Category Archives: Cronaca

Grinzane Cavour, il gioielliere che uccise due rapinatori è stato condannato a 17 anni

Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour che ha ucciso i due rapinatori che avevano assaltato il suo negozio il 28 aprile 2021, è stato condannato in primo grado a scontare la pena di 17 anni di carcere. La sentenza, pronunciata dal Tribunale di Asti dopo due ore e mezza di camera di consiglio, è andata oltre le richieste del pm Davide Greco, che aveva avanzato la proposta di 14 anni di pena. L’imputato, che è difeso dagli avvocati Dario Bolognesi e Nicola Fava, ha ottenuto la concessione delle attenuanti generiche e quella di aver agito dopo una provocazione.

Il gioielliere aveva invocato la legittima difesa

Roggero ha sempre respinto le accuse a lui rivolte, dicendo di aver agito in protezione della propria famiglia e per legittima difesa. Il suo team legale, infatti, spingeva sulla totale assoluzione, anche considerando che già anni prima la gioielleria era stata vittima di una rapina e questo evento aveva fortemente turbato Mario. A rendere vane queste richieste, tuttavia, sono state le telecamere di videosorveglianza del negozio, sia interne che esterne, che hanno mostrato come il gioielliere abbia inseguito i suoi rapinatori fuori e li abbia uccisi. Contro Roggero ha giocato anche il fatto che lo stesso si sia accanito sul cadavere di uno dei rapinatori, colpendolo con dei calci.

La scena del crimine
La scena del crimine (Facebook).

Il risarcimento provvisionale alle famiglie delle vittime

Così come deciso dalla Corte d’Assise del Tribunale di Asti, presieduta dal giudice Alberto Giannone, a Mario Roggero è stata applicata una provvisionale di 460 mila euro, con il risarcimento effettivo alle famiglie delle vittime che verrà poi stabilito in sede civile. Si ricorda che in seguito alla rapina, il gioielliere ha ucciso i due rapinatori Giuseppe Mazzarino di 58 anni e Andrea Spinelli di 44 anni, ferendone un terzo, Alessandro Modica, di 34 anni. Quest’ultimo sta attualmente scontando una pena di quattro anni e 10 mesi di reclusione patteggiati a seguito della rapina.

Brescia, operazione antiterrorismo jihadista: due arresti

A Brescia un’operazione antiterrorismo della polizia di Stato, coordinata dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione, ha portato a due arresti eseguiti nei confronti di un cittadino pakistano e di un naturalizzato italiano di origine pakistana. L’operazione della Digos di Brescia è avvenuta all’alba del 4 dicembre.

Sono accusati di diffusione di contenuti legati alla Jihad islamica palestinese, Isis e Al-Qaeda

L’operazione investigativa ha avuto inizio nell’ottobre del 2022, e i due arrestati, che hanno 20 e 22 anni, sono accusati di diffusione di contenuti jihadisti con finalità di proselitismo, riconducibili alle organizzazioni terroristiche Jihad islamica palestinese, Stato Islamico e Al-Qaeda. Gli investigatori sono riusciti a individuare i due soggetti sulla base di evidenze d’intelligence e di elementi acquisiti nel corso del monitoraggio del web.

Qualità della vita, Udine la città in cui si vive meglio, maglia nera a Foggia

È Udine la città in cui si vive meglio in Italia. A incoronare la provincia friulana è la 34esima edizione dell’indagine del Sole 24 Ore sulla qualità della vita, i cui risultati sono stati pubblicati sul quotidiano in edicola lunedì 4 dicembre. È la prima volta che la provincia di Udine sale sul gradino più alto, entrando così nella storia della classifica ch4e misura il benessere della popolazione, dopo essersi piazzata tra le prime dieci solamente tre volte dal 1990 a oggi. Suonano più come delle conferme, invece, il secondo e il terzo posto di Bologna, vincitrice dell’edizione 2022, e Trento. Bergamo (quest’anno capitale della cultura insieme a Brescia) sale al quinto posto. Tra le prime dieci anche Milano. Mentre Roma si ferma al trentacinquesimo posto, perdendo quattro posizioni.

Foggia chiude la classifica

Anche questa edizione fotografa nella seconda metà della graduatoria una concentrazione di città del Mezzogiorno, con l’unica eccezione di Cagliari al 23esimo posto. A chiudere la classifica è Foggia che torna a vestire la maglia nera dopo dodici anni. A precederla Caltanissetta e poi Napoli al terz’ultimo posto che nonostante «l’effetto scudetto» sul turismo (non rilevato nei dati presi in esame) è penalizzata – secondo l’indagine – dalla densità abitativa, dalla criminalità predatoria in ripresa, dagli scarsi dati occupazionali e da un saldo migratorio sfavorevole.

Lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi operato d’urgenza per un’ischemia cerebrale

Lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi è stato ricoverato d’urgenza e sottoposto a un delicato intervento chirurgico dopo un malore accusato nel suo studio di Rimini. Meluzzi. Sarebbe stato colpito da un’ischemia cerebrale causata dalla alta pressione sanguigna.

Lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi è stato operato d’urgenza per un’ischemia cerebrale. Come sta.
Lo psichiatra e criminologo Alessandro Meluzzi (Imagoeconomica).

