Monthly Archives: Settembre 2023

L’eredità della Wagner post Prigozhin in Africa e gli interessi incrociati

Dopo la morte del fondatore e leader del gruppo Wagner, Yevgeny Prigozhin, il 23 agosto 2023, il destino della compagnia paramilitare russa si è fatto nebuloso sia in Russia sia in Ucraina, dove ha dato per più di un anno un contributo notevole all’esercito di Mosca. Sembra invece più sicuro che il gruppo continuerà a operare in Africa per non perdere il capitale di investimenti, relazioni e fiducia. O almeno tenterà di farlo. Lo pensano diversi analisti e lo ha annunciato la stessa Wagner tramite una dichiarazione rilasciata attraverso il canale Telegram del defunto Prigozhin: il gruppo è ancora operativo e non ha intenzione di sciogliersi. Wagner è stata particolarmente attiva in Mali, dove sostiene le forze militari locali contro i ribelli della Coalition des Mouvements de l’Azawad e altre milizie jihadiste, ma ha ancora dei contratti da onorare anche in Repubblica Centrafricana e Sudan. La domanda da farsi allora è: chi erediterà il tesoro di Prigozhin?

Protezioni alle élite al potere, ma pure interessi economici non ufficiali

Facciamo un passo indietro: Wagner, ufficialmente Wagner Pmc, è una società di sicurezza privata creata nel 2014 da Prigozhin, uomo allora vicino al presidente russo Vladimir Putin. Di chiaro stampo filo nazista, i suoi mercenari, meglio pagati dell’esercito russo, operano in diversi continenti e hanno fatto il gioco sporco per il Cremlino in teatri di guerra o zone di instabilità. Wagner è stata presente prima in Siria durante la guerra civile e da qualche anno è molto radicata in Africa. Nel continente africano però non addestra solo i militari locali, al fianco dei quali spesso anche combatte, non offre solo protezioni alle élite al potere, ma ha anche grandi interessi economici non ufficiali. Gestisce per esempio l’estrazione e il commercio di materie prime: oro, diamanti e legno su tutti, con un giro di denaro miliardario. Non solo: la compagnia produce localmente birra e vodka e traffica in armi e carburante. Anche per questo il controllo di Wagner in Africa è tanto appetibile.

L'eredita? della Wagner post Pigozhin in Africa e gli interessi incrociati
Il funerale di Prigozhin (Getty).

Il “traduttore” Dimitry Sytyii: uno degli ultimi a vedere vivo Prigozhin

In questa corsa la singola figura che sta emergendo maggiormente è quella di Dimitry Sytii, per via del ruolo che già ricopriva con l’ex leader di Wagner in vita. Sytii, ha ricostruito il Wall Street Journal in un lungo articolo, ha 34 anni e un passato di studi economici tra San Pietroburgo e Parigi, dice di parlare fluentemente quattro lingue: russo, inglese, francese e spagnolo. Ha iniziato accompagnando in Africa Prigozhin per fargli da traduttore ed è stato uno degli ultimi a vederlo vivo nel suo viaggio nel continente poco prima della caduta dell’aereo su cui volava in Russia.

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Dimitry Sytii (a destra) è l’ex traduttore di Prigozhin.

Gestisce anche una fabbrica di troll e altri media di propaganda

Sytii ufficialmente dirige la Maison Russe, il centro culturale russo di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, ma secondo l’organizzazione no profit All Eyes on Wagner gestirebbe società legate ai mercenari che si occupano dell’esportazione delle preziose materie prime dal Paese, oltre a una famosa fabbrica di troll e altri media di propaganda. Il “traduttore” avrebbe poi buoni rapporti ad alti livelli con la politica centrafricana e dei Paesi confinanti. Anche se è il nome più accreditato per gestire nell’immediato almeno una parte delle relazioni e degli affari di Prigozhin, Sytii non sembra avere le entrature e la protezione necessarie in Russia, di cui invece l’ex leader godeva. E se diventerà o meno il successore di Prigozhin si deciderà probabilmente più a Mosca che in Africa.

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Dimitry Sytii.

Per la Wagner sostenimento impossibile senza l’appoggio della Russia

Il gruppo Wagner, per continuare le sue operazioni, probabilmente potrà sostenersi nel breve termine anche senza il suo leader, ma nel medio-lungo termine avrà difficoltà a farlo senza l’appoggio della Russia, pensano diversi osservatori. È quello che ha detto apertamente anche il segretario alla Difesa americano, Lloyd Austin, a Gibuti, dove si trovava per la prima tappa di un tour dell’Africa. Tanto più che insieme al leader carismatico è venuta a mancare tutta la catena di comando di Wagner. Nello schianto dell’aereo di Prigozhin sono morti pure il suo vice Dmitry Utkin e Alexander Totmin, guardia del corpo personale e capo delle operazioni di Wagner in Sudan. Secondo Austin, citato dal magazine Foreign Policy, quello che ci aspetta ora con maggiore probabilità è una serrata competizione tra i vari ranghi delle forze di sicurezza russe per stabilire chi sarà il prossimo capo.

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Una bandiera della Wagner (Getty).

Gli altri nomi in campo: dal figlio Pavel agli interessi di società private

È infatti difficile credere che la successione rimanga solo un affare interno alla compagnia. Secondo alcuni, anche il figlio ventenne di Prigozhin, Pavel, avrebbe interesse nel prendere la gestione degli affari del padre, ma è troppo giovane, e senza legami solidi in Russia o in Africa per tirare le redini delle operazioni di Wagner nel continente. Mosca invece si sta già muovendo per tenere Wagner più vicino a sé dopo l’ammutinamento dei suoi mercenari che a giugno si sono fermati a soli 400 chilometri dal Cremlino. Oltre a questo, a fare gola sono ovviamente gli affari del gruppo. Secondo quanto ricostruito dal New York Times, il servizio di intelligence straniero, Svr, e l’agenzia di intelligence militare, Gru, sono entrambi intenzionati a rilevare alcune operazioni di Wagner. Anche per questo una delegazione russa guidata dal vice ministro della Difesa Yunus-bek Yevkurov e da Andrei Averyanov, capo del gruppo di élite del Gru, ha incontrato i leader di Burkina Faso e Mali, offrendo loro rassicurazioni. Lo stesso ha fatto in Libia con il maresciallo Khalifa Haftar poco prima della morte di Prigozhin. Ci sono poi altre società private russe di mercenari interessate a prendere il posto o inglobare Wagner. Una di queste, Patriot, fa capo direttamente al ministro della Difesa russo Serghei Shoigu. Un’altra, Potok, alla società energetica Gazprom.

Incidente a Napoli, auto contro scooter: morti due giovani

Due ragazzi di 20 e 23 anni sono morti a causa di un’incidente verificatosi a Napoli nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 settembre 2023. Un’Audi stava viaggiando a grande velocità su via Terracina, nel quartiere Fuorigrotta, quando all’improvviso ha invaso la corsia opposta e travolto lo scooter con a bordo le due vittime. Entrambi i giovani sono deceduti sul colpo.

In corso le indagini per ricostruire la dinamica del sinistro

Secondo quanto emerso, i due ragazzi indossavano regolarmente il casco, ma l’impatto al suolo non ha dato loro scampo. L’autovettura, con targa estera anche se normalmente circolante a Napoli, ha concluso la sua corsa andando a sbattere sul lato della strada. Alla guida un ragazzo di 34 anni di cui non sono note le condizioni. Sul luogo della tragedia sono giunti gli agenti della Polizia locale, coordinati dal capitano Antonio Muriano, che hanno effettuato i rilievi utili a ricostruire la dinamica del sinistro e avviato le indagini. Presenti anche i sanitari del 118, che hanno provato a rianimare, senza successo, i due giovani. I veicoli coinvolti nell’incidente sono stati sequestrati così come il cellulare del conducente dell’auto. Quest’ultimo è stato sottoposto ai test tossicologici per verificare se guidasse sotto effetto di droghe o alcol.

