Monthly Archives: aprile 2011

Per Wojtyla beato a Roma atteso 1 mln di persone

A Roma è atteso un milione di persone per la beatificazione di Karol Wojtyla. Gianni Alemanno, sindaco della Capitale, spiega: "Siamo preoccupati dall'invasione di venditori ambulanti ed abusivi calati su tutta roma". Poi spiega: "Neppure noi sappiamo quante persone ci saranno. Lo capiremo solo domenica mattina. Tutti i nostri servizi, comunque, sono tarati su un milione di pellegrini".

I COSTI - Secondo il primo cittadino di Roma, "l'evento dovrebbe costare tra i 3,5 e i 4 milioni di euro". Anche Gianni Letta, spiega Alemanno, "col governo si è impegnato a coprirne una parte". Anche il Vaticano darà il suo contributo: "Tutti i video che ci sono in città sono pagati dall'Opera Romana Pellegrinaggi".

LE PRESENZA -
Alla cerimonia, in totale, prenderanno parte 87 delegazioni ufficiali, tra cui 5 case reali e 16 capi di Stato. Il rito verrà coperto da 1.300 televisioni, 250 radio e 700 testate giornalistiche. Soltanto i fotografi accreditati saranno 230. Gli operatori in campo saranno 10.500: oltre 2.700 i volontari della Protezione civile, 100 dipendenti comunali, 2.500 vigili urbani, 1.200 operatori Ama e 3.100 dipendenti Atac.

IL CORPO -
Venerdì mattina il corpo di Giovanni Paolo II è stato estratto dalla tomba che si trova nelle Grotte Vaticane. Il corpo si trova all'interno di una bara di lego, esattamente quella esposta durante le esequie lo scorso 8 aprile del 2005. L'abito che Giovanni Paolo II indossava al momento dell'attentato del 1981 sarà esposto come reliquia per la venerazione dei fedeli.

Il dj ‘fashion’ Nello Simioli ora si dà alla radio

Direttore artistico del Sottovento di Porto Cervo, Nello Simioli, lo è da una vita. Qui ci suona spesso. Ma è richiestissimo anche altrove. In modo particolare nei club del cosiddetto circuito "fashion". Questo perché quando lui arriva in consolle, come per magia, le piste si trasformano e le mani si alzano verso il cielo. Un artista eclettico, insomma. Un vero re della funky house. Ma anche un animale da studio. Da sempre. Il suo ultimo successo discografico, The Black Project, l'ha creato assieme all'amico Peppe Black. E delle loro tracce, su tutte l'ottima Disco Good, se ne sono innamorati persino quelli della britannica Hed Kandi, una delle etichette più cool del pianeta. Questo per dire che il loro modo di rispolverare, e quindi attualizzare, le grandi hits del passato funziona eccome.

 Se non ci credete, andatevi ad ascoltare il loro nuovo EP, Freedom, che contiene un potente remake in chiave house di Think, l'intramontabile inno di Aretha Franklin. Esce tra qualche giorno su Loudbit e quest'estate, di sicuro, farà faville. Basta? Certo che no. Ora c'è pure la radio, per il vulcanico dj napoletano. Che da qualche settimana si è imbarcato in un progetto collettivo davvero importante: Dj Lover Radio Show, un programma condotto da Isa B nel quale vengono proposti dj set e non solo. "La radio - spiega Simioli - è Kiss Kiss Network. Il mio punto di riferimento è Lucia Niespolo. Essendomi specializzato nel settore clubbing e avendo uno spettro di conoscenza internazionale, le ho esposto le mie idee in merito alla possibilità di dar vita a qualcosa che unisse il mondo della radiofonia a quello delle discoteche. Lucia, dandomi spazio, si è dimostrata coraggiosa, oltre che competente. Così è nato Clubbing. Visti gli ottimi ascolti, abbiamo deciso di renderlo più complesso ed elaborato. Da qui, Dj Lovers Radio Show, che può farsi forte della regia di Marco Minelli, un pezzo da Novanta del panorama radiofonico nostrano".

Quando andate in onda?

"Il venerdì dalle 23:00 all'1:00 e il sabato e la domenica dalle 22:00 all'1:00"

Avete anche una classifica?

