Daily Archives: 27 Novembre 2023

La chiusura di Avanti Popolo di De Girolamo accelera il ritorno di Giletti in Rai intanto scoppia il caso Coppa Davis

Doveva durare fino a giugno. Invece chiuderà a Natale. Parliamo di Avanti popolo, il programma condotto da Nunzia De Girolamo che ha rappresentato uno dei maggiori flop di questo inizio di stagione di mamma Rai, insieme al Mercante in Fiera di Pino Insegno, che seguirà la stessa sorte. E al suo posto, nella serata del martedì, arriverà Massimo Giletti, con un suo programma di approfondimento e talk, sullo stile di Non è l’arena, chiuso a brutto muso da Urbano Cairo su La7. Al settimo piano di Viale Mazzini la tentazione di spegnere in anticipo Avanti popolo è via via andata crescendo col perdurare dei bassi ascolti: il talk ha mai superato il 3 per cento di share. Nelle ultime due puntate, per esempio, ha fatto il 2,1 per cento (martedì 14 novembre) e il 2,9 per cento (martedì 21).

La chiusura di Avanti Popolo di De Girolamo accelera il ritorno di Giletti in Rai intanto scoppia il caso Coppa Davis
Nunzia De Girolamo (dal profilo Fb).

La crisi di ascolti del martedì sera ha impresso una accelerata al ritorno di Giletti in Rai

Al contempo la tv pubblica aveva avviato una trattativa per il ritorno di Giletti: sarebbe arrivato a gennaio con una serata-evento, e poi a febbraio con una trasmissione tutta sua. Ma la crisi di ascolti del martedì sera ha impresso un’accelerazione al rientro del giornalista torinese. Vale a poco, così, la smentita (si far per dire) dell’amministratore delegato, Roberto Sergio. «Ancora una volta alcuni organi di stampa riportano notizie completamente diverse dalla realtà, frutto di una libera interpretazione. Parlare di ‘chiusure anticipate’ di alcuni programmi è fuorviante. È chiaro che dovremo fare una valutazione anche in riferimento all’andamento dei risultati approfittando della pausa natalizia. Come detto alla presentazione lo scorso luglio, i palinsesti autunnali terminano nel mese di dicembre. Quindi, nessuna chiusura anticipata, come qualcuno ha voluto strumentalmente rimarcare», ha dichiarato il capo azienda. Come a dire: Avanti popolo era solo nel palinsesto autunnale, poi per quello invernale si sarebbero tirate le somme. Ma non è così. Il nuovo talk, come spiegato proprio alla presentazione dei palinsesti a Napoli, era in programma per tutta la stagione: 30 puntate, con un budget di 200 mila euro a serata, per un totale di circa 6 milioni, con la produzione esterna della Fremantle di Lorenzo Mieli e la consulenza di Lucio Presta, manager di De Girolamo. Ma è proprio l’elevato costo a fronte dei bassi ascolti ad aver indotto il vertice Rai a un ragionamento diverso, fino alla decisione di chiudere il programma. La riflessione, dunque, c’è già stata, con una sentenza di condanna.

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Massimo Giletti (Imagoeconomica).

Il conduttore, dopo la fine burrascosa con La7, avrebbe promesso ai vertici Rai maggior cautela

«Un programma in prima serata di Giletti è l’unico modo per risollevare lo share del martedì sera e competere con Giovanni Floris, Bianca Berlinguer e le Iene. Se si azzecca il programma, Giletti potrebbe addirittura superarli», racconta a Lettera43 una fonte di Viale Mazzini. Giletti, tra l’altro, non essendo di sinistra, gode di un certo sostegno nel centrodestra, soprattutto dalle parti della Lega di Matteo Salvini. L’unico suo difetto, agli occhi dei dirigenti della tv di Stato, è quello di essere ritenuto «incontrollabile». Insomma – erano le perplessità di qualcuno – se inizierà con inchieste che tireranno in ballo leader politici come la nota vicenda di Baiardo-fratelli Graviano-Silvio Berlusconi, sarebbero ulteriori dolori per la Rai meloniana. Ma alla fine s’è deciso di rischiare, anche perché Giletti, memore anche della passata vicenda, avrebbe promesso ai vertici di andarci più cauto. «Su La7 per farsi notare e macinare ascolti ogni domenica doveva spararla sempre più grossa, in Rai ha meno bisogno di tirare la corda», è il ragionamento che si è fatto. Fallisce, dunque, il tentativo di trasformare De Girolamo, ex ministra forzista e parlamentare riciclatasi in tv, come conduttrice di punta dell’informazione Rai, con un programma che, dando voce al “popolo” in studio, avrebbe dovuto mescolare il format dei moderni talk con quello di lontano programma di successo di Gianfranco Funari: A bocca aperta. Ma l’errore, forse, è stato proprio quello di pensare che De Girolamo potesse andar bene per tutto: dalla conduzione leggera di Ciao Maschio (che continuerà, il sabato sera) all’approfondimento politico.

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Gian Marco Chiocci, direttore del Tg1 (Imagoeconomica).

Al via Far West, l’anti Report di Salvo Sottile, mentre monta il caso Coppa Davis e il mancato spostamento su Rai1

Intanto lunedì sera parte il nuovo programma d’inchieste Far West, su Rai3, condotto da Salvo Sottile, nello spazio che prima era di Report. «Non ci occuperemo di politica. Da noi la politica entrerà solo se sarà funzionale al racconto, altrimenti resterà fuori», ha spiegato lo stesso Sottile venerdì durante la presentazione, insieme al direttore dell’approfondimento Paolo Corsini. Staremo a vedere. Nel frattempo a Viale Mazzini scoppia il caso Coppa Davis. Domenica, infatti, da parte di Rai1, e del Tg1 in particolare, era arrivata al settimo piano la richiesta di spostare la finale della Davis dal secondo canale alla rete ammiraglia. Su Rai2 Jannik Sinner ha raggiunto il 23,4 per cento di share, ma su Rai1, secondo alcuni, avrebbe potuto anche superare il 35 per cento. Il vertice, però, non ha voluto: la Davis è rimasta su Rai2. E a rimetterci è stato proprio il Tg1, superato dal Tg5: 14,3 per cento per l’edizione serale del tg di Gian Marco Chiocci contro il 14,7 per cento del tg del Biscione. Il no al cambio di canale è arrivato dalla direttrice del marketing, Roberta Lucca, ma si sospetta che dietro ci sia la longa manus del dg Giampaolo Rossi, in pessimi rapporti con Chiocci: tra i due è in corso da tempo una guerriglia interna.

Cosa c’è dietro l’ennesimo scontro fra Binaghi e Malagò dopo la vittoria della Coppa Davis

Il luccichio dell’insalatiera non riesce a nascondere tutte le ruggini. I cinque giovani moschettieri che sono stati capaci di riportare la Coppa Davis in Italia hanno fatto esplodere di gioia tutto il Paese, ma il momento d’oro delle nostre racchette non cancella i veleni e i dissapori in seno ai vertici dello sport italiano. Il presidente della Federazione tennis e padel (Fitp) Angelo Binaghi, ancora a caldo dopo l’ultima impresa di Jannick Sinner in finale contro gli australiani, si è tolto un sasso mica piccolo dalla scarpa e a Sky Sport ha detto: «Io credo che questa Davis la dobbiamo anche dedicare un po’ all’attuale presidente del Coni, Giovanni Malagò, che in tutti questi mesi nonostante i successi sportivi e organizzativi non ha trovato la forza di fare una volta i complimenti al movimento e alla federazione. Una grande caduta di stile. Io credo che questi ragazzi gli faranno trovare il coraggio per farlo nei prossimi giorni». Un missile che peraltro ha fatto da contraltare alla lestissima uscita dello stesso Malagò, il quale si era subito complimentato con la squadra e con lo stesso Binaghi attraverso un post su X.

