Daily Archives: 1 Novembre 2023

Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo

La risposta europea alla Nuova via della seta cinese, la Belt and Road Initiative, è finalmente in marcia, tra ambiziosi progetti e lati ancora poco chiari. Il Global Gateway dell’Unione europea, un piano di sviluppo infrastrutturale rivolto al Sud del mondo, ha vissuto una tappa importante del suo percorso il 25 e 26 ottobre con un business forum che si è svolto a Bruxelles e durante il quale la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha incontrato 40 alti rappresentanti istituzionali di alcuni Paesi in via di sviluppo per discutere opportunità di investimento. Ma di cosa si tratta?

Al centro infrastrutture, energia, materie prime e vaccini

Il piano europeo al centro del vertice vuole mobilitare globalmente 300 miliardi di euro in investimenti pubblici e privati entro il 2027, di cui la metà andranno all’Africa. Non saranno per la maggior parte investimenti diretti – perché il piano non ha ancora soldi propri, lì avrà forse dal prossimo bilancio -, ma un insieme di fondi e strumenti per sbloccare l’equivalente di questa somma. Nel continente africano 136 miliardi su 150 saranno privati, si stima. Dal suo lancio, al programma europeo afferiscono 89 progetti, di cui molti già avviati in precedenza, in America Latina, Caraibi, Medio Oriente, Asia, Pacifico e Africa subsahariana, per un valore di 66 miliardi di euro. I settori di intervento prioritari del piano saranno le infrastrutture, la connettività, lo sviluppo di nuove fonti di energia, l’approvvigionamento di materie prime e la crescita dei sistemi sanitari, con la produzione locale di vaccini.

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Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo
La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen col primo ministro egiziano Mostafa Madbouly (Getty).

Un progetto nato dalla crisi durante la pandemia di Covid-19

Il Global Gateway è stato fortemente voluto da von der Leyen che l’aveva annunciato nel 2021 durante il suo discorso sullo stato dell’unione. Maddalena Procopio, senior policy fellow del Programma Africa dell’European Council on Foreign Relations (Ecfr), ha detto che il progetto «nasce dalla crisi delle catene di approvvigionamento durante la pandemia di Covid-19 e ha l’obiettivo di soddisfare le esigenze interne europee di resilienza economica». Procopio ha parlato durante l’evento “Global Gateway Africa: Geopolitica, investimenti e prospettive per l’Italia” che il think tank ha organizzato in concomitanza del forum di Bruxelles allo Spazio Europa di Roma insieme alla rivista Africa e Affari. La pandemia, insieme poi con la guerra tra Russia e Ucraina e alla contemporanea forte ascesa sulla scena internazionale di altri attori come la Cina o la Turchia, hanno contribuito a isolare l’Europa in ambito geopolitico ed economico.

Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo
Personale sanitario in America Latina durante i mesi più duri del Covid (Getty).

Il piano Ue ha quindi tra i suoi principali obiettivi quello di accorciare le catene del valore, per disporre più facilmente di energia e materie prime, ma è anche «uno strumento per rilanciare l’immagine e le relazioni dell’Ue con una parte di mondo, stabilendo con questa un rapporto paritetico», come ha detto Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio romano dello Ecfr. A livello geopolitico, secondo l’esperto, il piano arriva alla sua implementazione in un momento in cui in particolare l’Africa sta vivendo una nuova ondata anticoloniale della quale stanno risentendo le potenze europee. Per questo, ha spiegato, è un’opportunità per dare nuovo slancio al loro posizionamento.

Cambio di paradigma rispetto a logiche di aiuto ed estrattivismo neocoloniale

Il Global Gateway, nell’idea delle istituzioni europee, oltre a rafforzare l’autonomia strategica dell’Ue in politica ed economia, dovrebbe infatti rappresentare un cambio di paradigma netto nei rapporti con il Sud del mondo rispetto sia alle logiche dell’aiuto che dell’estrattivismo neocoloniale. In quest’ottica, ancora secondo Procopio, il Global Gateway «è un’occasione per inaugurare un nuovo modello di cooperazione che risponda meglio alle necessità africane mantenendo saldi gli interessi europei». Sarà il “volto esterno” dell’Unione per proporre uno sviluppo più sostenibile e reciprocamente conveniente per le parti. Per Antonio Parenti, direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, il piano rappresenterà anche un tentativo di rispondere in modo globale alle sfide di oggi, ma non in ordine sparso come fatto finora in ambito di politiche di sviluppo. Altro passo cruciale sarà poi quello di favorire l’apporto del settore privato con l’apertura di mercati per aziende italiane ed europee soprattutto in Africa.

I partner della Cina pagano un pezzo alto su indebitamento e sostenibilità

Von der Leyen, aprendo il forum di Bruxelles, ha spiegato che «Global Gateway significa dare ai Paesi una scelta, e una scelta migliore, senza condizioni scritte in piccolo», sostenendo che in molti casi, in cambio dello sviluppo infrastrutturale promesso, questi pagano un prezzo alto in termini di indebitamento, diritti dei lavoratori, sostenibilità ambientale e sovranità nazionale. Il riferimento è ovviamente al modus operandi della Cina che ha festeggiato i risultati della sua Belt and Road Initiative da quasi 1 trilione di dollari con un vertice a cui hanno partecipato, tra gli altri, anche il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro ungherese Viktor Orban e diversi leader africani. Nonostante la scala minore degli investimenti promessi e il ritardo ormai di 10 anni con l’iniziativa di Pechino, il forum di Bruxelles ha assistito alla firma di ulteriori accordi per 3,2 miliardi di euro tra Africa, Asia e vicinato europeo. Tra questi, l’Ue ha siglato partnership su materie prime con la Repubblica Democratica del Congo e lo Zambia. Inoltre, secondo Josep Borrell, il capo della politica estera europea intervenuto durante il secondo giorno del vertice, altri 100 progetti saranno annunciati entro la fine del 2023.

