Monthly Archives: giugno 2012

Il pressing della moglie per convincere Bossi a candidarsi a sorpresa

Non s’? fatto vedere. Umberto Bossi ha snobbato il primo giorno del congresso leghista ad Assago, Milano. I fedelissimi speravano di avvistarlo prima delle 11, perch? confidavano potesse candidarsi contro Roberto Maroni con un colpo di teatro che sarebbe stato clamoroso. Nulla di tutto questo. Il fondatore ? rimasto a casa, stremato dalla trasferta svizzera dell’altro giorno. Oggi, programma alla mano, ? atteso di buon mattino. Verso le 10 pronuncer? il suo intervento. Orario infelice, che di solito viene riservato alle seconde linee. Il Senatur ? pronto a incassare la qualifica di presidente federale, che occupa da quando ha mollato la tolda di comando per gli scandali dei rimborsi elettorali.

Chi ha parlato col fondatore in questi giorni, lo descrive preoccupato dal clima infuocato in cui si celebra l’assise. Umberto ha dato il via libera alla candidatura di Bobo, ma in cuor suo non intende lasciargli carta bianca. L’ex ministro delle Riforme ? convinto di essere lui e solo lui il garante dell’unit? dei lumbard. E in questi ragionamenti ha il suo bel peso anche la famiglia. A Gemonio, sussurrano le linguacce, la moglie Manuela Marrone ? inferocita per la piega che hanno preso gli avvenimenti. E sarebbe stata la signora a insistere (inutilmente) per chiedergli di sfidare l’ex ministro dell’Interno. In tutto questo, i bossiani pi? integralisti continuano a buttare benzina e dicono peste e corna di Bobo, facendo crescere la diffidenza del Senatur.

Ieri Bossi non ha fatto colpi di teatro, anche perch? ha accettato un patto scritto con Maroni. Un accordo che prevede, tra le altre cose, generiche rassicurazioni economiche che permettono all’Umberto di dormire sonni tranquilli. In pi?, il nuovo statuto che sar? votato oggi lo cita espressamente, riservandogli un posto blindato all’interno del partito. Ma un conto sono le etichette, e Bossi ha gi? detto che quelle non gli servono, un altro i reali poteri. E la verit? dei numeri ? cruda. Il fondatore non ha pi? il partito in mano. Negli ultimi mesi parecchi dirigenti l’hanno apertamente messo in discussione. In prima linea c’? chi, come Flavio Tosi, ? l’unico a vantare scintillanti risultati elettorali alle ultime amministrative. Ieri, quando il sindaco parlava dal palco, alcuni bossiani hanno abbandonato la sala per marcare la distanza.

Anche il potere concesso a Bossi nel nuovo statuto, ovvero l’ultima parola sulle espulsioni, rischia di essere disinnescato dall’iniziezione di maroniani nel comitato che lo affiancher? nelle scelte. Il progetto ? ritagliargli spazi sempre minori. Oltre ai numeri, il Senatur ha un altro problema. Forse anche per la stanchezza figlia del fisico acciaccato, fatica a sintonizzarsi con gli umori del suo popolo. L’altro giorno ? andato in Svizzera per siglare la nascita dell’euroregione alpina. Un accordo che aveva spacciato come ?novit? sensazionale per il Nord?, per? sopra il Po si parla di tasse e pensioni. Non di altro.

Ieri Bossi non s’? fatto vedere anche perch? stanco dalla missione elvetica, dove aveva incontrato pure Roberto Formigoni. Si racconta che il Senatur, nelle ultime ore, sia stato tentato da telefonare a Silvio Berlusconi, con cui ? ancora legato da un solido rapporto di amicizia. Oggi cala il sipario sulla monarchia assoluta di re Bossi, che ha governato la Lega fin dalla sua fondazione. Stamattina il vecchio leone prover? ancora a ruggire?

di Matteo Pandini

Maroni segretario, ma solo per 3 anni

? arrivato il giorno di Roberto Maroni segretario federale. L’ex ministro dell’Interno ? il candidato unico alla leadership del Carroccio. Probabilmente verr? incoronato per acclamazione. Il fatto di non avere rivali ? stata la sua ultima prova di forza. I bossiani pi? irriducibili?hanno provato fino all’ultimo a offrirgli uno sfidante, ma non ce l’hanno fatta. Bobo si prende la Lega, sfruttando quel consenso che era esploso fragorosamente dopo la scelta di via Bellerio di impedirne i comizi. Era l’inizio dell’anno. Da allora, per Maroni ? stato un crescendo di popolarit? che neanche Bossi ? riuscito ad arginare. Soprattutto dopo gli scandali che hanno travolto la famiglia del Senatur e i colonnelli come Rosi Mauro e Francesco Belsito, entrambi espulsi. Si diceva che il grande difetto di Maroni fosse la timidezza, da intendere come incapacit? di andare fino in fondo nello scontro col Senatur. E invece, spinto dai fedelissimi che sono pi? maroniani di lui, da tempo Bobo ha rotto gli indugi.

Pochi giorni fa, quando Umberto aveva avvertito su Sky Tg24 di non volersi fare da parte, Maroni ha risposto piccato: ?Il segretario federale dovr? avere tutti i poteri?. Altrimenti, ha spiegato a destra e manca, si sarebbe chiamato fuori perch? ?non voglio fare il Lorenzo Cesa della Lega?. Infatti non s’? ritirato. Ha annunciato la candidatura all’ultimo minuto, solo ieri mattina, quando ? andato in scena il primo giorno del congresso. Un antipasto alla camomilla in attesa del piatto forte di oggi.

Quando Bossi voleva emarginare qualcuno, a Pontida come a Venezia, faceva in modo di ritagliargli un orario infelice per l’intervento. Ebbene, oggi il fondatore parler? per primo, verso le 10. E Maroni avr? tutto il tempo per calibrare il suo discorso ed, eventualmente, rispondere. Bobo pensa a una segreteria breve, tre anni al massimo. Ha gi? studiato la situazione per farsi affiancare da tre vice sotto i 45 anni: il lombardo Giacomo Stucchi, il veneto Federico Caner e il piemontese Claudio Sacchetto. Vuole un partito con meno folclore e dita medie alzate e pi? concretezza. L’obiettivo politico pi? ghiotto a breve-medio termine si chiama Lombardia: le linguacce giurano che Bobo vorrebbe soffiare la poltrona a Roberto Formigoni, ma di sicuro i padani non intendono staccare la spina al governatore aprendo una crisi con il Pdl, nonostante i toni bellicosi che ieri ha sfoderato Matteo Salvini: ?Formigoni, sveglia!?.

Al di l? delle strategie politiche, per Maroni c’? un partito da ricucire e rialzare. I bossiani pi? irriducibili non potranno essere cacciati d’un botto, e lo stesso Bobo ha giurato di non voler fare purghe. Per? il veleno non manca. Dopo che il ligure Giacomo Chiappori aveva pronosticato che ?senza Umberto (Maroni, ndr) non riuscir? a reggere la Lega?, ieri sono arrivati altri mortaretti. Giovanni Torri ha detto: ?Non dimenticher? mai quel giorno a Bergamo con Bossi e le sue lacrime e un altro con la scopa in mano. Bossi non si mette in discussione?.

Poi ci sono i nodi territoriali. Soprattutto veneti. Che da sempre lamentano l’eccessivo peso della Lega Lombarda, nonostante la forza elettorale del Carroccio tra i Serenissimi. Bobo ha la fiducia assoluta del sindaco veronese Flavio Tosi, e ieri ha incassato il messaggio scaccia-tensioni del governatore Luca Zaia: gli avevano chiesto di dirigere i lavori, lui s’? detto onorato ma aveva gi? preso un altro impegno. Oggi, per?, comander? le operazioni. La ricetta di Bobo ? lasciare massima libert? alle varie regioni (nazioni, nel vocabolario lumbard). In concreto: la Liga Veneta potr? allearsi con liste civiche o partiti in piena autonomia. La stessa cosa varr? per tutti gli altri territori. Maroni vuole una gestione collegiale, col coinvolgimento dei sindaci e degli amministratori in generale. La Lega 2.0 passa dalla monarchia assoluta di Bossi a una democrazia maroniana, o almeno ? quello che spacciano i barbari sognanti che tifano Bobo. Il quale s’arrabbia se sente parlare di maroniani o bossiani, ?c’? solo la Lega?, perch? ? il primo mattoncino per ripartire. Roberto Calderoli, che con Maroni non sempre ? andato d’amore e d’accordo, ?assicura: l’ex ministro dell’Interno ?avr? gli stessi poteri di Bossi?. Ieri Maroni ha fatto capolino al congresso senza prendere parola. Ci hanno pensato alcuni fedelissimi a tirare stoccate. Per Salvini ?non ci dobbiamo vergognare, chi si deve vergognare pu? andarsene pure in Marocco?, e i pi? maliziosi ci vedono una frecciata al Trota che poco tempo fa era andato in ferie nel paese africano. Pi? esplicito Tosi: ?Chi ha sbagliato va allontanato?, e alla fine dice solo ?viva Maroni?.?

di Matteo Pandini

Il sadomaso che te lo ammoscia

Ho letto le 548 pagine di ?Cinquanta sfumature di grigio? in una mattinata scarsa e sto ancora rimpiangendo di non aver dedicato quelle quattro ore a qualcosa di intellettualmente pi? impegnativo. Che so, una manicure alla lavanda, un percorso idroterapico, una replica di ?Uomini e donne?. E se vi viene il sospetto che stia esagerando, ? perch? non avete letto il libro in questione, ma ne avete sentito parlare come di una sorta di manuale romanzato del bondage, come di un libro che vi piazzer? l’ormone su una sella da rodeo. Io vi avverto: questo libro sta alla letteratura erotica come Martufello sta alla satira Menippea. E lo dico soprattutto alle donne, che secondo il battage pubblicitario, sarebbero le principali responsabili di questo inspiegabile caso editoriale.?