Sulla gestione dei grandi eventi tennistici non sono mai andati d’accordo

L’acredine tra i due è profonda e viene da lontano. Innanzitutto pesa un dato quasi antropologico: il numero uno della Fitp è un sardo dal carattere aspro, diretto e poco incline agli arzigogoli, mentre il gran patron del Coni è la quintessenza della romanità suadente, molle e salottiera. Tuttavia è sul potere nello sport, sui rapporti con la politica e in particolare sulla gestione dei grandi eventi tennistici che i due non sono mai andati d’accordo, senza far nulla per nasconderlo. Basta tornare indietro di qualche anno, al 2018 e ai tempi del governo Movimento 5 stelleLega, per individuare il terreno di scontro forse più grave: Malagò al tempo si schierò apertamente contro l’esecutivo gialloverde e la riforma voluta dall’allora sottosegretario alla presidenza, Giancarlo Giorgetti, che tra le altre cose strappava via dalle mani del Coni la cassaforte dei fondi statali, poco meno di 300 milioni di euro, destinati alle federazioni sportive e la assegnava alla neonata Sport e Salute Spa.

Cosa c'è dietro l'ennesimo scontro fra Binaghi e Malagò dopo la vittoria della Coppa Davis
Angelo Binaghi e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Abodi e lo sdoppiamento di cariche dentro Sport e Salute

Malagò ha attaccato ripetutamente la nuova società, ha cercato ogni sponda, ha utilizzato ogni occasione e ogni campione dello sport a lui vicino per provare a minare il mutato assetto e ricostruire il suo antico dominio (governa il Comitato olimpico nazionale dal 2013). Un’azione in qualche modo culminata con il cambio di impostazione voluto nell’estate del 2023 dal ministro per lo Sport, Andrea Abodi, che ha definito indirizzi e confini più chiari per la società in house del Mef, sdoppiando la carica di presidente e amministratore delegato, con la prima assegnata all’imprenditore Marco Mezzaroma, cognato di Claudio Lotito e considerato molto vicino ad Arianna Meloni, la sorella di Giorgia.

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Il ministro dello Sport Andrea Abodi (Imagoeconomica).

Scontro sui paramenti per i finanziamenti alle federazioni

Binaghi, invece, aveva sempre elogiato l’avvento di Sport e Salute, dicendo per esempio già nel 2019 che «finalmente i criteri dei finanziamenti alle federazioni saranno oggettivi, meritocratici e definiti». Un dito nell’occhio al numero uno dei Coni che aveva risposto per le rime: «Non capisco quali potrebbero essere criteri più oggettivi di quelli portati avanti dal Coni, visto che i parametri sono stati sempre voluti sia dalla commissione alla quale lui ha sempre fatto parte sia dal consiglio nazionale», per cui «ho trovato assolutamente fuori luogo le parole di Binaghi».

Il nervo scoperto sul limite dei tre mandati

Dopo la vittoria della Davis il presidente Fitp ha addirittura accusato indirettamente Malagò di non essere presente a Malaga per rendere omaggio alle imprese azzurre, mentre «la dedica va al ministro dello Sport, che ha preso un aereo ed è venuto a rappresentare il governo qui». Una chiosa a caldo e al vetriolo arrivata dopo le frasi del numero uno dello sport italiano di appena un mese fa: «Negli ultimi tempi Binaghi si è contraddistinto per uno stile di aggressione verbale poco educato. Non lo dico per me, ma per quello che rappresento. Ma in questo caso ha detto una falsità che non potrebbe provare». Il riferimento era anche alle dure posizioni dell’uomo che guida il tennis italiano (addirittura dal 2001) e che si era schierato contro il limite dei tre mandati per i presidenti di federazione, poi abolito giusto l’estate del 2023 (con il conforto di una sentenza della Consulta giunta a settembre).

Cosa c'è dietro l'ennesimo scontro fra Binaghi e Malagò dopo la vittoria della Coppa Davis
Giovanni Malagò con Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Le insinuazioni sul legame politico tra Binaghi e il M5s

Binaghi aveva definito Malagò «non credibile» nel dibattito per «un interesse personale». E quest’ultimo aveva replicato: «Anche nella vicenda della norma sui tre mandati non avevo interesse. Può chiedere a Franco Chimenti o Gianni Petrucci, i presidenti di golf e basket, come la pensavo. A proposito: Binaghi dice di non avere interferenze politiche. Ma la sua vicepresidente è l’ex sindaco di Torino, Chiara Appendino, e l’ex sottosegretario Simone Valente è il responsabile della federtennis per i rapporti istituzionali…». Quasi ad adombrare un legame politico tra Binaghi e il M5s, fiorito attorno all’evento delle Atp Finals di Torino.

Cosa c'è dietro l'ennesimo scontro fra Binaghi e Malagò dopo la vittoria della Coppa Davis
Chiara Appendino (Imagoeconomica).

La contestata presenza di Djokovic agli Internazionali d’Italia

E che dire dello scontro sugli Internazionali d’Italia di tennis del 2022? Binaghi gonfiò il petto dopo gli ottimi risultati economici e di pubblico dell’evento, ma attaccò a testa bassa Malagò: «Ha cercato di non far giocare a Roma prima Novak Djokovic, poi i russi». Il campione serbo, infatti, era stato accusato di aver assunto posizioni no vax in epoca Covid, mentre i secondi avrebbero dovuto subire un embargo in ragione della guerra in Ucraina. L’input secondo Malagò veniva dal Comitato olimpico internazionale (Cio), cui il Coni fa capo, ma Binaghi aveva smentito il diktat, aveva rivendicato l’autonomia dell’Atp, così come di altre federazioni internazionali, si era appellato agli impegni contrattuali e alla fine aveva tenuto il punto sull’apertura a tutti del torneo in nome della qualità e dello spettacolo (peraltro Djokovic risultò vincitore).

Cosa c'è dietro l'ennesimo scontro fra Binaghi e Malagò dopo la vittoria della Coppa Davis
Novak Djokovic e Jannik Sinner (Getty).

Malagò non mancò di replicare: «Ho sempre detto che era un invito e non c’era nessun obbligo», ma d’altronde «quello di Binaghi negli ultimi anni è un percorso sui rapporti con la politica su cui non devo aggiungere altro». Quindi «se lui una volta nella vita si rendesse conto che stavolta ha veramente detto delle cose del tutto sbagliate sia nel contesto che nella sostanza, secondo me verrebbe apprezzato moltissimo».

