Category Archives: USA

Usa, il senatore Robert Menendez incriminato per corruzione

Il senatore democratico Robert Menendez, presidente della commissione esteri del Senato statunitense, è stato incriminato per corruzione insieme alla moglie Nadine. I due avrebbero legami con tre uomini d’affari del New Jersey, lo Stato che lo stesso Menendez rappresenta. Lo hanno annunciato i pm federali.

Usa, il senatore Robert Menendez incriminato per corruzione
Il senatore democratico Robert Menendez del New Jersey (ANSA).

Menendez e la moglie avrebbero accettato tangenti

L’ufficio del procuratore a Manhattan ha accusato gli imputati di aver accettato migliaia di dollari in tangenti per aver usato il suo potere e la sua influenza come senatore per cercare di proteggere e arricchire gli uomini d’affari e avvantaggiare il governo egiziano. L’indagine prosegue da tempo e lo stesso Menendez nel novembre 2022 ha dichiarato che avrebbe aiutato gli investigatori, fiducioso che la vicenda si sarebbero «chiusa con successo».

Usa, il senatore Robert Menendez incriminato per corruzione
Menendez appena arrivato a Washington per un briefing sull’Ucraina (Getty Images).

Gli altri tre coinvolti

Gli altri imprenditori coinvolti, spiega il portale La voce di New York, sono l’immobiliarista Fred Daibes, l’imprenditore Wael Hana e Jose Uribe, uomo d’affari del New Jersey.

Usa, il cane di Biden Commander ha morso sette persone

Commander, il pastore tedesco di Joe e Jill Biden, ha morso ben sette persone: in ospedale anche un agente del Secret Service. Secondo quanto riportato dal New York Post, gli attacchi sono avvenuti fra il settembre 2022 e lo scorso gennaio e «probabilmente» rappresentano solo un conteggio parziale visto che Commander è alla Casa Bianca da ben più tempo.

Il cane fu un regalo del fratello e della cognata

A regalare il pastore tedesco al presidente Biden furono il fratello e la cognata. Il cane, alla Casa Bianca, prese il posto di Major, adottato e riportato nella dimora dei Biden a Wilmington, in Delaware, dopo alcuni comportamenti aggressivi.

North Carolina, tornado a 240 km orari investe stabilimento Pfizer

A Rocky Mountain, nello Stato Usa del Colorado, un violento tornado ha gravemente colpito uno stabilimento Pfizer. Dalle immagini della sede sono visibili il tetto accartocciato e i detriti sparsi ovunque. Le auto che si trovavano nel parcheggio sono state danneggiate. Il servizio meteorologico nazionale ha classificato il tornado come EF3, con venti fino a 240 chilometri all’ora.

Negli Usa, un violento tornado ha investito uno stabilimento Pfizer. La fabbrica è stata evacuata, non si registrano feriti tra i dipendenti.
Usa, stabilimento Pfizer, danneggiato dal tornado (frame video Twitter).

A rischio le scorte di farmaci negli ospedali e nelle farmacie

La società ha confermato i danni ma ha rassicurato che «nessun dipendente è rimasto ferito poiché sono stati evacuati tempestivamente». A rischio le scorte di farmaci negli ospedali e nelle farmacie.  Il tornado infatti, che ha danneggiato i tetti degli edifici e rovesciato i camion con i rimorchi, ha causato la dispersione di migliaia di farmaci nell’area circostante.

Pfizer: «I nostri pensieri vanno ai colleghi, ai pazienti e alla comunità»

«Stiamo valutando la situazione per stabilire l’impatto sulla produzione. I nostri pensieri vanno ai colleghi, ai pazienti e alla comunità mentre ci prepariamo alla ricostruzione» è stato riportato da una nota di Pfizer. Secondo il sito web, lo stabilimento ospitava la produzione di quasi il 25 per cento dei medicinali sterili iniettabili utilizzati negli Stati Uniti.

 

Usa, paziente spara e uccide chirurgo in una clinica

La conferma della notizia è arrivata dal capo della polizia Dale Lane durate una conferenza stampa. Un chirurgo ortopedico negli Stati Uniti è stato ucciso a Collierville nel Tennessee da un suo paziente nella clinica dove lavorava. Il medico, Benjamin Mauck, 43 anni, stava lavorando quando all’improvviso un paziente della Campbell clinic ha aperto il fuoco intorno alle 14.30 di mercoledì 12 luglio.

La tragedia è avvenuta nel Tennessee, alla Campbell clinic, dove un paziente ha aperto il fuoco contro il suo chirurgo.
Polizia Usa (Getty Images).