Gi? la trama dovrebbe bastare a ?regalarvi la pace dei sensi fino al climaterio: una giovane e inesperta sciapetta incontra un potente e fascinoso miliardario che inizia una relazione con lei ad alto tasso erotico, ma solo dopo averla obbligata a firmare un contratto. Che poi, sostanzialmente, basta sostituire la stanza del bondage con una vista lago ed ? la storia di Clooney e la Canalis. Il tutto, raccontato con un virtuosismo narrativo tale, da farmi sospettare che ?E.L.James? sia uno pseudonimo e il romanzo sia stato in realt? scritto a quattro mani da Federico Moccia e Melissa P. dopo sei moijti. Le prime cento pagine, quelle in cui di sesso manco a parlarne, sono incredibilmente le pi? imbarazzanti. Giuro. Avessi letto la minuziosa descrizione di un amplesso selvaggio tra Franco Trentalance e una pecora a lana corta, avrei provato meno imbarazzo che a leggere il tripudio di metafore, aggettivi e clich? alla Harmony snocciolati dall’autrice nella fase climax del racconto. Imbarazzante, per dire, l’incipit con la gag in cui la protagonista frana tra le braccia del bello e impossibile, gag che solo in ?Natale sul Nilo? viene utilizzata sedici volte. Non ? credibile neppure leggendo il romanzo sotto l’effetto di droghe pesanti o di una telecronaca di Fulvio Collovati, che Anastasia frani addosso a Christian dopo essere inciampata nel tappeto dell’ufficio, dopo che un ciclista ha rischiato di investirla, dopo eccessi alcolici, dopo un principio di svenimento e dopo pratiche bondage. Poi. La signora dovrebbe giurare sulle orecchie del ministro Giarda che non abbiner? mai pi? il sostantivo ?occhi? con l’aggettivo ?ardenti?. ?

Il protagonista ha occhi ardenti a pagina 33, 345, 359 e a parte il fatto che in commercio esistono colliri ottimi, la scrittrice dovrebbe sapere che gli occhi ardenti (?occhi di brace? per la precisione), sono il passaggio pi? alto del testo ?Ricominciamo? di pappalardiana memoria. Passino le espressioni ?ginocchia tremanti?, ?farfalle nello stomaco?, e ?le gambe come gelatina? di cui il libro ? ignobilmente disseminato, ma il passaggio ?la sua voce ? roca e calda come cioccolato nero fuso al caramello? sarebbe inaccettabile anche se lo dicesse Benedetta Parodi parlando della voce di Fabio Caressa mentre spadella in cucina. Ma soprattutto, se sei una scrittrice erotica e non ti viene in mente un modo migliore per definire l’organo genitale femminile di ?oscuro luogo inesplorato?, forse dovresti scrivere l’oroscopo di Grazia, non libri erotici. Un luogo oscuro inesplorato ? il tunnel di Atlantide, non la patonza, suvvia. In materia di dialoghi, le cose non vanno certo meglio.?

L’apice si tocca quando Anastasia viene invitata ad andare a prendere un caff? al bar con Christian e al suo ritorno a casa, la coinquilina le domanda: ?Com’? andato l’appuntamento? So che detesti il caff?!?. ?Qualcuno in Mondadori potrebbe riferire alla signora James che ?andiamo a prendere un caff?? ? un modo di dire e che al bar ? possibile ordinare bevande alternative quali t? e Coca Cola, cosa di cui le coinquiline sono generalmente a conoscenza? Argomento sesso. Ed ? su questo, paradossalmente, che la scrittrice sembra avere le idee pi? confuse. Intanto vabb?, in un mondo in cui le tredicenni si fanno palpare per una ricarica da dieci euro, Anastasia ? una laureanda vergine. Che tu dici: abbiamo creduto alle gare di burlesque, crediamo anche a questa. Poi per? la scrittrice ci chiede di credere anche al fatto che la notte della sua prima volta con Christian, Anastasia abbia la bellezza di due orgasmi, il primo dei quali ottenuto grazie a esperte manovre del bel manager su suoi capezzoli. Ora, in tutta onest?: la prima volta ? gi? tanto se una ragazza riesce a farlo senza pensare al padre che l’aspetta a casa con la scacciacani o alle lenzuola splatter, e questa tizia avrebbe goduto come un riccio perch? lui le gira il capezzolo come ?la manopola delle stazioni radio? Poi c’? la faccenda dei ruoli. Anastasia sarebbe la vittima Sottomessa e Christian il cinico Dominatore. Lui, il bavoso, sadico essere in cui la dolce Anastasia si imbatte, pretende che lei firmi un contratto che la obblighi a rispettare le regole di sottomissione. E qui viene il bello. Perch? tra una clausola e l’altra tipo ?se non ti dispiace ti frusterei come il cavallo della contrada del Bruco? o ?di tanto in tanto ti legherei con lo spago dell’arrosto?, il Dominatore obbliga la povera Anastasia ad accettare un budget per vestiti, palestra, estetista, visite mediche. Non solo, il Dominatore si impegna pure ad accompagnarla a fare shopping, roba che l’uomo medio tra la castrazione chimica e un giro di shopping con la fidanzata sceglierebbe senza esitazione la prima ipotesi. E non ? finita qui.?

Qualora la Sottomessa ?deluda il Dominatore, il Dominatore non la ricambier? col consueto muso o con la visione ininterrotta di Sky Sport per due settimane, no, per punizione, la tromber?. Chiaro che una donna sana di mente, un contratto cos? lo firmerebbe pure col sangue del primogenito. Anastasia invece fa pure quella ?e che palle?. Lui le regala libri antichi, computer, macchina, champagne, blackberry, passaggi in elicottero, va a conoscere la madre e le presenta la sua e lei una pagina s? e una pagina no gli dice ?Voglio di pi??. Lui ? ricco, bello, superdotato, fa il suo dovere due volte al giorno con tre secondi netti di fase refrattaria tra un amplesso e l’altro e lei ?voglio di pi??. Finch? un giorno, ?dopo aver chiesto, lei, di essere frustata come un mulo al sesto tornante, decide che il lato oscuro di Christian la spaventa e lo molla con la frusta ancora calda. E l? hai finalmente chiare tre cose in fatto di bondage: la prima ? che qui il Dominatore ? Anastasia, altro che Christian e tutto il romanzo si regge su un equivoco. La seconda ? che l’unico personaggio che andrebbe seriamente incaprettato ? l’editor di questo libro. Il terzo riguarda la scritta enfatica sull’adesivo in copertina: ?Questo ? Il libro di cui tutte parlano?. Ecco. Il fatto che tutte le sgallettate del pianeta parlino di questo porno-Harmony sarebbe un buon motivo per mettere un bavaglio alle donne. Altro che il bondage.?

di Selvaggia Lucarelli

Matiamoli!

A pensarci bene, sono gli spagnoli che ci devono qualcosa, altro che biscotto rifiutato. Se, quel 22 giugno a Vienna, De Rossi e Di Natale fossero stati impeccabili dal dischetto, Euro 2008 avrebbe avuto un diverso epilogo e la Spagna non avrebbe avviato il quadriennio di successi. A Kiev dunque si chiude il cerchio. Italia e Spagna, prima partita del nostro Europeo in crescendo, diventa l’atto finale di una scommessa gi? vinta da Cesare Prandelli. La sua creatura, quella che il 10 agosto 2010 debuttava contro la Costa d’Avorio con una imbarazzante sconfitta, ? diventata grande ed ha fra le mani una patatona bollente, la possibilit? di un’impresa la cui portata ? nota al ct ma forse sfugge ai pi?. Se Del Bosque metter? i baffoni sopra la coppa e al Triplete nessuno avr? da ridire, anche i palloni hanno imparato che questa Spagna ?? la nazionale pi? forte del mondo?. E gi? questo ? un motivo in pi? per matarli: d’altronde, se vuoi essere il migliore devi sconfiggere i migliori.?

Nel calcio non esiste la propriet? transitiva, ma ri-battere la Spagna (l’abbiamo fatto il 10 agosto scorso, in amichevole), noi che siamo stati l’unica squadra a metterli davvero in difficolt? negli ultimi quattro anni, significa prenderne il posto nell’albo d’oro dopo 44 anni dal successo di Roma, e pure dare una spallata alla loro spavalderia e presunta superiorit? morale. Ma soprattutto, e questo interessa pi? delle chiacchiere da spiaggia, matare la ?Spagna ? la chiave per aprire un ciclo con Prandelli timoniere, sostituirli o per lo meno affiancarli come riferimento culturale e tecnico. Questa sarebbe “La” vittoria, questo chiede il ct, concretizzare un passaggio di consegne che in vista di Brasile 2014 diventerebbe esplosivo, visto il potenziale della nostra Under 21. Potremmo diventare la nazionale del decennio.