L’intervento chirurgico al “Bufalini” di Cesena è durato diverse ore

Meluzzi, che si è sentito male attorno alle 15 di sabato 2 dicembre, è stato trasportato in ambulanza all’ospedale “Infermi” di Rimini e da lì poi trasferito d’urgenza al “Bufalini” di Cesena, data la gravità della situazione. Qui è stato sottoposto ad un intervento chirurgico durato diverse ore. Ora i medici aspettano l’evoluzione del periodo critico di 48 ore per valutare l’esito dell’operazione. Sui social del professore è stato pubblicato un brevissimo messaggio: «Preghiamo uniti».

«Sono addolorata e preoccupata dalla notizia dell’ischemia che ha colpito il caro amico Prof. Meluzzi. Attendo con ansia notizie sul decorso post operatorio, pregando che superi al meglio questo difficile momento. Forza Alessandro!», ha twittato Francesca Donato, membro del Parlamento europeo e presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana.

Il più grande cyberspionaggio in Italia e la vicenda mai risolta dei fratelli Occhionero

Non sono passati molti anni. Era il 2017 e per un breve lasso di tempo la storia che vede coinvolti i fratelli Giulio e Francesca Maria Occhionero occupò le cronache dei principali media italiani. Il 9 gennaio di quell’anno, infatti, la procura di Roma ordinò il loro arresto. L’accusa: aver esfiltrato grazie a un malware chiamato EyePyramid una mole difficilmente quantificabile di dati, violando sistemi informatici di decine di professionisti (molte vittime, per esempio, erano avvocati) ma soprattutto di molti centri nevralgici del nostro Paese, tra cui i ministeri degli Esteri, degli Interni, il Porto di Taranto, la Regione Lazio. Una lista lunga. L’operazione era stata portata avanti in sordina per un decennio, con un malware che veniva aggiornato e reso sempre più efficace. Ma come si arrivò ai fratelli Occhionero? È questa la parte più interessante dell’intera vicenda che, nonostante il silenzio che ora la circonda, non è ancora finita e riserva non pochi colpi di scena.

Tutto iniziò con una mail sospetta arrivata all’Enav

L’allarme scattò il 26 gennaio del 2016. Francesco Di Maio, il responsabile della sicurezza informatica di Enav, cioè l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, ricevette una mail sospetta da un avvocato di sua conoscenza. Annusato il pericolo, Di Maio si rivolse a una società di cybersecurity esterna, la Mentat, chiedendo di verificare il contenuto di quella comunicazione. Il 19 febbraio successivo, la Mentat consegnò un report. Quella mail conteneva un malware. Era la prima volta che emergeva il nome EyePyramid, l’occhio della piramide. Si trattava di un virus in grado di esfiltrare dai dispositivi infettati documenti, contatti e di accedere e monitorare gli account di posta elettronica. Lo stesso virus che qualche anno prima – secondo il report – aveva sferrato attacchi anche a Eni.

Il più grande cyberspionaggio in Italia e la vicenda mai risolta dei fratelli Occhionero
La sede dell’Enav (Imagoeconomica).

Incaricato il tecnico Ramondino di supportare le indagini

Fu in questa fase che venne allertato il Cnaipic, la sezione della polizia postale che si occupa della tutela delle infrastrutture critiche. Il direttore, Ivano Gabrielli, incaricò Federico Ramondino, uno dei tecnici della Mentat, di supportare le indagini iniziali e scoprire chi si nascondeva dietro quegli attacchi informatici. Una frenetica attività investigativa portò gli inquirenti negli Stati Uniti, a bussare alla porta della società AfterLogic. Lì era stata comprata la licenza di una delle componenti del malware. L’acquirente risultava essere un ingegnere nucleare: Giulio Occhionero. Scavando nella sua vita, gli investigatori scoprirono che l’ingegnere e sua sorella erano titolari di società di investimenti, alcune delle quali operanti in paradisi fiscali come le isole Turks & Caicos e l’isola di Man.

L’ombra della massoneria e i sospetti su livelli superiori

Partirono le intercettazioni telefoniche e fu tra il dicembre 2016 e il gennaio 2017 che sul fronte delle indagini avvenne una spaccatura. Roberto Di Legami, allora direttore del servizio di polizia postale e telecomunicazioni di Roma, ma con alle spalle una lunga esperienza di indagini delicate su criminalità organizzata e apparati deviati, voleva scavare più a fondo, o meglio, arrivare al livello più alto. Di Legami era infatti convinto che dietro i fratelli Occhionero vi fosse qualcuno, un committente. Lo sosteneva nel 2016 e lo ha ribadito nel 2022 durante un’udienza del filone perugino di questa storia, quando ha ricordato il suo ammonimento a Ivano Gabrielli: «Dobbiamo raggiungere il tetto, perché una cosa non sopporterei, che mi si venisse a dire, essendoci massoni nel mezzo, che ci siamo fermati […] o che siamo stati così idioti da non riuscire a capire per chi lavorano […]».

Di Legami rimosso dall’allora capo della polizia Gabrielli

In effetti, all’epoca Giulio Occhionero risultava essere Maestro venerabile della loggia “Paolo Ungari – Nicola Ricciotti Pensiero e Azione” di Roma. Il monito di Di Legami passò inosservato per necessità: l’ingegnere sotto indagine – che ufficialmente ignorava di esserlo – iniziò a ripulire i computer. Il 9 gennaio del 2017, su ordine del magistrato della procura di Roma Eugenio Albamonte, scattarono gli arresti. Il giorno dopo Roberto Di Legami venne rimosso dall’incarico dall’allora capo della polizia Franco Gabrielli con l’accusa di non aver avvisato la scala gerarchica dell’imminente arresto degli Occhionero.