Le presunte minacce e il racconto di un testimone

Secondo un testimone, come diffuso dalla Wreg affiliata della Cbs di Memphis, il sospettato aveva minacciato Mauck per almeno una settimana, ma il capo della polizia ha dichiarato che le autorità non erano a conoscenza di alcuna presunta minaccia fatta nei confronti del chirurgo prima della sparatoria. Mentre proseguono le indagini, Lane ha affermato che le autorità lavoreranno in stretta collaborazione con il Bureau of alcohol, tobacco, firearms and explosives per risalire all’origine dell’arma di cui era in possesso del sospettato.

Usa, sparatoria a Philadelphia: ferito un bimbo di due anni

La sparatoria è avvenuta nella tarda serata di lunedì 3 luglio (ora locale). Secondo quanto dichiarato dalla polizia di Philadelphia durante una conferenza stampa, gli agenti sono intervenuti nell’area della 56th street e Chester Avenue. Quattro le vittime e altri quattro i feriti, tra cui un bambino di due anni e un ragazzo di 13. Le vittime avevano tra i 20 e i 59 anni. Il presunto autore del gesto è stato fermato, recuperati anche il fucile e la pistola con cui avrebbe compiuto la sparatoria.

Nella tarda serata di lunedì 3 luglio, a Philapdelphia, un uomo ha ucciso quattro persone. Tra i feriti un bimbo di due anni.
Sparatoria Philadelphia (foto repertorio Getty Images).

L’uomo indossava un giubotto antiproiettile

Le autorità hanno confermato che l’uomo, di circa 40 anni, indossava un giubotto antiproiettile, come riportato dalla BBC, completo di «caricatori». Dopo la sparatoria, gli agenti hanno «inseguito il sospettato a piedi», mentre l’uomo continuava a sparare. Il commissario della polizia Danielle Outlaw ha riferito che, senza l’intervento dei militari, il bilancio sarebbe stato ancora più pesante. La notizia della sparatoria a Philadelphia giunge a poche ore da quella avvenuta a Baltimora che ha causato due morti e 28 feriti.

Sparatoria di massa a Baltimora: due morti e 28 feriti

È di due morti e 28 feriti il bilancio della sparatoria avvenuta a Baltimora, negli Stati Uniti. Tre delle persone coinvolte sarebbero ricoverate in gravi condizioni. I colpi da arma da fuoco sarebbero stati esplosi, come riportato dalla CNN, durante una festa di quartiere.

Una tranquilla festa di quartiere si è trasformata in tragedia a Baltimora, dove è avvenuta una sparatoria che ha causato due morti e 28 feriti .
Forze di polizia, Stati Uniti (Getty Images).

Nessun indizio sul movente

Richard Worley, commissario ad interim del dipartimento di Polizia locale ha confermato, durante una conferenza stampa, i numeri forniti relativi a morti e feriti, aggiungendo che non ci sono ancora indizi o sospetti sul movente del gesto.

Sindaco di Baltimora: «atto sconsiderato e codardo»

Brandon Scott, il sindaco di Baltimora, ha parlato di «un atto sconsiderato e codardo che ha cambiato per sempre le vite delle persone coinvolte». Scott ha riferito alla CNN che la sparatoria mette in evidenza la necessità di affrontare l’eccessiva diffusione di armi illegali. Il primo cittadino ha poi rivolto un appello alla comunità «Chiunque avesse informazioni per aiutare a trovare i responsabili si faccia avanti».

 

Florida, invasione di lumache giganti: città in quarantena

Sembra una storia da film dell’orrore, ma è successo davvero. Una cittadina in Florida è stata costretta ad andare in quaratena dopo la scoperta di un’enorme colonia di lumache terrestri giganti.

Cittadina della Florida in quarantena a causa delle lumache giganti: la scoperta e la decisione delle autorità

La zona dove è avvenuta l’invasione (che ricorda quella di alcuni racconti di fantascienza) è la contea di Pasco, particolarmente intorno alla zona di New Port Richey. Nei giorni scorsi è stata scoperta una colonia molto invasiva di lumache giganti africane in grado di riprodursi in modo rapidissimo. Tutta l’area cittadina è dunque stata messa in quarantena e trattata con particolari pesticidi in grado di uccidere gli animali, che di fatto sono dei molluschi terrestri.

A dare l’ok all’operazione è stata l’Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti, che ha approvato per l’occasione l’utilizzo di un particolare prodotto a base di metaldeide.

