Monthly Archives: Febbraio 2020

Memorial service held for Kobe and Gianna Bryant

Thousands attended a service for the NBA star and his daughter who died in a helicopter crash in January.

Kobe Bryant’s widow sues helicopter firm over deaths

The basketball star died alongside his daughter when the helicopter they were in crashed in fog.

Cosa sappiamo su diffusione, letalità e incubazione del coronavirus

Incognita sugli asintomatici. Gavi conseguenze nel 20% dei casi. Senza sintomi dopo aver preso l'infezione anche per 14 giorni. Caldo e sapone lo combattono. I punti chiave sul tema.

Il nuovo coronavirus SarsCoV2 che sta preoccupando il Nord Italia circola nel mondo da due mesi. Ma ancora molti aspetti non sono chiari: ecco il punto su quanto si sa su questo “nemico invisibile”.

TASSO DI DIFFUSIONE: INCOGNITA SUGLI ASINTOMATICI

«Al momento la stima in 2,3 è calibrata sui pazienti di Wuhan», la città cinese epicentro dell’epidemia, e si ritiene che «fuori dalla Cina sia inferiore all’1%», osserva Giorgio Palù, ordinario di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova. All’origine dell’indeterminatezza c’è il numero dei portatori asintomatici del virus. «Sicuramente è un virus molto diffusibile» e probabilmente comparso un po’ prima di quanto si pensi.

LETALITÀ: CONSEGUENZE GRAVI NEL 20% DEI CASI

Le difficoltà nel calcolare il tasso di letalità sono analoghe a quelle che si incontrano nel calcolare la diffusione. In generale si può dire che sia molto meno letale della pandemia del 2009 e che può dare conseguenze gravi nel 20% dei casi; fra questi ultimi almeno il 50% riguarda persone anziane o con infezioni gravi.

TEMPI DI INCUBAZIONE: IN MEDIA DA UNO A 14 GIORNI

In generale si parla di 14 giorni, anche se «ci sono dati controversi», rileva Palù. Sappiamo inoltre che l’arma che permette al virus di diffondersi con tanta efficienza è il recettore Ace2, che si trova sulla sua superficie: è una chiave molecolare che il virus usa per entrare nelle cellule dell’apparato respiratorio umano, infettandole. Si ritiene che nel nuovo coronavirus il recettore sia 10 volte più efficiente rispetto a quello della Sars. Grazie al recettore Ace2, il virus riesce gradualmente a raggiungere le basse vie respiratorie ed è per questo che è possibile che «una persona con l’infezione non abbia sintomi per un certo periodo, in media da uno a uno a 14 giorni, ma possa essere anche più lungo».

COSA PUÒ DISTRUGGERLO? SOLE, CALDO, SAPONE

«Come ogni virus, anche il coronavirus SarsCoV2 si inattiva alla temperatura di 37 gradi; è inoltre sensibile», spiega Palù, «a saponi, detergenti e disinfettanti, come alla radiazione solare. Resiste invece molto bene al freddo, anche a temperature sotto lo zero».

PERCHÉ ALCUNI NEGATIVI DIVENTANO POSITIVI?

È un fenomeno segnalato dalla Cina e la spiegazione più semplice dipende dal modo in cui è stato eseguito il tampone con cui viene prelevato il materiale biologico da utilizzare per il test. Bisogna considerare, spiega l’esperto, il tipo di campione prelevato, trattamento, il modo in cui è stato conservato, la presenza di fattori che possano avere interferito durante il test, una bassa presenza di particelle di virus nel campione.

COME CERCARE IL PAZIENTE ZERO IN ITALIA?

«È difficile rintracciarlo», osserva Palù, «ma è opportuno fare tutti gli sforzi necessari perché questo permette di identificare i contatti e di ricostruire il tragitto del contagio».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

President Trump in India: Why his visit matters

A crowded cricket stadium and tricky pronunciations marked the first day of the US president's trip.

Nigeria: Video of manatee dragged along road sparks outrage

Nigeria's government is investigating a video of young men dragging a distressed manatee down a road.

Harvey Weinstein survivors described as ‘heroic’

Speaking after his conviction, the District Attorney said this was 'a new landscape for sex assault survivors'

‘I’m not leaving China without my dog’

A Ukrainian woman has told the BBC why she decided to decline evacuation and stay in the coronavirus stricken Chinese city of Wuhan.