Dalla gestione di Coni servizi fino alla copertura del Centrale del Foro Italico

Sarebbero molti altri gli episodi di frizioni da ricordare, dalle accuse del numero uno del tennis italiano alla gestione di Coni servizi (vero oggetto delle ruggini più antiche) sulla copertura del Centrale del Foro Italico fino alle stilettate, due anni fa, a proposito delle finali Atp di Torino, quando Malagò tentò la giocata in cui è insuperabile, ossia prendersi meriti e mettersi in vetrina: «L’idea di Torino fu mia, Appendino non sapeva cosa fossero». Il capo delle racchette azzurre rispose per le rime: «Le parole di Malagò contro Appendino? Ha attaccato la padrona di casa, è stata una caduta di stile. Io non ho mai sentito di una sua idea quando il risultato è negativo. Per definizione il presidente del Coni ha sempre idee splendide». E nel momento in cui qualcuno ha iniziato a far girare la voce che Binaghi, al sesto mandato in Fitp, volesse candidarsi alla successione di Malagò al Coni, lui ha stroncato: «Non ci penso nemmeno, mi sarebbe piaciuto contribuire a riformarlo, ma mi sono quasi arreso. Da decenni non cambia nulla e alcune regole sono assurde». Chissà cosa si nasconde dietro quel “quasi”.

Israele-Hamas, tregua prorogata per altri due giorni

La tregua tra Israele e Hamas è stata prorogata di altri due giorni. Ad annunciarlo è stato Majed al Ansari, il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar. Su X ha infatti scritto: «Lo Stato del Qatar annuncia, nell’ambito della mediazione in corso, che è stato raggiunto un accordo per prolungare di altri due giorni la tregua umanitaria nella Striscia di Gaza».

https://twitter.com/majedalansari/status/1729171016642166998

Dall’Egitto: «Ostaggi rilasciati in entrambi i giorni»

Secondo quanto riportato dal Times of Israel, inoltre, dall’Egitto è stato Diaa Rashwan, capo ufficio stampa del governo egiziano, ad anticipare l’accordo. Secondo l’alto collaboratore del presidente Abdel Fattah al-Sisi, saranno rilasciati 10 ostaggi di Hamas contro 30 prigionieri palestinesi, in entrambi i giorni. Così facendo si manterrebbe il rapporto di 1 israeliano per 3 palestinesi. Intanto fonti israeliane hanno fatto sapere che l’accordo sul quarto rilascio di ostaggi di oggi, 27 novembre, è stato chiuso positivamente. Secondo le stesse fonti, citate da Ynet, due madri saranno liberate assieme a 9 bambini.

Poste Italiane al primo posto tra le aziende del settore assicurativo nella classifica di S&P

Le politiche di sostenibilità di Poste Italiane si affermano sul piano mondiale e per la prima volta conquistano la vetta del Corporate Sustainability Assessment di Standard&Poor’s Global nel settore Insurance con il punteggio complessivo di 85/100. La classifica ha assegnato a Poste Italiane il punteggio di 96/100 nella sezione Social per le proprie politiche e pratiche di attrazione e sviluppo di talenti, di tutela dei diritti umani e di inclusione finanziaria. Inoltre, con riferimento alla dimensione di Governance, il Gruppo è stato premiato per la conduzione etica e trasparente del business, per le pratiche legate alla gestione dei rischi e della sicurezza informatica, mentre si è distinto nella dimensione Environmental per la solidità della propria strategia climatica.

Il rating si aggiunge ai numerosi riconoscimenti ottenuti dal Gruppo in ambito ESG

Standard & Poor’s Global confronta le aziende di 61 settori giudicando le loro performance di sostenibilità in maniera complessiva. Il rating assegnato da S&P Global funge da base preliminare di valutazione per stabilire l’ingresso delle imprese negli indici Dow Jones Sustainability World Index e Dow Jones Sustainability Europe Index. Il primo posto nella classifica globale del settore assicurativo si aggiunge ai numerosi riconoscimenti ricevuti dal Gruppo Poste Italiane per le sue pratiche di sostenibilità. Tra questi la medaglia di platino ricevuta da EcoVadis, la conferma della valutazione di AA nel rating MSC, il miglioramento del punteggio ottenuto da parte di Moody’s e l’inclusione tra i più prestigiosi indici di sostenibilità internazionali (come Euronext Vigeo-Eiris Indices, Integrated Governance Index, Euronext Equileap Gender Equality Eurozone 100, FTSE4Good, Bloomberg Gender-Equality Index e Stoxx Global ESG Leaders).

Del Fante: «Motivo di orgoglio»

La presidente di Poste Italiane, Silvia Rovere, ha così commentato il traguardo raggiunto: «Questo straordinario risultato conferma il percorso del Gruppo che fa della sostenibilità il cardine della propria missione industriale. Vorrei cogliere l’occasione di questo traguardo mondiale per ringraziare le donne e gli uomini di Poste per la propria dedizione nel servizio verso tutte le comunità, le imprese e le istituzioni in ogni angolo del Paese».

Poste Italiane al primo posto tra le aziende del settore assicurativo nella classifica di S&P
Silvia Maria Rovere (Imagoeconomica).

Le ha fatto eco l’amministratore delegato Matteo Del Fante: «La vetta nella classifica mondiale di S&P Global è motivo di orgoglio e prova ancora una volta l’efficacia della nostra strategia di integrazione della gestione dei rischi e delle opportunità ESG nella strategia di business, che ci mette nelle condizioni migliori per affrontare al meglio le sfide proposte dal contesto economico. Il primo posto premia il nostro impegno orientato alla creazione di valore condiviso per gli stakeholder e alla crescita socio-economica del Paese, aumentando in modo significativo la reputazione di Poste Italiane in ambito mondiale».

Lasco: «Frutto di una strategia con chiari obiettivi a breve, medio e lungo termine»

Queste infine le dichiarazioni del condirettore generale di Poste Giuseppe Lasco: «Sono estremamente orgoglioso per il punteggio raggiunto nella valutazione di S&P Global nella sezione Social. Naturalmente, ogni persona di Poste Italiane ha contribuito al prestigioso risultato nel Corporate sustainability assessment con il proprio lavoro e il proprio impegno quotidiano profuso negli anni. Il risultato è frutto di una strategia ESG di Gruppo con chiari obiettivi a breve, medio e lungo termine. Crescere responsabilmente grazie al decisivo contributo di chi lavora in azienda per il successo sostenibile, l’innovazione, la digitalizzazione e la coesione sociale del Paese è l’obiettivo del Gruppo Poste Italiane».

Crosetto sarà ascoltato in commissione Antimafia

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, sarà ascoltato in commissione Antimafia, dopo il caso delle dichiarazioni sulla «opposizione giudiziaria» che «ha sempre affossato i governi di centrodestra», rilasciate al Corriere della Sera. Nel pomeriggio del 27 novembre, infatti, il Partito democratico ha inoltrato la richiesta di calendarizzazione dell’audizione presso l’ufficio della presidente Chiara Colosimo. La data sarà scelta il 28 novembre. Lo stesso ministro ha dichiarato, già prima della richiesta, di essere disponibile a spiegare le sue parole sui magistrati davanti al Parlamento.