Panico per i cittadini e colture a rischio

A raccontare più nel dettaglio quello che è accaduto nelle ultime ore è stata la CNN. I problemi più grossi per la popolazione si registrano a Broward Country, vicino a Fort Lauderdale, dove la comunità è stata sottoposta a isolamento. I guai principali causati da queste lumache sono legati alle colture: gli animali sono infatti molto pericolosi per i raccolti, essendo particolarmente voraci, ma possono persino cibarsi della calce degli stessi edifici. Ma non finisce qui. Alcuni degli esemplari portano con sé il verme polmonare del topo, in grado di provocare meningite negli esseri umani (come ha ricordato la direttrice di informazione pubblica del Dipartimento di Agricoltura e servizio al consumatore della Florida, Christina Chitty).

Soltanto pochi giorni fa, tra l’altro, un altro stato degli USA era stato oggetto di una terribile invasione di grilli mormone, che avevano causato più di qualche disagio agli abitanti e alle coltivazioni della cittadina di Elko, in Nevada.

Ohio, bimbo di 2 anni spara e uccide la madre incinta all’ottavo mese

Una nuova tragedia legata all’uso e all’abuso di armi da fuoco sconvolge gli Stati Uniti: nelle scorse a rendersi inconsapevole carnefice è stato un bambino di soli due anni, che ha trovato una pistola in casa e ha sparato alla madre incinta.

Bambino spara alla madre incinta per errore in Ohio: la donna e il feto sono morti

Tutto è accaduto a Norwalk, dove viveva la 31enne Laura Ilg insieme al figlio e la compagno. A raccontare quello che è successo è stata lei stessa, poco prima di morire. Sembra che il figlio di due anni sia in qualche modo riuscito a entrare nella camera dei genitori mentre lei era impegnata a fare il bucato: nonostante la porta fosse stata chiusa a chiave il bambino è entrato, ha recuperato l’arma e ha iniziato a giocarci.  A ricostruire la dinamica dell’incidente è stato il sovrintendente delle forze dell’ordine locali, David Smith, che dopo aver ricevuto la telefonata della donna ha raccontato: «Ha spiegato di essere incinta di 33 settimane e che suo figlio di due anni le aveva accidentalmente sparato alla schiena con una pistola».

Alla luce di quanto accaduto la polizia ha poi effettuato una perquisizione in casa della donna uccisa accidentalmente dal figlio, scoprendo che nella stanza c’era un’altra pistola da 9 mm sul comodino e altre due armi cariche. In base a quanto riportano i media locali, sembra che tutte le armi appartenessero al marito della donna.

L’intervento del 911 è stato del tutto inutile: quando è stata trovata in casa la donna era ancora cosciente, ma ha perso la vita (e con lei il figlio che portava in grembo) una volta arrivata in ospedale.

Una scia di sangue senza fine

Gli incidenti e le stragi legati alle armi da fuoco negli USA sembrano ormai essere praticamente all’ordine del giorno. Appena ieri nel Kentucky un altro bambino di soli 5 anni era stato ucciso per errore con un colpo di arma da fuoco dal fratellino di 7.

Coronavirus, i contagi negli Usa al 14 marzo

I casi sono 2.500, con almeno 50 morti. New York lo Stato più colpito. Intanto Trump si sottopone al test e twitta le frecce tricolori.

Gli americani si preparano al peggio e l’incubo di uno ‘shutdown’ generalizzato a causa dell’emergenza coronavirus cresce di ora in ora, dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale e con l’aumentare dei contagi che negli Usa oramai superano i 2.500, con almeno 50 morti. «Non abbiamo raggiunto ancora il picco, vedremo altri casi e altri decessi», dicono dalla task force istituita alla Casa Bianca, sottolineando però come il blocco dei voli verso gli Usa, ora esteso anche al Regno Unito e all’Irlanda, contribuirà a contenere la diffusione del virus.

PRIMA VITTIMA A NEW YORK

E si registra la prima vittima anche a New York, lo stato più colpito con oltre 500 casi di cui 213 dentro i confini della città. Si tratta di una donna di 82 anni con problemi di salute pregressi. Ma l’ansia sale e, col diffondersi vertiginoso dei contagi, chi può comincia a lasciare la metropoli, nel timore che arrivi un vero e proprio ‘lockdown‘ con la Grande Mela di fatto isolata dal resto dell’America. Ed è un boom fuori stagione di seconde case aperte, da Long Island agli Hampton, dal Connecticut a Cape Cod. Per chi resta, il fine settimana è l’occasione per l’assalto finale ai supermercati i cui scaffali sono già quasi vuoti da un paio di giorni, in attesa che le autorità prendano decisioni su scuole e uffici pubblici dopo aver già chiuso teatri, cinema, musei.

