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Le cose da sapere sull’ictus, prima causa di disabilità in Italia

Ischemie ed emorragie colpiscono 185mila italiani ogni anno, soprattutto anziani. Le cause? Difetti congeniti, alta pressione e trombofilia. E il 40% muore entro il primo anno. Ecco perché è fondamentale prevenire.

L’ictus è la terza causa di morte in Italia e la prima causa assoluta di disabilità. Per questo motivo la Giornata mondiale dell’ictus cerebrale, in programma il 29 ottobre, ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione di un fenomeno che colpisce 185mila italiani ogni anno. E che costituisce la terza causa di morte nel nostro Paese, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie. Il nome “ictus” deriva dal latino e significa letteralmente “colpo”, ma la sua definizione è più complessa.

LA DEFINIZIONE DI ICTUS

Secondo l’Enciclopedia Treccani, la definizione di ictus è: «Evento cerebrovascolare acuto caratterizzato dalla comparsa improvvisa di segni o sintomi neurologici focali, con una durata superiore a 24 ore o con esito infausto». L’ictus, chiamato anche colpo apoplettico, è in altre parole la morte improvvisa delle cellule cerebrali.

CHE COS’È L’ICTUS CEREBRALE

L’ictus cerebrale si verifica infatti a causa dell’improvvisa chiusura o rottura di un vaso sanguigno che nutre una parte delle cellule del cervello: esse vengono quindi danneggiate per la mancanza di ossigeno e nutrimenti portati dal sangue. Quando il vaso sanguigno si ostruisce, si parla di ischemia; quando si rompe e causa la fuoriuscita di sangue, si definisce emorragia cerebrale. Una delle particolarità dell’ictus è che, nella maggior parte dei casi, non è preceduta da alcun genere di avvisaglia.

I SINTOMI DELL’ICTUS CEREBRALE

L’unica tipologia di ictus a presentare, nella maggior parte dei casi, sintomi evidenti è l’emorragia cerebrale, preceduta da forte mal di testa, mancanza di forza e formicolio o mancanza di sensibilità ad un braccio e ad una gamba. In rari casi costituisce un’avvisaglia anche la difficoltà nel parlare o nel vedere da un lato. A volte questi sintomi compaiono solo per alcuni minuti per poi scomparire completamente. Si parla in questi casi di attacchi ischemici transitori (Tia), considerati campanelli di allarme che, se sottovalutati, possono portare a un ictus vero e proprio. In questi casi viene raccomandato di contattare immediatamente il proprio medico. C’è infatti una marcata differenza tra un ictus ischemico e uno emorragico.

CHE COS’È L’ICTUS ISCHEMICO

La chiusura di un’arteria cerebrale causa un ictus ischemico (ischemia): le cellule del cervello a cui quell’arteria portava sangue subiscono un infarto e muoiono. L’ischemia cerebrale rappresenta l’85% di tutti i casi di ictus. Un’arteria si può chiudere perché si forma al suo interno un coagulo, detto trombo, che può anche crearsi su un’irregolarità già esistente nella parete dell’arteria stessa, chiamata placca ateromasica. L’arteria può anche essere raggiunta da coaguli partiti da lontano, detti emboli: nella maggiore parte dei casi si formano nel cuore o nelle arterie del collo. Nel primo caso di parla di trombosi, nel secondo di embolia.

CHE COS’È L’ICTUS EMORRAGICO

L’improvvisa rottura di un’arteria, invece, provoca un ictus emorragico (emorragia cerebrale), causato di solito da elevati valori di pressione arteriosa. L’emorragia costituisce soltanto il 15% dei casi di ictus cerebrale. Le cellule vengono danneggiate non solo perché non ricevono più sangue, ma anche perché esso, sotto pressione, comprime il tessuto dell’encefalo. L’emorragia cerebrale è causata negli anziani dalla rottura di una piccola arteria profonda e nei giovani dalla rottura di un’aneurisma cerebrale.

LE ALTRE CAUSE DELL’ICTUS CEREBRALE: I DIFETTI CONGENITI

Ci sono anche altre cause minori di un ictus cerebrale, che di solito si verificano quando a essere colpito è un giovane. Si tratta di difetti congeniti della coagulazione del sangue, malattie reumatologiche, e pervietà del forame ovale, ossia la presenza di un piccolo foro tra i due atri del cuore. In quest’ultimo caso, possono formarsi piccoli trombi a livello del cuore che passano poi nel sangue e possono quindi raggiungere il cervello. Gioca un ruolo cruciale la cosiddetta trombofilia, ossia la tendenza congenita ad una maggiore coagulazione del sangue. Può portare a trombofilia l’assunzione della pillola contraccettiva da parte di donne che soffrono di emicrania e fumatrici.

LE TERAPIE: TROMBOLISI O RIABILITAZIONE

L’unica terapia post-ictus è la trombolisi, un’operazione che può riaprire l’arteria ostruita e salvare almeno in parte il tessuto cerebrale danneggiato, da effettuare entro tre ore. I soggetti colpiti da ischemie ed emorragie cerebrali vengono sottoposti a un lungo percorso di riabilitazione, ma è molto raro che le loro capacità cognitive e motorie tornino ai livelli precedenti. Siccome l’ictus generalmente non è accompagnato da avvisaglie di alcun tipo, gioca poi un ruolo fondamentale la prevenzione. Gli esperti raccomandano di non fumare, di fare movimento, di controllare periodicamente pressione e glicemia e di limitare il sale e gli alcolici.

LE CONSEGUENZE: ALTO RISCHIO DI DISABILITÀ

Il 10-20% delle persone colpite da ictus per la prima volta muore entro un mese ed un altro 10% entro il primo anno. Fra le restanti, circa un terzo sopravvive con un elevato grado di disabilità, che le rende non autonome. Un altro terzo, poi, presenta un grado di disabilità lieve o moderata che gli permette di rimanere parzialmente autonomo. Soltanto una persona su cinque, soprattutto se colpita da un ictus in forma lieve, riesce a tornare alla vita precedente senza conseguenze. L’istituto Humanitas di Rozzano (Milano) stima che l’invalidità permanente delle persone che superano la fase acuta di malattia comporti negli anni successivi una spesa intorno ai 100mila euro.

IL RISCHIO PIÙ MARCATO PER GLI ANZIANI

Oltre a eventuali patologie congenite come trombofilia e pervietà del forame ovale, il principale fattore di rischio è costituito dall’età. L’ictus colpisce infatti soprattutto gli anziani: l’incidenza è bassa fino a 40-45 anni, poi aumenta gradualmente fino a impennarsi dopo i 70 anni. Il 75% dei casi di ictus colpisce le persone con più di 65 anni. Ogni anno si registrano 220 nuovi casi ogni 100mila abitanti, che diventano 280 fra gli ultraottantenni.

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