Siamo favoriti? Non sembra, ? un bene. Tuttavia, venti giorni fa, ?“la Spagna che cambia tutto per non cambiare mai” si ? trovata di fronte un’Italia completamente diversa. Rispetto alla semifinale, Prandelli ha un solo dubbio (Abate-Balzaretti) ma rimane col 4-3-1-2, un rombo camaleonte dove Montolivo si muove da mediano di qualit?, sostenendo e coadiuvando Pirlo. In pi? siamo cresciuti fisicamente, tatticamente siamo da manuale e molti interpreti - da Cassano a Balotelli a Bonucci - sono uomini e compagni nuovi. La Spagna crede di conoscerci, ma forse non ? cos?. Facciamoceli restare malissimo.?

Per tagliare gli statali il Prof congela la Fornero

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Qualche sforbiciata sul fronte delle province e sulle societ? controllate dal Tesoro e dagli enti locali, ma il grosso della spending review gira intorno agli statali e ai costi per i consumi intermedi della Pa. I tecnici del governo sono al lavoro su una serie di bozze che dovrebbero vedere la luce tra domani e marted?, anche se non si escludono ulteriori slittamenti. Le direttrici passano comunque tutte per una robusta dieta dimagrante della Pa, che dovrebbe consentire di rastrellare la quantit? maggiore di risorse. L’intero pacchetto, partito da 4 miliardi, ? ora lievitato a 5-6. E, secondo molti, la cifra potrebbe facilmente salire a 8-10 miliardi se, come molti nel governo temono, Mario Monti alla fine sceglier? la strada dei tagli lineari piuttosto che quella di una vera e propria spending review selettiva.?

Il grosso del bottino, dai 4 ai 6 miliardi, dovrebbe arrivare dalla razionalizzazione degli acquisti di beni e servizi, compresi quelli della sanit? da cui dovrebbero essere recuperati (stando al piano del ministro Renato Balduzzi) circa 1,5 miliardi. ? questo il dossier su cui ha lavorato, in coordinamento coi ministeri coinvolti, il supercommissario Enrico Bondi. Ma una quota robusta di risparmi dovrebbe provenire anche dagli interventi sugli statali, attraverso il combinato disposto del piano di tagli messo a punto dal ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi e dal pacchetto sul pubblico impiego della titolare del Welfare, Elsa Fornero. La riorganizzazione della pianta organica prevede sforbiciate del 20% per i dirigenti, e del 5-10% per le altre fasce. In totale sarebbe circa 10mila i dipendenti coinvolti.?

Per una parte di questi scatter? la mobilit? all’interno della Pa o, in caso di indisponibilit? ai trasferimenti, la cassa integrazione. Per gli altri il governo starebbe pensando ad un maxi-piano di esuberi coperto da uno slittamento in deroga di uno o due anni della riforma delle pensioni. In altre parole, andrebbero a riposo con le vecchie regole tutti coloro che matureranno i requisiti entro il dicembre 2012 o, addirittura, il 2013.?

Ma il decreto tagli dovrebbe prevedere anche una riduzione delle tredicesime e il tanto contestato taglio dei buoni pasto dei dipendenti statali. Si ? parlato di una riduzione a 5,29 euro (la soglia massima esentasse), dai 7, 8 attuali, dell’importo dei ticket per oltre 450 mila dipendenti pubblici. Ma ? pi? probabile che il governo si limiti ad un allineamento a 7 euro per tutte le amministrazioni centrali e periferiche e gli enti pubblici non economici.

Sul fronte giustizia resta in piedi l’ipotesi avanzata dal ministro Paola Severino di tagliare tribunali e procure attraverso accorpamenti e razionalizzazioni degli uffici giudiziari minori. Mentre sembra ancora in alto mare il dossier Province. La stima degli enti che sparirebbero varia da 10 a 40 a seconda dei criteri utilizzati per l’accorpamento. Pi? sicuro invece ? che i comuni sotto i 1.000 abitanti, circa 4mila, dovranno centralizzare ed unificare i servizi.

L’ultimo pilastro dovrebbe riguardare le spa non quotate pubbliche e i 3.217 enti controllati da Stato ed autonomie locali per cui si prevedono snellimenti dei cda e, in alcuni casi, l’eliminazione di societ? doppione.?

Dovrebbero, per?, restare fuori dall’operazione Poste e Fs, salvate da un emendamento passato alla Camera al decreto di nomina dei commissari esterni che esclude dai tagli ?le societ? a totale partecipazione pubblica e le lora controllate, che esercitano un servizio universale di interesse generale?, qualora abbiano chiuso l’ultimo esercizio in attivo.

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Ci fate la morale e celate le notizie Vaffa… anche voi

Oddio, Der Spiegel si ? offeso. Il settimanale tedesco degli intelligentoni di sinistra, ?quello che rappresent? l'Italia come un piatto di spaghetti con sopra una P38, invitando i connazionali a non andare in vacanza nel nostro Paese; il giornale che appena gli ? consentito manifesta tutto il proprio disprezzo e il proprio razzismo nei nostri confronti, come nel 2011, quando ci defin? il Malpaese, o sei mesi fa, quando scrisse sul proprio sito online che gli italiani sono tutti codardi come Schettino, bene, questo fior di periodico da portare ad esempio di giornalismo internazionale si ? dispiaciuto per il nostro titolo d'apertura di venerd?. Il VaffanMerkel pubblicato per celebrare il 2 a 1 nella partita contro la Germania sarebbe stato secondo le Lina Sotis della stampa crucca una caduta di stile, una volgarit? paragonabile solo a ci? che si sente nei bassi fondi dei peggiori quartieri di Berlino. Non importa che alla tv tedesca, durante la telecronaca della partita,?due conduttori abbiano definito Antonio Cassano e Mario Ballottelli ?"due cani rabbiosi" senza che nessuno battesse ciglio. Il problema ? il "saluto" alla cancelliera di ferro che apriva ala prima pagina del nostro quotidiano.

Ovviamente, la questione ? stata subito ripresa dalle donna Letizia del giornalismo nazionale, alle quali non ? parso vero di potersi schierare con il pi? forte, in questo caso la Germania, per liquidare i conti interni. Cos? da Repubblica, al Fatto quotidiano, per finire con l'Unit? si sono occupati della faccenda. Lo spazio maggiore lo ha dedicato il giornale che Antonio Gramsci ha fondato e che Claudio Sardo sta contribuendo ad affondare, dedicandoci, sotto il titolo "Parole violente a destra", un pistolotto moralista. Il succo ? questo: con un lessico volgare e miserabile ? stato insultato il capo del governo di un autorevole stato europeo, sviluppando una violenta polemica ?politica contro l'idea di Europa e di unit? europea.

A parte il fatto che se uno critica Angela Merkel non critica l'Europa ma semmai l'idea di un'unit? europea a guida tedesca, non si capisce da dove origini tutto questo scandalo. Soprattutto non si comprende da che parte nasca il sussulto bacchettone e politicamente corretto che ha spinto i quotidiani italiani di sinistra ad alzare il sopracciglio autonominandosi custodi del bon ton e del linguaggio politicamente corretto. Fra di loro non vi sono gli stessi organi di stampa che fino a ieri hanno dato manforte a Beppe Grillo? Ma quando il comico ha indetto il Vaffaday e ha paragonato ?i partiti a una diarrea, dov'erano le maestrine di galateo? Niente da dire sul linguaggio scurrile del campione dell'antipolitica? Mandare a Vaffa... politici e giornalisti italiani si pu?, ma spedire a quel paese la testa dura della Germania no? Si vede che i nostri colleghi dei quotidiani progressisti sono diventati tutti interpreti della pi? fine diplomazia dopo un corso alla Farnesina con il ministro Terzi Sant'Agata di qualcosa.

C'? un aspetto per? che ci pare coincidere poco con la nuova linea delle Colette Rosselli di Repubblica, dell'Unit? e del Fatto. Fino a ieri si poteva mandare a Vaffa... il capo del governo italiano, ridicolizzandolo, insultandolo e dipingendolo come un pagliaccio da circo. Lo poteva fare la stampa nazionale e pure quella internazionale senza che nessuno trovasse nulla da ridire e men che meno ragione per indignarsi. Anzi, chi eccepiva di fronte agli eccessi era accusato di voler imbavagliare la libera stampa o di non capire le ragioni della satira. Grande spazio dunque fu dato a tutte le vicende contro l'ex premier, anche quelle chiaramente inventate, come per esempio le testimonianze delle Marie Goretti alla cui verginit? Silvio Berlusconi avrebbe pericolosamente attentato invitandole alle famose e scandalose cene di Arcore. Per? adesso che gran parte di quelle deposizioni si rivelano farlocche, ora che si scopre che le varie Nadia Macri, Ambra Battilana e Michelle Conceicao si sono inventate tutto, al punto che perfino Ilda Bocassini s'incazza mentre le interroga, bene, nelle ore in cui il castello di carte e pettegolezzi costruito per abbattere un governo legittimamente eletto crolla definitivamente, i nostri colleghi non solo non scrivono una riga per riconoscere i propri errori, ma in pi? si dispiacciono perch? noi mandiamo al suo paese Angela Merkel, cio? la stessa signora che grazie a Napolitano ha contribuito a dare la spallata a Berlusconi. La stessa cancelliera che, come spieghiamo a pagina 9 con la sua testardaggine nel non voler salvare la Grecia ha portato l'Europa vicina al tracollo e ?ci ? costata un botto.