IN ATTESA DEI RISULTATI DEL TEST SU TRUMP

Non rassicura il fatto che anche il presidente Donald Trump, cedendo alle pressioni, si sia sottoposto al test per il Covid-19, dopo che tre persone da lui ospitate a Mar-a-Lago a inizio di marzo – tra cui il portavoce del presidente brasiliano Jair Boslonaro e l’ambasciatore del Brasile a Washington – sono risultate positive. «L’ho fatto. Per i risultati ci vorranno uno, due giorni», ha annunciato lo stesso presidente. E, nonostante poche ore prima lo stesso medico della Casa Bianca avesse ribadito come Trump non mostri alcun sintomo e dunque non abbia bisogno di essere messo in quarantena, già dalla mattinata tutte le persone che lavorano a più stretto contatto col tycoon e col vicepresidente Mike Pence hanno cominciato ad essere monitorate con il controllo della temperatura corporea, compresi i giornalisti della sala stampa.

TRUMP TWITTA LE FRECCE TRICOLORI

Intanto Trump ha postato a sorpresa la suggestiva immagine dell’esibizione delle frecce tricolori: «Gli Stati Uniti amano l’Italia!», ha twittato. Nella conferenza stampa di 24 ore prima il presidente Usa aveva già detto: «Siamo in contatto con l’Italia, è un Paese che noi amiamo, qui ci sono milioni e milioni di persone che hanno le loro origini in Italia. Lavoriamo con loro, hanno un situazione difficile». Per poi concludere: «L’Italia ha deciso di dare un durissimo giro di vite e dovrebbe vedere dei miglioramenti. Ha preso la medicina».

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Trump ha capito cosa rischia e dichiara l’emergenza nazionale

Dopo settimane passate a minimizzare la portata del coronavirus, il presidente Usa ha realizzato che in gioco c'è la sua rielezione. Stanziati 50 miliardi contro la pandemia negli Usa: «Garantiremo i test e i posti letto».

Il presidente americano Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale in tutti gli Stati Uniti per contrastare il diffondersi dei contagi da coronavirus.

Mette sul piatto almeno 50 miliardi di dollari a favore degli Stati Usa più colpiti per combattere il coronavirus.

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Quali sono i rischi che corrono gli Usa per il coronavirus

La pandemia si allarga anche negli Stati Uniti. Ma il sistema sanitario davanti a un incremento dei contagi rischia di implodere. Dai milioni di cittadini non assicurati alla carenza di posti letto: una radiografia che spaventa.

Alla fine anche negli Stati Uniti è stata superata la soglia psicologica dei mille contagiati. Secondo gli ultimi aggiornamenti i casi positivi al coronavirus sono 1.312, con focolai in California, a New York e Seattle. L’approdo del Covid-19 in America ha aperto nuove questioni sulla tenuta del sistema sanitario a stelle e strisce.

Il 10 marzo, arrivando a Capitol Hill per un incontro coi senatori repubblicani, Donald Trump ha continuato a minimizzare: «State calmi, il coronavirus se ne andrà», salvo poi disporre il blocco dei voli dall’Europa. Il riferimento del tycoon è ai milioni di americani preoccupati per la diffusione del contagio. Preoccupazione non del tutto infondata.

Mentre l’Italia, con Cina, Iran e Corea del Sud si trovano al centro della pandemia, gli Usa temono l’aumento repentino dei casi e dei decessi, arrivati già a 38, 30 dei quali nello stato di Washington. Il rischio è che il sistema sanitario Usa, vista la sua stessa struttura e l’organizzazione del lavoro, non riesca a reggere la pressione di una diffusione massiccia del Sars-CoV-2.

  • La mappa dei contagi aggiornata all’11 marzo (Fonte: Johns Hopkins university)

IL COMPLICATO RAPPORTO TRA AMERICANI E SISTEMA SANITARIO

Nel 2018 l’Università di Chicago e il West Health Institute hanno realizzato uno studio sul rapporto tra i cittadini americani e la salute. Fra le varie cose nel sondaggio emerse che nel corso dell’anno circa il 40% degli americani normalmente aveva saltato esami o trattamenti medici raccomandati e che il 44% non era mai andato dal medico se malato. La motivazione principale data dagli interpellati è stata sempre la stessa: paura dei costi. David Blumenthal, presidente del think tank Commonwealth Fund, ha spiegato al Guardian che le persone con malattie gravi di ogni tipo rimandano le cure se non hanno l’assicurazione o hanno franchigie elevate.

