Daily Archives: 2 Novembre 2023

Autostrade per l’Italia, stazioni di servizio alimentate dall’energia cinetica delle auto

Prosegue l’impegno di Autostrade per l’Italia nella promozione di soluzioni green e tech per lo sviluppo e la gestione sostenibile della rete autostradale. Illuminare una stazione di servizio o far funzionare un casello in autostrada grazie al passaggio dei veicoli sono solo alcuni dei risultati che saranno possibili grazie al progetto Kinetic energy harvesting from vehicles (KEHV), la prima sperimentazione al mondo in autostrada che prevede l’utilizzo di una piattaforma tecnologica capace di trasformare l’energia cinetica dei veicoli in decelerazione in energia elettrica, altrimenti dissipata in calore ai freni. Questa tecnologia è stata sviluppata da Movyon, centro di eccellenza per la ricerca e l’innovazione del Gruppo Autostrade per l’Italia e leader nello sviluppo e nell’integrazione di soluzioni avanzate di Intelligent Transport Systems e monitoraggio delle infrastrutture.

I primi test sulla A1 in Toscana

L’innovazione parte dalla Toscana. I test sono partiti in A1 nell’area di servizio di Arno Est e proseguiranno nei prossimi mesi anche con la sperimentazione in una pista di esazione. L’obiettivo di Autostrade per l’Italia è realizzare una piattaforma, integrata con i principali sistemi di gestione e monitoraggio dell’infrastruttura autostradale, che possa produrre energia pulita oltre a quella tipica del fotovoltaico. Secondo le prime stime, grazie al passaggio medio giornaliero di 9 mila veicoli, con un unico modulo sarà possibile produrre 30 Megawattora all’anno pari a una riduzione di 11 tonnellate di CO2. Un valore che corrisponde al consumo annuo di elettricità di un condominio composto da 10 famiglie. In una barriera autostradale come Firenze Ovest, per esempio, il consumo di elettricità è pari a circa 60 MWh/anno. Grazie all’installazione di due impianti sarà quindi possibile azzerare completamente il fabbisogno energetico della stazione.

Come funziona l’impianto LYBRA

Il progetto KEHV è basato sull’impianto LYBRA sviluppato dalla startup 20energy s.r.l. Un veicolo che passa sopra al modulo attiva un generatore elettromeccanico e l’energia elettrica viene resa fruibile mediante un convertitore elettronico che ne permette la connessione alla rete. In un’area di servizio, per esempio, l’energia prodotta potrebbe essere utilizzata per alimentare l’illuminazione, la cartellonistica pubblicitaria e anche per i generatori di ricarica dei veicoli elettrici. Nel caso della stazione di esazione, l’energia generata potrà essere utilizzata dall’impianto del casello (casse, sbarre e illuminazione).

Autostrade per l'Italia, stazioni di servizio alimentate dall'energia cinetica delle auto
Stazioni di servizio alimentate dall’energia cinetica delle auto (Autostrade).

Continua l’impegno del Gruppo in tema innovazione e sostenibilità

La sperimentazione fa parte dei progetti sviluppati dal Gruppo in tema innovazione e sostenibilità. In base ai risultati ottenuti, anche questo sistema potrà essere inserito all’interno del più ampio programma Mercury Smart Sustainable Mobility, il piano di Autostrade per l’Italia finalizzato alla creazione di un grande polo unitario e coordinato per l’innovazione tecnologica al fine di garantire infrastrutture più sicure e partecipare da protagonisti alla rivoluzione che decarbonizzazione, digitalizzazione e nuovi servizi di trasporto stanno apportando a tutti i sistemi di mobilità.

Hezbollah e l’azzardo di Nasrallah in Medio Oriente

Il rischio di un contagio del conflitto tra Israele e Hamas in tutta la regione mediorientale si fa sempre più concreto. Mentre l’Idf segnala la presenza di una milizia iraniana nel sud del Libano, nel Paese dei cedri cresce la tensione in vista del discorso che il leader di Hezbollah Syed Hassan Nasrallah dovrebbe tenere venerdì 3 novembre. Il timore è che venga dichiarata apertamente guerra a Tel Aviv con una intensificazione degli attacchi contro Israele che a quel punto si troverebbe a dover gestire due fronti contemporaneamente. Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli scontri tra le milizie di Hezbollah e Israele lungo il confine. Come riporta Al Jazeera, il gruppo armato libanese ha dichiarato di aver perso 47 combattenti, mentre il bilancio dell’esercito dello Stato ebraico è di sei militari caduti e almeno sei civili uccisi. L’idea di un nuovo conflitto con Israele preoccupa la popolazione del Libano meridionale che ha pagato più di tutti le conseguenze dei conflitti con Tel Aviv, compresa un’occupazione durata 15 anni, dal 1985 al 2000.

Il tentativo di Hezbollah di guadagnare consensi nell’intero mondo arabo

Hezbollah, ha spiegato ad Al Jazeera Mohannad Hage Ali, esperto di Libano presso il Carnegie Middle East Center, considera questo conflitto «esistenziale». La convinzione è che se Israele riuscirà a raggiungere l’obiettivo di sradicare Hamas dalla Striscia di Gaza, allora punterà sulla minaccia rappresentata da Hezbollah. Il gruppo militare stretto alleato dell’Iran sciita ha cercato di riconquistare il sostegno del mondo arabo sunnita dopo essere intervenuto nella guerra civile siriana al fianco di Bashar al-Assad. Dal canto suo il dittatore ha permesso il passaggio attraverso il suo Paese di armi e merci iraniane dirette in Libano. Ora Nasrallah, alla guida di Hezbollah dal 1992, potrebbe usare la crisi di Gaza per rinforzare la propria immagine e porsi come leader del cosiddetto “asse di resistenza”. «Milioni di arabi guarderanno il suo discorso in tutto il mondo. E ascolteranno l’unico leader della regione capace di esprimere la loro rabbia dicendo loro che agirà e sosterrà i palestinesi di Gaza», ha spiegato Hage Ali. Se i libanesi del Sud sono preoccupati, i rifugiati palestinesi sperano che Hezbollah intensifichi gli attacchi contro Israele e vedono nella guerra in corso l’opportunità di liberare definitivamente i Territori.

