activists.
Teheran, pasdaran disperdono manifestanti con gas lacrimogeni
Venerdì scorso il presidente Donald Trump ha avvertito l'Iran che se Teheran "ucciderà violentemente manifestanti pacifici" gli Stati Uniti "andranno in loro soccorso". Il dipartimento di Stato americano ha scritto su X definendo il raid un “crimine contro l'umanità”, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha chiesto un' "indagine completa" su quanto accaduto.
"I nemici di lunga data dell'Iran perseguono una retorica minacciosa e interventista in chiara violazione del diritto internazionale alla quale risponderemo in modo proporzionato", la risposta di Teheran in una nota diffusa dal Consiglio Supremo di Difesa.
Oltre alle 35 vittime di Ilam ci sarebbero anche una trentina di morti di cui quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza iraniane. L'agenzia di stampa semiufficiale Fars ha riferito che circa 250 agenti di polizia e 45 membri delle forze volontarie sono rimasti feriti durante le manifestazioni.
A Teheran la polizia ha prima sparato gas lacrimogeni su negozianti in corteo nella zona del Gran Bazar e in altri mercati della capitale, poi ha condotto diversi arresti anche all'interno della stazione della metropolitana di Khordad-15.
"Abbasso il dittatore", "Questa è l'ultima battaglia, Pahlavi tornerà" e "Non Gaza, non Libano, io muoio per l'Iran" gli slogan urlati dagli oppositori del regime. Gli scioperi continuano anche in altre città della Repubblica islamica, come Shahr-e Kord, Shiraz, Kovar, Yazdanshahr e Isfahan.
La guida suprema Ali Khameni aveva empatizzato con i manifestanti definendo le proteste "giuste" ma che avrebbe impedito la loro diffusione. La sua richiesta è rimasta inascoltata.
Se da Trump è arrivato il duro monito agli ayatollah, di tutt'altro tenore sembrano invece le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu che invece avrebbe chiesto al presidente russo Vladimir Putin di trasmettere all’Iran messaggi rassicuranti, secondo cui Israele non intende attaccare il Paese. Secondo fonti diplomatiche i due leader si sarebbero parlati al telefono.
Tuttavia il leader del Likud ha ribadito alla Knesset di aver inviato un messaggio chiaro all'Iran: se Israele dovesse essere attaccata, le conseguenze sarebbero gravi.
Un uomo sfida i pasdaran in motocicletta, a Teheran bazar in sciopero contro il governo
Fonte: www.rainews.it
