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I segreti dei Navy seal italiani in missione in Iraq contro l’Isis

I militari feriti erano parte di un contingente ristretto altamente selezionato. In missione per il training e l'assistenza ad azioni antiterrorismo non convenzionali. Cosa c'è dietro le operazioni contro i talebani e l'Isis e l'impenetrabilità sui loro ingaggi.

La Task force 44 degli incursori della marina (Goi) e dell’esercito (Col Moschin) colpita dall’attentato in Iraq, nell’area settentrionale tra le città di Kirkuk e Suleymania, è tra i contingenti italiani più enigmatici dell’estero. Al di là dell’incarico ufficiale di «mentoring e di training delle forze di sicurezza irachene impegnate nella lotta all’Isis», precisato nella nota della Difesa sull’accaduto, nulla si saprà nel dettaglio sulle operazioni affidate ai cinque italiani feriti nel Nord dell’Iraq il 10 novembre 2019. Fino a che punto in particolare l’assistenza ai militari del Paese, iracheni e curdi, si spinga a interventi sul campo e di che natura sia questa assistenza, è no comment.

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NON ADDESTRATORI DI ROUTINE

Si può ragionevolmente ipotizzare, sulla base delle missioni, che è emerso (da inchieste giornaliste o da ammissioni ex post, degli stessi governi) dalla Task force 44 in Iraq, negli anni precedenti, o della Task force gemella 45 operativa in Afghanistan contro i talebani, che i militari italiani feriti dall’ordino artigianale esploso (Ied) non fossero a sminare l’area. Un compito fin troppo elementare, come anche l’addestramento di base dei peshmerga curdi e della fanteria irachena, che l’Italia istruisce e allena con la missione Prima Parthica. Come parte della coalizione internazionale Inherent Resolve, costituita nel 2014 contro l’Isis e a guida americana.

GLI INVISIBILI DI PRIMA PARTHICA

Il centinaio di unità di elité stimate nella Task force 44 sono una parte molto ristretta dei 1.100 militari italiani (scesi poi di alcune centinaia) mandati in Iraq per contrastare l’Isis a partire dal 2014. Soprattutto sono una parte sconosciuta, non palesata all’approvazione delle missioni all’estero in parlamento. Unità impiegate semmai per formare corpi di élite antiterrorismo iracheni. Che vuol dire anche guidarli e assisterli, come avveniva nell’Operazione Sarissa in Afghanistan della Task force 45, in esplorazioni speciali, azioni talvolta dirette contro terroristi. Operazioni di cosiddetta guerra non convenzionale. Anche per trovare materiale utile per l’intelligence italiana e le alleate.

Le missioni affidate alle unità speciali italiane degli incursori sono per definizione coperte dal segreto militare

L’ASSISTENZA IN AZIONI COPERTE

Le missioni affidate alle unità speciali italiane degli incursori (anche di corpi scelti dei carabinieri e dell’aeronautica, presenti in task force di questa natura in Medio Oriente) sono per definizione coperte dal segreto militare: contingenti di élite, militari bravissimi in special modo sembra gli italiani, considerati i migliori addestratori al mondo e voluti per lavorare a stretto contatto soprattutto con i corpi scelti americani. Impegnati quest’ultimi in operazioni antiterrorismo, anche in Libia contro al Qaeda ma più platealmente e di recente in Iraq, che i loro vertici non avrebbero mai palesato se non a missione compita. Con la morte per esempio del capo dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi.

Gli incursori del reggimento d’assalto Col Moschin (Wikipedia).

OBIETTIVO: NEUTRALIZZARE I TERRORISTI

La richiesta di una task force per l’Iraq di unità di questo tipo dall’Italia fu rivelata nel 2015 da un’inchiesta de l’Espresso che parlò di un gruppo di «pochi uomini delle forze speciali che colpiscono con discrezione ed efficacia estrema», e di «tanti istruttori, pronti però anche a combattere spalla a spalla con i soldati che addestrano». Dagli accordi di mentoring siglati – per la «neutralizzazione di bersagli di alto valore», si scriveva – , dopo l’Afghanistan che è stato un laboratorio per questo tipo di missioni antiterrorismo, erano pronte secondo indiscrezioni a essere dislocate forze simili in Somalia e in Iraq. Un anno dopo il Fatto Quotidiano tornò a raccontare della «guerra segreta dell’Italia» all’Isis.

