Daily Archives: 7 Novembre 2023

Demba Seck, archiviato il caso di revenge porn per il giocatore granata

Nessun processo per il calciatore del Torino Demba Seck sul caso di reveng porn. La notizia è stata diffusa da Repubblica: secondo quanto riportato dal quotidiano, il gip di Torino ha archiviato l’indagine nata dalla denuncia di una ventenne ripresa a sua insaputa dall’attaccante, durante alcuni rapporti sessuali.

L’incontro e la fine della relazione

I due si erano conosciuti circa un anno fa in una discoteca di Torino, ma la relazione era terminata dopo alcune settimane. Nonostante la rottura, Seck avrebbe contattato più volte la ragazza, inviandole i video ripresi di nascosto. Fu a quel punto che la giovane decise di denunciare, per paura che i filmati potessero finire nelle mani di altri. L’inchiesta, si legge, viene assegnata al pubblico ministero di Torino Enzo Bucarelli, che qualche mese dopo finisce indagato dalla procura di Milano con l’accusa di frode in processo penale e depistaggio.

Il contatto del pm riferito dalla giovane

«Dopo la denuncia sono stata contattata dal pm, che mi ha detto che non c’era stata alcuna divulgazione dei video. In quella occasione» – riporta Repubblica – «anche in ragione della mancata diffusione, il pm mi consigliava di procedere oltre. E di definire con una transazione la vicenda, individuando quale cifra dell’eventuale risarcimento, funzionale a una remissione di querela, una somma che poteva attestarsi tra i 500 e i 3000 euro». Il quotidiano ha interpellato il legale di Bucarelli che pare non avrebbe replicato alle accuse della ragazza.

Viene chiamato per andare in guerra: il cantante russo Xolidayboy sviene sul palco

Il cantante e TikToker Xolidayboy, il cui vero nome è Ivan Minaev, ha avuto un malore durante un suo concerto a Stavropol, in Russia. L’episodio è avvenuto lunedì 6 novembre: sembra che Minaev, poche ore prima dell’esibizione, avesse ricevuto una convocazione presso l’ufficio di registrazione e arruolamento militare.

Il video del malore 

Il canale Telegram russo Baza ha diffuso un breve filmato del malore del cantante, riferendo che i medici hanno fatto sapere che Minaev si trova ora in uno stato “depressivo” e che fosse turbato dall’idea di dover andare a combattere in Ucraina. Il 23enne, nato a Sebastopoli, si è sempre definito ucraino: in uno dei suoi video aveva condannato duramente l’annessione della Crimea da parte di Mosca.

Omicidio Alessandra Matteuzzi: per i periti l’ex era capace di intendere e di volere

Piena capacità di intendere e di volere al momento dell’omicidio. È quanto stabilito dalla perizia psichiatrica effettuata su Giovanni Padovani, imputato davanti alla Corte di assise di Bologna per l’omicidio pluriaggravato dell’ex fidanzata Alessandra Matteuzzi, che risale al 23 agosto 2022. Secondo i periti – Pietro Pietrini, Giuseppe Sartori, Cristina Scarpazza – nominati dai giudici, Padovani non presentava alcuna condizione di infermità di mente tale da incidere in maniera significativa sulla sua capacità.

I legali dei familiari di Alessandra: «Non siamo sorpresi»

«Letta la perizia psichiatrica su Giovanni Padovani non possiamo che dirci soddisfatti di quanto in essa accertato, ma non certo sorpresi; fin dall’inizio di questa tragica vicenda, abbiamo manifestato come non vi fossero seri motivi per dubitare della capacità di intendere e di volere dell’imputato, anche se non ci siamo opposti allo svolgimento della perizia così da fugare ogni dubbio circa la lucida e premeditata volontà omicida dello stesso», hanno dichiarato gli avvocati Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini, difensori di parte civile per i familiari di Alessandra Matteuzzi.

Simulate delle patologie psichiatriche

I legali hanno sottolineato che «oltre alla piena capacità di intendere e di volere, i periti hanno accertato come l’imputato abbia simulato la sussistenza di patologie psichiatriche tentando, senza riuscirci, di manipolare il collegio peritale, così come, d’altra parte, aveva manipolato la povera Alessandra. Troppe volte abbiamo sentito dire, anche nei media, che Padovani sarebbe stato affetto da problemi psichiatrici, da disturbi di personalità o da ossessioni incontrollabili ed incontrollate che, suo malgrado lo hanno portato a compiere un gesto atroce, ma finalmente è stato appurato che nulla di tutto ciò risponde al vero: Giovanni voleva uccidere Alessandra e lo ha fatto, senza alcun pietà». Tra un paio di settimane, hanno concluso «torneremo in aula e speriamo che il processo possa concludersi al più presto, per Alessandra e per tutte le altre vittime».

Matera, bus di studenti finisce fuori strada: numerosi feriti

Il bilancio è di 15 feriti, di cui uno grave. L’incidente, avvenuto nel pomeriggio di martedì 7 settembre, ha coinvolto un autobus di linea delle ferrovie Appulo lucane. Per cause in fase di accertamento, il mezzo è finito fuori strada, lungo la statale che collega Matera con Montescaglioso.

Gli studenti di rientro dagli istituti superiori

I giovani stavano tornando dalla città dei Sassi, dove frequentano gli istituti superiori, in direzione Montescaglioso. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, le forze dell’ordine e gli operatori sanitari del 118 Basilicata soccorso che hanno prestato i primi soccorsi ai feriti, il più grave dei quali è stato trasferito in eliambulanza all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera.