Bonus trasporti, nuovo click day domenica 1 ottobre 2023: come funziona

Al via alle 8.00 di domenica 1 ottobre 2023 il click day per il bonus trasporti. Studenti, lavoratori, pensionati e cittadini con un reddito inferiore a 20 mila euro dovranno essere molto veloci sul web per aggiudicarsi il contributo fino a 60 euro rifinanziato dal governo per l’acquisto dell’abbonamento mensile, plurimensile e annuale a bus, tram, metro e treni. Le risorse a disposizione ammontano a 12 milioni, che non dovrebbero bastare per il boom di domande atteso alla piattaforma del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – come accaduto anche l’1 settembre quando furono rilasciati 24.322 nuovi voucher, esaurendo in poco tempo fondi a disposizione. È

Come richiedere il bonus trasporti per ottobre 2023

La domanda va presentata sulla piattaforma bonustrasporti.lavoro.gov.it, dove si può accedere con Spid o Carta di identità elettronica (Cie). Al momento della richiesta è necessario indicare il gestore del servizio di trasporto prescelto. Come anticipato, il bonus può essere richiesto da persone fisiche con un reddito entro i 20 mila euro e deve essere utilizzato, acquistando un abbonamento, entro il mese solare di emissione. L’abbonamento può iniziare la sua validità anche in un periodo successivo. È possibile richiedere il contributo anche per i figli minorenni. In questo caso la domanda deve essere presentata dal genitore o dal tutore maggiorenne accedendo al medesimo sito.

 

Al via il trimestre anti-inflazione: cos’è e chi aderisce

Al via domenica 1 ottobre 2023 il trimestre anti-inflazione, l’iniziativa proposta dal ministero delle Imprese e del Made in Italy per offrire agli italiani numerosi prodotti a prezzi bloccati o scontati. Nata con l’obiettivo di tutelare il potere d’acquisto di cittadini e famiglie, vi hanno già aderito oltre 23 mila punti vendita in Italia in cui, fino al 31 dicembre 2023, sarà possibile trovare una vasta gamma di prodotti di prima necessità, alimentari e non, per l’infanzia e di largo consumo a costi calmierati.

I prodotti scontati saranno contrassegnati da un bollino tricolore

Le imprese della distribuzione che aderiscono al progetto si impegnano a offrire una selezione di articoli a prezzi contenuti, con particolare attenzione ai prodotti di uso quotidiano facenti parte del “carrello della spesa”, e a non aumentare il prezzo di tale selezione fino alla fine dell’anno. Si tratta di un vero e proprio “paniere tricolore” che verrà messo a disposizione dei consumatori attraverso iniziative come prezzi fissi, promozioni, prodotti a marchio del distributore e carrelli a prezzo scontato o unico. Saranno le singole aziende e catene distributive a scegliere quali articoli scontare.

Come sapere chi aderisce al trimestre anti-inflazione

All’iniziativa hanno aderito 32 associazioni, ma gli elenchi sono in continuo aggiornamento. Per sapere quali punti vendita partecipano al trimestre anti-inflazione, suddivisi per provincia, occorre recarsi sul sito https://mimit.gov.it/it/anti-inflazione. Gli esercizi aderenti sono riconoscibili per l’utilizzo del bollino tricolore fornito dal ministero che riprende i colori della bandiera italiana e reca la scritta “trimestre anti-inflazione”.

Lo spread, l’indebitamento italiano e la tempesta perfetta sull’Eurozona

Quando al timone dell’Italia c’è un governo di centrodestra e lo spread si scalda, subito il riflesso pavloviano è automatico: 2011, tempesta finanziaria, crollo dell’esecutivo, fine politica di Silvio Berlusconi. Ora che siamo nel 2023, la situazione non sembra la stessa ma gli scossoni sotto Giorgia Meloni cominciano a farsi sentire. Cosa sta succedendo realmente? Il mercato obbligazionario dell’Eurozona è agitato per via di rendimenti su livelli che non si vedevano da 10 anni: i titoli di Stato sprofondano, mentre lo spread si allarga. Nella giornata di giovedì 28 settembre, quando il rendimento dei Btp ha sfiorato il 5 per cento, l’ormai famigerato differenziale tra Btp e Bund tedeschi è schizzato in modo allarmante oltre la soglia psicologica dei 200 punti, per poi chiudere a 193. L’approvazione da parte del governo Meloni della Nadef, la Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, non ha riacceso la fiducia dei mercati verso il nostro Paese. Tutt’altro: anche secondo il Financial Times la crescita del mercato dei bond europei è causato principalmente dai progetti di maggior indebitamento illustrati dal nostro ministro del Tesoro Giancarlo Giorgetti alla Camera.

Come l’indebitamento italiano influisce sullo spread tra Btp-Bund e sul mercato obbligazionario dell'eurozona.
Giancarlo Giorgetti (Ansa).

Il deficit in rialzo dell’Italia e il debito pubblico stabile preoccupano l’Europa

Giorgetti ha annunciato che per il 2024 è stato fissato un rapporto deficit/Pil al 4,3 per cento, ben superiore dunque al limite del 3 per cento previsto dai Trattati dell’Unione europea. La decisione permetterebbe di mantenere gli interventi essenziali a favore dei redditi medio-bassi, insieme a consistenti stanziamenti per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Il deficit in rialzo fa paura all’Europa, insieme al debito pubblico previsto stabile al 140 per cento, perché attorno ci sono altri elementi di incertezza. Per esempio le previsioni sulla crescita economica, giudicate (troppo) ottimistiche. E un possibile incremento delle emissioni, su un mercato che potrebbe non essere in grado di assorbire l’offerta. E così il 28 settembre i prezzi dei titoli di Stato europei sono crollati bruscamente, su un mercato obbligazionario già turbato dalla decisione della Banca centrale europea di aumentare ancora i tassi di interesse per abbassare l’inflazione.

Come l’indebitamento italiano influisce sullo spread tra Btp-Bund e sul mercato obbligazionario dell'eurozona.
Piazza Affari, Milano (Ansa).

Dalla Francia alla Spagna, la spia rossa dello spread si è accesa dappertutto

La spia rossa dello spread si è accesa in tutta Europa. In Italia, come detto, il rendimento a 10 anni è salito di 0,12 punti percentuali fino al 4,89 per cento, il livello più alto dal 2013, per uno spread schizzato sopra i 200 punti. Ma dal 2,83 al 2,93 per cento sono saliti anche i rendimenti degli stessi Bund tedeschi, benchmark su cui vengono calcolati gli spread dei titoli degli altri Paesi dell’eurozona. In Francia, dove il governo è stato criticato dall’autorità di vigilanza fiscale per non aver tagliato la spesa pubblica abbastanza da evitare di violare le regole fiscali dell’Ue nel 2024, il rendimento a 10 anni è balzato a oltre il 3,5 per cento, livello più alto dal 2011. Ai massimi da un decennio anche i titoli di Stato in Spagna, saliti oltre il 4 per cento. Piet Haines Christiansen, direttore della ricerca sul reddito fisso alla Danske Bank, ha detto al Financial Times che il mercato obbligazionario si trova nel pieno di una «tempesta perfetta», in cui il sell-off delle obbligazioni è stato guidato dalle revisioni dei deficit di Italia e Francia, dagli alti tassi di interesse e dall’aumento del prezzo del petrolio. Tra l’altro non si parla solo di Eurozona, visto che i rendimenti decennali sono aumentati leggermente anche nel Regno Unito, così come negli Stati Uniti.

Come l’indebitamento italiano influisce sullo spread tra Btp-Bund e sul mercato obbligazionario dell'eurozona.
Un operatore di Borsa segue l’andamento dello spread (Ansa).