Dunque, preso atto delle vostra indignazione e di tutto quello che abbiamo detto, ?sapete che c'? care Donna Letizia della sinistra incartata? Ma insieme alla Merkel andate affa... anche voi.?

di Maurizio Belpietro

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Passera indagato per frode fiscale

Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo Economico, i Trasporti e le Infrastrutture, ? indagato per frode fiscale. La notizia era nell’aria da giorni e ieri ? arrivata l’ufficialit?, ?ovviamente attraverso un quotidiano, La Stampa. Secondo i pm di Biella Ernesto Napolillo e Francesco Alvino, Banca Intesa Sanpaolo avrebbe utilizzato veicoli finanziari per pagare meno tasse in Italia. La colpa del ministro? Era amministratore delegato dell’istituto, i cui uffici legali hanno avallato l’operazione. Nel 2006 era il rappresentante firmatario della dichiarazione fiscale (contestata) della banca. L’indagine, partita dalla Guardia di Finanza di Milano e proseguita dall’Agenzia delle Entrate, ? arrivata a Biella perch? il reato sarebbe stato commesso alla Biverbanca, passata poi al Montepaschi e adesso ceduto alla Cassa di Risparmio di Asti. In sostanza, Intesa avrebbe ?fatto transitare dei pronti contro termine su titoli obbligazionari attraverso un veicolo (la Defense II) di diritto britannico per ottenere dei benefici fiscali, creando un tesoretto all’estero da scontare poi nei conti del gruppo, grazie a un’asimmetria impositiva. Secondo l’Agenzia delle Entrate, scrive La Stampa, ?il credito in esame, lungi dall’essere stato utilizzato per i fini previsti dall’ordinamento, altro non rappresenta che un illegittimo extrarendimento il cui godimento ha governato l’intera operazione?.?

Le accuse insomma sono pesanti, anche se tutto il procedimento potrebbe risolversi in nulla visto che Intesa ha gi? transato con il fisco 1,15 miliardi di euro contestati, pagando ?270 milioni. Cos? come hanno fatto altre banche, compresa ?Unicredit. Tuttavia Alessandro Profumo, ex numero uno dell’istituto di Piazza Cordusio, ? stato rinviato a giudizio per l’operazione Brontos: quasi una fotocopia di quella per cui Passera ? indagato. Dunque i pm potrebbero andare avanti nonostante la pace fiscale: il reato sarebbe ?dichiarazione fraudolenta mediante artifici? e la dichiarazione infedele, che prevede rispettivamente la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni, e da uno a tre anni.

La magistratura acquisir? altri documenti, oltre a quelli gi? recuperati nella sede di Biverbanca. Intanto Passera non commenta: d’altronde ? pur sempre una formalit? la sua iscrizione nel registro degli indagati. L’amministratore delegato prende milioni di stipendio anche perch? risponde di qualsiasi operazione.?

Certo ? che la notizia un po’ d’imbarazzo lo provoca. Primo perch? due mesi fa, Andrea Zoppini, quando ? stato raggiunto da un avviso di garanzia per frode fiscale, si ? dimesso dal governo: era sottosegretario della Giustizia. Secondo perch? Passera ? il super ministro di un esecutivo che ha scaricato sugli italiani talmente tante tasse ?al punto da appesantire la gi? forte recessione: ? brutto sapere che i contribuenti onesti strapagano e qualcuno, che evidentemente ha pi? mezzi a disposizione, trova il modo per versare meno imposte. Terzo perch? il governo ha fatto della lotta all’evasione senza quartiere la sua bandiera, gettando nel panico chiunque e facendo passare per delinquente seriale qualche commerciante che non ha rilasciato uno scontrino... Come si pu? massacrare i contribuenti, gi? oberati da un fisco onnivoro (Equitalia insegna), e fare super sconti alle banche accusate di mega evasioni? Se ?patteggiano? vuol dire che ammettono l’errore, no?

Dopo la notizia dell’avviso di garanzia per reati fiscali, fa un po’ impressione rileggere ora una frase che Passera ha pronunciato al Forum Ambrosetti di Como tre mesi fa: ?Certamente non pu? essere pi? considerato furbizia non pagare le tasse. Anche gli ultimi dati dicono che ci devono essere pi? controlli e migliori norme, ma alla fine ci deve essere anche una sanzione sociale. Non deve essere tollerabile anche tra le persone che chi pu? contribuire in maniera adeguata non lo fa, come avviene adesso. Perch? questa situazione cambi ci vuole uno sforzo di tutti?.

Quale potrebbe essere la sanzione sociale per Passera?

di Giuliano Zulin

La Merkel ci è costata 700 miliardi

I no pronunciati dalla cancelliera tedesca Angela Merkel in questi due anni di crisi ci sono costati cari: circa un miliardo al giorno. Il calcolo ? presto fatto. A tanto ammonta la somma degli aiuti diretti erogati ?a partire dal mese di giugno del 2010, ?da Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale e Fondo salva Stati, in sigla Efsf: European financial stability facility). Per ricostruire la contabilit? che ha condotto in due anni al maxi esborso di 703 miliardi di euro messi sul piatto per evitare il crac prima alle banche e poi ai debiti sovrani, basta elencare 5 cifre che equivalgono ad altrettante erogazioni. Si comincia con la prima tranche di aiuti iniettati nelle esangui casse della Grecia il 2 giugno 2010: 110 miliardi di euro. Il 29 ottobre di quello stesso anno ? stata la volta dell’Irlanda. Costo: 85 miliardi. Poi ? toccato al Portogallo: 78 miliardi stanziati il 16 maggio 2011.

In quello stesso lasso di tempo e fino alla fine dell’anno scorso la Banca centrale europea ha acquistato i titoli del debito pubblico di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e Italia. Uno shopping che all’Eurotower ? costato pi? di 200 miliardi di euro. Pi? di recente, per la precisione il 14 marzo scorso, ? arrivata la seconda tranche di aiuti ad Atene, altri 130 miliardi di risorse fresche per evitare la bancarotta al Paese pi? disastrato di Eurolandia.

Ecco, fino a questo punto, gli euro messi a vario titolo sui fronti caldi dell’Europa in crisi ammontano a 603 miliardi, calcolati per difetto, visto che il valore dei bond in pancia alla Bce ? un po’ superiore alla cifra inizialmente prevista. Ma non ? tutto. Il Fondo salva Stati (ribattezzato nel frattempo Esm, European stability mechanism) sta per essere ricapitalizzato con una dotazione di 500 miliardi di euro freschi, comprensivi per? dei 100 miliardi di aiuti chiesti da Madrid per le banche spagnole in bancarotta e gi?, di fatto, accordati. Includendo quest’ultima voce il costo complessivo del salvataggio salirebbe a 703 miliardi, circa uno al giorno, calcolando il tempo intercorso dai primi ?aiuti alla Grecia.

E dire che se l’Europa fosse intervenuta tempestivamente, all’inizio del 2010, sarebbero bastati in tutto 140 miliardi per “sterilizzare” l’intero debito greco in scadenza, fornendo pure ad Atene le risorse per far fronte alle uscite correnti necessarie per garantire ossigeno alla macchina pubblica. Un intervento deciso avrebbe fermato la speculazione e disinnescato la spirale negativa che ha condotto in zona rossa - nei due anni successivi - dapprima l’Irlanda e il Portogallo e poi noi e la Spagna, lambendo addirittura il debito sovrano francese. I primi no pronunciati dalla cancelliera Merkel in quei cruciali mesi di inizio 2010 sono stati fatali a tutta Europa. A conti fatti il ?nein? ripetutamente gridato da Berlino all’emissione degli Eurobond non ? neppure il pi? costoso in questa onerosa contabilit? della crisi.?

Nei calcoli, fra l’altro, abbiamo volutamente omesso un altra voce in rosso: le perdite maturate nel frattempo dai mercati azionari europei, stimabili in circa 800 miliardi di euro. Si tratta infatti di perdite soltanto teoriche maturate qualora tutti i possessori di titoli quotati li dovessero vendere. Di certo ?la politica imposta dalla Germania ai Paesi di Eurolandia ? stata determinante per deprimere i corsi azionari. Sui quali, tuttavia, hanno pesato per? molte altre variabili.

N? si pu? far risalire l’intera responsabilit? della crisi europea alla Grecia, anche se Atene - ? storia - ha truccato i numeri sul proprio deficit per rientrare nei parametri di Maastricht e non essere esclusa dall’euro. Come dimenticare la tempesta finanziaria scatenata dai mutui subprime, concessi dalle banche Usa a clienti non proprio solvibili e con meccanismi tali da renderli insostenibili dopo il terzo anno di rate? Ma neppure la bolla immobiliare americana basta a spiegare quanto ? accaduto sui mercati finanziari dal 2009 in poi. Le radici della crisi affondano in un substrato speculativo in cui ?le banche e gli intermediari finanziari si muovevano da tempo. Se nel 1951 per ogni 1000 dollari di depositi in cartamoneta e in titoli di Stato americani le banche finanziavano il depositante con 4mila dollari, nel 2006 con gli stessi 1000 bigliettoni si arrivava ad ottenerne 673mila. Spiega bene questo meccanismo l’economista Eutimio Tiliacos in una delle ultime analisi pubblicate su suo sito (www.anesti.it): ?Un ammontare mostruoso, una piramide rovesciata di proporzioni epiche fortemente in bilico e che infatti ha poi schiacciato il sistema?.

