Category Archives: Cronaca

Nel bilancio della Regione Sicilia c’è un buco di un miliardo

La relazione della Corte dei conti.

La Regione siciliana dovrà trovare, e appostare nell’esercizio finanziario per il 2019, le coperture, pari a 1,103 miliardi di euro, del disavanzo. E’ quanto si legge nella relazione delle sezioni riunite della Corte dei conti, riunita a Palermo in adunanza pubblica, alla presenza del governo della Regione, per la parifica del rendiconto del 2018. Un altro miliardo dovrà invece, essere coperto negli esercizi considerati nel bilancio di previsione e in ogni caso non oltre la durata della legislatura regionale.

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Arriva la tempesta di Santa Lucia: la mappa del maltempo da Nord a Sud

Ondata di gelo, pioggia e neve in tutta Italia. Primi fiocchi al Nord e pioggia al Sud. A Roma e Napoli scuole chiuse. La situazione.

Maltempo in arrivo oggi per tutto il fine settimana, con neve a nord e piogge, temporali e venti forti al Centro Sud. Secondo 3bmeteo è in arrivo la ‘tempesta di Santa Lucia, destinata a colpire, in un modo o nell’altro, gran parte della penisola. Il 12 dicemrbe i sindaci di Roma e Napoli hanno ordinato per tutto il 13 la chiusura di tutte le scuole e dei parchi, raccomandando di limitare gli spostamenti allo stretto necessario.

PIEMONTE: NEVE A TORINO

Primi fiocchi di neve della stagione su Torino. L’attesa perturbazione ha riportato dalla scorsa notte il maltempo sul Piemonte, con deboli nevicate anche in pianura, tra Torinese e Alto Novarese, in estensione a Biellese, Verbano e, in parte, Vercellese e Alessandrino. Fiocchi sparsi qua e la tra Cuneese e Astigiano. Fenomeni comunque intermittenti e di debole intensità. Dal pomeriggio veloce miglioramento, con le nevicate che si ritireranno presso le vallate alpine. Attese nevicate sotto forma di bufera sulle Alpi, specie di confine, con raffiche di vento superiori ai 100 km/h che entro sera potranno guadagnare terreno sotto forma di Foehn fin verso le zone pedemontane e di bassa valle. Attenzione al fenomeno della pioggia congelata, che si potrebbe presentare in alcune vallate dell’Alessandrino e nelle vallate alpine più strette.

PRIMI FIOCCHI SU MILANO

Dalle prime ore del mattino ha cominciato a nevicare anche a Milano. I fiocchi stanno cominciando a imbiancare automobili e tetti delle case, ma per il momento non si registrano particolari disagi alla circolazione.

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L’allerta meteo per neve e pioggia del 13 dicembre

Un orda artica è pronta a colpire l'Italia da Nord a Sud. Previsto vento forte e gelo. E a Roma la sindaca Raggi chiude le scuole per precauzione.

Fine settimana di dicembre come non si vedeva da tempo, all’insegna del freddo e della neve che ha già imbiancato il Nord, anche la pianura, arrivando fino alla Toscana. Per il momento non si segnalano grandi disagi ma secondo le previsioni dei meteorologi nelle prossime ore, e a ridosso del weekend, è previsto l’arrivo della “tempesta di Santa Lucia“, una sorta di “ciclone” che attraverserà l’Italia da Nord a Sud.

A ROMA SCUOLE CHIUSE PER PRECAUZIONE

Tanto che il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo che prevede a partire dalla tarda mattinata del 13 dicembre venti di burrasca fino a tempeste su Emilia-Romagna orientale, Toscana, specie nei settori costieri e meridionali, coinvolgendo Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna e Puglia. Attese, inoltre, precipitazioni diffuse localmente anche molto intense e accompagnate da grandinate su Campania, Basilicata e Calabria, specie sui settori tirrenici. E a seguito dell’allerta meteo diramata dalla Protezione civile della Regione Lazio, la Sindaca di Roma Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza per disporre la chiusura di tutte le scuole di ordine e grado, parchi, cimiteri e ville storiche.