Il differenziale è schizzato molto in alto, ma non deve far preoccupare (per ora)

Il differenziale tra i Btp italiani decennali e i Bund tedeschi è l’indicatore che si muove quando cambia la percezione dei mercati rispetto al rischio Paese. Gli investitori internazionali guardano sempre con una certa cautela verso l’Italia, che si porta dietro il peso di un debito storicamente troppo alto rispetto al Pil. In questo caso, sottolineano da più parti gli analisti, il balzo in alto dello spread non deve far preoccupare eccessivamente: il governo gode infatti di una maggioranza solida e i fondamentali dell’economia sono migliori rispetto al 2011, quando si verificò la pesante crisi del debito sovrano italiano. Secondo l’economista e professoressa della London Business School Lucrezia Reichlin, interpellata da La Stampa, il pericolo maggiore arriverà nel 2024: «Credo che la reazione dei mercati sia temporanea, ma questo dipenderà anche dalla reazione della Commissione e dei partner europei. Gli investitori non apprezzano le tensioni tra l’Italia e l’Europa. Il ministro Giorgetti ha detto di non voler fare nulla di pro-ciclico, ma l’anno prossimo l’economia andrà peggio».

Pozzallo, giudici liberano quattro migranti: «Decreto del governo illegittimo»

Il tribunale di Catania ha accolto il ricorso presentato dai legali di quattro migranti sbarcati a Lampedusa e trasferiti nel nuovo centro di Pozzallo – la struttura che, dal 25 settembre 2023, il governo ha destinato al trattenimento per quattro settimane dei richiedenti asilo provenienti dai cosiddetti Paesi sicuri allo scopo di velocizzarne i rimpatri. Secondo i giudici, il decreto che dispone questa procedura (oltre che il pagamento di una cauzione di quasi 5 mila euro per evitare la permanenza nei Cpr) è «illegittimo in più parti» alla luce del diritto comunitario e della Costituzione italiana. Di qui l’immediata liberazione dei quattro tunisini, difesi dagli avvocati Antonio Fiore e Salvatore Vitale.

La giudice Apostolico non ha convalidato il fermo disposto dal questore

A disporre il trattenimento era stato il questore di Ragusa alla luce del provvedimento governativo che, come anticipato, prevede che i migranti vengano trattenuti per un mese nel centro di Modica-Pozzallo mentre viene esaminata la loro domanda di protezione internazionale (presumendo che molti di loro non ne abbiano diritto e vadano quindi rimpatriati). Ma la giudice Iolanda Apostolico non ha convalidato il fermo e, durante l’udienza tenutasi venerdì 29 settembre, ha pronunciato un’articolata motivazione e disposto l’immediata liberazione dei quattro. Secondo il magistrato «deve infatti escludersi che la mera provenienza del richiedente asilo da Paese di origine sicuro possa automaticamente privare il suddetto richiedente del diritto a fare ingresso nel territorio italiano per richiedere protezione internazionale». Inoltre, la richiesta del pagamento di una cauzione per evitare il trattenimento «non è compatibile con gli articoli 8 e 9 della direttiva 2013/33, come interpretati dalla Corte di Giustizia».

L’Anm: «È democrazia»

Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia ha così commentato la sentenza: «Noi non partecipano all’indirizzo politico e governativo, facciamo giurisdizione. È fisiologico che ci possano essere provvedimenti dei giudici che vanno contro alcuni progetti e programmi di governo. E questo non deve essere vissuto come una interferenza, questa è la democrazia».

Nadef, oltre 23 miliardi di deficit in tre anni: «Servono scelte difficili»

La situazione economica e di finanza pubblica «è più delicata di quanto prefigurato in primavera». Lo ha affermato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella premessa alla Nadef. Nella relazione al Parlamento sul documento, si legge che «gli spazi finanziari che si rendono disponibili, quale differenza tra gli andamenti tendenziali e programmatici aggiornati, che includono anche la maggiore spesa per interessi passivi conseguente al maggior disavanzo, sono pari a 3,2 miliardi nel 2023, 15,7 miliardi nel 2024 e 4,6 miliardi nel 2025». Per un totale di 23,5 miliardi di deficit in tre anni. Nel 2026, invece, il saldo obiettivo implica una correzione di 3,8 miliardi di euro rispetto all’indebitamento netto tendenziale, che consente di riportare lo stesso al di sotto della soglia del 3 per cento.

Spazi in deficit del 2023 destinati a pensioni, Pa, immigrazione e famiglie

Per il titolare del dicastero di via XX settembre, «in una situazione in cui la finanza pubblica è gravata dall’onere degli incentivi edilizi, dal rialzo dei tassi e dal rallentamento del ciclo economico internazionale, è necessario fare scelte difficili». Il governo, ha spiegato, ha scelto di affrontare i problemi più impellenti – inflazione, povertà energetica e alimentare, decrescita demografica – promuovendo al contempo gli investimenti, l’innovazione, la crescita sostenibile e la capacità di reagire dell’economia. Gli spazi in deficit del 2023, si legge nella Nadef, saranno destinati, in particolare, al conguaglio anticipato dell’adeguamento Istat per i trattamenti pensionistici previsto per l’anno 2024, a misure per il personale delle pubbliche amministrazioni e alla gestione dei flussi migratori. In arrivo anche «una misura innovativa a favore delle famiglie con redditi medi e bassi». Nel 2024 e 2025 le risorse saranno utilizzate per il taglio al cuneo fiscale sul lavoro, per l’attuazione della prima fase della riforma fiscale, per il sostegno alle famiglie e alla genitorialità, per la prosecuzione dei rinnovi contrattuali della Pa, con particolare riferimento alla sanità, per il potenziamento degli investimenti pubblici, con priorità per quelli previsti del Pnrr, nonché per il finanziamento delle politiche invariate.

Tornano le privatizzazioni

Per garantire la sostenibilità del debito e «coerentemente con una gestione più dinamica delle partecipazioni pubbliche», il nuovo scenario programmatico prevede proventi da dismissioni pari ad almeno l’1 per cento del Pil nel 2024-2026. Le dismissioni riguarderanno partecipazioni societarie pubbliche, rispetto alle quali esistono impegni nei confronti della Commissione europea legati alla disciplina degli aiuti di Stato, oppure la cui quota di possesso del settore pubblico eccede quella necessaria a mantenere un’opportuna coerenza e unitarietà di indirizzo strategico.

Ketty Roselli morta a 51 anni: addio all’attrice di CentoVetrine e Don Matteo

È morta l’attrice Ketty Roselli, volto della dottoressa Flavia Cortona nella soap opera CentoVetrine. Il decesso è avvenuto a Roma, all’età di 51 anni, dopo una lunga malattia. Il triste annuncio è stato postato sul suo account Instagram, inattivo da tempo: «Ketty è partita per il suo nuovo viaggio, dopo aver lottato fino all’ultimo senza mai mollare per la vita che tanto amava. Ricorderemo sempre il suo sorriso, la sua risata, la sua comicità, il suo talento, la sua empatia, il suo preoccuparsi per gli amici, la sua voglia di vivere, di viaggiare e di scoprire nuove cose». I funerali si terranno con cerimonia buddista presso il Teatro Marconi di Roma lunedì 2 ottobre 2023 alle ore 11.00.

Aveva esordito nello spettacolo negli Anni 90

Nata a Torino, Ketty Roselli aveva debuttato nel mondo dello spettacolo negli Anni 90 come ballerina, partecipando a vari programmi tv. Si era poi dedicata alla recitazione in teatro con parti in Jesus Christ Superstar, Grease, Serata d’onore con Gigi Proietti e Sweet Charity con Lorella Cuccarini. Nel 2009 era entrata nel cast ricorrente di CentoVetrine e negli anni seguenti aveva recitato anche in Don Matteo e Nero a metà.