Per almeno i quattro quinti la pressione sui debiti sovrani degli Stati in crisi e la conseguente esplosione degli spread rispetto ai titoli tedeschi ? riconducibile alla speculazione. In presenza di una politica europea meno attendista le mani forti che hanno messo in ginocchio uno dopo l’altro tutti i Paesi mediterranei della Ue (pi? l’Irlanda) non avrebbero avuto gioco cos? facile. Sarebbe stato sufficiente che frau Merkel dicesse qualche no in meno. Speriamo almeno che capisca la lezione dei mercati.

di Attilio Barbieri

Striscioni e cori: nel giorno della finale ricordiamoci dei marò

?Ridateci i nostri mar??, ?vinceremo per i nostri mar??, ?i mar? prigionieri siamo noi?, ?l’Italia gioca per i suoi mar??, e dato che tira aria di sberleffo brutale ma efficace e sanamente liberatorio da frustrazioni, un bel ?vaffanIndia?. Sono alcuni striscioni possibili per questa sera, da distendere e alzare alle telecamere durante la finale dei campionati europei, a Kiev allo stadio o nelle piazze italiane, davanti agli occhi del mondo e anche dei rappresentanti del governo italiano, che saranno presenti. Che veda il premier Monti, e si senta almeno un po’ in colpa, inadeguato, rimproverato pubblicamente dagli italiani; cacci il ministro degli Esteri, autorizzi un blitz, organizza un incidente internazionale, faccia qualcosa.

Siamo tutti orgogliosi dei nostri eroi nazionali: il nero Balotelli, ragazzone viziato e guascone, che in Italia ha trovato amore, adozione, scuole, opportunit?, una vita da milionario, altro che la cultura del piagnisteo che ci affligge in queste ore sullo jus soli; il coatto Cassano, mascalzone di Bari vecchia, uno che avevano dato per morto, poi pretendevano raffinati commenti politically correct sull’omosessualit?, oggi fa quel che meglio sa fare.?

Da quattro mesi e mezzo ci sono due eroi italiani dimenticati, prigionieri del governo indiano. Massimiliano Latorre e Salvatore Girone erano in servizio antipirateria su una petroliera, secondo le convenzioni internazionali. Hanno aperto il fuoco su una barca sospetta che si accostava senza alcuna ragione n? spiegazione, lo hanno regolarmente denunciato; sono stati catturati con l’inganno e la prepotenza. Nessuna perizia ha dimostrato che siano stati loro a uccidere le due persone a bordo della barca. Il luogo nel quale giudicarli ? l’Italia, non l’India, eppure li tengono l? illegalmente e con un’arroganza pari solo a quella del Brasile nel caso del terrorista assassino Cesare Battisti.

Uno striscione basterebbe a dimostrare che siamo una nazione. Senn? fanno bene i tedeschi, i brasiliani, gli indiani, a considerarci spaghetti, mafia e pallone. Noi possiamo anche umiliarli sul campo di calcio, loro ci massacrano tutto il resto dell’anno.

di Maria Giovanna Maglie

La Fiat fa ricorso in appello contro sentenza del Tribunale di Roma

La Fiat si appeller? all'ordinanza del Tribunale di Roma e chieder? alla Corte d'Appello di sospendere l'esecuzione dell'ordine di assumere a Pomigliano i 145 lavoratori iscritti alla Fiom. Lo rende noto l'azienda. Fabbrica Italia Pomigliano (FIP), ha esaminato nel dettaglio la recente decisione del Tribunale di Roma che impatta sulle attivit? del suo stabilimento. Sulla base di questo esame, la societ? ? giunta alla conclusione che la decisione debba essere impugnata per numerose ragioni, sia in fatto, sia in diritto. L’appello ? in fase di deposito e la Societ? ha fiducia che verr? accolto. Allo stesso tempo, FIP chieder? alla Corte di Appello di sospendere l’esecuzione dell’ordine di assumere 145 persone attuali dipendenti di Fiat Group Automobiles (FGA) solo perch? in un certo momento iscritte alla FIOM. La ragione di questa richiesta ? che l’esecuzione dell’ordine, al di l? della complessit? del processo di selezione dei singoli, causerebbe grandi e gravi distorsioni nell’attuale contesto operativo di FIP. Il numero dei dipendenti ? ad oggi pi? che adeguato a far fronte alle attuali esigenze di mercato". La societ? prosegue cos?: "Qualsiasi ulteriore assunzione comporterebbe il contemporaneo ricorso alla cassa integrazione, se non a procedure di mobilit?, nel caso in cui la cassa integrazione non fosse disponibile, per un numero di dipendenti corrispondente a quello dei nuovi assunti, inclusi probabilmente alcuni provenienti dal gruppo dei 145 appena assunti in esecuzione all’ordinanza del Tribunale". Termine della nota: "La societ? ? fermamente convinta che l’esecuzione dell’ordinanza arrecherebbe un danno irreparabile all’attuale contesto lavorativo in FIP e per tale ragione debba essere evitata".?

Salviamo il premier dalla Balcania

Basta con questa Balcania! Urlava cos? mia nonna Caterina quando noi ragazzi, fratelli, sorelle e cugini, si cominciava a litigare, rischiando di arrivare alle botte. Ma da dove nasceva un’immagine che oggi non si usa pi?? Caterina era analfabeta, aveva cominciato a lavorare a nove anni, da terza serva bambina in una casa di benestanti della Bassa vercellese. Il suo mondo era la fine dell’Ottocento, quando i Balcani, poi diventati la Jugoslavia, erano gi? un territorio straziato da guerre a non finire e sfornava cadaveri a gog?. ?

La Balcania indicava una condizione di rissa continua, incapace di trovare un momento d’accordo e di tregua. I partiti italiani di oggi sono esattamente cos?. Vivono in uno stato permanente di guerra interna. Messi alle strette dalla sfiducia crescente degli elettori, sanno rispondere soltanto con i litigi, le incertezze, le illusioni, le gaffe. Pensano che sia l’unico mezzo per tirare a campare. Senza rendersi conto che in questo modo affrettano soltanto il momento di tirare le cuoia.?

Se osserviamo il versante di centrodestra che cosa si scorge? Prima di tutto un fantasma, l’ombra di un morto che cammina. ? ?il povero Silvio Berlusconi, un potente ormai tramontato che tuttavia non ha smesso di credere nella propria risurrezione. Ecco il primo degli illusi. Il Cavaliere ? convinto di essere il solo in grado di rimettere in vita un partito quasi scomparso, di rifare l’alleanza con la Lega e di ritornare a vincere la prossima sfida elettorale.?

Tutto gli d? torto. In Mediaset comandano i figli pi? grandi, Marina e Piersilvio. Il Milan gli ? stato sottratto dalla figlia Barbara. Persino due opinion maker come Giuliano Ferrara e Marcello Veneziani lo hanno abbandonato. Sul Foglio, Ferrara gli ha dato del cazzone in capo. Il suo Pdl si ? disfatto e quel poco o tanto che ne resta non lo segue pi?. A parte una pattuglia di fedeli ogni giorno pi? in gramaglie.?

Il Cav ha la Balcania in casa, ma non vuole rendersene conto. Confermando una tragica verit?: Silvio ? il peggior nemico di Silvio. Lo rivelano i suoi errori. Un giorno dichiara di essere ancora un leader e di sperare in un trionfo elettorale che gli dar? la maggioranza assoluta. Il giorno successivo si propone come ministro dell’Economia in un governo guidato da Angelino Alfano. Il terzo giorno progetta di riformare la Costituzione e di dar vita a un regime presidenziale. Il quarto comincia a lavorare ai fianchi la Lega guidata da Roberto Maroni nella speranza di rinnovare l’intesa che nel 2008 l’aveva riportato a Palazzo Chigi.?

Berlusconi si ? rinchiuso da solo nella gabbia stretta del potente che non comprende di essere finito. Il suo ciclo, buono o cattivo che sia stato, si ? concluso. Niente e nessuno lo riporter? in vita. Dovrebbe aprire la strada ad Alfano, invece fa di tutto per rendergli difficile l’esistenza e tenerlo sotto tutela. Parecchio tempo fa, proprio su ?Libero, avevo suggerito al Cavaliere di andare in pensione e di godersi la terza et?. Purtroppo per lui non mi ha ascoltato.?

Eppure ci sono molti modi per invecchiare bene. Non alludo al consumo del Viagra, dato che Berlusconi ci garantisce di non averne bisogno. E non mi riferisco neppure al piacere di circondarsi di belle donne, quello che Ferrara ha chiamato il Sistema Bordello. Anzi, approvo il suo gusto per le ragazze audaci: ? il modo pi? lieto di esorcizzare la paura di morire. No, il mio suggerimento a Berlusconi ? un altro.?

