Il Nobel secondo il presidente americano: la pace come accessorio
Trump dice che accetterebbe il Nobel per la Pace da María Machado, vincitrice del premio che nasce per riconoscere chi rischia, non chi incassa
Reuters Donald Trump non ha mai nascosto di desiderare il Nobel per la Pace. Lo ha inseguito come si inseguono i record immobiliari: non per ciò che rappresentano, ma per il cartello che vi si può appendere sopra. Ora, finalmente, qualcuno glielo offre. Non Oslo, ma Caracas — o meglio, ciò che resta della sua opposizione in esilio.
María Corina Machado, vera vincitrice del premio, ha parlato di “condivisione”. Parola gentile, quasi evangelica. Ma i premi, soprattutto quelli che nascono per distinguere il coraggio dall’opportunità, non sono torte da spartire: o li si merita, o no (a meno di riceverli in prestito a quanto pare). E i prestiti simbolici hanno sempre un tasso d’interesse politico.
In un’intervista a Fox News, Trump ha annunciato che incontrerà la signora Machado la prossima settimana e, con l'occasione, ha aggiunto che sarebbe “un grande onore” accettare quel Nobel che non gli è stato assegnato, ma che verrebbe condiviso con lui. Il Nobel, per Trump, non è mai stato il riconoscimento di una pace costruita, ma la conferma di una narrazione: io ho risolto, io ho deciso, io ho vinto. Che poi i conflitti restino irrisolti, o le democrazie commissariate, è un dettaglio da nota a piè di pagina.
Il Venezuela, intanto, non vota. È “gestito”. Gli Stati Uniti lo “amministrano”, parole che nella storia hanno sempre avuto un suono rassicurante per chi le pronuncia e sinistro per chi le subisce. Trump stesso ha detto di non credere che Machado abbia il consenso per guidare il Paese. Una frase che chiarisce molto: abbastanza eroina per vincere un Nobel, non abbastanza utile per governare.
C’è qualcosa di profondamente rivelatore in questa vicenda. Il Nobel, nato per celebrare chi limita il potere, viene qui evocato come un trofeo per chi lo esercita. La leader che ha vissuto nascosta, che ha visto la figlia ritirare il premio al posto suo, offre il riconoscimento a un uomo che non ha mai rischiato l’invisibilità, e che dell’onnipresenza ha fatto una strategia. E se la pace diventa un accessorio da indossare in campagna permanente, smette di essere un obiettivo e diventa una marca.
Fonte: www.rainews.it