World planking record set by ex-marine, aged 62

George Hood managed to plank for 8 hours, 15 minutes and 15 seconds, and then did 75 push ups.

Bufale e truffe che circolano sul coronavirus

Aglio, origano e acqua salata per proteggersi. Cani e gatti portatori di contagio. Finti operatori della Croce Rossa a casa degli anziani. Naso che cola come sintomo che esclude l'infezione. E le immancabili teorie complottiste. Tutto quello a cui NON bisogna credere.

È più virale il coronavirus o una bufala sul coronavirus? Domanda lecita, visto che con il propagarsi del contagio nel Nord Italia hanno cominciato a diffondersi anche fake news, leggende, teorie del complotto. L’altra epidemia, insomma.

FINTI RIMEDI: AGLIO E ACQUA SALATA

Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’Università di Pisa, lo ha detto chiaramente: «Attenzione, tanti ciarlatani cercano di vendere rimedi specifici contro il coronavirus, ma non esistono né cure naturaliomeopatiche che possano in qualche maniera renderci immuni da questa infezione». Eppure qualcuno ha suggerito di usare aglio, origano e olio di sesamo, ma l’Organizzazione mondiale della sanità ha detto che l’aglio ha sì proprietà antimicrobiche, ma nulla più. Anche cospargersi il corpo di olio di sesamo o bere acqua salata non offre alcuna protezione.

ANTIBIOTICI E CANDEGGINA: NON SERVONO

C’è poi chi invita a ingerire antibiotici, che non hanno efficacia contro i virus. E poi la candeggina o l’etanolo possono servire, ma solo se si usano per sanificare le superfici, non vanno certo spalmati sul corpo o sotto il naso.

ANIMALI INFETTI: NESSUNA EVIDENZA

L’altro filone è quello dei falsi veicoli di contagio: molto in voga la teoria secondo cui cani e gatti siano portatori del virus, affermazione su cui non solo esiste alcuna evidenza scientifica, ma è stata smentita dal ministero della Salute, come ha ricordaro la Lega nazionale per la difesa del cane.

LETTERE E PACCHI DALLA CINA: SONO SICURI

Priva di fondamento anche la voce secondo cui pacchi e lettere recapitati dalla Cina possano creare contagio, così come non è pericoloso mangiare cinese.

CROCE ROSSA: OCCHIO ALLA TRUFFA CON GLI ANZIANI

Ora anche la Croce Rossa è intervenuta per mettere in guardia dalla truffa di chi pretende di entrare in casa degli anziani per effettuare il controllo del tampone.

COMPLOTTI: IL LABORATORIO DI WUHAN

Immancabili anche le teorie complottiste. Una delle più diffuse è quella secondo cui il virus sarebbe frutto di ricerche a scopo militare: per qualcuno è venuto fuori da un laboratorio di Wuhan, per altri era allo studio in un campus canadese, dove sarebbe stato rubato, per altri ancora sarebbe stato brevettato in un istituto britannico.

LA STERMINAZIONE CINESE E NOSTRADAMUS

La tesi più catastrofista è quella secondo cui il regime cinese avrebbe confezionato il virus per sterminare la popolazione. C’è poi chi si spinge a sostenere che Nostradamus aveva previsto il coronavirus (e magari anche i Simpson).

PER I RUSSI È TUTTA COLPA DI TRUMP

Una delle teorie più originali è quella divulgata, sia pur tra qualche dubbio, dalla tivù di Stato russa: secondo un servizio rilanciato nel corso programma Vremya, ci sarebbe addirittura la prova che il virus sarebbe stato creato in laboratorio dagli americani su ordine del presidente Donald Trump che, nei concorsi di bellezza da lui organizzati prima di salire alla Casa Bianca, faceva indossare alle vincitrici una corona.

NASO CHE COLA: NON È INDICATIVO

Il portale bufale.net è stato inondato di notizie false sul virus. Abbondano messaggi virali su WhatsApp, come quello secondo il quale chi ha il naso che cola non può avere la polmonite da coronavirus, perché quest’ultima provoca una tosse secca. Dilagano anche gli annunci di chiusura delle scuole in questo o quel paese, forse tentativi di studenti di far saltare realmente le lezioni. Anche se quelli esistono dalla notte dei tempi, non c’è virus che tenga.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Harvey Weinstein guilty: How the Hollywood giant faced his reckoning

The judge said this was not a referendum on #MeToo. But at times, the trial felt like one.