"Sì, la Dj Lovers Chart, che è condotta da Elisa Gardini e va in onda il sabato dalle 21:00 alle 22:00".

Chi suona nel vostro show?

"La rosa degli artisti è ampia. Mi vengono in mente l'elegante Jamie Lewis o il lanciatissimo John Dahlbäck. Ma anche i nostri Gaudino, Intrallazzi, Cassani e Morri".

Musica e informazione, nel vostro contenitore.

"Certo. In ogni puntata raccontiamo gli aspetti tecnici e artisti ma anche sociologici di questa splendida professione".

In che modo può interagire il pubblico da casa?

"Tramite il sito della radio, www.kisskiss.it, dove c'è un'apposita sezione che permette di riascoltare i set andati in onda e di consultare le schede dei singoli artisti, quindi di mettersi in contatto con loro".

Restando in tema dj set, descrivici il tuo.

"Senz'altro trasversale, perché mi piace partire da un determinato sound per arrivare a proporre cose più eclettiche man mano che l’atmosfera si scalda. Uso spesso brani originali e unici, perché sono io stesso a rieditarli".

Spesso, vieni definito come un dj fashion. Questo termine è un valore aggiuntivo?

"La terminologia 'fashion' applicata al mondo della notte è una cosa tutta italiana. Per me, in verità, non significa nulla, anche se è utilizzata per indicare i locali con un target medio-alto".

di Leonardo Filomento

Piazza Fontana, 500mila euro all’unico supersite

Sarà risarcito con 500mila euro di danni l'unico supertistite della strage di Piazza Fontana a Milano. Roberto Antonucci Prina, oggi 71enne, era all'epoca dell'attentato cassiere della Banca Nazionale dell'Agricoltura. Il giudice del lavoro del tribunale di Imperia, Enrica Drago, ha accolto il suo ricorso e condannato il ministero dell'Interno a pagaregli 162mila euro, oltre a un vitalizio mensile. Condannata anche l'Inps, che dovrà versare all'ex cassiere oltre 355mila euro. L'uomo, che soffre di disturbi post trauma e di stress cronico, grazie a questa sentenza potrà accedere ai benefici sanciti per le vittime delle stragi e farsi curare a spese dello stato. Prina è stato difeso dagli avvocati Emilio Varaldo e Vincenzo Marino.

Alfano: "La prima parte della Carta non si tocca"

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, spiega che "la prima parte della Costituzione, e i suoi principi fondamentali non si toccano. Ma la Carta, già per gli stessi costituenti - sottolinea il Guardasigilli - non è la tavola evangelica e dunque è riformabile". Così Alfano intervenendo a Palermo a un convegno sulla riforma della giustizia.

CARTA RIFORMABILE
- "Anche i nostri padri costituenti vedevano la Carta Riformabile - ha insistito. Il 22 dicembre del 1947 il presidente per la Commissione della Costituente, Meuccio Ruini, rivolgendosi all'aula disse: 'La Costituzione sarà perfezionata, noi stessi rimedieremo alle lacune e ai difetti. Insomma, non erano tavole evangeliche". Alfano indica come sia "eusto il punto da cui partire: l'idea che la Carta è riformabile".

RIFORMA GIUSTIZIA
- Il Guardasigilli è poi tornato sui progetti di riforma, spiegano che è "meglio che i pm restino autonomi e indipendenti". Alfano ha poi ribadito che "l'obbligatorietà dell'azione penale è un sacro princiio. Ciò che vogliamo è che questo principio non si traduca nell'assoluta discrezionalità dei pm. Tra i cento fascicoli sulla scrivania del pm, fatto settanta il tempo a sua disposizione - si interroga Alfano - chi decide il trenta da scartare? Oggi lo fa il pm. Noi vogliamo che le priorità le stabilisca il parlamento. Se ci sono altre ipotesi in campo noi siamo apreti al confronto".