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Il Regno Unito ha registrato il primo caso di influenza suina A\H1N2 nel Paese

L’Agenzia per la sicurezza sanitaria (Uksha) del Regno Unito ha confermato di aver rilevato il primo caso di ceppo influenzale suino A/H1N2 in un essere umano nel Paese. La persona trovata positiva è stata testata dal proprio medico di famiglia, dopo aver manifestato sintomi respiratori e aver avuto una lieve malattia. La fonte del contagio non è stata ancora accertata e resta oggetto di indagine, hanno detto gli esperti. 

L’influenza suina A di rado infetta gli esseri umani

Dal 2005, ha ricordato l’agenzia dando notizia del caso, «sono stati segnalati in tutto il mondo 50 casi umani di influenza A/H1N2» ma nessuno di questi risulta correlato geneticamente a questo ceppo. Sulla base delle prime informazioni, l’infezione è simile ai virus riscontrati nei suini del Regno Unito. Le infezioni umane da virus dell’influenza suina si verificano sporadicamente, spiega l’agenzia britannica: «H1N1, H1N2 e H3N2 sono i principali sottotipi di virus dell’influenza suina A nei suini, infettano di rado l’essere umano, di solito dopo esposizione diretta o indiretta a maiali o ambienti contaminati». In merito alla pandemia del 2009, causata proprio da un virus dell’influenza A/H1N1, gli scienziati dell’Uksha hanno spiegato che «l’infezione fu allora comunemente denominata “influenza suina”, ma quel virus conteneva materiale genetico proveniente da patogeni che circolavano nei maiali, negli uccelli e negli esseri umani negli Anni 90 e 2000». L’Ukhsa «sta lavorando a stretto contatto con i partner per determinare le caratteristiche dell’agente patogeno e valutare il rischio per la salute umana». Il caso è stato rilevato grazie alla «sorveglianza nazionale di routine sull’influenza intrapresa dall’Ukhsa e dal Royal College of General Practitioners», ha specificato l’agenzia.

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Perché è importante che Papa Francesco partecipi alla Cop28

Si fa sempre più difficile e incerto il procedere di Papa Francesco che il prossimo 17 dicembre compirà 87 anni, fra acciacchi dovuti all’età e malanni di stagione. Bergoglio ha invece un’agenda internazionale ancora fitta di impegni già programmati, mentre le crisi e i conflitti che attraversano il mondo non smettono di chiamare in causa la Chiesa di Roma. Il primo dicembre sarà a Dubai negli Emirati Arabi Uniti, dove rimarrà fino al 3; nell’Emirato, infatti, si terrà il prossimo vertice mondiale sul riscaldamento globale, la Cop28. Appuntamento, quest’ultimo, particolarmente sentito dal Papa che ha fatto della salvaguardia del Creato per le future generazioni uno dei fattori portanti del suo pontificato.

Il Vaticano conferma la trasferta del Papa alla Cop28 nonostante i problemi di salute

Tuttavia Francesco, per riuscire a raggiungere il summit, dovrà provare ad aggirare il peggioramento delle condizioni di salute avvenuto, improvvisamente, negli ultimi giorni; Francesco ha effettuato esami di controllo al Policlinico Gemelli di Roma; la conferma è arrivata dalla stessa Sala stampa della Santa Sede la quale ha diffuso un comunicato nel quale si spiegava che la tac, cui era stato sottoposto il papa nei giorni scorsi, «ha escluso una polmonite, ma mostrava una infiammazione polmonare che causava alcune difficoltà respiratorie. Per una maggiore efficacia della terapia si è proceduto a posizionare un ago cannula per infusione di terapia antibiotica per via endovenosa». Quindi si precisava: «Le condizioni del Papa sono buone e stazionarie, non presenta febbre e la situazione respiratoria è in netto miglioramento». Tuttavia, «per facilitare il recupero del Papa, alcuni importanti impegni previsti per questi giorni sono stati rimandati perché possa dedicarvi il tempo e le energie desiderate. Altri, di carattere istituzionale o più facili da sostenere date le attuali condizioni di salute, sono stati mantenuti». Sta di fatto che l’ultimo Angelus, quello di domenica 26 novembre, non è stato trasmesso come di consueto da piazza San Pietro, ma dall’appartamento di Santa Marta dove il testo del discorso del pontefice era stato letto da mons. Paolo Braida, uno dei ghostwriter del pontefice, mentre Francesco al suo fianco è apparso pallido e leggermente affaticato. E però, è stato proprio in questa occasione, che il Papa ha confermato, attraverso le parole pronunciate da mons. Braida, la trasferta a Dubai. «Oltre che dalla guerra il nostro mondo è minacciato da un altro grande pericolo, quello climatico», recitava il messaggio letto dal suo collaboratore, «che mette a rischio la vita sulla terra, specialmente le future generazioni. E questo è contrario al progetto di Dio, che ha creato ogni cosa per la vita». Per tale ragione, ha fatto sapere Francesco, «nel prossimo fine settimana mi recherò negli Emirati Arabi Uniti per intervenire sabato alla Cop28 di Dubai. Ringrazio tutti coloro che accompagneranno questo viaggio con la preghiera e con l’impegno di prendere a cuore la salvaguardia della casa comune».

Perché è importante che Papa Francesco partecipi alla Cop28
Papa Francesco all’udienza generale del 22 novembre 2023 (Getty Images).

L’impegno di Bergoglio per la tutela dell’ambiente: dal Laudato si’ al Laudate deum

L’ottimismo della volontà, aiutato da una massiccia dose di terapia antibiotica, avrà la meglio sull’infiammazione ai polmoni? D’altro canto, Francesco, il 2 dicembre, a Dubai dovrebbe pronunciare un intervento particolarmente atteso, tutto sta a vedere se ce la farà. Di recente (il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi), il papa ha pubblicato un’esortazione apostolica, Laudate deum, che rappresenta una sorta di seguito, di continuazione, dell’enciclica Laudato si’ (2015), la prima dedicata alla cura della casa comune e alla tutela dell’ambiente. Se Laudato si’ uscì a ridosso della Cop21 di Parigi (il vertice che raggiunse poi nell’accordo finale importanti risultati, disattesi successivamente, dalle scelte dei governi), Laudate deum rappresenta la presa d’atto angosciosa che, se non si interviene con decisione ora, i danni per l’ambiente rischiano di diventare irreversibili. «Sono passati ormai otto anni dalla pubblicazione della Lettera enciclica Laudato si’», si legge nelle prime righe dell’esortazione apostolica, «quando ho voluto condividere con tutti voi, sorelle e fratelli del nostro Pianeta sofferente, le mie accorate preoccupazioni per la cura della nostra casa comune. Ma, con il passare del tempo, mi rendo conto che non reagiamo abbastanza, poiché il mondo che ci accoglie si sta sgretolando e forse si sta avvicinando a un punto di rottura. Al di là di questa possibilità, non c’è dubbio che l’impatto del cambiamento climatico danneggerà sempre più la vita di molte persone e famiglie. Ne sentiremo gli effetti in termini di salute, lavoro, accesso alle risorse, abitazioni, migrazioni forzate e in altri ambiti».