 

Rai, stop a Liberi tutti: il programma con Bianca Guaccero chiude alla terza puntata

Liberi tutti!, il nuovo format della direzione intrattenimento Prime time, realizzato in collaborazione con Triangle production, condotto da Bianca Guaccero, si ferma alla terza puntata. L’annuncio, confermato dall’Ansa, arriva direttamente da viale Mazzini. La decisione è stata presa a seguito degli ascolti del programma, oscillati tra il 2 e il 3 per cento di share. Nella nota si legge che «Rai 2, per la prima serata, ha come mandato anche la sperimentazione di nuovi progetti. Liberi tutti! è un format originale italiano dedicato al fenomeno delle escape room, molto popolare tra i giovani, la cui sperimentazione, purtroppo, anche a causa dello scenario fortemente competitivo del giorno di messa in onda, non ha ottenuto i risultati attesi».

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Interrotta la programmazione

«In accordo con la società produttrice» – si legge nella comunicazione – «si è deciso pertanto di interromperne la programmazione». E ancora: «Si ringrazia comunque Triangle per la cura e la professionalità con cui ha seguito il progetto e parimenti tutti i protagonisti: Bianca Guaccero, che con grande generosità ha accettato la sfida, Beppe Iodice, i Gemelli di Guidonia e il centro di produzione Tv di Napoli».

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Liliana Segre alla sinagoga di Milano: «Mi sembra di aver vissuto invano»

«Se sono qui è perché la ritengo una serata importante. Non mi sento di parlare di questo argomento perché sennò mi sembra di avere vissuto invano». Sono le parole della senatrice a vita Liliana Segre, al suo arrivo alla serata organizzata dalla comunità ebraica di Milano, nella sinagoga di via della Guastalla.

«Immagini di una tristezza infinita»

La serata è stata organizzata per le vittime, a un mese dall’attacco di Hamas a Israele, e per chiedere la liberazione degli ostaggi. A chi ha domandato alla senatrice di commentare le immagini della guerra che si stanno vedendo in questi giorni, Segre, che è sopravvissuta alla deportazione ad Auschwitz, ha risposto che «sono di una tristezza infinita».

Stupro a Priverno, il racconto della vittima: «Sei ore nascosta tra le spine»

Le ha prima offerto un passaggio, e poi, non appena raggiunta una strada isolata, l’ha obbligata a seguirlo in uno stabile abbandonato e l’ha violentata. La vittima, 30 anni, è riuscita fortunatamente a scappare e, grazie all’aiuto di un passante, ha potuto ricevere le prime cure. È accaduto nella tarda serata del 1 novembre a Priverno, un piccolo centro in provincia di Latina. Dopo la denuncia della giovane donna, a finire in manette è stato un ragazzo di 22 anni, di origine magrebina. L’accusa nei suoi confronti è di violenza sessuale.

Il post sui social: «Sono rimasta nascosta, nuda e al freddo per ore»

In un post sui social, la donna ha avuto il coraggio di raccontare: «Avevo fretta e ho accettato il passaggio. Ma per questo è giusto aver subito tutto ciò?». E ancora: «Ho sopportato il freddo nuda sei ore in mezzo alle spine e agli alberi per non farmi trovare, perché mi ha cercata per ore. Quando non mi ha più cercata, e quando sentivo che il mio corpo non si muoveva più perché intorpidito dal freddo e dallo shock, pur di trovare un’uscita sicura dove poter chiedere aiuto, mi sono portata avanti al petto tutti gli alberi, i rami e le spine camminando al buio pesto. Sapete perché? Per tornare da mia figlia», si legge ancora nel lungo e drammatico messaggio anticipato dal Messaggero e da Repubblica.

Roma, incidente Laurentina in cui è morta una 13enne: alla guida c’era l’amica della madre

La 34enne Betty Sorsile è, al momento, l’unica indagata per il reato di omicidio stradale per la morte della piccola Gaia Menga, deceduta nella notte tra sabato 4 e domenica 5 novembre a seguito di un incidente su via Laurentina, a Roma. Come riportato da Repubblica, la donna ha provato a negare fino all’ultimo affermando di non essere lei alla guida. Intanto, nella giornata di lunedì 6 settembre, è stata eseguita l’autopsia sulla tredicenne: atteso l’esito dell’esame che potrà appurare con certezza se indossasse o meno la cintura di sicurezza.

Le impronte digitali e le tracce ematiche

Al momento dell’incidente, la madre di Gaia, Giada Gerundo, l’amica e la stessa 13enne, erano di ritorno da una cena ad Anzio. L’ipotesi, riporta il quotidiano, è che Sorsile, abbia perso il controllo della Golf a ridosso della Rotonda di via Gutenberg, forse a causa dell’eccessiva velocità anche se non si escludono altre cause. Le prove che alla guida ci fosse la 34enne sono arrivate dalle impronte digitali trovate sul volante e dalle tracce ematiche rinvenute nella parte dell’abitacolo del guidatore dopo l’incidente. Le indagini sono condotte dalla polizia locale, coordinata dal pm Margherita Pinto.

