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Perché l’Egitto è sempre più insofferente nei confronti di Haftar

Al Si-si considera il generale della Cirenaica ormai incapace di imporsi sul piano militare e ha passato la gestione del dossier libico al controspionaggio militare del Cairo. Secondo Middle East Eye vorrebbe addirittura sostituirlo con un ufficiale egiziano.

È durato poche ore il bluff mediatico della Conferenza di Berlino e la verità del suo fallimento è subito emersa: nessuna tregua in atto, ma i combattimenti duri a sud Est di Tripoli, il bombardamento da parte di Haftar dell’aeroporto Mitiga di Tripoli con sei razzi e, soprattutto, il blocco delle esportazioni petrolifere imposto da Haftar hanno letteralmente fatto saltare l’atmosfera ipocrita di quell’inutile vertice.

Con scelta incredibile, infatti, i 55 punti del documento finale firmato a Berlino contenevano tutti i miraggi possibili e immaginabili (elezioni, nuovo governo, nuova costituzione, tregua e pace tra i popoli) ma non l’unico punto cogente e immediato: l’imposizione ad Haftar di togliere il blocco petrolifero, clamoroso, enorme, atto di guerra.

La realtà si è subito imposta sulla inutile sceneggiata voluta da Angela Merkel e dalla Ue e si è consumato il divorzio pieno tra i voli pindarici della diplomazia e l’escalation verticale del conflitto. Il blocco, martedì 21 gennaio, da parte della Francia, della risoluzione di condanna europea della chiusura delle esportazioni petrolifere ha poi definitivamente svelato la ipocrita realtà di una Ue spaccata drammaticamente, quindi inesistente.

LA SCELTA MASOCHISTICA DI HAFTAR DEL BLOCCO PETROLIFERO

A questo punto, manca comunque ogni certezza sulle ragioni vere alla base della scelta di Haftar, che ha anche un aspetto masochistico perché il crollo da un milione e mezzo di barili esportati ogni giorno agli attuali 70 mila colpisce anche la Cirenaica e dissangua anche le casse del generale coi baffi. Non è facile dare risposte certe a questo quesito che peraltro colpisce una popolazione sotto il “governo” di Haftar che vive unicamente dei proventi del petrolio, tre, quattro volte più numerosa di quella sotto il governo di al Serraj.

Le roboanti «48 ore per la conquista di Tripoli» da parte delle sue milizie, promesse il 14 aprile 2019, si sono ormai allungate a 9 mesi

Una risposta – non certa – può essere che il generale della Cirenaica ha preso atto di non riuscire a sfondare sul piano militare. Le roboanti «48 ore per la conquista di Tripoli» da parte delle sue milizie, promesse il 14 aprile 2019, si sono ormai allungate a 9 mesi (!) e l’arrivo di droni, antiaerea sofisticata dell’esercito turco a protezione delle milizie di al Serraj e dei 3-5.000 miliziani arabi e turcomanni spostati da Recep Tayyip Erdogan dalla Siria alla periferia di Tripoli pare stiano cambiando le sorti del conflitto a detrimento di Haftar.

AL SISI VORREBBE SOSTITUIRE HAFTAR CON UNO DEI SUOI GENERALI

Un segnale, non certo, non verificato, a suffragio della tesi della mossa petrolifera disperata di Haftar a fronte di una impasse sul piano militare, ci viene dalle rivelazioni del Middle East Eye che dà conto di una profonda irritazione del presidente egiziano al Sissi nei confronti di Haftar, della conseguente sua decisione di passare la gestione del dossier libico al controspionaggio militare egiziano e addirittura della volontà del Cairo di sostituire Haftar con uno dei suoi generali.

Un impianto petrolifero libico.

Le ragioni di tale crisi nei fondamentali – per Haftar – rapporti con il Cairo sarebbero da ricercare, appunto, nella sua incapacità di imporsi sul piano militare. Ora, è appurato che Haftar ha rigidamente perso tutte le battaglie che ha ingaggiato, che i suoi “successi” militari sono dovuti unicamente alla aviazione degli Emirati, all’aiuto occulto delle Forze speciali francesi e dei “mercenari” russi della Organizzazione Wagner e alla massa di finanziamenti ricevuti dall’Arabia Saudita che gli hanno permesso di assoldare qualche migliaia di miliziani dal Ciad e dai Paesi limitrofi. Ma è altrettanto vero –va detto- che il Middle East Eye non è affatto una fonte sicura e certa. Ma non è detto che ci sia qualche verità dietro queste rivelazioni.

