Monthly Archives: Luglio 2023

Morte Purgatori: «Colpito da ischemie cerebrali»

I legali della famiglia di Andrea Purgatori, scomparso il 19 luglio scorso, hanno dichiarato che il giornalista «sarebbe stato colpito da ischemie cerebrali». Lo rivelano i risultati degli esami autoptici, ma si aspetterà il 6 settembre per nuove perizie. I pm della procura di Roma stanno indagando sulla morte di Purgatori dopo che la famiglia ha presentato un esposto. È stato aperto un fascicolo in cui sono stati inseriti due indagati per omicidio colposo, entrambi medici della clinica romana Pio XI.

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Gli esami per escludere un’eventuale infezione

Dopo l’esposto della famiglia sono state eseguite una Tac e l’autopsia, per cercare di capire se escludere o meno la presenza di un’infezione che possa aver aggravato le condizioni di salute del giornalista. Tra le varie ipotesi sulla morte di Purgatori si parla, infatti, di una pericardite settica. Il cronista lottava da tempo con un tumore ai polmoni, ma gli erano state diagnostiche anche metastasi al cervello. I magistrati hanno anche ascoltato varie persone, tra cui sanitari della struttura in cui era ricoverato e alcuni conoscenti dello stesso Purgatori. Nei prossimi giorni saranno ascoltati altri possibili testimoni con cui ripercorrere gli ultimi mesi di vita del reporter.

Gli esami autoptici rivelano che Purgatori è stato colpito da ischemie
Il feretro trasportato dai vigili del fuoco (Imagoeconomica).
, I VIGILI DEL FUOCO CON IL FERETRO

A fine agosto i risultati della Tac e dell’autopsia

E intanto si aspettano i risultati della Tac e dell’autopsia effettuata dal professore Luigi Marsella dell’Università di Tor Vergata. A questi si aggiungeranno quelli dei prelievi effettuati per gli esami anatomopatologici, ma i risultati non arriveranno prima della fine del mese di agosto. Intanto è arrivata anche la precisazione della clinica Pio XI, che ha sottolineato che il giornalista nella struttura «ha svolto solo accertamenti di diagnostica per immagini e una biopsia».

Gli esami autoptici rivelano che Purgatori è stato colpito da ischemie
I funerali di Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

Ucraina, lo stallo danneggia più Zelensky che Putin: il punto sulla guerra

Dopo quasi un anno e mezzo di guerra non si intravedono spiragli di tregua o di pace. Simboliche lo scorso fine settimana le dichiarazioni arrivate da Kyiv e da Mosca: da una parte il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito che l’obiettivo è riportare sotto il proprio controllo i territori occupati, dal Donbass alla Crimea; dall’altra l’ex capo di Stato e vicepresidente del Consiglio di sicurezza della Federazione russa Dmitri Medvedev ha detto che se la controffensiva ucraina dovesse avere successo, con le truppe di Kyiv a ridosso della penisola sul Mar Nero, allora Mosca non avrebbe scelta e potrebbe fare ricorso anche all’uso di armi nucleari. Sia l’Ucraina sia la Russia si sentono in grado di vincere sul campo, e con ogni mezzo, questo conflitto che al momento segna una fase di transizione: verso dove non è ancora ben chiaro.

Ucraina, lo stallo danneggia più Zelensky che Putin: il punto sulla guerra
Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev (Getty Images).

L’offensiva ucraina va a rilento mentre Mosca non esclude l’uso di armi nucleari tattiche

Dall’inizio di giugno è cominciata la controffensiva ucraina che nelle prime sei settimane non ha portato a mutamenti sensibili sulla lunga linea del fronte, che passa per oltre 1.000 km attraverso una mezza dozzina di oblast dell’est e del sud del Paese; negli ultimi 10 giorni da Kyiv si sono rivendicati avanzamenti nel Donbass, intorno a Bakhmut, e nel meridione, sulla direttrice che nella regione di Zaporizhzhia va verso il Mar Nero. Secondo fonti ucraine in alcuni punti la prima linea di difesa russa sarebbe anche stata penetrata. Da Mosca si sostiene invece che gli attacchi sono stati respinti: il presidente Vladimir Putin ha ripetuto più volte che la controffensiva è fallita. D’altro canto – come dimostrano le parole di Medvedev, il Cremlino prenderebbe in considerazione l’utilizzo di armi nucleari tattiche se la situazione dovesse davvero peggiorare. Il worst case scenario non è da escludersi. Al momento però non ci sono segnali di grandi sconvolgimenti, né nel Donbass, né tra Kherson e Zaporizhzhia: il contesto rimane quello di una guerra di logoramento in cui le posizioni difficilmente si ribaltano improvvisamente. La Russia, oltre alla difesa nel sud, sembra stia riprendendo l’iniziativa nel Donbass, per riconquistare i territori presi all’inizio del conflitto e perduti lo scorso autunno. L’Ucraina, che con molta probabilità non ha ancora schierato il massimo delle proprie forze, ha ancora qualche riserva, ma rimane un dato di fatto che nei primi due mesi di contrattacco i progressi si sono visti col lumicino. Difficilmente nel corso dell’estate si vedranno cambiamenti, poiché il supporto occidentale non cambierà radicalmente rispetto al volume attuale e la questione delle armi a lungo raggio e degli F16 è stata sostanzialmente procrastinata, per questioni tecniche e politiche.

Ucraina, lo stallo danneggia più Zelensky che Putin: il punto sulla guerra
Volodymyr Zelensky (Getty Images).

Lo stallo sulle posizioni attuali nuocerebbe più a Kyiv che a Mosca

L’Ucraina poi non entrerà nella Nato, se non eventualmente dopo la guerra e a condizioni e confini tutti da verificare, e la formula attuale del sostegno occidentale “sino a quando sarà necessario” vuol dire poco o nulla fino a che gli sponsor principali di Kyiv non decideranno quando sarà venuta l’ora di negoziare. Per adesso l’unico che potrebbe sedersi al tavolo in teoria è Putin, che a questo punto del conflitto può vantare comunque un vantaggio territoriale, vendibile anche al proprio elettorato, mentre per Zelensky un congelamento del conflitto sulle posizioni attuali sarebbe un disastro, in tutti i sensi. Il 2024 è un anno di elezioni presidenziali, a Mosca, Kyiv e soprattutto a Washington: gli Stati Uniti indicheranno la direzione in cui dovrà muoversi l’Ucraina nei prossimi mesi e nei prossimi anni, all’interno di una cornice internazionale in cui per la Casa Bianca il dossier dell’ex repubblica sovietica è sì importante, ma non determinante, nell’ottica dl duello con la Cina.

Ucraina, lo stallo danneggia più Zelensky che Putin: il punto sulla guerra
Vladimir Putin (Getty Images).