PRIME NEVICATE IN VENETO E LOMBARDIA

Intanto a fare i conti con la neve in pianura è stato il Veneto: precipitazioni deboli, ma che hanno interessato Padova, Verona, Vicenza, Rovigo, ma anche l’Altopiano di Asiago e sui monti veronesi della Lessinia. Altra neve anche in Valtellina e Valchiavenna, in provincia di Sondrio con il rischio di gelate notturne per gli annunciati cali delle temperature. Imbiancato anche il Mantovano, mentre la prima neve ha raggiunto la Toscana con i passi dell’Appennino imbiancati e i mezzi in azione per viabilità. Purtroppo anche la zona del terremoto del Mugello è stata interessata nella notte dalle nevicate che poi si sono trasformate in pioggia. Disagi, invece, in provincia di Bergamo, sia alla circolazione che all’aeroporto di Orio al Serio con ritardi dei voli in partenza per consentire le operazioni di disgelo delle ali che hanno comportato un lavoro di circa mezz’ora su ogni velivolo.

LE PREVISIONI PER IL 13 DICEMBRE

L’attenzione si sposta ora sulle previsioni: «Avremo nuove precipitazioni al Nord, nevose in collina se non ancora in pianura tra Piemonte, Lombardia, Emilia occidentale, a tratti mista a pioggia anche sul resto dell’Emilia, Veneto e alto Friuli», ha spiegato il meteorologo di 3bmeteo.com, Edoardo Ferrara. Al Centro-Sud non andrà meglio. Arriveranno infatti piogge e temporali, «in particolare sui versanti tirrenici, dove si potranno avere fenomeni talora di forte intensità con rischio di intensi temporali o nubifragi dalla Toscana al Lazio, compresa la capitale dove è stata diffusa una allerta, e successivamente anche Campania e Calabria». Attenzione inoltre al vento, avverte Ferrara, «che soffierà anche molto forte dapprima di Libeccio e Ponente, poi di Maestrale, con raffiche di oltre 120 chilometri orari tra Tirreno e Isole Maggiori». Nel weekend, infine, ci attende un miglioramento, ma la tregua potrebbe durare poco con una nuova perturbazione in avvicinamento al Nord.

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Perché la Tirrenia rischia 1.000 esuberi

Allarme dei sindacati per licenziamenti e trasferimenti coatti in vista del prossimo anno. Dopo il vertice tra le parti sociali e l'azienda emerge la volontà di chiudere le sedi di Napoli e Cagliari.

Per Tirrenia-Cin c’è «la prospettiva di 1.000 esuberi tra il personale marittimo dal 2020 e della chiusura delle sedi di Napoli e Cagliari con trasferimento coatto di tutto il personale nelle sedi di Portoferraio, Livorno e Milano». L’allarme è arrivato da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti a dopo l’incontro del 11 dicembre dell’incontro con Tirrenia-Cin, che collega tali decisioni alla scadenza della convenzione ministeriale per la continuità territoriale. Prospettiva «inverosimile e, qualora confermata, non esiteremmo a respingerla», hanno aggiunto i rappresentanti dei lavoratori che hanno già proclamato lo stato di agitazione.

TRA LE CAUSE LA SCADENZA DELLA CONVENZIONE MINISTERIALE

Tirrenia-Cin, hanno spiegato i sindacati, collega tali decisioni alla scadenza della convenzione ministeriale che sovvenziona la continuità territoriale di diverse linee ed a una riorganizzazione aziendale. «Abbiamo già proclamato lo stato di agitazione», proseguono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, e avvieremo le procedure per lo sciopero, che sarà inevitabile se l’azienda persevererà in tale percorso». Dal mese di settembre del prossimo anno potrebbe esserci un esubero del personale navigante proprio in conseguenza della cessazione del contratto relativo alla continuità territoriale con Sardegna e Sicilia. «Per la città di Napoli sarebbe un altro durissimo colpo», ha detto Amedeo D’Alessio della Filt Cgil. Sono, infatti, 65 gli addetti occupati nella sede partenopea.

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Omicidio Sacchi: per il gip la versione di Anastasia è inverosimile

Il giudice per le indagini preliminari ha valutato «lacunose e scarsamente plausibili» le dichiarazioni della fidanzata di Luca.

«Lacunose, inverosimili e in più punti scarsamente plausibili»: così giudica il gip di Roma le dichiarazioni rese da Anastasia, la fidanzata di Luca Sacchi, nel provvedimento con cui ha respinto una istanza di revoca della misura dell’obbligo di firma presentata dal difensore al termine dell’interrogatorio svolto il 4 dicembre scorso.

