Monthly Archives: marzo 2012

Tutti in pensione. Anche i farmacisti over 65

Quando ho letto che il governo stava per eliminare o meglio “rottamare” i farmacisti over 65 ho pensato ad una bufala. Invece, tutto vero. Ma come, in un’Italia dove il presidente della Repubblica ha 86 anni, volete dirmi che ? pi? pericoloso il farmacista che mi porge la tachipirina piuttosto che un dentista settantenne mentre maneggia un trapano nel mio cavo orale? Daniela Portaluppi
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Logica apparentemente inappuntabile. Si d? il caso, per?, che in Italia, come in tutti i Paesi civili o i Paesi che si sforzano di essere tali, esista una regoletta fondamentale senza la quale sarebbe pi? difficile, se non impossibile, vivere civilmente. La regoletta recita: tutti i cittadini sono uguali. E non solo in tribunale. Sono uguali, almeno teoricamente, quando fanno acquisti, quando guidano un’auto, quando si ammalano e ovviamente quando lavorano. E si d? anche il caso che il sottoscritto, come tanti altri e quasi tutti, raggiunta una certa et?, oggi fissata a 65 anni, domani forse a 70, dovr? andare in pensione, voglia o non voglia. Vanno in pensione, a 65 anni, gli impiegati statali, i giornalisti, i medici ospedalieri, i dipendenti delle grandi e delle piccole aziende. L’Italia va in pensione a 65 anni. E dunque non si capisce perch? l’Italia intera debba andare in pensione a 65 anni e il farmacista che dispensa tachipirina debba fare eccezione assieme al dentista che maneggia il trapano. Se la legge c’?, e pare proprio che ci sia, deve essere uguale per tutti, altrimenti non ? una legge. Quanto a deputati e senatori (che siedono in Parlamento ed eleggono anche il presidente della Repubblica), una sola osservazione: ovviamente, la possibilit? di fare politica, di votare o essere votati, non pu? dipendere dall’et?. E quei signori li votiamo noi, conferendogli anche il mandato di eleggere il presidente della Repubblica. Se non vogliamo che, superata una certa et?, siano ancora in servizio, basta non votarli. Medici, giornalisti, ingegneri, architetti, invece, non li votiamo noi. E dunque per loro bisogna stabilire un principio, che ? un principio, non una libera interpretazione, che pu? avere eccezioni (in queste ore allo studio, almeno per i farmacisti), ma che non pu? essere fatto solo di eccezioni. Ricorda? ?Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono pi? uguali degli altri?. Vivere in una fattoria, gentile signora, pu? essere una bella cosa. Se la fattoria ? quella degli animali e di Orwell, la cosa diventa pessima. mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

Chirac si vendica con Sarkò "Voterò per Hollande"

Tra tre settimane l’ex presidente francese Jacques Chirac non voter? per Nicolas Sarkozy, membro del suo stesso partito di centro-destra UMP e candidato uscente, bens? per il socialista Fran?ois Hollande. A riferire la notizia ? il quotidiano Le Monde, che ha scritto come l’ex titolare dell’Eliseo avrebbe confermato ad alcuni amici la volont? di sostenere il rappresentante del PS rispetto al suo successore e compagno nel partito che Chirac stesso contribu? a fondare nel 2002. Ma non ? una novit?: a giugno l’ex presidente, mentre inaugurava una mostra in un paesino della Corr?ze, aveva dichiarato la sua intenzione di votare Hollande. L’uscita aveva mandato su tutte le furie Sarkozy, tanto che secondo il settimanale satirico, sempre ottimamente informato, Le Canard Enchain? lo avrebbe definito un ?rimbambito?.

Ma se l’anno scorso Bernadette Chirac aveva corretto il tiro sottolineando il tono scherzoso delle parole del marito, ora la notizia di Le Monde ? uno scivolone per Sarkozy, perch? arriva a sole tre settimane dal primo turno delle presidenziali del 22 aprile, con l’attuale leader francese in rimonta nei sondaggi al primo turno delle presidenziali del 22 aprile. Il mancato voto di Chirac ? un danno di immagine, visto che l’anziano ex capo di Stato, 80 anni a novembre, ? quasi un monumento nazionale, ancora uno degli uomini pi? amati di Francia nonostante i guai giudiziari. L’ex presidente dice di Hollande che ? ?perfettamente netto e chiaro quando dice le cose?, mentre a un parente che ? andato a trovarlo di recente avrebbe confidato che ?nessuno ha parlato male di me come Sarkozy?.

Che tra i due non scorra buon sangue ? cosa risaputa da decenni. I dissapori risalgono al 1995 quando, in seno al Rassemblement pour la R?publique (RPR) dalla cui ceneri ? nato l’UMP, Sarkozy decide di sostenere la candidatura di ?douard Balladur, ex premier per cui ? stato ministro del Bilancio. Alle presidenziali per? vince Chirac, che si vendica non facendo assegnare alcun incarico ministeriale al giovane e ambizioso Nicolas.

Nel 2002 Sarkozy non compie lo stesso errore e si schiera con il leader uscente, che viene rieletto; Chirac per? non ci casca e si toglie lo sfizio di non nominare primo ministro Sark?. Nicolas ricopre comunque incarichi di prestigio, come responsabile dell’Economia ma soprattutto dell’Interno, ed ? in questa veste che riporta l’ordine, nel 2005, nelle banlieue in rivolta.

Nel 2007 Chirac appoggia Sarkozy perch? non pu? fare altrimenti: ? il grande vecchio dell’Ump che sostiene l’ala giovane e rampante del partito. Ma il tempo passa e adesso l’ex presidente che ha rimodernato il gollismo non sente alcun obbligo verso l’ex astro nascente della destra e cos? dice che voter? per Hollande. E a Sarzkoy non resta che consolarsi con Bernadette, l’attivissima signora Chirac, che imperterrita si definisce ?sarkozista militante?.

di Simona Verrazzo

Scandaloso Calearo svela gli altarini di Veltroni e Pd

Calearo ? El xe un mona..?. Eh, si fa presto a dire “mona”, bisogna averne i titoli. Anche se ? cos?, -“mona”-? che uno svogliato esegeta veneziano del Pdl, chiama Massimo Calearo, il politico strutturalmente pi? simile a Renato Pozzetto che a quel Talleyrand campione assoluto di camaleontismo cui vorrebbe attagliarsi. Ma il senatore vicentino Calearo, 57 anni, non ? affatto un mona. Anzi. L’esser mona, in lui, ? quasi? deminutio, equivoco etico,? banalizzazione d’un’arte antica che va dai trasformisti Depretis e Scilipoti a Magdi Allam eurodeputato suo malgrado, passando da Antonio Gaglione il cardiologo pugliese del Pd che tuttora detiene con orgoglio il record d’assenza a Montecitorio. Calearo ? un mix d’indecenze. ? l’uomo che l’altro giorno, al programma radio La Zanzara,? ha denunciato l’usura della digitopressione sull’apposito pulsante votazioni a Palazzo Madama. ? quello che ?dall’inizio dell’anno alla Camera sono andato solo tre volte Non serve a niente?, epper? invece di dimettersi rimane ancorato alla carega, sia perch? senn? al suo posto entrerebbe un filocastrista sia, soprattutto, perch? ?con lo stipendio da parlamentare ci pago il mutuo della casa a 12mila euro al mese, ? bella grande?. Ed ? allora che la sua faccia da Pozzetto si muta in faccia come il coccige.

Calearo si vanta di immatricolare la Porsche in Slovacchia per nasconderla? al fisco. Propone come risoluzione alla crisi gli scontrini con il Gratta & Vinci. Nel mezzo della furia anticasta invoca un’ennesima Agenzia Pubblica da lui ovviamente diretta. E, da latitante in Senato e deluso dal non essere stato nominato ministro -ma nessuno aveva mai pensato di candidarlo- , Calearo ritiene i politici ladri e fannulloni, ?dovrebbero andarsene tutti?. Per?, quando gli fai notare che anche lui ? un politico, anzi proprio lui assembla i peggior vizi della politica -trasformismo, assenteismo, sfregio dell’istituzione e dell’elettore, voracit? di poltrona-; be’, il senatore, liscio come una percoca, inforca gli occhiali da stilista anni 80 e ti risponde: ?Lei ha ragione...?, ma poi sempre l? rimane, incollato col Bostik. Senza considerare i suoi cambi di casacca e di leader, repentini e spudorati ma avvenuti -sfiga vuole- sempre con un attimo di ritardo rispetto alla Storia: da Veltroni che ne scopr? il talento vacuo perfettamente adatto ai democratici al gassoso Rutelli, dal Gruppo Misto a Berlusconi agli ex Responsabili di Popolo e Territori che alle sue uscite ora commentano: ?Se prima la gente ci sputava in faccia, ora ha il diritto a fare di peggio?.

A proposito di Veltroni.? Veltroni, il pigmalione, colui che candid? Calearo, su Twitter viene ora indicato come la principale causa del Male. Anche se l’ex leader dopo aver ammesso d’aver fatto una cazzata, non ci sta a fare da punching ball: ?Vedo solo ora che mi si chiede di scusarmi per la candidatura di Calearo, ha mostrato di essere una persona orrenda. Ma ci sono casi peggiori...?. E minaccia, dunque, di render noti tutti i nomi degli onorevoli “indegni” che transumano in Parlamento portati da altri grands commis del partito: dal Gaglione di fede bindiana al Tedesco dalemiano, ognuno ha il suo scheletro nell’armadio.