Hezbollah e l'azzardo di Nasrallah in Medio Oriente
Ritratti di Nasrallah e dell’iraniano Qassem Soleimani in una manifestazione pro-Palestina a Sidone nel Libano meridionale (Getty Images).

Il silenzio di Nasrallah e il mistero del video circolato sui social

Certamente una escalation potrebbe essere una opportunità per Nasrallah. Il leader di Hezbollah del resto riuscì a passare per eroe nazionale anche alla fine della seconda guerra del Libano del 2006. E questo nonostante i 34 giorni di feroci combattimenti, terminati con il cessate il fuoco mediato dalle Nazioni Unite, avessero lasciato sul campo 1.200 libanesi e 159 israeliani senza contare i danni alle infrastrutture civili nel sud del Paese fino alla capitale Beirut. A Nasrallah bastò sopravvivere per essere celebrato come colui che aveva umiliato l’esercito più potente della regione tanto che nel 2008 un sondaggio lo indicò come il leader più ammirato del mondo arabo. Ora che di anni ne ha 63 si trova davanti a un bivio: lanciare o meno un attacco a Israele da nord e trasformare il conflitto in corso in una guerra regionale. Mentre l’Iran, che finanzia e arma sia Hezbollah sia Hamas, ha ripetutamente minacciato Israele di una escalation, Nasrallah finora è rimasto stranamente in silenzio. A eccezione di un video di pochi secondi che negli ultimi giorni è circolato sui social network in cui il leader con una musica di sottofondo angosciante passa davanti alla bandiera di Hezbollah. Una immagine che non promette nulla di buono.

La carriera del leader di Hezbollah: dai quartieri poveri di Beirut fino all’incontro con Abbas al-Musawi

Nato nel 1960 in un sobborgo della parte orientale di Beirut in una famiglia povera, fin da giovane vedeva per sé un futuro da leader religioso. «Quando avevo 10 o 11 anni, mi mettevo la sciarpa di mia nonna intorno alla testa e dicevo agli altri di essere un chierico  e di pregare dietro di me», ricordò in un’intervista al giornalista americano Robin Wright nel 2006. Dopo lo scoppio della guerra civile libanese nel 1975, si trasferì con la famiglia vicino a Tiro, nella parte meridionale, dove si fece notare da un religioso che lo spinse a studiare in Iraq. Lì incontrò l’uomo che sarebbe diventato il leader fondatore di Hezbollah, Abbas al-Musawi. Nasrallah tornò in patria tre anni dopo, nel 1978, espulso con altre centinaia di studenti coranici dall’Iraq, riprendendo gli studi presso una scuola religiosa fondata dallo stesso al-Musawi. Nel 1982 imbracciò un fucile per unirsi ai miliziani sciiti che combattevano l’invasione israeliana. Il gruppo che venne sostenuto, logisticamente e finanziariamente, dal regime iraniano che aveva preso il potere con la rivoluzione del 1979 prese il nome di Hezbollah, il partito di Dio. Nasrallah ne divenne il leader a soli 31 anni dopo l’uccisione di al-Musawi in blitz aereo israeliano nel 1992. Allargò la base dell’organizzazione tra i cittadini sciiti del Libano offrendo loro ciò che il governo di Beirut non riusciva a garantire: accesso alle scuole, servizi sociali, assistenza medica e alloggi. L’ala politica di Hezbollah partecipò per la prima volta alle elezioni del 1992, conquistando otto seggi in parlamento grazie a una campagna elettorale con manifesti di attentatori suicidi e lo slogan: «Resistono con il loro sangue. Resisti con il tuo voto». Un successo che ha subito una battuta d’arresto alle ultime Legislative del 2022, quando ha perso la maggioranza assoluta in parlamento. Scatenare una nuova guerra contro Israele potrebbe essere l’occasione di riaffermare una leadership appannata. Ma Hezbollah, nonostante l’arsenale in gran parte fornito dall’Iran che costituisce una minaccia concreta per Tel Aviv, questa volta potrebbe non rialzarsi più.

Camporotondo Etneo, consigliere comunale urla in aula: «Heil Hitler»

Il consigliere comunale Giuseppe Montesano, eletto nel Comune di Camporotondo Etneo, in provincia di Catania, è il protagonista di un video che ha rapidamente fatto il giro sui social network. L’esponente di Liberi e Forti, una lista civica collegata al precedente sindaco Filippo Privitera, per protestare contro le disposizioni del presidente del consiglio ha alzato il braccio e gridato: «Heil Hitler». Il gesto, probabilmente inteso in maniera sarcastica, ha comunque superato il limite del decoro ed è stato contestato dai presenti, come racconta il quotidiano Live Sicilia.

Il sindaco ha chiesto le dimissioni di Montesano

Il sindaco Filippo Rapisarda, esponente di Prima l’Italia, ha chiesto le dimissioni di Montesano: «Io potrei dissociarmi, gridare vergogna sui social incitando all’odio. L’unica cosa che posso auspicarmi per il paese del quale sono primo cittadino sono le dimissioni immediate del consigliere in questione. Le scuse non possono bastare quando il gesto è così grave. Sarebbe stato opportuno che il capogruppo di opposizione si allontanasse moralmente da tale gesto insieme agli altri consiglieri di opposizione».

E ha concluso: «Trovo stomachevoli i teatrini ai quali puntualmente la minoranza ci costringe ad assistere, sia tra i banchi del consiglio che tra i loro sostenitori in aula, ma questa volta è stato superato un limite etico e morale che non può e non deve essere ignorato».

Montesano difeso da Privitera

A difendere il consigliere è stato invece l’ex primo cittadino Filippo Privitera. Pur prendendo le distanze dal gesto, ha dichiarato: «Il sindaco, che non ha detto una parola in seduta. Mentre sottovoce suggeriva al presidente di non consentire la dichiarazione al consigliere di opposizione. In realtà non ha colto insieme al presidente la reazione ai comportamenti dittatoriali reiterati ad ogni Consiglio comunale del presidente. Cercano la notizia nonostante le scuse del consigliere stesso per avere utilizzato quella terminologia che era chiaramente rivolta non a un inneggiare ai totalitarismi. Ma all’atteggiamento ancora una volta prevaricatore da parte del presidente che, per favorire la maggioranza, piega il regolamento a loro uso e consumo».