Il summit di Dubai sarà un banco di prova per verificare l’influenza della Santa Sede a livello globale

A Dubai non ci saranno invece presidenti di Usa e Cina (Joe Biden e Xi Jinping), i due Paesi maggiormente responsabili dell’inquinamento globale, che però hanno sottoscritto un impegno comune in favore dell’ambiente a metà novembre, un accordo che lascia ben sperare per l’esito finale della Cop28. L’impegno pubblico del Papa fu determinante nel 2015 per mobilitare i governi di diversi Paesi in favore di una strategia comune per arginare l’immissione di gas inquinanti nell’atmosfera; vedremo se stavolta, con la partecipazione diretta di Francesco, sia pure non al top della condizione fisica, accadrà lo stesso. Dubai, in tal senso, sarà un buon banco di prova per verificare l’influenza globale che la Santa Sede è in grado di esercitare.

Social housing, accordo BEI-Investire SGR: 34 milioni per realizzare oltre 200 alloggi a Milano

Sostenere la costruzione di nuove unità di social housing nel cuore di Milano, promuovendo l’accesso ad alloggi di qualità e sostenibili per le famiglie a reddito medio-basso. Questi gli obiettivi del finanziamento da 34 milioni di euro concesso dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) al Fondo Ca’ Granda, gestito da Investire Sgr (Gruppo Banca Finnat) e partecipato da Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, da Cdp Real Asset Sgr attraverso il FIA – Fondo Investimenti per l’Abitare e da Fondazione Cariplo.

Verranno demolite e ricostruite 200 unità abitative nel quartiere Sarpi 

L’accordo è stato annunciato e sottoscritto lunedì 27 novembre 2023 presso l’Archivio Storico del Policlinico di Milano in Via Francesco Sforza 28, durante l’evento Il partenariato acceleratore di rigenerazione urbana e sociale. Grazie alle risorse della BEI, verranno riqualificati oltre 200 appartamenti nel centro di Milano, nel quartiere Sarpi. Le unità abitative verranno demolite e ricostruite seguendo i più alti standard di efficienza energetica e di sostenibilità ambientale e saranno poi assegnate alla fascia intermedia della popolazione che non è in grado di accedere né al libero mercato né all’edilizia residenziale pubblica. Si tratta della prima operazione finanziaria della Bei in Italia realizzata direttamente con un fondo immobiliare a favore dell’edilizia sociale, resa possibile anche grazie alle finalità etiche e al forte impegno del Policlinico di Milano a favore della sostenibilità ambientale con il Fondo Cà Granda. Negli ultimi cinque anni, la Bei ha finanziato progetti di edilizia sociale e a prezzi calmierati per oltre 6,5 miliardi di euro in 11 Paesi europei sostenendo nuove costruzioni, ristrutturazioni e riqualificazioni del patrimonio abitativo esistente.

Badot (BEI): «Dimostriamo il nostro impegno per l’edilizia sociale»

Gilles Badot, direttore per le operazioni BEI in Italia, ha commentato: «Con questa operazione, la BEI dimostra il proprio impegno a favore dell’edilizia sociale. Questo progetto non solo migliorerà la qualità della vita dei residenti, ma contribuirà anche a migliorare l’efficienza energetica e quindi la sostenibilità ambientale a Milano».

Social housing, da BEI e Investire SGR 34 milioni per realizzare oltre 200 alloggi a Milano
Gilles Badot (Imagoeconomica).

Gli ha fatto eco Giancarlo Scotti, amministratore delegato di CDP Real Asset SGR: «Salutiamo con particolare favore il finanziamento della BEI al Fondo Ca’ Granda, di cui siamo partner finanziario con il nostro fondo FIA. Il sostegno delle risorse europee, al fianco di quelle di investitori istituzionali nazionali, conferma l’esistenza di un impegno comune su progetti capaci di ridurre il disagio abitativo nelle nostre città, anche attraverso la rigenerazione urbana e l’inclusione sociale».

«Lui ha preso due donne belle e aitanti, a lui danno catorci»: critiche su un sindaco del Modenese

«Lui ha preso due donne belle, giovani e aitanti. Mentre a lui danno solo dei catorci». Il sindaco del Comune di San Prospero, Sauro Borghi, è stato criticato per aver parlato così, durante un evento pubblico, delle future assunzioni nell’ospedale di Mirandola, interrompendo il direttore di chirurgia. Una frase che non è passata inosservata e che ha generato molte critiche nei confronti del primo cittadino, in quota Pd.

Le donne del Pd di Modena: «Taccia»

Tra le prime ad attaccare il sindaco ci sono state proprio le sue colleghe del Pd di Modena. Come spiega Repubblica, hanno dichiarato: «Caro sindaco Borghi, le facciamo questo appello: quando e se le torna la fregola irrefrenabile di esternare una battuta sessista mentre riveste il ruolo affidatole dalle cittadine e dai cittadini, per favore, si taccia. Davvero abbiamo bisogno, nel 2023, di un sindaco che sottolinei l’aspetto fisico del personale medico di un reparto, paragonandolo a quello di un altro, con termini quali ‘donne belle, giovani e aitanti’ rispetto a ‘catorci’? Davvero pensa che si tratti di motti di spirito particolarmente intelligenti? O anche soltanto divertenti? Ma non si rende conto che, al massimo, a ridere è soltanto lei? Quelle che per lei sono, volendo almeno sperare nella sua buonafede, uscite simpatiche, contribuiscono invece a rafforzare un modo di vedere le donne e una cultura che proprio in questi giorni abbiamo definito patriarcale e maschilista».

Borghi accusato di maschilismo 

E le accuse non si sono fermate, perché le appartenenti al Pd modenese hanno parlato anche di «cultura che come partito democratico dobbiamo combattere, poiché non solo le parole danno forma ai pensieri ma radicano una idea del femminile subalterna, che viene definita attraverso il corpo». Poi le altre accuse contro il sindaco: «Come mai non ha definito come più o meno aitanti i primari uomini dei reparti ai quali si è riferito? Non ci metta in imbarazzo e chieda scusa prima ancora che siamo noi a chiederle di farlo. Sarebbe un bel gesto non crede? Il Pd non può essere rappresentato da queste “battute” nei confronti delle quali non si può più accondiscendere né tacere».

Il sindaco: «Non volevo mancare di rispetto»

Dal canto suo, Borghi ha replicato: «Ho già risposto chiedendo scusa a chi si può essere sentito offeso. Per me la storia è chiusa lì. Di sicuro non c’era nessuna intenzione di mancare di rispetto a nessuno e vista la strumentalizzazione in corso, per me è un discorso chiuso».

Catanzaro, 23enne accoltella il padre e lo uccide

A Botricello, in provincia di Catanzaro, un ragazzo di 23 anni, Alessio Cosco, ha ucciso a coltellate il padre Francesco Cosco di 52 anni. Stando a quanto emerso dai carabinieri, il giovane soffriva di disturbi psichiatrici. Stando a una prima sommaria ricostruzione, l’aggressione sarebbe avvenuta al culmine di una lite tra i due uomini. La madre del ragazzo era fuori casa al momento dell’aggressione. La vittima era muratore, il ragazzo dopo aver terminato la scuola aveva fatto qualche lavoro saltuario, ma attualmente era disoccupato.

Il messaggio di cordoglio del sindaco di Botricello

«Siamo profondamente scossi per una tragedia che non avremmo mai potuto immaginare. Non ci sono parole per descrivere una tragedia simile, considerato che la famiglia Cosco ha sempre seguito il figlio, cercando di accudirlo in ogni modo. Siamo tutti vicini ai congiunti. La famiglia è molto nota in paese, Francesco ha sempre lavorato come muratore. mentre il figlio soffriva di qualche disturbo e, da quello che risulta, era regolarmente seguito», ha dichiarato il sindaco di Botricello, Saverio Puccio.