L’ipotesi di un compromesso tra Russia e Usa

I canali di comunicazione tra Russia e Stati Uniti sono rimasti in questi mesi in ogni caso aperti, anche se molto poco utilizzati, e nella prospettiva che il conflitto sul continente europeo si protragga senza chiari vincitori né vinti, incidendo però sulla capacità di manovra della Nato su altri teatri e soprattutto condizionando troppo la strategia americana nei confronti di Pechino, è possibile che si assista a un avvicinamento graduale che potrebbe tradursi nel tentativo di una ricerca di un compromesso, ovviamente sulla testa dell’Ucraina.

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L’Unesco lancia l’allarme su Venezia e vuole inserirla tra i «patrimoni mondiali in pericolo»

L’Unesco raccomanda di inserire Venezia nella lista dei patrimoni dell’umanità in pericolo. «Il continuo sviluppo, gli impatti dei cambiamenti climatici e del turismo di massa rischiano di provocare cambiamenti irreversibili all’eccezionale valore universale» di Venezia, rileva il World Heritage Centre, ramo dell’Unesco, che «raccomanda la sua iscrizione nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità in pericolo». Questa raccomandazione, per essere attuata, dovrà essere votata a settembre dagli Stati membri dell’organismo Onu.

L'Unesco chiede che Venezia venga inserita tra i patrimoni dell'umanità a rischio
Panoramica su San Marco dal tetto del Fondaco dei Tedeschi (ANSA).

L’iscrizione già chiesta due anni fa

Non è la prima volta che l’Unesco lancia l’appello. Già due anni fa era stata richiesta l’iscrizione all’elenco dei patrimoni in pericolo. Il governo ha poi varato alcune misure, come quella che vieta alle grandi navi di entrare nel canale San Marco. E questo «è stato rispettato», spiega l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Ma dal 2021 in poi gli esperti hanno chiesto più volte aggiornamenti sulle «misure correttive con un calendario per la loro attuazione». Le risposte, secondo quanto rivela Repubblica, sono state giudicate insufficienti.

Le richieste di Unesco: «Fermare i progetti su larga scala»

L’Unesco poi parla dei progetti su cui vigilare, come quelli per elevare l’isola di San Marco, la nuova linea ferroviaria verso l’aeroporto di Venezia, le piattaforme di arrivo in varie parti della città e i terminal per le imbarcazioni veloci. E inoltre chiede di «fermare tutti i nuovi progetti su larga scala» e approvare «misure relative alla pianificazione, alla gestione e alla governance» con un approccio sul lungo periodo. Serve una «visione strategica comune per la conservazione». L’organizzazione spiega infine che «molti di questi problemi, non nuovi ma diventati ormai urgenti, rimangono irrisolti o affrontati solo temporaneamente». A esaminare la situazione sarà il Comitato mondiale del Patrimonio, composto da 21 Stati. Si voterà a settembre ma sembra che stavolta Venezia non riuscirà a evitare l’inserimento nell’elenco.

L'Unesco chiede che Venezia venga inserita tra i patrimoni dell'umanità a rischio
Gondole e turisti a Venezia (ANSA).

Giulia Arena si sposa con Antongiuseppe Morgia: è stata lei a fare la proposta

L’attrice del Paradiso delle signore Giulia Arena, si sposerà a breve e lo ha annunciato su Instagram mostrando l’anello ai suoi follower.

Giulia Arena si sposa con Antongiuseppe Morgia  

L’attrice ed ex Miss Italia 2013 ha voluto condividere con i suoi fan la notizia mostrando il prezioso all’anulare. Il fidanzato è Antongiuseppe Morgia, suo compagno da nove anni. Una lunga storia d’amore che si coronerà con il matrimonio, desiderio che l’attrice aveva da tempo che l’ha spinta a stravolgere la tradizione e fare la fatidica proposta, come ha raccontato su Instagram. Una notizia accolta con gioia dai suoi follower, dai colleghi e dai suoi amici che hanno postato tantissimi messaggi di congratulazioni.

Nella foto pubblicata sui social si vede la mano dell’Arena unita a quella del suo fidanzato Morgia e sull’anulare dell’ex Miss Italia un bellissimo anello. A corredo dello scatto, il post che svela la vera sorpresa: «Dobbiamo dirvi una cosa…scrive l’attrice: (LUI) HA DETTO SI ( perché sono stata io a fare la proposta, ma questa è una storia che un giorno vi racconteremo)».

Le nozze erano nell’aria dallo scorso anno

Anche il futuro sposo ha voluto confermare l’annuncio fatto dall’Arena e sul suo profilo Instagram ha pubblicato un dolcissimo scatto che simpaticamente ha commentato: «Per l’uomo che non deve chiedere mai…». Entrambi appaiono molto felici del passo che si apprestano a compiere.

L’attrice già lo scorso anno aveva dichiarato di volersi sposare, raccontando che c’era solo un piccolo ostacolo da superare: «Il mio fidanzato vorrebbe che facessi io la proposta, io che la facesse lui». E a quanto pare a cedere è stata proprio lei. Giulia è nata a Pisa il 2 aprile 1994 ma si è trasferita appena nata a Messina. Dopo aver vinto il concorso di Miss Italia ha abbracciato il mondo dello spettacolo dedicandosi alla recitazione e affermandosi come una delle protagoniste della serie Il Paradiso delle signore, dove ha interpretato il ruolo di Ludovica. Antongiuseppe è un avvocato di 31 anni, originario della Sicilia. I due si sono conosciuti all’università quando l’Arena frequentava la facoltà di Giurisprudenza.

Renzi: «Governo aumenta benzina per pagare squadre di Serie A». Lotito: «Peggiore demagogia»

Botta e risposta tra Matteo Renzi e Claudio Lotito. Il leader di Italia Viva ed ex premier ha attaccato il governo sull’aumento della benzina, scrivendo nella sua Enews che sarebbe stato fatto per «dare soldi alle squadre di serie A». Una critica a cui ha subito risposto il senatore di Forza Italia, nonché presidente della Lazio, accusando Renzi: «Mente sapendo di mentire».

Renzi: «Aumentati i soldi alle squadre su richiesta di Lotito»

Matteo Renzi sulla sua Enews mette al primo posto il tema del prezzo del carburante in risalita: «Aumenta il costo della benzina. Polemiche sui media. Non c’è una sola persona, nemmeno una, che ricordi la contraddizione di Giorgia Meloni. La Premier ha vinto le elezioni con video in cui diceva che lo Stato lucrava su ogni pieno. Quando è diventata premier non solo non ha ridotto le accise, ma le ha addirittura AUMENTATE. Io sono tra i pochi che su questi temi insiste. Qui trovate un vecchio video che avevo fatto a gennaio 2023, qui il video che ho rilanciato oggi. Perché? Non perché sia facile ridurre le accise: non lo è».

Scontro tra Renzi e Lotito: il primo accusa il governo di pagare «le squadre di Serie A» con l'aumento della benzina; il secondo replica dicendo che «mente sapendo di mentire»
Matteo Renzi, senatore e leader di Italia Viva (Imagoeconomica).