Romania, allerta per possibile sconfinamento di droni russi durante un attacco all’Ucraina

La Romania ha riferito di una possibile violazione del suo spazio aereo durante gli attacchi dei droni russi nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 settembre 2023 alle infrastrutture della vicina Ucraina. Il ministero della Difesa ha riferito che, «in seguito al rilevamento di gruppi di droni che si dirigevano verso il territorio ucraino vicino al confine rumeno», i residenti delle municipalità di Tulcea e Galati sono stati allertati. «Il sistema di sorveglianza radar ha indicato un possibile ingresso non autorizzato nello spazio aereo nazionale, con un segnale rilevato su una rotta verso il comune di Galati», ha aggiunto.

Nessun oggetto sembra essere caduto in territorio rumeno

Sempre la Difesa ha dichiarato che nessun oggetto sembra essere caduto in territorio rumeno, ma le ricerche continueranno. Intorno alla mezzanotte, i residenti di Galati e Tulcea, che si affacciano sul porto di Reni nell’Ucraina meridionale attraverso il Danubio, hanno ricevuto un avviso che li invitava a mettersi al riparo. Le misure di allerta sono state revocate circa due ore dopo. All’inizio di settembre, i soldati rumeni hanno costruito rifugi antiaerei per proteggere i residenti del villaggio rumeno orientale di Plauru dopo il ritrovamento di frammenti di droni nella zona.

Confindustria vede nero: «Prezzi e tassi bloccano l’economia»

È un quadro a tinte fosche quello disegnato da Confindustria nella Congiuntura flash del 30 settembre 2023. Dopo la caduta nel secondo trimestre, il Pil italiano è stimato debole anche nel terzo e le attese sul quarto non sono migliori. Al calo di industria e costruzioni si affianca la battuta d’arresto nei servizi. Nel frattempo non si fermano i rialzi dei tassi Bce, il credito è in caduta insieme alla liquidità e il costo dell’energia torna a salire. Ne risentono consumi e investimenti, mentre latita la domanda estera. Se da una parte l’inflazione ha intrapreso un lento calo, arrivando al 5,3 per cento a settembre, dall’altra la stretta monetaria di Francoforte potrebbe non essere finita.

L’allarme sulla liquidità delle imprese

Nel documento di tre pagine, gli analisti di Viale dell’Astronomia hanno evidenziato un proseguimento della corsa del costo del credito (5,09 per cento a luglio) per le imprese italiane e un peggioramento della caduta dei prestiti (-4,0 per cento annuo). «Una quota crescente di imprese non ottiene credito (8,2 per cento a settembre). La domanda è frenata da condizioni troppo onerose, ma pesano anche i più rigidi criteri di accesso. Perciò, la liquidità delle imprese si sta prosciugando (-10,1 per cento in un anno i depositi), mentre aumentano i ritardi nei pagamenti e il deterioramento dei vecchi prestiti» si legge nella nota.

L’impatto dei tassi sulle famiglie con mutui casa

Gli industriali si sono poi soffermati sui tassi, che hanno un impatto considerevole soprattutto sulle famiglie che hanno mutui casa. L’aumento dei tassi è di +2,84 punti percentuali fino a luglio 2023, lo stock di mutui è di 425 miliardi di euro, di cui vanno considerati solo quelli a tasso variabile stimati al 38 per cento del totale (162 miliardi). Risulta un aggravio di interessi annui pari a +4,6 miliardi, in aggregato. Che pesa da subito, nel 2023, dato che le rate sui mutui variabili si aggiornano mese per mese. Confindustria ha infine sottolineato che il maggior onere connesso all’aumento degli interessi è abbastanza concentrato perché riguarda solo le famiglie che hanno comprato casa con un mutuo variabile, una quota che è stimata pari al 4,9 per cento delle famiglie italiane (1,2 milioni, su 25,6 totali). Ciò vuol dire che i 4,6 miliardi di interessi in più nel 2023 sono pagati solo da queste famiglie, per le quali i maggiori tassi corrispondono a +3.683 euro di interessi nell’anno (+307 al mese, un aumento consistente della rata per una famiglia con un mutuo residuo medio di circa 130 mila euro). Nell’ipotesi di un rinnovo completo dello stock di mutui, ai tassi attuali, l’aggravio di interessi annui per le famiglie italiane salirebbe a +12,1 miliardi. Ciò coinvolgerebbe anche le famiglie che ora sono al riparo perché tutti i nuovi prestiti sarebbero più cari, anche quelli a tasso fisso.

Codice rosso rafforzato, entra in vigore la nuova legge: cosa cambia

Da sabato 30 settembre 2023 entra in vigore la nuova legge sul Codice rosso rafforzato. Il provvedimento, di un solo articolo, aggiorna le misure contenute nel Codice Rosso del 2019 (DL 69/2019) introducendo alcune novità che permetteranno di meglio contrastare la violenza di genere e garantire supporto tempestivo alle vittime.

Una donna che denuncia violenza andrà ascoltata entro tre giorni

La prima novità riguarda l’obbligo, per il pubblico ministero, di ascoltare entro tre giorni una donna che denuncia di essere stata vittima di violenza. Nel caso in cui i tempi non vengano rispettati, il procuratore può revocargli l’assegnazione del procedimento e affidare il fascicolo a un altro pm in grado di intervenire subito. La seconda novità è l’allungamento dei tempi per sporgere denuncia da parte della vittima. La parte offesa ora ha 12 mesi per farlo, e non più sei come prima. La terza è infine quella che vede modificata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima. Al fine di garantirne il rispetto di tale misura, il giudice può predisporre anche il ricorso all’uso del braccialetto elettronico. Le misure di prevenzione sono applicabili anche al reato di maltrattamento nei confronti del coniuge o del convivente.

Incendio in una struttura residenziale a Trieste: sei intossicati

Un incendio si è sviluppato all’interno di una struttura residenziale di Trieste e sei persone sono rimaste intossicate. È accaduto nella tarda serata di venerdì 29 settembre 2023 in via Aquileia, dove sono intervenuti vigili del fuoco, personale sanitario e forze dell’ordine. Dopo aver ricevuto una telefonata di richiesta di aiuto, il numero unico di emergenza Nue112 del Friuli Venezia-Giulia ha trasferito la telefonata alla struttura operativa regionale emergenza sanitaria. Gli infermieri della Sores hanno dunque inviato sul posto l’equipaggio di due ambulanze e contestualmente attivato i vigili del fuoco e le forze dell’ordine. Il personale sanitario ha trasportato sei persone all’ospedale di Cattinara, di cui cinque in codice verde e una in codice giallo.

Il Supervissuto e la mia folgorazione giovanile per Vasco: il racconto della settimana

Ha aperto un nuovo locale in città, «un ristorante che è come un club», ha scritto Vogue, e così con Ofelia abbiamo prenotato un tavolo per provarlo mentre su Milano il sole è tramontato da un pezzo ed è il 29 settembre come in quella vecchia canzone dell’Equipe 84. Il posto è molto chic, ricavato in un ex asilo di fine Ottocento dalle parti di Porta Genova ed è stato progettato da uno degli studi di design più cool del momento. Come varchiamo la soglia, sugli ampi divanetti di velluto in una specie di salotto, seduto tra un gruppo di colletti bianchi e tipe con tacchi vertiginosi, riconosco un mio amico avvocato alle prese con un Martini. Ha la camicia slacciata e il nodo della cravatta, quasi sicuramente Marinella, leggermente allentato. In sottofondo la playlist (dicono curata dai dj del Volt), è assolutamente ragguardevole e in questo preciso momento sta suonando un pezzo tratto da IV, l’album dei Badbadnotgood che preferisco in assoluto.