Ma tutto ci? non servirebbe a sollevare Calearo dall’anonimato dei p?ria della politica. Il problema ? che Calearo ? veneto. Di pi?. ? un imprenditore veneto, gi? presidente degli industriali di Vicenza e Federmeccanica, titolare d’una florida ditta di antenne. Gli imprenditori veneti sono rocce silenziose, mussi da combattimenti, carrarmati che fanno del senso del lavoro e di quello dell’onore il punto fermo dell’esistenza. Come gli alpini e i fanti della Serenissima, credono nell’istituzione in modo sussurrato ma fermo. Quando prendono un impegno ci mettono l’anima; e, per molti che conoscono la dignit? della sconfitta, molti altri si disperano per i propri dipendenti, spingendosi? fino al suicidio. Tra i 50 imprenditori che negli ultimi due anni si sono tolti la vita non ce n’? uno che assomigli a Calearo. Calearo, anche nella sua grossi?ret?, nella sua compiaciuta irruenza, non ricorda affatto gli eroi laconici di Rigoni Stern e Sergio Saviane. Gli imprenditori veneti non sono sguaiatamente spocchiosi come Calearo: fanno gesti misurati, non si vantano del denaro guadagnato col sudore, e maledicono s? spesso la politica, ma dovessero entrarvi? non spiattellerebbero mai agl’italiani che stanno rubando lo stipendio alla faccia degli elettori, peraltro gi? abbondantemente traditi.? Calearo non ? un mona. ?, piuttosto, un traditore di tutto ci? che la sua terra rappresenta.

Ci? detto, il senatore ? una loffia nella politica italiana. L’attenzione che gli si d? ? spropositata. Ieri Guglielmo Vaccaro, deputato Pd ha depositato in Parlamento una proposta di legge ?che risponde all’arroganza di Calearo?, dove ipotizza di far decadere dal suo ruolo un deputato in casi tanto gravi come quello di Calearo. Perfino il compassato Pd Lucio Malan ? sbottato, esortando Calearo a tornare ai? doveri parlamentari o dimettersi. Per non dire della tempesta proprio su Twitter scatenata da mezzo Pd: #Calearo ? diventato l’argomento di maggiore popolarit?. Il sito www.boicottacalearo.it invita, esagerando, a non comprare prodotti che hanno la componentistica Calearo: embargo tecnico come con Cuba o l’Iran. Ognuno ha il suo scheletro nell’armadio, ribadisce Veltroni. Il problema ? quando, invece di nascondercelo, lo fai eleggere...

di Francesco Specchia

Scandaloso Calearo svela gli altarini di Veltroni e del Pd

Calearo ? El xe un mona..?. Eh, si fa presto a dire “mona”, bisogna averne i titoli. Anche se ? cos?, -“mona”-? che uno svogliato esegeta veneziano del Pdl, chiama Massimo Calearo, il politico strutturalmente pi? simile a Renato Pozzetto che a quel Talleyrand campione assoluto di camaleontismo cui vorrebbe attagliarsi. Ma il senatore vicentino Calearo, 57 anni, non ? affatto un mona. Anzi. L’esser mona, in lui, ? quasi? deminutio, equivoco etico,? banalizzazione d’un’arte antica che va dai trasformisti Depretis e Scilipoti a Magdi Allam eurodeputato suo malgrado, passando da Antonio Gaglione il cardiologo pugliese del Pd che tuttora detiene con orgoglio il record d’assenza a Montecitorio. Calearo ? un mix d’indecenze. ? l’uomo che l’altro giorno, al programma radio La Zanzara,? ha denunciato l’usura della digitopressione sull’apposito pulsante votazioni a Palazzo Madama. ? quello che ?dall’inizio dell’anno alla Camera sono andato solo tre volte Non serve a niente?, epper? invece di dimettersi rimane ancorato alla carega, sia perch? senn? al suo posto entrerebbe un filocastrista sia, soprattutto, perch? ?con lo stipendio da parlamentare ci pago il mutuo della casa a 12mila euro al mese, ? bella grande?. Ed ? allora che la sua faccia da Pozzetto si muta in faccia come il coccige.

Calearo si vanta di immatricolare la Porsche in Slovacchia per nasconderla? al fisco. Propone come risoluzione alla crisi gli scontrini con il Gratta & Vinci. Nel mezzo della furia anticasta invoca un’ennesima Agenzia Pubblica da lui ovviamente diretta. E, da latitante in Senato e deluso dal non essere stato nominato ministro -ma nessuno aveva mai pensato di candidarlo- , Calearo ritiene i politici ladri e fannulloni, ?dovrebbero andarsene tutti?. Per?, quando gli fai notare che anche lui ? un politico, anzi proprio lui assembla i peggior vizi della politica -trasformismo, assenteismo, sfregio dell’istituzione e dell’elettore, voracit? di poltrona-; be’, il senatore, liscio come una percoca, inforca gli occhiali da stilista anni 80 e ti risponde: ?Lei ha ragione...?, ma poi sempre l? rimane, incollato col Bostik. Senza considerare i suoi cambi di casacca e di leader, repentini e spudorati ma avvenuti -sfiga vuole- sempre con un attimo di ritardo rispetto alla Storia: da Veltroni che ne scopr? il talento vacuo perfettamente adatto ai democratici al gassoso Rutelli, dal Gruppo Misto a Berlusconi agli ex Responsabili di Popolo e Territori che alle sue uscite ora commentano: ?Se prima la gente ci sputava in faccia, ora ha il diritto a fare di peggio?.

A proposito di Veltroni.? Veltroni, il pigmalione, colui che candid? Calearo, su Twitter viene ora indicato come la principale causa del Male. Anche se l’ex leader dopo aver ammesso d’aver fatto una cazzata, non ci sta a fare da punching ball: ?Vedo solo ora che mi si chiede di scusarmi per la candidatura di Calearo, ha mostrato di essere una persona orrenda. Ma ci sono casi peggiori...?. E minaccia, dunque, di render noti tutti i nomi degli onorevoli “indegni” che transumano in Parlamento portati da altri grands commis del partito: dal Gaglione di fede bindiana al Tedesco dalemiano, ognuno ha il suo scheletro nell’armadio.

Ma tutto ci? non servirebbe a sollevare Calearo dall’anonimato dei p?ria della politica. Il problema ? che Calearo ? veneto. Di pi?. ? un imprenditore veneto, gi? presidente degli industriali di Vicenza e Federmeccanica, titolare d’una florida ditta di antenne. Gli imprenditori veneti sono rocce silenziose, mussi da combattimenti, carrarmati che fanno del senso del lavoro e di quello dell’onore il punto fermo dell’esistenza. Come gli alpini e i fanti della Serenissima, credono nell’istituzione in modo sussurrato ma fermo. Quando prendono un impegno ci mettono l’anima; e, per molti che conoscono la dignit? della sconfitta, molti altri si disperano per i propri dipendenti, spingendosi? fino al suicidio. Tra i 50 imprenditori che negli ultimi due anni si sono tolti la vita non ce n’? uno che assomigli a Calearo. Calearo, anche nella sua grossi?ret?, nella sua compiaciuta irruenza, non ricorda affatto gli eroi laconici di Rigoni Stern e Sergio Saviane. Gli imprenditori veneti non sono sguaiatamente spocchiosi come Calearo: fanno gesti misurati, non si vantano del denaro guadagnato col sudore, e maledicono s? spesso la politica, ma dovessero entrarvi? non spiattellerebbero mai agl’italiani che stanno rubando lo stipendio alla faccia degli elettori, peraltro gi? abbondantemente traditi.? Calearo non ? un mona. ?, piuttosto, un traditore di tutto ci? che la sua terra rappresenta.

Ci? detto, il senatore ? una loffia nella politica italiana. L’attenzione che gli si d? ? spropositata. Ieri Guglielmo Vaccaro, deputato Pd ha depositato in Parlamento una proposta di legge ?che risponde all’arroganza di Calearo?, dove ipotizza di far decadere dal suo ruolo un deputato in casi tanto gravi come quello di Calearo. Perfino il compassato Pd Lucio Malan ? sbottato, esortando Calearo a tornare ai? doveri parlamentari o dimettersi. Per non dire della tempesta proprio su Twitter scatenata da mezzo Pd: #Calearo ? diventato l’argomento di maggiore popolarit?. Il sito www.boicottacalearo.it invita, esagerando, a non comprare prodotti che hanno la componentistica Calearo: embargo tecnico come con Cuba o l’Iran. Ognuno ha il suo scheletro nell’armadio, ribadisce Veltroni. Il problema ? quando, invece di nascondercelo, lo fai eleggere...

di Francesco Specchia

Equitalia inaugura il super pc: anticipa le morre di chi evade

Colpire l’evasore ancor prima che evada. ? questo il sogno di Attilio Befera, che dopo 17 anni passati ad occuparsi di fisco sente l’obiettivo a portata di mano. Tutto ruoter? intorno al nuovo redditometro, che sar? operativo, come il direttore dell’Agenzia delle Entrate continua a ripetere incessantemente come un mantra da diversi mesi, in tempo per le dichiarazioni di giugno. I progressi informatici da una parte e l’abbattimento di qualsiasi segreto e diritto alla privacy dall’altra, faranno il resto.

Redditi, spese, acquisti, mutui, prestiti, bollette, propriet?, hobby, vizi, virt?, manie: tutto finir? nel tritacarne dell’enorme supercomputer il cui cuore alloggia nei sotterranei romani della Sogei (che gestisce l’anagrafe tributaria). Duemila server in circa duemila metri quadri. Sono queste le dimensioni di Serpico, acronimo altisonante e minaccioso che dietro la maestosa immagine del super poliziotto Al Pacino nasconde la banale sigla Servizio per le informazioni sul contribuente. ? l? che le 22mila informazioni al secondo elaborate da potenti processori verranno frullate, mescolate, confrontate fino a sfornare non solo le eventuali anomalie, ma anche la fotografia aggiornata e incontrovertibile di quanto ognuno di noi dovr? versare all’erario. In altre parole, Serpico conosce la nostra dichiarazione dei redditi prima che sia stata compilata. Ed ecco lo strumento infernale: un sofwtare on line ci dir? se quanto “crediamo” di dover sborsare in tasse corrisponde alla “realt?” elaborata dal computer. Piaccia o no, quello ? il livello delle vostre tasse.