Scriva un libro di memorie sulla propria battaglia politica. O lo costruisca assieme a un giornalista che non sia un suo dipendente. Svelando tutto, ma proprio tutto. Sar? un best seller. Per eleganza, non potr? essere affidato alla sua Mondadori. Ma gli garantisco che altri editori forti si metteranno in coda con un contratto da firmare.?

Mentre il centrodestra ? alle prese con una pesante Balcania interna, sul versante opposto sembrano fare di tutto per fabbricarne una a proprio uso e consumo. Il Partito democratico ha di fronte a s? la prospettiva concreta di vincere le prossime elezioni. La scelta di allearsi con l’Udc di Pierferdinando Casini la ritengo una mossa giusta. Anche perch? Perluigi Bersani sa bene che in Italia la sinistra non ce la fa ad andare al governo senza coprirsi le spalle con un ?centro moderato.?

Gli unici due esecutivi rossi o rosa si sono imposti perch? avevano come candidato premier un democristiano collaudato, Romano Prodi. Poi la storia si ? conclusa in un disastro. Nel 1996 e nel 2006 i governi di centrosinistra si sono uccisi da soli. Per l’ostilit? nevrotica di alleati come Rifondazione comunista e altri gruppuscoli isterici. Schegge irresponsabili che il Professore, preveggente, aveva definito ?le mie frange lunatiche?.?

L’intesa fra Bersani e Casini taglia via i due terzi della fotografia di Vasto. Vengono cancellati Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Ed ? bene che sia cos?. Lo dimostra la reazione rabbiosa degli esclusi. Mi auguro che vengano lasciati urlare. Di qui al 2013 avranno le loro gatte da pelare. A cominciare dalla fatica di non farsi distruggere dal concorrente pi? pericoloso: le Cinque stelle di Beppe Grillo.?

Anche il re dei comici ha la sua Balcania. Quello che accade nell’unica citt? conquistata, Parma, dimostra che la protesta pu? regalarti molti voti, per? non serve a governare. Se fossi al posto del sindaco Federico Pizzarotti chiederei i danni a Grillo. ? stato il suo leader a mettergli i bastoni tra le ruote. La giunta comunale di Parma stenta a nascere. E anche quando sar? al completo, si trover? alle prese con un lavoro immane. Che l’onesto ?Pizza?, cos? prevedo, non sar? in grado di affrontare.?

La bella Parma rischia di diventare il simbolo dell’Italia di oggi. Un paese soffocato da una quantit? enorme di problemi. Con un’opinione pubblica spaventata. ?Incapace di aver fiducia nel futuro. Restia a consumare anche senza fare follie. Alle prese con un sistema politico che fa acqua da tutte le parti. In preda a una rabbia crescente nei confronti di una casta partitica che non vuole rinunciare a nessuno dei propri privilegi. A cominciare dal pi? sfacciato: quello di non rendersi conto che siamo in guerra e tutti devono essere all’altezza dei rischi che stiamo correndo.?

? questa la nostra Balcania collettiva. Riconoscere che va affrontata con saggezza e coraggio ? il primo dei doveri. Se la faccenda da risolvere ? questa, risultano follie omicide le manovre per abbattere il governo dei tecnici e andare al voto anticipato. Sarebbe un vero e proprio colpo di stato. Da punire con la fucilazione alla schiena per alto tradimento.?

Per fortuna abbiamo a Palazzo Chigi un premier come Mario Monti. Adesso ? diventato di moda definirlo Supermario. La retorica non mi ? mai piaciuta. Ma in questo caso sono pronto ad accettarla. Contro la Balcania che ci minaccia teniamoci stretto il nostro Supermario.?

Il professor Monti non ? un padreterno. Anche perch? in politica non ne esistono. Soltanto il Cavaliere era convinto di esserlo e abbiamo visto come ? finita. Per? il tecnico ?insediato da Giorgio Napolitano a Palazzo Chigi era l’unico volontario disposto ad affrontare un rischio gigantesco.?

Cerchiamo di non sgambettare n? lui n? i suoi ministri. Stanno lavorando per noi, cittadini senza potere. Una volta caduto Monti, non sapremmo a chi affidare la baracca italiana. Vogliamo assaggiare un governo guidato da Grillo e dall’ex ministro Renato Brunetta? Quella s? che sarebbe una Balcania perfetta.?

di Giampaolo Pansa

Il calcio secondo il Papa: «È la ricerca del Paradiso»

Il gioco ? una cosa seria. Non a caso da bambini si impara a conoscere il mondo e se stessi proprio giocando. Ma antropologi e filosofi ci spiegano che il gioco ? una cosa seria anche per gli adulti. Del resto gli sport (con le stesse Olimpiadi) sono stati inventati nella patria?del pensiero filosofico, la Grecia antica.

Prendiamo allora il calcio, che nella nostra epoca ? un fenomeno sociale di dimensioni planetarie, capace di catalizzare la passione di un intero continente perfino in un’estate di torrida crisi economica come questa.

A svelarci il segreto fascino di questo sport - con una sua “teologia del calcio” - ? una delle menti pi? luminose della nostra epoca: Joseph Ratzinger. La sua sorprendente riflessione - contenuta in “Cercate le cose di lass?” - risale agli anni Ottanta o forse a quelli in cui era arcivescovo di Monaco di Baviera.?

Come sempre Ratzinger sorprende. In questo caso mostra che - ce ne rendiamo conto oppure no - tutto quello che ? fatto dagli uomini, fosse pure un gioco, uno sport, una partita di calcio, si porta sempre dentro il loro mistero e il mistero della vita. Alla fine fa parte sempre della “grande partita” con Dio.

Il cardinale-teologo parte dal campionato mondiale di calcio e osserva che se questo evento riesce, ogni quattro anni, ad avere nel mondo una eco senza eguali, significa che ?tocca un qualche elemento primordiale dell’umanit??.

Dunque non pu? essere liquidato come lo svago ?di una societ? decadente che non ha altri obiettivi pi? elevati?, secondo la condanna di certi moralisti, i quali evocano con piglio sprezzante il motto “panem et circenses” dell’antica Roma.

Al contrario Ratzinger usa proprio quel motto per demolire il moralismo e avventurarsi nelle profondit? dell’uomo. Si chiede: ?In cosa risiede il fascino di un gioco che assume la stessa importanza del pane??.

La domanda ? spiazzante e la sua risposta ? geniale: ?Si potrebbe rispondere, facendo ancora riferimento alla Roma antica, che la richiesta di pane e gioco era in realt? l’espressione del desiderio di una vita paradisiaca, di una vita di saziet? senza affanni e di una libert? appagata?.?

Bellezza e libert? -?Infatti, spiega, il ?gioco? in ultima analisi ? proprio questo. ?un’azione completamente libera, senza scopo e senza costrizione, che al tempo stesso impegna e occupa tutte le forze dell’uomo. In questo senso il gioco sarebbe una sorta di tentato ritorno al Paradiso: l’evasione dalla seriet? schiavizzante della vita quotidiana e della necessit? di guadagnarsi il pane, per vivere la libera seriet? di ci? che non ? obbligatorio e perci? ? bello?.?

Questa rivelazione - il gioco come nostalgia dell’Eden - a prima vista stupisce, sembra audace, ma a ben vedere ? molto convincente. Fa vibrare dentro qualcosa che inconsciamente sappiamo tutti.

Poi Ratzinger si spinge oltre e nota che ?il fascino del calcio? sta nel legare queste due cose attraverso un elemento molto prezioso: ?costringe l’uomo a imporsi una disciplina in modo da ottenere con l’allenamento, la padronanza di s?; con la padronanza, la superiorit? e con la superiorit?, la libert??.?

Cio?, il calcio insegna quella che nel linguaggio cristiano si chiama “ascesi” e nel linguaggio popolare “lo spirito di sacrificio”: un superamento di s? e dei propri limiti per raggiungere una meta desiderata.

Ma c’? dell’altro, secondo il cardinale. Il calcio ?insegna soprattutto un disciplinato affiatamento: in quanto gioco di squadra costringe all’inserimento del singolo nella squadra. Unisce i giocatori con un obiettivo comune?.

Fa capire dunque che l’ “io” si realizza e trova la felicit? dentro un “noi”, dentro una comunit? umana. Queste caratteristiche umane sono cos? naturalmente cristiane che forse spiegano il motivo per cui negli oratori e nelle parrocchie ? sempre stato presente il campetto di calcio.?

E spiegano perch? cos? spesso le squadre di calcio sono nate dagli oratori e tanti giocatori vengano da l? e spesso continuino a manifestare la loro religiosit?. Ultimo della lunga serie ? lo stesso Mario Balotelli che ha imparato a calciare nell’oratorio S. Andrea di Concesio.?

Esempio Balotelli -?L’altro ieri don Mario Cotelli, il parroco che ha visto crescere il campione, ha detto a un giornalista: ?L’ultima volta che Mario ? venuto a salutarci ci siamo raccontati tante cose... E alla fine ricordo di avergli detto “mi raccomando, sii bravo, sii in gamba, sii prima di tutto uomo, e - ho aggiunto - ricordati sempre di Dio che ti ha dato il tuo grande talento”. E lui mi ha risposto: “Don, ogni giorno io mi ricordo di Lui, ogni giorno Lo prego e Lo ringrazio”... ?.