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M5s, Di Maio annuncia le sue dimissioni ai ministri

Il passo indietro dovrebbe essere ufficializzato nel pomeriggio, nel corso della presentazione dei facilitatori regionali al Tempio di Adriano. Sempre più insistenti le voci di una reggenza affidata a Vito Crimi.

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è pronto ad annunciare nel pomeriggio le sue dimissioni da capo politico del Movimento 5 stelle. Di Maio, a quanto è appreso dalle indiscrezioni delle ultime ore, avrebbe anticipato la sua decisione nel corso della riunione mattutina con i ministri del Movimento. L’annuncio dovrebbe arrivare in occasione della presentazione dei facilitatori regionali, al Tempio di Adriano. Cresce, in queste ore, l’ipotesi di affidare la reggenza del M5s a Vito Crimi, in vista degli stati generali previsti nella metà di marzo. «Oggi pomeriggio alle 17 sarò a Roma insieme a tutti i facilitatori regionali», ha confermato proprio Di Maio di lì a poco su Facebook. «Mi collegherò in diretta perché ho delle cose importanti di cui parlarvi…Vi aspetto. A più tardi. Forza!»

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Scoperte cellule immunitarie capaci di riconoscere diverse forme di tumore

Grazie a un particolare recettore, sarebbero in grado di distinguere sia le molecole presenti sulla superficie di molte cellule tumorali, sia quelle che si trovano sulle cellule sane.

Hanno immediatamente acceso il sogno di future armi globali anti-cancro, capaci di colpire a colpo sicuro ogni forma di tumore, risparmiando le cellule sane: sono le nuove cellule immunitarie sulla cui superficie si trova un recettore potenzialmente in grado di riconoscere cellule tumorali di tipo diverso. Si aprono «interessanti opportunità» per forme di immunoterapia «globali» finora ritenute impossibili, rilevano gli autori della ricerca pubblicata sulla rivista Nature Immunology.

TECNICA CHE TAGLIA E INCOLLA IL DNA

Coordinati da Michael D. Crowther, John D. Phillips e Andrew K. Sewell, i ricercatori hanno individuato le nuove cellule immunitarie grazie alla tecnica che taglia e incolla il Dna, la Crispr. Hanno scoperto così che appartengono alla famiglia delle cellule killer del sistema immunitario, i linfociti T, e che sulla loro superficie si trova un recettore molto particolare, indicato con la sigla Tcr (T-cell receptor). Grazie a esso le cellule T riescono a riconoscere sia le molecole presenti sulla superficie di molte cellule tumorali, sia quelle che si trovano sulle cellule sane. Tuttavia il recettore riesce a distinguere le prima dalle seconde, al punto da uccidere soltanto le prime. Nessuna discriminazione, invece, per le cellule tumorali: il recettore è in grado di colpire tumori solidi e liquidi.

AGGREDITE SOLO LE CELLULE TUMORALI

I recettori delle cellule T finora riuscivano a riconoscere le proteine chiamate Antigene leucocitario umano o Hla (human leukocyte antigen), ma non riuscivano a essere un’arma universale per il fatto che l’antigene Hla è diverso da individuo a individuo. Il vantaggio dei nuovi leucociti T è invece riconoscere una proteina sosia dell’Hla, indicata con la sigla Mr1, che non varia da individuo a individuo. Quest’ultima potrebbe quindi diventare il nuovo obiettivo dell’immunoterapia, ossia la strategia che punta ad aggredire i tumori scagliando contro di essi il sistema immunitario. I primi esperimenti condotti in laboratorio sono interessanti: le nuove cellule T hanno dimostrato di riuscire a riconoscere e uccidere i tumori di polmoni, pelle, colon, seno, ossa, prostata, ovaie, reni e cervice uterina. In tutti gli esperimenti, inoltre, hanno aggredito esclusivamente cellule tumorali, ignorando completamente quelle sane. Positivi anche i risultati preliminari ottenuti nei topi modificati con cellule tumorali umane e sistema immunitario umano.