Chiara Ferragni dona il sangue: «Fatelo anche voi, può aiutare molte persone»

Chiara Ferragni si è aggiunta all’appello sull’importanza di donare il sangue lanciato dal marito Fedez a inizio ottobre dopo essere stato dimesso dal ricovero al Fatebenefratelli durante il quale ha subito diverse trasfusioni.

Ferragni: «Una donazione può aiutare minimo tre persone»

«Oggi ho fatto la mia prima donazione di sangue, volevo farlo da tanto ed è stato molto bello», ha scritto su Instagram Ferragni, invitando i suoi follower a fare altrettanto. «Si pensa sempre che gli ospedali abbiamo tantissimo sangue a disposizione ma non è così. C’è sempre bisogno di sangue e una donazione può aiutare minino tre persone, oltre a sostenere la ricerca». Inoltre, «donare sangue ha dei vantaggi anche verso il donatore: a ogni donazione vengono fatti diversi screening di medicina preventiva». L’influencer ha anche ringraziato tutti i donatori «per aver salvato la vita di migliaia di persone, compresa quella di mio marito».

L’effetto degli appelli social sull’Avis Lombardia 

Il presidente dell’Avis Lombardia, Oscar Bianchi, a inizio ottobre aveva dichiarato che gli appelli lanciati da Fedez «hanno avuto dei riscontri immediati sui nostri canali social, che già oggi registrano numeri con trend positivi sia in termini di visualizzazioni che di nuovi follower». Un’iniziativa, ha spiegato Bianchi, che «per noi di Avis è di primaria importanza per l’attività di sensibilizzazione alla donazione che portiamo avanti quotidianamente in modo particolare sulla fascia tra i 18 e i 35 anni».

Tromba d’aria in Salento, divelti pannelli solari e alberi

L’ondata di maltempo che ha colpito l’Italia nelle prime ore di novembre 2023 ha causato ingenti danni anche nel Meridione, interessato da fenomeni temporaleschi particolarmente violenti compresa una tromba d’aria registrata in Salento.

Tromba d’aria in Salento: distrutti pannelli solari e alberi rasi al suolo

Piante sradicate dalle loro radici, muretti a secco crollati nelle campagne e pannelli solari divelti a Ruggiano, frazione di Salve, in provincia di Lecce in seguito ad una tromba d’aria. Importanti danni sono stati segnalati anche all’interno di un’azienda agricola, ma non si registrano feriti. Per tutelare la sicurezza degli abitanti del posto, il Comune si è attivato lanciando un messaggio social: «Invitiamo i cittadini che stanno ripulendo le proprie abitazioni ad accumulare i detriti e gli scarti di vario tipo nei pressi della propria abitazione. Nei prossimi giorni sarà nostra premura ritirare tali scarti smaltendoli nel modo corretto. Esprimiamo la nostra vicinanza a tutti i cittadini che hanno riportato dei danni e siamo a completa disposizione per ogni eventuale necessità».

Black Sea stasera su Rai Movie: trama, cast e curiosità

Stasera 2 novembre 2023 andrà in onda il film Black Sea sul canale Rai Movie alle ore 21.10. Il regista è Kevin Macdonald mentre la sceneggiatura è stata scritta da Dennis Kelly. Nel cast ci sono Jude Law, Scoot McNairy, Jodie Whittaker, Konstantin Chabenskij e Daniel Ryan.

Stasera andrà in onda sul canale Rai Movie il film Black Sea, ecco trama, cast e curiosità su questa pellicola.
Jude Law, protagonista del film (X).

Black Sea, trama e cast del film stasera 2 novembre 2023 su Rai Movie

La trama racconta la storia del Capitano Robinson (Jude Law) un uomo che non trascorre una vita felice. Infatti, Robinson ha divorziato e non ha rapporti con il figlio che è nato dal suo matrimonio fallito. Oltre alle sue infelicità nella vita privata, il capitano deve affrontare anche problematiche nella vita professionale visto che perde il lavoro nella ditta di recupero relitti per la quale lavora. Tuttavia, Robinson viene a conoscenza di un relitto sul fondo del mare che contiene al suo interno un antico tesoro dei nazisti. All’interno di quest’imbarcazione ormai affondata ci sarebbero dei lingotti d’oro che varrebbero una fortuna.

Insieme a un gruppo di amici esperti, Robinson decide di avventurarsi in quella che sembra un’impresa impossibile. A bordo del sottomarino che cercherà di compiere il recupero ci sono diversi membri, tra cui Kurston (Daniel Ryan) e Blackie (Konstantin Chabenskij) due amici di Robinson che come lui hanno perso il lavoro nella ditta. L’opportunità di recuperare il tesoro nazista sembra molto ghiotta ma il capitano capirà che non si può fidare del suo equipaggio perché tutti sono pronti a fare gesti estremi pur di non dividere il bottino.

Black Sea, 5 curiosità del film stasera 2 novembre 2023 su Rai Movie

Black Sea, l’allenamento e la preparazione di Jude Law

Per interpretare al meglio il ruolo del protagonista, l’attore Jude Law si è preparato in modo particolare. A quanto pare, Law ha speso ben 3 giorni in un sottomarino britannico, così da sapere esattamente come comportarsi nelle scene.

Black Sea, il nome particolare del sottomarino

Il sottomarino usato nel film si chiama Black Widow, ovvero Vedova Nera, ed è un antico mezzo sovietico. Si trova ormeggiato in Inghilterra, precisamente nel fiume Medway, nel Kent. Tuttavia, alcune scene degli interni del sottomarino sono state ricreate in CGI perché il mezzo navale non può navigare.

Stasera andrà in onda sul canale Rai Movie il film Black Sea, ecco trama, cast e curiosità su questa pellicola.
Jude Law nel film (X).

Black Sea, un riconoscimento importante per la pellicola

Questo film ha vinto un premio importante: ha ricevuto il Leone d’Oro al prestigioso festival Courmayer Noir.