Il Global Gateway, la nuova via della seta europea verso l’Africa e il Sud del mondo
Josep Borrell (Getty).

Perplessità e critiche: rischio di un colonialismo 2.0

L’ambizioso piano, come si vede da questi sviluppi, è in divenire, ma non sono mancate in questi mesi perplessità e critiche. Alcuni Paesi si sono per esempio lamentati del fatto che le offerte dell’Ue non vengono decise in coordinamento con le autorità statali e non tengono conto delle reali esigenze locali. D’altra parte nel Global Gateway Business Advisory Group, il gruppo che comprende 60 delle più grandi aziende europee, tra cui Total Energies, Volvo, Bayer e Sparkle come unica italiana, non compare però alcuna impresa pubblica o privata dei Paesi del Sud del mondo. Jean Saldanha, direttrice della Rete europea sul debito e lo sviluppo (Eurodad), citata da EuObserver, ha criticato a questo proposito la mancanza di impegni chiari a investire nella creazione di valore nei Paesi ricchi di risorse, paventando un colonialismo 2.0. Molto meno netta l’analista Procopio che, collegata da Bruxelles con Roma, ha sottolineato però il bisogno di «maggiore coordinamento, dialogo e collaborazione tra istituzioni e privati».

Oltraggiate a Roma quattro pietre d’inciampo, due episodi in 24 ore

Si tratta del secondo atto vandalico in sole 24 ore. Dopo il danneggiamento di due pietre d’inciampo avvenuto nella giornata di martedì 31 ottobre a Trastevere, si apprende di un secondo episodio. Altre due pietre d’inciampo, dedicate ai deportati Eugenio e Giacomo Spizzichino, sono state oltraggiate in via Mameli 47 a Roma, sempre a Trastevere. Dalle immagini, le pietre risultano annerite. Gli investigatori stanno verificando se si tratti di vernice o se siano state bruciate.

«L’Europa non è un posto per ebrei»

«La pietra d’inciampo in memoria del mio bisnonno Aurelio Spagnoletto, deportato ad Auschwitz, è stata bruciata a via Dandolo a Roma da chi non accetta che i suoi nipoti si rifiutino di fare la stessa fine. L’Europa non è un posto per ebrei». Sono le parole di Jonathan Pacifici scritte su X in merito al danneggiamento della pietra di inciampo dedicata al bisnonno.

«Gravissimo se fosse un atto di profanazione deliberato»

Il presidente della comunità ebraica di Roma, Victor Fadlun, ha così commentato l’accaduto: «Se fosse confermato che si tratta di un atto di profanazione deliberato, sarebbe gravissimo. Le pietre d’inciampo per la nostra comunità e per tutti i romani hanno un alto e drammatico significato di memoria e omaggio alle vittime della follia antisemita. Mi auguro che non si ripeta anche da noi quanto purtroppo sta avvenendo in altri Paesi europei, in particolare a Parigi. Ribadisco la piena fiducia nella vicinanza e vigilanza delle istituzioni e delle forze dell’ordine».

Consigliere posta una foto di Schlein e Bindi con la scritta “Buon Halloween”, la denuncia

«Il consigliere Vasellini ha dato prova del suo sessismo postando una foto di Elly Schlein e di Rosy Bindi con scritto “Buon Halloween'”». È quanto denunciato dal collettivo Kairos, federazione Gd Grosseto, Donne democratiche, federazione Pd Grosseto, Sinistra italiana, associazione Tocca a noi. Insieme hanno chiesto le dimissioni del consigliere comunale di Grosseto Andrea Vasellini, eletto nella lista civica del sindaco. Si tratta del secondo episodio nel giro di pochi giorni, affermando che, solo venerdì scorso, «ha richiamato al silenzio in modo aggressivo, sia verbalmente sia gestualmente, una delle manifestanti dicendole: “Stai zitta, a cuccia!”».

«Superato il limite della decenza»

«Il suo comportamento» – prosegue la nota – «che potrebbe erroneamente apparire come di poco conto, quasi buffo, è chiaramente inadatto al ruolo che svolge e ha nettamente superato il limite della decenza». Secondo le associazioni si tratta di una chiara dimostrazioni di «sessismo sistemico», confermato anche dalle parole del sindaco di Grosseto Vivarelli Colonna, quando ha commentato «l’elezione della segretaria del Pd Elly Schlein, dicendo «ma per 2 euro chi volevate Belen».

Chi sono i due comici russi dello scherzo a Giorgia Meloni

I due comici russi, Vovan e Lexus, autori dello scherzo telefonico alla premier Giorgia Meloni durante il quale hanno cercato di carpire dichiarazioni sulla guerra tra Ucraina e Russia, hanno alle spalle una lunga serie di episodi simili. Tra i bersagli preferiti di Vladimir Kuznetsov, 30 anni, e Alexei Stolyarov, 28 anni, risultano figure che hanno posizioni critiche o distanti rispetto alla Russia. Ecco perché Vovan e Lexus vengono considerati funzionali agli interessi di Mosca e dei servizi, per quanto entrambi rifiutino questa versione.