Certo, il calcio poi, specialmente in tornei internazionali come il campionato del mondo o quello europeo, si carica pure di contenuti legati ai colori nazionali. ?

Ma anche questo aspetto - che a volte pu? provocare volgari intolleranze nazionalistiche - ? invece prezioso perch? la “leale rivalit?” in un gioco di cui si condividono le regole comuni - come dice Ratzinger - insegna il rispetto e il riconoscimento dell’altrui valore agonistico. Un sano orgoglio nazionale vive bene in una pacifica e festosa comunit? di popoli.

? vero che il calcio pu? anche essere ?inquinato da uno spirito affaristico che assoggetta tutto alla cupa seriet? del denaro?, ma - obietta il cardinale - neppure questo ?mondo fittizio? del denaro ?potrebbe esistere senza l’aspetto positivo che ? alla base del gioco: l’esercitazione alla vita e il superamento della vita in direzione del paradiso perduto?.

Dunque Ratzinger sostiene che ?se andiamo in profondit?, il fenomeno di un mondo appassionato di calcio pu? darci di pi? che un po’ di divertimento?, pu? insegnarci che ?l’uomo non vive di solo pane, il mondo del pane ? solo il preludio della vera umanit?, del mondo della libert?. La libert? si nutre per? della regola, della disciplina, che insegna l’affiatamento e la rivalit? leale?.?

Insomma ? una scuola di vita. Per gli uomini e per i popoli.

di Antonio Socci

www.antoniosocci.com

Quel rutto che fa rumore

Salvate il soldato Michele Cavazzana, 63 anni, consigliere comunale in quel di Vigevano. Da due giorni ? finito sui quotidiani nazionali per il suo intervento nell’ultima seduta. Un rutto. L’opposizione ha abbandonato l’aula per protesta. Un uomo del pubblico gli ha anche urlato ?non siamo in un porcile?, ma il Nostro l’ha identificato come un sindacalista della Cgil che voleva far polemica. Ci piace pensare che Cavazzana, in un momento di particolare tensione, si sia alzato chiedendo la parola. E abbia sparato un rutto atomico, che come raccontano i giornali ? stato amplificato dal microfono e dalla conformazione del salone. Roba da far impallidire il mitico Fantozzi imbottito di Perrier. Invece no. Pare che a Cavazzana sia scappato solo un ruttino per colpa dell’acqua gasata, ma che comunque ? stato sufficiente a scandalizzare l’opposizione. Il Nostro ha chiesto scusa. Ha scritto una lettera ufficiale. Ha confessato che il sindaco (leghista pure lui) s’? incazzato come una bestia. Pure la moglie gli ha tenuto il muso, prima di perdonarlo. Amici e conoscenti, letta la notizia, lo stanno sfottendo. Su Facebook ? gi? diventato “Ruttoman”. In molti parlano di dimissioni (Dio non voglia!). Insomma, ha gi? pagato abbastanza la sua marachella, probabilmente involontaria.
Ps: anche se non l’ha fatto apposta, a noi piace pensare il contrario. Vogliamo credere sia nata una stella.
Ps2: il primo quotidiano nazionale a dare la notizia ? stato Libero nell’edizione milanese. Per il vice responsabile delle pagine Lorenzo Mottola, con Cavazzana ? stato individuato un nome credibile per il dopo-Formigoni. E’ vero che Mottola ? lo stesso che pochi giorni fa, prima di Italia-Germania, sosteneva che Balotelli fosse scarso. Per? su Cavazzana la pensiamo esattamente come lui.
Ps3: Mottola smentisce categoricamente di aver pronunciato le frasi riportate precedentemente. Ovviamente quelle su Balotelli e non su Cavazzana. Lo scrivente, per?, ha almeno due testimoni che giurano di aver sentito i suoi commenti negativi su SuperMario. (Peraltro, se lo scrivente dovesse esprimere un’opinione su Balotelli risponderebbe come ha fatto Cavazzana in consiglio comunale. Macch? razzismo: Balotelli ? quello che gett? a terra la maglia dell’Inter. Nessun perdono per lui).

Niente legittima difesa: imprenditore bergamasco condannato a 6 anni

L’appello ha condannato a 6 anni e 2 mesi di carcere Antonio Monella, l’imprenditore di Arzago (Bergamo) che sei anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 settembre, spar? e uccise Helvis Hoxa, un albanese di 19 anni che gli stava rubando il Suv parcheggiato nel cortile. Abbiamo raccontato la sua storia pochi giorni fa, su questo blog. Il primo grado di giudizio si chiuse con una condanna ad otto anni di carcere per omicidio volontario. Il giudizio di secondo grado, invece, pur confermando la volontariet? dell'omicidio, sconta 20 mesi di carcere a Monella escludendo, come gi? avvenuto in primo grado, il “dolo intenzionale”. Ora questa nuova sentenza che non soddisfa i legali dell'imprenditore, che stanno gi? pensando ad un ricorso in Cassazione. Monella aveva raccontato di aver imbracciato il fucile anche perch? non sapeva quanti e dove fossero i banditi albanesi che gli erano entrati in casa. Ma i magistrati, per la seconda volta, non hanno voluto sentir parlare di legittima difesa.

Jeisa Chiminazzo, la donna del giorno verde oro

La donna del giorno ? la modella brasiliana Jeisa Chiminazzo, classe 1985.

Zarate, omofobo: "Sei un froccio"

Mauro Zarate, l'attaccante argentino, dopo la fallimentare parentesi all'Inter ? tornato alla Lazio. Non tutti i tifosi sono entusiasti, e uno di loro, Davide Talusi (che ha come immagine Franceso Totti con la Coppa del Mondo, quindi probabilmente ? anche romanista), glielo dice chiaro e tondo: "Sei una pippa vattene da Roma". Ed ecco la risposta omofoba di Zarate, per altro sgrammaticata: "Con quellla foto ? normale che sei un froccio!!". Sic.?

Niente legittima difesa: imprenditore bergamasco condannato a 6 anni

L’appello ha condannato a 6 anni e 2 mesi di carcere Antonio Monella, l’imprenditore di Arzago (Bergamo) che sei anni fa, nella notte tra il 5 e il 6 settembre, spar? e uccise Helvis Hoxa, un albanese di 19 anni che gli stava rubando il Suv parcheggiato nel cortile. Abbiamo raccontato la sua storia pochi giorni fa, su questo blog. Il primo grado di giudizio si chiuse con una condanna ad otto anni di carcere per omicidio volontario. Il giudizio di secondo grado, invece, pur confermando la volontariet? dell'omicidio, sconta 20 mesi di carcere a Monella escludendo, come gi? avvenuto in primo grado, il “dolo intenzionale”. Ora questa nuova sentenza che non soddisfa i legali dell'imprenditore, che stanno gi? pensando ad un ricorso in Cassazione. Monella aveva raccontato di aver imbracciato il fucile anche perch? non sapeva quanti e dove fossero i banditi albanesi che gli erano entrati in casa. Ma i magistrati, per la seconda volta, non hanno voluto sentir parlare di legittima difesa.

Il segreto di Donatella Versace? Dorme nel freezer

"Come mi tengo giovane? Non l'hai mai sentito? Dormo ogni notte in freezer!" Cos? una scherzosa Donatella Versace ha risposto ad un giornalista del Daily Telegraph alla domanda su un suo possibile segreto di giovinezza. Subito dopo l'ironia, la stilista 57enne ammette senza paura di far uso di botox, ma dichiara: "solo sul viso, non sul corpo, perch? il fisico ? il risultato di duro lavoro". Per quanto riguarda le lunghe extensions bionde fu proprio suo fratello Gianni Versace a consigliarle la tinta ossigenata.

Il legame con il fratello e la famiglia- Da anni Donatella ? il volto e l'anima della maison, dopo la morte del fratello, avvenuta a Miami nel 1997, fu proprio lei ad ereditare l'arduo compito di sostituire l'amato Gianni. La stilista racconta: "Il problema era che Gianni era un genio e per un periodo ho faticato a trovare la mia strada, vivere all'altezza delle aspettative e dell'eredit? di Gianni non era facile ed ? la ragione per cui porto tutto all'estremo. Quando tutti davano i Versace per finiti, lei non si ? data per vinta e ha riportato al successo il marchio di famiglia, una famiglia, composta anche dai collaboratori pi? stretti, che hanno trasformato grinta e determinazione nella chiave del rilancio: "Fai tutto quello che puoi per loro, le cose pi? importanti nella vita sono forza, determinazione, fedelt? e non arrendersi mai. Devi combattere per tutto".

La bionda che tutti temono -
Nel mondo della moda ? famosa per la sua fermezza, molti addirittura la temono e quando il cronista le chiede il perch? di tanta fama, la Versace risponde: "Sono sempre stata dura con me stessa e lo sono ancora. Per essere responsabile c'? bisogno di disciplina nella vita. Per un certo periodo ho perso la mia, ma l'ho ritrovata. Forse un p? troppo... Sono cos? disciplinata, sempre puntuale, cosa mi ? successo?"