Il più grande cyberspionaggio in Italia e la vicenda mai risolta dei fratelli Occhionero
Roberto Di Legami (Imagoeconomica).

L’ipotesi di complotto internazionale che arriva fino a Trump e al Russiagate

Giulio e Francesca Maria Occhionero vennero condannati in primo grado rispettivamente a cinque e quattro anni di reclusione, ma, dopo una breve pena detentiva in carcere, nel 2018 sono stati liberati. Mentre cominciavano a emergere i dettagli sulla portata gigantesca dell’operazione di cyberspionaggio, i due fratelli passarono al contrattacco gridando al complotto internazionale. Secondo la versione dei fatti che portarono avanti, la persecuzione nei loro confronti sarebbe stata legata nientemeno che al Russiagate, lo scandalo che proprio in quel periodo investiva il tycoon Donald Trump, allora presidente degli Stati Uniti accusato di aver avuto rapporti con l’intelligence russa. In quanto molto legati ad ambienti Repubblicani d’Oltreoceano – Francesca Maria Occhionero era cittadina statunitense e gli stessi server su cui sarebbero finiti i dati esfiltrati erano in territorio americano, ma il condizionale è d’obbligo perché sono stati sequestrati dall’Fbi -, i due si sentivano dei perseguitati politici e denunciarono il magistrato romano e alcuni membri del Cnaipic, compreso il direttore Ivano Gabrielli. Nel tritacarne finì anche il tecnico della Mentat Federico Ramondino. Essendo coinvolto un magistrato della procura di Roma, per competenza il nuovo procedimento si aprì a Perugia. E qui cominciò il bello.

Processo all’hacker: l’attenzione sull’anello debole della vicenda

In udienza preliminare Eugenio Albamonte, Ivano Gabrielli e i membri del Cnaipic sono stati prosciolti e allora tutta l’attenzione si è spostata sull’elemento più debole di questa vicenda, Ramondino, che su incarico del Cnaipic e della Procura di Roma aveva lavorato per neutralizzare la minaccia rappresentata da EyePyramid. Il processo è entrato nel vivo nella seconda metà del 2022 e prosegue ancora oggi con udienze piuttosto ravvicinate dove, nell’indifferenza dei media, si assiste a una vicenda dai contorni kafkiani.

Il più grande cyberspionaggio in Italia e la vicenda mai risolta dei fratelli Occhionero
I fratelli Occhionero.

Analisi del malware troppo approfondita: Ramondino ne era già a conoscenza?

L’obiettivo dell’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Gemma Miliani, nota per le indagini su Luca Palamara, sembrerebbe quello di voler attribuire a Federico Ramondino la paternità del malware e, di conseguenza, la vasta operazione di cyberspionaggio. Un obiettivo trapelato con estrema chiarezza nel corso dell’udienza del 22 novembre 2023, quando il consulente tecnico dell’accusa, Giovanni Nazzaro, ha in particolare espresso dubbi sui tempi di consegna del report a Enav. Come a dire: un’analisi del malware così approfondita in così poco tempo non può che essere frutto di una conoscenza pregressa dello stesso. Ramondino – ovviamente – non ci sta a passare per doppio, se non triplo giochista e il 20 dicembre 2023 si difenderà tramite l’avvocato Mario Bernardo rispondendo punto su punto alla consulenza che lo dipinge come un criminale informatico. E i fratelli Occhionero? Che ruolo hanno in questo filone perugino?

Saluti da Abu Dhabi: il trasferimento di Occhionero negli Emirati

In attesa del processo di appello a Roma, Giulio Occhionero – nel frattempo, caso più unico che raro, radiato dalla massoneria – si è trasferito e lavora da diverso tempo ad Abu Dhabi. Lì dove, secondo voci di corridoio, starebbe pensando di spostarsi anche sua sorella. Quello che lascia perplessi è il suo comportamento in occasione di questo processo che – giova ricordarlo – è nato da una sua denuncia. Nonostante i numerosi inviti a comparire in aula, non si è mai presentato. E, a quanto sembra, non ha alcuna intenzione di farlo. Il 20 dicembre è atteso per portare la sua testimonianza, ma – come appreso nel corso dell’ultima udienza – gli impegni di lavoro lo tratterranno negli Emirati Arabi Uniti.

Il più grande cyberspionaggio in Italia e la vicenda mai risolta dei fratelli Occhionero
Occhionero si è trasferito ad Abu Dhabi (Getty).

Mail avvelenate spedite alla procura di Perugia

La sua proposta di essere sentito a distanza – più volte reiterata attraverso i suoi avvocati – è stata di volta in volta respinta dalla giudice Sonia Grassi che ritiene inconsistenti le motivazioni addotte da Occhionero. Ma c’è un altro dettaglio che denota da un lato la personalità di Giulio Occhionero e, dall’altro, il clima che pervade questo processo: già nel 2018, attraverso un’istanza, Giulio Occhionero si era lamentato del consulente tecnico scelto dalla pm Miliani, sostenendo che «tutto mi induce a ritenere che il consulente Nazzaro non abbia improntato il proprio lavoro su criteri tecnicamente idonei a rappresentare alla procura una opportuna completezza di informazioni per approdare a conclusioni ragionate e per quanto possibile obiettive», e accusandolo di aver «ampiamente fiancheggiato» il pm romano Eugenio Albamonte nelle «attività oggetto di indagine» e di aver collaborato proprio nel 2017 con il Cnaipic. Ma non solo. Da quanto appreso il 22 novembre 2023 in aula, Giulio Occhionero dalla calda Abu Dhabi avrebbe inviato una mail avvelenata alla procura di Perugia, lamentando la totale mancanza di acume investigativo e l’inconsistenza delle forze messe in campo. Evidentemente tenere sulla graticola il solo Federico Ramondino gli sembra troppo poco.