Previsioni meteo, in arrivo freddo e neve anche a bassa quota

Saranno il freddo e la neve in bassa quota in due distinte fasi perturbate a caratterizzare la settimana compresa tra lunedì 27 novembre e domenica 3 dicembre. Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it, ha comunicato che già nella giornata di lunedì le correnti fredde in ingresso dalla Porta del Rodano (Francia sudorientale) favoriranno la formazione di una perturbazione sui mari italiani in grado di scatenare precipitazioni intense, anche sotto forma di nubifragio e violente raffiche di vento.

Forti piogge su Lazio, Campania e Calabria

Questa prima perturbazione colpirà l’Italia entro le prime ore di martedì 28. Previste intense piogge e nubifragi con locali allagamenti su Lazio, Campania e Calabria. Sull’arco alpino si prevedono nevicate fino a quote molto basse, intorno ai 500 metri, soprattutto sulle Dolomiti. I valori delle temperature saranno, infatti, ben sotto le medie stagionali su tutta l’Italia. Al Centro Nord sono previste estese gelate fin sulle pianure durante la notte e al primo mattino. Tra giovedì 30 novembre e venerdì 1 dicembre una seconda perturbazione potrebbe raggiungere l’Italia, innescando nuove ed intense precipitazioni. La fase fredda e movimentata continuerà fino alle porte del primo weekend del nuovo mese e persisterà il rischio neve fino a bassa quota.

Svezia, la destra nazionalista chiede la distruzione delle moschee

I Democratici Svedesi, il partito di destra nazionalista della Svezia, hanno chiesto che le moschee vengano distrutte o confiscate. È il risultato del congresso tenutosi nel fine settimana scorso. Il leader nazionalista Jimmy Akesson ha tenuto un discorso in cui ha dichiarato: «Dobbiamo avviare la confisca e la demolizione degli edifici delle moschee che diffondono propaganda antidemocratica, anti svedese, omofoba o antisemita». Parole che hanno animato il dibattito pubblico a diversi mesi di distanza dal rogo del Corano fuori da una moschea di Stoccolma.

Il governo ha preso le distanze: «Irrispettoso»

A prendere le distanze è stato il primo ministro Ulf Kristersson. Durante un’intervista alla tv svedese SVT ha dichiarato: «Credo che sia un modo irrispettoso di esprimersi. Dà un’immagine distorta dei valori della Svezia a livello internazionale. In Svezia non demoliamo luoghi di culto». Kristersson ha anche evidenziato il lavoro attivo delle autorità per contrastare ogni forma di estremismo.

Svezia, la destra nazionalista chiede la distruzione delle moschee
Una manifestazione di cittadini svedesi in favore delle Moschee (Getty Images).

Chiesto l’allontanamento dalla cancelleria dei Democratici Svedesi

Magdalena Andersson, leader dei Social Democratici all’opposizione, ha chiesto a Kristersson di allontanare i membri dei Democratici Svedesi dalla cancelleria del governo, ma Kristersson non è d’accordo: «Ho notato che i Socialdemocratici hanno assunto un tono alto simile a quello dei Democratici Svedesi. Invito entrambi i partiti a mantenere la calma. Inoltre, penso che i Social Democratici debbano dimostrare di aver preso le distanze dall’estremismo e dall’antisemitismo». Poi Kristersson ha concluso auspicando un lavoro congiunto per il bene della Svezia. Recentemente, le autorità svedesi hanno aumentato il livello di minaccia terroristica a causa del rischio di attentati da parte di fondamentalisti islamici, in risposta ad una serie di manifestazioni quest’estate in cui alcuni attivisti hanno bruciato copie del Corano.

Polmonite tra i bambini, dopo la Cina aumentano i casi anche in Francia

La Francia come la Cina. Da diverse settimane le autorità sanitarie francesi hanno registrato un aumento di polmoniti nei bambini e nei ragazzi con età inferiore a 15 anni, considerato anomalo e preoccupante. Secondo le prime informazioni disponibili, la causa sarebbe il batterio Mycoplasma pneumoniae, responsabile in parte anche della situazione che si sta protraendo da giorni in Cina. Pechino ha registrato un vero e proprio boom di casi, tanto che l’Oms nei giorni scorsi ha presentato ufficiali richieste relative ai dati per monitorare la situazione.

In Francia aumento del 44 per cento tra 0 e 2 anni

Il governo francese sta analizzando i numeri relativi al bollettino ufficiale sul monitoraggio dei pronto soccorso. Le autorità hanno stilato un report da cui è emerso che si è registrato un aumento di accessi in ospedale, a causa di questa infezione, del 44 per cento per i pazienti tra 0 e 2 anni in una settimana. L’incremento si dimezza nella fascia d’età tra i 2 e i 14 anni ed è di circa il 23 per cento. Inoltre è stato riscontrato un aumento del doppio dell’attività assistenziale pediatrica rispetto alle ultime due stagioni. Bambine e bambini arrivano in ospedale con febbre, tosse profonda e un forte affaticamenti.

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Elon Musk in Israele per parlare di Starlink e antisemitismo

Lunedì 27 novembre Elon Musk si è recato in Israele per incontrare alcuni funzionari tra cui il primo ministro Benjamin Netanyahu e il presidente Isaac Herzog, nonché i parenti dei prigionieri detenuti da Hamas. Il viaggio avviene a seguito delle preoccupazioni del governo di Tel Aviv sull’antisemitismo che circola su X, di cui Musk è proprietario, insieme ai timori riguardanti l’arrivo della rete Internet satellitare Starlink a Gaza, che secondo Israele potrebbe essere utilizzata da Hamas.

Starlink potrà essere utilizzata a Gaza solo previa approvazione di Israele

In merito a Starlink, Tel Aviv ha annunciato di aver raggiunto un accordo per utilizzare il canale di comunicazione di SpaceX a Gaza. Il ministro delle Comunicazioni israeliano, Shlomo Karhi, era preoccupato che Hamas avrebbe potuto utilizzare la rete satellitare di Musk per «attività terroristiche» perciò, secondo l’accordo raggiunto lunedì, «le unità satellitari Starlink potranno essere utilizzate in Israele solo con l’approvazione del ministero israeliano delle Comunicazioni, compresa la Striscia di Gaza». Le linee telefoniche, mobili e fisse, e Internet nella Striscia sono nel mirino delle operazioni israeliane dal 7 ottobre, che hanno provocato diversi blackout. Per questo motivo, Musk aveva annunciato l’intenzione di rendere disponibile la rete satellitare «per motivi umanitari» a Gaza.

Elon Musk in Israele per parlare di Starlink e antisemitismo
Luci sparse a Gaza City, dopo un’interruzione dell’elettricità da parte di Israele (Getty Images).