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Milano ricorda Piazza Fontana a 50 anni dalla strage

La città commemora le 17 vittime della bomba alla Banca Nazionale dell'Agricoltura del 12 dicembre 1969. Nel pomeriggio il saluto di Mattarella.

Milano ricorda oggi, alla presenza del presidente Sergio Mattarella, la strage di piazza Fontana a 50 anni dalla bomba che uccise 17 persone e per la quale fu ingiustamente accusato l’anarchico Pinelli, morto poi in circostanze mai chiarite cadendo da una finestra della questura. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha chiesto «scusa e perdono» da parte di tutta la città alla famiglia di Pinelli. In suo ricordo, nel quartiere di San Siro, è stata piantata ieri una quercia rossa.

ALLE 16.30 MATTARELLA IN PIAZZA FONTANA

Il presidente Mattarella sarà alle 16.30 in Piazza Fontana per le commemorazioni insieme al segretario della Cgil Maurizio Landini. «Non dimentichiamo le 17 vittime della strage di piazza Fontana. Sono passati 50 anni ma quelle immagini continuano ad addolorarci. Anche le pagine più buie fanno parte della nostra storia. Ci spronano a impegnarci, ogni giorno per consegnare ai nostri figli una storia più luminosa»: così il premier Giuseppe Conte su Facebook.

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Il sindaco di Scalea arrestato per assenteismo dal lavoro

Secondo la procura di Paola, anziché lavorare all'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza passava ore ed ore al bar. Sospesi altri tre dipendenti, accusati di complicità.

Più di 650 ore di assenze ingiustificate dal posto di lavoro all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Per questo motivo, con l’accusa di truffa aggravata, è stato arrestato Gennaro Licursi, sindaco di Scalea, rinomata località turistica affacciata sul Tirreno calabrese. Altri tre dipendenti della stessa Azienda sanitaria sono stati sospesi perché considerati suoi complici.

L’operazione della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto del primo cittadino, coordinata dal procuratore della Repubblica di Paola Pierpaolo Bruni, è stata ribattezzata “Ghost work”, lavoro fantasma. Le Fiamme Gialle hanno anche eseguito un sequestro di beni per un valore di 12 mila euro.

Le indagini hanno portato alla luce quello che secondo gli inquirenti era «un radicato e consolidato meccanismo», che ha permesso al sindaco «di assentarsi senza alcuna giustificazione dal luogo di lavoro».

Licursi, una volta timbrato il cartellino, «lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di quotidiane attività di natura personale. Sovente attestava falsamente di essersi recato in missione per conto dell’ufficio, occupandosi anche in questo caso di questioni non attinenti al servizio». E i colleghi accusati di complicità «attestavano che le missioni si erano svolte regolarmente».

Le riprese di telecamere nascoste, le analisi dei tabulati telefonici e un’accurata attività di pedinamento hanno permesso di ricostruire «la marcata disinvoltura con la quale gli indagati hanno agito», rendendo necessario il provvedimento cautelare. In molte circostanze il sindaco, anziché lavorare, avrebbe passato ore ed ore al bar.

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Le mani della ‘ndrangheta sull’Umbria

Decine di arresti e sequestri hanno colpito le cosche di San Leonardo di Cutro e di Siderno. Inchiesta coordinata dai procuratori Gratteri e Bombardieri.

Le cosche della ‘ndrangheta hanno messo le mani sull’Umbria, infiltrando «in modo significativo» il sistema economico della regione. Dopo mesi di indagini portate avanti dalla polizia, all’alba del 12 dicembre sono scattati decine di arresti e sequestri per diversi milioni di euro.

L’inchiesta, coordinata dalle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria, riguarda le cosche Trapasso, Mannolo e Zofreo di San Leonardo di Cutro e i Commisso di Siderno. Arresti e sequestri hanno riguardato sia la Calabria, sia l’Umbria.

I dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 11 alla presenza del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, del procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri e del capo della Direzione centrale anticrimine della polizia Francesco Messina.

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La strage di piazza Fontana, dall’esplosione alle false piste

La bomba Banca Nazionale dell'Agricoltura. Gli ordigni romani. Le possibili prove andate in fumo. I dubbi sulle indagini. Cronaca di quel 12 dicembre 1969 che aprì le porte agli Anni di Piombo.