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Per il virus dalla Cina scanner e più controlli negli aeroporti italiani

Tornano gli scanner a Fiumicino per misurare la febbre ai passeggeri che arrivano da Wuhan, principale focolaio del coronavirus. E spuntano le mascherine per i viaggiatori cinesi.

Come all’epoca della Sars tornano gli scanner all’aeroporto di Fiumicino per misurare la febbre ai viaggiatori che arrivano da Wuhan, la città focolaio principale del coronavirus cinese. I primi a funzionare saranno quelli utilizzati per controllare i passeggeri del volo diretto dalla città.

MASCHERINE PER I VIAGGIATORI CINESI

Intanto si sono viste mascherine per i viaggiatori cinesi, mentre gli occhi restano puntati sugli schermi degli smartphone per leggere le ultime notizie e sulle informazione diffuse dai ministeri. Crescono infatti le preoccupazioni fra chi deve andare in Cina a Wuhan, nel centro del Paese, città con oltre 11 milioni di abitanti e una sviluppata attività di scambi commerciali. Fra i passeggeri in partenza all’aeroporto di Fiumicino per Wuhan c’è chi ha manifestato preoccupazione. Pochissimi i passeggeri occidentali in partenza, la stragrande maggioranza sono di nazionalità cinese. Alcuni indossano la mascherina.

PROCEDURA PER VERIFICARE I CASI SOSPETTI

C’è anche chi ha già vissuto l’emergenza Sars: «L’importante è osservare precauzioni e le indicazioni igieniche necessarie». Allo scalo romano, dove sono tre i voli diretti per Wuhan, è in vigore, come previsto dal Regolamento sanitario internazionale, la procedura sanitaria per verificare l’eventuale presenza a bordo dei voli da Wuhan di casi sospetti sintomatici. Ai check in dei voli interessati, ai controlli di sicurezza e nella sala arrivi figurano totem e locandine informativi del ministero della Salute, di vario formato, in lingua italiana e inglese, con i consigli ai viaggiatori internazionali diretti a di ritorno da Wuhan.

CONTROLLO DELLA TEMPERATURA CON GLI SCANNER

Ma il segno che le cose sono cambiate arriva con la decisione di reintrodurre il controllo della temperatura con gli scanner in funzione dal 23 gennaio, data in cui è previsto il prossimo volo diretto dalla città di Wuhan all’aeroporto di Roma Fiumicino. I controlli scattano comunque già sulla pista, prima che i portelloni si aprano per far scendere i passeggeri. Subito dopo l’atterraggio, viene verificato via radio con il comandante del volo, prima dello sbarco dall’aereo, se durante il viaggio qualche passeggero abbia manifestato sintomi verosimilmente inerenti malattie respiratorie. Solo dopo aver effettuato questo tipo di controllo, che viene fatto ad opera della Sanità aerea, viene quindi data, in caso di risposta negativa, l’autorizzazione all’apertura dei portelloni e alla conseguente discesa dei viaggiatori. In caso contrario, l’eventuale passeggero che avesse accusato problemi di natura respiratoria verrebbe comunque portato per accertamenti presso l’Istituto nazionale malattie infettive L. Spallanzani di Roma.

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Liliana Segre contro la via per Almirante a Verona

Fa discutere la decisione adottata dal Consiglio comunale della città veneta. La reazione della senatrice: «Scelta incompatibile per storia e per logica con la cittadinanza che mi è stata conferita».

Fa discutere la scelta del Consiglio comunale di Verona, che ha votato per intitolare una strada a Giorgio Almirante, lo storico leader del Msi e della destra nazionale, che dopo la caduta del regime fascista di Mussolini aderì alla Repubblica di Salò alleata di Hitler. «Mi chiedo se sia lo stesso Comune, quello di Verona, a concedere a me la cittadinanza onoraria e poi a intitolare una via ad Almirante: si mettano d’accordo!». È stata questa la prima reazione della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto. «Le due scelte sono di fatto incompatibili, per storia, per etica e per logica. La città di Verona, democraticamente, faccia una scelta e decida ciò che vuole, ma non può fare due scelte che sono antitetiche l’una all’altra. Questo no, non è possibile!» ha aggiunto la senatrice .