E prosegue: «Ma è assurdo fare campagna elettorale promettendo mari e monti e poi, con la prima legge di bilancio, aumentare i soldi per le squadre di serie A su richiesta di Lotito e aumentare le accise sulla benzina. Si parla tanto di salario minimo: ma al ceto medio chi ci pensa? Ricordiamoci sempre: questo Governo ha aumentato la benzina per dare soldi alle squadre di serie A. E per me questa è la dimostrazione più netta di come governino i populisti».

La risposta di Lotito: «Usa il mio nome per farsi pubblicità»

Ma il presidente della Lazio non ci sta. Lotito risponde a muso duro con una nota: «Come al solito il senatore Renzi non perde occasione di utilizzare il mio nome per farsi pubblicità. E mente sapendo di mentire. Allo sport in genere, e non solo al calcio, non sono stati dati soldi come viceversa è avvenuto per il cinema (con un miliardo a fondo perduto) ma è prevista soltanto, come peraltro è previsto per legge per tutti i contribuenti, la possibilità di pagare a rate le tasse. Non è la prima volta che Renzi utilizza questi argomenti, ed è un peccato vederlo ridotto a rincorrere la peggiore demagogia come accade sempre a chi si trova a rappresentare l’ultimo canto del cigno».

Scontro tra Renzi e Lotito: il primo accusa il governo di pagare «le squadre di Serie A» con l'aumento della benzina; il secondo replica dicendo che «mente sapendo di mentire»
Il presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, Claudio Lotito (Imagoeconomica).

Ucraina, 700 mila i bambini portati in Russia dall’inizio della guerra

Dal 24 febbraio 2022 la Federazione Russa ha «accolto» circa 4,8 milioni residenti in Ucraina, perlopiù nelle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, nel Donbass. Tra essi anche 700 mila bambini. Lo ha detto il Commissario presidenziale per i diritti dei bambini Maria Lvova-Belova, specificando che «la stragrande maggioranza dei minori è arrivata con i genitori o altri parenti». Quelle che per Mosca sono attività umanitarie, secondo altri sono trasferimenti forzati: il 17 marzo 2023 la Corte penale internazionale ha infatti emesso un mandato di arresto nei confronti di Lvova-Belova e di Vladimir Putin per la deportazione di bambini dall’Ucraina in Russia.

Ucraina, 700 mila i bambini portati in Russia dall'inizio della guerra. La cifra è stata comunicata da Maria Lvova-Belova.
Maria Lvova-Belova (Getty Images).

Il report cita 1.500 orfani evacuati dalle regioni separatiste

Secondo il dossier illustrato da Lvova-Belova, 1.500 orfani sono stati evacuati dalle regioni separatiste ucraine orientali: di essi 380 sono stati adottati da genitori russi. Nello specifico hanno trovato una famiglia affidataria 288 orfani provenienti da istituti della Repubblica di Donetsk e 92 da quella di Lugansk. Il rapporto, che non fa menzione di orfani provenienti da altri territori ucraini, evidenzia però che, tra la fine dell’estate e l’autunno 2022, «a causa della situazione al fronte» numerosi genitori delle regioni di Kherson, Zaporizhzhia, Kharkiv e di altri territori «hanno mandato volontariamente i propri figli in vacanza, per proteggerli dalle ostilità». I ragazzi, «per delega dei loro genitori, sono stati accettati da sanatori e organizzazioni ricreative e ricreative in Crimea e nel territorio di Krasnodar», afferma il rapporto.

Ucraina, 700 mila i bambini portati in Russia dall'inizio della guerra. La cifra è stata comunicata da Maria Lvova-Belova.
Genitori ucraini abbracciano i figli tornati dalla Russia (Getty Images).

Per Kyiv sono 19.500 i bambini ucraini deportati in Russia

Un’indagine sostenuta dalle Nazioni Unite ha stabilito che il trasferimento forzato e la deportazione di bambini ucraini da parte della Russia costituisce un crimine di guerra. Secondo Kyiv sono 19.500 i bambini ucraini deportati in Russia dall’inizio della guerra, molti dei quali si ritiene siano stati collocati in istituti e famiglie affidatarie. Secondo l’organizzazione Children of War, sono finora 386 quelli rintracciati e restituiti alle loro famiglie.

Nadir Caselli: età, fidanzato e film dell’attrice e modella

Nadir Caselli, nata a Pisa il 31 gennaio 1989, è un’attrice e modella. Laureata in mediazione linguistica dell’Università di Roma Tre, ha lavorato per diversi anni nella moda prima di approdare al cinema nel 2008 con Un gioco da ragazze di Matteo Rovere.

Nadir Caselli: biografia e carriera

Nel 2009 ha debuttato anche in televisione in R.I.S. 5 – Delitti imperfetti, regia di Fabio Tagliavia, seguita dalla miniserie La scelta di Laura, regia di Alessandro Piva, sempre nello stesso anno. L’anno seguente ha continuato a recitare in serie tv come Tutti per Bruno, dove ha interpretato Sara, la figlia di Bruno (Claudio Amendola), e sul grande schermo ha recitato in Baciami ancora, regia di Gabriele Muccino. Ha poi preso parte nel 2011 al film Immaturi, regia di Paolo Genovese (2011) e La peggior settimana della mia vita di Alessandro Genovesi (2011). Tra gli altri film in cui ha recitato vi sono Posti in piedi in paradiso, regia di Carlo Verdone (2012), Universitari – Molto più che amici, regia di Federico Moccia (2013), Benvenuto Presidente!, di Riccardo Milani (2013) e Smetto quando voglio, regia di Sydney Sibilia (2014).

Nadir Caselli, tra la carriera e la vita privata
Nadir Caselli al Festival del Cinema di Roma nel 2008 (Getty Images).

Ha interpretato diversi ruoli anche in serie, fiction e miniserie tv come Il commissario Manara 2 (2011), Ho sposato uno sbirro 2, regia di Carmine Elia (2011), Don Matteo, regia di Monica Vullo, Luca Ribuoli e Jan Maria Michelini (nel 2014-2016 e nel 2020), dove ha interpretato la nipote del maresciallo Cecchini (Nino Frassica), e Complimenti per la connessione, regia di Valerio Bergesio (2017).

Nadir Caselli: la vita privata

L’attrice è legata sentimentalmente a Marco Barboni, che non fa parte del mondo dello spettacolo. Nel 2017 la coppia ha avuto un figlio.

Cadavere mutilato a Genova: ucciso perché si era licenziato

Il 18enne egiziano Mahmoud Sayed Mohamed Abdalla è stato ucciso perché si era licenziato e stava per andare a lavorare per un concorrente. Questo è quanto emerge dagli interrogatori in procura dei due indagati, il 26enne Abdelwahab Ahmed Gamal Kamel e il 27enne  Mohamed Ali Abdelghani, accusati di omicidio e soppressione di cadavere. Secondo l’accusa, il ragazzo aveva deciso di dimettersi dal negozio di barbiere dove lavorava alle dipendenze di Gamal Kamel. Quest’ultimo avrebbe visto poi alcune foto postate sui propri profili social dal 18enne mentre tagliava i capelli in una barberia concorrente. Da lì l’aggressione e l’omicidio.