FS e ministero della Giustizia, al via il progetto per il reinserimento dei detenuti

Entra nel vivo il primo accordo attuativo del Protocollo d’intesa tra ministero della Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e FS Italiane Mi riscatto per il futuro, che prevede l’attivazione di percorsi volti a favorire il reinserimento sociale dei detenuti. Cinque di loro, tutti provenienti dalla casa di reclusione di Milano Opera, sono stati assunti, con contratti a tempo determinato di sei mesi, da Rete Ferroviaria Italiana e Trenitalia, rispettivamente capofila dei poli Infrastrutture e Passeggeri del Gruppo. Dopo aver completato un percorso di formazione dedicato, lavorano all’interno delle stazioni e degli uffici ferroviari. L’obiettivo è estendere il progetto anche ad altri istituti penitenziari della Penisola.

I detenuti sono stati selezionati da magistratura e addetti alle risorse umane di FS

I primi cinque detenuti che hanno preso parte al progetto sono stati selezionati con la supervisione della magistratura di sorveglianza e sono stati individuati insieme a rappresentanti delle Risorse Umane delle società del Gruppo FS. Tre di loro sono stati assegnati al servizio con Rete Ferroviaria Italiana rispettivamente nei ruoli di addetto alla Sala Blu per i servizi di assistenza ai viaggiatori con ridotta mobilità, addetto a supporto del referente di stazione e addetto a supporto dello staff di formazione della scuola professionale. Gli altri due operano in Trenitalia, in qualità di addetti alla segreteria tecnica di impianto.

FS e ministero della Giustizia, al via il progetto per il reinserimento dei detenuti
Presentazione bilancio accordo tra FS e Mig (Gruppo FS).

Ostellari: «Lavoro utile per abbattere la recidiva e recuperare i condannati»

Un primo bilancio del protocollo, firmato nel luglio 2022 da ministero della Giustizia e Gruppo FS Italiane, è stato presentato martedì 7 novembre 2023 da Andrea Ostellari, sottosegretario di Stato al Mig: «Le nostre carceri accolgono e custodiscono donne e uomini privati della libertà, ma non della loro dignità. Il compito principale del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria è collaborare al loro pieno recupero e al successivo reinserimento. La bella notizia è che questo compito si può svolgere insieme ad altri attori: imprese e aziende italiane che scelgono di formare e avviare al lavoro detenuti e persone sottoposte a misure restrittive. Ferrovie dello Stato è una di queste e merita la nostra gratitudine e il nostro incoraggiamento. Grazie all’accordo sottoscritto con il ministero della Giustizia, cinque detenuti, formati e abili, hanno iniziato oggi un percorso lavorativo. L’auspicio è che domani possano essere sempre di più. I dati parlano chiaro: il lavoro non è un premio, ma lo strumento più utile per abbattere la recidiva e recuperare i condannati. Promuoverlo significa investire nella sicurezza delle nostre Comunità».

FS e ministero della Giustizia, al via il progetto per il reinserimento dei detenuti
Andrea Ostellari (Gruppo FS).

Ferraris: «Cambiamenti necessari allo sviluppo del Paese»

Gli ha fatto eco Luigi Ferraris, amministratore delegato del Gruppo FS, ha dichiarato: «Oggi diamo concreta attuazione a un impegno, che è anzitutto sociale, siglato lo scorso anno, con l’auspicio di estendere tale iniziativa a un numero sempre maggiore di penitenziari. Ringraziamo il ministero della Giustizia e il DAP per la collaborazione e per aver contribuito alla diffusione di una cultura della responsabilità, presupposto fondamentale per sostenere quei cambiamenti necessari allo sviluppo del sistema Paese e di cui il Gruppo FS si rende portatore».

FS e ministero della Giustizia, al via il progetto per il reinserimento dei detenuti
Luigi Ferraris (Gruppo FS).

Queste infine le parole del capo del DAP Giovanni Russo: «Abbiamo avviato una importantissima sinergia con uno dei più importanti gruppi industriali del Paese che, come l’amministrazione penitenziaria, si estende e raggiunge tutto il territorio nazionale. E quindi, per questo, è potenzialmente in grado di interessare e coinvolgere tutti i 190 istituti penitenziari della Penisola in opportunità di rieducazione e reinserimento della popolazione detenuta. La nostra amministrazione guarda al futuro con occhi nuovi e propositivi e io ringrazio il Gruppo Ferrovie dello Stato per aver deciso di affiancarci in questo impegno per la realizzazione di politiche di sviluppo inclusivo che possono dimostrarsi un grande investimento in campo sociale».

FS e ministero della Giustizia, al via il progetto per il reinserimento dei detenuti
Giovanni Russo (Gruppo FS).

Maltempo in Toscana, trovato il corpo dell’ottava vittima

Il corpo dell’anziano disperso a Prato durante l’alluvione del 2 novembre scorso è stato ritrovato. Le vittime salgono a otto. Secondo quanto appreso l’uomo, 84 anni, è stato ritrovato in un vivaio costeggiato da un fosso dove affluiscono le acque del torrente Bardena, corso esondato giovedì scorso nella frazione di Figline dove l’anziano abitava e dove è stato ipotizzato stesse tornando in auto quando è stato travolto dalla furia del fiume di acqua e detriti che si è riversato all’improvviso nelle strade.

Il corpo è stato scoperto dal vivaista

Il corpo, secondo quanto appreso, è stato scoperto dal vivaista durante un intervento di pulizia dell’azienda, a sua volta allagata a causa dell’esondazione del fosso che la costeggia. Il vivaio si trova a una considerevole distanza da Figline così come a chilometri di distanza, a Galciana, era stata ritrovata, all’indomani dell’alluvione, l’auto accartocciata dell’84enne.