I comici russi Vovan e Lexus, che hanno preso di mira Giorgia Meloni in uno scherzo telefonico, hanno alle spalle una lunga carriera di episodi simili.
Vladimir “Vovan” Kuznetsov, e Alexei “Lexus” Stolyarov (Getty Images).

La carriera del duo

La coppia di comici ha messo a segno la prima telefonata nel 2014, con una chiamata all’allora presidente della Moldavia, Nicolae Timofti. Nel 2015, tra le vittime, spunta Elton John: al cantante arriva una telefonata addirittura di Vladimir Putin. Al centro della conversazione, i diritti dei gay in Russia. Nella lista anche Mikhail Gorbachev e John McCain. Un anno dopo, a finire nel mirino è il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, convinto di parlare con i leader ucraini Petro Poroshenko e Arseniy Yatsenyuk. La stessa imitazione, nel 2019, inganna stavolta il presidente della Macedonia del Nord, Zoran Zaev.

Nei panni di Greta Thunberg

Vovan e Lexus nel 2020 indossano i panni, o meglio la voce, di Greta Thunberg, con tanto di papà accanto, per parlare col principe Harry e con il premier canadese Justin Trudeau. Sempre nel 2020, anno delle elezioni Usa che termineranno con la vittoria di Joe Biden contro Donald Trump, il duo è particolarmente attivo sul fronte americano. Cadono nella trappola Bernie Sanders, senatore democratico in lizza alle primarie, e Kamala Harris, che diventerà poi vicepresidente.

Due anni dopo, si spacciano per il presidente francese Emmanuel Macron e entrano in contatto con il presidente polacco Andrzej Duda, proprio durante gli inizi della guerra tra Ucraina e Russia. Altra vittima del duo è la scrittrice J.K. Rowling, convinta di parlare su Zoom con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tra gli ultimi scherzi, quello dello scorso febbraio con il finto Porosheenko che tiene al telefono Angela Merkel e un falso Zelensky che chiama Christine Lagarde, la presidente della Banca Centrale Europea. Un buco nell’acqua invece con Juan Guaidò, leader dell’opposizione al regime di Nicolas Maduro, a cui arriva la telefonata del falso presidente svizzero Ueli Maurer.

 

Giorgia Meloni vittima di uno scherzo telefonico da parte di due comici russi

Vovan & Lexus, due noti comici russi, considerati vicini ai servizi d’intelligence del Cremlino, hanno fatto uno scherzo alla premier Giorgia Meloni. Lo scorso 18 settembre uno dei due l’ha chiamata al telefono e l’ha interrogata sulla sua politica estera, fingendo di essere un leader africano. La conversazione registrata è stata postata sulla piattaforma online canadese Rumble e ripresa dall’agenzia russa Ria Novosti. I due non sono nuovi a questo tipo di scherzi, già in passato avevano coinvolto leader internazionali come il primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, il ministro degli Esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, e l’ex segretario di Stato Usa, Henry Kissinger.

«Molta stanchezza» sull’Ucraina

La presidente del Consiglio sull’Ucraina ha dichiarato di vedere «molta stanchezza» da parte di tutti in relazione al sostegno a Kyiv. «Siamo vicini al momento in cui tutti capiranno che abbiamo bisogno di una via d’uscita. Il problema è trovarne una che possa essere accettabile senza distruggere il diritto internazionale», ha affermato nella conversazione, aggiungendo che «la controffensiva dell’Ucraina forse non sta andando come si aspettavano. Sta procedendo, ma non ha cambiato il destino del conflitto. Quindi tutti comprendono che (il conflitto) potrebbe potrebbe durare molti anni se non proviamo a trovare delle soluzioni. Il problema è quale sia la soluzione accettabile senza aprire altri conflitti».

La conferma delle posizioni già note 

Nell’audio, si sente la premier Meloni ripetere le già note posizioni sulle diverse questioni internazionali. Tra i temi affrontati, l’immigrazione e i rapporti con l’Africa. Sui flussi migratori ha ribadito che «è impossibile» affrontare questo dossier senza un coinvolgimento «dell’Unione europea ma anche dell’Onu». E ancora: «La Commissione europea dice che capisce la questione, il problema è quanto tempo ci vuole per dare risposte concrete». Meloni parla anche del Piano Mattei per l’Africa: «Sto cercando di parlare con altri Paesi europei degli investimenti energetici in Africa. Nei primi giorni di novembre presenteremo qui a Roma in una conferenza il nostro Piano Mattei, che consiste nell’investire nell’energia per l’Africa».

Nel corso della telefonata, la premier si è espressa inoltre sul tema dei corridoi del grano nel Mar Nero. «Penso che dobbiamo discuterne, che dobbiamo trovare una soluzione perché altrimenti la situazione diventerà impossibile da affrontare. Ne ho discusso anche durante il summit del G20, nel corso dell’incontro sull’Africa: se permettiamo alla Russia di ricattarci, potrebbe essere sempre peggio, ma se non troviamo altre soluzioni questo diventerà un problema impossibile». Al termine, sul problema del nazionalismo ucraino: «Penso che il problema legato al nazionalismo sia un problema che ha (il presidente russo Vladimir) Putin. Penso che in Ucraina stiano facendo quello che devono fare e questa è la cosa giusta».