C’era davvero qualcuno coinvolto in alto? To be continued

In attesa della prossima udienza a Perugia, restano aperti i tanti interrogativi che avvolgono questa vicenda e che saranno oggetto del processo di appello a carico dei fratelli Occhionero. Primo fra tutti: dove sono finiti i dati esfiltrati? A cosa sono serviti? È stato tutto frutto di un’iniziativa personale o davvero, come sostiene Roberto Di Legami, c’è un livello superiore?

Maltrattamenti e stalking, 52enne arrestato a Monza: perseguitava l’ex moglie e la figlia

Un uomo di 52 anni è stato arrestato dalla polizia in provincia di Monza, con l’accusa di maltrattamenti e stalking nei confronti della ex moglie e della loro figlia minorenne. La donna, che si era separata dall’uomo da tempo, ha subito atti persecutori e minacce per anni: ma ha sempre denunciato gli episodi di stalking, tanto che l’ormai ex marito era stato già condannato due volte. Uscito l’ultima volta dal carcere nel 2022, ha ripreso a tormentare l’ex moglie, anche tramite la figlia che hanno avuto insieme.

Le minacce e gli appostamenti, infine il tentativo di entrare in casa dell’ex moglie con la forza

Appena scarcerato, l’uomo ha iniziato a contattare l’ex moglie in maniera ossessiva, così come a rivolgerle minacce sia direttamente, sia attraverso la figlia minorenne, alla quale inviava numerosi messaggi vocali con le stesse minacce di morte rivolte alla madre. Per impedire all’ex moglie di rifarsi una vita, il 52enne si faceva trovare sotto l’abitazione di madre e figlia per terrorizzarle. Le due erano state costrette a modificare le loro abitudini di vita per cercare di sentirsi più al sicuro: la donna, ormai, viveva con la costante convinzione di essere presto uccisa. A inizio novembre infine, l’uomo si è ripresentato sotto casa della ex e della figlia, ha inviato loro audio con minacce di morte e ha cercato di entrare in casa con la forza. La donna a quel punto ha telefonato al 112 e gli agenti della Squadra Mobile, d’intesa con la Procura di Monza, hanno ottenuto a ottenere dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per maltrattamenti e stalking.

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Sardegna, frode da 6 milioni su ristori Covid: maxi sequestro

Tre imbarcazioni, cinque auto tra cui due Porsche Cayenne, otto orologi Rolex e otto penne Montblanc, insieme a quote societarie del valore di quasi 14 mila euro e disponibilità finanziarie per circa 120 mila euro, sono i beni confiscati a tre imprenditori di Cagliari – marito, moglie e sorella dell’uomo – attualmente indagati per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche legate all’emergenza Covid, l’uso di denaro, beni o utilità di origine illecita e auto-riciclaggio.

Frode da 6 milioni legata ai sostegni economici per la pandemia

Già coinvolti in passato in reati simili, i tre avrebbero ideato una vasta truffa legata ai ristori per la pandemia, generando e successivamente cedendo crediti d’imposta inesistenti per oltre 6 milioni di euro. I militari della Guardia di finanza del 2° Nucleo operativo metropolitano di Cagliari hanno condotto indagini approfondite sugli imprenditori, scoprendo che falsificavano dichiarazioni di canoni di locazione di abitazioni e negozi per ottenere i finanziamenti legati all’emergenza Covid. Secondo le fiamme gialle, gli indagati avrebbero «utilizzato più volte gli stessi contratti di locazione indicando importi di fantasia riuscendo in tal modo a truffare l’Agenzia delle Entrate che erogava le risorse finanziarie». I tre sono stati formalmente indagati e la Guardia di finanza ha eseguito il sequestro preventivo per l’equivalente dei loro beni.

Truffa sulle agevolazioni Covid anche a Torino

Non è la prima volta che la Guardia di finanza scopre truffe di questo tipo. A Torino, le fiamme gialle hanno scoperto una truffa sulle agevolazioni Covid destinate al sostegno della ripresa economica delle aziende. L’operazione ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di otto persone accusate di avere emesso fatture per operazioni inesistenti, per truffa aggravata, esercizio abusivo di una professione e falsità materiale.

Giulia Cecchettin, l’autopsia: è morta dissanguata subito dopo la lite

Sul corpo di Giulia Cecchettin sono state trovate tantissime ferite profonde per le coltellate ricevute. A rivelarlo è stata l’autopsia condotta sul cadavere della 22enne, uccisa a Vigonovo, in provincia di Venezia, prima di essere abbandonata sulle sponde del lago di Barcis. E qui, secondo quanto riscontrato dai medici della Uoc di Anatomia Patologica dell’università di Padova, è arrivata già morta. Giulia, secondo i medici, la causa del decesso è stato il dissanguamento dovuto alla recisione dell’aorta per una delle coltellate subite. I consulenti medico legali nominati dalla procura di Venezia e dalla famiglia della vittima e gli specialisti effettueranno altri controlli più approfonditi nella giornata di sabato 2 dicembre. L’esame è durato 7 ore.