Cinquant’anni fa ebbe luogo a Milano la strage di piazza Fontana. «Il giorno in cui perdemmo l’innocenza», come disse qualcuno. Per il quotidiano britannico Observer, fu il giorno in cui ebbe inizio la “strategia della tensione”, termine che entrerà anche nel nostro linguaggio. Il 12 dicembre 1969 oltre alla bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura, si verificarono tre esplosioni a Roma, mentre un quinto ordigno, inesploso, veniva distrutto dagli inquirenti sempre nel capoluogo lombardo. Nell’arco di 53 minuti, saltava la rigida ripartizione tra buoni e cattivi, servitori dello Stato e servizi segreti deviati. Di colpo, le distinzioni si facevano meno nette e l’Italia si immergeva in un lungo e fosco periodo nel quale diventava più difficile discernere tra luci e ombre. In quegli anni verrà coniato un nuovo appellativo per quei fatti, che finirà inesorabilmente appiccicato a tanti altri episodi di cronaca e processi rimasti insoluti: strage senza colpevoli.

I FATTI DEL 12 DICEMBRE 1969

16.00 – LA CHIUSURA DEGLI SPORTELLI E L’AVVIO DELLE CONTRATTAZIONI

Il 12 dicembre 1969 è una giornata fredda e plumbea. Milano ha ancora la sua nebbia e quel giorno una coltre spessa la avvolge. Un palazzo solido e squadrato, di tre piani, affaccia su piazza Fontana. È la sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura. Tutti i venerdì alle 16, dopo la consueta chiusura degli sportelli, l’istituto lascia aperto il proprio salone principale e subito ha inizio il mercato tra allevatori, commercianti di mangimi, mediatori e agricoltori. Basta una stretta di mano per concludere gli affari. Alla formazione dell’accordo spesso partecipa un testimone che, con il “gesto della spada”, taglia la stretta di mano tra le parti, facendosi garante del patto. Sotto Natale molti contadini presenti, arrivati a Milano da tutta la Pianura padana, approfittano del giro in città per comprare regali che vengono depositati sotto il grande tavolo borchiato ottagonale posto al centro della grande sala circolare chiusa da due vetrate a cupola. È quella che i dipendenti e i clienti hanno soprannominato “la rotonda”. Lì, tra i pacchi, in una borsa di pelle, è stata nascosta anche la bomba. Dietro gli sportelli lavorano una settantina di impiegati.

16.25 – LA BOMBA FATTA BRILLARE IN PIAZZA DELLA SCALA

Ma il primo ordigno che cambierà per sempre la storia del Paese non è quello di piazza Fontana. Alle 16.25, in piazza della Scala, sempre a Milano, un commesso della Banca Commerciale trova una borsa elegante abbandonata vicino a uno degli ascensori di servizio. È pesante. La porta a un funzionario. La aprono. Contiene una scatola metallica, chiusa a chiave. Sembra una cassetta di sicurezza. Vicino un dischetto graduato da zero a 60. Insospettito, dà l’allarme. Arrivano gli artificieri che, contrariamente a quanto imporrebbe la procedura, la seppelliscono nel giardino del cortile interno e la fanno brillare. Finiscono così polverizzate assieme all’esplosivo anche tutte le tracce che sarebbero potute essere determinanti per le indagini. Quell’errore, o presunto tale, per anni sarà al centro della tesi secondo cui lo Stato abbia agito per coprire gli attentatori, animando teorie, misteri e complotti che hanno gettato ombre sinistre sulla storia nazionale.

16.37 – L’ESPLOSIONE ALLA BANCA NAZIONALE DELL’AGRICOLTURA

Torniamo alla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura. L’edificio ospita oltre 300 dipendenti. Quel giorno i saloni dell’istituto sono pieni di gente. Eccezionalmente, si è deciso di lasciare aperti gli sportelli fino alla fine delle contrattazioni. Fuori piove, fa freddo e i famigliari che hanno accompagnato in città chi sta contrattando invece di restare fuori si accomodano all’interno. Alcuni avvertono uno strano odore di bruciato. Alle 16.37 esplode la bomba, sette chili di tritolo. Il grande tavolo ottagonale in mogano solo in parte attutisce il colpo perché si trasforma anche in un nugolo di schegge mortali che si diramano in tutte le direzioni. Al centro della stanza resta un cratere fumante. Le enormi vetrate diventano proiettili di vetro che raggiungono anche la piazza. Alla deflagrazione, racconteranno i testimoni, segue un forte odore di mandorle amare. La decisione di spostarsi per trovare un angolo più tranquillo, l’offerta di una sedia, trovarsi dietro un capannello di persone, per molti fa la differenza tra la vita e la morte. Tra impiegati, clienti e semplici passanti restano uccise 17 persone, 86 sono ferite. Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l’Italia non veniva scossa da episodi così drammatici. È l’inizio degli Anni di piombo.