Black Sea, la prima sceneggiatura per Dennis Kelly

Questo film rappresenta l’esordio per lo sceneggiatore Dennis Kelly. Prima di lavorare nel cinema, Kelly ha scritto diverse sceneggiature per il teatro. Non a caso, la sua seconda sceneggiatura cinematografica, realizzata 8 anni dopo Black Sea, e chiamata Matilda The Musical, si basa su un suo precedente lavoro teatrale. Kelly ha scritto anche la sceneggiatura della nota serie britannica thriller Utopia che ha debuttato sul piccolo schermo nel 2014.

Black Sea, gli incassi non esaltanti del film

A quanto pare, questa pellicola non ha avuto molto successo al botteghino. Secondo quanto riportato dal portale The Numbers, in totale la pellicola ha incassato al botteghino circa 3 milioni di dollari, una cifra non esaltante se si pensa agli attori che hanno preso parte al film.

Lazio, Patric: «Ho avuto ansia e depressione per il Covid»

Il difensore della Lazio Patricio Gabarrón Gil, noto come Patric, ha confessato di aver sofferto di ansia e di depressione nel 2020, quando il mondo si è fermato a causa della pandemia da coronavirus e dei lockdown. Il centrale difensivo spagnolo ne ha parlato in conferenza stampa, alla vigilia del match dei biancocelesti contro il Bologna. Ha raccontato: «Ho sofferto tanto, perché sono stato chiuso da solo in casa con il Covid. Ho cercato di fare le stesse cose perché mi sentivo in crescita. Poi dal nulla ho avuto problemi di depressione, ansia: per me era tutto buio».

Il racconto di Patric: «Mollare era la cosa più facile»

Patric ha proseguito: «Ho iniziato a lavorare con un mental coach e mi sono ritrovato. La stagione senza tifosi ha inciso tanto, è stata la peggiore. Poi si era infortunato Luiz Felipe e quindi dovevo giocare tutte le partite, anche se non stavo bene. Ma non mi sono mai tirato indietro, perché le persone si vedono anche in queste cose. Quell’anno fu difficilissimo, la cosa più facile era mollare ma non l’ho fatto. Se a oggi sono migliore è anche grazie a quel momento di difficoltà».

Lazio, Patric «Ho avuto ansia e depressione per il Covid»
Patric durante un match della Lazio (Getty Images).

Sul momento attuale: «Pensiamo alla prossima partita»

Patric poi è tornato a parlare del momento attuale della Lazio e della gara contro il Bologna: «È una squadra organizzata, che sta concedendo anche meno gol. Stanno trovando una solidità e davanti hanno calciatori forti: Orsolini, Zirkzee… Abbiamo lavorato come sempre, ma da quando c’è Thiago Motta il Bologna sta facendo veramente ottime cose. Ormai il calcio di oggi è così, dobbiamo pensare partita per partita. Quella di domani è la più importante, poi arriva una settimana in cui ci giochiamo tanto. Ma sono tre punti uguali agli altri. Il Bologna sta facendo una grande stagione, dobbiamo pensare solo a questa partita».

Fiume Seveso, il sindaco Sala: «Adesso speriamo di resistere»

A Milano ci sono ancora forti piogge e c’è preoccupazione per una possibile nuova esondazione del Seveso. L’allerta gialla proseguirà fino a venerdì 3 novembre.

Sala: «Adesso speriamo di resistere»

«Aspettiamo l’aggiornamento dei bollettini, non è il caso di attribuire le colpe all’uno o all’altro. Siamo arrivati con la vasca di Bresso, che deve contendere le piene, per cui da settimane si era programmato il test per il 3 novembre. Quindi adesso speriamo di resistere», ha commentato il sindaco Giuseppe Sala. La vasca di Bresso avrebbe tolto probabilmente il 50 per cento del problema, ha spiegato Sala, «poi bisogna pensare anche ad altre vasche a monte». Il sindaco ha anche aggiunto come «una stima dei danni del nubifragio del 31 ottobre non l’abbiamo ancora fatta, pensiamo a gestire, poi vedremo i danni». La raccomandazione per i cittadini è quella di non sostare sotto gli alberi e le impalcature di cantieri, dehors e tende. Il Centro operativo comunale della Protezione civile è attivo per il monitoraggio dei livelli idrometrici dei fiumi e per coordinare gli eventuali interventi.

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Green Day agli I-Days di Milano il 16 giugno 2024: le info sui biglietti

I Green Day suoneranno agli I-Days di Milano il 16 giugno 2024. La band statunitense di Billie Joe Armstrong è la prima headliner della nuova edizione del festival nel capoluogo lombardo, che nel 2023 ha radunato in città 320 mila rockers. Per l’occasione, i ragazzi di Berkeley porteranno dal vivo The Saviors, il nuovo album in uscita il 19 gennaio e già anticipato dai singoli American Dream is Killing Me e Look Ma, No Brains, pubblicato il 2 novembre. Durante il concerto inoltre canteranno i migliori successi di Dookie e American Idiot, per festeggiarne rispettivamente i 30 e i 20 anni dall’uscita. Facile presumere che si potranno ascoltare When I Come Around e Basket Case, ma anche Wake Me Up When September Ends, Holiday e Boulevard of Broken Dreams. Con loro sul palco ci saranno anche i britannici Nothing But Thieves, che suoneranno il disco Dead Club City.

Green Day, dove comprare i biglietti per il live agli I-Days 2024

Per Billie Joe Armstrong e soci si tratterà del ritorno agli I-Days a due anni dall’ultima volta. I Green Day infatti furono ospiti del festival milanese il 15 giugno 2022, mentre il giorno dopo salirono sul palco del Firenze Rocks. I biglietti, che costeranno 56 euro, saranno disponibili in prevendita su My Live Nation dalle ore 10 di giovedì 9 novembre. La vendita libera aprirà invece il giorno successivo, alle 10.30 del mattino, sui circuiti Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket. I tagliandi, come già avvenuto per numerosi altri eventi dal vivo, saranno nominativi al fine di combattere il bagarinaggio online e il secondary ticketing.