Napoli, è caccia all’uomo: bomba nella sede Pdl

Nuovo attacco a Gianni Lettieri, candidato sindaco del Pdl per le amministrative di Napoli: ormai è caccia all'uomo. Una bomba carta è esplosa vicino alla sede del suo comitato elettorale, in piazza Bovio. Non ci sono feriti ma lo spavento è stato molto. La bomba carta probabilmente è stata portata da due attentatori in motorino, ed è andata a sbattere contro le serrande del Comitato per Lettieri, che fortunatamente era chiuso. La notizia è stata riferita da un candidato al Consiglio comunale del Pdl, Mimmo Vitullo. Ancora ignoti i mittenti. Prosegue così l'escalation delle violenze contro gli esponenti del Pdl: venerdì 29 aprile Lettieri era stato vittima di un violento attacco da parte dei giovani dei centri sociali del capolugo campano, che lo avevano costretto a rifugiarsi nella Basilica di San Lorenzo. Fra gli aggressori, almeno 15 persone sono già state indentificate dagli inquirenti.

LA TESTIMONIANZA - Vitullo - candidato con la lista 'Pdl - Berlusconi per Gianni Lettieri' - ha parlato di veri e propri "attimi di terrore" vissuti in piazza Bovio, dove è scoppiata la bomba carta. "Ho pensato subito a un attentato". Sulla saracinesca d'ingresso del Comitato di Lettieri sono visibili i segni dell'espolosione. "Abbiamo sentito un fortissimo boato e ho visto la gente scappare. Io ero sull'uscio del mio comitato elettorale, che si trova a pochissimi metri da quello di Lettieri - spiega Vitullo -. Ci siamo spaventati, un ragazzo che usciva dallo stabile adiacente a quello del candidato sindaco si è rifugiato nel mio comitato urlando". "Non mi sono accorto di chi abbia lanciato l'ordigno - ha aggiunto -, mi sono trovato catapultato su di me un signore che stava passando per caso in piazza Bovio". Questa persona, stordita ma non ferita, sarebbe andata in ospedale per ricevere soccorso medico.

GASPARRI: "LA SINISTRA FOMENTA L'ODIO"
- "I gravissimi episodi che si stanno verificando a Napoli sono il frutto di quel clima di intolleranza che, dalla stampa alla piazza, la sinistra sta montando in questi mesi". Queste le considerazioni di Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del Pdl. "I responsabili sono tanti. A cominciare da coloro che, come Asor Rosa, aizzano le masse incitandole alla violenza verbale e addirittura auspicano colpi di Stato. Ecco le conseguenze. Che vergogna. Vogliono far ripiombare il nostro paese in un clima da anni di piombo. Attaccando con tanta violenza e continuità Lettieri si vuole distruggere una speranza di cambiamento per Napoli. Non lo permetteremo".

LABOCCETTA: "COLPA DI DE MAGISTRIS" -
Anche il deputato napoletano PdL Amedeo Laboccetta è intervenuto per manifestare la sua solidarietà a Lettieri: "È stata messa in atto una scellerata e premeditata strategia della tensione da parte della sinistra extraparlamentare che sostiene De Magistris volta ad intimidire ed impaurire l'elettorato moderato e liberale che vuole cambiare Napoli. Noi non ci faremo spaventare, il 15 maggio risponderemo alle violenze messe in atto dagli estremisti di sinistra con una valanga di voti a favore del nostro candidato Lettieri".

IDENTIFICATI AGGRESSORI VENERDI' - Nel frattempo continuano le indagini della polizia sull'agguato contro Lettieri organizzato dai centri sociali. Secondo quanto si è appreso, sono quindici le persone che sono state identificate sia attraverso l'ascolto di testimoni che grazie alle analisi delle foto e dei video che sono stati girati. Complessivamente potrebbero essere una ventina le persone coinvolte che rischiano di essere denunciate.

Napolitano attacca: "Ipocrisia delle istituzioni"

Giorgio Napolitano non usa giri di parole per il suo ultimo affondo. Bisogna rilanciare l'economia per raggiungere il pareggio di bilancio, spiega il Capo dello Stato, ma "sembra quasi che l'accogliere i miei richiami sia un esercizio di ipocrisia istituzionale". Le parole di Napolitano sono state pronunciate in occasione di un incontro privato al Quirinale con i segretari di Cgil (Susanna Camusso), Cisl (Raffaele Bonanni), Uil (Luigi Angeletti) e Ugl (Giovanni Centrella). "Mi domando - ha affermato Napolitano - ed è una domanda che può riferirsi anche alle relazioni tra le forze politiche: è inevitabile l'attuale grado di conflittualità, è impossibile l'individuazione di interessi e impegni comuni? Si teme davvero che possa prodursi un eccesso di consensualità, o un rischio di cancellazione dei rispettivi tratti identitari e ruoli essenziali?".