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Cinquanta farmaci non oncologici sono efficaci contro il cancro

Medicine sviluppate per curare il diabete, stati infiammatori, la dipendenza da alcol e persino l'artrite nei cani si sono rivelate capaci di uccidere le cellule tumorali lasciando intatte le altre. I risultati sorprendenti dello studio pubblicati su Nature Cancer.

Una cinquantina di vecchi farmaci non oncologici, sviluppati per curare il diabete, stati infiammatori, la dipendenza da alcol e persino l’artrite nei cani, si sono dimostrati capaci di uccidere le cellule tumorali in laboratorio. Lo studio è stato condotto da scienziati del Mit, dell’Università di Harvard e del Dana-Farber Cancer Institute ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Cancer.

I ricercatori hanno analizzato migliaia di farmaci e ne hanno trovati 49 in grado di sviluppare un’attività anticancro. I sorprendenti risultati dello studio aprono adesso nuovi scenari per la produzione di farmaci oncologici innovativi e per il riutilizzo in quest’ottica di farmaci già esistenti. Lo screening ha interessato oltre 4.500 molecole, che sono state testate su 578 cellule tumorali appartenenti a 24 tipi diversi di cancro. Gli scienziati hanno così scoperto che 49 farmaci non oncologici riuscivano, di fatto, a uccidere alcune cellule tumorali, lasciando intatte le altre.

«Prima di iniziare, pensavamo che saremmo stati fortunati se avessimo trovato anche un singolo composto con proprietà anticancro. Siamo rimasti molto sorpresi di averne trovati così tanti», ha spiegato Todd Golub, uno degli autori dello studio, direttore del Cancer Program presso il Broad Institute del Mit. Alcuni farmaci hanno agito con meccanismi non comuni, ovvero non inibendo una proteina, ma attivandola. E la maggior parte dei farmaci che ha ucciso cellule tumorali lo ha fatto interagendo con un bersaglio molecolare precedentemente non riconosciuto. Ad esempio il Tepoxalin, farmaco veterinario sviluppato per il trattamento dell’osteoartrite nei cani.

«Lo studio è molto interessante», ha commentato Stefania Gori, presidente della Fondazione Aiom e direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, «si tratta tuttavia di una valutazione effettuata in laboratorio e i risultati non sono al momento traducibili nella pratica clinica per i nostri pazienti. È solo l’inizio di un campo di ricerca che si svilupperà in futuro, per valutare nuovi e inaspettati possibili meccanismi di azione contro le neoplasie».

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Come cambiano i tempi della Brexit dopo

BoJo promette il divorzio da Bruxelles il prima possibile. Voto a Westminster forse già prima di Natale. Dal primo febbraio via al periodo di transizione, con l'obiettivo di raggiungere un'intesa commerciale entro giugno. A quel punto la Brexit diventerebbe effettiva a partire da gennaio 2021.

Con la schiacciante e difficilmente prevedibile, almeno nelle proporzioni, vittoria del partito conservatore alla elezioni nel Regno Unito, il processo verso la Brexit è destinato a subire un’inevitabile accelerazione. Boris Johnson intende presentare al voto di Westminster l’accordo sul divorzio da Bruxelles il prima possibile, forse già entro Natale, vale a dire sabato 21 dicembre. Il via libera definitivo, in ogni caso, arriverebbe solo a gennaio. «Dalle urne è emerso un mandato per la Brexit, che noi onoreremo entro il 31 gennaio» ha detto Johnson di fronte a Downing Street nel discorso della vittoria, ringraziando gli elettori e impegnandosi a «lavorare senza risparmio» anche per una programma di politica interna su temi come sanità, sicurezza e «fine dell’austerità».