I Nothing But Thieves suoneranno a Milano anche il 26 e 27 febbraio

Se per i Green Day dovrebbe trattarsi dell’unica data italiana del tour, per i fan dei Nothing But Thieves sarà invece la terza occasione di sentire i loro beniamini dal vivo. La band rock alternative dell’Essex guidata dal frontman Conor Mason sarà infatti sempre a Milano per due date al Fabrique il 26 e il 27 febbraio 2024. I biglietti sono già disponibili su Ticketone e Ticketmaster al costo di 41,60 euro. I britannici, già in Italia nel 2017 quando si esibirono prima di Blink-182 e Linkin Park a Monza, canteranno le loro hit di successo Welcome to the DCC e Overcome tratte dal nuovo disco.

I Green Day suoneranno il 16 giugno 2024 all'Ippodromo La Maura di Milano per gli I-Days. Con loro sul palco i Nothing But Thieves.
I Nothing But Thieves ad Aarhus, in Danimarca (Getty Images).

Il neo speaker della Camera Usa: «L’impero romano è caduto perché erano gay»

Il neo eletto speaker della Camera Usa, il repubblicano ultraconservatore Mike Johnson, prima di entrare in politica ha collaborato come avvocato fino al 2013 con Exodus, un gruppo anti-gay il cui scopo era «convertire gli omosessuali».

Nell’intervista comparava i matrimoni Lgbt a «sposare il proprio animale domestico»

Lo ha rivelato la Cnn pubblicando un’intervista radiofonica risalente al 2008 nella quale Johnson, politico che Liz Cheney ha definito «pericoloso», sosteneva, citando non meglio precisati storici, che «la caduta dell’impero romano non è stata causata solo dalla depravazione della società e dalla mancanza di moralità ma anche dal dilagante comportamento omosessuale che era consentito». Convinto che «gay non si nasca ma lo si diventi», Johnson nell’intervista si era spinto a sostenere che «il matrimonio tra persone dello stesso sesso è equiparabile a sposare il proprio animale domestico». Frasi shock che sono destinate ad alzare un polverone anche all’interno dello stesso Grand old party, e che lo speaker della Camera Usa dovrà provare a giustificare in qualche modo, se non forse ritrattare del tutto.

Poste Italiane ottiene la certificazione per la parità di genere

Poste Italiane ottiene la certificazione UNI/PdR 125:2022 per la sua capacità di garantire la parità di genere nell’ambiente di lavoro. L’attestato, previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), è stato rilasciato dall’IMQ, organismo internazionale di certificazione, riconoscendo la capacità del Gruppo di garantire concrete condizioni di parità nelle attività di progettazione, indirizzo, controllo, coordinamento ed erogazione di servizi postali, logistici, finanziari, assicurativi e digitali.

Risultati eccellenti in tutte le macro-aree oggetto di valutazione

Poste Italiane ha ottenuto il punteggio complessivo del 96 per cento (rispetto al minimo richiesto di 60 per cento), raggiungendo eccellenti risultati nelle sei macro aree oggetto di valutazione: cultura e strategia, governance, processi del personale (HR), opportunità di crescita ed inclusione delle donne in azienda, equità remunerativa per genere, tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro. L’organizzazione inclusiva e il rispetto della parità di genere creano valore sociale condiviso e favoriscono l’elevazione del livello di engagement rispetto agli obiettivi aziendali, generando un vantaggio competitivo per l’intero Gruppo. La certificazione ottenuta rappresenta infatti un ulteriore merito dell’Azienda, che va ad aggiungersi ad altri importanti riconoscimenti ottenuti nell’ambito dell’inclusività, tra cui la leadership globale nell’uguaglianza di genere secondo il Gender-Equality Index di Bloomberg e la certificazione Equal Salary.

I vertici: «Importante riconoscimento che ufficializza i risultati raggiunti»

L’amministratore delegato di Poste Italiane, Matteo Del Fante, ha così commentato il riconoscimento: «Siamo orgogliosi di aver tagliato questo nuovo traguardo. La certificazione ufficializza l’importanza dei risultati raggiunti nel nostro percorso con l’obiettivo di costruire un ambiente di lavoro più equo e inclusivo. La diversità di genere è un valore che arricchisce la nostra organizzazione e contribuisce al nostro successo e alla crescita sostenibile». Gli ha fatto eco Giuseppe Lasco, condirettore generale di Poste Italiane: «La certificazione rappresenta un altro importante riconoscimento lungo il percorso di serietà, concretezza e misurabilità dei risultati che l’Azienda sta perseguendo. È importante che ci sia consapevolezza del ruolo di leadership di Poste Italiane e che essa derivi in maniera esclusiva dalla qualità delle donne e degli uomini che ogni giorno svolgono la loro attività con professionalità e dedizione».

Poste Italiane ottiene la certificazione per la parità di genere
Giuseppe Lasco (Poste Italiane).

Queste, infine, le dichiarazioni di Ruggero Lensi, direttore generale di UNI: «Le norme e le Prassi di Riferimento UNI servono a creare un mondo migliore anche e soprattutto in un’ottica di sostenibilità e responsabilità sociale. Sebbene siano presenti in quasi tutti gli aspetti della vita quotidiana – lavorativa in primis ma anche strettamente personale – non è facile percepirle. Alcuni “grandi esempi” della loro applicazione da parte di organizzazioni sistematicamente in contatto con i cittadini – come quello di Poste Italiane per la gestione della parità di genere – possono aiutare a diffondere la cultura della normazione e farne percepire i benefici nella società».

Amina Milo è libera: prosciolta la 18enne pugliese detenuta in Kazakistan

Amina Milo Kalelkyzy, la 18enne detenuta in Kazakistan da luglio con l’accusa di traffico di droga, è stata prosciolta e rilasciata dalle autorità. Lo ha annunciato il suo legale, Alibek Sekerov: «Amina Milo è stata prosciolta dalle accuse a suo carico. Amina è libera». La giovane ha espresso tutta la propria gioia per la scarcerazione: «Mi sento bene ora, grazie a tutti per l’aiuto, non ci sto credendo». Arrestata l’11 luglio 2023, la ragazza rischiava una condanna dai 10 ai 15 anni di carcere.