OGGI QUASI 28 MLN DI CITTADINI NON HANNO L’ASSICURAZIONE

Attualmente 27,9 milioni di americani sono sprovvisti di assicurazione, circa il 10,4% della popolazione sotto i 65 anni. Questo aspetto rappresenta uno dei primi fattori di rischio nel caso di un allargamento dell’epidemia. I cittadini senza assicurazione hanno maggiori possibilità di appoggiarsi al Pronto soccorso di fatto creando le condizioni per aumentare le infezioni. Ma il sistema delle assicurazioni non è il solo a mettere a rischio la tenuta complessiva. Uno studio del Commonwealth Fund del 2017 ha mostrato come gli Usa siano uno dei Paesi più inefficienti nella capacità di fornire assistenza primaria. Da un lato, si legge nel dossier del think tank, gli Stati Uniti sono ai primi posti per le misure che coinvolgono il rapporto medico-paziente sul piano della prevenzione e dei comportamenti, ma molto carenti quando si parla di coordinamento e gestione dei flussi di informazioni tra chi si occupa di fornire le cure, gli specialisti e gli operatori dei servizi sociali. Non solo. Gli Usa sono anche uno dei Paesi con il più alto tasso di ricoveri ospedalieri evitabili.

IL RISCHIO DI LAVORATORI MALATI

C’è però un altro aspetto molto importante da tenere presente. Secondo il Bureau of Labor Statistics circa un quarto degli americani non ha forme di congedo pagato per malattia. Una cifra che sale al 41% in alcuni settori come l’edilizia, l’agricoltura e la pesca. Secondo un rapporto dell‘Istitute for Women’s Policy Research, nel 2009 almeno tre lavoratori su 10 hanno continuato a lavorare pur avendo contratto l’influenza suina H1N1. Un fenomeno che potrebbe essere stato alla base di oltre 7 milioni di infezioni. Una situazione che potrebbe ripresentarsi con il Covid-19.

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Per tutti i lavoratori con il salario minimo a 10 dollari l’ora restare a casa per arginare il contagio non è un opzione praticabile. Secondo un rapporto del Center for American Progress del 2012 il 38% dei lavoratori nel settore privato non aveva giorni pagati di malattia, percentuale che supera il 70% per chi ha lavori part-time.

  • Impieghi nel settore privato senza giorni di malattia pagati.

A rendere tutto ancora più ingarbugliato è il fatto che questa massa di lavoratori include molte categorie a contatto con il pubblico: autisti, camerieri, persone che assistono gli anziani o impiegati nella gig economy. Tutti lavori scoperti dal telelavoro. Un dato su tutti: nel 2014 il Centers for Disease Control and Prevention ha rilevato che un lavoratore su cinque nel settore della ristorazione si è presentato a lavoro malato con sintomi che andavano dalla diarrea al vomito, spiegando di averlo fatto per paura di perdere il lavoro.

Non va però meglio per chi ha i permessi malattia. Secondo l’ufficio di statistica statunitense nel settore privato i giorni massimi che un lavoratore può chiedere per malattia, indipendentemente dall’anzianità, sono sette e salgono a otto per chi lavora in azienda da almeno 20 anni. Numeri ridottissimi che rappresentano solo la metà del tempo previsto per una quarantena.

LE FRAGILITÀ DEL SISTEMA OSPEDALIERO

Il mix tra sistema delle assicurazioni e cultura del lavoro si abbatte su un sistema ospedaliero che soffre di alcune carenze. In particolare per quanto riguarda la capacità di avere forze e posti di riserva in caso di crisi. Secondo i dati dell’Ocse nel 2016 il numero di ospedali ogni milione di abitanti era di 17,1, in calo di tre punti e mezzo dal 2000. In 16 anni sono state chiuse 276 strutture.

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Per l’Italia invece il tonfo è stato più forte: nel 2000 gli ospedali per milione di abitanti erano 23,2, oggi sono 17,56.