L’omicidio a casa del datore di lavoro

Secondo gli investigatori, l’omicidio sarebbe stato compiuto a casa del datore di lavoro domenica 23 luglio. Il cadavere è stato poi ritrovato senza testa e mani, due giorni dopo in mare, davanti a Santa Margherita Ligure. Dall’autopsia sono emerse anche altre ferite all’addome e al cuore. Dopo averlo ucciso e smembrato, i due uomini hanno utilizzato probabilmente due valigie, trasportate su un taxi fino a Chiavari. Sono stati interrogati anche alcuni connazionali, dipendenti della barberia, e uno di loro ha parlato per primo della lite tra il presunto killer e vittima.

Abdalla da tempo pensava di licenziarsi

Tra gli interrogati c’è anche un amico di Abdalla. Il 18enne, ha raccontato, si lamentava da tempo delle condizioni di lavoro vissute ogni giorno. I problemi principali erano il dover pagare da solo il pranzo e lo stipendio, che non bastava per mandare anche soldi alla famiglia. Per risalire agli assassini sono state analizzate anche le celle telefoniche, con cui sono stati ricostruiti i movimenti della vittima. Nelle ore della sparizione è stato geolocalizzato a Chiavari, negli stessi punti di Abdalla, anche Abdelghani. E infine le telecamere. Gli investigatori hanno analizzato diverse ore di filmati, trovando spesso i due presunti assassini in compagnia della vittima.

Estrema destra e cattolici integralisti si danno appuntamento ad Assisi il 9 e 10 settembre

Nessuna preoccupazione. E  zero commenti anche nelle chat dei parlamentari. Dalle parti di Fratelli d’Italia il convegno di Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma e già dirigente di Alleanza nazionale, è stato bellamente ignorato. O almeno così dicono parlamentari e staff all’indomani del Forum dell’Indipendenza Italiana che domenica 30 luglio ha riunito a Orvieto pezzi di mondo della destra (ma non solo) che non si sentono rappresentati dal governo di Giorgia Meloni, dai no green pass ai cattolici integralisti passando per i nuovi pacifisti, coloro, cioè, che considerano le posizioni italiane troppo schiacciate sul fronte Nato nella guerra in Ucraina. Un mondo che secondo Alemanno sarebbe pronto a votarlo, arrivando a raccogliere un 10 per cento dei consensi. I meloniani, però, non credono che Alemanno possa attrarre eventuali scontenti tra le fila di FdI, nonostante i richiami alla destra sociale (che nei giorni in cui scoppia la protesta per lo stop al Reddito di cittadinanza potrebbe far presa). Qualche parlamentare, piuttosto, lascia aperta la possibilità che l’ex sindaco capitolino possa affascinare semmai qualche esponente della Lega, soprattutto per le posizioni in politica estera, più apertamente filorusse. Classico gioco delle parti.

Estrema destra e cattolici integralisti si danno appuntamento ad Assisi il 9 e 10 settembre
Gianni Alemanno (Imagoeconomica).

Le Tavole d’Assisi: a settembre convegno di ultra destra con Alemanno, Pillon, Gandolfini, Foa, Borgonovo, Sgarbi e Hoara Borselli

Eppure qualcosa a destra pare muoversi. A settembre, il 9 e il 10, si terrà il convegno Le Tavole di Assisi proprio nella città di San Francesco. A riunirsi sarà la destra cattolica conservatrice che si riconosce nello slogan “Dalla parte della vita, della famiglia, dei valori. Contro il pensiero unico del politicamente corrotto, delle ideologie gender, woke e della cancel culture”. Nell’invito all’evento si sottolinea come «le sfide che attendono l’Italia e l’intero Occidente siano ormai evidenti, e sempre più spesso gli esponenti del mondo conservatore soffrono di una sorta di ‘inferiorità culturale’ che li porta ad allinearsi al pensiero unico liberal, globalista, anticristiano e in definitiva anti-umano». Il parterre è di tutto rispetto.

Estrema destra e cattolici integralisti si danno appuntamento ad Assisi il 9 e 10 settembre
Il programma delle Tavole d’Assisi.

Oltre allo stesso Alemanno, che interverrà a un panel dal titolo L’Italia ripudia la guerra, sono attesi Simone Pillon, ex senatore della Lega noto per le sue posizioni anti gender, e Massimo Gandolfini, animatore del Family Day. Di ‘Inverno demografico e neo-malthusianesimo’ parleranno invece l’ex presidente Istat (che la Lega avrebbe voluto riconfermare) Gian Carlo Blangiardo e l’ex presidente dell’Istituto per le opere di religione-Ior, Ettore Gotti Tedeschi. Spazio anche all’ex presidente Rai ai tempi del Conte I e a cui viale Mazzini ha recentemente affidato una trasmissione radiofonica su Radio 1, Marcello Foa. Tra i giornalisti, attesi anche Francesco Borgonovo (firma ‘sovranista’ de La Verità di cui è stato invitato anche il direttore, Maurizio Belpietro), l’opinionista Hoara Borselli (volto tv, da qualche tempo su posizioni filo centrodestra) e Francesco Giubilei, anche lui prezzemolino del piccolo schermo e già consigliere del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Tra gli invitati proprio il sottosegretario di Sangiuliano, Vittorio Sgarbi. Dovrebbe parlare di ‘La Bellezza salverà il mondo: Giotto racconta san Francesco e il cantico delle Creature’.

Mare Fuori, Artem si sposa con la fidanzata Gioia D’Ambrosio

Artem Tkachuk, l’attore che interpreta il personaggio di Pino in Mare Fuori, ha chiesto alla fidanzata Gioia D’Ambrosio di sposarlo. La tiktoker ha mostrato felicissima l’anello ai suoi follower.

Foto anello (Instagram).

Artem Tkachuk si sposa con Gioia D’Ambrosio

Il ventitreenne ha chiesto la mano alla sua compagna che nelle sue storie Instagram ha condiviso una foto con l’anello al dito e la scritta «I said yes» (Ho detto sì). Non emergono altri dettagli, né la data del matrimonio. Gioia D’Ambrosio è una tiktoker seguita da oltre 40 mila persone e ha voluto stupire i suoi fan con la notizia del futuro matrimonio, mentre il giovane attore ha sempre preferito mantenere lontano dai riflettori la sua storia d’amore. Artem Tkachuk ha parlato raramente della sua fidanzata, tra cui in un’intervista a Vanity Fair: «Gratitudine e amore sono i due sentimenti che dovrebbero guidarci. Con l’amore cambiano le giornate, cambiano le prospettive. L’amore ha un sapore buono, è come un fuoco dentro. Quando stai lontano da questa persona, è come se ti mancasse l’aria. Io l’ho incontrata prima di partire con la carriera, è Dio che me l’ha mandata».