Ferrara dà la cittadinanza onoraria al Coa dell’Aeronautica

La città di Ferrara dice grazie al Coa, il Comando operazioni aerospaziali dell’Aeronautica militare, base radar di Poggio Renatico, occhio di controllo dei cieli europei e internazionali. E lo fa attribuendogli la cittadinanza onoraria martedì 7 novembre, durante una cerimonia nella sala del consiglio comunale. «Non avremmo potuto ricevere regalo più bello nell’anniversario dei 100 anni della fondazione dell’Aeronautica militare», ha commentato il comandante, generale Claudio Gabellini. «Con orgoglio oggi ci sentiamo più ferraresi».

La cittadinanza onoraria è stata voluta anche per il supporto durante la pandemia

Tra le motivazioni del riconoscimento il supporto dato dal Coa durante la pandemia alle autorità sanitarie dell’Asl e ai padiglioni vaccinali. Per questo motivo, il vicesindaco Nicola Lodi ha ringraziato i militari «per esserci stati, e per esserci sempre». Lodi ha sottolineato che ancora oggi sono tante le attività svolte dal Coa per la città, oltre al ruolo principale di controllo e sicurezza. «Il Coa è una forza del territorio al servizio del territorio», ha sintetizzato il vicesindaco. Ringraziamenti anche da parte del prefetto Massimo Marchesiello che ha ribadito: «Il Coa è un’eccellenza vera a livello europeo e internazionale, si è messa a disposizione del territorio durante la pandemia e non solo, dimostrando di essere capace di reagire». In omaggio alla città nella mattinata di martedì 7 novembre, c’è stato un sorvolo di un F35 e due Tornado.

Il ritorno di Marta Fascina in Parlamento dopo la morte di Berlusconi

Marta Fascina, come annunciato di recente, ha fatto il suo ritorno alla Camera. L’ultima compagna di Silvio Berlusconi è entrata dal corridoio dietro l’Aula, accompagnata dal capogruppo alla Camera Paolo Barelli e da Tullio Ferrante, sottosegretario ai trasporti. Capelli raccolti e tailleur nero, a chi le ha chiesto come si sentisse nel tornare a Montecitorio, non ha risposto, limitandosi a sorridere.

La fiducia al dl Caivano

La deputata di Forza Italia è tornata per votare la fiducia al decreto Caivano. In una recente intervista al Corriere della Sera, Fascina aveva parlato di un suo ritorno in Aula in riferimento alle richieste di Paolo Berlusconi e di altri parlamentari. «Paolo mi vuole un gran bene» – aveva dichiarato al quotidiano – «e le sue parole denotavano solo una sincera preoccupazione per il mio stato d’animo. So bene che grava su di me una grande responsabilità nei confronti degli italiani che mi hanno votata. Tornerò presto alla Camera per onorare il mandato ricevuto. Sicuramente prima delle votazioni sulla legge di Bilancio, che è la legge più importante».

L’esercito israeliano: «Per la prima volta da decenni stiamo combattendo nel cuore di Gaza City»

«Per la prima volta da decenni stiamo combattendo nel cuore di Gaza City». Lo ha detto Yaron Filkelman, comandante del fronte sud di Israele, nel giorno che segna un mese esatto dall’attacco di Hamas del 7 ottobre. «Questa è una guerra complessa e difficile e sfortunatamente ha i suoi costi”, ha aggiunto. Continuano anche i raid aerei di Israele sulla Striscia. L’Idf ha attaccato «terroristi di Hamas che erano sistemati in un palazzo vicino all’ospedale Al-Quds», ha dichiarato il portavoce militare Daniel Hagari, riferendosi alla denuncia dell’organizzazione palestinese di un bombardamento della struttura da parte di Israele. L’attacco, ha spiegato Hagari, «è stato compiuto dall’aria e ha comportato esplosioni in un vicino deposito di munizioni». Secondo la stessa fonte, l’esercito conquistato anche una roccaforte di Hamas nel nord della Striscia. L’agenzia di notizie libanese riporta movimenti attivi di caccia israeliani sui cieli di Beirut.

Combattimenti nel cuore di Gaza City, l’Idf: «Guerra difficile che ha i suoi costi». Gli aggiornamenti sul conflitto Israele-Hamas.
La devastazione di Gaza City (Getty Images).

Oltre 10 mila morti palestinesi, quasi 26 mila i feriti a Gaza

Sono stati registrati finora 4.237 minori e 2.741 donne fra le 10.328 vittime dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra. È il bilancio provvisorio diffuso dal ministero della Sanità di Hamas. Quasi 26 mila le persone rimaste ferite.

L’allarme del’Oms: 15 ospedali sui 35 della Striscia non sono più operativi 

Oltre 160 operatori sanitari sono morti in servizio a Gaza dall’inizio delle ostilità il 7 ottobre scorso: lo ha detto in un briefing un portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui quasi la metà degli ospedali della Striscia (15 su 35) non è più operativa.

Il numero due di Hamas ha detto che il 7 ottobre non sono stati uccisi civili

Dal Qatar il numero due dell’ufficio politico di Hamas, Moussa Abu Marzouk, ha negato che nell’attacco a Israele del 7 ottobre siano stati presi di mira civili. In un’intervista alla Bbc, Marzouk ha affermato che il leader dell’ala militare delle Brigate Qassam «aveva ordinato chiaramente ai suoi combattenti non uccidere una donna, non uccidere un bambino e non uccidere un vecchio», e così sono stati «presi di mira» solo «riservisti e soldati».