E se le cifre non coincidono, preparatevi a tirare fuori lo scontrino anche del panettiere per contestare gli accertamenti del fisco che scatteranno in automatico al superamento di determinate (non si sa ancora bene quali) soglie di scostamento. Il direttore centrale dell’Accertamento dell’Agenzia delle Entrate, Luigi Magistro, qualche tempo fa si ? vantato del suo Serpico: ?Pochi Paesi al mondo hanno un sistema informativo cosi?. In effetti, forse solo nell’Eurasia di Orwell c’era qualcosa di simile. E forse questo intendeva ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate quando ha parlato della necessit? di un ?cambiamento culturale?. Bisogna abituarsi ad una diversa prospettiva. Magari siete evasori e non sapete di esserlo. In questo caso Serpico vi aiuter?.

Pregustando l’entrata a regime del nuovo redditometro, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha comunque invitato, riferendosi ai dati sulle dichiarazioni dei redditi diffusi venerd? da Via XX Settembre a superare le contrapposizioni tra ?tra guelfi e ghibellini?, sottolineando quanto sia ?errato? fare delle medie, mettendo una categoria contro un’altra, quando invece c’? da vincere ?la sfida? contro l’evasione. E la sfida, sebbene sia un po’ curioso dirlo mentre gli ispettori sono dai gioiellieri di Firenze, non si vince pi? con i controlli. Quelli, ha spiegato Befera durante un convegno a Napoli, ?ormai li abbiamo diminuiti perch? siamo in grado di andare in modo sempre pi? mirato e scientifico sull’evasore?. Insomma, basta Serpico.

di Sandro Iacometti

twitter@sandroiacometti

Equitalia inaugura il super pc: anticipa le mosse di chi evade

Colpire l’evasore ancor prima che evada. ? questo il sogno di Attilio Befera, che dopo 17 anni passati ad occuparsi di fisco sente l’obiettivo a portata di mano. Tutto ruoter? intorno al nuovo redditometro, che sar? operativo, come il direttore dell’Agenzia delle Entrate continua a ripetere incessantemente come un mantra da diversi mesi, in tempo per le dichiarazioni di giugno. I progressi informatici da una parte e l’abbattimento di qualsiasi segreto e diritto alla privacy dall’altra, faranno il resto.

Redditi, spese, acquisti, mutui, prestiti, bollette, propriet?, hobby, vizi, virt?, manie: tutto finir? nel tritacarne dell’enorme supercomputer il cui cuore alloggia nei sotterranei romani della Sogei (che gestisce l’anagrafe tributaria). Duemila server in circa duemila metri quadri. Sono queste le dimensioni di Serpico, acronimo altisonante e minaccioso che dietro la maestosa immagine del super poliziotto Al Pacino nasconde la banale sigla Servizio per le informazioni sul contribuente. ? l? che le 22mila informazioni al secondo elaborate da potenti processori verranno frullate, mescolate, confrontate fino a sfornare non solo le eventuali anomalie, ma anche la fotografia aggiornata e incontrovertibile di quanto ognuno di noi dovr? versare all’erario. In altre parole, Serpico conosce la nostra dichiarazione dei redditi prima che sia stata compilata. Ed ecco lo strumento infernale: un sofwtare on line ci dir? se quanto “crediamo” di dover sborsare in tasse corrisponde alla “realt?” elaborata dal computer. Piaccia o no, quello ? il livello delle vostre tasse.

E se le cifre non coincidono, preparatevi a tirare fuori lo scontrino anche del panettiere per contestare gli accertamenti del fisco che scatteranno in automatico al superamento di determinate (non si sa ancora bene quali) soglie di scostamento. Il direttore centrale dell’Accertamento dell’Agenzia delle Entrate, Luigi Magistro, qualche tempo fa si ? vantato del suo Serpico: ?Pochi Paesi al mondo hanno un sistema informativo cosi?. In effetti, forse solo nell’Eurasia di Orwell c’era qualcosa di simile. E forse questo intendeva ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate quando ha parlato della necessit? di un ?cambiamento culturale?. Bisogna abituarsi ad una diversa prospettiva. Magari siete evasori e non sapete di esserlo. In questo caso Serpico vi aiuter?.

Pregustando l’entrata a regime del nuovo redditometro, il direttore dell’Agenzia delle Entrate ha comunque invitato, riferendosi ai dati sulle dichiarazioni dei redditi diffusi venerd? da Via XX Settembre a superare le contrapposizioni tra ?tra guelfi e ghibellini?, sottolineando quanto sia ?errato? fare delle medie, mettendo una categoria contro un’altra, quando invece c’? da vincere ?la sfida? contro l’evasione. E la sfida, sebbene sia un po’ curioso dirlo mentre gli ispettori sono dai gioiellieri di Firenze, non si vince pi? con i controlli. Quelli, ha spiegato Befera durante un convegno a Napoli, ?ormai li abbiamo diminuiti perch? siamo in grado di andare in modo sempre pi? mirato e scientifico sull’evasore?. Insomma, basta Serpico.

di Sandro Iacometti

twitter@sandroiacometti

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Selvaggia Donne, su le gonne contro la cellulite Una malattia? Semmai lo è la calvizie dell’uomo

La mia soglia? di sopportazione nei confronti di slogan e pubblicit? ? piuttosto alta. Tollero, seppure a fatica, perfino Ricky? Tognazzi versione rapper? in andropausa che intona l’irresistibile ritornello ?Ascolta fratello, guarda che ganzo, prova Glassa Ponti e cotoletta di manzo?. E lo tollero nonostante mi chieda da anni chi lo costringa, a parte il vil denaro, a mettere la faccia in spot tanto urticanti, se sia ricattato dai servizi segreti, dalla massoneria o dalla Yakuza che ha messo le mani sul traffico internazionale delle glasse agrodolci.

C’? per? uno spot che non proprio non sopporto. Uno spot di fronte al quale la reazione pi? mite e misurata che ho ? quella di girare la testa a 360 gradi e parlare una lingua estinta del circuito mitteleuropeo. Sto parlando della pubblicit? che ci ricorda con martellante allarmismo che ?la cellulite ? una malattia?. Non un difetto, un’imperfezione, una piaga d’Egitto, no, una malattia. Noi donne con la cellulite non siamo semplicemente sfigate perch? ci sono pi? buchi sulla nostra chiappa destra che nel bilancio della Regione Sicilia, no,? siamo malate. Non ? che Giselle Bundchen ? una gnocca imperiale e noi siamo passabili. No, ? che Giselle Bunchen ? una donna sana, con aspettative di vita rosee e promettenti e noi, le cellulitiche,? siamo degli infermi relitti prossimi al commiato da questa esistenza terrena a causa di una malattia che non lascia scampo: la ritenzione idrica. Altro che infarti, ictus e pancreatiti, qui moriremo tutte di cellulite fulminante. Di chiappa sformata. Di cuscinetti killer. ? Sai, ? morta Valentina?. ?Ma cos?, all’improvviso??. ?Eh, purtroppo aveva una culotte de cheval incurabile e non ha superato il terzo giorno di ciclo. L’adipe localizzata l’ha stroncata?.?

?Discorsi in cui vi sarete imbattute migliaia di volte, immagino. Cos? come immagino che lo slogan vi trasmetta un forte senso di empatica preoccupazione per Valeria Marini, perch? se ? vero che la cellulite ? una malattia, Valeriona nostra ? su per gi? allo stadio terminale. Ora, ? evidente che il copywriter che ha partorito questo testo ? un individuo di sesso maschile. E non ? solo un copywriter che vuole vendere un prodotto insinuando il dubbio che di cellulite si muoia, ma ? un pubblicitario che odia profondamente il genere femminile. Che non ? appagato? all’idea che le nostre chiappe abbiano pi? crateri di Berlino dopo i bombardamenti, ma vuole minare anche la nostra autostima e la nostra serenit? scatenando una furiosa ipocondria da buccia d’arancia. Potremmo arrabbiarci e ne avremmo il diritto, amiche donne.
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Ma avrei un piano b, oltre che un lato b assai malato.? Assecondiamoli, questi geni della comunicazione. Diamogli ragione. Non esagerano, non vogliono insinuarci il dubbio di non essere semplicemente cesse, ma pure inferme. Non sono dei gretti maschilisti che non hanno idea di cosa voglia dire alzarsi da un asciugamano cercando di raggiungere la riva a marcia indietro travolgendo ombrelloni e bagnanti per non mostrare i retro- avvallamenti. No. Loro hanno ragione. Noi siamo malate. E come tali, ci dobbiamo comportare. Invito dunque tutte le impiegate statali colpite da adiposi localizzata a mettersi urgentemente in malattia. Non andate pi? a lavorare. Tutte le donne con giro coscia superiore ai 50 cm devono pretendere un assegno di invalidit?, per cui la Fornero si sedesse al pi? presto al tavolo delle trattative e magari con le gambe leggermente sollevate da terra per favorire la circolazione perch? al primo avvallamento sospetto pretendiamo che si metta in malattia pure lei. Le casalinghe colpite da ritenzione killer smettessero di pulire, lavare, stirare, accudire i figli. Si sdraiassero a letto con un succo d’arancia e una rivista e attendessero serafiche che il loro destino di chiattone terminali si compia. Pretendiamo poi che Somatoline ce lo passi la mutua, come le pillole per gli infartuati. Che venga instituito un ministero del decotto drenante entro Pasqua con Gianluca Mech di Tisanoreica ministro senza portafoglio. Che la liposuzione sia mutuabile. ? proprio vero: il maschilismo ? una malattia.

di Selvaggia Lucarelli

Fanno sentire Radio Maria Condannate per stalking

Radio Maria ha accumulato, nel tempo, molti record e definizioni, ma che potesse diventare anche strumento di persecuzione probabilmente nessuno lo avrebbe mai immaginato. Eppure ? successo in Sardegna. Hanno perseguitato per anni il fratello, con cui erano in lite per ragioni economiche, costringendolo a subire l’intera programmazione di Radio Maria, diffusa a tutto volume davanti al ristorante gestito da lui e dalla moglie. Due sorelle di Golfo Aranci (Olbia-Tempio), Caterina e Francesca Servini, sono state condannate a otto mesi di reclusione per stalking dal giudice del tribunale di Olbia, Riccardo De Vito.?? Le due sorelle avevano deciso di vendicarsi attuando molestie di vario tipo nei confronti di alcuni familiari, tra cui il fratello Pietro e sua moglie. Radio Maria veniva diffusa a tutto volume durante l’orario di apertura del ristorante di Pietro Servini. La sua consorte, sull'orlo dell’esaurimento nervoso, era stata costretta a cambiare citt?, trasferendosi a Sassari. Le due sorelle stalker sono state condannate anche al pagamento delle spese giudiziarie e dei danni che saranno quantificati in sede civile.