IPOCRISIA ISTITUZIONALE - Il presidente della Repubblica continua: "E' sufficientemente chiaro il bisogno che io avverto già da tempo, di un richiamo alla durezza delle sfide che ci attendono e già ci incalzano. Sembra quasi talvolta, che l'accogliere oppure no, il far propri sinceramente o no quei miei richiami, sia una questione di galateo istituzionale o un esercizio di ipocrisia istituzionale". Queste le parole scelte da Napolitano nel suo intervento alle celebrazioni del primo maggio al Qurinale. Poi il monito: "Ma è ai fatti e alle conseguenti responsabilità che sempre meno si potrà sfuggire senza mettere a repentaglio quel qualcosa di più grande che ci unisce, quel comune interesse nazionale, che non è un ingannevole simulacro, senza finire per pagare prezzi pesanti in termini di consenso".

ECONOMIA - Il Capo dello Stato è poi entrato nel merito, sottolineando come "bisogna intervenire su cause strutturali di ritardo della nostra economia", perseguendo "obiettivi obbligati ed ardui" come il pareggio del bilancio nel 2014. "Tra le nuove condizioni di successo di un programma necessariamente ambizioso e innovativo c'è certamente l’avvio di un nuovo clima di coesione politico e sociale".

RICHIAMO AI SINDACATI - L'attenzione di Napolitano si è poi rivolta ai sindacati, spaccati sull'opportunità di tenere aperti i negozi nel giorno della Festa dei lavoratori. "Permettetemi, amici delle organizzazioni sindacali, di esprimere preoccupazione crescente dinanzi al tradursi di contrasti che tra voi possono sempre sorgere in contrapposizione di principio, reciproche animosità e diffidenze, irriducibili ostilità". "La mancanza di unità sindacale - spiega il Capo dello Stato - porta al peggio dal punto di vista del peso e del ruolo del lavoro e delle sue rappresentanze".




Mediatrade: "Il Cav sarà in Tribunale a Milano il 2 maggio"

Lunedì 2 maggio il premier Silvio Berlusconi sarà al Tribunale di Milano per il processo Mediatrade, che lo vede indagato insieme ad altre 11 persone per frode fiscale e concorso in appropriazione indebita. Lo ha reso noto l'avvocato Piero Longo, uno dei legali del presidente del Consiglio. "Al momento Berlusconi ha in programma di essere in aula", ha dichiarato Longo, lasciando tuttavia la porta aperta a possibili ripensamenti. Infatti, come è capitato per le precedenti udienze e per altri processi, Berlusconi potrebbe cambiare programma all'ultimo momento. "Impegni istituzionali irrinunciabili", ha spiegato Piero Longo, potrebbero tenere il suo assistito lontano dal Tribunale.

Come le città diventano intelligenti

Il fenomeno dell’urbanizzazione è iniziato da secoli e sta aumentando con moto uniformemente accelerato. Già oggi Tokio, la più popolata area metropolitana del pianeta, ospita 35 milioni di abitanti, e si prevede che entro pochi anni ci saranno aree urbane con oltre 50 milioni di abitanti. Nel 2008 metà della popolazione mondiale viveva nelle aree urbane, mentre nel 2050 sarà il 70 per cento.

Questo gigantismo provoca vari problemi: congestione, rischi per la salute a causa dell’inquinamento  (le metropoli producono l’80% delle emissioni di carbonio del pianeta), insostenibilità, ingovernabilità e chaos sociale. Anche le piccole città devono risolvere, in scala ridotta, esattamente gli stessi problemi: sicurezza, inquinamento, controllo del traffico, coordinamento delle attività sul territorio, utilizzo efficiente dell’energia.