16.55 – ESPLODE LA PRIMA BOMBA ROMANA

Ma quella di piazza Fontana non è la sola bomba a squarciare la tranquillità della giornata dicembrina. A Roma, alle 16.55, deflagra un altro ordigno alla Banca Nazionale del Lavoro in via San Basilio, nei pressi della centralissima via Veneto, percorsa sotto le feste natalizie da migliaia di persone. In un primo momento si pensa all’esplosione di una conduttura del gas. Invece è una bomba, collocata in un passaggio sotterraneo, vicino al centralino, che collega due edifici adiacenti degli uffici centrali della Banca Nazionale del Lavoro in cui lavorano più di 2 mila persone. A quell’ora, però, l’istituto è chiuso al pubblico. L’esplosione ferisce di striscio 14 impiegati, per lo più colpiti dai vetri andati in frantumi e, facendo saltare diversi metri di conduttura dell’acqua, allaga gli scantinati dello stabile.

17.22 – 17.30 – ALTRE DUE ORDIGNI SCUOTONO LA CAPITALE

Non è ancora finita. Tra le 17.22 e le 17.30 nella capitale deflagrano altri due ordigni in piazza Venezia. Il primo alla base del pennone all’Altare della Patria e fa crollare persino il cornicione di un palazzo che affaccia sulla piazza, il secondo, a soli otto minuti di distanza, è stato posizionato sui gradini che portano all’ingresso del Museo centrale del Risorgimento. I pesanti battenti del portone vengono scagliati a metri di distanza e solo per puro caso non investono nessuno. Le deflagrazioni lambiscono anche diverse auto posteggiate accanto al Vittoriano. Crollano i soffitti dell’Ara Coeli. Quattro i feriti. In tutto, nella capitale, saranno 18. Uno dei frammenti degli ordigni di piazza Venezia, ciò che resta di un timer, sarà a lungo al centro del processo che seguirà, ritenuto dagli inquirenti la prova regina per affermare la colpevolezza di uno degli arrestati, l’attivista di estrema destra Franco Freda, assolto dalla Corte d’assise d’appello di Bari e da quella di Catanzaro, sentenza confermata in Cassazione nel 1987. Di diverso avviso la Cassazione nel 2005, anche se scagionò comunque Freda e Giovanni Ventura di Ordine Nuovo per il principio del ne bis in idem (per essere cioè stati «irrevocabilmente assolti dalla Corte d’assise d’appello di Bari»)

Il salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura dopo l’attentato del 12 dicembre 1969.

I FUNERALI E LA RIAPERTURA DELLA BANCA

I funerali si tengono il 15 dicembre. «Il sangue innocente di Abele, sparso a macchie enormi, offende questa mia diletta città industre e onesta, le tradizioni civili e cristiane della nazione, la stessa umanità», dice durante l’omelia il cardinale Giovanni Colombo, allora Arcivescovo di Milano. Per quel giorno la magistratura ha già dato il proprio nulla osta alla riapertura della banca di piazza Fontana. Una decisione che non manca di sollevare polemiche: viene infatti interrotta la raccolta di prove, indizi forse preziosi finiscono nei rifiuti assieme ai calcinacci, ma per gli inquirenti la pista è una sola, quella anarchica.

LA FALSA PISTA ANARCHICA

Nella notte tra il 12 e il 13 dicembre le forze dell’ordine arrestano oltre 80 militanti di estrema sinistra. Quarantotto ore dopo la strage il cerchio si stringe subito attorno a Pietro Valpreda, artista vicino agli ambienti anarcoidi. Le indagini senza un vero motivo passano da Milano a Roma. Da subito chi conosce il ballerino prova a scagionarlo ma gli inquirenti sembrano sicuri della sua colpevolezza: Valpreda passerà tre anni in carcere, fino al 29 dicembre 1972. Tra gli altri fermati anche il ferroviere Giuseppe Pinelli, che cadrà dalla finestra della questura di Milano quando ormai sono già ampiamente trascorse le 48 ore massime consentite dal codice di procedura e il fermo, dunque, è divenuto illegale.