Herzog e Netanyahu incitano Musk affinché su X non circoli l’antisemitismo

Per quanto riguarda le polemiche che hanno coinvolto la piattaforma social di Musk, il presidente israeliano Herzog ha detto che durante l’incontro con il miliardario «sottolineerà la necessità di agire per combattere il crescente antisemitismo online». Lo riferisce Al Jazeera. Musk incontrerà anche il primo ministro Netanyahu, che ha espresso preoccupazioni simili all’imprenditore tecnologico durante il loro ultimo incontro a settembre. Il miliardario aveva annunciato nei giorni scorsi che la sua azienda invierà tutto il denaro ricavato dalla pubblicità e dagli abbonamenti associati alla guerra a Gaza agli ospedali in Israele, e alla Croce Rossa e Mezzaluna Rossa a Gaza. X è stata una fonte chiave di informazioni e dibattiti sulla guerra, con funzionari governativi e utenti filo-israeliani e filo-palestinesi che condividono quotidianamente contenuti. Tuttavia, i critici affermano che durante il conflitto ha anche amplificato la disinformazione, le teorie del complotto e i contenuti che incitano all’odio, compreso l’antisemitismo. Lo stesso Musk è stato accusato di aver avuto un ruolo nella diffusione di tali contenuti, tanto che aziende come IBM, Apple, Warner Bros, Disney, Lionsgate e altre hanno deciso di sospendere le loro attività di marketing sul social.

La sindaca di Parigi Anne Hidalgo lascia X: «È una fogna mondiale»

«Ho preso la decisione di lasciare Twitter». Con un lungo post in inglese e in francese la sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, ha detto di essere pronta a lasciare la piattaforma X. Riportando un suo intervento pubblicato su Le Monde, ha spiegato di aver abbracciato il social nel lontano 2009, ma di non riconoscere più la piattaforma di allora. «È una vasta fogna globale», ha sottolineato la prima cittadina della capitale francese. «Grazie all’algoritmo, contano solo i “Mi piace”. Mi rifiuto di sostenere questo progetto disastroso». Sottolineando l’ampia diffusione di antisemitismo, incitamento all’odio, disinformazione e manipolazione delle notizie, Hidalgo ha puntato il dito anche contro il patron di X Elon Musk: «Agisce per inasprire tensioni e conflitti». La sindaca, presente su Facebook e Instagram, ha confermato che manterrà il suo account su Linktree. Su X, come ha riportato France Presse, rimarrà l’account del comune di Parigi.

Anne Hidalgo contro X: «Un’arma di distruzione di massa delle democrazie»

Dopo aver ricordato con entusiasmo la creazione di Twitter, che nacque per consentire «l’accesso libero all’informazione per il maggior numero di persone», Anne Hidalgo ne ha spiegato il netto cambiamento. «Negli ultimi anni è diventato l’arma di distruzione di massa delle nostre democrazie», ha scritto la sindaca di Parigi nel suo post online. «Polemiche, voci e crudeli manipolazioni dettano il dibattito pubblico, guidato da un algoritmo dove contano solo i “Mi piace”. A cosa servono ancora i fatti?». Secondo Hidalgo, X è soprattutto il veicolo tramite cui «l’ingerenza straniera quotidiana interferisce nei processi elettorali», nel tentativo di destabilizzare i governi.

Anne Hidalgo chiude l'account X. La sindaca di Parigi accusa il social di Elon Musk di distruggere le democrazie e alimentare i conflitti.
La sindaca di Parigi Anne Hidalgo in visita nel Regno Unito (Getty Images).

«X e il suo proprietario ostacolano deliberatamente l’informazione necessaria per l’avvento della radicale trasformazione ecologica ed energetica di cui abbiamo bisogno», ha proseguito la sindaca di Parigi. A suo avviso, la piattaforma invece alimenta lo scetticismo generale sulla crisi climatica, in quanto spinta dagli «interessi per i combustibili fossili e dalla predazione illimitata del pianeta». Ha poi invitato i concittadini e tutti i suoi follower – al momento dell’annuncio pari a 1,5 milioni – a seguire il suo esempio in favore di una «trasparenza dei contenuti» e in continua «ricerca della verità e di un dialogo sereno e costruttivo, sempre necessario tra gli esseri umani». Anne Hidalgo ha poi espresso il desiderio di sostituire i post social con un maggiore interesse per la «vera democrazia, quella dei consigli comunali, delle votazioni, dei convegni e delle riunioni», che ha definito «luoghi fisici ad altezza d’uomo».

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Sciopero dei trasporti 15 dicembre, Salvini: «Farò di tutto per ridurre i disagi»

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini continua il suo braccio di ferro con i sindacati e, tra precettazioni e rinvii, tenta, come dice lui stesso, di non fermare l’Italia permettendole di continuare a produrre. Al centro del nuovo dibattito c’è lo sciopero che era stato proclamato per lunedì 27 novembre dai sindacati che, dopo la riduzione delle ore di mobilitazione, da 24 a quattro, hanno deciso per il rinvio al 15 dicembre. Il leader leghista tiene la barra dritta sul punto e ribadisce: «Farò tutto quello che la legge mi permette per ridurre al minimo i disagi».

La riduzione dell’orario dello sciopero

Così Salvini aveva annunciato su X la sua decisione di diminuire la durata dello sciopero del 27 novembre: «Ho deciso di ridurre a quattro ore lo sciopero del trasporto pubblico locale indetto da alcuni sindacati. Sì al diritto al lavoro, alla mobilità, allo studio e alla salute». Per il ministro c’è dunque un sì allo sciopero, ma un netto no a bloccare per tutto il giorno il Paese.

La decisione del rinvio dello sciopero da parte dei sindacati

I sindacati che avevano indetto lo sciopero del 27 novembre, ovvero Cub, Sgb, Adl e Cobas lavoro privato, in risposta alla riduzione dell’orario della mobilitazione hanno deciso di rinviare la loro protesta al 15 dicembre, «sfidando il Ministro Salvini sul terreno dei diritti costituzionali», come recita una loro nota congiunta, «oltre che nel merito delle questioni poste dalle istanze dei lavoratori, ignorate dalle controparti datoriali e dal responsabile del dicastero dei trasporti». E ancora: «È oramai evidente che il problema è diventato politico. Accettare la riduzione imposta nell’ordinanza sarebbe a nostro avviso come fare propria l’idea che un ministro consideri il diritto di sciopero alla stregua di una propria concessione ai sindacati, tanto da considerarne eccessiva la durata di 24 ore».

Salvini intende ridurre anche lo sciopero del 15 dicembre

Nel frattempo Matteo Salvini non sembra affatto essere interessato ad invertire la rotta anche per lo sciopero del 15 dicembre: «Continuerò a garantire il diritto allo sciopero perché la Costituzione lo prevede, però penso all’altro sciopero annunciato per venerdì sotto Natale: farò tutto quello che la legge mi permette per ridurre al minimo i disagi. Se qualcuno pensa di lasciare a piedi 20 milioni di italiani per rivendicazioni spesso politiche e non sindacali farò tutto ciò che la legge mi permette».

Laura Pausini a Domenica In: «Ho un problema al cuore sin da quando sono piccola»

Laura Pausini si è messa a nudo in una lunga intervista a Domenica In, programma condotto da Mara Venier. La cantante, Person of the Year ai Latin Grammy Awards 2023, ha rivelato dei dettagli molto personali tra cui un particolare problema cardiaco chiamato tachicardia parossistica sovraventricolare che la segue sin da quando era una bambina. È proprio a causa di questo difetto che ha avuto un malore durante la presentazione dell’Eurovision Song Contest 2022.