«Ehi, il mio amico avvocato», dico, sbattendo un paio di volte le palpebre, «una vita che non ci si vede!».
«Oh cielo, ciao, davvero, sembra un secolo, come stai?», risponde. «Com’è andata l’estate?».
«Benissimo, e tu?».
«Sono appena tornato da Marettimo. Über radical, come da regolamento. Gozzi, pesce crudo. Uno sballo. E tu dov’eri amico?».
«Prevalentemente in Grecia. Cicladi. Antiparos. Conosci Ofelia?».
«No, piacere, dice, alzandosi in piedi».
«E la radio?».
«No, con la radio ho chiuso», dico, controllando qualcosa sul mio Apple Watch. «Ho portato a termine quella fase della mia esistenza. Al massimo metto i dischi da qualche parte se mi pagano bene», aggiungo, annuendo. «Al momento ho altri progetti».
«Verrai a Londra a sentire Shabaka?».
«Il concerto dove farà Love Supreme di John Coltrane? Cazzo, mi piacerebbe amico».
«Ha annunciato che sarà il suo addio al sax. Imperdibile».
«Già, ci provo, buon proseguimento nel frattempo», dico, allontanandomi.

Poi ci sediamo a un tavolo in fondo a un corridoio con i muri affrescati e mentre osservo Ofelia che guarda il menu mi sembra di essere di nuovo a New York, magari da Osteria 57 nel Village, il ristorante pescetariano di Emanuele, il fratello di Alb. Ordiniamo una catalana di gamberi rossi di Sicilia, tartare di scampo, carpaccio di dentice e un tonno rosso alla brace che ci dividiamo, sorseggiando una bottiglia di Pol Roger Sir Winston Churchill, parlando del più e del meno fino a quando non finiamo l’espresso decaffeinato e chiediamo il conto a un cameriere, intento a sparecchiare il tavolo di fianco al nostro. Seduti uno di fianco all’altra nei sedili posteriori del taxi che ci sta riportando a casa, mentre la radio trasmette Wrong dei Depeche Mode, le dico: «Mi piacerebbe tornare a Nyc. Manchiamo ormai da troppo tempo. Come cantavano gli 883, “resta la soluzione divi del rock, molliamo tutto e ce ne andiamo a New York”, ricordi?». «Sì», risponde lei, «come la prima volta che ci siamo andati e per prima cosa mi hai portata a vedere l’angolo ritratto sulla copertina di quel disco dei Beastie Boys. Molto romantico». «Cazzo, sì, dove hanno scattato la foto di Paul’s Boutique nel Lower East Side, fighissimo. Ero troppo avanti, pensa che adesso quell’incrocio tra Ludlow e Rivington Street si chiama  Beastie Boys Square!».

Avevo rubato una cassetta dalla camera di mio fratello con sopra scritto a penna “il buon Vasco” e la ascoltavo a ripetizione. L’avevo consumata quella cassetta, era un live intitolato Va bene così, e conteneva delle chicche incredibili

Sono sempre stato fissato con la musica, e per certi periodi ho sviluppato per alcuni cantanti e per certe band delle vere e proprie ossessioni che spesso ciclicamente si sono addirittura riproposte. I Beastie Boys, ad esempio, che ascoltavo in loop da 18enne inquieto, animale a sangue caldo di Piazza Adigrat, sono state sicuramente una di quelle. Ma la lista, che comprende in periodi diversi della vita, tra gli altri, sicuramente anche Jovanotti, gli Articolo 31, i Sanguemisto, Fabri Fibra, i Club Dogo, i Rolling Stones, i Beatles, i Nirvana, i Radiohead, i Clash, i Doors e parecchio rap americano, oltre ovviamente a tutto il jazz, che negli ultimi anni mi ha completamente fulminato il cervello, è molto ma molto lunga. Se dovessi tornare indietro nel tempo però non posso negare che la mia prima passione in assoluto è stata sicuramente quella per Vasco, di cui tra l’altro è appena uscito un godibilissimo documentario a puntate su Netflix intitolato Il Supervissuto.

Jovanotti cantava Vasco vestito da cowboy con la maglietta con sopra scritto Yo! sul palco del Festival di Sanremo e io a nove anni in boxer, cappellino rovesciato sulla testa e Adidas alte da basket come le sue, saltavo come un pazzo davanti alla tv del salotto di casa mia in via Amedeo d’Aosta, perché Vasco era il mio idolo. Avevo rubato una cassetta dalla camera di mio fratello con sopra scritto a penna “il buon Vasco” e la ascoltavo a ripetizione. L’avevo consumata quella cassetta, era un live intitolato Va bene così, e conteneva delle chicche incredibili tipo Fegato, fegato spappolato, Colpa d’Alfredo, Bollicine, Siamo solo noi, Vita spericolata, Albachiara e una strepitosa versione psichedelica di Valium che, ovviamente, per la mia giovanissima età mi era all’epoca totalmente incomprensibile. Erano gli anni di Liberi Liberi, dei 70 mila di San Siro di Fronte del Palco, di cui avevo acquistato entrambi i vinili che facevano bella mostra in camera mia di fianco ai 45 giri degli Europe e della Steve Rogers Band. Se non ricordo male, insieme a un quadruplo album dei Beatles che raccoglieva i loro pezzi dal 1962 al 1970, che qualcuno mi aveva regalato per Natale dopo che un Carnevale a scuola alla Leonardo da Vinci avevo voluto vestirmi da George Harrison invece che da Zorro o da uno dei tre moschettieri.

«Ehi, ci sei? A cosa pensi? Sembri in catalessi», mi dice, cercando le chiavi nella sua Kelly. «Niente, pensavo che avevo voglia di comprarmi un vinile di Vasco, Colpa d’Alfredo oppure addirittura Albachiara», rispondo, e poi domando a mia volta: «Ma a te piace Vasco?». «Non particolarmente»

Il disco della folgorazione però fu sicuramente Vado al massimo, che avevo tirato su casualmente perché mi piaceva la copertina, un pomeriggio da Wimpy, un negozio in viale Monza, dove ero andato per cercare qualcosa da ascoltare prima di partire per le vacanze al mare. Quel disco rosso, con su la foto di Vasco in bianco e nero, mi accompagnò per tutta l’estate del 1991, trascorsa come di regola a casa di mia nonna sulle Hills a Rapallo, mentre, pensando a Gisella, la ragazza più bella dei Bagni Ariston, cantavo a squarciagola, senza realmente capirli, pezzi come Sono ancora in coma, Amore?! o Cosa ti fai. Nel frattempo arrivò anche il primo walkman e così, una dopo l’altra, comprai tutte le cassette di Vasco che mi mancavano, imparai tutte le sue canzoni a memoria e, nell’estate del 1993 con mia cugina e una sua amica, andai finalmente a vederlo dal vivo ad Albenga, in occasione del tour Gli spari sopra. Il primo concerto della mia vita. Successivamente mi capitò parecchie volte di andare ancora a vederlo dal vivo, forse altre cinque o sei, sempre a San Siro. L’ultima, per due giorni di fila, fu nel giugno del 2004 per la tournée Buoni o cattivi, curiosamente insieme proprio a Gli spari sopra, il maggior successo commerciale dell’intera carriera del Blasco, con oltre 1 milione di copie vendute.

Lucilla impazziva per Vasco, e io impazzivo per lei. Era da poco uscito il live di Rewind e io cantavo Quanti anni hai e L’una per te e le urlavo in faccia «fammi godere!». Lucilla impazziva per Vasco e una volta, dopo aver fatto l’amore a casa sua a San Felice, mentre ci rollavamo uno spino di caramello in terrazza anche se scopavamo già da un paio di settimane, ero l’uomo più felice del mondo. Passavo ore a guardarla e quella sera ricordo che mi disse che una volta a Sanremo l’aveva addirittura conosciuto lei, il Blasco, ed era perfino salita sulla sua barca. «Quindi Lu Lu sei tu», le risposi. Lucilla impazziva per Vasco e a San Siro quella volta era addirittura svenuta per l’emozione, o forse perché avevamo fumato troppe sigarette imbevute di ketamina. Fatto sta che l’avevo tirata su da terra con le pupille ribaltate e ricordo che faceva un caldo da impazzire. Lucilla impazziva per Vasco e comunque, anche se ci stavamo praticamente lasciando, aveva voluto a tutti i costi, chissà perché, andare assieme a vedere il concerto quella sera. Lucilla impazziva per Vasco e io la guardavo mentre cantava Albachiara e avevo le lacrime agli occhi. Lucilla impazziva per Vasco, e forse è proprio questo il motivo per cui, dopo Buoni o cattivi, ho smesso totalmente di ascoltarlo e non l’ho mai passato in radio in tanti anni nei miei programmi.