Nel 2016 la Task force 44 fu in azione in Iraq durante le offensive contro l’Isis, allora nell’Al Anbar

L’OPERAZIONE CENTURIA

Operazioni militari condotte in Iraq dalle «forze speciali e decise dal governo all’insaputa del parlamento». Da «autorevoli fonti militari», il quotidiano aveva appreso di azioni della «Task force 44» nell’area che nel 2016 era teatro delle principali offensive anti-Isis. Un contingente selezionato, secondo le fonti, ridotto di un centinaio di unità rispetto a quello analogo in Afghanistan, come lasciava intendere anche il nome della nuova operazione Centuria. Degli italiani in azione tra Falluja e Ramadi ne parlavano allora anche i marines, per una missione inquadrata nell’intervento internazionale legittimato dall’Onu del quale è parte anche Prima Parthica. Ma «cosa ben diversa» si specificava da essa.

I NAVY SEAL ITALIANI

Del Comando interforze per le operazioni delle forze speciali (Cofs) italiane fanno parte gli incursori del 9° reggimento d’assalto della Folgore (Col Moschin), della Marina (Comsubin-Goi), del 17° stormo dell’aeronautica e il Gruppo di intervento speciale (Gis) dei carabinieri, affiancati spesso dai parà di ricognizione (185° reggimento) della Folgore e dai ranger alpini (4° reggimento). Il Gis fu creato negli Anni 70 per sconfiggere il terrorismo in Italia. In questi mesi e ancor più dalla morte di al Baghdadi, le intelligence segnalano una recrudescenza degli attacchi jihadisti nel Nord dell’Iraq, soprattutto nell’area di Kirkuk (oltre 30 solo nella prima metà di ottobre) e un aumento di cellule dell’Isis.

DINAMICA E ZONA INCERTE

I militari del commando italiano colpiti dalla bomba artigianale avanzavano a piedi: nel convoglio c’erano anche blindati, ma un pattuglia era a terra. In una zona non ancora identificata con precisione. Da fonti proprie, l’agenzia Ansa ha riportato che si tratterebbe della zona di Suleymania, dentro la Regione autonoma del Kurdistan iracheno. Altre fonti indicano invece l’area a Sud-Ovest di Kirkuk, sul confine interno con la regione, dove avrebbe ora sede la Task Force 44, proprio con il compito di addestrare corpi scelti iracheni di antiterrorismo e forze speciali curde. A la Repubblica più ufficiali dei peshmerga hanno smentito un coinvolgimento curdo nelle operazioni dell’attacco agli italiani.

Fino a che punto l’assistenza antiterrorismo a corpi scelti iracheni può diventare aiuto in scontri e battaglie?

I reparti antiterrorismo Gis dei carabinieri.

CON I CORPI SCELTI DI BAGHDAD?

I connazionali si sarebbero invece trovati in una zona dove erano attive le forze di Baghdad. Sunniti, non è escluso anche sciiti sostenuti dai reparti speciali all’estero dei pasdaran iraniani. E fino a che punto la formazione e l’assistenza antiterrorismo a corpi scelti iracheni può diventare aiuto in scontri e battaglie contro cellule o gruppi dell’Isis? Al confine con il Kurdistan iracheno sarebbe entrata in azione anche l’aeronautica. Un contingente di addestratori italiani molto specializzati, del corpo dei carabinieri, opera poi anche a Baghdad con gli agenti della polizia federale da dislocare nelle zone liberate dall’Isis. La maggioranza dei militari di Prima Parthica (circa 350) si trova invece a Erbil.

LA RIVENDICAZIONE DELL’ISIS

Nella capitale del Kurdistan iracheno si addestrano di routine i peshmerga. A scanso di equivoci, la Task force 44 non ha mai fatto parte neanche della brigata di fanteria Friuli in missione, fino al marzo 2019, a presidio della diga di Mosul dopo la liberazione della capitale irachena dei territori dell’Isis. L’attacco in Iraq agli italiani, rivendicato dall’Isis, è avvenuto alla vigilia dell’anniversario della strage di Nassiriya il 12 novembre 2003. Ma si ritiene che non avesse come target gli italiani. Piuttosto genericamente chi combatte sul campo i terroristi islamici, come il primo ottobre per la bomba al convoglio militare in Somalia. Dove opera un’altra task force speciale italiana contro gli al Shabaab.