La nota di Palazzo Chigi

La replica affidata a una nota di Palazzo Chigi: «L’Ufficio del Consigliere diplomatico del presidente del Consiglio dei ministri si rammarica per essere stato tratto in inganno da un impostore che si è spacciato per il presidente della Commissione dell’unione Africana e che è stato messo in contatto telefonico con il presidente Meloni. L’episodio è avvenuto il giorno 18 settembre nel contesto dell’intenso impegno sviluppato in quelle ore dal Presidente Meloni per rafforzare i rapporti con i leader africani con i quali ha avuto importanti incontri a margine dell’Assemblea Generale dell’Onu tra il 19 e il 21 settembre».

 

Il riscatto della Comuna 13 di Medellin dall’inferno alla Street Art

Quella della Comuna 13, nota anche come barrio San Javier, è una storia di riscatto e di rinascita. Questo distretto, in cui vivono circa 160 mila persone, è una delle 16 comunas (distretti amministrativi) di Medellin, città il cui nome per decenni è stato legato a quello di Pablo Escobar, e da qualche anno sta cercando di lasciarsi alle spalle un passato di violenza e di morte per diventare attraverso la street art un centro vitale e di richiamo per i turisti.

Una terra di nessuno tra Milicias populares, Eln e Farc

Quartiere nato negli Anni 70 con l’arrivo di chi lasciava le periferie delle città per costruirsi un futuro o fuggiva dai conflitti armati che insanguinavano le aree vicine, per anni la Comuna 13 fu terra di nessuno: senza acqua corrente, sistema fognario e corrente elettrica, divenne teatro di violenze e omicidi tra bande spesso legate al cartello di Pablo Escobar. La prima risposta al degrado fu la nascita delle milizie urbane, le Milicias populares: gruppi spontanei di cittadini, perlopiù giovani, che cercavano di garantire la sicurezza del proprio quartiere. Un esperimento sociale che non sfuggì all’attenzione dell’Esercito di liberazione nazionale (ELN) spinto dall’idea di controllare questi gruppi per estendere la sua presenza a Medellin. Dopo l’Eln, la Comuna 13 fu presa di mira anche dalle Farc in cerca di reclute. La convivenza di queste bande organizzate, tra gli Anni 80 e i 90, diede vita a una violentissima guerriglia urbana.

La guerra urbana di Uribe e l’Operacion Orion

Lo strapotere dei gruppi armati finì nel 2002 con la guerra lanciata dall’allora presidente colombiano Alvaro Uribe. Nell’ottobre di quell’anno fu organizzata l’Operacion Orion, un’incursione nella Comuna 13 che coinvolse circa 3 mila uomini tra esercito, polizia e paramilitari, supportata da carri armati ed elicotteri Black Hawk. Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre, la Fuerza Pública del governo colombiano – composta dalle Forze Armate e dalla Policía Nacional – fece irruzione nelle case e tra le baracche per scovare eventuali nascondigli di droga e armi. Chiunque fosse sospettato di spalleggiare le bande armate venne imprigionato o, peggio, spedito a La Escombrera, terreno nella zona nordest di Medellin utilizzato come discarica di rifiuti edilizi e diventato fossa comune delle persone uccise nell’operazione e nella “pulizia sociale” che ne seguì. Il bilancio ufficiale di una sola settimana fu di 14 morti (in realtà furono 300) 34 feriti e quasi 250 arresti. Oggi La Escombrera è una sorta di memoriale segnalato ai turisti della Comuna 13.

Il riscatto della Comuna 13 di Medellin dall'inferno alla Street Art
L’incursione dell’esercito nella Comuna 13 nell’ottobre 2002 (Getty Images).

La rinascita con Fajardo e la successiva riqualificazione urbana

Fu il sindaco di Medellin Sergio Fajardo, in carica dal 2003 al 2007, a voltare pagina con un imponente programma di infrastrutture per i quartieri poveri e dimenticati della città. Ma la vera trasformazione della Comuna 13 prese forma concretamente a partire dal 2011 con la riqualificazione delle case in mattoni, la costruzione di centri comunitari e l’installazione delle “escaleras electricas”, scale mobili all’aperto con una lunghezza di 384 metri che collegano il quartiere alla città sottostante evitandone l’isolamento.

 

Il riscatto della Comuna 13 di Medellin dall'inferno alla Street Art
Controlli nella Comuna 13 (Getty Images).

La Street Art e i graffiti tour

Sebbene il termine Comuna venga utilizzato per indicare un’unità amministrativa in cui si suddivide l’area urbana di una città, raggruppando quartieri o settori specifico,  nel contesto sociale, politico e culturale colombiano assume tutt’altro valore. Essere una comuna significa condividere dei valori, aiutarsi reciprocamente e contribuire al ripristino di un’identità e di un senso di appartenenza a lungo sopito. Significa anche volersi riscattare e riprendere in mano le redini della propria vita e gli abitanti del barrio San Javier lo hanno saputo fare bene. I giovani della Comuna 13, in particolare, si sono ribellati alla violenza vissuta dalle loro famiglie, prima con l’hip-hop e il rap, poi convertendo il quartiere in un museo a cielo aperto. Ora i fori causati delle raffiche di mitra sui muri sono coperti da vivaci murales. Le scritte, le immagini e i graffiti colorati raccontano le conseguenze del conflitto e documentano l’eredità di una nazione piegata dal narcotraffico, guardando però al futuro. Dopo i primi murales realizzati da artisti locali, il governo ha sovvenzionato nuove opere. Così street writer come @chota13, @FateOne96 e @YesGraff sono diventati famosi ben oltre i confini della Comuna 13.