Harvey Weinstein è stato giudicato colpevole di aggressione sessuale e stupro

L'ex produttore di Hollywood scampa al capo di imputazione più grave, aggressione sessuale predatoria, che avrebbe comportato una possibile condanna all'ergastolo.

La giuria ha raggiunto il verdetto: Harvey Weinstein è stato giudicato colpevole per aggressione sessuale di primo grado nei confronti dell’ex assistente di produzione Miriam Haley e di stupro di terzo grado che coinvolge Jessica Mann, aspirante attrice. Per la giuria, l’ex produttore di Hollywood ha anche violentato l’attrice Annabella Sciorra.

LEGGI ANCHE: Perché il verdetto su Weinstein è il tassello finale sul risveglio #MeToo (di Giulia Mengolini)

Su cinque capi d’imputazione, Weinstein è stato giudicato colpevole solo di due. Degli altri tre verdetti di non colpevolezza, due riguardavano l’accusa più grave, aggressione sessuale predatoria, che comportava una possibile condanna dell’ex produttore all’ergastolo. Sei donne hanno testimoniato contro Weinstein al processo di New York, ma il caso della procura era costruito sulle accuse di soltanto due di loro, l’ex assistente Miriam Hailey e l’aspirante attrice Jessica Mann, mentre le altre dovevano servire di supporto. Ora Weinstein deve rispondere di accuse di stupro e molestie sessuali anche in un tribunale di Los Angeles.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Harvey Weinstein guilty over sexual assaults

Weinstein, 67, is acquitted of the most serious charge against him - of predatory sexual assault.

Quanto dobbiamo preoccuparci dell’emergenza Covid-19?

Gli allarmismi non servono a nulla. E sono ingiustificati. Il nostro Sistema sanitario è in grado di reggere all'epidemia. Almeno per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva. Ma non va sovraccaricato ulteriormente. Intervista a Guido Bertolini capo del laboratorio di Epidemiologia clinica dell'Istituto Mario Negri di Milano.

Aumentano i contagi, che hanno superato le 220 unità (172 solo in Lombardia), e i decessi. La sesta vittima è un 80enne di Castiglione d’Adda. Questo il bilancio aggiornato del Covid-2019, il coronavirus che ha messo in ginocchio il Nord Italia.

Sebbene la stragrande maggioranza dei casi, si parla di oltre l’80%, abbia un decorso del tutto simile a quello di una normale influenza, ci si interroga sulla tenuta del nostro Sistema sanitario. A partire dalla disponibilità di posti letto negli ospedali e nei reparti di terapia intensiva in caso i contagi aumentassero ancora.

I POSTI NEI REPARTI DI TERAPIA INTENSIVA

In Italia, spiega a Lettera43.it Guido Bertolini che guida il laboratorio di Epidemiologia clinica dell’Istituto Mario Negri di Milano, dipartimento di Salute pubblica, «il tasso di occupazione dei posti di terapia intensiva è pari all’85%. Ciò significa che c’è un margine del 15% di posti che restano liberi». Nessun allarmismo, dunque. Anche perché «considerando che un quarto dei pazienti è ricoverato in seguito a interventi chirurgici programmati, in caso di emergenza è possibile posticipare le operazioni in modo da liberare un altro 25% di posti. Anche nella peggiore delle ipotesi il 40% dei letti sarebbe disponibile».

LEGGI ANCHE: Cinque risposte a cinque domande sul nuovo coronavirus

Tradotto in numeri, continua Bertolini, stiamo parlando di una stima di 450, 500 reparti di terapia intensiva in tutta Italia, ognuno dei quali ha una media di otto posti letto, per un totale di oltre 4.000 posti. A cui vanno aggiunti tra l’altro quelli dei reparti specialistici. Si arriva così a una stima che tocca i 5 mila posti. Per quanto riguarda la Lombardia, la regione più colpita, il numero di posti nelle terapie intensive si aggira attorno ai 400. Cifra che come abbiamo visto è da rivedere al rialzo. A preoccupare, e non certo da ora, è invece la situazione dei posti letto “ordinari”.