In effetti, il palinsesto della radio, per chi non ne ? un fedele ascoltatore, pu? risultare vagamente pervasiva. Ecco un esempio di programmazione, quella andata in onda ieri: si comincia a mezzanotte con la recita del Santa Rosario; a mezzanotte e mezzo viene riproposta? la catechesi di padre Livio Fanzaga, fondatore? e instancabile animatore della radio; alle due la rubrica sulle Vite di? Santi, a cui segue di nuovo il Santo Rosario e uno spazio dedicato alla figura di Bernadette Soubirous (la veggente di Lourdes).?

?E cos? via, nell’arco delle ventiquattr’ore, cadenzate da recite di rosari, di preghiere, di e celebrazioni eucaristiche, e rubriche che si occupano di Bibbia, commenti alla stampa, apologetica, fede e medicina, fino al commento e alla riflessione sui Promessi Sposi, a cura di
Francesco Agnoli e la rubrica di Antonio Socci ?Nel mondo, ma non del mondo?. Quotidianamente, poi, si alternano spazi e rubriche dedicate alla spiritualit?, alla catechesi per i giovani, ma anche dedicate ai problemi di ogni genere, per esempio la medicina veterinaria.

?Chiaro che essere costretti ad ascoltare tutto il giorno la radio a tutto volume pu? risultare leggermente esasperante. Ma chi lo fa per libera scelta - magari senza rintronare parenti e vicini - ha formato, e continua a formare, una grossa schiera. Nata nel gennaio 1987 Radio Maria ? rapidamente diventata un vero e proprio fenomeno radiofonico, ma non solo, un network della fede dalle proporzioni inimmaginabili, considerando che si regge quasi totalmente sul volontariato. E non solo in Italia, ma praticamente in tutto il mondo, dal Burkina Faso fino in Papua Nuova Guinea. Ultimamente padre Livio ha lanciato appelli per chiedere ulteriori aiuti: la crisi colpisce anche qui.

Come si evince anche dal nome, la radio fa della Madonna la figura-chiave, il perno della sua missione. In particolare c’? una grande attenzione nei confronti di realt? come quella di Lourdes e di? Medjugorje.? E a Radio Maria si attende con grande ansia l’esito della commissione d’inchiesta internazionale istituita in Vaticano sulle apparizioni mariane di questo piccolo paese bosniaco, diventato famoso in tutto il mondo, Ancora sei-sette mesi di lavori, poi entro la fine di quest’anno la commissione,? presieduta dal cardinale Camillo Ruini, concluder? i suoi lavori con un pronunciamento,? sottoposto alla Congregazione per la dottrina della fede e quindi a Benedetto XVI.

di Caterina Maniaci

Bossi Vuole diventare il terrone degli svizzeri Entusiasta per l’idea di annettere la Lombardia

Meglio la Svizzera dell’Italia. E, a questo punto, pure della Padania. La Lega firma per chiedere l’annessione della Lombardia alla Confederazione. Nel giro di pochi giorni una petizione on line ha raccolto quasi 15mila consensi. E il trend non accenna a diminuire. ? successo dopo l’apertura del ministro della Difesa elvetico, Ueli Maurer: ?Annettere la Lombardia per noi non sarebbe un problema. La Lombardia rappresenta circa il 90% del totale di tutti gli scambi commerciali con il nostro paese?.

Frasi rimbalzate in un amen nelle valli bergamasche, passando per Brescia e Varese. Su blog e social network ? scattata la corsa all’adesione. L’iniziativa ? stata sponsorizzata pure dal quotidiano on line l’indipendenza. Il governatore lombardo Roberto Formigoni ? contrario: ?Non sono per lo smembramento dell’Italia?. I suoi alleati al Pirellone, invece, la pensano all’opposto. Umberto Bossi ? entusiasta: ?Bellissima idea? tuona da Castiglione Olona, Varese, dove ieri ha inaugurato una sede insieme a Roberto Maroni. ?Possiamo dichiarare guerra agli svizzeri e arrenderci subito...?. Bobo aveva gi? dato la sua benedizione l’altro giorno: ?Mi sembra una cosa importante e significativa?, e il gran numero di adesioni ?dimostra la voglia che c’? di cambiamento verso un moderno sistema federalista, che ? la battaglia della Lega?.

Altro che sogni di secessione padana. Pur di liberarsi dal centralismo romano - ragionano i lumbard - va bene tutto. Anche spezzare il progetto di nazione settentrionale e trasformarsi nei terroni di Svizzera. ? da un po’ che l’idea ? in circolazione. A novembre l’aveva buttata l? il capo della Lega ticinese Giuliano Bignasca, teorizzando l’annessione dell’alta Lombardia. Anche in quel caso, reazioni entusiaste dei leghisti. ?Meglio i prati svizzeri della palude romana!? s’esaltava il sindaco di Morazzone, Varese, Matteo Luigi Bianchi. Che sulla raccolta firme degli ultimi giorni insiste: ?? un’?ncora di salvezza per liberarci di un sistema che non funziona?. Maroni si sente di colpo pi? giovane: ?La petizione mi ricorda quando nel 1980 abbiamo iniziato io e Bossi. Il nostro progetto era riunificare i territori del nord-ovest della Lombardia (le province di Varese, Como e Lecco) con il Canton Ticino: il nostro esordio ? stato per l’autonomia del territorio dei laghi prealpini, con il movimento Unolpa...?.

La Svizzera riesce a ricompattare magicamente l’Umberto e il Bobo, mentre il senatore del cerchio magico bossiano Armando Valli attacca il sindaco Flavio Tosi, reo di aver confessato: per il dopo-Senatur vedrei bene Maroni. ?Pensa a Verona? gli ha ringhiato il parlamentare. Beghe che sembrano lontane anni luce da Varese, dove ieri i vertici del Carroccio sprizzavano compattezza. Miracoli svizzeri. ?L’Italia non ? un Paese molto democratico perch? non ? prevista la secessione? ragiona Bossi ?Ci sono per? esempi in Europa di regioni che si mettono assieme al di qua e al di l? della frontiera. Per questo lo pu? fare anche la Lombardia con la vicina Svizzera. L’importante ? non farsi schiacciare da chi come lo Stato italiano non lascia stare i suoi Comuni?.? Il sogno ? cos? elettrizzante che Bossi, di buon umore, tiene a smentire dissapori con l’ex ministro dell’Interno: ?Con Maroni siamo amici da troppo tempo? confessa a un militante che chiede unit?. ?Ogni tanto vengono fuori le solite discussioni e si litiga un po’, per? sono discussioni di famiglia che durano poco?.

L’altro gongola e se la prende con Mario Monti, che ?non ? il Barbarossa, ma qualche similitudine col Barbarossa c’? e noi dobbiamo ribellarci, perch? come il Barbarossa questo governo sta schiacciando i nostri Comuni? spiega Maroni. Umberto lo guarda soddisfatto: ?Spero che il governo vada in malora?. Castiglione Olona, Varese. I vertici della Lega sembrano tornati uniti. La Svizzera ? a pochi chilometri. Roma ? lontanissima. Il sogno di Padania unita e indipendente, anche.

di Matteo Pandini

Fini fischiato dai fan dei marò Tace ancora sui suoi privilegi

Pier Ferdinando Casini ? stato il pi? veloce, ha rinunciato alle dotazioni da ex presidente della Camera. Luciano Violante e Fausto Bertinotti, che ? anche presidente della Fondazione Camera, no. Hanno argomentato la loro decisione e, anzi, non hanno nascosto un certo fastidio per la scelta fatta dal leader Udc. Ma, almeno, ci hanno messo la faccia.?

L’unico che finora ha taciuto sulla legge salva-ex presidenti, la norma che rinvia al 2023 l’entrata in vigore dei tagli, ? stato il presidente in carica, Gianfranco Fini. Nemmeno una parola sulla questione che occupa da giorni intere pagine dei giornali. Pensare che l’accordo col presidente del Senato, Renato Schifani, per ridurre i benefit agli ex, l’aveva preso lui personalmente. Sicuro la questione non pu? essergli sfuggira: il leader di Fli fa parte - seppur senza votare - di quell’Ufficio di presidenza che ha preso la - contestatissima - decisione gioved?.

Per conoscere la sua opinione, spiegano i bene informati, bisogner? aspettare la settimana successiva a Pasqua, quando, con ogni probabilit?, sar? convocato nuovamente l’organismo. In compenso il numero uno di Montecitorio ieri si ? fatto vivo su un altro argomento, ha scritto una lettera. Cio? un “saluto” recapitato al presidente dell’associazione nazionale marinai d’Italia, Giampaolo Pagnottella, in occasione di una manifestazione che era in programma ieri a piazza Montecitorio. Lo scopo della manifestazione nobilissimo: solidariet? e appoggio all’azione del governo perch? possa riportare a casa i due mar? italiani detenuti in India.

?Desidero rinnovare la mia solidariet? ai due fucilieri del reggimento San Marco, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, attualmente detenuti in India?, cominciava il messaggio della terza carica dello Stato. ?Su questa questione, anche in sede internazionale, ho gi? avuto modo di richiamare l’attenzione di autorit? di Paesi alleati, manifestando il sostegno all’azione del nostro governo?, si leggeva ancora nel saluto. Ai trecento e passa marinai e amici di marinai presenti in piazza, rappresentanti delle associazioni d’arma, l’iniziativa del presidente della Camera, per?, non ? piaciuta. Cos?, mentre veniva data lettura della missiva, si sono levati molti fischi e, addirittura, qualcuno ha urlato ripetutamente ?vergogna?. Un brutto colpo se si considera che le associazioni d’arma sono da sempre considerate molto vicine alla destra politica. Tanto che Fini, nel suo messaggio, aveva tributato, ?apprezzamento agli appartenenti alla Marina Militare alla quale l’Italia ? riconoscente per il ruolo svolto a salvaguardia della sicurezza del Paese e delle rotte?. Troppo “caldo” il tema dei costi della politica, troppo grossolano l’errore commesso a Montecitorio per pensare di passarla liscia.