Gli amministratori delle città e ai loro tecnici devono affrontare con urgenza le questione collegate con lo sviluppo sostenibile sfruttando la tecnologia: efficienza, risparmio energetico e rispetto per l’ambiente. L’uso di infrastrutture intelligenti per questi scopi contribuisce senz’altro a migliorare l’accesso ai servizi e la qualità della vita. Una città è una complessa entità creata dall’interazione di una componente biologica (gli abitanti umani, fauna e flora), una componente sociale (l’insieme delle attività collettive, idee, e organizzazioni degli abitanti) e una componente meccanica (gli artefatti tangibili e intangibili che supportano la vita della città), che alcuni studiosi definiscono bio-socio-machine o “biosoma”, da cui deriva l’espressione “città biosomatiche”.

Una città intelligente deve essere in grado di adattarsi ai cambiamenti, sfruttando sensori, telecomunicazioni avanzate, sistemi informativi geografici, cruscotti decisionali, e di fare un uso efficiente di queste risorse. L’elettronica consente molteplici applicazioni innovative, come videosorveglianza, controllo intelligente dei semafori e dei flussi di traffico, sistemi di infomobilità basati su GPS, telegestione delle reti tecnologiche sul territorio (rete elettrica, illuminazione pubblica, acqua potabile, gas, teleriscaldamento, TLC).

Le tecnologie utilizzate sono le medesime su cui si fondano la domotica (automazione di appartamenti e ville) e la building automation (automazione di edifici pubblici e privati: condomini, uffici, ospedali). Il termine “Citymatica” (cfr. “Le città intelligenti. Scrivendo un manuale di citymatica per amministratori lungimiranti e cittadini esigenti”, Art Valley 2010) individua l’applicazione delle tecnologie di automazione nell’ambiente urbano. Si iniziò a parlare di “città digitali” negli anni ’90, quando in seguito alla liberalizzazione delle TLC e al “boom” dei servizi Internet, iniziò il cablaggio selvaggio del sottosuolo del territorio urbano di tutte le città grandi e medie, mentre spuntavano le antenne delle telefonia cellulare e delle reti Wi-Fi e molti comuni iniziarono a realizzare reti civiche, siti Internet istituzionali e applicazioni di e-government.

Ma oggi le città non sono più limitate alle strutture fisiche, poiché i nuovi  media influenzano il modo in cui gli abitanti delle città organizzano la loro vita quotidiana e le loro relazioni sociali. Di conseguenza, le città sono ormai intese come “smart city” / “smart town”, “Cybercity”, “Sentient City”, Hybrid City (città reale con le proprie entità fisiche e abitanti e città virtuali parallele, per es. social network e communities). Le Ubiquitous Cities (u-cities) si basano sui concetti di Ambient Intelligence (ambienti elettronici sensibili alla presenza di persone) e Ubiquitous Computing (nel 2020, ci saranno 50 miliardi di dispositivi interconnessi in cloud computing e 4 miliardi di utenze cellulari) per risolvere i problemi della Urban Age.

I maggiori produttori del mondo ICT e dell’elettronica stanno puntando molto su queste tematiche. Basta ricordare il programma Smarter Planet di IBM, l’iniziativa Infrastrutture Urbane Sostenibili di Siemens, l’offerta Smart Town di Telecom Italia, per citare solo alcuni esempi. Ma anche aziende più piccole contribuiscono con soluzioni innovative, come UMPI di Cattolica che realizza sistemi per rendere “intelligenti” i pali della luce (risparmio energetico, videosorveglianza, comunicazione WiFi, etc). La Commissione Europea, nella sua Agenda Digitale, prevede un’attenzione speciale per il tema della città intelligenti, come presupposto per una crescita dell’economia, della conoscenza, del turismo, della cultura e di un ambiente più vivibile.

di Giancarlo Magnaghi

Carabinieri pestati, aggressioni impunte E’ ora di fare giustizia: chi paga?

Quando a giugno del 2001 in occasione del vertice Ue nella città svedese di Goteborg un migliaio di manifestanti -precursori dei black block -misero a ferro e fuoco il centro, un poliziotto prese la mira e sparò. Due ragazzi feriti gravi. Si urlò allo scandalo, in Italia. In Svezia, il ministro degli Interni dichiarò che gli agenti avevano l’ordine di difendersi. Anche con le armi. Se necessario. Ci fu un’inchiesta interna. Si appurò che effettivamente ci si trovava di fronte a legittima difesa e tutto finì in poco tempo. Se lo Stato avesse messo in discussione l’operato della polizia, avrebbe delegittimato la divisa. In un certo senso, indirettamente spinto altri manifestanti a violare la legge. Là vicino al polo nord succede così.