GIUSTIFICATE LE MISURE DI CONTENIMENTO

Per questo motivo, secondo Bertolini, Regione Lombardia giustamente ha predisposto l’isolamento a domicilio di alcuni soggetti in quarantena in modo da non sovraccaricare ulteriormente un sistema già in affanno. Presto saranno inoltre disponibili centinaia di posti in strutture militari messe a disposizione dall’esercito. Misure necessarie visto che solo nella cosiddetta zona rossa, cioè gli 11 del Lodigiano considerati focolaio dell’epidemia, sono 50 mila le persone in isolamento. Anche le misure di contenimento messe in atto, secondo il ricercatore, sono giustificate. Un’ondata concentrata di casi, infatti, peserebbe sulle strutture ospedaliere non tanto per la gravità dei singoli casi, ma piuttosto per la difficoltà di gestirli.

LEGGI ANCHE: Virologi contro, il coronavirus è poco più di un’influenza o no?

PERICOLOSA, MA NON LETALE

Meglio infatti ripetere che il Covid-19 è preoccupante soprattutto perché si tratta di una patologia nuova, «di cui nessuno ha memoria immunologica». Cioè è dotato di anticorpi in grado di contrastarla. Anche la sua mortalità, sottolinea Bertolini, è abbastanza bassa: parliamo del 2 – 2,5%, 25 volte in più della normale influenza stagionale. Ma anche in questo caso occorre essere cauti. Le percentuali si riferiscono alla Cina, dove la mortalità è sovrastimata anche perché molti casi leggeri non sono stati censiti a causa della mancanza di strumenti diagnostici. I tamponi, per semplificare. Non solo. È innegabile che l’assistenza fuori da quel contesto, e quindi anche in Italia, sia migliore.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Tanzania journalist Erick Kabendera freed after seven months

Erick Kabendera had been charged with money laundering, tax evasion and leading organised crime.

Oms: «Coronavirus? Prepariamoci a una potenziale pandemia»

Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che si tratta ancora «solo di epidemia» e che è necessario concentrarsi sul contenimento del Covid-19, senza paure.

Parlare di pandemia, al momento, per descrivere l’emergenza coronavirus non è corretto. A dirlo è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus che precisa: si tratta «solo di epidemia». E aggiunge: «Dobbiamo contrarci sul contenimento e, allo stesso tempo, fare ogni cosa possibile per prepararci ad una potenziale pandemia». Quindi, secondo l’Oms, non è proprio da escludere la diffusione del Covid-19 su larga scala. Anche se, sottolinea ancora il direttore: «C’è necessità di misure cautelative, ma non di paura».

OMS: PREOCCUPATI PER L’IMPROVVISO AUMENTO DEI CASI IN ITALIA, IRAN E COREA DEL SUD

A preoccupare l’Oms, oltre alla Cina, è «l’improvviso aumento dei casi in Italia, Iran e Corea del Sud», come ha spiegato Tedros Adhanom Ghebreyesus, evidenziando che «al momento, fuori dalla Cina, ci sono 2.074 casi in 28 Paesi e 23 morti».

AL PRIMO POSTO, LA SICUREZZA DEGLI OPERATORI SANITARI

Il direttore generale ha anche speso alcune parole per gli operatori sanitari. «Tutti i Paesi devono mettere al primo posto la tutela degli operatori sanitari – ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus – e le comunità devono proteggere le fasce più deboli, i più anziani e i soggetti con condizioni sanitarie pregresse».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Gli anziani nel mirino delle truffe sul coronavirus

Finti operatori sanitari prendono appuntamenti via telefono o si presentano alla porta proponendo test a domicilio sul virus. Casi segnalati in Lombardia, Piemonte ed Emilia. L'allarme della Croce Rossa.

Come in tutte le emergenze, purtroppo, c’è chi trova il modo di farci dei soldi. Sempre più segnalazioni di truffe legate al coronavirus, soprattutto a danni di anziani, arrivano alle forze dell’ordine in tutto il Nord Italia. I carabinieri di Bergamo e di Milano hanno spiegato che nelle regioni interessate dall’emergenza sono stati segnalati finti tecnici delle Agenzie di tutela della salute (Ats) che dicono alle vittime di essere arrivati per fare il tampone del coronavirus per entrare in casa e rubare denaro e oggetti di valore.