I medici vogliono stabilire l’ora del decesso

L’obiettivo è quello di capire con precisione a che ora è morta Giulia Cecchettin, per il cui omicidio è accusato l’ex fidanzato Filippo Turetta, reo confesso. Tra i consulenti presenti c’è anche Stefano Vanin, entomologo forense, che ha affiancato il medico legale incaricato dalla procura, Guido Viel. Vanin ha il compito di datare la morte in base alle ferite presenti sul corpo e a ciò che è stato ritrovato all’interno.

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I funerali di Giulia slittati di qualche giorno

Originariamente sembrava che i funerali di Giulia potessero essere organizzati per sabato 2 dicembre. Ma in virtù dell’autopsia così ravvicinata e nell’eventualità, poi avveratasi, dell’esigenza di ulteriori controlli, sono stati rinviati di qualche giorno. Non appena saranno conclusi gli esami, il padre della 22enne, Gino Cecchettin, deciderà quando saranno celebrati. L’avvocato della famiglia della studentessa ha ipotizzato, nei giorni precedenti all’autopsia, che possano essere fatti tra lunedì 4 e martedì 5 dicembre. Nelle stesse ore del rinvio, è saltato l’incontro tra Filippo Turetta e i propri genitori in carcere, per l’esigenza di un adeguato supporto psicologico.

Genova, arrestato barbiere pusher: i carabinieri insospettiti dai clienti calvi

A Genova i carabinieri hanno arrestato un barbiere. L’uomo, di 55 anni, all’interno del suo salone spacciava sostanze stupefacenti. E gli agenti lo hanno capito grazie alla sua clientela. Dopo giorni di appostamenti, infatti, i militari si sono insospettiti quando hanno osservato un via vai costante di clienti di ogni età e professione, spesso calvi. Una particolarità non indifferente, visto che si trattava di un locale in cui, teoricamente, bisognava tagliarsi i capelli. E ancora più sospetto è stato l’atteggiamento di molte persone. Non appena entrate, infatti, salutavano e uscivano dopo qualche minuto senza alcun trattamento.

100 grammi di cocaina nel soppalco della barberia

I carabinieri hanno quindi deciso di perquisire la casa del barbiere. Gli investigatori hanno così trovato vari grammi di hashish. Dopo di che,  si sono diretti alla barberia e all’interno di un soppalco sono stati rinvenuti 100 grammi di cocaina. A questi si sono aggiunti quattro bilancini di precisione e materiale per il confezionamento della sostanza.

Carburanti, sospesa la sentenza del Tar: tornano i cartelli con i prezzi medi

Tornano i cartelli con i prezzi medi dei carburanti. Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza cautelare presentata dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, sospendendo l’esecutività della sentenza del Tar del Lazio che ha annullato il decreto ministeriale sull’obbligo di esposizione e di aggiornamento del prezzo medio da parte dei benzinai. È stato ritenuto necessario «un più approfondito esame», da svolgersi durante l’udienza pubblica fissata per l’8 febbraio 2024.

Le motivazioni del ricorso presentato da Fegica e Figisc 

La sentenza del Tar che è stata sospesa aveva accolto, in primo grado, il ricorso presentato dalla Federazione gestori impianti carburanti e affini (Fegica) e dalla Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti (Figisc). I ricorrenti sostenevano che il decreto che imponeva l’obbligo di esposizione e di aggiornamento del prezzo medio fosse «sproporzionato, ingiustamente afflittivo ed irragionevole», determinando «una ingiustificata e irragionevole disparità di trattamento a danno di una sola categoria di operatori in regime di libera concorrenza rispetto ad altri soggetti economici nelle medesime condizioni». Il Tar del Lazio annullò il decreto ministeriale dichiarandolo illegittimo per l’assenza della prevista e preventiva comunicazione alla presidente del Consiglio e del parere del Consiglio di Stato.

Carburanti, sospesa la sentenza del Tar: tornano i cartelli con i prezzi medi
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (Imagoeconomica).

L’Agcm smentisce il ministero delle Imprese sull’efficacia dell’obbligo di esposizione

Secondo il ministero delle Imprese «l’esposizione del cartello sul prezzo medio dei carburanti in questi mesi ha riscontrato piena efficacia, come dimostrano la sensibile riduzione del margine di distribuzione in Italia, nonché la progressiva contrazione dei prezzi alla pompa dei carburanti». Tuttavia, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha condotto un’analisi dei dati dei prezzi medi dei carburanti pubblicati dal Mise nel periodo successivo all’entrata in vigore dell’obbligo di esposizione dei cartelli, rilevando che i prezzi e il margine di distribuzione della benzina e del gasolio sono rimasti sostanzialmente stabili nel periodo successivo all’entrata in vigore dell’obbligo, che risale al 31 marzo.

Omicidio Primavalle, a giudizio immediato il presunto killer di Michelle Causo

Svolta nel caso dell’omicidio di Primavalle, quartiere di Roma. Il presunto killer di Michelle Maria Causo andrà a giudizio immediato. Il gip del Tribunale per i minorenni ha accolto la richiesta del pm e ha fissato il processo per il 6 febbraio 2024. Il giovane, cittadino cingalese di 17 anni, è accusato di aver ucciso la ragazza e di aver tentato di disfarsi del corpo lasciandolo su un carrello della spesa a bordo strada. I reati contestati all’imputato sono omicidio aggravato dalla premeditazione, dall’occultamento e dal vilipendio del cadavere. Gli avvocati Antonio Nebuloso e Claudia Di Brigida sono i legali della famiglia della vittima.