IL PERIODO DI TRANSIZIONE A PARTIRE DAL PRIMO FEBBRAIO

Dato per scontato che, avendo i Tory la maggioranza assoluta, l’intesa questa volta passerà, proprio il 31 gennaio, come promesso ripetutamente dal premier in campagna elettorale, sarà il Brexit day. Dal giorno dopo, infatti, inizierà il periodo di transizione che si protrarrà, con tutta probabilità, fino alla fine del 2020.

LA NUOVA INTESA COMMERCIALE GIÀ ENTRO LA FINE DI GIUGNO?

In questo lasso di tempo la situazione resterà identica all’attuale, rimarranno in vigore leggi e accordi tra l’Ue e il Regno Unito fino a quando non ne saranno negoziati altri. In particolare quelli commerciali. Secondo la Bbc, la nuova intesa commerciale tra Bruxelles e Londra dovrebbe essere pronta entro il 30 giugno 2020 e portata in parlamento entro dicembre dello stesso anno.

L’IPOTESI DI UN’ESTENSIONE DEL PERIODO DI TRANSIZIONE

Se sarà ratificata, dal primo gennaio 2021 la Brexit sarà davvero effettiva e tra Unione europea e Regno Unito sarà in vigore un nuovo accordo commerciale (e non solo). Se dovesse essere bocciata, il Regno Unito dovrà chiedere un’estensione del periodo di transizione oppure a gennaio 2021 lascerà del tutto l’Unione senza alcuna intesa. Con un largo sostegno alle spalle, in ogn caso, per Boris sarebbe più semplice perseguire una “hard Brexit” basata su un vago accordo di libero scambio, sull’esempio del modello canadese: una soluzione che allontanerebbe decisamente Londra dall’Europa e la spingerebbe verso l’anglosfera dominata dagli Stati Uniti.

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Greta Thunberg a Torino con i ragazzi dei Fridays for future

La giovane attivista svedese arrivata in Italia a Madrid a bordo di un'auto elettrica. Con lei in piazza in 5 mila. Ad accoglierla striscioni e tanto entusiasmo.

Quasi 5 mila persone hanno accolto a Torino la visita di Greta Thunberg, sbarcata in città in occasione del presidio cittadino dei Fridays for future. Prima di scendere in piazza l’attivista svedese ha incontrato una delegazione di cinque ragazzi del movimento al Teatro Regio. «Torino è una città stupenda», sono state le sue prime parole davanti a uno stuolo di giornalisti e fotografi, «sono molto felice di essere qui, anche se non ho avuto molto tempo per visitarla».

UNO STRISCIONE PER ACCOGLIERLA IN CITTÀ

Sul balcone d’onore di Palazzo Civico è stato affisso uno striscione per darle il benvenuto. Sfondo verde e con un mondo libero dall’inquinamento, lo striscione reca la scritta ‘Welcome to Turin, Greta’. Greta è arrivata da Madrid in auto elettrica, accompagnata dal padre e dal suo staff, compresi alcuni documentaristi che seguono la giovane attivista in giro per il mondo.

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Il discorso di Johnson dopo la vittoria alle elezioni in Gran Bretagna

Il leader dei Tory: «Realizzerò la Brexit entro gennaio, senza se e senza ma».

Dopo la vittoria schiacciante alle elezioni anticipate in Gran Bretagna, il leader dei conservatori Boris Johnson ha tenuto un discorso a Londra ai suoi sostenitori, invitando tutti a ripetere in coro lo slogan della sua campagna per il voto: «Get Brexit done!». E la promessa verrà mantenuta, non ci sono più dubbi.

«Con questo mandato finalmente realizzeremo la Brexit, metterò la parola fine a tutte le assurdità degli ultimi tre anni e usciremo dall’Unione europea entro gennaio, senza se e senza ma», ha ribadito il primo ministro.

I risultati delle urne danno ai Tory «la più grande vittoria dagli Anni 80, quando molti di voi non erano neanche nati. Adesso uniamo il Paese», ha detto ancora Johnson, ben consapevole che anche gli indipendentisti scozzesi si sono rafforzati e puntano a chiedere un nuovo referendum per staccarsi dal Regno Unito e restare nell’Ue.

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