«Falsi addetti delle Ats si stanno presentando nelle case millantando di eseguire tamponi con l’obiettivo di derubare le vittime. L’appello che rivolgiamo a tutta la popolazione è quello di non aprire le porte, ma di avvertire subito le Forze dell’Ordine», è il messaggio alla cittadinanza dell’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato, dopo gli episodi segnalati. «Speculare su quanto sta accadendo oggi è da sciacalli», afferma De Corato, «per questo auspico che si possa far luce su queste truffe e auguro il massimo della pena ai delinquenti».

Alcuni tentativi di truffa sono stati segnalati anche a Piacenza e nel Torinese, ad opera di finti volontari della Croce Rossa che hanno telefonato a casa di anziani per effettuare il controllo del tampone per la ricerca del coronavirus. Il Comune di Romano ha diffuso un avviso nel quale si invita la popolazione, in caso di chiamate simili, a contattare subito il 112.

«Diversi comitati locali ci segnalano una truffa telefonica su finti volontari della #CroceRossa che propongono test domiciliari sul #Coronavirus. Vi informiamo che non è stato disposto alcun tipo di screening porta a porta e invitiamo tutti a fare attenzione», spiega la Croce Rossa in un tweet precisando poi che eventuali «casi sospetti devono essere alle autorità competenti. Per informazioni e chiarimenti, il nostro servizio ‘Cri Per le Persone’ 800.065510 è attivo H24».

La Polizia ricorda che gli operatori sanitari effettuano visite ed eventuali esami a domicilio solo se allertati preventivamente dai cittadini stessi che abbiano segnalato sintomi sospetti o la necessità di accertamenti: «In nessun caso avviene che siano gli operatori sanitari a contattare, di propria iniziativa, le persone, né telefonicamente né presentandosi alla porta: qualsiasi approccio di questo genere va pertanto respinto, rivolgendosi immediatamente alle autorità per consentire un tempestivo intervento».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Trump India visit: Seven claims about India fact-checked

President Donald Trump is on his first official visit to India.

In che senso il coronavirus si diffonde come nei social media

Le malattie infettive interagiscono tra di loro. E rendono un'infezione più contagiosa di quanto non lo sarebbe da sola. Sullo stesso modello con cui si propaga un video virale, condiviso ovunque finché non l'ha visto un buon numero di persone. La ricerca dell'università del Vermont.

Del resto lo dice la parole stessa: “virale“. Coronavirus come i social network: il contagio – così come per le altre malattie infettive quali influenza o polmonite – si sviluppa o diffonde seguendo un modello simile a quello che avviene su Twitter o Facebook. Ma in che senso? Le malattie contagiose, al pari delle persone, interagiscono tra di loro, e la scoperta dell’università del Vermont è stata pubblicata sulla rivista Nature Physics.

MECCANISMO DEL “RINFORZO SOCIALE”

Per intendersi, l’esempio tipico è quello del cosiddetto “rinforzo sociale“: cioè 10 amici che ti dicono di andare a vedere Star Wars convincono di più di un solo amico che suggerisce la stessa cosa 10 volte. L’identico meccanismo avviene quando c’è la presenza di più malattie diverse, che rendono un’infezione più contagiosa di quanto non lo sarebbe da sola.

UN CONTAGIO IN PIÙ COMPLICA IL QUADRO

Laurent Hébert-Dufresne, uno dei coordinatori della ricerca, ha spiegato: «L’interazione delle malattie è la norma, più che l’eccezione. Però, quando elaboriamo dei modelli sulla loro diffusione, è quasi sempre sulla singola malattia». I virus vengono mappati come se fossero dei patogeni isolati. Ma la presenza anche di un contagio in più nella popolazione può cambiare il quadro, rendendolo più complesso.

SALTI NELLE DIMENSIONI DELL’EPIDEMIA

Una volta che si hanno queste modifiche, i microscopici cambiamenti nel tasso di trasmissione possono innescare dei salti nelle dimensioni dell’epidemia maggiori del previsto: un modello di diffusione già osservato nell’adozione delle tecnologie innovative, nello slang e altri comportamenti sociali “contagiosi”.

UNO STARNUTO PUÒ DIFFONDERE UNA SECONDA INFEZIONE

Insomma le patologie possono rinforzarsi a vicenda attraverso i sintomi: per esempio il virus del raffreddore, quando si starnutisce, aiuta a diffondere una seconda infezione. Oppure una malattia che indebolisce il sistema immunitario dell’organismo ospite può rendere la popolazione più suscettibile a una seconda, terza o quarta malattia.