Le parole del ragazzo dopo il fermo: «Ho fatto una ca….a»

Il corpo della ragazza è stato ritrovato il 29 giugno 2023 mentre l’1 luglio, tre giorni dopo, è stato convalidato il fermo del 17enne. Subito smentita l’ipotesi di una relazione tra i due giovani. Il presunto killer, sia agli agenti della Squadra Mobile sia a quelli del commissariato Primavalle, ha dichiarato più volte: ««Ho fatto una ca….a». Davanti al pubblico ministero della procura minorile di Roma, Anna Di Stasio, avrebbe invece affermato: «Michelle era infuriata perché non avevo i soldi che le dovevo. Ha iniziato a offendermi e urlare, ho visto il coltello davanti a me e l’ho preso. Non ho capito più nulla. Abbiamo avuto una lite per 30-40 euro, poi la discussione è degenerata perché io ero fatto».

Allerta meteo rossa in Emilia-Romagna per rischio piene dei fiumi e frane

L’Arpae ha lanciato per sabato 2 dicembre una allerta rossa meteo in Emilia-Romagna, per il rischio di frane, ruscellamenti, piene dei fiumi nella pianura reggiana e parmense, nonché vento forte nell’Appennino bolognese e romagnolo. Sulle coste, atteso al largo mare agitato con possibili mareggiate ed erosione del litorale sulla costa ferrarese.

Allerta arancione nella parte centrale-occidentale dell’Emilia-Romagna per rischio idraulico

La situazione dovrebbe attenuarsi nelle successive 48 ore. Nel dettaglio, sono previsti «venti sud-occidentali di tempesta (89-102 chilometri orari), più probabili sulla fascia appenninica centro-orientale; venti sud-occidentali di burrasca forte (75-88 chilometri orari), con possibili rinforzi o raffiche di intensità superiore sulla fascia appenninica occidentale e pianura orientale, e venti di burrasca moderata (62-74 chilometri orari) da nord-ovest sul restante territorio». Sono inoltre previste «precipitazioni intense, localmente anche a carattere di rovescio e più probabili sul settore appenninico centro-occidentale». A parte l’allerta rossa nel reggiano, in tutta la parte centrale e occidentale della regione si prevedono possibili criticità idrauliche, con allerta arancione.

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Accoltellato durante una festa, grave un giovane nel Nuorese

Un giovane di Siniscola è stato accoltellato nella notte di giovedì 30 novembre, in un’abitazione della frazione de La Caletta, nella costa orientale della Sardegna in provincia di Nuoro, dove nel corso di una festa è scoppiata una rissa. Subito soccorso, il giovane è stato trasportato in gravi condizioni all’ospedale di Sassari dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.

È accusato di tentato omicidio

Una decina di giovani sono già stati interrogati dai carabinieri della compagnia di Siniscola che cercano l’aggressore e il coltello che ha ferito il giovane. Secondo una prima ricostruzione dei militari la lite sarebbe scoppiata per futili motivi, al termine della quale uno dei ragazzi ha impugnato un coltello e inferto diverse ferite alla schiena al coetaneo, che avrebbe perso la sensibilità delle gambe. I militari cercano di risalire all’aggressore che dopo il fatto è scappato portando con sé il coltello utilizzato. È accusato di tentato omicidio.

Meteo, arriva la neve al Nord, fiocchi anche in pianura

Un weekend con abbondanti nevicate al Nord, che dalle Alpi si sposteranno verso le quote collinari e infine, da lunedì 4 dicembre, anche sulla Pianura Padana. È quanto annuncia Antonio Sanò, fondatore del sito www.iLMeteo.it. Nelle prossime ore la neve cadrà molto abbondante sulle Alpi oltre i 1500 metri, con accumuli di circa 40-50 cm/24 ore tra Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia, qualche decimetro in meno sul settore orientale. La pioggia colpirà ancora la Liguria di levante e la Toscana con disagi, con nubifragi e piene fluviali.

Caldo al Centro e al Sud

Il caldo interesserà invece il resto del Centro e tutto il Sud con 20 gradi a Roma e 25 gradi a Siracusa. Nel weekend una nuova ondata di freddo abbasserà la quota zero. Le nevicate saranno ancora abbondanti sulle Alpi, ma questa volta in discesa fino a quote di alta collina e sul settore centro-orientale. Sulle Alpi friulane potremo vedere accumuli estremi, fino a 50-70 cm in 24 ore. Domenica 3 dicembre invece ci regalerà il sole e, complice il cielo stellato della notte, le minime scenderanno sotto zero al Centro-Nord con un freddo pungente. Da lunedì 4 dicembre, poi, sono previste nevicate sparse tra Torino e Milano.

Giulia Cecchettin, la nonna Carla Gatto: «Le dedicherò il mio prossimo libro»

Carla Gatto, scrittrice e nonna di Giulia Cecchettin, la 22enne uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, ha recentemente presentato il suo libro Con lo zaino in spalla, dedicato alla figlia Monica. «Ho iniziato a scriverlo durante il Covid, poi ho deciso di dedicarlo a mia nuora, mancata circa un anno fa. Il prossimo lo dedicherò a Giulia», ha detto in un’intervista al Corriere della Sera.