In compenso, giusto ieri, la Camera qualcosina ha risparmiato: in occasione dell’Earth Hour promossa dal WWF per sensibilizzare l’opinione pubblica sui cambiamenti climatici, Montecitorio ha spento le sue luci dalle 20.30 alle 21.30.

di Paolo Emilio Russo

Se Passera ora fa il furbetto sulla gogna fiscale

Che gli imprenditori guadagnino meno dei lavoratori dipendenti ? semplicemente una sciocchezza assoluta uscita irresponsabilmente dal seno del ministero dell’Economia, come ha spiegato ieri Libero. Che per? quella sciocchezza se la sia bevuta come acqua di fonte il superministro dello Sviluppo economico, dei Trasporti, delle Comunicazioni e delle deleghe a vanvera, Corrado Passera, ? grave. Questo significa che i tecnici hanno ormai imparato il peggiore vizio della politica: parlare di tutto senza essere informati di nulla. Sembrerebbe che un Passera - che pure deve avere studiato e alle spalle ha un curriculum invidiabile - abbia preso gi? il passo di uno Scilipoti. Anzi, peggio perch? ormai Scilipoti ha imparato a tacere quando non sa perfino davanti all’assalto settimanale delle Iene.?

Invece di dire che non ne sapeva nulla, e quindi non era in grado di commentare i dati, ieri Passera si ? lasciato andare a commenti roboanti su questi imprenditori figli di buona donna che in Italia dichiarano meno dei lavoratori dipendenti: ?Serve una sanzione sociale?, ha detto, ?non pu? essere considerata furbizia non pagare le tasse. Non pu? essere considerato accettabile che chi ha uno stile di vita di buon livello non abbia poi una sua quota di partecipazione agli oneri pubblici?. Prese a s?, erano banalit? che possono uscire dalla bocca di qualsiasi cittadino comune. Chi mai si metterebbe a dire l’opposto, tessendo le lodi di quell’evasore tanto perbene della porta accanto? Ma dette a commento di una statistica piena di balle come quella editata dal dipartimento politiche fiscali del ministero dell’Economia, le parole di Passera sono due volte gravi. Una per l’ignoranza della realt?, la seconda perch? evidentemente il governo pensa che sia meglio dare fuoco preventivamente agli imprenditori, cos? non si appiccano da s? la benzina gettando in cattiva luce le istituzioni. Vogliamo la sanzione sociale dicendo che gli imprenditori sono tutti ladri e approfittatori? ? un incitamento alla rivolta sociale, a farsi giustizia da s?, una classe contro l’altra? ? un’ottima idea per lo sviluppo, la crescita e naturalmente la creazione di nuovi posti di lavoro: fatto fuori un imprenditore con la “sanzione sociale”, c’? sempre il suo posto da prendere.

Forse prima di strologare su questi temi, gli esponenti dell’esecutivo farebbero bene a farsi un bell’esame di coscienza: ? sicuramente vero che gli imprenditori oggi sono pi? poveri di prima un po’ come tutti gli italiani. Lo sono anche perch? il governo di Mario Monti li ha riempiti di tasse e rincari di tariffe. Ieri in un sussulto di sincerit? lo stesso premier ha definito “rozzi” i provvedimenti fiscali e tariffari contenuti nel suo decreto legge salva-Italia. L’ammissione ? arrivata dopo l’ennesima picconata alle sue politiche degli ex amici Francesco Giavazzi e Alberto Alesina sul Corriere della Sera, ma ? certamente apprezzabile. Certo, resta un po’ di amaro in bocca a pensare che per provvedimenti rozzi bastavano e avanzavano un Hulk o un Terminator, e non era il caso di scomodare l’autorit? massima della Bocconi o il capo di una delle pi? grandi banche italiane.

Grazie a quel lavoro “rozzo”, come spiegato ieri dalla Cgia di Mestre, nel 2011 ben 11.615 imprese sono fallite con i loro imprenditori, che hanno perso il lavoro come i loro 50 mila dipendenti. E’ il record di questi anni. Attilio Befera, il direttore della Agenzia delle Entrate, che quelle norme da Terminator deve applicare e ha pure cercato di ammorbidire negli ultimi tempi, avendo una conoscenza profonda della macchina del fisco, non avrebbe mai diffuso statistiche strampalate come quelle che il ministero dell’Economia ha regalato alla folla eccitata venerd?. Il suo compito ? recuperare evasione fiscale, per questo sa bene che sarebbe stupido inseguirla dove non c’?. Lui non pu? dirlo, ma se lo conosco bene quella stupidaggine sugli imprenditori tutti evasori che guadagnano meno dei loro dipendenti, deve averlo fatto imbufalire. Per lavarsi la coscienza il ministero dell’Economia ha allegato ai suoi fantasiosi comunicati stampa anche delle note metodologiche che naturalmente nessuno ? andato a leggersi. Perch? cos? avrebbe scoperto che la definizione di “imprenditori” ? assai larga.

Riguarda tutte le persone fisiche che hanno avuto reddito prevalente da reddito di impresa, sia in contabilit? ordinaria che in contabilit? semplificata. Per impresa si intende un mondo vastissimo che va dall’imprenditore come ce lo immaginiamo noi che percepisce utili gi? tassati in origine e quindi o non riportati o riportati solo al 49,72% nella dichiarazione dei redditi. Ma ci sono anche esercizi commerciali a conduzione familiare, come il verduriere o il pizzicagnolo che imputano il reddito di impresa parte al marito, parte alla moglie e magari parte a qualcuno dei figli che aiuta in negozio. Si tratta di due, tre o quattro imprenditori nella stessa mini-impresa e si capisce che il reddito di ognuno non ? stratosferico. Ci sono anche le partite Iva e le imprese individuali che magari aprono e chiudono dopo pochi mesi: anche in quel caso il reddito dichiarato su base annuale ? assai modesto, perch? magari riguardava un mese o due soli. Ci sono perfino quei lavoratori dipendenti costretti a prendere la partita Iva per lavorare magari come operai nel cantiere temporaneo: e certo che i loro redditi sono bassi! Ed ? sicuro che nel concetto generale di imprenditore loro fatichino ad entrare: per? sono centinaia di migliaia, e hanno un loro peso che nulla ha a che vedere con l’evasione.

di Franco Bechis

Silvio chiama bossi per le riforme Ma pensa solo a Barcellona-Milan

“Forza Milan” - e non “Forza Lecco” o “Veneto” o “Toscana” - ? la cosa che prevalentemente interessa a Silvio Berlusconi in questi giorni. L’ex presidente del Consiglio sta decidendo se partire o meno in trasferta con la squadra alla volta di Barcellona, per? la partita di ritorno della Champion League.?

In tema di politica, invece, il Cavaliere continua a stare defilato. Lascia fare quasi tutto ad Angelino Alfano, pur mantenendo un occhio vigile sulla riforma della giustizia, argomento che lo tocca in prima persona. Marted? sar? a Roma dopo un’assenza prolungata. E il rientro nella capitale ? motivato dalla necessit? di presiedere l’ufficio di presidenza del Pdl. A via dell’Umilt? il pilota automatico non basta, Silvio deve riprendere in mano la cloche perch? lo scontro tra ex Forza Italia ed ex An sta assumendo contorni preoccupanti. Fratricidi.

Uno dei motivi di litigio ? la legge elettorale. Con i forzisti che spingono per l’accordo con Pd e Terzo polo su un sistema pi? proporzionale e gli aennini che non intendono mollare la bandiera del bipolarismo. Forse i post-missimi possono sentirsi un po’ risollevati dalle parole di Umberto? Bossi. Ieri il leader della Lega Nord, smentendo di aver incontrato Berlusconi e la Gelmini nella sua Gemonio, ha tuttavia ammesso che il canale di comunicazione non ? del tutto interrotto: ?Con Silvio ci siamo intravisti, lui cerca sempre di fare accordi?. Sull’alleanza alle Amministrative? No, ha precisato il Senatur, ?non sull’alleanza, vuole fare l’accordo sulla legge elettorale?. A conferma che l’ex premier non si preclude nessuna strada. Manda avanti Alfano a trattare con Bersani e Casini, ma lui continua a coltivare i rapporti con il Carroccio, perch? non si sa mai. D’altronde se l’attuale bozza formulata al tavolo trasversale non contiene aspetti punitivi per i leghisti ci sar? un motivo. O no?

L’inciucio, poi, ? una realt? cos? precaria che a via dell’Umilt? si tengono sempre una carta di riserva. Quella verde. Sono troppe le cose che dividono Pdl e Pd per poter funzionare a lungo, questa larga coalizione. Ad agitare le acque c’? la riforma dell’articolo 18 (invisa a Bersani e compagni), ma incombono anche le leggi sulla giustizia. A partire dalla responsabilit? civile dei magistrati (rivendicata da Alfano, osteggiata dai democratici), il ddl anti corruzione (concussione s?, concussione no) e la legge sulle intercettazioni.

