Proteste dei commercianti a Teheran, forte crisi economica e record d'inflazione
Il crollo del rial accende la protesta al gran bazar simbolo della capitale persiana, serrande abbassate e in centinaia nelle strade, tra loro anche studenti. Video e cori inneggianti lo Shah e invocanti la libertà diventano virali
“Non abbiate paura, restiamo uniti”, "Moriremo, ma non accetteremo tale umiliazione", "Lunga vita allo Scià". Sono alcuni degli slogan che si sentono nella nuova protesta di commercianti e negozianti iraniani.
Serrande abbassate e braccia incrociate. Sit-in e scioperi per il terzo giorno consecutivo nel Gran Bazar di Teheran e in altri grandi centri commerciali della capitale, come l'Alaeddin Mobile Center e il Charsou, per protestare contro il governo: il costo della vita è divenuto insopportabile dicono. L'elevata inflazione, il forte aumento del tasso di cambio del dollaro rispetto alla valuta nazionale, il rial, e l'aumento dei prezzi sono senza precedenti.
Nei giorni in cui il presidente Trump durante la visita di Netanyahu alla Casa Bianca, lancia un ultimatum agli Ayatollah e mentre a Tehran gli slogan richiamano a Reza Ciro Pahlavi, figlio del defunto Shah Mohammad Reza detronizzato dalla rivoluzione khomeinista del 1979. E' da allora che il principe vive negli Stati Uniti, con la sua famiglia.
Da settimane il crollo del valore del rial iraniano non si è mai fermato. Come record storico, ieri il dollaro statunitense è stato scambiato sul mercato libero iraniano a circa 1.430.000 rial, con un aumento di circa il 20% rispetto al mese scorso.
Tuttavia la crisi economica attanaglia la Repubblica islamica già da anni, da quando il Paese è sottoposto a sanzioni internazionali a causa del fallimento dei colloqui sul nucleare (Jcpoa) con gli Stati Uniti per quanto riguarda l'arricchimento dell'uranio, dalla corruzione e dalla crisi sociale che ha visto il paese islamico al centro di pesanti critiche sul piano dei diritti umani per far uso della pena di morte e per le recenti proteste anti-velo represse nel sangue. C'è poi la recente guerra dei 12 giorni con Israele che ha scosso le fondamenta dell'establishment.
Decine i video e le foto che in queste ore sono postati sui social media. Un video virale ritrae un giovane uomo seduto pacificamente sull'asfalto, in segno di sfida verso i pasdaran in motocicletta. Sui social la sua foto viene associata a quella del giovane cinese di piazza Tienanmen.
Mentre negozianti e abitanti delle principali aree commerciali di Teheran, come Lalehzar, Jomhouri, Saadi, Mellat, Hafez, Amirkabir, Shoush, Molavi e Pakdasht, si sono uniti alle manifestazioni e agli scioperi.
Accanto ai commercianti oggi scendono nelle strade anche gli studenti. Il sostegno arriva dall'università di Teheran e di Isfahan e in generale dagli atenei più prestigiosi dell'Iran. La denuncia è unanime: precarietà e troppo alto il costo della vita.
"Né Gaza né Libano, la mia vita per l'Iran", cantano gli studenti di Teheran. "L'iraniano muore, ma non accetta l'umiliazione" intonano nell'ateneo di Tecnologia di Isfahan.
"Manifestazioni si svolgono presso l'Università Beheshti, l'Università Khajeh Nasir, l'Università Sharif, l'Università Amir Kabir, l'Università della Scienza e della Cultura, l'Università della Scienza e della Tecnologia e l'Università di Tecnologia di Isfahan", scrive l'agenzia Ilna, vicina agli ambienti operai.
"Ho chiesto al ministro degli Interni di ascoltare le legittime richieste dei manifestanti avviando un dialogo con i loro rappresentanti, affinché il governo possa fare tutto il possibile per risolvere i problemi e agire responsabilmente", ha dichiarato il presidente Massoud Pezeshkian citato dall'agenzia di stampa Irna.
Fonte: www.rainews.it