 

Da questa esperienza sono nati i cosiddetti “tour dei graffiti”, che ogni giorno attirano migliaia turisti provenienti da ogni parte del mondo. Un’alternativa al narco-turismo a cui Medellin sembrava condannata con tanto di gadget venduti nella casa natale di Escobar o battaglie di paintball che simulano le sparatorie tra narcos e polizia. La street culture, al contrario, ha regalato nuove opportunità di lavoro per i residenti della Comuna 13, contribuendo a ridurre l’influenza dei cartelli sulla zona.

 

Marta Fascina: «Ci sarò per la legge di Bilancio, ma non ho superato il lutto»

«Solo chi ha provato un amore così genuino può comprendere il mio stato d’animo. Ha lasciato un vuoto incolmabile. Non ho superato il lutto ma tornerò in Parlamento per la legge di bilancio». Sono le parole di Marta Fascina, riportate nella prima intervista rilasciata dopo la morte di Silvio Berlusconi, al Corriere della Sera.

L'ultima compagna di Silvio Berlusconi, Marta Fascina, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ha affermato che rientrerà in Parlamento.
Barbara, Pier Silvio e Marina Berlusconi, con Marta Fascina (Imagoeconomica).

La precisazione dell’esponente di Forza Italia fa riferimento alle richieste di Paolo Berlusconi e di altri parlamentari di tornare in Parlamento. «Paolo mi vuole un gran bene e le sue parole denotavano solo una sincera preoccupazione per il mio stato d’animo. So bene che grava su di me una grande responsabilità nei confronti degli italiani che mi hanno votata. Tornerò presto alla Camera per onorare il mandato ricevuto. Sicuramente prima delle votazioni sulla legge di Bilancio, che è la legge più importante».

«Forza Italia anima fondatrice del centrodestra»

Fascina, che ha spiegato di essere entrata in politica «per amore del mio Silvio» e naturalmente «condividendo appieno la sua visione della società e del mondo», ha fatto sapere che continuerà a lavorare come deputato «nel solco degli insegnamenti e delle volontà che ci ha lasciato. Una missione che Forza Italia non appalterà ad altri soggetti politici; il centro è solo Forza Italia, anima fondatrice del centrodestra, perno del governo ed in generale dell’intero assetto politico italiano. Senza Silvio Berlusconi non sarebbe mai esistito e non esisterebbe in futuro il centrodestra in Italia».

Marta Fascina e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica).

«Ho perso l’uomo della mia vita»

Una perdita, quella di Silvio Berlusconi, che Fascina descrive così: «È il mondo intero ad aver perso un uomo straordinario, un grande statista, il capo di governo italiano più longevo nonché leader di G7 e G8, il fondatore del centrodestra, colui che ha impedito nel 1994 ai comunisti di arrivare al potere. Io invece ho perso l’uomo della mia vita, colui che mi ha regalato incondizionatamente e quotidianamente gioia e amore». Sul Ponte sullo Stretto, ha aggiunto che sarebbe giusto chiamarlo “ponte Silvio Berlusconi”, come «proposto dal sottosegretario Tullio Ferrante».

La “troppa influenza” e la replica

Agli esponenti di Forza Italia che, durante Report, hanno parlato anonimamente della “troppa influenza” che la compagna avrebbe esercitato su Berlusconi risponde: «È stato coinvolto un presunto parlamentare di Forza Italia per dichiarare falsità e gettare fango su un’intera comunità politica. Penso che le interessate fonti della trasmissione non abbiano danneggiato solo me, ma la memoria del presidente e quella che dovrebbe essere la nostra comune casa politica. Chi ha conosciuto Silvio Berlusconi sa bene che ascoltava tutti, con umiltà, salvo decidere in piena autonomia. Dunque, la notizia di presunte mie influenze sul presidente è talmente ridicola che non meriterebbe neppure una smentita».

«Non si è mai pronti alla morte»

Alla domanda se Berlusconi fosse consapevole di essere arrivato alla fine ha risposto dicendo: «Non si è mai pronti alla morte. Non lo era lui, come dimostra anche il fatto di aver lavorato fino agli ultimi istanti della sua vita. Preparava la sua candidatura per le Europee, in tutte le circoscrizioni; sentiva e riceveva dirigenti di partito, alleati, amici di una vita; esponeva le sue argomentazioni sulla drammaticità dei focolai di guerra sparsi nel mondo. In più verificava quotidianamente l’andamento delle aziende e si occupava di politica estera, la sua grande passione». Nei momenti di sconforto, prosegue «ascolto le tante canzoni d’amore che il mio Silvio era solito dedicarmi ed intonare. Tra le tante cose, è stato anche un abile compositore di canzoni, ne ha scritte ben 130. Ma al di là della musica, ciò che mi fa compagnia è il ricordo di ogni istante trascorso insieme».

«Giambruno? Affettuosa vicinanza alla premier»

Sul caso Giambruno, ha spiegato di nutrire «sincera stima per il presidente Meloni, come donna, come politico, come premier», aggiungendo che «si tratta di una questione personale, familiare su cui posso solo, da donna, manifestare al presidente Meloni la mia totale ed affettuosa vicinanza».