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Vinales ha vinto il Gp della Malesia del Mondiale MotoGp 2019

Il pilota della Yamaha ha preceduto Marc Marquez e Andrea Dovizioso. Solo quarto Valentino Rossi.

Maverick Vinales ha vinto il Gp di Malesia di MotoGp, penultimo appuntamento stagionale del motomondiale, disputato oggi sul circuito di Sepang. Il pilota della Yamaha ha preceduto Marc Marquez (Honda) e Andrea Dovizioso (Ducati). Quarto Valentino Rossi sull’aktra Yamaha, mentre il ‘poleman’ Fabio Quartararo ha chiuso al settimo posto, subito dietro Franco Morbidelli, sesto.

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Dresda ha proclamato lo stato d’emergenza nazismo

Il Consiglio comunale teme per «atteggiamenti di estrema destra che arrivano fino alla violenza». Vota contro la Cdu di Angela Merkel.

Il Consiglio comunale di Dresda ha proclamato lo «stato d’emergenza nazismo». La risoluzione della città capoluogo della Sassonia motiva il ‘Nazinotstand’ con il fatto che «atteggiamenti e azioni antidemocratici, anti-pluralisti, contrari all’umanità e di estrema destra che arrivano fino alla violenza vengono apertamente alla luce a Dresda in maniera sempre più forte». La delibera è stata fortemente criticata come meramente simbolica e lessicalmente sbagliata dal partito cristiano-democratico (la Cdu della cancelliera Angela Merkel), che non l’ha votata.

LA CAPITALE DELL’ESTREMA DESTRA TEDESCA

Con la risoluzione votata dalla maggioranza del Consiglio comunale, la città della ex Ddr, simbolo della Seconda Guerra Mondiale nella quale fu devastata dai bombardamenti, si impegna perciò a rafforzare la quotidiana cultura democratica e a proteggere meglio minoranze e vittime di violenza di destra. L’atto è stato votato da Verdi, post-comunisti (Linke), Liberali (Fdp) e socialdemocratici (Spd). È a Dresda, nel 2014, che è nato il partito di estrema destra Pegida, islamofobo, xenofobo e razzista. Ed è qui che ogni anno lo stesso partito tra il 2014 e il 2015 ha organizzato delle manifestazioni settimanali frequentate da persone che intonavano slogan neonazisti. Domenica 20 ottobre si è tenuto il corteo per i cinque anni di Pegida, con decine di migliaia di persone arrivate da tutta la Germania. Ma Dresda ha ospitato marce e raduni neonazisti già prima della fondazione di Pegida, a partire dagli anni tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo.

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Arrestato spacciatore con la Porsche e il reddito di cittadinanza

L'uomo è stato fermato in provincia di Siracusa. In casa aveva 120 grammi di cocaina e risulta percettore dell'assegno di sostegno.

La Guardia di finanza di Siracusa ha arrestato Paolo Nastasi, 41 anni, di Floridia, nel Siracusano, per detenzione di 120 grammi di cocaina a fini di spaccio, nascosta a casa in doppi fondi ricavati nelle lattine di bevande e di un piccolo estintore. A bordo di una Porsche Macan di sua proprietà, Nastasi era stato fermato per un controllo. Risulta percettore del reddito di cittadinanza e aveva con sé 600 euro. Nel corso della perquisizione nella sua abitazione sono stati trovati altri mille euro in contanti.

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La Rai in crisi si aggrappa alla verve di Fiorello

La nuova striscia del comico siciliano è attesa dai dirigenti Rai come una speranza a cui aggrapparsi in un momento di crisi. Tra calo di ascolti e polemiche interne che mettono in discussione i vertici di tivù e radio di Stato.

Lunedì 28 ci sarà la tanto attesa presentazione del progetto Fiorello – con lo showman presente a viale Mazzini – che abbraccia RaiPlay e Radio 2 fino a Natale e per un poco anche Rai1. Infatti lunedì 4 novembre si comincia proprio con la prima delle cinque (solo cinque) pillole di 15 minuti su Rai1. Tutti aspettano Rosario e la sua carica esplosiva per risolvere una parte dei propri problemi. Insomma, una sorta di salvatore, la possibile panacea di tutte le magagne. E ognuno ha validi motivi per sperarlo.