In Italia invece, spesso, chi amministra la giustizia ha la mano fin troppo leggera con chi disprezza i lavoratori della legge e dell’ordine pubblico. Così forse non è un caso se negli ultimi anni gli episodi violenti e le aggressioni a militari e a poliziotti sono aumentate. Ultimo caso ieri nella periferia sud di Roma. Una pattuglia di carabinieri chiede a due persone di esibire i documenti di fronte a un bar di via Monte Albino al Tuscolano. Vengono brutalmente aggrediti e si salvano solo per il casuale intervento di altri due colleghi. Il 25 aprile scorso altri due militari in provincia di Grosseto fermano quattro ragazzi strafatti all’uscita di un Rave party e finiscono all’ospedale in condizioni gravissime. Uno rischia la morte. Anche il tribunale riconosce la spietatezza e la violenza inaudita. Come avrebbero dovuto reagire i militari? Se avessero sparato e ucciso, avrebbero rischiato pene severe. Certo, questo è un caso eclatante e speriamo che la  punizione lo sia altrettanto. Ce ne è bisogno. Serve un segnale all’altezza della situazione. Chi tocca un carabiniere e un poliziotto non solo dovrebbe pentirsi di averlo fatto, ma dovrebbe diventare un monito perchè nessun altro lo faccia. Invece c’è una sfilza di sentenze che vanno nella direzione opposta.

A Milano un vigile urbano viene investito da un marocchino su un’auto rubata. Per evitare di essere travolto una seconda volta, spara e ferisce a un braccio il malvivente. Nel 2006 viene condannato a due anni di carcere per lesioni gravi. Deve pagare le spese processuali e 5mila euro di danni. Per fortuna i colleghi, che hanno spirito di corpo, fanno colletta e pagano al posto suo. Dalle istituzioni nessun sostegno. Un poliziotto, sempre a Milano, arresta un pluripregiudicato. Ne scaturisce una colluttazione. Il ladro denuncia l’agente per lesioni e ingiurie. Quattro anni di processo e il rappresentante delle forze dell’ordine viene assolto. Ma costretto a pagare le spese processuali. «Non c’è da stupirsi se molti agenti preferiscono prendere sberle piuttosto che mettere a repentaglio la carriera e la famiglia», spiega a Libero l’avvocato Piero Porciani che ha difeso i due in divisa, «e finire in processi dagli esiti incerti». Altro esempio. Una decina di anni fa cinque poliziotti vengono difesi dall’attuale ministro Ignazio La Russa, allora del foro milanese. I cinque arrestano uno spacciatore. Per evitare che fugga usano le maniere forti. Forse esagerano, forse no. Il processo dura quattro anni e si conclude positivamente. Cadono le accuse di abuso d’ufficio, falso e lesioni. Accuse che hanno reso le notti degli imputati insonni. Il paradosso sta nel fatto che vengono messi sotto processo perchè ci sono tre testimoni pronti a inchiodarli. Si tratta di tre pluripregiudicati. Per fortuna l’onore della divisa non si nutre del rispetto degli altri. Ogni tanto però un messaggio con sentenze dalla mano pesante farebbe bene a tutta la società.

di Claudio Antonelli

Melania, sospetti sul marito: stava per lasciarlo

Melania voleva lasciare il marito. Lo avrebbe riferito agli inquirenti Imma, un'amica d'infanzia di Carmela Rea, la 29enne di Somma Vesuviana scomparsa in provincia di Ascoli Piceno lunedì 18 aprile, seviziata e poi uccisa con 35 coltellate. A confermare l'intenzione della ragazza ci sarebbe anche un conoscente, Raffaele, che proprio nel giorno della scomparsa avrebbe visto nel bagagliaio dell'auto del marito il trolley di Melania. Sempre più, quindi, i sospetti degli inquirenti si concentrano su Salvatore Parolisi, il consorte della donna uccisa. Sono ancora in corso le analisi dei Ris sui reperti contenenti tracce ematiche, come quelle ritrovate nella stessa auto di Parolisi e nella baita nella quale si sarebbe appartato con la moglie.