Avellino, morta dopo aver mangiato una pizza, sospetta intossicazione da botulino

Potrebbe essere stato il cibo consumato in una pizzeria, nella serata di sabato 28 ottobre, la causa della morte di Gerardina Corsano, la 46enne trasportata d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Frangipane di Ariano Irpino, in provincia di Avellino. Il sospetto è che possa essersi trattato di un’intossicazione da botulino. Il marito della donna, l’imprenditore agricolo 52enne, Angelo Meninno, ricoverato insieme alla moglie con gli stessi sintomi, il 31 ottobre è stato trasferito al Cotugno di Napoli. Le sue condizioni sono stazionarie.

I primi malori e la dimissione

Gerardina e Angelo, sposati da due anni, avevano accusato i primi malesseri dopo essere rientrati a casa nella contrada di Fiumarelle, al confine tra i comuni di Ariano irpino e Flumeri. Come riportato dall’Ansa, con il peggiorare dei dolori la coppia, che stava partecipando a un battesimo di cui Gerardina era la madrina, ha deciso di lasciare la cerimonia per farsi visitare in ospedale. Dopo gli accertamenti svolti in Pronto Soccorso erano stati entrambi dimessi. La stessa cosa il giorno dopo, lunedì 30 ottobre, quando a causa dei forti dolori tornano nuovamente in ospedale per poi essere dimessi. Nella notte tra lunedì e martedì la situazione è precipitata: di qui, il ricovero d’urgenza in ospedale e il decesso di Gerardina.

Disposta l’autopsia

Bisognerà attendere l’autopsia disposta dal pm del Tribunale di Benevento, Marilia Capitanio, per sapere se il decesso sia riconducibile alla intossicazione da botulino. Il magistrato ha anche disposto il sequestro del locale di Ariano Irpino in cui la coppia aveva consumato la cena. Il provvedimento è stato eseguito dagli agenti del locale Commissariato della Polizia di Stato. Una nipote della coppia, sempre secondo l’Agenzia, avrebbe riferito che durante la cena in pizzeria, Angelo avrebbe avvertito uno strano odore subito dopo aver condito la pizza con olio al peperoncino, invitando la moglie ad assaggiarne un pezzo.

Giambruno e la telefonata che gli aprì le porte di Mediaset

Dopo il rientro di Andrea Giambruno in Mediaset, ma stavolta dietro le quinte, sul suo caso è tornato a parlare Antonio Ricci che ha confermato la fine dei fuorionda aggiungendo che se parlasse l’ex fidanzato di Giorgia Meloni «scoppierebbe un casino». Tra le rassicurazioni di Pier Silvio Berlusconi, che ha specificato di non aver avuto un ruolo nella pubblicazione dei fuorionda, spunta una ricostruzione di Repubblica sul giornalista e sui suoi esordi. Secondo il quotidiano, ad aprire le porte di Mediaset a Giambruno sarebbe stata una telefonata, quella di Fedele Confalonieri. Si parla infatti di «un autorevole esponente lombardo di Fratelli d’Italia che conosce bene anche Adriano Galliani e Mauro Crippa».

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La carriera e gli esordi

Repubblica ripercorre gli esordi di Giambruno e la carriera che sembra davvero quella di un underdog: viene da una famiglia borghese, studia all’università Cattolica del Sacro Cuore. Inzia a lavorare per Telenova e intorno al 2010 inizia a collaborare con Mattino Cinque, allora diretto da Claudio Brachino. A segnalarlo è Lele Mora e in riferimento a quegli anni c’è chi assicura: «Giambruno non era uno che saliva al secondo piano dell’appartamento di Lele, dove c’erano molte donne e ragazzi belli». Intanto Giambruno approda a Quinta Colonna con Paolo Del Debbio per rientrare a Mattino Cinque, dove cura la nota politica. Negli studi di Mediaset, l’incontro con Giorgia Meloni. Poco dopo l’inizio della relazione con la premier, va a lavorare a Matrix a Roma, dove la conduzione è affidata a Luca Telese.

La telefonata

Come riportato dal quotidiano, la svolta sarebbe arrivata da una telefonata in cui viene detto: «Assumetelo», su sostegno dell’autorevole esponente lombardo di FdI di cui tuttavia non si fa il nome. Giambruno passa quindi a Tgcom24, arrivando a condurre qualche telegiornale. Dopo l’intervista in cui Meloni dice che non deve nulla a Berlusconi, torna di nuovo dietro le quinte fino alla conduzione di Diario del Giorno. Sulla diffusione dei fuorionda da parte di Striscia, Ricci continua a sostenere che nessuno sapesse degli audio.

Primi stranieri passano dal valico di Rafah, truppe israeliane a sud di Gaza City

Mentre le forze israeliane hanno reso noto che nell’attacco al campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia, è morto il comandante di Hamas Ibrahim Biari, coinvolto nell’attacco contro Israele del 7 ottobre, arrivano le prime informazioni dell’esodo dopo l’apertura del valico di Rafah, grazie all’accordo mediato dal Qatar. Circa 500 i cittadini con passaporto straniero e alcuni feriti palestinesi che hanno lasciato Gaza verso l’Egitto. Intanto, la società di telecomunicazioni palestinese Paltel ha fatto sapere su X che c’è un’altra «completa interruzione di tutte le comunicazioni e dei servizi Internet con la Striscia di Gaza». Secondo alcuni testimoni, a sud della città, le truppe israeliane stanno cercando di tagliare l’autostrada principale di Gaza e la strada parallela lungo la costa mediterranea, come riportato dal Guardian.