COME LA CONDIVISIONE DEI SOCIAL TREND

Quando si rinforzano l’una con l’altra, le malattie si diffondono più velocemente, per poi affievolirsi quando si esauriscono nei nuovi ospiti. Lo stesso modello caratterizza la diffusione dei social trend, come i video virali, condivisi ovunque finché non li ha visti buon numero di persone.

IMPORTANTE SAPERE QUANTI HANNO INFEZIONI MULTIPLE

I ricercatori hanno anche rilevato che gli stessi schemi dall’interazione delle malattie si hanno anche quando un contagio biologico interagisce con uno sociale: per esempio la diffusione di un virus insieme con una campagna anti-vaccinale, come per il morbillo. Nel caso del coronavirus, contemporaneo alla stagione influenzale, conclude Hébert-Dufresne, «è importante sapere quali casi hanno infezioni multiple, e quali pazienti sono andati in ospedale con l’influenza perché spaventati dal coronavirus».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Katherine Johnson: Nasa mathematician dies at 101

Ms Johnson, who helped launch the first American into orbit, was featured in the film Hidden Figures.

Cinque risposte a cinque domande sul coronavirus

Il nostro Sistema sanitario è in grado di affrontare l'emergenza? Ci sono posti letto sufficienti in terapia intensiva? E davvero il Covid-2019 è più pericoloso della normale influenza? Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.

Sulla pericolosità del coronavirus Covid-2019 è stato detto e scritto tutto e il suo contrario. I media sono stati accusati di aver ingigantito la portata del fenomeno, spingendo così l’esecutivo a prendere misure eccezionali, ritenute esagerate da alcuni, tardive da altri. Necessarie da molti.

Lo stesso mondo scientifico si è diviso sul tema. Basti pensare all’aspro confronto social tra Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia clinica, virologia e diagnostica bioemergenze dell’ospedale Luigi Sacco di Milano – ormai ribattezzato lo Spallanzani del capoluogo lombardo – e il virologo Roberto Burioni.

Solo il tempo e i numeri diranno chi ha ragione e chi ha torto, ma c’è anche un parametro da non sottovalutare: sarà la tenuta del nostro sistema sanitario a stabilire in ultima istanza la gravità dell’evento. 

1. CI SONO POSTI LETTO SUFFICIENTI?

Per questo è utile iniziare dal numero dei posti letto disponibili. Perché il Covid-2019, nelle sue espressioni più acute costringe al ricovero in terapia intensiva. In tutta Italia i posti letto nei reparti di terapia intensiva sono circa 5 mila, vale a dire 8,42 per 100 mila abitanti. E certamente non tutti sono in strutture ad alto biocontenimento. Va anche ricordato però che la stragrande maggioranza dei pazienti hanno un decorso senza complicazioni, del tutto simile a quello di una normale influenza.

LEGGI ANCHE: Milano alle prese con il panico da coronavirus

«L’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di casi», si legge sul sito del Cnr, «causa sintomi lievi/moderati (una specie di  influenza) nell’80-90% dei casi. Nel 10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia intensiva. Il rischio di gravi complicanze aumenta con l’età, e le persone sopra 65 anni e/o con patologie preesistenti o immunodepresse sono ovviamente più a rischio, così come lo sarebbero per l’influenza». Più preoccupante quindi sarà la gestione dei malati “ordinari” e di chi è in quarantena. Il rischio, infatti, è che non ci siano posti disponibili e sicuri.

2. CHI È PIÙ A RISCHIO?

Come in ogni ondata influenzale sono più a rischio anziani e immunodepressi. Anche l’ultima vittima, un 80enne di Castiglione d’Adda, era stato colpito da infarto. Questa tendenza era già stata osservato in Cina.

coronavirus news italia quarantena
Turisti con la mascherina a Venezia. (Ansa)

Se si prendono in considerazione i dati pubblicati nel Chinese Journal of Epidemiology, benché fermi allo scorso 11 febbraio, il numero di decessi sale all’aumentare dell’età: rischio minimo (0,2%) nelle fasce d’età 10-39 anni, al 0,4% tra i 40 e i 49 anni (0,4%) per triplicare (1,3%) in quella successiva  tra i 50 e i 59 anni. Tocca il 3,6% dei decessi nei malati che hanno tra i 60 e i 69 per sfiorare l’8% nel campione tra i 70 e i 79 anni. Si spinge al 14,8% tra chi ha più di 80 anni. Dall’inizio dell’epidemia all’11 febbraio scorso in Cina non si sono registrati invece decessi da coronavirus sotto i 10 anni. Se si considera che, secondo i dati più recenti di Eurostat, il nostro Paese ha la percentuale maggiore in tutta Europa di over 65 (nel 2017 erano il 35%), più che un rischio epidemia si potrebbe andare incontro a uno stress eccessivo del nostro sistema sanitario.