Carla Gatto: «Sono da sempre un’attivista contro la violenza di genere»

Con lo zaino in spalla ha come protagonista «Emma, una ragazza del Sud vittima di una società patriarcale dove i maschi decidono il destino delle donne. Stanca della violenza del suo patrigno si ribella e, con lo zaino in spalla, scappa al Nord per realizzare i suoi sogni». Proprio per il tema di cui tratta, l’esordio del romanzo di Carla Gatto era programmato in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. A margine della presentazione del libro, la nonna di Cecchettin ha raccontato a Rovigo in diretta: «Giulia aveva iniziato a leggerlo. Ma Giulia non è Emma, per lei non c’è stato un lieto fine e ora abbiamo un dolore devastante da affrontare. La nostra bambina non meritava un finale così crudele. Io sono sempre stata un’attivista contro la violenza di genere. Certo, chi si sarebbe mai immaginata una cosa del genere proprio a casa nostra?». L’arte è una cosa di famiglia in casa Cecchettin, e sui sogni di sua nipote Carla Gatto ha raccontato: «Mi raccontava che aveva iniziato questo corso di disegno, che era contenta della laurea in Ingegneria biomedica, era pronta. “Mi piace tantissimo fare i disegni, mi dà libertà”, mi diceva». Un futuro spezzato sul nascere da Turetta, che venerdì 1 dicembre sarà interrogato in carcere dal pm di Venezia Andrea Petroni.

Nuova condanna per Corona, 7 mesi per aver danneggiato un’ambulanza

Tornato libero il 23 settembre dopo aver scontato il cumulo delle pene definitive, Fabrizio Corona è stato condannato a 7 mesi per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento: l’11 marzo del 2021 l’ex fotografo dei vip aveva spaccato il vetro dell’ambulanza che era arrivata sotto casa per portarlo in ospedale, dopo che era andato in escandescenza alla notizia di dover tornare in carcere su disposizione del Tribunale di Sorveglianza di Milano.

Nuova condanna per Fabrizio Corona: 7 mesi per aver danneggiato un’ambulanza. I fatti risalgono a marzo del 2021.
L’ambulanza danneggiata da Corona (Ansa).

Corona è stato assolto dalle imputazioni di oltraggio a pubblico ufficiale e tentata evasione

Quel giorno Corona, avuta la notizia, aveva protestato ferendosi alle braccia, urlando contro la polizia e spaccando un vetro della vettura che era arrivata sotto casa per portarlo in ospedale. Tutte scene documentate in alcuni video. Corona è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di 500 euro in favore dei due agenti che si sono costituti parte civile. La giudice giudice Cristina Dani ha invece assolto l’ex re dei paparazzi dalle imputazioni di oltraggio a pubblico ufficiale, perché il fatto non costituisce reato, e da quella di tentata evasione dal reparto di psichiatria dove cui era stato ricoverato dopo l’episodio (il fatto non sussiste).

Il legale di Corona ha parlato di «un uomo eccentrico» trattato «dallo Stato come un criminale»

Su richiesta del difensore Ivano Chiesa di convertire la condanna in pena pecuniaria, il Tribunale di Milano dovrà acquisire le dichiarazioni dei redditi e la documentazione patrimoniale di Corona entro il 20 gennaio 2024, così da stabilire una somma. Durante l’arringa difensiva il legale ha ha parlato di «un uomo eccentrico» trattato «dallo Stato come un criminale», nel corso di una «vera e propria persecuzione». Il processo è stato rinviato al 25 gennaio per l’integrazione del dispositivo.

Marco Nebiolo aggredito al semaforo a Torino: denunciato un 15enne

Marco Nebiolo, agente immobiliare 47enne di Torino, venerdì 24 novembre è stato picchiato dopo un tamponamento al semaforo in corso Unità d’Italia. L’uomo ha riportato pesanti ferite ed è attualmente ricoverato in prognosi riservata nel reparto di Neurochirurgia del Cto di Torino con un trauma cranico, ematomi sparsi e diversi focolai emorragici. Nel corso delle ultime ore è stato individuato dai carabinieri di San Salvario l’aggressore: si tratta di un 15enne che è stato denunciato e che ora dovrà chiarire la propria posizione agli inquirenti.

La moglie di Nebiolo: «Mi chiedo che razza di genitori abbia»

A commentare la vicenda di violenza, aggravata dal fatto che a compierla sia stata un ragazzo di soli 15 anni, è stata la moglie di Nebiolo, Manuela Mareso che al Corriere ha detto: «Provo soltanto una tristezza infinita, mi chiedo che razza di genitori abbia e in quale degrado sia cresciuto. È una notizia che mi addolora: diciamo sempre che i giovani sono il futuro, ma se i giovani sono questi allora la situazione è davvero brutta. Non sarà facile raccontarlo ai miei tre figli, sono già abbastanza in crisi per tutto quello che stanno vivendo. Sapere che è stato un loro coetaneo ad aggredire il padre sarà davvero brutto».

I familiari del ragazzo lo hanno coperto

Oltre al 15enne, ritenuto il responsabile dell’aggressione, a bordo dell’auto macchina c’erano anche la madre del ragazzo e una guardia giurata torinese di 36 anni. Entrambi avrebbero assistito alla scena, senza cercare di fermare il ragazzo. Stando alle ricostruzioni, il 15enne ha aggredito Nebiolo perché aveva rallentato al semaforo. Dopo essere sceso dall’auto, gli ha sferrato un pugno al volto che lo ha fatto cadere a terra. I tre, subito dopo, sarebbero scappati senza prestare soccorso.