Artem Tkachuk (Getty Images).

Il passato di Tkachuk, di origini ucraine, non è stato facile. L’attore è nato ad Afragola e proprio grazie alla recitazione ha superato momenti difficili, come ha raccontato lui stesso in un’intervista a Serena Bortone nel programma Oggi è un altro giorno: «Fino a qualche anno fa stavo sul marciapiede del mio quartiere e il cinema mi ha salvato la vita. Sul marciapiede capitano tantissime cose e quindi non sai cosa ti aspetta. Mare Fuori è l’esempio dei ragazzi di strada, io sono l’esempio di un ragazzo di strada che ce l’ha fatta». Il suo personaggio, Pino ‘o pazzo, è tra i più amati della serie e, come ha confermato l’attore, ci sarà anche nella quarta stagione.

Terrasini, a un 60enne tolgono il reddito di cittadinanza: lui minaccia di dare fuoco alla stanza del sindaco

Un uomo ha fatto irruzione nella stanza del sindaco e ha tentato di bruciare tutto per protesta dopo aver perso il reddito di cittadinanza. È successo al municipio di Terrasini, in provincia di Palermo, dove un disoccupato di 60 anni ha minacciato di dar fuoco a tutto, proprio a causa della notizia appena appresa. Dopo aver cosparso tutto di benzina, l’uomo è stato fermato dal segretario generale Cristofaro Ricupati, che ha tentato di parlargli. A convincerlo definitivamente è stato il presidente del consiglio comunale Marcello Maniaci. Sul posto anche carabinieri e un’ambulanza del 118, che hanno trasportato il protagonista della storia all’ospedale di Partinico, per accertamenti. Il 60enne è apparso in forte stato confusionale e alterato.

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Il sindaco: «I Comuni da soli non possono aiutare»

Il primo cittadino di Terrasini, Giosuè Maniaci, lancia un appello: «Stanno passando dei messaggi distorti in questi giorni. I percettori che si sono visti togliere il reddito di cittadinanza vengono sollecitati a rivolgersi ai Comuni. È chiaro che i Comuni da soli, se non c’è uno strumento legislativo, se non c’è il governo, se non c’è un intervento della Regione, non possono essere in grado di aiutare tutte queste famiglie che hanno goduto del beneficio. Come sindaci ogni giorno ci battiamo con l’obiettivo di creare economia ed è quello che stiamo facendo dalla mattina alla sera. Ma è evidente che non possiamo soddisfare la singola richiesta di un soggetto. Con questa persona abbiamo anche cercato un confronto nel tempo e gli sono state anche offerte delle occasioni di lavoro ma ha evidenziato di essere impossibilitato per una serie di presunti problemi fisici».

Un 60enne ha tentato di incendiare la stanza del sindaco di Terrasini dopo aver perso il rdc
Il sindaco di Terrasini Giosuè Maniaci (Imagoeconomica).

L’Anci: «Difficoltà per gli elenchi dei fragili»

Mentre il governo tira dritto e specifica che si trattava di «un sussidio a termine», l’Anci lancia l’allarme. L’Associazione nazionale italiana comuni spiega che l’Inps non avrebbe a disposizioni tutti i dati dei beneficiari e questo ha creato difficoltà e problemi ai Comuni. Quest’ultimi sono chiamati a redigere gli elenchi dei nuclei familiari fragili.

L’acrobata Remi Enigma muore precipitando da un grattacielo di Hong Kong

Remi Lucidi, acrobata francese noto sui social come Remi Enigma, è morto precipitando da un palazzo di Hong Kong. L’influencer 30enne è caduto dal 68esimo piano della Tregunter Tower che aveva raggiunto forse per scattare uno dei suoi virali selfie ad alto rischio. Lo riporta l’Independent, che ha citato alcuni media locali. «La vita è troppo breve per inseguire gli unicorni», aveva scritto in uno dei suoi ultimi post il 16 luglio scorso. Nella sua breve carriera ha scalato enormi strutture senza l’ausilio di imbracature in tutto il mondo, da Dubai alla sua Francia fino all’Ucraina. Numerosi i commenti dei circa 8 mila follower che lo seguivano costantemente su Instagram. «Hai vissuto cercando sempre l’avventura», ha scritto un utente. «Non hai mai lasciato posto alla paura, riposa in pace fratello».

L'acrobata francese Remi Enigma è morto cadendo dal 68esimo piano della Tregunter Tower di Hong Kong. Ecco i suoi scatti e video più famosi.
L’acrobata Remi Enigma in uno dei suoi scatti in Rete (Enigma, Facebook).

Remi Enigma, gli ultimi istanti dell’acrobata a Hong Kong

Secondo le ultime ricostruzioni, Remi Enigma era giunto a Hong Kong con l’obiettivo di realizzare una nuova impresa. «Mi ha detto che avrebbe scalato una montagna», ha raccontato all’Independent il gestore dell’hotel in cui alloggiava. «Mi ha parlato di alcune escursioni che sperava di poter fare». Secondo il South China Morning Post, il giovane acrobata francese si è presentato alla Tregunter Tower sabato 29 luglio alle 18 ora locale affermando di voler fare visita a un amico che alloggiava al 40esimo piano. Una menzogna, come ha scoperto un agente della sicurezza, architettata solo per raggiungere il tetto. Una volta dentro, infatti, come dimostrano le telecamere di videosorveglianza Enigma ha proseguito fino al 49esimo grazie a un ascensore. Successivamente, si è diretto verso il 68esimo utilizzando le scale interne.

L'acrobata francese Remi Enigma è morto cadendo dal 68esimo piano della Tregunter Tower di Hong Kong. Ecco i suoi scatti e video più famosi.
L’acrobata Remi Enigma in uno dei suoi scatti in Rete (Enigma, Facebook).

La polizia che sta indagando sull’accaduto ritiene che Remi Enigma abbia forzato una porta sull’attico per uscire all’esterno ma sia rimasto intrappolato. Ha iniziato a battere violentemente contro il vetro di una finestra, attirando l’attenzione di un’addetta delle pulizie per chiedere aiuto, prima di perdere l’equilibrio e precipitare nel vuoto. Una volta giunti sul posto, gli agenti hanno potuto soltanto constatare il decesso del ragazzo. Sull’attico della Tregunter Tower hanno ritrovato la macchina fotografica con cui immortalava le sue imprese. «Era un giovane in forma e con un volto felice», ha proseguito il proprietario dell’hotel. «Mi sento molto triste».