MELANIA E IL MARITO, LITIGI CONTINUI - Secondo un'amica intima, Melania sarebbe stata sul punto di lasciare il marito. I litigi fra i due erano continui e la ragazza era costretta a vivere una vita molto solitaria, a causa della gelosia del marito e dei suoi impegni lavorativi. Già durante la gravidanza Melania era tornata a vivere dai suoi genitori e Parolisi aveva ammesso che il motivo dell'allontanamento era stata una sua relazione extraconiugale, troncata alla nascita della bambina. Melania era quindi tornata ad abitare con il marito, senza però riuscire a ritrovare l'amore di un tempo.

TROLLEY SCOMPARSO - L'intenzione di Melania di tornare dai genitori era nota anche ad altri conoscenti, fra i quali l'amico Raffaele, che ha raccontato di aver visto il trolley della donna nell'auto di Parolisi lo stesso 18 aprile. E' possibile che Carmela avesse preso la sua decisione e preparato i bagagli per partire. Forse la gita in montagna doveva rappresentare un ultimo tentativo di riavvicinamento. Forse l'addio definitivo.


Wojtyla, la veste dell’attentato sarà reliquia

Sarà presto santo, anche se per tutti lo è già, ma l’annuncio è semi-ufficiale, dunque “certificante”. E per papa Giovanni Paolo II,  ormai salito agli onori degli altari, si allunga la lista, oltre che di presunti miracoli e grazie che sarebbero avvenuti per sua intercessione, anche quella delle reliquie. Compresa una maglia impregnata del sangue del Papa, quando il 13 maggio 1981, fu colpito da due colpi di pistola esplosi da Ali Agca. L’indumento è stato donato da Anna Stanghellini alle suore Figlie della Carità, a Roma, che lo hanno custodito con totale venerazione, dentro una teca.  La signora Anna, senza famiglia, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita con le suore. Nel 2004 è scomparsa e ha lasciato a loro la reliquia. E loro oggi ne rivelano la storia.

Anna Stanghellini, infatti, era un’infermiera del policlinico Gemelli, in servizio quel terribile pomeriggio dell’81. Mentre  preparavano   il Papa per farlo entrare in sala operatoria gli  vennero tolti tutti gli indumenti. La t-shirt bianca tutta  inzuppata di sangue finì in un angolo, in attesa di essere buttata   assieme alle garze usate come tampone. Finita l’operazione chirurgica  Anna vide quella maglietta e la prese dal cesto senza dire nulla a nessuno   e se la portò via. Oggi quella maglia è stata messa sotto vetro ed è conservata  nell’istituto religioso. Anche  la Santa Sede ha certificato   la natura e la provenienza della reliquia, per qualcuno già diventata una sorte di “sindone” del nuovo beato, anche perchè testimonianza e simbolo concreto del dolore e della sofferenza patita da Karol Wojtyla.

E se per tutti, in fondo, il Papa è già santo senza alcuna distinzione di fatto , arriva comunque l’autorevole conferma di una volontà di lavorare alacremente per arrivare, in tempi altrettanto rapidi, alla canonizzazione del beato Karol. I cui resti mortali  già da oggi riposano nella Basilica di San Pietro, destino e onore non comune. «Per la canonizzazione ci vuole un altro miracolo. Non credo che si possa fare una previsione precisa sulla data. Si può solo dire che dopo la beatificazione la postulazione si metterà all’opera per la raccolta delle grazie e per una loro eventuale valutazione». Lo afferma il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le cause dei santi. Finora, sottolinea, «la causa di Giovanni Paolo II è stata facilitata sia da una diffusissima fama sanctitatis, sia anche da un’altrettanto solida fama signorum. Sono infatti innumerevoli le grazie - tra esse c’è anche il miracolo ottenuto da Suor Marie Simon Pierre - che i fedeli di tutto il mondo hanno ricevuto con l’intercessione di Papa Wojtyla».   Ancora oggi, assicura il cardinale salesiano, «arrivano testimonianze in tal senso». Ma bisogna ricordare, come ha chiarito Josè Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione per le cause dei santi,  la canonizzazione di Giovanni Paolo II servirà un nuovo miracolo attribuito alla intercessione del Pontefice polacco, che dovrà essere successivo alla beatificazione del prossimo primo maggio.