Il momento di difficolt? a sinistra fa brillare la destra nei sondaggi, sostiene Alfano: ?L’aumento del Pdl in tutte le indagini demoscopiche ?? significativo?. E aggiunge: ?Siamo tornati a essere il riferimento? dell’area dei moderati superando la fase pi? delicata?, cio? ?la caduta del governo Berlusconi?.

di Salvatore Dama

Formigli Un radical chic che invecchia la tv… Serve la leggerezza: più tette a La7

Corrado Formigli e il suo talk show Piazzapulita agonizzano nella triste palude del 3-4% di share e l’amministratore di La7, Giovanni Stella, potrebbe sopprimere il programma. L’indiscrezione del quotidiano Italia Oggi, se confermata, sarebbe la prima picconata al progetto di trasformare La7 in una terrazza radical-chic antiberlusconiana. Il figliol prodigo di casa Santoro, Corrado Formigli, sarebbe il primo a scendere, ma tutto il pattuglione di pasionarie in tacchi a spillo, dalla Gruber alla Dandini alla Bignardi, forti dei loro ascolti microscopici, cominciano a sentire un vento gelido in piena primavera. Anche la comica gastrointestinale, Geppi Cucciari, ex Zelig, definita dal solito sibillino Aldo Grasso “il caso pi? interessante su La7 dopo Enrico Mentana”, che avrebbe dovuto portare nella rete un po’ di crassa comicit? ma presunta intelligente stile Littizzetto, non schioda da ascolti da encefalogramma piatto.

Gente che di televisione pare intendersene, come il conduttore di TvTalk Massimo Bernardini, non si spiega perch? i programmi di qualit? non incontrino il gusto del pubblico. Forse la domanda ? posta male, nel senso che questi non sono programmi di qualit?, sono programmi narcisistici, montati su misura di conduttori star che pensano di essere suscitatori di ascolti perch? hanno un piccolo ma influente seguito di fan. Condividono la stessa formula: chiacchiere vanesie. Lerner ha provato a galvanizzare un po’ la tristezza dei suoi estenuanti dibattiti sul declino del capitalismo occidentale invitando le prime file della Scala. Lodevole intenzione, peccato che una volta finito di volare con Mozart, dopo la pubblicit?, si tornasse in studio a discutere della dirompente attualit? delle analisi economiche di Marx e Engels. E uno a quel punto vorrebbe che il palinsesto impazzisse, e irrompesse l’Ispettore Barnaby, o una scosciatissima Carrie di Sex and The City e a colpi di borsetta di Herm?s scacciasse tutta quella barbosa lagna.

Noi di televisione non ce ne intendiamo, ci limitiamo a pensare che la noia che ci sopraff? ogni volta che Formigli d? la parola all’ennesimo operaio del soviet, all’ennesimo precario indignato, all’ennesima fanciulla di bell’aspetto che non vuole sentirsi dire che ? bella perch? ha il complesso della puttana, viene percepita anche da molti altri. L’idea di una televisione oligarchica, per pochi e fatta da pochi, quale che sar? la decisione dei capi di La7 in merito ai loro programmi, ? stata sicuramente un fallimento.

Va bene, si dir?, non pretendevamo gli ascolti dei variet? di Pippo Baudo o dei quiz di Mike Bongiorno, miravamo a, come si dice, fare opinione, stimolare il dibattito. Opinione de che? si direbbe a Roma. Dopo le Invasioni della Bignardi gli unici a parlare della trasmissione sono l’eroico giornalista del Foglio, Claudio Cerasa, che vi partecipa, e i congiunti della conduttrice su twitter. La Cucciari ? pi? famosa per gli spot sul noto prodotto che libera l’intestino ma invade il suo frigorifero. Lilli Gruber ? sempre pi? truccata e luminosa, sembra un ologramma come Obi Wan Kenobi di Guerre Stellari, e nessuno segue il suo programma per i contenuti, ma per scoprire il riflessante dei suoi capelli, e infatti nessuno si ricorda chi ? l’ospite non solo dopo, ma neanche durante il programma. Sabina Guzzanti ? ansiogena, con quei suoi occhi stralunati e la sua perforante parlantina nasale ci viene sempre voglia di sedarla, per il suo bene oltre che per il nostro. Perch? mai uno, stremato da una giornata tra crisi, benzina alle stelle, risparmi che si assottigliano, dovrebbe darsi il colpo di grazia con questi tristi e petulanti compagni? Diceva Zavattini: la giovinezza ha il corpo. Ecco: troppa mente fa la televisione vecchia. Un po’ di carne, prego.

di Giordano Tedoldi

Concordia, la giustizia Usa sequestra una nave Carnival

Per il naufragio della Costa Concordia si muove anche la giustizia americana, cha ha posto sotto sequestro una nave da crociera della Carnival, la societ? che controlla Costa Crociere, poco prima che partisse per un viaggio dal Texas. Il sequestro - accompagnato dalla richiesta di visionare la scatola nera della nave naufragata all'Isola del Giglio - ? stato chiesto come misura cautelativa a tutela del risarcimento. La decisione ? arrivata dopo la richiesta di alcuni legali americani dei parenti di una donna tedesca morta nel naufragio di ottenere un risarcimento: il tribunale a stelle e strisce ha mandato la polizia a sigillare il ponte della Carnival Triumph che era ormeggiata nel porto di Galveston.

Sorpresa a bordo - Il gigante del mare era pronto a salpare quando i poliziotti, intorno alle 8.30 ore americane (le 15.30 in Italia), con grande sorpresa di passeggeri ed equipaggio sono saliti a bordo per notificare l'atto di sequestro emanato dal giudice della divisione di Galveston della Corte Distrettuale americana. Secondo la giustizia yankee, ha spiegato lo studio dell'avvocato John Arthur Eaves, che ha promosso la causa, la Carnival "potr? pagare una cauzione di 10 milioni di dollari al tribunale del Texas per dissequestrare la nave, una cifra che costituir? un fondo di garanzia per la vittima ricorrente, oppure raggiungere un accordo direttamente con i legali della familgia tedesca".

"Sequestro giustificato" - Un portavoce dell'avvocato Eaves, in Italia, ha spiegato che "il magistrato texano ha sposato la tesi secondo la quale la morte della cittadina tedesca ? da attribuire al mancato rispetto delle norme e delle procedure di sicurezza a bordo della Costa Concordia, a causa del mancato esercizio dell'opportuno dovere di controllo da parte di Carnival. Il congruo risarcimento di cui la famiglia avr? diritto - ha proseguito l'avvocato - giustifica pertanto la richiesta avanzata dai legali di un sequestro cautelativo". Dagli Stati Uniti il gruppo Carnival Cruise si ? detto "dispiaciuto per quanto accaduto" e ha assicurato i passeggeri in partenza dal Golfo del Messico che "i nostri studi legali stanno cercando di risolvere la questione. Siamo fiduciosi - si conclude la nota della societ? - che la nave possa partire oggi".

Italiani sceriffi al telefono Record di denunce al 117

C’? la mamma che denuncia il figlio - chiamatelo pure eccesso d’amore - perch? lavora in nero in un ristorante, magari per arrotondare la paghetta in vista delle vacanze estive. C’? l’allegro libertino in cerca di piacere proibito ai bordi della strada che gode dei servigi delle putte e poi si indigna perch? non rilasciano regolare ricevuta (da scaricare dal commercialista?). C’? la vecchietta ossessionata dall’esplosione di negozi cinesi sotto casa che si premura di catalogare per filo e per segno tutte i mancati scontrini (o meglio, gli scontrini ci sono, solo che a penna mano asiatica ha scritto “non ha valore fiscale”). Cosa hanno in comune questi tre casi? Un numero di telefono, 117. Perch? delatore oggi, in italia, lo sono un po’ tutti. Per rabbia, esasperazione, e anche (guai a sottovalutarla) invidia sociale. E chi se ne frega se la “spiata” alla Guardia di Finanza inguaier? chi salutiamo ogni mattina col sorriso sulle labbra. Il vicino di casa viaggia sul mega suv ma chiede al Comune il bonus beb?? Una telefonata al 117 non gliela leva nessuno. La pizzeria dove mangio il calzone ripieno da una vita tiene i camerieri in nero? Mo’ basta, chiamo.

La campagna contro i furbetti del fisco di Monti sta facendo il suo effetto. E ieri il ministro dello Sviluppo Passera lo ha detto chiaro e tondo: ?Contro l’evasione fiscale ci vuole una sanzione sociale?. Ma il messaggio la gente lo ha ricevuto forte e chiaro. Il termometro pi? attendibile ? proprio il numero telefonico istituito da Visco nel 1996: partito in sordina, piano piano ha fatto breccia nelle abitudini dei cittadini arrivando a numeri monstre. Nel 2011 sono state 37.000 le denunce telefoniche antievasione. Ma solo nei primi tre mesi di quest’anno, riferiscono dalla GdF, sono stati in 12.000 ad alzare la cornetta. Con un incremento importantissimo riguardante le denunce di evasione fiscale: confrontando il primo trimestre 2011-2012, a febbraio c’? stato un boom del 382%, a marzo addirittura del 408%.

Ma chi chiama? Tutti, nessuno escluso: uomini, donne, giovani, vecchi. Anche se dalla centrale operativa di Roma fanno sapere che empiricamente sono pi? le donne ad alzare la cornetta. Che cosa denunciano? Gli scontrini e le mancate ricevute rimangono un must. Con una differenza rispetto agli anni passati: se prima la gente si scocciava ad aspettare che arrivasse la pattuglia fuori dal bar incriminato, ora stanno impalati come vedette finch? non vedono i baschi verdi all’orizzonte. Altro segno della “rieducazione” culturale in atto. A finire nei guai, vittime del “fuoco amico”, sono sempre pi? conoscenti e persone vicine. Lo si capisce dal tipo di denunce: se so che qualcuno usufruisce di agevolazioni fiscali o sgravi particolari ? perch? lo frequento, ne conosci le abitudini, compresi i peccati di portafoglio (piccoli e grandi che siano). Ampliato e di molto il ventaglio delle denunce: falsi ciechi e invalidi farlocchi sono i nuovi nemici. Gente che - stando ai racconti degli operatori della Finanza - cade vittima della propria tracotanza, vantandosi in giro di beffare lo Stato intascando la pensione. Anche i benzinai non se la passano bene: con gli aumenti continui dei carburanti i guidatori si sono specializzati nel tenerli sott’occhio.