Marco Nebiolo: «È gente più sfortunata di noi»

Marco Nebiolo dall’ospedale, parlando dell’aggressione, aveva commentato: «È gente più sfortunata di noi, probabilmente non ha potuto studiare e vive nel brutto». Sua moglie, che da anni si occupa di volontariato con minori a rischio, aveva aggiunto: «Non riesco a esprimere un giudizio tranchant. Una persona dipende in larga parte dal contesto in cui vive, mi viene solo da pensare al degrado morale in cui deve essere cresciuto questo ragazzo».

La moglie di Nebiolo vuole incontrare il 15enne

Manuela Mareso ha anche espresso la volontà di incontrare il 15enne che ha aggredito il marito: «Mi piacerebbe parlargli per capire che cosa abbia nella testa e che ragionamenti faccia. È un tipo di persona su cui bisogna interrogarsi: che cosa l’ha portato a fare quella cosa? E poi mi chiedo perché i due adulti che erano sulla macchina siano rimasti a guardare, senza neanche provare a fermarlo. Il ragazzo è minorenne, ma attorno a lui c’erano degli adulti. Non risponderanno di nulla? È una situazione molto triste, non si può definire altrimenti. Non sono neanche arrabbiata, sono solo affranta perché è una situazione di degrado bassissima».

Messina Denaro, Andrea Bonafede condannato a 6 anni e 8 mesi

Il gup di Palermo ha condannato con rito abbreviato a 6 anni e 8 mesi per favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza della pena uno dei fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro: Andrea Bonafede, cugino e omonimo del geometra di Campobello di Mazara di cui il boss aveva preso il nome nell’ultimo periodo della sua latitanza.

Messina Denaro, Andrea Bonafede condannato a 6 anni e 8 mesi: si era occupato delle ricette mediche per il capomafia durante la latitanza.
L’arresto di Matteo Messina Denaro (Getty Images).

Ha fatto da intermediario tra il boss e il medico Tumbarello

Bonafede, dipendente comunale di Campobello di Mazara, è stato ritenuto colpevole di aver fatto da intermediario tra Messina Denaro e il medico Alfonso Tumbarello nel periodo in cui il capomafia era in cura per il cancro al colon, che poi l’ha ucciso. Nello specifico, Bonafede faceva avere al boss le ricette intestate al geometra e le prescrizioni firmate dal medico necessarie alle terapie. L’imputato si è difeso sostenendo di non sapere che il reale malato era il padrino, sostenendo di aver fatto una cortesia al cugino omonimo, che «voleva nascondere la sua malattia alla sua famiglia». Secondo la ricostruzione della Procura, Bonafede ha fatto la spola tra lo studio di Tumbarello per farsi prescrivere farmaci e visite, oltre a ritirare ricette, quasi 140 volte.

Messina Denaro, Andrea Bonafede condannato a 6 anni e 8 mesi: si era occupato delle ricette mediche per il capomafia durante la latitanza.
Carabinieri a Campobello di Mazara (Getty Images).

Il fiancheggiatore del capomafia era stato arrestato il 7 febbraio

Il giudice ha accolto solo parzialmente le richieste del procuratore aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Gianluca De Leo e Pierangelo Padova, che avevano chiesto una condanna a 13 anni di carcere. Bonafede è stato arrestato il 7 febbraio, poche settimane dopo la cattura di Messina Denaro, avvenuta il 16 gennaio dopo una latitanza trentennale.

Maltempo, allerta arancione in Toscana per pioggia

La perturbazione che ha investito anche la Toscana porterà ancora pioggia in particolare sulle zone del Nord-Ovest. Per queste aree, la sala operativa della Protezione civile regionale ha emesso un codice arancione per rischio idrogeologico e idraulico del reticolo minore con validità dalle 18 di giovedì 30 novembre e per tutta la giornata di domani, venerdì 1 dicembre. Per l’area dei bacini del Bisenzio e Ombrone Pistoiese il codice arancione emesso giovedì 30 è stato esteso a tutta la giornata di venerdì.

Emessi anche dei codici gialli per vento e mareggiate

Emessi poi altri codici gialli: per rischio idraulico del reticolo principale, per il bacino del Serchio, Lunigiana Garfagnana, valido dalle 8 alla mezzanotte di venerdì. Infine un codice giallo per vento, esteso a tutta la costa e alla fascia appenninica da Nord a Sud, e uno per mareggiate su tutta la costa, validi fino a sabato 2 dicembre.

Scritte antisemite su murales del Memoriale della Shoah a Milano

Scritte antisemite sono state lasciate sui due murales della serie “Binario 21, I Simpson deportati ad Auschwitz” dell’artista aleXsandro Palombo visibili sui muri del Memoriale della Shoah di Milano, già danneggiati altre due volte nel corso dell’anno. Nel primo murale, dove le stelle di David appaiono cancellate, è stata aggiunta la scritta «merde» sul volto di Homer Simpson, mentre nella seconda opera c’è scritto «schifo». A denunciare l’accaduto è l’Osservatorio antisemitismo della Fondazione centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec) di Milano. «Non esiste più un luogo che sia rimasto immune dall’antisemitismo, dai social alla strada stiamo assistendo allo sdoganamento del male assoluto e questo maremoto antisemita che sta travolgendo con inaudita violenza gli ebrei di tutto il mondo non risparmierà nessuno, ci travolgerà tutti», ha dichiarato l’artista Palombo.

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