Category Archives: Moda

La moda ai tempi del coronavirus: mascherine e conti in perdita

L'epidemia approda in Italia nel mezzo della settimana della moda di Milano. E rischia di mettere in ginocchio un settore che si è affidato troppo alla Cina.

Fino a quando non s’è saputo del ceppo di Codogno e nelle seconde e terze file alle sfilate sono comparse le mascherine protettive (le prime non vogliono offendere lo stilista e stoicamente ne fanno a meno, confidando nel destino) alle sfilate di Milano Moda Donna in corso il tema del coronavirus Covid-19 si è limitato ai risvolti economici della paralisi industriale che va colpendo un Paese dopo l’altro a partire, come ovvio, dalla Cina, dove si concentra ancora buona parte della produzione italiana di moda, a dispetto di quanto si dice da anni sul cosiddetto “reshoring”, cioè il rientro della filiera tessile entro i sacri confini.

POCHI PRODUCONO TUTTO IN ITALIA

A produrre tutto in Italia sono davvero in pochi, per esempio Ermanno Scervino che, dice il ceo Toni Scervino, «ha una filiera a chilometro 50», cioè la distanza fra Firenze e Prato. Bella immagine, non fosse che parecchi filati arrivano dalla Cina, insieme con macchine tessili e infiniti altri componenti di cui solo adesso, con le fabbriche chiuse, tutti si stanno rendendo conto. Nessuno può più dirsi totalmente autosufficiente e autarchico; Il mondo globale è globale davvero, e soprattutto interconnesso e interdipendente.

TONFO ATTESO PER IL SECONDO TRIMESTRE

Il grande tonfo, ormai pare assodato, arriverà nel secondo trimestre, quando si faranno i conti dei danni prodotti dallo stop più o meno massiccio della filiera e dalla chiusura dei negozi. La media di luci spente dei grandi marchi della moda e della gioielleria italiani è di venti-trenta boutique nella sola Cina, a cui vanno aggiunti Hong Kong e Macau e Tokyo. Da questo nuovo flagello, su cui si è soffermato volentieri anche Dario Argento, consigliere inatteso  di Massimo Giorgetti per la nuova collezione di Msgn, si potrà però trarre una lezione, che Mario Boselli, presidente onorario di Camera Nazionale della Moda e presidente dell’Istituto Italo Cinese, molto legato alla filiera del tessile import-export fra i due Paesi, indicava in un ripensamento delle fonti di approvvigionamento di materie prime e di semi-lavorati, e anche della produzione.

UNA SCELTA POCO LUNGIMIRANTE

Aver concentrato la gran parte della manifattura in Cina e nei suoi Paesi satelliti si è dimostrato poco lungimirante, oltre che profondamente dannoso per la filiera italiana, che negli ultimi 15 anni ha perso decine di migliaia di addetti, recuperandone pochissimi solo nell’ultimo periodo. Se questo choc si tramuterà in un recupero della manifattura italiana non è ancora dato sapere; di certo, chi dovesse intraprendere questa strada dovrebbe anche accontentarsi di una marginalità più bassa. Molto più bassa. 

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