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La giovane aveva chiesto aiuto a Tajani

Come riportato dall’Ansa e spiegato da Sekerov, la ragazza ha scritto nei giorni scorsi un biglietto, consegnato alla madre, per il governo italiano. C’era scritto: «Chiedo aiuto all’Italia e in particolare al ministro Tajani, vi prego aiutatemi, voglio tornare a casa». Il ministro Antonio Tajani ha poi dato disposizioni all’ambasciata ad Astana di garantire la massima assistenza alla connazionale, che riceve visite regolari da parte del personale consolare italiano in Kazakhstan.

 

Meloni a Londra parla di intelligenza artificiale: «Grandi rischi, ma anche opportunità»

Mentre in Italia si parla dello scherzo telefonico in cui è incappata Giorgia Meloni, la premier ha partecipato alla giornata conclusiva dell’AI Safety Summit. Si tratta della conferenza internazionale sull‘intelligenza artificiale, organizzata a Londra, a Bletchley Park, dal primo ministro britannico Rishi Sunak. La presidente del Consiglio ha annunciato che «l’intelligenza artificiale sarà uno dei temi al centro della Presidenza italiana del G7 del prossimo anno». Per Giorgia Meloni lo sviluppo dell’AI è «la più grande sfida intellettuale, pratica e antropologica di quest’epoca».

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Meloni a Londra parla di intelligenza artificiale «Grandi rischi, ma anche opportunità»
Il primo ministro Rishi Sunak al fianco di Giorgia Meloni (Getty Images).

La premier: «Grandi opportunità ma enormi rischi»

Meloni ha parlato delle possibili applicazioni dell’AI: «Possono portare grandi opportunità in molti campi ma anche enormi rischi. Meccanismi decisionali opachi, discriminazioni, intrusioni nella nostra vita privata, fino ad arrivare ad atti criminali, perché gli LLM-Large Language Model potrebbero essere utilizzati per produrre armi, danni biologici a bassa tecnologia, attacchi informatici, facilitare la personalizzazione del phishing». Poi è tornata sulla presidenza italiana del G7: «A Roma una Conferenza internazionale su Intelligenza artificiale e lavoro, a cui vorremmo partecipassero studiosi, manager e esperti di tutto il mondo per discutere metodi, iniziative e linee guida per garantire che l’IA aiuti e non sostituisca chi lavora, migliorandone invece condizioni e prospettive».

Giorgia Meloni: «Non bisogna creare divario»

Parlando dei rischi, Meloni ha poi dichiarato: «Con lo sviluppo di un’intelligenza artificiale senza regole si rischia che sempre più persone non siano necessarie nel mercato del lavoro, con conseguenze pesantissime sull’equa distribuzione della ricchezza». Necessario, quindi, che l’AI «non crei un divario ancora più grande tra i ricchi e i poveri. Siamo in particolare molto preoccupati per la classe media, perché la verità è che nell’ampliarsi del divario tra ricchezza e povertà la classe media, già oggi in difficoltà, rischia di essere cancellata. Il nostro obiettivo è garantire un’intelligenza artificiale che promuova lo sviluppo e l’inclusione invece che la disoccupazione e l’emarginazione. Non è una sfida facile, ma siamo pronti come sempre a fare la nostra parte senza esitazioni

Mariah Carey di nuovo in tribunale per All I Want for Chrismas is You

Non c’è pace per Mariah Carey e la sua All I Want for Christmas is You. Andy Stone, paroliere e cantante country noto con il nome d’arte Vince Vance, ha infatti citato in giudizio la cantante per il secondo anno di fila, accusandola di avergli rubato il successo di Natale. Lo stesso autore aveva dapprima presentato e solo in seguito ritirato un reclamo simile nel 2022. Stavolta ci riprova portando, secondo i suoi legali, prove ben più concrete che confermerebbero il furto del brano da parte della star. Vance ritiene che Carey abbia violato i diritti d’autore della sua canzone registrata nel 1989 e diffusa ampiamente nel 1993 con la traccia omonima distribuita nel 1994. «La sua arroganza non conosce limiti», ha sbottato il cantante a Billboard. «Persino il suo coautore non crede alla storia che ha raccontato».

Mariah Carey si sarebbe inventata la storia sulla genesi del brano di Natale

«Ho scritto All I Want for Christmas is You quando ero davvero all’inizio della mia carriera», ha raccontato Mariah Carey nel 2021. «Pensavo ancora alla mia infanzia e a quanto desideravo vedere la neve ogni anno. Ho composto il pezzo su una tastiera Casio nella mia casa di New York, scrivendo di tutte le cose che mi facevano pensare al Natale». Una storia intima e tenera ma, secondo Vince Vance, del tutto inventata. «Ha spacciato come sua la canzone narrando una falsa storia di origine», hanno scritto i legali dell’autore nella denuncia. «È un chiaro atto di violazione perseguibile». In supporto della sua teoria, l’artista ha ricordato come Walter Afanasieff, che scrisse la canzone con Carey, abbia smentito la sua storia. In un’intervista del 2022, infatti, disse che era «impensabile che avesse composto il singolo su una tastiera Casio. È una teoria un po’ esagerata».

L'autore country Vince Vance, come fatto nel 2022, ha accusato Mariah Carey di avergli rubato la canzone All I Want for Christmas is You.
Mariah Carey durante un concerto natalizio (Getty Images).

L’accusa di Andy Stone, inoltre, presenta dettagli più accurati sulle grandi somiglianze che vi sono sia nel testo sia nelle note delle due canzoni. Sotto i riflettori infatti una «struttura linguistica unica» e l’utilizzo di vari elementi musicali copiati. «La combinazione della progressione di accordi nella melodia con l’aggancio letterale è un clone superiore al 50 per cento dell’opera originale», ha spiegato Stone. «Un caso che torna con la scelta del testo». Confrontando le parole delle due canzoni, come ha dimostrato il Guardian, molti termini si ripetono dando vita alle medesime immagini, dall’arrivo di Babbo Natale ai regali sotto l’albero. Vince Vance ha poi ricordato la presenza del singolo nel film Love Actually del 2003, che ha contribuito a dare un nuovo slancio alla canzone.