Laura Pausini sul problema al cuore: «Non mi abituo a questa cosa»

Durante l’intervista, la cantante si è soffermata su questo problema: «Da quando sono piccola ho un piccolissimo difettuccio al cuore, un difetto che si chiama tachicardia parossistica sovraventricolare. E mi è venuto quando presentavo all’ultima serata dell’Eurovision, mai avuto così forte come quella volta. Non mi abituo a questa cosa, sento il cuore fuori dal corpo».

Cos’è la tachicardia parossistica sovraventricolare

La tachicardia parossistica sovraventricolare è una forma di aritmia che si manifesta con un’improvvisa accelerazione del battito cardiaco, originandosi dalla parte anatomica del cuore situata sopra i ventricoli. La particolarità principale di questa malattia risiede nel fatto che i sintomi si presentano in modo improvviso, distinguendosi così da altre forme di cardiopalmo in cui l’insorgenza è più graduale.

Roma, vandalizzati i nomi delle vittime di femminicidio in una scuola

Studentesse, studenti, corpo docenti e dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Matteo Ricci di Roma, oltre a genitori e tutto il personale, sono alle prese con lo choc per quanto accaduto nelle scorse ore. Nella notte tra il 26 e il 27 novembre, infatti, qualcuno ha fatto irruzione nella scuola e ha vandalizzato tutti i lavori fatti dagli alunni durante la scorsa settimana, in vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Sono stati strappati i 105 fogli con i nomi delle vittime di femminicidio, su cui poi è stata riversata della spazzatura. E sono stati distrutti anche gli altri cartelloni e tutti i lavoretti.

La scuola: «A terra anche una spranga e un’asta molto lunga»

L’istituto, in un post, ha spiegato: «L’intera comunità scolastica è scossa dal grave atto vandalico contro l’allestimento realizzato in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne. Dopo una settimana di attività e riflessioni i ragazzi avevano scritto un grande e simbolico No alla violenza, con i nomi delle 105 donne uccise dall’inizio dell’anno e piantato un ciclamino rosso come gesto di cura e in ricordo delle vittime. Sono state ritrovate a terra anche una spranga e un’asta molto lunga».

La condanna del Municipio: «Nessun passo indietro»

La condanna è arrivata anche dal Municipio Eur, area in cui risiede la scuola. La presidente del Municipio IX, Titti Di Salvo, e l’assessora alla Scuola Paola Angelucci hanno dichiarato: «Condanniamo l’atto vandalico di sfregio nei confronti del lavoro delle ragazze e dei ragazzi della Scuola Media I.C. Matteo Ricci in occasione della giornata del 25 novembre come messaggio e impegno nell’eliminazione della violenza sulle donne. Proprio in un momento in cui la voce delle donne, e di tutti, si sta alzando forte l’atto vandalico contro la Matteo Ricci è un segno di reazione frustrata che respingiamo con forza. Siamo vicine e solidali con la scuola vittima di questo sopruso e non permetteremo a nessuno di mettere a tacere le voci che si stanno alzando sempre di più. Nessun passo indietro nel contrasto alla violenza sulle donne».

Campania, allerta meteo gialla su tutto il territorio

La Protezione Civile regionale ha emanato un avviso di allerta meteo con criticità idrogeologica di livello giallo per piogge e temporali su tutta la Campania. Si prevedono anche venti forti occidentali – e temporaneamente molto forti – con possibili raffiche sempre su tutta la regione con conseguente mare agitato o localmente molto agitato con possibili mareggiate lungo le coste esposte. L’allerta meteo entra in vigore dalle 20 di lunedì 27 novembre fino alla stessa ora di martedì 28 novembre.

Attesi venti forti e precipitazioni piovose

Il quadro meteo evidenzia che le precipitazioni, sui quadranti settentrionali, saranno in attenuazione nel corso della mattinata mentre lasceranno i quadranti centro-meridionali solo nel pomeriggio. I venti, invece, saranno forti fino alla sera di martedì 28 novembre su tutta la Campania e molto forti soprattutto al mattino. La Protezione civile raccomanda «alle autorità competenti dell’intera regione di attivare i Centri Operativi Comunali e di attuare tutte le misure previste dai rispettivi piani di protezione civile per la mitigazione e il contrasto dei rischi attesi». Tra i principali scenari di evento connessi alle precipitazioni piovose e quindi al rischio idrogeologico localizzato si ricordano gli allagamenti, l’innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, lo scorrimento superficiale delle acque con trasporto di materiali a causa di tombature, restringimenti, criticità infrastrutturali locali, caduta massi e frane. Attenzione va prestata anche in assenza di precipitazioni per effetto della saturazione dei suoli. In considerazione dei venti forti con raffiche e del moto ondoso «è necessario altresì controllare la corretta tenuta del verde pubblico e delle strutture mobili o temporanee esposte alle sollecitazioni».

Coppa Davis, gli azzurri non andranno da Mattarella: «Sono in vacanza»

Dopo il trionfo in Coppa Davis a 47 anni dalla prima e finora unica volta, gli atleti dell’Italia del tennis sono diventati quasi degli eroi nazionali. Tanto che il profilo ufficiale del Quirinale ha annunciato già nella tarda serata di domenica 26 novembre, poco dopo la storica vittoria dell’Italia in Coppa Davis: «La squadra italiana di tennis vincitrice della Coppa Davis sarà ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 21 dicembre». E invece non sarà così. Secondo quanto spiegato dal presidente della Federtennis Angelo Binaghi, l’incontro non ci sarà e se ne parlerà nel 2024, dopo gli Australian Open. Il motivo? Le vacanze già programmate dai tennisti.

Binaghi: «Vacanze programmate da tempo»

Angelo Binaghi ha dichiarato: «Il 21 dicembre purtroppo non potremmo andare al Quirinale: ci dispiace da morire per il presidente Mattarella con cui abbiamo una promessa in sospeso. I ragazzi hanno già in calendario da tempo le vacanze in vista poi della partenza per l’Australia, dove comincia la stagione agonistica. Ci dispiace per il presidente Mattarella, perché abbiamo avuto il governo vicino, con il ministro dello Sport e col messaggio che mi ha mandato la premier: lo faremo quando ci sarà possibile perché abbiamo una promessa in sospeso con il Capo dello Stato. Quando fui invitato con Matteo Berrettini fresco finalista di Wimbledon insieme alla nazionale di calcio vincitrice agli Europei gli dissi: “Per noi è una data storica ma non finisce qui. Presto verremo da lei vincitori e non finalisti”».

Coppa Davis, gli azzurri non andranno da Mattarella «Sono in vacanza»
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Getty Images).

«La stagione del tennis è così»

Binaghi ha poi concluso spiegando: «Non possiamo esserci il 21 dicembre perché la stagione del tennis è fatta così, i ragazzi hanno già in programma le vacanze, in vista della partenza per l’Australia. E noi non dobbiamo cambiare di una virgola, essere sempre gli stessi, non perderci in passerelle, anche se quella al Quirinale ovviamente non lo è. Dico che non dobbiamo cambiare le nostre abitudini che sono l’applicazione, il lavoro, il metodo».

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