3. PERCHÉ PROPRIO IN ITALIA TANTI CASI?

Mentre si cerca ancora il vero paziente zero, essenziale per rintracciare tutti gli altri possibili vettori del Covid-2019, ciò che stupisce è il rapido aumento di casi in così poche ore, che ci ha trasformato da Paese sicuro a quello con il più alto numero di infetti dopo Cina e Corea del Sud. Come sia potuto accadere lo ha spiegato al Corriere della Sera, Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive all’Università di Milano e primario del reparto di Malattie infettive III dell’Ospedale Sacco: «Da noi si è verificata la situazione più sfortunata possibile», ha detto Galli, «cioè l’innescarsi di una epidemia nel contesto di un ospedale, come accadde per la Mers a Seul nel 2015. Purtroppo, in questi casi, un ospedale può diventare uno spaventoso amplificatore del contagio se la malattia viene portata da un paziente per il quale non appare un rischio correlato».

coronavirus italiani diamond princess ritorno
La Diamond Princess al porto di Yokohama, in Giappone (Ansa).

Insomma, la struttura si è trasformata in una Diamond Princess italiana. E se il numero di contagiati su una nave che ospita passeggeri in piena salute è esploso, figurarsi cosa può significare concedere l’accesso al Covid-2019 a un luogo che ospita persone già debilitate. Va anche detto che il virus ha un’alta contagiosità perché totalmente nuovo, nessuno ne ha memoria immunologica. Dunque siamo tutti più vulnerabili.

4. È PIÙ PERICOLOSO DELLA NORMALE INFLUENZA?

Arriviamo quindi al punto più scivoloso che, come si è visto, sta facendo dibattere anche gli esperti. Il coronavirus Sars-CoV-2, che causa la malattia ribattezzata dall’Oms Covid-19 è o non è più pericoloso dell’influenza stagionale? Sul lungo periodo, saranno i numeri a dirlo. Per esempio, sappiamo che secondo i dati di sorveglianza Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità, l’influenza stagionale in Italia «causa circa 200-300 morti all’anno e altri 7-8 mila sono causati indirettamente dall’influenza in persone con malattie pregresse di tipo cardiovascolare, respiratorie e altre».

I contagi da coronavirus hanno superato i 200.

Al momento il Covid-2019 ha una mortalità, secondo le statistiche che arrivano dalla Cina, del 2-2,5%, quindi ben più alta. Quel che è certo è che l’ultima influenza, sempre secondo Influnet, ha colpito oltre 5 milioni e mezzo di italiani e, nella sola settimana del 10 febbraio, ha contagiato oltre 650 mila persone. Numeri impressionanti, eppure viene considerata una influenza di aggressività media e siamo già oltre al picco stagionale. Logica vuole che sia lecito, allora, attendersi un alto numero di casi di infezione da coronavirus senza che per questo si debba finire in preda al panico: mentre l’influenza viene lasciata libera di circolare i focolai del Nord Italia di Covid-19 sono stati prontamente arginati.

5. SERVIVA LA QUARANTENA PER CHI ARRIVAVA DALLA CINA?

Imporre la quarantena a tutti coloro che provenivano dalla Cina, anche con scali intermedi, avrebbe ridotto il rischio contagio a livello teorico, ma sul piano pratico oltre a essere difficilmente realizzabile, qualcuno sarebbe comunque scappato dalle maglie dai controlli. Nulla impediva infatti a un viaggiatore di raggiungere l’Italia con altri mezzi, come la macchina, il bus o il treno. Senza contare poi che in caso di scali intermedi tutti i Paesi hanno messo in atto controlli sanitari.

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Powered by WordPress | Designed by: diet | Thanks to lasik, online colleges and seo