Il post su Instagram per annunciare le feste: «È ora»

In attesa di scoprire gli sviluppi sulla nuova accusa di Vince Vance, Mariah Carey si prepara per una nuova stagione di successo. Con un post su Instagram, l’artista ha dato il via alla feste di Natale “scongelandosi” per l’occasione. «È ora», ha scritto la cantante nel video in cui scaccia le maschere di Halloween indossando il costume di Babbo Natale. All I Want for Christmas is You ha raggiunto la prima posizione nella Billboard Hot 100 per quattro anni consecutivi, restandovi nel 2022-23 persino per 12 settimane di fila. Con l’avvento delle piattaforme streaming, la hit ha aumentato sempre più il suo consenso, tanto da non mancare dalle classifiche dal 2007. Nel 2022 l’Economist stimò 2,5 milioni di incassi annuali dalle vendite del brano online, arrivando a un totale di 72 milioni dall’uscita.

Briatore racconta di un furto subito a Milano, Sala gli risponde di denunciare in questura

Flavio Briatore ha raccontato sui social di aver subito un furto in pieno centro a Milano, riaprendo il dibattito sulla sicurezza in città. L’imprenditore ha pubblicato su Instagram un reel in cui racconta il fatto, attaccando il sindaco Beppe Sala. Per Briatore, infatti, il primo cittadino «dice che va tutto bene, ma la gente ha paura». Le critiche non sono piaciute allo stesso Sala, che ha replicato invitandolo a denunciare il furto in questura e non soltanto sui social.

Il racconto di Briatore: «Roba da matti»

Briatore ha raccontato: «Sentite questa storia, cos’è successo a me alle 11 del mattino in via Cordusio, zona Piazza degli Affari. Il mio autista mi stava aspettando, mi ha lasciato lì per un appuntamento. Lui è sceso dalla macchina, era al telefono. Arriva col monopattino un extracomunitario, apre la portiera, prende lo zainetto e fugge. L’autista se n’è accordo ma aveva già un vantaggio di cinque o sei metri. Per fortuna c’era lì un capitano della Guardia di Finanza per altri motivi, vede la scena, corre e blocca il ragazzo. Gli sarò sempre riconoscente».

E Briatore ha proseguito: «Secondo voi non è una roba da matti che alle 11 del mattino hai la gente che ti viene a rubare in macchina, fregandosene che c’è l’autista a un metro? Per fortuna c’era questo capitano della Guardia di Finanza, se non ci fosse stato avrei perso tutto: carta d’identità, passaporto, effetti personali, tutto. Questo vale anche per il sindaco Sala che dice sempre che è tutto a posto, tutto bene, tutto sotto controllo. Non c’è nulla sotto controllo, Milano è una città pericolosa. Così la gente ha paura. E io che non ho mai avuto paura di nulla, adesso quando andrò a Milano so di dover fare attenzione. Tutto è fuori controllo».

Sala a Briatore: «Spero sia andato anche a denunciare»

La replica del sindaco è stata lapidaria: «Spero che Briatore sia andato anche in questura a far denuncia oltre a fare una storia». Lo stesso Sala, il 23 ottobre scorso, ha risposto a Elenoire Casalegno, dopo l’aggressione subita da quest’ultima a Milano. Il primo cittadino ha dichiarato, in quell’occasione: «Ogni cosa che succede a Milano è enfatizzata all’ennesima potenza, ciò nonostante c’è da lavorare. Ormai non credo che sia un tema di percezione della realtà, la sicurezza è un problema, bisogna e continueremo a lavorare».

Briatore racconta di un furto subito a Milano, Sala gli risponde di denunciare in questura
Beppe Sala (Imagoeconomica).

Raid su Jabalia, Onu: «Questi attacchi possono essere crimini di guerra»

Dopo il primo bombardamento del 31 ottobre, Israele l’1 novembre ha colpito una seconda volta il campo profughi di Jabalia, un’area abitata da circa 116 mila persone. Oltre allo sdegno di una parte della comunità internazionale preoccupata dall’escaltion in corso, il raid ha sollevato le preoccupazioni delle Nazioni Unite, che hanno parlato di «crimine di guerra».

Nel campo di Jabalia ci sono 32 strutture delle Nazioni Unite

«Dato l’elevato numero di vittime civili e l’ampiezza della distruzione a seguito dei raid di Israele sul campo rifugiati di Jabalia, abbiamo preoccupazioni gravi sul fatto che questi attacchi indiscriminati possano essere crimini di guerra», ha scritto in un post su X l’Ufficio Onu sui diritti umani. Secondo l’amministrazione di Gaza, i morti sono stati almeno 195 e i feriti oltre 700, mentre 150 sono i dispersi.  All’interno del quartiere ci sono 32 strutture dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (Unrwa), oltre che decine di scuole, sette pozzi e due strutture mediche. Le autorità israeliane hanno ammesso di aver bombardato Jabalia, spiegando che al suo interno si nascondevano alcuni dirigenti di Hamas come Ibrahim Biari, che sarebbe stato ucciso.

Francesco Totti: «Con Ilary vorrei trovare un nuovo equilibrio»

In un’intervista concessa al Corriere della Sera, Francesco Totti è tornato a parlare della separazione da Ilary Blasi ma anche del suo passato nella squadra giallorossa e la sua visione per il futuro. Con particolare riferimento all’ex, sembra che lo sportivo sia oggi alla ricerca di una rinnovata serenità.

Francesco Totti su Ilary Blasi: «Vorrei trovare un nuovo equilibrio»

Com’è noto, la separazione tra i due non è certo stata tra le più serene. Per mesi non si è fatto altro che parlare della querelle dei celebri rolex trafugati e delle borse della conduttrice nascoste da Totti per ripicca. Ad ogni modo, oggi “Er Pupone” sembra aver cambiato approccio nei confronti della vicenda, e si è così espresso nel merito della questione: «Noi due abbiamo passato 20 anni insieme, con tanti momenti molto belli. Ora vorrei solo che trovassimo un equilibrio tra noi, capace di proteggere i ragazzi che sono la più grande ragione, per ambedue, di amore». Francesco Totti ha poi ammesso: «So che non è facile, ma quello che c’è stato tra noi, per tanti anni, è stato importante. Se troviamo questo equilibrio noi due, i ragazzi staranno bene e si sentiranno protetti». Pare dunque che per l’ex capitano della Roma ci sia ora una priorità in modo particolare, vale a dire la serenità dei loro figli, Cristian, Chanel e Isabel. Totti ha aggiunto: «Il mio sogno è di realizzare un altro sogno. Prima ne avevo uno, e sono riuscito a trasformarlo in realtà. Vorrei averne un altro, lo sto cercando. Ora vorrei solo vivere la vita con più serenità e tranquillità, dopo tutti i problemi che ci sono stati».