Poi il taxi si ferma sotto casa nostra, scendiamo in strada e davanti al portone accendiamo entrambi una sigaretta, lei con indosso il suo vestito Helmuth Lang, io con la camicia bianca aperta sul petto e i mocassini college ai piedi. «Ehi, ci sei? A cosa pensi? Sembri in catalessi», mi dice, cercando le chiavi nella sua Kelly. «Niente, pensavo che avevo voglia di comprarmi un vinile di Vasco, Colpa d’Alfredo oppure addirittura Albachiara», rispondo, e poi domando a mia volta: «Ma a te piace Vasco?». «Non particolarmente».

Perché nessuno parla del caso Khaled El Qaisi

Ci vuole fortuna anche nelle sventura, anzi soprattutto nelle sventure. Così accade che uno sventurato ora finalmente salvo, Patrick Zaki, debba usare la sua luce per illuminare il buio che ha intorno un altro studente misto come lui. Khaled El Qaisi, arrestato il 31 agosto da agenti di polizia israeliani al valico di Allenby mentre, al termine di una vacanza a Betlemme con la famiglia, si apprestava a rientrare a Roma passando per la Giordania. La moglie Francesca Antinucci e la madre Lucia Marchetti continuano a sapere poco, quasi niente. Il figlio di Khaled di quattro anni lo aspetta nella loro casa a Centocelle, Roma.

La denuncia di Amnesty International

Lo studente di lingue alla Sapienza di Roma, cofondatore del Centro di Documentazione Palestinese dell’Ateneo, ha già subito ben quattro udienze nelle quali non è stato formulato nessun capo di accusa. L’ultima, il 21 settembre, ha prorogato la custodia cautelare fino al primo ottobre, giorno nel quale si deciderà se far iniziare il vero e proprio processo penale e, in quel caso, dovrebbero essere formulate delle accuse. Il suo avvocato, Flavio Rossi Albertini, fa notare come un eventuale rinvio a processo sarebbe comunque viziato dagli interrogatori a cui El Qaisi è stato sottoposto, viziati a monte dal fatto di non essere stati resi in presenza di un difensore. Secondo il legale, «le autorità israeliane non hanno elementi per processarlo» e per questo «tentano di rinvenirli attraverso questi interrogatori: nell’ordinamento italiano sarebbero affetti da nullità assoluta» vista l’assenza del legale. Amnesty International sottolinea come «la sospensione del diritto alla difesa e il diniego di giusto processo» siano «inaccettabili e costituiscono gravi violazioni dei diritti umani». Inoltre, dichiara Amnesty, le condizioni di detenzione a cui Khaled El Qaisi è sottoposto, tra cui privazione del sonno, minacce, offese verbali e imposizione prolungata di posizioni di stress, «sono potenzialmente riconducibili a un crimine di diritto internazionale».

Khaled, un italiano meno italiano di altri

Khaled El Qaisi è un cittadino italiano ma la cacofonia del cognome è il colore troppo scuro della sua pelle lo inseriscono di diritto tra gli italiani meno italiani degli altri. Sono quelli che “vengono dopo” secondo un diffuso pensiero che giudica l’appartenenza a un “razza” in base ai connotati convenzionali che ci si potrebbe aspettare. Così la storia di Khaled El Qaisi rimane sotto traccia, roba da attivisti dei diritti umani, esattamente come fu in principio quella di Zaki. C’è da scommettere anche che attiverà presto le stesse antipatie. Anche per questo a Roma il Comitato #FreeKhaled ha organizzato una mobilitazione per informare l’opinione pubblica e scuotere i media, come la Rai e altre emittenti televisive, che, scrive il Comitato, si mostrano indifferenti verso la sorte di un cittadino italiano detenuto da un mese in Israele senza alcuna accusa.

Dal governo nessuna richiesta di scarcerazione né di rendere pubblici i motivi dell’arresto

Per difendere Khaled bisognerebbe anche avere lo stomaco di ammettere che la detenzione amministrativa consentirebbe a Tel Aviv di mantenerlo in questo status per periodi rinnovabili di sei mesi in sei mesi senza incriminarlo formalmente. La misura di sicurezza è concepita per consentire alle autorità di trattenere i sospetti mentre continuano a raccogliere prove, con l’obiettivo di prevenire attacchi o violazioni della sicurezza, ma per le organizzazioni per i diritti umani è solo un modo per consentire arresti arbitrari e senza prove. Per Amnesty sono oltre 5 mila i palestinesi detenuti in Israele (165 dei quali di età compresa tra 12 e 17 anni), tra i quali almeno 1.260 sono in carcere senza accusa né processo. La politica? Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, fa sapere che il ricercatore «è seguito e assistito dalla nostra rappresentanza in Israele». Ma finora dal governo non sono arrivate chiare richieste di scarcerazione né di rendere almeno pubblici i motivi dell’arresto. Il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, dimostrando di averci capito ben poco, ha sibillinamente detto che «Israele ha il diritto di difendersi dal terrorismo». Khaled El Qaisi è palestinese in Israele e troppo poco italiano per l’Italia. Ci vuole fortuna anche nelle sventura, anzi soprattutto nelle sventure.

Il chirurgo di Fedez: «Ulcere anastomotiche evento raro dopo l’intervento, si guarisce in un mese»

Massimo Falconi, il chirurgo che ha asportato il tumore al pancreas di Fedez a marzo 2022, ha fornito alcuni dettagli su quanto accaduto al rapper, ricoverato giovedì 28 settembre 2023 all’ospedale Fatebenefratelli di Milano a causa di due ulcere anastomotiche. Un evento che sembra non essere strettamente correlato alla sua malattia di base, ma che potrebbe essere conseguenza del delicato intervento di asportazione del carcinoma. Secondo Falconi, responsabile della chirurgia al pancreas del San Raffaele, il ricovero dovrebbe durare pochi giorni e la guarigione dovrebbe completarsi in un mese. Ma occorrerà prestare grande attenzione, perché le ulcere potrebbero ripresentarsi.

Le ulcere si sono formate in prossimità dell’anastomosi

Intervistato dal Corriere della Sera, il medico ha in primis evidenziato la complessità dell’operazione a cui Fedez fu sottoposto nel 2022, quando gli venne asportata la maggior parte del duodeno, la cistifellea, la testa del pancreas e un pezzo di intestino. «Pur avendo eliminato diversi organi e visceri, è stata ricostruita la continuità fra i vari segmenti dell’apparato digerente. Certamente si può vivere bene, ma restano comunque delle accortezze che i pazienti devono rispettare», ha sottolineato. E proprio il cantante aveva reso noto di dover assumere diversi farmaci, stare attento all’alimentazione e fare i conti con problemi di digestione e fitte allo stomaco. Quanto alle ulcere che lo hanno colpito a un anno e mezzo di distanza, Falconi ha spiegato che «sono eventi relativamente rari ma possono capitare». Si tratta, nello specifico, di una lesione della mucosa intestinale che si forma in prossimità dell’anastomosi, ovvero del punto dove i chirurghi hanno “cucito”.

Il ricovero dura pochi giorni, la prognosi è di circa un mese

Il fenomeno può manifestarsi con dolore addominale, difficoltà di alimentazione e, raramente, ematemesi (vomito di sangue) oppure melena (emissione, con le feci, di sangue). Per curarlo vengono somministrate terapie farmacologiche oppure viene effettuato un trattamento endoscopico che ferma il sanguinamento. Se necessario, come nel caso di Fedez, vengono fatte delle trasfusioni. In genere il ricovero dura pochi giorni, ha spiegato Falconi, e nell’arco di un mese l’ulcera guarisce. Ma ciò non vuol dire che si possa abbassare il livello di guardia: «Può ricapitare, per questo è importante che i pazienti che subiscono interventi chirurgici delicati seguano attentamente le indicazioni che vengono loro date».