Dalla Francia all’Ucraina, le imprese più famose sui social

Remi Enigma aveva iniziato a scalare edifici nel 2016, viaggiando per il mondo alla ricerca sempre di una sfida più difficile. Come dimostrano i suoi numerosi scatti su Instagram, dove si faceva chiamare anche Daredevil, amava l’arrampicata estrema tanto da essere un ottimo scalatore. Chi lo conosceva infatti ha detto che ha sempre realizzato i suoi video, seppur pericolosi, dopo un attento studio, raccomandando agli altri di non emularlo. In Rete si trovano immagini incredibili a Dubai, ma anche in Francia e in Polonia, passando per Lisbona e Gabrovro, in Bulgaria. Ha persino scalato alcune strutture di Pripyat, la cittadina ucraina abbandonata nei pressi della centrale nucleare di Chernobyl.

A Milano chiude l’Odeon, primo multisala della città

Ha quasi 100 anni, per la precisione 94, ma non arriverà a compiere un secolo di vita il cinema Odeon di Milano, a due passi da piazza del Duomo. La storica multisala con 10 sale di proiezione e oltre 2 mila posti a sedere, la prima della città, chiuderà i battenti da martedì 1 agosto 2023. Gli ultimi spettacoli sono quelli in programma oggi, 31 luglio, fino alle 22:45 (ora a cui inizierà l’ultima proiezione). È la fine di un’epoca perché la multisala è aperta, prima come teatro e poi come cinema, dal 1929 con la sua architettura unica in stile Art déco.

I milanesi già nostalgici: «Vengo qua da quando ero bambina»

Al suo posto nascerà un centro commerciale, anche se a pochi passi da lì c’è già La Rinascente. Nell’ultimo giorno di proiezioni i milanesi si sentono un po’ orfani dell’Odeon. Come Lorena, che ha 46 anni e parla di questo cinema con commozione prima di entrare a vedere il film Barbie: «A Milano e soprattutto in centro stanno chiudendo tutti i cinema, io vengo qua da quando ero bambina. I miei genitori mi portavano a vedere i cartoni animati della Disney e da grande ci sono sempre venuta con le amiche. Anche per Nicolas «è una bella botta la chiusura dell’Odeon. Quanti ricordi in queste sale e per cosa? Per l’ennesimo centro commerciale di cui non abbiamo bisogno».

Polonia, schierati cecchini al confine con la Bielorussia

La Polonia ha schierato cecchini al confine con la Bielorussia. Lo ha riferito su Twitter il comando generale delle forze armate di Varsavia, pubblicando diverse foto dei militari con armi da cecchino sullo sfondo di una recinzione al confine polacco-bielorusso, dove da giorni la tensione è altissima. La Polonia teme infatti che i mercenari della Wagner potrebbero potrebbero travestirsi da guardie di frontiera bielorusse e aiutare i migranti clandestini a passare in Polonia (o costringerli a farlo), così come fingersi essi stessi migranti in un ennesimo tentativo di destabilizzazione.

Mercenari della Wagner vicini al corridoio di Suwalki, la Polonia schiera cecchini al confine con la Bielorussia.
Migranti respinti dalla Polonia alla frontiera con la Bielorussia (Getty Images).

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Gli occhi della Polonia sul corridoio di Suwalki

È questo l’allarme lanciato sabato dal premier polacco Mateusz Morawiecki, secondo cui un centinaio di miliziani della Wagner si sarebbe trasferito nei pressi del corridoio di Suwalki, lembo di terra lungo circa 65 chilometri posto a cavallo del tortuoso confine tra Lituania e Polonia: nato di fatto con il crollo dell’Urss, oggi è molto importante dal punto di vista militare, geopolitico ed economico, in quanto rappresenta la via più breve tra l’exclave russa di Kaliningrad e la Bielorussia.

Wagner in Bielorussia, l’allarme a Varsavia è alto da giorni

Stanislav Zharin, sottosegretario della presidenza del Consiglio, ha detto che il confine con la Bielorussia, dove «stranieri aggressivi» attaccano le pattuglie locali, «è molto pericoloso». L’allarme a Varsavia è alto da giorni, dopo la denuncia che mercenari della Wagner in Bielorussia sono stati dispiegati al confine con la Polonia. Dopo il fallito ammutinamento il Russia e il trasferimento nel Paese guidato da Alexander Lukashenko, le prime stime polacche indicavano in circa 1.200 il numero di wagneriti in Bielorussia. Il servizio di frontiera ucraino ha invece appena valutato il loro numero in «oltre 5 mila».

Mercenari della Wagner vicini al corridoio di Suwalki, la Polonia schiera cecchini al confine con la Bielorussia.
Pattugliamento polacco al confine con la Bielorussia (Getty Images).

La papessa stasera su Iris: trama, cast e curiosità

Stasera 31 luglio 2023 alle ore 21.00 sul canale Iris andrà in onda il film intitolato La papessa. La pellicola è stata diretta da Sonke Wortmann, regista che ha scritto anche la sceneggiatura in collaborazione con Heinrich Hadding. Nel cast ci sono Johanna Wokalek, John Goodman, David Wenham e Iain Glen.

La papessa è il film che andrà in onda questa sera 31 luglio 2023 su Iris, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
Una scena tratta dal film (Twitter).

La papessa, trama e cast del film in onda stasera 31 luglio 2023

La trama della pellicola racconta la storia di Johanna (Johanna Wokalek), una donna dell’814 d.C. che non sembra accettare le condizioni delle donne nella sua epoca. Johanna vorrebbe infatti essere libera di intraprendere la vita che vuole in modo indipendente, senza che nessuno decida il suo futuro o il suo modo di fare. Per questa ragione si ribella alla volontà del padre (Iain Glen) e decide di trovare il suo destino da sola. Decide quindi di fingersi uomo e studiare le Sacre Scritture, accedendo a un’istruzione che all’epoca era proibita per le donne.

Johanna arriva fino alla scuola di Dorstadt e qui conosce il conte Gerold (David Weinham), un nobile molto vicino agli ambienti ecclesiastici. Il conte capisce che Johanna è in realtà una donna e tra i due scoppia l’amore. Tuttavia, neanche questo fermerà Johanna dal raggiungere il suo vero e unico obiettivo: riuscire a diventare Papa per poter cambiare definitivamente il volto della chiesa. Johanna sarà pronta a tutto pur di ottenere ciò che vuole, anche a costo di perdere la propria vita ed essere cancellata per sempre dai libri di storia.

La papessa, 5 curiosità sul film 

La papessa, il film tratto da un romanzo

Il film non ha un soggetto originale ma è tratto da un romanzo. Nella fattispecie, la storia è ispirata al libro omonimo dell’autrice statunitense Donna Woolfolk Cross uscito nel 1996.

La papessa, gli scontri tra la produzione e il primo regista scelto per il progetto

Inizialmente, la produzione aveva affidato il progetto al regista Volker Schlöndorff e aveva in mente di dirigere allo stesso tempo un film per il cinema e una miniserie per la televisione, entrambe le opere basate sul romanzo di Donna Woolfolk Cross. Per Volker Schlöndorff ciò era impossibile e decise di abbandonare il progetto. Anche l’attrice scelta come protagonista, Franka Potente, decise di abbandonare il progetto per lealtà verso il regista.