DALLA MORTE DI PINELLI ALL’OMICIDIO CALABRESI

Aldo Palumbo, giornalista de l’Unità, è il primo a soccorrere il ferroviere. La responsabilità dei fatti viene addossata al commissario Luigi Calabresi. Il “commissario finestra”, il “commissario cavalcioni”, sarà soprannominato da parte della stampa. Si dirà persino che fosse un agente della Cia. Oltre 800 intellettuali, politici e giornalisti firmeranno l’appello contro Calabresi pubblicato il 13 giugno 1971 dal settimanale L’Espresso. Le inchieste lo scagioneranno ma l’odio continuerà fino al giorno del suo omicidio, il 17 maggio del 1972.

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Pedone investito da un camion dell’Ama a Roma: è grave

Secondo le prime testimonianze l'uomo sarebbe stato travolto nel mezzo di un attraversamento pedonale. Il conducente sotto choc in ospedale

Investimento su via Casilina, alla periferia di Roma. Dalle prime informazioni, un pedone è stato travolto da un mezzo Ama, l’azienda di raccolta dei rifiuti. Soccorso, è stato trasportato in ospedale in gravi condizioni. Anche il conducente del mezzo, un uomo 35anni, è stato portato in ospedale per gli accertamenti di rito sull’assegnazione di alcol e droga. Alcuni testimoni avrebbero raccontato che il mezzo si era fermato per far attraversare un gruppo di pedoni e nella ripartenza avrebbe investito l’anziano. Sul posto per i rilievi la polizia locale.

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Vera Michelin Salomon: una vita di testimonianza dal lager all’impegno civile

La partecipazione alla Resistenza, la deportazione e poi l'attività per parlare di nazifascismo ai giovani. È morta una delle protagoniste italiane della storia del Novecento

Modena, pedofilo usa Tik Tok per adescare minori

L'allarme della preside di una scuola dopo la denuncia di un papà con il figlio in quarta elementare: "Genitori prestate la massima attenzione"

Processo Cucchi, la famiglia chiama a testimoniare ex ministri Trenta, La Russa e generale Nistri

Potrebbero esere in aula nell'ambito del procedimento sui depistaggi che parte il prossimo 12 novembre. Ieri la famiglia abbandona l'aula dopo l'arringa del difensore di Mandolini, uno dei 5 carabinieri alla sbarra. "Le botte non furono causa di morte". Ilaria: "Finalmente si...

Regeni, l’ambasciatore egiziano in una scuola sarda. “Ragazzi chiedetegli perché”

Mentre il ministro degli Esteri Di Maio torna a parlare della collaborazione dell'Italia con l'Egitto, il diplomatico è stato ricevuto dal governatore leghista della Sardegna e rispondera alle domande degli studenti in un istituto superiore.

Paura per Claudio Marchisio: rapinatori fanno irruzione in casa di notte, rubati denaro e gioielli

In cinque hanno fatto irruzione, facendosi consegnare dall'ex bianconero alcuni beni che aveva in casa

Nazifascismo, alle celebrazioni della Marcia su Roma i vertici locali di FdI

Nuovi particolari sul caso della cena nostalgica: al tavolo il sindaco di Ascoli Piceno, Marco Fioravanti, il deputato Francesco Acquaroli, e il coordinatore provinciale del partito. Gli stessi che avevano preso le distanze da quanto denunciato dal Pd cittadino

Migranti, la storia di Samir in viaggio per curarsi

A bordo della Open Arms, che ha salvato 14 migranti, un giovane racconta: "Mi hanno maciullato le gambe in Libia, voglio andare in Germania per tornare a camminare"

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Dalla nave di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere sbarcati 104 migranti, tra loro 41 minori. La ong: "Finalmente un porto sicuro". In 70 saranno ricollocati in Francia e Germania.

L’ultimo mistero del falso pentito Scarantino. Alla vigilia del processo voleva svelare il depistaggio

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Anzio, avvocato ucciso a coltellate, fermata l’ex compagna

Finita la relazione sembra che la donna, di nazionalità romena, fosse ossessionata dal timore di perdere le due figlie piccole. L'uomo massacrato nel suo studio 

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