Femminicidio di Castelfiorentino, l’ex marito di Klodiana Vefa si è suicidato

È stato ritrovato morto Alfred Vefa, l’ex marito di Klodiana Vefa che i carabinieri cercavano dalla serata di giovedì 28 settembre 2023, quando la donna è vittima di femminicidio a Castelfiorentino, in provincia di Firenze. L’uomo, secondo quanto spiegato dagli inquirenti, si è tolto la vita sparandosi con l’arma usata, verosimilmente, per uccidere anche la ex moglie. Il cadavere è stato trovato intorno alle 6.00 di sabato 30 settembre nel territorio di San Casciano Val di Pesa, dopo una rapida battuta effettuata dai militari a seguito di una segnalazione, arrivata verso le 4.00, di un’auto sospetta parcheggiata e abbandonata in una zona isolata. I carabinieri intervenuti hanno poi constatato che era la Golf di Alfred Vefa. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato in una zona diversa rispetto a quella dove aveva abbandonato l’auto.

Non aveva con sé documenti né soldi

Due giorni prima, l’uomo aveva sparato a Klodiana almeno due colpi a distanza ravvicinata mentre lei era in strada sotto casa. Dopo il delitto era fuggito in auto facendo perdere le sue tracce. All’interno della vettura non è stato trovato alcun biglietto. Alfred non aveva con sé documenti e neppure soldi, che aveva lasciato nella sua abitazione a Castelfiorentino. Il suo cellulare, che i militari potrebbero mettere sotto sequestro, era stato spento un’ora prima rispetto all’omicidio dell’ex moglie. Secondo i carabinieri, diretti dal pm Ornella Galeotti, subito dopo il delitto l’uomo avrebbe vagato alcune ore con l’auto per poi rifugiarsi nella zona di San Casciano. La coppia, da tempo separata ma ancora convivente, ha due figli di 14 e 17 anni. Nella serata di venerdì 29 settembre era stata organizzata una fiaccolata in memoria di Klodiana.

Aspirante vedovo stasera su Rai Movie: trama, cast e curiosità

Stasera 30 settembre 2023 andrà in onda sul canale Rai Movie il film Aspirante vedovo alle ore 21.10. Il regista di questa commedia è Massimo Venier che ha contribuito anche alla scrittura della sceneggiatura in collaborazione con Ugo Chiti e Michele Pellegrini. Nel cast ci sono Fabio De Luigi, Luciana Litizzetto, Francesco Brandi e Roberto Citran.

Aspirante Vedovo è il film che andrà in onda questa sera su Rai Movie, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
Una scena con Fabio De Luigi (X).

Aspirante vedovo, trama e cast del film stasera 30 settembre 2023 su Rai Movie

La trama racconta la storia di Alberto Nardi (Fabio De Luigi) un uomo che crede di essere un imprenditore giovane e scaltro ma che in realtà nel corso della sua carriera ha soltanto collezionato un fallimento dopo l’altro. L’unica cosa che gli è riuscita, se così si può definire, è stata sposare Susanna Almiraghi (Luciana Litizzetto), una delle donne più ricche e influenti del paese. Susanna infatti è una grande industriale del nord ma è ormai stanca di suo marito e dei debiti che ha accumulato nel corso del tempo. Tuttavia, Alberto non può lasciare la moglie perché altrimenti per lui sarebbe la fine.

Comunque, il destino sembra aver deciso in favore di Alberto: durante un viaggio in Romania, l’aereo di Susanna precipita e tutti credono che la donna sia morta. In seguito a quest’evento, l’uomo eredita la fortuna della donna e può finalmente saldare i suoi debiti. Almeno fino a quando non si scopre che Susanna non è mai salita sull’aereo ed è tornata sempre più convinta di lasciare il partner. A quel punto, Alberto pianifica un modo concreto per eliminare Susanna ed ereditare le sue ricchezze, diventando così una sorta di aspirante vedovo.

Aspirante vedovo, 4 curiosità sul film stasera 30 settembre 2023 su Rai Movie

Aspirante vedovo, remake moderno di un classico del cinema italiano 

In realtà il soggetto di questa pellicola non è originale ma trae spunto da un capolavoro del cinema italiano. Infatti, si tratta di un remake moderno del film Il Vedovo del regista Dino Risi con protagonista Alberto Sordi.

Aspirante vedovo, il commento della Litizzetto

In un’intervista riportata da cinefilos.it, l’attrice Luciana Litizzetto ha parlato di questo film. Il suo commento al riguardo è stato il seguente: «È una commedia nera: un genere che è ormai molto lontano da quello che si produce e si realizza abitualmente in Italia. Fare questo, film riproponendo una storia già raccontata ma ri-attualizzata, era un modo per avvicinarsi anche ai giovani, a chi – per generazione e contesto storico-culturale –  è lontano da Il vedovo di Dino Risi che resta un capolavoro indiscusso».

Aspirante Vedovo è il film che andrà in onda questa sera su Rai Movie, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
I due protagonisti Fabio De Luigi e Luciana Litizzetto (X).

Aspirante vedovo, le riprese effettuate in diverse location

Le riprese per il film sono state effettuate in diverse zone d’Italia. Principalmente la pellicola è stata girata a Torino ma altre scene sono state girate anche in Valle d’Aosta e a Milano.

Aspirante vedovo, il primo pensiero del regista Massimo Venier

Il regista Massimo Venier ha svelato il primo pensiero dopo che gli era stato proposto tale progetto. In un’intervista riportata dal sito cinefilos.it ha dichiarato: «Quando ci hanno proposto questa cosa il primo pensiero è stato che non era possibile farla; poi però ti trovi di fronte una storia straordinaria e dei personaggi che lo sono altrettanto e allora capisci che è giusto e interessante fare un tentativo».

New York sott’acqua: dichiarato lo stato di emergenza per le piogge

Piogge torrenziali, causate da violenti temporali che si sono abbattuti sulla metropoli venerdì 29 settembre, hanno allagato New York, mandandola in tilt e costringendo il governatore dello Stato Kathy Hochul a dichiarare lo stato di emergenza. I cittadini sono invitati a stare a casa e non spostarsi: «La situazione è pericolosa» e continuerà a esserlo per ore, hanno avvertito le autorità. Le piogge infatti proseguiranno incessanti per un altro giorno, secondo le previsioni meteo.

Metro sospese e stazioni allagate

La metà delle linee della metro sono state parzialmente o totalmente sospese, alcune stazioni allagate sono diventate irraggiungibili causando non pochi disagi ai passeggeri. Anche gli autobus si sono fermati. Un terminal dell’aeroporto di LaGuardia è stato chiuso e decine di voli nei tre principali scali dell’area – Newark, LaGuardia e Jfk – hanno registrato ritardi, così come i treni in arrivo e partenza. Le strade e gli scantinati di molti palazzi sono allagati. I soccorsi e le procedure di evacuazione procedono a rilento: l’acqua in alcune zone, come ad esempio a Brooklyn, è arrivata fino alle ginocchia rendendo più difficile prestare aiuto.

Le polemiche contro il sindaco

Una situazione di totale caos che ha scatenato una serie di polemiche contro il sindaco Eric Adams, accusato di non aver dato l’allarme tramite il sistema di allerta e quindi di aver fatto sì che la città e i suoi residenti fossero impreparati all’emergenza. Gli uffici e le scuole sono infatti rimasti aperti, esponendo lavoratori e studenti a un inutile rischio. Adams ha però difeso le sue scelte: «Abbiamo seguito il protocollo», ha detto assicurando che l’emergenza non è stata sottovalutata. Le sue parole non sono servite a calmare i cittadini, soprattutto quelli rimasti ostaggio del caos nei trasporti. Con la quasi paralisi totale di metro e bus, la domanda di taxi e Uber è esplosa provocando attese di oltre un’ora.