OCCHIO AL CONTRATTO

L’ad Fabrizio Salini cerca di respirare un po’ dopo 15 mesi tutt’altro che facili (anche se le cifre del contratto ancora non firmato da Fiorello non dovrebbero fargli dormire sonni tranquilli, la Corte dei conti è già allertata). Teresa De Santis, che sta trattando l’ingaggio di Nunzia De Girolamo, moglie del ministro piddino Francesco Boccia, come inviato di Linea Bianca, spera di alzare un po’ gli ascolti depressi della rete ammiraglia (anche se 15 minuti sono pochini).

RADIO RAI IN CALO DI ASCOLTI

La direttrice del digitale Elena Capparelli, vicina al consigliere Giampaolo Rossi (Fratelli d’Italia), che in cantiere al momento non ha altri progetti, nonostante RaiPlay fosse destinata ad essere la piattaforma fiore all’occhiello della nuova Rai. E infine soprattutto Roberto Sergio, il direttore di Radio Rai, che con la scusa di Fiorello si è rifatto tutti gli studi di via Asiago ma che raccontano ugualmente in ambasce per la imminente uscita degli ascolti delle radio. Da quando c’è lui – ed è tutto un Cencelli di conduttori e programmi – gli ascolti sono in forte discesa.

POLEMICA SUGLI INVITI ALLA CONFERENZA STAMPA

Intanto, a riprova che attorno all’operazione Fiorello c’è una fortissima tensione emotiva, si è aggiunta la polemica sugli inviti alla conferenza stampa, con il numero dei giornalisti limitato a 50. In più ci si sono messi i consiglieri d’amministrazione, che l’invito lo hanno ricevuto solo la sera venerdì 25 ottobre, suscitando le vibrate lamentele di Beatrice Coletti, che nel cda è in quota 5 Stelle.

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Lewis Hamilton ha vinto il Gp del Messico di Formula 1

Il pilota britannico della Mercedes raggiunge il successo numero 10 in stagione. Secondo Vettel, terzo Bottas. Leclerc solo quarto.

Un altro successo di Lewis Hamilton, un altro trionfo della Mercedes, che dà l’ennesima lezione di strategia alla Ferrari, portandosi a casa il Gp del Messico grazie a una gestione perfetta di pit stop, benzina e gomme. Le Rosse che partivano in prima fila si ritrovano così a doversi accontentare di un secondo posto, quello di Lewis Vettel, e con Charles Leclerc che scivola fuori dal podio, alle spalle di Valtteri Bottas, dopo una gara di inspiegabile sofferenza, complicata da subito da scelte di squadra decisamente rivedibili.

OTTIMA PARTENZA PER LE ROSSE

Erano partite bene le due Ferrari, con Leclerc che aveva conquistato la prima posizione e Vettel che aveva difeso coi denti la seconda dall’attacco di Hamilton. Erano partite male le Mercedes, con Hamilton che dopo esser stato chiuso da Vettel si era toccato con Verstappen e Bottas alle prese con gli attacchi di un olandese scatenato sulla Red Bull. Ad avere la peggio, però, è stato proprio Verstappen, che ha pagato un sorpasso azzardato su Bottas forando la posteriore destra e venendo costretto a un giro intero senza gomma, verso i box, per poi rientrare e compiere una rinocorsa disperata conclusa al sesto posto finale.

LECLERC PENALIZZATO DALLA STRATEGIA

La vita a Leclerc, invece, la complica il muretto, che lo chiama ai box per primo, pensando a una gara d’attacco su gomme performanti, e invece lo costringe a una continua e disperata rincorsa. Alla fine Charles patisce la strategia con un pit stop in più, prima si vede passare davanti Vettel e poi Hamilton, che gode del pit stop anticipato di 15 giri sul tedesco, ultimo a fermarsi tra i big, una mossa che non paga. Decimo successo stagionale per Hamilton, sempre più vincino alla conquista del suo sesto titolo mondiale in carriera.

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