Combattimenti nel cuore di Gaza City, l’Idf: «Guerra difficile che ha i suoi costi». Gli aggiornamenti sul conflitto Israele-Hamas.
Benny Gantz (Ansa).

Gantz: «Israele non vuole cancellare Gaza»

Benjamin Netanyahu ha annunciato che il suo Paese avrà la «responsabilità generale della sicurezza» della Striscia di Gaza «per un periodo indefinito», una volta terminata la guerra con Hamas. «Abbiamo visto cosa succede quando non ce l’abbiamo», ha aggiunto il premier israeliano. Incontrando abitanti israeliani residenti nella zona che circonda la Striscia, il leader centrista Benny Gantz – ex capo di Stato maggiore appena entrato nel governo di emergenza nazionale – ha spiegato che Tel Aviv «non vuole cancellare Gaza». Ma l’esercito, ha aggiunto, «farà in modo che da là non provengano più minacce».

Razzi dal Libano verso le Alture del Golan

Boati di esplosioni sono stati uditi oggi sulle Alture del Golan contese tra Siria e Israele, in un’area non lontana dal sud del Libano dove è aperto il fronte di guerra tra Hezbollah e l’Idf. Sono stati 20 i razzi lanciati dall’organizzazione paramilitare islamica verso Israele.

Italiani e percezione del tempo: i vantaggi di gestire online pagamenti e burocrazia

Secondo una ricerca sull’uso del tempo commissionata a SWG da NeN Energia, prima enertech italiana del Gruppo A2A che vende gas e luce 100 per cento green utilizzando esclusivamente canali digitali, molte persone avvertono di gestirlo sufficientemente bene anche grazie all’aiuto della tecnologia.

Scegliere strumenti digitali è considerata la strategia più utile per risparmiare tempo

L’indagine ha coinvolto un campione di 1.200 intervistati di diversa provenienza geografica e anagrafica e ha evidenziato una buona preferenza delle persone a servirsi del digitale per gestire le incombenze periodiche come il pagamento di bollette (64 per cento), di mutui o affitti (60 per cento) e delle tasse (57 per cento). Un po’ indietro la prenotazione per visite mediche o pratiche amministrative (il 25 per cento prenota solo online, il 50 per cento sia online che fisicamente e il 25 per cento solo fisicamente). Scegliere strumenti digitali è considerata la strategia più utile per risparmiare tempo, in particolare per quanto riguarda la gestione dei pagamenti (83 per cento degli intervistati). Gestire online queste pratiche sembra aiutare le persone ad avere un rapporto migliore col tempo che, se “sprecato”, può generare ansia (60 per cento), sensazione di averlo usato per cose che non rendono davvero felici (53 per cento) e desiderio di riavere indietro le ore perdute (69 per cento).

Pagamento online delle bollette percepito come grande vantaggio per gestire il tempo

Le attività gestite attraverso canali fisici che più delle altre vengono associate a una “perdita di tempo di cui si farebbe volentieri a meno” sono il pagamento di tasse e bollette, che il 62 per cento delle persone ritiene del tutto o in parte uno spreco di tempo, seguito dalle attività burocratiche (48 per cento), le riunioni condominiali e scolastiche (41 per cento) e gli spostamenti per lavoro e scuola (34 per cento). Chi usa strumenti o canali digitali percepisce molto meno, invece, la sensazione di perdere tempo. Il 60 per cento di questo campione valuta infatti questi momenti come “per niente una perdita di tempo”, e proprio il pagamento online di bollette e altre incombenze burocratiche viene percepito come un grande vantaggio in termini di gestione del tempo. L’89 per cento delle persone intervistate ha a tal proposito affermato che affrontare queste incombenze online sia molto d’aiuto – così come lo è, o lo sarebbe, potersi occupare in via telematica anche di altri pagamenti o delle prenotazioni per visite mediche o pratiche amministrative. Pagare e gestire online farebbe risparmiare circa 40 minuti al mese rispetto alle stesse attività fatte esclusivamente su canali fisici. Le persone credono che digitalizzare totalmente questi compiti farebbe risparmiare loro del tempo che userebbero volentieri per i propri familiari (23 per cento), per hobby e passioni (35 per cento) o che, in generale, dedicherebbero a se stessi (37 per cento).

Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale

Le elezioni fiorentine del 2024 sono un caso politico nazionale. Per il Partito democratico ma anche per il destra-centro, che per la prima volta ha l’occasione di strappare la città alla sinistra. Sarebbe clamoroso, ma comunque in linea con i risultati locali degli ultimi anni, visto che la destra governa quasi tutti i capoluoghi di provincia della Toscana (le mancano solo Firenze, Prato e Livorno). I dem non hanno ancora deciso se fare le Primarie o non farle. Se potessero, i vertici fiorentini e toscani le eviterebbero volentieri, ma con la fine dell’epoca post-renziana (Dario Nardella, Pd, è al secondo mandato) la consultazione popolare sembra essere inevitabile. Le Primarie comportano una certa quantità di rischio, per chi predilige lo status quo, come dimostra la vittoria di Elly Schlein a quelle del 26 febbraio 2023 e, in un’altra epoca, la vittoria di Matteo Renzi alle Primarie fiorentine del 2009. In entrambi i casi, l’elettorato di centrosinistra – compresi molti non iscritti – ha deciso di voltare pagina. C’è però oggi un Renzi del 2023 o, meglio, del 2024, a Firenze? No. Anche se c’è una candidatura imprevedibile. È quella di Cecilia Del Re, ex assessora della giunta Nardella, cacciata dal sindaco uscente mesi fa.

Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale
Cecilia Del Re, ex assessora della giunta Nardella (Imagoeconomica).

Nardella ha lottato per il terzo mandato e ora vorrebbe Funaro

Del Re, che alle ultime elezioni amministrative prese 2.697 voti, la più votata per il Consiglio comunale, chiede incessantemente le Primarie. Da mesi è in campo, ha uno staff che si occupa di comunicazione (fra questi c’è anche lo spin doctor Francesco Nicodemo), un gruppo di sostenitori trasversale alle correnti del Pd ed è pronta a lanciare il 15 novembre la sua candidatura al Tuscany Hall. Nardella, che a lungo ha spinto per cambiare la legge e avere un terzo mandato, non vuole che sia lei la candidata e non vuole che vinca le Primarie. Per lui la candidatura ideale è quella di una sua assessora, Sara Funaro. Ma avendo perso male le Primarie del 26 febbraio, anche in casa sua, a Firenze, l’agibilità politica del sindaco di Firenze e futuro candidato alle elezioni europee si è ridotta non poco.

Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale
L’assessora Sara Funaro col sindaco di Firenze Dario Nardella (Imagoeconomica).

C’è sempre l’ipotesi Giani, ma non è forse questo il momento

Tra i possibili candidati c’è pure Eugenio Giani, che da sempre sogna di fare il sindaco di Firenze. Nel suo caso non ci sarebbe bisogno di fare le Primarie (e anche Renzi sarebbe d’accordo con la sua candidatura). Ma è presidente della Regione e forse non è questo il momento adatto per lasciare la guida della Toscana. Al prossimo giro, chissà.

Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale
Eugenio Giani e Tomaso Montanari (Imagoeconomica).

Conte con Montanari è riuscito nel suo intento: agitare il Pd

C’è poi il Movimento 5 stelle, un partito che a Firenze non esiste (non esisteva nemmeno quando c’era il giovane Alfonso Bonafede, futuro ministro della Giustizia, a mandare in streaming le sedute del Consiglio comunale in epoca Renzi). Giuseppe Conte però si è inventato l’ipotesi della candidatura di Tomaso Montanari. Lo storico dell’arte e rettore dell’Università per Stranieri di Siena però si candiderebbe soltanto con l’appoggio dei dem. Qualcuno del Pd fiorentino sarebbe ben disposto, soprattutto tra gli schleiniani, a sostenere la sua candidatura, ma alla fine difficilmente se ne farà qualcosa: Montanari, avversario di Nardella e accusatore della città-parco giochi, spaccherebbe il Pd. Ma Conte è già riuscito nel suo intento: agitare i democratici, che temono come mai prima d’ora di perdere Firenze.

Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Dai dem toscani solo una parziale apertura al M5s

L’ipotesi Montanari ha infatti causato la reazione del segretario del Pd toscano, Emiliano Fossi, deputato alla prima legislatura: «Il Pd in città ha l’ambizione e la forza per mettere a disposizione della coalizione candidature a sindaco di alto profilo e competenza, ma ha anche la volontà di aprirsi al coinvolgimento delle personalità migliori che la nostra città può offrire per costruire insieme una proposta politica con-vincente», ha detto. C’è chi ha letto la dichiarazione di Fossi come un’apertura. Magari non a Montanari stesso, ma al M5s sì.

Montanari candidato a Firenze e il Pd in crisi di nervi sono un caso politico nazionale
Eike Schmidt, direttore degli Uffizi (Imagoeconomica).

Nel piano della destra Schmidt, un uomo della società civile

E la destra? In Toscana ha ormai una classe dirigente, che prima non aveva. Il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, di Fratelli d’Italia, potrebbe essere il candidato alle elezioni regionali del 2025. Prima però c’è da provare a vincere a Firenze. Si era palesata l’ipotesi della candidatura di Eike Schmidt, attuale direttore degli Uffizi. Non è una boutade, i vertici di Fratelli d’Italia, anche nazionali (a cominciare dal fiorentino Giovanni Donzelli), si stanno interrogando a lungo sulle potenzialità politiche di Schmidt. A Firenze, d’altronde, l’unica candidatura di destra che potrebbe funzionare davvero è quella di un esponente della cosiddetta società civile.

In Italia ci sarà un deposito di scorie nucleari, Pichetto Fratin: «Spero in tempi brevi»

In Italia nascerà un deposito per le scorie nucleari. Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, lo ha annunciato agli Stati generali della green economy alla fiera Ecomondo di Rimini. Ha spiegato: «Questo governo farà il deposito delle scorie nucleari. Non dico entro Natale, ma in tempi molto brevi. Ci sto lavorando tutti i giorni». E ha aggiunto: «Abbiamo 22 container di scorie ad alta intensità in Slovacchia, Francia e Inghilterra. Poi abbiamo in questo momento 98mila metri cubi di scorie a bassa e media intensità, che sono essenzialmente ospedaliere».

Pichetto Fratin: «Il deposito si farà»

Il ministro Pichetto Fratin ha parlato anche del fronte dei no, di tutti coloro che non vorrebbero un deposito: «Chi dice che non vuole il deposito delle scorie è pronto a dire a un suo famigliare o a un suo amico “non fare la Pet in ospedale, perché produce scorie”? Noi produciamo mediamente 1.000 metri cubi al mese di scorie. Dobbiamo trovare una soluzione. Dopo trent’anni non ce l’abbiamo ancora fatta. Questo governo vuole farcela, e farà il deposito delle scorie».