Meloni: «I soliti noti vorrebbero un governo tecnico, lo spread? È stato molto più elevato»

Si è svolto a Malta, nella giornata di venerdì 29 settembre, a margine del vertice Med9, l’incontro trilaterale tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Al centro il dossier migranti e il piano in 10 punti proposto da von der Leyen a Lampedusa.

Macron: «Con Meloni e Ue approccio comune»

«L’incontro con Giorgia Meloni è andato bene, come sempre. È stato efficace. Abbiamo potuto fare passi avanti. Con la Commissione europea abbiamo trovato un approccio comune che proporremo ai colleghi per dare una risposta comune a questa che è una sfida totalmente europea. Penso che la capacità europea di prevenire questi flussi sia la chiave». Ha detto all’Ansa il presidente francese Emmanuel Macron, commentando l’esito del trilaterale sulla crisi migratoria.

Meloni: «Soluzioni strutturali o saremo travolti»

«Chi pensa che il problema dei migranti possa essere rinchiuso entro i confini di una nazione europea prende un abbaglio. Senza risposte strutturali prima saranno travolte le nazioni di primo approdo, ma poi tutti quanti verranno travolti da questo problema», ha affermato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle dichiarazioni finali dei leader al termine del vertice. Il «piano di azione presentato da Ursula von der Leyen a Lampedusa è una ottima cornice di partenza, è fondamentale renderlo concreto e operativo».

Sullo spread: «Non vedo questo problema»

La sinistra «continui a fare la lista dei ministri del governo tecnico che noi intanto governiamo»  ha aggiunto la premier. Interpellata sull’andamento dello spread: «Non vedo questo problema, vedo questa speranza da parte dei soliti noti, mi fa sorridere. Voglio tranquillizzare: il governo sta bene la situazione è complessa l’abbiamo maneggiata con serietà l’anno scorso, e anche quest’anno. Lo spread che lanciate come se fosse la fine del governo Meloni stava adesso a 192 punti, a ottobre scorso 250 durante l’anno precedente al nuovo governo è stato più alto e i titoli non li ho visti».

«Non si fa solidarietà con i confini degli altri»

«Non si può fare solidarietà con i confini degli altri» ha detto Meloni a margine del vertice Med9 a Malta, parlando delle richieste della Germania sul regolamento delle crisi inserito nel Patto sulla migrazione e l’asilo. «Ho avuto degli scambi con il cancelliere Scholz nella giornata di ieri. La Germania è arrivata con alcuni emendamenti, uno in particolare, quello che riguarda le ong, per noi rappresenta un passo indietro. Abbiamo chiesto di avere tempo, non si poteva decidere ieri così».

Facci lascia Libero: la lettera ai colleghi della redazione

Filippo Facci ha lasciato Libero. Appena insediato, il neo direttore Mario Sechi ha eliminato la sua rubrica in prima pagina. Questa la lettera con cui il giornalista ha salutato amici e colleghi del quotidiano

«Oggi mi sono dimesso da Libero – come avevo chiesto a Scaglia di dire in riunione, essendo io stato ancora in uno stracazzo di ospedale per i miei guai interminabili – e ci tenevo a dirvi che voglio bene a voi tutti (sì, anche a te, a Senaldi: giuro) e che le mie dimissioni le avevo praticamente già decise nel giorno dell’insediamento di Sechi, il quale, come primissima cosa, ha eliminato la mia rubrica di prima pagina, che, tra piccole interruzioni umorali, esisteva – passando dal Giornale a Libero – dalla fine degli anni Novanta e figurava anche nel contratto d’assunzione che firmai nella tarda estate 2009. Non mi sono dimesso per andare al Giornale, anche se è una cosa che volevo e che dovevo fare in accordo con Sallusti sin da aprile, ma che poi è saltata per forte opposizione dell’amministratore delegato che mi offrì una cifra provocatoria all’inizio di agosto, cosa che poi non si aggiustò per sostanziale e letterale vacanza di Sallusti sulla questione».

«Mi sono dimesso per la rubrica»

«Non mi sono neanche dimesso per cose tipo l’obbligo di presenziare alle riunioni del mattino, pur io non avendo alcuna mansione: la cosa semmai mi divertiva e costituiva un problema per l’equilibrio neurovegetativo dei presenti e soprattutto di Biasin. L’equilibrio neurovegetativo di alcuni (penso a Scaglia) del resto non è peggiorabile. Senza farla lunga, e se dovessi sintetizzare, io mi sono dimesso da Libero per la rubrica, e per ciò che rappresentava per Sechi: qualcosa che in parte poteva sfuggire al suo controllo. Sechi vuole il controllo totale (già Capezzone è diverso) e lo avete già visto tutti, io l’ho capito da infiniti dettagli e da esperimenti che ho fatto in questo breve periodo.  Tantomeno mi sono dimesso in un qualcosa che è stato «concordato»: no, il direttore non ne sapeva un beato cazzo. Ma voglio bene anche a lui, a Mario Sechi, che mi seguì a Libero nel 2009 assieme a Nuzzi, Bechis, Belpietro e altri tromboni: guadagnavano infiniti soldi più di me, e però, nel tempo, io sono l’unico della brigata che è rimasto, colpevole degli accordi che avevo preso (scrivere e basta, con Belpietro che non mi voleva vedere fisicamente, così stavo a casa) e colpevole di guadagnare quello che chiesi, cioè la somma di quello che percepivo al porto sicuro di Mediaset (che lasciai per l’avventura disperata del Libero orfano del fondatore) più quello che percepivo al Giornale: non un soldo di più. Io volevo e dovevo scrivere: e non mi sembra di essermi risparmiato. Voglio bene a Mario Sechi, dicevo, anche se ne ho conosciuti due: il primo era un cazzone, il miglior capocronista che abbia avuto il piacere di conoscere, e ricordo ancora la volta che, da direttore dell’Unione Sarda, mi telefonò alle 6.00 del mattino completamente ubriaco. Un pazzo che ne cercava un altro. Del secondo Sechi ho sentito parlare, ma io non do mai retta alle voci: non voglio credere che sia diventato un classico esempio del Principio di Peter. Nel caso, non voglio saperlo, scoprirlo.

«Mi sono dimesso al buio, ma non ho paura»

«Mi è bastata la cosa della rubrica, ma non perché stiamo parlando di chissà che cosa, ma perché è stato un gesto fortemente simbolico. A parte che mi hanno levato due rubriche in un mese (la Rai e Libero: vaffanculo) suvvia, pochi cazzi: la rubrica funzionava, e funzionava perché spesso non centrava un cazzo, la sbirciavi anche se non ti piaceva, Sallusti quand’era al Giornale voleva assumermi perché la scrivessi lì, e, comunque era scritta con più metodo di quanto forse immaginiate; ma non è stata affidata a un altro, o messa in una pagina interna, cose così: è stata proprio buttata via, cancellata. E, in un giornale che sta funzionando, ci devi pensare bene prima di cancellare una rubrica che ha 25 anni o demansionare persone come qualcuna di voi. Altrimenti rischi di essere lo stupido secondo la definizione di Carlo Maria Cipolla: uno che fa del male agli altri e anche a se stesso. Vi voglio bene, insomma. Ricordatemi per quando vi portai le granite alla siciliana, per quando scassinai ufficialmente la macchinetta delle merendine, per aver portato qualcuno di voi a scalare montagne (con un ‘duro’ che quasi piangeva, e un interista che si commosse guardando delle capre), per aver rifato sorriso a un paio di ragazze tristi e ricordatemi persino per qualche articolo. Ho 56 anni e mi sono dimesso al buio, ma non ho paura. E, se vi servirà, vi sarò amico».

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