Durante la settimana il picco di denunce ? ovviamente concentrato nel week end. La fascia 20-23.30 riguarda gli avventori di ristoranti. Poi si passa al popolo dei nottambuli, e l’et? si abbassa di parecchio. Ma fare lo sceriffo fiscale non ? un lavoro per vecchi: alla centrale di Roma al momento di registrare i dati anagrafici di un denunciante si sono accorti che il ragazzo in questione era un minorenne, fregato da un barista malandrino. E hanno dovuto chiamare i genitori per portare a termine la pratica.

di Edoardo Cavadini

La Merkel sfotte la Grecia: "Da voi vacanze low cost"

Bravi, molto bravi, avete fatto bene a tagliarvi la paga, cos? adesso coster? di meno trascorrere le vacanze nel vostro Paese. Angela Merkel si congratula inaspettatamente con i greci per il loro spirito di sacrificio e indica nel turismo la pi? genuina risorsa ellenica su cui fare leva per risollevare il Paese dal disastro. I suoi complimenti, dopo le severe paternali degli ultimi tempi fino all’arrivo del presidente “tecnico” Lucas Papademos, la cancelliera li ha inviati ad Atene ieri, dalle colonne del giornale ceko Lidove Noviny, che l’ha intervistata in vista della sua visita a Praga marted?? prossimo.

Dopo la stangata dell’austerit? dettata dalla Germania, ecco Frau Angela che porge la carota: ?Il Parlamento greco ha approvato misure dure, come il taglio dei salari minimi, in modo di ottenere, ad esempio, la competitivit? nel settore turistico rispetto ai Paesi vicini?. Tra cui l’Italia, per inciso. L’elogio merkeliano non fa una grinza, solo che ha il sapore di una beffa,? perch? il ribasso dei costi per i vacanzieri stranieri in Grecia sar? un regalo soprattutto ai tedeschi che sono in testa, insieme con gli inglesi, nella graduatoria delle presenze turistiche da oltreconfine. Secondo le stime dell’ambasciata greca a Berlino, gli arrivi dalla Germania sono 2,5 milioni l’anno. Sta di fatto che il turismo in Grecia produce il 18 per cento del Pil e mantiene 700mila posti di lavoro. E potrebbe diventare ancora pi? redditizio se sar? sviluppata modernamente la rete termale, che conta una ventina di impianti di notevole capacit?.

?La Grecia adesso ha un’opportunit??, assicura Angela Merkel nell’intervista. ?Non intendo abbellire le cose: la Grecia ha ancora un aspro cammino da fare, ma ha gi? compiuto molti passi su questa strada. Tutti dobbiamo riconoscerlo?. Lei per prima con questo inatteso? incoraggiamento, dopo essersi distinta come la pi? intransigente nelle critiche. E allora, tanto di cappello ai nuovi governanti ateniesi: ?Sono decisioni politiche difficilissime, per le quali ho molto rispetto,? daranno i loro frutti nel tempo?. La sua dichiarata convinzione non cambia: ?La Grecia vuole rimanere nell’eurozona e pure io lo desidero perch? un’uscita della Grecia avrebbe gravi conseguenze. Molti esperti vedono il pericolo di un effetto domino che potrebbe coinvolgere altri Paesi?. La maggioranza dei tedeschi vorrebbe mollare la Grecia al suo destino, ma Angela ancora resiste. Papademos, intanto, si accingerebbe a chiedere un terzo pacchetto di aiuti, dopo i 240 miliardi garantiti dai primi due interventi europei.

Il? fiduciario in Grecia della cancelliera ? il tedesco Horst Reichenbach, capo della task force internazionale organizzata da Fondo monetario, Banca europea e Commissione di Bruxelles per controllare gli impegni presi dai greci per il risanamento nazionale. Sull’incremento dei proventi del turismo, Reichenbach ? molto cauto, per non dire scettico. ?Nello scorso anno, il settore ? andato molto bene?, ha detto in questi giorni al quotidiano economico Handelsblatt, quest’anno per? la situazione dovrebbe rivelarsi meno positiva che nel 2011. Il numero dei turisti ? in diminuzione e pu? darsi che dipenda dal clima sociale nel Paese?.

In altre parole, detta con meno diplomazia, le agitazioni culminate nei roghi dei palazzi nel centro di Atene e la tensione in vista delle prossime elezioni politiche di maggio stanno allontanando i turisti stranieri. L’ondata di “germanofobia” scatenata in Grecia dalla morsa dell’austerit? ha spaventato la tradizionale clientela tedesca e minaccia di dirottarla altrove, nonostante il ghiotto “sconto” messo in preventivo dalla cancelliera. Per ora, la normalizzazione in Egitto e in Tunisia dopo la turbolenta “primavera araba” sta ripopolando gli alberghi sull’altra sponda del Mediterraneo.

di Enzo Piergianni

Il ministro della famiglia? No Si occupa soltanto dei rom

Fate la prova col vostro vicino di casa. Chiedetegli chi era il ministro della Famiglia del governo Berlusconi. Se non ? appena uscito da un’astronave atterrata a villa Borghese come il marziano di Ennio Flaiano, vi far? il nome di Carlo Giovanardi. Il ministro della Famiglia del governo Prodi? Facile anche questa: Rosy Bindi. E nel governo Monti, chi ricopre quell’incarico? Se non lo avete chiesto a un addetto ai lavori, assisterete alla scena muta. In alternativa, vi sar? risposto che il professor Monti ha ridotto i dicasteri all’osso e che nella sobria compagine governativa dei professori non c’era spazio per un ministro della Famiglia. Sbagliato. Il ministro in questione c’?. E’ – anzi, sarebbe - Andrea Riccardi. Solo che non se ne ? accorto nessuno.

Tutti (incluso il sito del governo) definiscono Riccardi “ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione”. Lui stesso non fa molto per ricordare le altre competenze. Che per? non sono poche: Riccardi ha anche le deleghe per la Famiglia, la Giovent?, le Politiche antidroga, il Servizio civile, le Adozioni internazionali e le Antidiscriminazioni razziali. In sostanza il fondatore di Sant’Egidio ha i poteri che nel passato governo spettavano a Giovanardi, a Mara Carfagna e a Giorgia Meloni, oltre alle deleghe pesanti (con relativo portafoglio) sottratte al Viminale (Integrazione) e alla Farnesina (Cooperazione).

Il punto ? che tutti questi dossier non hanno pari interesse per Riccardi. Alcuni, quelli che riguardano l’immigrazione, sono per lui importantissimi. Altri sono palesemente ignorati. E’ lo stesso sito del governo al quale Riccardi affida tutti i propri interventi (cooperazioneintegrazione.gov.it) a rendere evidente il distacco. Nei 128 giorni trascorsi dal 25 novembre a oggi si contano 37 atti pubblici del ministro. Diciotto, ovvero oltre la met? di questi, riguardano il tema dell’integrazione degli immigrati (e in parte quello, correlato, del razzismo): sono le tantissime volte in cui Riccardi parla di rom, sinti, senegalesi e permessi scaduti. Sette volte ? intervenuto a proposito di cooperazione internazionale. Quattro volte ha preso parola in occasione di celebrazioni contro il razzismo, come il Giorno della Memoria. Altre tre volte ? stato protagonista in proprio, ritirando premi per la pace o intervenendo per difendere Mario Monti dalle aggressioni verbali di Umberto Bossi.

E le altre deleghe? Briciole. Una volta ha speso parole per i giovani (ammesso che possa considerarsi tale la sua uscita contro il gioco d’azzardo), due volte ha difeso il servizio civile, due volte ha promesso che avrebbe fatto qualcosa per la famiglia. Proprio questa appare la grande dimenticata: Riccardi, che con cadenza plurisettimanale fa sapere il suo pensiero su un tema importante come l’immigrazione, si ricorda delle famiglie italiane una volta ogni 64 giorni. Un po’ poco. Eppure tra aumenti dei prezzi dei generi di prima necessit?, rincari delle bollette e continui inasprimenti del carico fiscale, le famiglie di un Paese col tasso di fertilit? tra i pi? bassi del mondo - e proprio per questo sempre pi? anziano - meriterebbero qualcuno in grado di formulare proposte efficaci in materia di coefficienti familiari, detrazioni, deduzioni e ogni altro strumento utile a dare loro ossigeno. Qualcuno che sappia rappresentarle e difenderle, anche dinanzi agli altri ministri.

La soluzione non pare difficile: Riccardi continui a seguire le politiche per l’immigrazione e la cooperazione, argomento importante e nobile che giustamente lo appassiona. Ma lasci le altre deleghe, a partire da quella per la famiglia, a chi ci crede e intende lavorarci a tempo pieno. Riccardi, che se ne occupa con cadenza bimestrale, non pu? essere la persona giusta.

di Fausto Carioti

Il Catania blocca il Milan: rossoneri bloccati sull’1-1

Il Milan rallenta contro un grande Catania. Gli etnei frenano la corsa scudetto dei rossoneri, inchiodati sull'1-1 al Massimino. E la squadra di Montella pu? anche recriminare per le tante occasioni avute (ma soprattutto per un gol, regolare, annullato). I siciliani partono fortissimo, ma a passare in vantaggio ? il Milan, con una zampata di Robinho al 34' del primo tempo. Nella ripresa il Catania ricominciano in quarta, e al 2' uno degli episodi chiave: annullato il gol di testa di Gomez per un fuorigioco inesistente. Dieci minuti dopo, per?, arriva il pari degli etnei: gol di Spolli, che sotto misura trasforma in gol l'assist di testa di Legrottaglie. La partita, bellissima, prosgue con una raffica di azioni da gol da una parte e dall'altra. Al 20' della ripresa un altro episodio dubbio: Robinho supera il portiere Carrizo e da posizione defilata calcia lentamente in porta, la palla viene respinta sulla linea. Difficile comprendere se la sfera fosse interamente entrata. All'ultimo dei tre minuti di recupero un altro brivido per il milan: un pericolosissimo tiro di Spolli viene ribattuto da un monumentale Antonini. Il Milan, in attesa del posticipo di domenica sera tra Juventus e Napoli, ? primo con cinque punti di vantaggio, ma in caso di vittoria contro i partenopei, i bianconeri tornerebbero vicinissimi ai ragazzi di Allegri, a soli due punti.