La papessa è il film che andrà in onda questa sera 31 luglio 2023 su Iris, ecco trama, cast e curiosità sulla pellicola.
L’attrice Franka Potente, inizialmente scelta come protagonista dell’opera (Getty Images).

La papessa, il personaggio tra finzione e realtà

La storia di un Papa donna si è tramandata di generazione in generazione dal Medioevo fino ai tempi recenti. In realtà, sembra che in alcuni documenti si parli di una Papessa, ma gli studiosi non sono mai riusciti a trovare prove concrete e per questo etichettano tale storia come una leggenda.

La papessa, le location del film

Il film è stato girato in diverse location. Alcune scene sono state realizzate a Burg Querfurt, in Sassonia-Anhalt, regione della Germania. Altre al monastero di Pforta e alla Chiesa di San Ciriaco a Gernrode. Le scene di Roma non sono state girate nella capitale italiana bensì a Ouarzazate, in Marocco.

La papessa, gli incassi al botteghino

La papessa ha ottenuto buoni incassi al botteghino. Il lungometraggio è stato realizzato con un budget di 22 milioni di euro e ha incassato globalmente circa 27 milioni di dollari.

Al Sant’Anna di Torino una stanza ascolto per chi pensa all’aborto: è polemica

Sta facendo discutere la decisione di aprire, presso l’ospedale Sant’Anna di Torino, una stanza per offrire supporto concreto e vicinanza alle donne in gravidanza «contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre all’aborto». La convenzione è stata firmata dalla Città della Salute e dalla Federazione Movimento per la vita.

L’assessore Marrone: «Conquista sociale per tutta la comunità»

La finalità dell’iniziativa è quella di «fornire supporto e ascolto a donne gestanti che ne abbiano necessità nell’ambito di un più generale percorso di sostegno durante e dopo la gravidanza di donne che vivono il momento con difficoltà e potrebbero quindi prendere in considerazione la scelta dell’interruzione di gravidanza o che si sentono costrette a ricorrervi per mancanza di aiuti». L’ospedale Sant’Anna è il presidio sanitario primo in Italia per numero di parti con 6.590 nuovi nati nel 2022 e l’ospedale piemontese in cui si effettua il maggior numero di interruzioni di gravidanza, con circa 2.500 casi nel 2021 (il 90 per cento delle ivg effettuate a Torino e circa il 50 per cento di quelle a livello regionale). Maurizio Marrone, assessore alle Politiche Sociali della Regione Piemonte, ha così dichiarato in merito all’iniziativa: «Ogni volta che una donna abortisce perché si è sentita abbandonata di fronte alla sfida della maternità siamo di fronte a una drammatica sconfitta delle istituzioni. Per questa ragione aprire nel principale ospedale ostetrico ginecologico del Piemonte uno spazio dove donne e coppie in difficoltà possano trovare aiuto nei progetti a sostegno della vita nascente è una conquista sociale per tutta la comunità, soprattutto in questa stagione di preoccupante inverno demografico».

Polemiche da Viale e dal M5S

La notizia ha già scatenato non poche polemiche, a partire da quella del medico dello stesso Sant’Anna Silvio Viale. Da anni impegnato a favore della pillola RU-486 o mifepristone, tecnica per l’aborto farmacologico, e con alle spalle un impegno in politica, ha così attaccato la decisione: «Come nella miglior tradizione della destra golpista i blitz si fanno d’estate, durante le ferie, e l’assessore Marrone non fa eccezione. Non ne sapevo nulla, nessuno mi ha informato e nessuno ha chiesto un mio parere. Di certo non ci sarà nessuna “stanza” del Movimento per la Vita lungo il percorso delle donne che decidono di abortire per qualunque ragione prima e dopo i 90 giorni. Le prenotazioni si continueranno a dare di persona al Day Hospital senza che gli attivisti antiabortisti possano molestare le donne». E ancora: «Siamo abituati ad avere presidi antiabortisti davanti all’ospedale e non hanno mai creato disagio a nessuno. Le donne passano oltre senza badare. Leggero la convenzione. Se la direzione generale vuole dare una sede al Movimento per la Vita questa deve essere il più lontano possibile dai reparti. Se una donna vuole un consulto da loro, potrà continuare a farlo, come accade adesso rivolgendosi direttamente alle loro sedi, ma non accetteremo interferenze e molestie». Critiche anche dal Movimento 5 stelle, con la capogruppo in Regione Sarah Di Sabato che ha scritto: «Marrone non provi a far passare le sue marchette alle associazioni antiabortiste come sostegno alle donne. I suoi progetti oscurantisti non hanno nulla a che vedere col sostegno economico alle famiglie, a maggior ragione se i suoi finti segnali di attenzione arrivano a pochi giorni dalla cancellazione del reddito di cittadinanza. In tutto ciò Cirio tace, imbarazzato. E non è la prima volta».

 

Samuele Bersani attacca i trapper: «Senza autotune cadono come Icaro»

«Mi hanno girato un video dove a uno di questi semidei contemporanei della rima “cantata” si stacca l’autotune per qualche secondo sul palco, ed è stato come vedere Icaro colare a picco. Hai voglia a sbattere ali di cera». Samuele Bersani, questa mattina in un post su Instagram, si lascia andare a una critica nei confronti della musica trap e dell’uso eccessivo dell’autotune. Sia chiaro, non fa nomi, ma il riferimento sembra a molti utenti proprio a Sfera Ebbasta di cui sta girando un video diventato virale su TikTok, come in tanti fanno notare nei commenti: nelle immagini, durante uno show, al rapper salta l’autotune con evidenti conseguenze sulla performance.

Le reazioni social tra chi lo applaude e chi contrattacca

Tra i commenti al post di Bersani, infatti, arrivano anche i fan di Sfera invitandolo a una maggiore «onestà intellettuale: il loro Icaro non sarebbe stonato, solo vittima di un infausto problema tecnico». Tanti hanno applaudito la scelta da parte di un «nome eccellente della musica italiana» di farsi sentire. Ma il pubblico è diviso e c’è anche chi gli scrive: «Sei uno dei miei cantanti preferiti, ma sei molto di più di questo posto». Sempre tra i commenti, interviene anche lo stesso Bersani che esprime il proprio dissenso nei confronti del termine “dissing”: «Ma quale dissing d’Egitto».

Nuovo dissing dopo lo scontro tra J-Ax e Paolo Meneguzzi

Il riferimento alla parola dissing, che nella cultura hip hop definisce un brano che prende in giro o attacca un altro artista, nasce da un altro scontro tra musicisti. Si tratta di quello andato in scena nei giorni scorsi tra Paolo Meneguzzi e J-Ax. Il primo ha attaccato il rapper in un’intervista, criticando il suo tormentone estivo Disco Paradise. Il secondo ha risposto per le rime chiamandolo «la versione ordinata su Wish di Tiziano Ferro» e contrattaccando con il brano L’invida del Peneguzzi. E Meneguzzi ha replicato ancora, parlando di «funerale della Pappon Paradise» e chiamando J-Ax «il segretario di Fedez». Per molti fan la battaglia non è ancora finita.