In Italia ci sarà un deposito di scorie nucleari, Pichetto Fratin «Spero in tempi brevi»
Il ministro Pichetto Fratin (Imagoeconomica).

Sulle rinnovabili: «Entro il 2030 obiettivo 70 gigawatt»

Pichetto Fratin ha comunque sottolineato come il governo voglia proseguire sulla strada dell’energia rinnovabile. Ha spiegato: «In Italia nel 2021 sono stati impiantati meno di 1,5 gigawatt di rinnovabili, poi nel 2022 sono aumentati a 3 gigawatt. L’obiettivo di quest’anno è farne almeno 6, e l’obiettivo al 2030, che stiamo dando nel piano nazionale energia, è raggiungere i 70 gigawatt». E poi ha concluso: È facile esaltare l’obiettivo, ma poi si tratta di trovare il punto di equilibrio rispetto ai beni paesaggistici, alle valutazioni ambientali, alle valutazioni dei territori. L’eolico offshore poi ha bisogno di tempi molto più lunghi. È un percorso che questo paese può fare. Ci vuole il massimo della determinazione e il massimo della integrazione tra i vari livelli istituzionali, governo, Regioni e Comuni».

Fiumicino, insulti sessisti contro la consigliera comunale Paola Meloni

«Tacete che è meglio» e ancora «A cuccia». Sono le espressioni che ha usato il consigliere comunale di Fiumicino Massimiliano Catini, lista Baccini sindaco, nei confronti di Paola Meloni, consigliera comunale di minoranza. A riportare l’episodio, Terzobinario.it con un’intervista alla donna che non ha nascosto la “grande amarezza e delusione” per le espressioni ricevute sui social network.

Dal post ai commenti

Come riportato dal quotidiano «tutto è nato da un post social in cui l’amministrazione comunale di Fiumicino annunciava alcune manovre messe in campo per fronteggiare l’emergenza meteo e contro l’erosione che nei giorni scorsi ha colpito tutta Italia», compresa la città di Fiumicino. «In qualità di consigliera» ha dichiarato Meloni «mi sono sentita in dovere di commentare per chiedere quali fossero le azioni intraprese». A quel punto, è giunta immediata la risposta dell’esponente di maggioranza Catini che «prima mi ha liquidata con un “Tacete che è meglio” e poi alla mia richiesta di ulteriori informazioni mi ha liquidata con un “a cuccia”». I commenti, come riferito dalla consigliera, sono stati cancellati.

La vicinanza di colleghi e cittadini

Per i commenti, definiti “vergognosi”, la stessa consigliera ha riferito di aver ricevuto «un grande senso di vicinanza da parte degli altri cittadini e colleghi d’aula, che immediatamente mi hanno inviato tantissimi messaggi di solidarietà e sostegno». Meloni ha inoltre annunciato: «Sto valutando, al prossimo Consiglio comunale di chiederne le dimissioni per questo vergognoso episodio».

Califano, Pd Lazio: «Ennesima caduta di stile»

Alla consigliera di minoranza sono giunte parole di solidarietà anche da parte della consigliera regionale del Pd Lazio, Michela Califano: «Dove non si arriva con la cultura, con l’uso della parola, con la dialettica a sostenere una normale discussione politica, soprattutto tra un uomo e una donna, allora si tenta di zittirla con la prevaricazione, con la violenza delle parole, con l’ostentazione di una mal simulata mascolinità. Alla consigliera Paola Meloni va il mio sostegno e tutta la mia indignazione. È una persona forte e di tutt’altra pasta e l’ha dimostrato non cedendo alla bieca provocazione. Quello che più ferisce in tutta questa ennesima caduta di stile è la consapevolezza che da una certa parte non si riesca proprio a capire quanto l’uso delle parole sia importante».

Medici in sciopero per il taglio alle pensioni: «Stangata per 50 mila dipendenti»

I medici di Anaao Assomed e Cimo-Fesmed, rispettivamente il sindacato di medici e dirigenti sanitari italiani e il coordinamento italiano medici ospedalieri, hanno proclamato uno sciopero di 24 ore per il prossimo 5 dicembre. La protesta, come spiega Sky Tg24, è legata alle misure inserite nella finanziaria che impattano in maniera pesante sulle pensioni di categoria.

La protesta: «Una stangata per 50 mila dipendenti»

Secondo quanto spiegato dai sindacati, l’assegno previdenziale sarà tagliato dal 5 al 25 per cento l’anno. Per questo Pierino Di Silverio, Segretario Nazionale Anaao Assomed, e Guido Quici, Presidente Cimo-Fesmed hanno parlato di «una stangata che colpisce circa 50.000 dipendenti. E non ci tranquillizzano le dichiarazioni rilasciate negli ultimi giorni da esponenti del Governo in merito a possibili modifiche parziali del provvedimento ma non alla sua completa eliminazione. Le misure contenute nella legge di bilancio in discussione al Senato non sono in grado né di risollevare il Servizio sanitario nazionale dalla grave crisi in cui si trova né di soddisfare le richieste della categoria che rappresentiamo».

Medici in sciopero per il taglio alle pensioni «Stangata per 50 mila dipendenti»
Una donna con in mano una bandiera di Anaao Assomed durante un corteo nel 2018 (Imagoeconomica).

