Category Archives: Italia Viva

Mara Carfagna smetta di illudere i moderati

L'azzurra, al netto dell'errore di legarsi a Toti, è una stella politica. Ma rischia di sparire se resta alla finestra e non si propone come leader di un centrodestra alternativo al duo Salvini-Meloni.

Ogni tanto riemerge la candidatura di Mara Carfagna per qualcosa di importante. È stata una delle berlusconiane di ferro tuttavia priva di eccessiva piaggeria, quando arrivò in parlamento aveva gli occhi puntati su di sé (indubbiamente era, ed è, la più bella) ma vestì i panni dell’austera parlamentare e dette prova immediata di serietà e di capacità di lavoro. Molto spesso a destra hanno pensato a lei come al vero personaggio che avrebbe potuto prendere il posto di Silvio Berlusconi. A mano a mano le sue posizioni si sono anche fatte più limpide e spesso si sono discostate dal suo benefattore facendola diventare una icona del moderatismo politico. Infine è per tanti la candidata ideale per battere Vincenzo De Luca nella gara per la presidenza della Campania. Pur essendo una giovane politica ha, insomma, accumulato molte aspettative ma non sappiamo quanti meriti

L’ERRORE DI LEGARSI A GIOVANNI TOTI

Carfagna ha anche commesso alcuni errori evidenti, l’ultimo dei quali è stato legarsi a Giovanni Toti il presidente per caso della Liguria, avendo perso di vista Berlusconi, alla ricerca di una paterna mano sulle spalle da parte di Matteo Salvini. Questo errore Carfagna l’ha compensato schierandosi con grande nettezza come l’esponente di Forza Italia, o quel che resta, che osteggia ogni estremismo di destra (oggi in pratica tutta la destra, si potrebbe dire) e in particolare il sovranismo di Matteo Salvini.

LE VOCI SU UN POSSIBILE ACCORDO CON ITALIA VIVA

Nascono da qui le ricorrenti voci sul possibile incontro politico con Matteo Renzi solitamente accompagnate dall’odioso pettegolezzo che solo Maria Elena Boschi, invidiosa, impedisca che l’accordo si faccia. Insomma Carfagna è una stella politica che non è ancora scomparsa dall’orizzonte ma che rischia di sparire se questi andirivieni dal palcoscenico parlamentare non la vedranno finalmente dentro un progetto vero.

PER UNA COME CARFAGNA IL PROGETTO VERO È IL CENTRO

Il progetto vero per una come lei è quella cosa che in tempi meno selvaggi chiamavamo “centro”, cioè il luogo ideale del moderatismo italiano, nella consapevolezza che è vero che fra gli italiani l’animo di destra è molto forte, ma è anche vero che dopo un po’ gli italiani si stancano dei contafrottole e di chi vuole dividerli in bande che si odiano e anelano a un partito moderatissimo. La Dc non si può rifare, resta però l’ipotesi di lanciare una chiamata alle armi di chi non si rassegna, anche nel campo del centrodestra, all’affermarsi del duo Salvini-Meloni che non ci porterebbe al fascismo ma certamente darebbe il Paese nelle mani di persone ancora più inadeguate di quelle che oggi lo governano. Salvini in particolare è, e sarà sempre, quello del Papeete. Per quanti sforzi possa fare l’intelligente Giancarlo Giorgetti non si cava sangue dalle rape, come si usava dire. Ecco, quindi, che la sfida, se lanciata in grande, per una leadership moderata potrebbe, passo dopo passo, spingere molti italiani, tranne quelli come me che voteranno sempre a sinistra, a scegliere l’offerta centrista sia che si voglia far da sponda per una sinistra dissanguata sia che vogliano temperare i facinorosi del populismo sovranista.

GLI AUTOCANDIDATI ALLA LEADERSHIP MODERATA

I candidati a questo ruolo sono stati tanti. Diciamo, gli autocandidati. Gli ultimi Carlo Calenda, troppo GianBurrasca, Renzi, troppo antipatico, Urbano Cairo che molti invocano o temono, infine Mara Carfagna. Lei potrebbe farcela ma dovrebbe prendere dalle donne che hanno guidato i vari Paesi del mondo quel tanto di decisionismo, di amore per il rischio, di linguaggio diretto che ancora le mancano. Le manca soprattutto decidere quel che farà da grande. Può scegliere di correre per la Campania. Può scegliere invece la battaglia, inizialmente minoritaria e solitaria, per diventare il punto di riferimento di chi non vuole che l’Italia faccia parte del gruppo di Visegrad. Può deciderlo solo lei. Ma se resta alla finestra ancora a lungo, la dimenticheranno. 