LA CARENZA DI POSTI LETTO

Il vero problema per gli americani è dato però dal numero dei posti letto. Secondo gli ultimi dati disponibili nel 2016 erano solo 2,77 ogni mille abitanti, mentre nel nostro Paese sono leggermente più alti a 3,18. Non solo. Gli ospedali americani hanno un altro problema che riguarda il tasso di occupazione dei letti disponibili. Secondo i dati del Centers for Disease Control and Prevention nel 2017 almeno il 65,9% dei posti era occupato. Questo significa che dei circa 894 mila posti letto quelli liberi sono poco meno di 305 mila. Ora tutto dipende da quanto l’epidemia si possa allargare. Secondo un report del Johns Hopkins University Center for Health Security pubblicato verso la fine di febbraio i dati non sono incoraggianti.

Gli scenari delineati sono due: uno basato sull’epidemia di influenza del 1968, e l’altro sulla spagnola che colpì milioni di persone in tutto il mondo nel 1918. Nel primo caso almeno 38 milioni di americani avrebbero bisogno di cure mediche, 1 milione di essere ricoverati e 200 mila di andare in terapia intensiva. Nello scenario peggiore gli americani da ricoverare sarebbero 9,6 milioni mentre 2,9 potrebbero finire in terapia intensiva. Entrambe le evenienze rischiano però di mandare ko il sistema dato che i posti letto in terapia intensiva sono a malapena 46.500, numero che in caso di emergenza potrebbe al massimo raddoppiare.

Liz Specht, giornalista della rivista specializzata Stat News, ha provato a fare un calcolo dei tempi di saturazione degli ospedali tenendo conto, ad esempio, della differenza di età tra la popolazione americana e quella italiana. Con un tasso di ricovero intorno al 20% gli ospedali sarebbero pieni intorno al 4 maggio. Dimezzandolo, la saturazione si avrebbe intorno al 10 del mese. Se solo il 5% dei pazienti richiedesse l’ospedalizzazione il calendario scivolerebbe al 16 mentre con il 2,5% dei casi si arriverebbe al 22 maggio. La valutazione, ha però ribadito Specht, presuppone che non vi sia una domanda di letti per altre patologie, scenario molto difficile da prevedere.

  • Possibile proiezione di una saturazione degli ospedali a maggio 2020

LA CARENZA DI MEDICI E MASCHERINE

A preoccupare non sono solo le strutture ma anche il personale medico. Sempre secondo i dati dell’Ocse, nel 2017 il numero di medici disponibili per ogni paziente non superava i 2,6, anche se negli ultimi 15 anni i numeri sono andati aumentando. In Italia sono quasi il doppio: 3,99. Unico dato in controtendenza è l’età. Negli Usa il 17,2% dei medici ha meno di 35 anni, mentre in Italia la soglia non supera l’8,6%. L’altro grande problema che potrebbe presentarsi riguarda le mascherine. Attualmente le riserve sono di 12 milioni di maschere N95 e 30 milioni di maschere chirurgiche che servono a una forza lavoro sanitaria complessiva di 18 milioni di unità. Se, ha scritto ancora Specht, solo 6 milioni di medici e infermieri lavorassero un giorno e usassero una sola mascherina usa e getta, finirebbero per consumare le scorte in circa due giorni.

LA CORSA SU CINA E RUSSIA

Restando al piano medico e degli ospedali il confronto con gli altri Paesi lascia un po’ di amaro in bocca ai pazienti americani. Prendiamo ad esempio il numero di letti. Se in Usa siamo intorno i 2,77 ogni mille abitanti, in Cina quasi raddoppiano a 4,3, la media europea invece si attesta intorno a 4,9 (tra il picco della Germania a 8, e la Svezia a 2,2). Peggio ancora il confronto con la Russia che si attesta a circa 8 posti ogni mille abitanti.

Qualche segnale arriva invece dai medici. In Cina sono a malapena due ogni mille, mentre in Europa sono circa 3,5. Ancora avanti invece la la Russia a 4,04.

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Harvey Weinstein condannato a 23 anni

Il produttore che ha fatto esplodere il movimento #MeToo colpevole in primo grado per l'aggressione sessuale dell'assistente Miriam Hailey e per il rapporto non consensuale con l'aspirante attrice Jessica Mann.

Harvey Weinstein è stato condannato a 23 anni di prigione. Il giudice James Burke avrebbe potuto condannare Weinstein da un minimo di cinque anni a un massimo di 29. Ha deciso per l’ex produttore 20 anni di reclusione per l’aggressione sessuale dell’assistente Miriam Hailey e tre anni per il rapporto sessuale non consensuale con l’aspirante attrice Jessica Mann. Le due pene dovranno essere scontate consecutivamente. Sia Weinstein che le sue accusatrici hanno parlato nel corso dell’udienza.

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