L'amicizia con Miuccia Prada - Come in qualsiasi altro settore, la concorrenza nella moda ? spietata ma non ? sempre cos?, ad esempio, tra la Versace e Miuccia Prada, designer con uno stile profondamente diverso dal suo, c'? un'amicizia che va oltre le passerelle. Parlando del suo rapporto con Prada, la stilista racconta: "La prima volta che si sono incontrate a Milano ho fatto una battuta e lei a cominciato a ridere e ha detto andiamo a mangiarci un panino che stiamo morendo di fame". Da allora sono amiche, parliamo, parliamo, parliamo, lei ? cos? ispirante. Ci prendiamo in giro l'una con l'altra e ci insegniamo a vicenda. Lei mi dice: "Non potrei mai fare abiti sexy ma li adoro" e io le dico che amo quello che fa lei".

Donatella e il femminismo -
Se Prada aveva definito il femminismo "morto in Italia", la Versace ? ancora pi? diretta e categorica: "Il femminismo ? morto in tutto il mondo fa parte di un altro tempo. Io sono femminista. Voglio combattee ma non vedo molte persone con questo desiderio per lottare per qualcosa. Le donne non si aiutano a vicenda, in particolare nella moda. Conosco Miuccia, ma questo ? quanto. Nessun altro".



Il primo anno in ospedale, l’abbandono, il razzismo e il riscatto: 22 anni di Mario

Lo vedi cos?, mezzo nudo che festeggia i due gol alla Germania - pugni chiusi e posa da culturista, fisico scolpito che sembra esplodere - e fai fatica a credere che vent’anni fa il piccolo Balotelli non era Super per niente. Che Mario Barwuahy soffriva. Piccino, mingherlino e debole. Malato. Solo. Che ha trascorso il primo anno di vita in ospedale, operazioni, cure, sofferenza. Gi?, questo ? il destino di Mario, da sempre: non ? come lo vedi, c’? sempre qualcosa che ti inganna, un passato che non conosci, un pensiero troppo intimo per capirlo, un vissuto difficile che non ha niente a che vedere con i luccichii di adesso, riflettori, auto di lusso, belle donne. Per conoscere - o almeno provarci - e capire veramente Mario, questo buffo ragazzone di colore che parla con accento bresciano, bisogna conoscere e capire la sua storia, le sue debolezze, le sue difficolt?. E ripartire da lontano.

UN ANNO DI OSPEDALE
Dal 1988, quando Rose e Thomas Barbwuah lasciano il Ghana e vengono a cercare fortuna in Italia. Palermo, quartiere di Borgo Nuovo. ? qui che, il 12 agosto 1990, la coppia di immigrati d? alla luce il primo figlio. Mario ? un bambino vispo che per? non sorride, si lamenta. Non sta bene. E il responso dei medici ? devastante: malformazione all’intestino, bisogna intervenire chirurgicamente e poi c’? bisogno di cure delicate, controlli. E dodici mesi di ricovero in ospedale. Rose e Thomas non sanno che fare. Soldi non ce ne sono, lavoro nemmeno, difficile andare avanti. Decidono di trasferirsi al Nord, a Bagnolo Mella (provincia di Brescia), dove per? non ? facile trovare un’abitazione e l’unica soluzione ? vivere in un alloggio fatiscente da condividere con un’altra famiglia. Si rivolgono agli assistenti sociali per chiedere aiuto. ?Case per noi non ce ne erano - ha raccontato qualche tempo fa la madre di Mario - in compenso, avendo saputo che avevo un bimbo malato, mi dissero che sarebbe stato meglio affidare mio figlio a qualche famiglia della zona. Furono gli assistenti stessi a indicarci i signori Balotelli?. Versione che per?, nel 2008, il giocatore ha smentito con un comunicato: ?Il mio affido l’ha deciso il Tribunale dei Minori di Brescia, con decreto firmato anche dai miei genitori biologici (che ora sostengono di essere stati ingannati)?.

La famiglia Balotelli vive a Concesio, pochi km di distanza da Bagnolo Mella. Franco e Silvia hanno tre figli - Corrado, Giovanni e Cristina - e accolgono il piccolo Mario, che ormai ha due anni, con amore, chiedendone subito l’affido (che verr? rinnovato ogni due anni fino alla maggiore et? perch? la famiglia originaria non ha mai dato l’assenso all’adozione). Mario cresce con i nuovi genitori e li fa suoi. Diventa Balotelli. Si sente Balotelli. Anche perch? Rose e Thomas Barbwuah - che poi avranno altri due figli, Enoch e Abigail - spariscono definitivamente (?Per 16 anni non ho nemmeno ricevuto una loro telefonata nel giorno del mio compleanno - li ha accusati SuperMario - Con loro, dai 2 anni in poi, non ho mai vissuto?).?

FUORI ROSA A 7 ANNI
Mario Balotelli cresce e si appassiona al calcio, anche se mamma Silvia preferirebbe vederlo giocare a basket. Con il pallone tra i piedi ha talento e la sua prima squadra, a 7 anni, ? quella del San Bartolomeo. Ma dopo poche settimane lo lasciano a casa perch? fa fatica a rispettare le regole, si ribella e le mamme degli altri ragazzini si lamentano. Mario cos? va a giocare all’oratorio di Mompiano. Dribbling, gol, assist, diventa immarcabile e lo notano le societ? di mezza Lombardia che poi, per?, ripetono lo stesso ritornello: ?Bravo, ma il carattere...?. Solo il Lumezzane ci crede. E quando, a 15 anni, Mario gioca una partita di allenamento contro la prima squadra, l’allenatore Sandro Salvioni resta incantato. Fa chiedere una deroga alla Figc e lo fa esordire in Padova-Lumezzane, serie C. Prima esperienza da calciatore vero, ma anche l’impatto con il lato ignorante del football italiano: dalle tribune arrivano fischi e buuuu. Mario, dopo aver conosciuto la malattia e l’abbandono, conosce il razzismo.?

L'INTER
Il calcio, invece, inizia a conoscere un talento puro, cristallino, pur imprigionato in un carattere difficile. Balotelli si presenta all’Atalanta per un provino. A met? partitella, quando l’arbitro fischia un fallo, Mario gli gli sputa addosso. Scartato. Va meglio con l’Inter e Moratti mette il giovane Balo sotto contratto, lo cresce, lo lancia in serie A e poi lo vende al Manchester City. Mario diventa SuperMario in campo, pur dovendo dribblare polemiche e ingenuit? fuori dal campo. Perch? Balotelli di cazzate ne ha fatte, ne fa e ne far? ancora - anche se spesso vengono ingigantite -, ma non certo perch? ? uno sbruffone, un arrogante o un furbetto. No, ? semplicemente un bambinone alle prese con una realt? troppo grande. E ogni volta che ci viene da pensare male di lui, ricordiamoci la sua storia e riguardiamoci le immagini in cui bacia mamma Silvia dopo la vittoria con la Germania. Il vero SuperMario ? questo, senza barriere e senza paure.

di Alessandro Dell'Orto

Silvio toglie un milione ai suoi Bilancio Pdl a rischio rosso

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Chiude in avanzo il bilancio del Pdl ?del 2011 (475.340 euro), ma nella sua relazione all’anno contabile il ? tesoriere Rocco Crimi mette in guardia: "L'evoluzione della ? gestione nell’anno 2012 si annuncia oltremodo complessa". A fare la ? differenza nei conti del Popolo della libert? ? soprattutto il taglio di circa un milione della fidejussione che Silvio Berlusconi ha ?sempre assicurato al partito, passata da 5.366.096 del 2010 ai ? 4.064.996 del 2011.?Ci? detto, Crimi scrive: "L'avanzo realizzato nell’anno ? rappresenta il conseguimento di un buon obiettivo, il cui valore ? ? per? disallineato rispetto alle aspettative di inzio esercizio che prevedevano un risultato molto migliore".

Il Pdl, sempre alle prese con la complessa gestione dell’eredit? da FI e An, ha tra l’altro aperto altre 22 sedi regionali (ora sono 92 in totale). Questo per? significa che dopo le 23 assunzioni le spese per gli 84 dipendenti totali "aumentano di ? 2.894.726 rispetto all’esercizio precedente". Segno pi? (di ben 8.821.778) per le "quote associative", ma tra le varie voci di bilancio c'? l’affitto che il partito paga a Forza Italia per l’uso delle sedi di via dell’Umilt? e anche di via del Plebiscito (circa 4mln).

Considerata l’attesa approvazione in via definitiva della legge ? che taglier? di met? i rimborsi, il tesoriere parla della "vincolante necesit? di perseguire e ampliare le inziative volte a ? garantire il durevole ed appropriato afflusso di risorse proventi ? dall’autofinanziamento e di intraprendere pi? efficaci attivit? ? dirette al contenimento degli oneri di esrcizio".?Poi, "appare imprenscindibile il piano di recupero degli arretrati dei versamenti mensili dovuti dai parlamentari e consiglieri ?regionali". Crimi invoca un "severo programma per limitare la ? generosit? delle spese di funzionamento e anticipa: "La gestione ? economica dell’anno 2012 dovrebbe condurre a un negativo risultato di ? esercizio". Per non parlare del fatto che "rilevanti incognite si intravedono poi in relazione alla gestione finanziaria del 2013, anno in cui sono in programma le elezioni per il rinnovo del Parlamento nazionale".

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