Di Silverio e Quinci: «Ci aspettavamo altro»

Il segretario di Anaao Assomed e il presidente di Cimo-Fesmed hanno spiegato che «dalla manovra ci saremmo aspettati un intervento sull’indennità di specificità medica e sanitaria per garantire un aumento degli stipendi di tutti i dirigenti e frenare dunque la fuga dei professionisti verso l’estero e il privato, e invece si è deciso di aumentare le retribuzioni delle prestazioni aggiuntive per abbattere le liste d’attesa, misura che è destinata a non produrre risultati concreti. Ci saremmo aspettati uno sblocco, anche parziale, del tetto alla spesa per il personale sanitario e un piano straordinario di assunzioni, e invece nessuno ne fa nemmeno cenno. Ci saremmo aspettati risorse adeguate per il rinnovo dei contratti e invece scopriamo che i 2,3 miliardi previsti sono messi a disposizione per l’intero comparto sanità, quindi briciole per tutti».

Cancellati a un 40enne 60 mila euro di debiti grazie alla legge Salva suicidi

Il tribunale di Brescia ha azzerato 60 mila euro di debiti a un uomo di 40 anni, originario di Bedizzole, nel Bresciano, che li aveva accumulati per mantenere la famiglia composta da moglie e quattro figli, dei quali tre sono minorenni. Dal 2017 la sua situazione economica era precipitata dopo l’acquisto di un’auto e mobili per la casa. Nel 2018 non è riuscito a restituire tutto il denaro e ha così deciso di rivolgersi a un avvocato.

Il tribunale annulla tutto grazie alla legge Salva suicidi

L’uomo, che lavora come commesso e guadagna all’incirca 1.500 euro, si è rivolto a un avvocato che ha chiesto al tribunale l’applicazione della legge 3/2012 (Salva suicidi) oggi confluita nel Codice della crisi. Spiega Monica Pagano, legale del 40enne: «La legge sancisce un principio molto semplice, cioè che nessuna persona onesta finita in difficoltà finanziaria può essere condannata a pagare per tutta la vita debiti che vanno ben oltre le sue capacità economiche». L’uomo ha versato 350 euro al mese per quattro anni, (16 mila 800 euro in tutto). I restanti 60 mila euro di debito sono stati ora cancellati dal tribunale che ha accolto la richiesta.

Non applica legge anti-Lgbt: licenziato il direttore del museo nazionale di Budapest

Il direttore del Museo nazionale di Budapest László Simon è stato licenziato con effetto immediato per ordine del ministero della Cultura ungherese. Non avrebbe applicato una controversa legge anti-Lgbt, che vieta di mostrare contenuti omosessuali ai minorenni, consentendo loro l’ingresso alla mostra del World Press Photo. Una legge che egli stesso, membro del Parlamento fino al 2021, aveva votato in quanto membro del partito di Viktor Orbán. «Non ha rispettato gli obblighi legali della sua istituzione», ha spiegato il ministero in un comunicato riportato dall’agenzia nazionale Mti. In sua difesa, Simon ha spiegato che il museo, non avendo il diritto di chiedere un documento di identità ai visitatori per determinare l’età, aveva affisso un cartello all’ingresso, invitando gli Under 18 a non entrare. «Abbiamo fatto le segnalazioni senza indugio», ha scritto su Facebook. «Non è stata violata deliberatamente alcuna legge». Secondo il giornale Magyar Jelen, potrebbe succedergli la vice Judit Hammerstein.

Museo di Budapest, sotto accusa cinque scatti nella mostra del World Press Photo

Le tensioni sulla mostra al Museo nazionale di Budapest erano iniziate nel mese di ottobre, per via di una segnalazione di Dóra Dúró, deputata del partito di estrema destra Mi Hazánk, La nostra patria. Sotto accusa cinque scatti della fotoreporter filippina Hannah Reyes Morales, appartenenti al progetto Home for the Golden Gays. Ritraggono infatti i pazienti di una casa di cura per anziani di Manila gestita esclusivamente da persone Lgbtq+. Pur trattandosi di immagini del World Press Photo, fra i maggiori concorsi fotogiornalistici al mondo, dovevano immediatamente essere precluse ai minorenni. Dal 2021, infatti, in Ungheria una legge impone di non sottoporre contenuti omosessuali agli Under 18 non solo all’interno dei musei, ma anche in libri, film e messaggi promozionali.

Il ministro della Cultura ha licenziato László Simon, direttore del Museo nazionale di Budapest, per non aver applicato una legge anti-Lgbt.
L’ingresso del Museo nazionale di Budapest (Getty Images).

Il Museo nazionale, oltre al cartello sul portone d’ingresso, ha spiegato di aver segnalato i contenuti omosessuali della mostra anche sul proprio sito web ufficiale. Su Facebook, pur riconoscendo il proprio licenziamento, Simon ha spiegato di non accettarne i motivi, in quanto certo di non aver violato alcuna legge. In precedenza, però, con un altro post sui canali social aveva ringraziato sarcasticamente Dúró, responsabile con la sua polemica di un incremento delle visite alla mostra. «Ottimo lavoro», aveva dichiarato in Rete. «Il Museo nazionale ora è vivo e vegeto». Ex sottosegretario alla Cultura per il ministero dell’Educazione, Simon ma era stato rimosso per divergenze con il ministro. In passato parlamentare per Fidesz, il partito del premier Orbán, si era dimesso in seguito alla nomina a direttore del Museo.

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