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La sconfitta in Umbria fa esplodere la tensione tra Renzi e Zingaretti

Scambio di accuse al vetriolo tra il segretario dem e il leader di Italia viva. E nel Pd cresce la fronda degli orfiniani che premono per staccare la spina al governo.

Il Partito democratico non ha più intenzione di sobbarcarsi da solo il ruolo di partito della stabilità, mentre gli alleati fanno i fenomeni, specie Italia viva. O c’è una comune visione del futuro del Paese, o meglio porre fine all’esperienza giallorossa. È questo, in estrema sintesi, il messaggio che Nicola Zingaretti ha recapitato agli alleati di governo, specie a Matteo Renzi, con il quale c’è stato un duro scambio di accuse, sulla responsabilità della disfatta umbra e sulle prospettive di gestione della coalizione.

ORLANDO INVOCA UN CONGRESSO PER IL RIPOSIZIONAMENTO DEL PARTITO

Ma il segretario dem deve fare i conti anche con l’impazienza di Base riformista, che gli chiede di rilanciare l’iniziativa politica, e le critiche aperte dei “giovani turchi” di Matteo Orfini. Mentre Andrea Orlando definisce «urgente» un congresso del Pd per un «riposizionamento strategico del partito», a prescindere da come andrà l’alleanza con il Movimento 5 stelle. Quanto al governo, avvertono i vertici dem, se si va avanti così tra litigi e rivendicazioni, è «inevitabile» staccare la spina.

ZINGARETTI PUNTA IL DITO CONTRO IL CAOS ATTORNO ALLA MANOVRA

Ad aprire la polemica è stato proprio Zingaretti, il quale ammettendo la «netta sconfitta», ha detto che essa «conferma una tendenza negativa del centrosinistra consolidata in questi anni in molti grandi Comuni umbri»; come dire che il trend negativo si è aperto con Renzi segretario. E poi «non ha aiutato il caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica del governo», con Italia viva sempre pronta a smarcarsi. Renzi non c’è stato e ha rintuzzato: «una sconfitta scritta, figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi», «fatto in fretta e furia, senza un’idea condivisa». E poi «la foto di Narni non ha aiutato» perché ha politicizzato una corsa già difficile.

L’AVVERTIMENTO LANCIATO DA RENZI

Le parole di Renzi più allarmanti per Zingaretti riguardano però l’atteggiamento che Italia viva avrà in futuro: «Noi stiamo dando una mano e continueremo a farlo: nei prossimi mesi continueremo con le nostre proposte». Quindi continuerà a fare il corsaro smarcandosi sulla manovra e gli altri provvedimenti del governo. Di qui la reazione di Zingaretti, dopo una riunione al Nazareno con la segreteria: serve «una nuova solidarietà nella coalizione» perché «il governo Conte non può essere un campo di battaglia quotidiana”»; «l’alleanza ha senso solo se vive in questo comune sentire delle forze politiche che ne fanno parte, altrimenti la sua esistenza è inutile e sarà meglio trarne le conseguenze».

IL SEGRETARIO NEL MIRINO DEGLI ORFINIANI

Sul fronte interno Zingaretti non ha grandi problemi con Base riformista. Certo Andrea Marcucci ha invitato a non replicare alle prossime regionali l’esperienza umbra, non prima di vedere come va al governo l’accordo col M5s; così come fa Anna Ascani. Ma la componente di Lorenzo Guerini e Luca Lotti non affonda, chiedendo però al segretario di riprendere l’iniziativa politica e non subire gli alleati. Le critiche arrivano da Matteo Orfini, da sempre contrario all’alleanza con i pentastellati. E l’altro “giovane turco” ,Francesco Verducci, parla di responsabilità della segreteria nazionale, che elenca: «aver ‘giustiziato’ Catiuscia Marini, a prescindere dal merito dell’indagine e senza alcuna discussione politica; aver voluto il voto il prima possibile, con ricadute enormi che avrà a cascata sull’Emilia-Romagna; aver composto liste chiuse ed escludenti, senza alcun riscontro nella società, figlie di un feroce controllo correntizio». Dario Franceschini, sponsor dell’alleanza strategica Pd-M5s ammonisce: «Non è particolarmente acuta l’idea che poiché anche presentandoci insieme abbiamo perso l’Umbria, è meglio andare divisi alle prossime Regionali. L’onda di destra si ferma con il buon governo e con l’allargamento e l’apertura delle alleanze, non di certo ridividendoci».

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