Bersani attacca i trapper: «Senza autotune come Icaro cadono a picco»
J-Ax (Imagoeconomica).

Il Pil italiano è calato dello 0,3 per cento nel secondo trimestre 2023

Cala la crescita in Italia: nel secondo trimestre del 2023 il Pil, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente (quando era cresciuto dello 0,6 per cento) ed è aumentato dello 0,6 per cento in termini tendenziali. Lo comunica l’Istat diffondendo la stima preliminare. «Alla discontinuità dell’andamento congiunturale nel secondo trimestre», commenta l’Istituto di statistica, «fa fronte l’evoluzione positiva del Pil in termini tendenziali in misura dello 0,6 per cento, che rappresenta la decima crescita trimestrale consecutiva».

Calano il settore primario e l’industriale, crescono moderatamente i servizi

La flessione del Pil registrata nel secondo trimestre dell’anno è dovuta a «una flessione sia del settore primario, sia di quello industriale, a fronte di una moderata crescita del comparto dei servizi». Dal lato della domanda, invece, il calo «proviene dalla componente nazionale al lordo delle scorte, con la componente estera netta che ha fornito un apporto nullo».

Nell’Eurozona il Pil è aumentato dello 0,3 per cento

Meglio l’economia nell’Eurozona. Come evidenzia l’Eurostat, nel secondo trimestre 2023 il Pil è aumentato dello 0,3 per cento ed è rimasto stabile nell’Ue, rispetto al trimestre precedente.  Su base tendenziale, invece, nell’area dell’euro il Pil ha registrato un aumento dello 0,6 per cento mentre, nella Ue, l’incremento è stato dello 0,5 per cento.

Benzina, per il garante dei prezzi «non ci sono speculazioni»

Sui prezzi dei carburanti nelle ultime due settimane c’è stata un’accelerazione fino a valori medi per la benzina di 1,91 centesimi e per il gasolio di 1,76, con un aumento di circa 4 centesimi. «Quello che sta avvenendo, sta avvenendo nella stessa direzione del mercato internazionale. Da questo punto di vista registriamo che non ci sono speculazioni». Lo afferma il garante per la sorveglianza dei prezzi Benedetto Mineo, in conferenza stampa. Mineo annuncia nei prossimi giorni la pubblicazione di un vademecum per il consumatore sulle novità per quanto riguarda i carburanti e sui cartelli con il prezzo medio.

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L'aumento dei prezzi della benzina non è speculazione secondo il garante
Benedetto Mineo (Imagoeconomica).

L’aumento dei prezzi dovuto alla troppa richiesta

Gazzetta.it ha incrociato i dati contenuti nei rapporti di luglio stilati dall’Agenzia internazionale per l’Energia, dall’Opec e dall’Us Energy Information Administration. La tesi è che l’aumento dei prezzi alla pompa di benzina e gasolio sia dovuto alla crescita della domanda a livello mondiale. Si parla di 102 milioni di barili al giorno, destinati alla vendita soprattutto sul mercato asiatico. Ma la capacità giornaliera di raffinazione è di 83 milioni di barili, circa 20 meno di quanto servirebbe. E intanto i livelli delle scorte di petrolio non sono mai stati così bassi negli ultimi 5 anni. Ad aumentare durante tutto il 2023 sono state la domanda di benzina e quella di carburanti per aerei.

Urso: «Aumento conseguenza dei prezzi internazionali»

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha spiegato alla stampa: «In questa ultima settimana il prezzo medio dei carburanti è aumentato di 4 centesimi in conseguenza dell’incremento dei prezzi internazionali». Poi ha anticipato che ci sarà un «quadro normativo che intendiamo presentare per dare un assetto organizzativo al settore della distribuzione dei carburanti dando risposte che si aspettavano da tempo». Si attendono le nuove disposizioni del governo dopo la riunione al Mit del 31 luglio.

L'aumento dei prezzi della benzina non è speculazione secondo il garante
Un benzinaio eroga il carburante (Imagoeconomica):

Guerra in Ucraina: colloqui di pace in Arabia Saudita, ma senza la Russia

All’inizio di agosto si terranno in Arabia Saudita negoziati per una soluzione pacifica della guerra in Ucraina, a cui parteciperanno rappresentanti di Kyiv appunto, così come di Stati Uniti, Unione europea e importanti Paesi in via di sviluppo come India e Brasile. La Russia, però, non è stata invitata al vertice. «Stiamo preparando il prossimo incontro dei consiglieri dei leader degli Stati in merito all’attuazione della formula di pace del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky, che si svolgerà presto in Arabia Saudita», ha dichiarato Andriy Yermak, capo dell’ufficio presidenziale. Sebbene non siano state fornite date specifiche per il vertice, il Wall Street Journal scrive che l’incontro si terrà a Gedda il 5 e 6 agosto.

Dubbi sulla presenza dei rappresentanti della Cina, ma l’invito è stato recapitato

Al vertice sono stati invitati funzionari di alto rango e consiglieri per la sicurezza nazionale di oltre 30 Paesi, scrive il Financial Times. Voleranno in Arabia Saudita rappresentanti di una dozzina di Stati Europei e dell’Ue, così come del Giappone e della Corea del Sud, che sostengono apertamente l’Ucraina. Confermata la presenza di Regno Unito e Sudafrica. Tra i Paesi invitati figurano poi Cina, Brasile, India, Indonesia, Argentina, Egitto, Messico, Cile e Zambia. Dubbi sulla presenza dei rappresentanti di Pechino, ma l’invito è stato recapitato. I colloqui a Gedda saranno la continuazione di un incontro simile tenutosi a giugno a Copenaghen, a cui ha preso parte anche la Turchia.

Guerra in Ucraina, in Arabia Saudita colloqui di pace senza la Russia. Mosca non è stata invitata al meeting.
Volodymyr Zelensky (Getty Images).

Il Cremlino ha detto di accogliere con favore «ogni tentativo di promuovere una soluzione pacifica»

L’addetto stampa del Cremlino Dmitry Peskov, commentando la notizia, ha affermato che Mosca seguirà da vicino l’incontro perché, ha sottolineato il portavoce di Vladimir Putin, le autorità russe accolgono con favore «qualsiasi tentativo di promuovere una soluzione pacifica» del conflitto. Resta un problema, dal punto di vista russo: sarebbe l’Ucraina a non volere la pace. «È possibile raggiungere un accordo con la partecipazione del regime di Kyiv e la sua posizione attuale? La risposta è inequivocabile: no, non è possibile. Non ci sono prerequisiti per questo… Il regime di Kiev non vuole e non può volere la pace fintanto che verrà utilizzata esclusivamente come strumento nella guerra dell’Occidente collettivo con la Russia», ha detto Peskov in un briefing con la stampa.

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