Il Pdl adesso è sparito: esiste il partito delle tasse

Chi l’ha visto? Che fine ha fatto il Pdl che appena un anno fa era il primo partito del Paese, il pi? rappresentativo? Non che le cronache politiche non ci informino su ci? che il Pdl fa dentro il Palazzo (i colloqui con Monti, col Pd e l’Udc, le liti interne per i congressi e le amministrative e cose del genere). Ma ? con il Paese e in particolare con i propri elettori che il Pdl non parla pi?. Da molto tempo sembra aver chiuso totalmente le comunicazioni. Ed ? un fenomeno incomprensibile per una formazione politica che ha sempre fatto del filo diretto col Paese (anche attraverso l’uso sistematico dei sondaggi) uno dei suoi tratti caratteristici, rivendicati come modernit?.

Oggi la sensazione di quel vasto elettorato moderato che ? il naturale serbatoio di voti del centrodestra ? quella, desolante e irritante, di essere stato completamente abbandonato e addirittura tradito da coloro a cui aveva dato il voto, portando il Pdl al governo. E infatti oggi i sondaggi sono catastrofici. Ma il crollo a picco nei consensi va avanti da tempo, oramai ? arrivato attorno al 20 per cento, e – quel che sorprende – nessuno sembra darsene pensiero. Almeno pubblicamente. Non si vedono n? riflessioni allarmate negli organi dirigenti della formazione di centrodestra (ma esistono? Hanno mai funzionato?), n? iniziative politiche. Sembra quasi che si ritenga irrilevante.

Se si considera che solo alle ultime elezioni del 2008 il Pdl ha preso il 38 per cento e che i sondaggi attualmente lo collocano fra il 20 e il 21 per cento, siamo a un apocalittico dimezzamento dei voti virtuali. ? possibile tenere in non cale un dato simile? Eppure non ? difficile capirne la causa. Gli elettori di centrodestra non hanno improvvisamente cambiato le loro idee, buttandosi a sinistra. Nient’affatto. A loro sembra vero l’esatto contrario, cio? che sia proprio il centrodestra ad averli abbandonati e ad aver abbracciato una politica che ? il contrario di quella per cui aveva chiesto e ottenuto i voti.

SFIDUCIA RECORD
Lo si desume dal fatto questo elettorato moderato negli attuali sondaggi non va a scegliere altri partiti, ma si rifugia nel non voto. Infatti tale area oggi ? attorno al 50 per cento. I voti del Pdl sono tutti l?. Nella terra di nessuno, della sfiducia verso tutti. Lo stato d’animo dell’elettorato moderato ? quello di chi si sente d’improvviso bersagliato dalla dura politica del governo Monti e senza rappresentanza politica, senza difesa. ? uno stato d’animo provocato dai fatti che la gente tocca dolorosamente con mano ogni giorno. Quello che accade ha dell’incredibile. Forza Italia prima e il Pdl poi si sono connotati sempre, fin dall’inizio, per una serie di “mission” molto concrete? e sintetizzate in slogan che coglievano proprio le aspettative degli italiani.

Ricordo i principali: ?Meno tasse per tutti?, ?un milione di nuovi posti di lavoro?, ?pi? societ? meno Stato?. A proposito del primo – ?meno tasse per tutti? – stiamo raggiungendo il record mondiale fra i paesi pi? tartassati, a proposito del secondo la disoccupazione ? in crescita e si parla casomai di licenziamenti e anche riguardo al terzo slogan si ? verificato l’esatto contrario: lo Stato ? sempre pi? vessatorio e invadente nella vita dei cittadini, tanto che perfino il garante per la privacy, il 13 marzo scorso, ? arrivato ad affermare ufficialmente che le recenti misure rappresentano ?strappi forti allo stato di diritto?. Come se non bastasse il centrodestra ha sempre rivendicato di aver determinato la nascita del bipolarismo, con la scelta del premier e del governo da parte degli elettori. Mentre adesso il Pdl ha appena concordato con Pd e Udc una riforma della legge elettorale che – a quanto pare – fa marcia indietro su tutto. La ciliegina sulla torta: il Pdl ha avuto come connotato politico la lotta agli elementi di comunismo che avevano caratterizzato la nostra storia e oggi ci ritroviamo con un presidente della Repubblica che fu dirigente del Pci di Togliatti e che ? il vero Motore immobile di tutta la politica italiana. Siamo nelle sue mani e nelle mani dei compagni cinesi di cui siamo appena andati a mendicare gli investimenti.

Nessuno nega che il ciclone della crisi finanziaria partita dagli Usa nel 2008 stia sconvolgendo tutto il mondo. Ma non si capisce perch? non si spieghi al Paese ci? che accade a noi e che provoca certe scelte politiche. Siamo passati attraverso l’estate di fuoco dello spread con le successive stangate, poi le dimissioni del governo di centrodestra, quindi la nascita di un governo tecnico sostenuto nientemeno da una maggioranza formata dagli antichi nemici: Pdl, Pd e Udc. E oggi constatiamo l’entusiastico appoggio del Pdl alle politiche del governo Monti.

TUTTO TACE
Tutto questo senza che il partito del centrodestra abbia mai sentito il dovere di parlare agli italiani, o almeno ai suoi elettori, e spiegare cosa stava accadendo, perch? venivano fatte certe scelte, perch? lo scenario era totalmente cambiato. E dove stiamo andando. Eppure ? impressionante andarsi a rileggere i punti programmatici della campagna elettorale del Pdl nel 2008. In dodici paginette furono condensate ?Sette missioni per rilanciare l’Italia?. Rileggiamole oggi col senno del poi: ?Rilanciare lo sviluppo? (e ci siamo trovati a un passo dal default e oggi in piena recessione), sostenere la famiglia, anche con la totale abolizione dell’Ici sulla prima casa (e la famiglia ? stata messa letteralmente ko, adesso pure dal ripristino del’Ici/Imu, ben pi? pesante del passato), abbassare la pressione fiscale sotto il 40 per cento (e la pressione fiscale negli ultimi otto mesi ? salita di due punti, dal 44,7 per cento al 46, 5 per cento, ma salir? fino al 50 per cento entro i due anni, quando saranno andate a regime tutte le stangate).

Stendiamo un pietoso velo sugli altri punti del programma: aumento delle pensioni pi? basse, piena occupazione, pi? servizi ai cittadini (sanit?, scuola, ricerca e ambiente), sostegno alle imprese (? notizia di queste ore il record di fallimenti fra le imprese: 12mila hanno chiuso, persi 50mila posti). Si impegnarono pure, sul fisco, a ?mettere fine? fu detto allora ?a questa atmosfera di minacce e terrore che Visco e Prodi hanno introdotto nel Paese?. Oggi, col governo Monti, viene quasi da rimpiangere Visco. Possibile che la principale formazione politica del Paese, che ? andata al governo con un certo programma, non senta il dovere di spiegare cosa ? successo e cosa sta accadendo? Il centrodestra ? stato anche accusato dalla Sinistra di aver sottovalutato per mesi e mesi l’arrivo della tempesta e aver portato il paese sull’orlo della bancarotta.

NUOVI SCENARI
Possibile che il Pdl non abbia sentito il dovere di dare una risposta completa e argomentata a questo micidiale atto d’accusa? Eppure risposte ce ne sarebbero. Oltretutto il pareggio di bilancio che sar? raggiunto l’anno prossimo sar? perlopi? merito delle manovre del governo di centrodestra. Ma il Pdl ? ancora interessato a farsi capire dagli italiani, a chiedere il loro voto, a far politica? Vuole continuare ad esistere e a competere per la guida del Paese o ha ormai in mente un’altra architettura politica, con altri gruppi e altre leadership (magari quelle emerse nel governo tecnico)?

Probabilmente c’? qualcosa del genere nell’aria. Ma si ha almeno il dovere di spiegarlo all’opinione pubblica.
Soprattutto dovrebbero spiegarci se, come e perch? le stangate che abbiamo subito e quelle a cui siamo sottoposti dal governo attuale ?salveranno? davvero l’Italia. Non ? giusto che gli unici a metterci la faccia e a parlare al Paese siano Monti, Fornero o Passera, perch? non sono stati loro a presentarsi alle elezioni, a chiedere il nostro voto e non sono loro a votare questi provvedimenti in Parlamento. Se il Pdl ? ancora in vita, batta un colpo. Ma non nel Palazzo.

di Antonio Socci

www.antoniosocci.com

Monti punito dai sondaggi: gradimento crolla al 41%

Ma quali sondaggi ha letto Mario Monti prima di partire per il tour asiatico? Boh. Sicuramente non quelli dell’osservatorio Lorien Consulting riportati ieri da Italia Oggi. ?Io ho il consenso, i partiti no?, le ultime parole famose del presidente del Consiglio, salvo poi smentirle, in seguito al legittimo risentimento di chi (i partiti) tiene in piedi il governo nelle aule parlamentari.?

Consenso? Secondo il sondaggio Lorien-Italia Oggi, nelle ultime settimane, il Professore ha perso la fiducia di una bella fetta di italiani. Molti cittadini che avevano apprezzato le prime mosse del governo, soprattutto le liberalizzazioni, adesso tirano su il sopracciglio di fronte alla riforma del mercato del lavoro. Cos? Monti, per la prima volta, scivola: il 41 per cento esprime un giudizio positivo su Palazzo Chigi, mentre fino a due mesi fa il premier godeva di un gradimento del 64 per cento.

La pratica con le leve del potere, tuttavia, non intacca l’autorevolezza dell’uomo (75 per cento), ma aumenta la percentuale degli italiani che lo inizia ad accomunare alla classe politica: dal 9 al 38 per cento. Non che i partiti recuperino terreno, sia chiaro. La quota di astensione rimane altissima, quasi un elettore su due (il 45 per cento) non sa chi n? se andr? a votare. Unica consolazione: c’? chi sta messo peggio, il sindacato. Stando ai numeri di Lorien, appena il 15 per cento apprezza la Cgil, soltanto il 5 per cento la Cisl e la Uil.

di Salvatore Dama

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