Gaza, uscite 450 persone con doppia cittadinanza

Sono quasi 90 i palestinesi feriti e circa 450 le persone con doppia cittadinanza e stranieri che hanno lasciato Gaza nella mattina del primo novembre per l’Egitto attraverso il valico di Rafah, dopo che le autorità egiziane ne hanno annunciato l’apertura per la prima volta al pubblico. La notizia è stata riportata da un giornalista dell’Afp sul posto. L’evacuazione limitata di cittadini stranieri e feriti gravi dalla Striscia è stata possibile grazie a un accordo mediato dal Qatar.

Dodici militari israeliani uccisi nelle ultime ore

È salito a 12 il numero complessivo dei soldati israeliani rimasti uccisi nelle ultime 24 ore in combattimenti ravvicinati con Hamas nel nord della striscia di Gaza. Lo ha riferito il portavoce militare. Dieci caduti facevano parte della brigata di fanteria Givati, mentre gli altri due erano carristi.

Colpiti più di 11 mila obiettivi 

I militari israeliani  hanno reso noto di aver attaccato più di 11 mila obiettivi nella Striscia di Gaza, tra cui postazioni di comando di Hamas, dall’inizio della guerra, lo scorso 7 ottobre.

La Cina punta sulla Serbia per infilarsi nei Balcani alla faccia dell’Ue

Aleksandar Vucic, presidente della Serbia, e il suo omologo cinese, Xi Jinping, si stringono la mano, uno accanto all’altro, di fronte alle bandiere dei rispettivi Paesi. Il 17 ottobre, in una Pechino vestita a festa in occasione del terzo Forum sulla cooperazione internazionale della Belt and Road Initiative, Xi ha concretizzato un’importante intesa strategica con Vucic, celebrata con una foto ricordo. Nel silenzio quasi totale dei media italiani, il capo di Stato della Cina ha sfruttato l’evento per partecipare a svariati incontri bilaterali con alcuni degli oltre 100 ospiti invitati. Tra questi meeting figurava, appunto, il faccia a faccia avuto con il serbo, unico leader europeo presente alla kermesse insieme al primo ministro ungherese Viktor Orban. E così, mentre gli analisti erano concentrati quasi ed esclusivamente sulle mosse di Vladimir Putin, immaginando chissà quale svolta nella partnership sino-russa, la fumata bianca è arrivata lungo l’inaspettato asse Pechino-Belgrado.

Azzeramento reciproco delle tariffe sul 90 per cento delle merci

La Serbia ha firmato un accordo di libero scambio con la Cina, rafforzando la cooperazione con Pechino in un momento in cui gran parte dell’Europa sta cercando di ridurre al minimo i rischi commerciali con il gigante asiatico. «Sono grato al presidente Xi Jinping per l’importanza che attribuisce alla Serbia», ha dichiarato Vucic definendo l’intesa con il Dragone «un grande passo in avanti». Il patto, che dovrebbe entrare in vigore tra maggio e giugno 2024, prevede l’azzeramento reciproco delle tariffe per il 90 per cento delle merci importate da ciascun Paese. Il presidente serbo ha spiegato che i maggiori beneficiari della fumata bianca con il Dragone saranno per lo più i produttori di miele del Paese, così come i viticoltori. Dovrebbero arrivare vantaggi anche per i produttori di generatori di corrente, pneumatici, motori elettrici, carne bovina. Sul fronte opposto, l’accordo fornirà un grande incentivo alle case automobilistiche cinesi, oltre che alle aziende di moduli fotovoltaici, batterie al litio e apparecchiature per le telecomunicazioni.

La Cina punta sulla Serbia per infilarsi nei Balcani alla faccia dell'Ue
Aleksandar Vucic e Xi Jinping (Getty).

La Cina potrà presto importare in Europa merce sensibile

Detto altrimenti, la Cina potrà presto importare in Europa merce sensibile a tariffe quasi pari allo zero, rispetto all’attuale tasso del 5-20 per cento. In cambio, la Serbia potrà fare altrettanto proponendo le sue mercanzie ai consumatori cinesi. Belgrado ha dunque lanciato un chiaro messaggio all’indirizzo dell’Unione europea, facendo intendere a Bruxelles di non voler chiudere le porte in faccia a Pechino e, al contempo, di esser disposta a consentire ai cinesi di operare nei Balcani. Una regione tanto strategica quanto sensibile per le mire di Xi. Non solo per espandere l’influenza della Cina a livello globale, ma anche per utilizzare il trampolino balcanico al fine di tuffarsi gradualmente nel cuore dell’economia europea.

Progetti infrastrutturali del valore di quasi 4 miliardi di euro

L’intesa tra Serbia, Paese membro dell’Ue, e Cina solleva subito una criticità. Se Belgrado è ben felice di avvicinarsi a Pechino, Bruxelles non ha un accordo di libero scambio con Pechino e sta, anzi, persino pensando di usare il pugno duro contro il Dragone e le sue pratiche commerciali considerate sleali. Dal canto suo, Xi ha paragonato la nazione serba a un «amico di ferro della Cina» e ha aggiunto un nuovo accordo di libero scambio con uno Stato europeo, dopo Georgia, Islanda e Svizzera. A conferma della multi settorialità del patto sino-serbo, il ministero serbo delle Costruzioni, dei Trasporti e delle Infrastrutture della Serbia ha annunciato di aver firmato tre contratti commerciali con aziende cinesi relativi a progetti infrastrutturali del valore di «quasi 4 miliardi di euro per circa 300 chilometri di nuove strade». I contratti, che includono anche l’acquisto da parte serba di una ventina di treni cinesi ad alta velocità, si affiancano alla firma di altri memorandum d’intesa al momento non ancora esplicati.

