Sei minuti di colloquio e diventi una cacciatrice di migranti
Una giornalista di Slate racconta di aver ricevuto un’offerta di lavoro dall’agenzia per l’immigrazione senza aver completato le procedure minime
L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) è un’agenzia federale statunitense che si occupa di immigrazione irregolare e deportazioni. Negli ultimi anni è stata al centro di forti critiche, soprattutto durante la presidenza di Donald Trump, per le sue pratiche operative brutali, gli omicidi a sangue freddo e per l’espansione dei poteri di arresto e detenzione.
Laura Jedeed , una giornalista che lavora per Slate, ha raccontato di essere stata assunta dall’ICE dopo un colloquio durato meno di sei minuti e senza aver firmato alcun documento che potesse verificare che possedesse le caratteristiche minime richieste per poter essere assunti.
Il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS), da cui dipende l’ICE, ha respinto la ricostruzione, accusando pubblicamente Jedeed di aver mentito. Nonostante questo, il racconto ha attirato molta attenzione per i dettagli forniti e per le implicazioni sollevate.
Jedeed spiega di aver partecipato nell’agosto 2025 a un ICE Career Expo tenutosi all’Esports Stadium Arlington, nei pressi di Dallas, in Texas. L’evento promuoveva assunzioni immediate per il ruolo di ‘deportation officer’.
Nel suo articolo, Jedeed racconta di essere stata un soldato e di essere stata dispiegata due volte in Afghanistan; in seguito ha lavorato come analista civile. Oggi si definisce “anti-ICE”, un aspetto che — secondo lei — avrebbe dovuto escluderla automaticamente una volta avviati i controlli di background.
Il colloquio con un reclutatore, avvenuto dopo una breve attesa, si sarebbe limitato a poche domande di base: nome, data di nascita, età, eventuale esperienza militare o nelle forze dell’ordine e i motivi per cui aveva lasciato l’esercito. Nessuna domanda di approfondimento.
Il 3 settembre scorso, Jedeed afferma di aver ricevuto un’email con una ‘offerta preliminare’ e l’invito a completare una serie di moduli tramite il portale federale USAJobs. I documenti richiedevano, tra le altre cose, informazioni su eventuali precedenti per violenza domestica e l’autorizzazione ai controlli di sicurezza.
Jedeed racconta di non aver compilato nessuno di questi moduli, ma nonostante questo, tre settimane dopo avrebbe ricevuto un’altra email che la ringraziava per aver proseguito con la candidatura e le chiedeva di fissare un test antidroga.
Accedendo successivamente al portale USAJobs, la giornalista racconta di aver scoperto che il suo stato risultava come “Entered on Duty”, un’espressione che indica l’avvenuta assunzione formale, pur in assenza dei documenti obbligatori, inclusi i controlli di background e le dichiarazioni richieste.
La giornalista dice di aver rifiutato l’offerta e ammette che potrebbe essere stato un errore tecnico. Il suo caso mostra comunque quanto il sistema di reclutamento dell’ICE sia raffazzonato. E si arriva al punto: chi viene assunto per dare la caccia ai migranti? Quali controlli si fanno che questi agenti governativi non abbiano precedenti penali, legami con gruppi estremisti o siano dei violenti? La risposta che suggerisce Laura Jedeed è: nessuno.
Fonte: www.rainews.it