«Mi è dispiaciuto per com’è finita con la Roma»

Nella medesima intervista, Francesco Totti ha anche avuto l’occasione di parlare della “sua” AC Roma, con cui ha passato 30 anni di onorata carriera. «Ho portato rispetto a tutti, rinunciato ad altri ingaggi senza farlo pesare. Ho detto no al Real e altri perché volevo quella maglia, solo quella maglia giallorossa che è stampata dentro di me», ha commentato Totti, che ha poi precisato, con una punta di amarezza: «Il modo in cui è finita la mia storia con la Roma, sì, mi è dispiaciuto».

Alessandro Cecchi Paone e Simone Antolini sposi il 22 dicembre: Emma Bonino testimone

Circa un anno e mezzo dopo i primi scatti rubati dei paparazzi che li avevano ritratti felici e innamorati a bordo di una barca, Alessandro Cecchi Paone e Simone Antolini hanno annunciato la data delle loro tanto attese nozze, in programma a fine anno.

Alessandro Cecchi Paone e Simone Antolini si sposeranno il 22 dicembre

Il grande giorno è stato fissato per venerdì 22 dicembre. Che la coppia si sarebbe unita civilmente poco prima della fine del 2023 già si sapeva da diverse settimane, ma all’appello mancava la data precisa. La conferma è arrivata tramite una nota pubblicata da Adnkronos, dove il divulgatore ha anche confermato quella che sarà la location scelta per l’evento, vale a dire il Maschio Angioino di Napoli. Cecchi Paone ha raccontato, a proposito: «Come testimoni avrò accanto a me due donne straordinarie e fondamentali per mia vita, la mia ex moglie Cristina, che viene apposta per me da Madrid, ed Emma Bonino, la mia donna di riferimento della politica e delle unioni civili». A officiare la cerimonia sarà invece il sindaco Gaetano Manfredi («che ci tiene molto ad esserci», ha commentato il conduttore).

La scelta di Napoli

Alessandro Cecchi Paone ha poi avuto occasione di spiegare il motivo per cui ha scelto proprio il capoluogo campano come location delle nozze: «Mi sposo a Napoli per la grande affettuosa amicizia che ho con il sindaco che dura da quando lui era rettore dell’Università di Napoli e poi ministro della Ricerca. E anche perché Napoli è una città a cui sono molto legato, ci ho vissuto e ho frequentato la quinta elementare e la prima media per motivi di lavoro di mio padre. Infine perché da 25 anni insegno all’Università di Napoli Scienze della comunicazione e ci vado tutte le settimane». Cecchi Paone ha aggiunto: «Anche le mie vacanze le faccio sempre nella casa di famiglia a Positano, che è un’appendice napoletana».

Piantedosi, sui controlli alla frontiera: «10 arresti per immigrazione clandestina»

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha tracciato il bilancio dei primi dieci giorni di controlli alla frontiera con la Slovenia. L’annuncio era arrivato a metà ottobre, quando il ministro sloveno Bostjan Poklukar, ha parlato di come sarebbero cambiati gli ingressi e le uscite dal confine tra il proprio Paese e l’Italia. Piantedosi, al termine di un trilaterale con i suoi omologhi di Croazia e Slovenia, ha dichiarato: «Abbiamo controllato 19mila persone circa, 10mila veicoli, 300 cittadini stranieri e arrestato una decina di persone per il reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina. Altre 35 persone sono state denunciate per reati».

Piantedosi, sui controlli alla frontiera «10 arresti per immigrazione clandestina»
I tre ministri in conferenza stampa (ANSA).

La collaborazione prosegue

I tre ministri hanno deciso di continuare una collaborazione su alcune linee direttrici. La prima, come ha spiegato il ministro Piantedosi, è «istituzionalizzare le brigate miste, rendendole strutturali». Poi bisognerà «accompagnare queste pattuglie miste in veri centri cooperativi tra i tre paesi con modalità che verranno convenute dai nostri capi delle polizie. Si riuniranno a breve». E infine bisognerà «fare di questo formato trilaterale di amicizia un modulo stabile di condivisione con modalità che vedremo. Un confronto permanente dei tre Paesi, che hanno interessi convergenti, da proporre in tutte le sedi. È un primo incontro, è un punto di partenza».

Re Carlo: «Non ci sono scuse per gli abusi coloniali in Kenya»

Re Carlo III, in una visita programmata in Kenya, ha parlato della colonizzazione britannica nel Paese dell’Africa orientale. Durante una cena di Stato ospitata dal presidente keniano William Ruto, il sovrano britannico ha riconosciuto le atrocità commesse dai colonizzatori nei confronti del popolo locale senza di fatto chiedere esplicitamente scusa.

«Non ci sono scuse per le violenze atroci commesse contro i keniani»

Durante il suo soggiorno che coincide con i 60 anni dell’indipendenza del Kenya dalla Gran Bretagna, Re Carlo ha affrontato, tra i vari temi, anche «i momenti più dolorosi della storia condivisa tra il Regno Unito e il Kenya», che comprendono richieste di risarcimento e di scuse da parte delle comunità tribali per gli abusi perpetrati durante la rivolta Mau-Mau negli Anni 50, nonché attuali processi per presunti crimini commessi da reclute britanniche in un centro di addestramento presente nel Nord del Paese. Il sovrano si è limitato a dichiarare che «atti di violenza atroci e ingiustificabili sono stati commessi contro i keniani mentre conducevano una dolorosa lotta per l’indipendenza e la sovranità. E per questo, non ci possono essere scuse».

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