La Cina punta sulla Serbia per infilarsi nei Balcani alla faccia dell'Ue
Manifestanti serbi con i manifesti dei presidenti Vucic e Xi (Getty).

Roccaforte balcanica: anche le armi sull’asse Pechino-Belgrado

La Cina è il secondo partner commerciale della Serbia. Nel 2022, gli scambi tra i due Paesi hanno toccato i 6,15 miliardi di dollari. Secondo i dati del Balkan Investigative Reporting Network, al 2021 sul territorio serbo risultavano, in varie fasi di completamento, almeno 61 progetti realizzati da o in collaborazione con entità cinesi, per un valore di circa 18,7 miliardi di euro. Nello stesso periodo, in tutti i Balcani figuravano 135 progetti in qualche modo legati a Pechino, per un totale di 32 miliardi di euro. Ma non c’è soltanto il commercio a unire Cina e Serbia. Il ministro della Difesa di Belgrado, Milos Vucevic, ha infatti spiegato nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano cinese Global Times che l’equipaggiamento militare fornito da Pechino ha rafforzato significativamente le forze armate serbe. Tra gli armamenti made in China importati dal Paese balcanico troviamo il sistema missilistico antiaereo cinese a medio raggio FK-3 e i droni CH-95 e CH-92.

Anche il settore scientifico è caldo, tra ricerca genetica e hub 

Altro settore caldo: quello scientifico. Perché il gruppo cinese Bgi, Beijing Genomics Institute, ossia la più grande società di ricerca genetica al mondo, è stata calorosamente accolta in Serbia. L’azienda, alle prese con sanzioni Usa e svariate indagini in Europa, è pronta a lanciare progetti inediti, come l’inaugurazione del campus Bio4, un hub biomedico e biotecnologico dal valore di 200 milioni di dollari, da affiancare al Centro per il sequenziamento del genoma, già operativo e inaugurato nel dicembre 2021.

Incidente a Milano, violento schianto fra tre auto in viale Forlanini

È avvenuto all’alba di mercoledì 1 novembre a Milano, il terribile incidente che ha causato almeno due morti e dieci feriti, tra cui alcuni una bambina. Erano circa le 5 del mattino quando si è verificato lo schianto che ha coinvolto tre auto in viale Forlanini, la strada ad alto scorrimento che porta all’aeroporto di Linate, alla periferia est della città.

Le vittime e i feriti 

A perdere la vita nel violento impatto sono stati un ragazzo di 26 anni, alla guida di una delle auto, morto sul colpo, e un altro giovane 24enne, che si trovava a bordo dello stesso mezzo. Quest’ultimo, trasportato d’urgenza all’ospedale San Raffaele, è deceduto poco dopo l’arrivo in pronto soccorso. Destano particolare preoccupazione le condizioni di due persone gravemente ferite, trasportate d’urgenza al Policlinico e al Niguarda.

La dinamica

Secondo le primissime ricostruzioni, l’incidente sarebbe avvenuto in due momenti, prima con il tamponamento di due auto, secondariamente con il coinvolgimento della terza che stava sopraggiungendo e ha finito con il travolgere le persone all’esterno dagli abitacoli. I giovani deceduti sembra stessero rientrando da una festa per la notte di Halloween.

Ognissanti, significato e storia della festa cristiana

La festa di Tutti i Santi, anche conosciuta come “Ognissanti“, è una celebrazione cristiana che si svolge il 1° novembre di ogni anno. Questa festività è stata pensata per rendere omaggio e ricordare tutti i santi e martiri, conosciuti e sconosciuti, che hanno contribuito alla nascita del Cristianesimo come lo conosciamo oggi.

Come nacque la festa cristiana di Ognissanti

Le commemorazioni dei martiri erano eventi comuni a diverse Chiese e si iniziarono a celebrare intorno al IV secolo. Tracce e riferimenti di riti simili si ritrovano, per esempio, nella 74° omelia di Giovanni Crisostomo del 407. Le medesime tradizioni sono poi state portate avanti fino a oggi anche da parte di alcune Chiese orientali. Di qualcosa di molto simile parlò inoltre Sant’Efrem il Siro in uno scritto del 373, collocando però la festa il 13 maggio. Tuttavia, nel VIII secolo, papa Gregorio III estese la festa a tutta la Chiesa cattolica e la spostò al 1° novembre, una data che corrispondeva alla consacrazione di un oratorio all’interno della vecchia Basilica di San Pietro e contenente, come riporta il Liber Pontificalis, le reliquie «dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo».

Il significato di Ognissanti

Il significato di questa giornata è profondo e molto sentito dai fedeli. Il 1° novembre segna l’inizio dell’inverno, una stagione spesso associata alla morte e all’oscurità. Tuttavia, la festa di Ognissanti celebra allo stesso tempo la luce, la speranza e la vittoria sulla morte attraverso l’esempio dei santi. Questi uomini e donne sono considerati esempi di vita virtuosa e di fede in Dio, avendo dedicato la loro esistenza a servire gli altri e a testimoniare la Parola di Cristo. In molte culture, il giorno di Ognissanti è accompagnato da tradizioni come la visita alle tombe dei cari defunti, l’accensione di candele e la costruzione di altari in onore dei santi. Queste pratiche riflettono evidentemente l’importanza della memoria e del ricordo nella tradizione cristiana.

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