Ieri, nelle  Grotte Vaticane, ha avuto luogo l’apertura della tomba di Giovanni   Paolo II e l’estrazione della teca contenente il suo corpo. La teca   rimarrà nelle Grotte fino a domani  mattina, quando sarà portata   nella Basilica, davanti all’altare centrale, per l’omaggio del Santo  Padre e dei fedeli dopo la beatificazione. Nel frattempo le Grotte   sono chiuse al pubblico. La reposizione stabile del corpo del beato   sotto l’altare della cappella di San Sebastiano avverrà probabilmente  la sera di lunedì,  dopo la chiusura serale della basilica. Dalla sala stampa vaticana sono stati diffusi poi alcuni particolari sulla tomba di   Giovanni Paolo II. Il Papa è stato  sepolto all’interno di tre casse. La prima, di legno, è quella che   era esposta durante il funerale. La seconda è di piombo e sigillata.   La terza, esterna, è nuovamente di legno, ed è quella che si è   vista ieri  al momento della estrazione dalla tomba, «in buono  stato di conservazione, pur manifestando alcuni segni del tempo», come spiega il comunicato vaticano.

Tutto pronto, dunque,  per la beatificazione. I pellegrini stanno arrivando in massa, la macchina dell’evento si è messa in moto, e si fanno i conti sui partecipanti “titolati”: dai vip ai giornalisti.  Alla cerimonia prenderanno parte 87 delegazioni ufficiali: ci saranno i membri di cinque case reali regnanti e altri sedici capi di Stato, tra cui il presidente Giorgio Napolitano e il premier Silvio Berlusconi. Il rito sarà seguito da 1300 televisioni, 250 radio e 700 testate giornalistiche: 230 i fotografi accreditati. Situazione sotto contorllo, sotto il profilo della sicurezza e dell’ordine pubblico, assicurano le istituzioni e le forze di polizia. Unica incognita: il tempo.  Si prevede, infatti, pioggia a catinelle sui fedeli in preghiera.

di Caterina Maniaci

Caos Lampedusa: 2.500 sbarchi nelle ultime 24 ore

Non c'è pace per Lampedusa, dove soltanto venerdì erano arrivati mille clandestini provenienti dalla Libia. Un barcone con circa 500 irregolari è stato soccorso sabato mattina dalla Guardia costiera e dalla Guardia di Finanza: è stato scortato fino a ridosso della zona nord dell'isola siciliana. Le condizioni del mare e il vento, infatti, non consentono l'ingresso al porto né il trasbordo degli immigrati sulle unità di soccorso. E' stato poi avvistato, a circa 40 miglia dall'isola, una nuova carretta del mare, che avrebbe a bordo circa 600 profughi. L'imbarcazione sembra essere in difficolta, e le motovedette stanno prestando i loro soccorsi. In precedenza un altro natante con a bordo 388 persone è giunto sulla spiaggia di Isola dei Conigli. L'isola sta nuovamente per esplodere: il centro di contrada Imbriacola e l'ex base Loran sono infatti al massimo della capienza. Nelle ultime 24 ore sono giunti quasi 2.500 clandestini.

I CENTRI SCOPPIANO - I 388 migranti sbarcati all'Isola dei Conigli, bloccati a terra dai carabinieri a Cala Galera, sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza. Ora nella struttura si trovano complessivamente più di 1.200 profughi, giunti nelle ultime ore. La zona residenziale del complesso è occupata da un centinaio di tunisini in attesa del rimpatri, mentre i clandestini provenienti dalla Libia saranno trasferiti in centri per richiedenti asilo.

VIOLENZA AD AGRIGENTO
- Ad Agrigento, intanto, si è sfiorata una tragedia: una clandestina minorenne, di 15 anni, ha accoltellato una coetanea dopo una lite scoppiata per motivi banali. La vittima è stata colpita all'addome, ma non è in gravi condizioni. La tunisina era giunta in talia poco meno di un mese fa su un barcone a Lampedusa. Era poi stata trasferita in una comunità in provincia di Agrigento. Dopo l'aggressione, la minore non è stata arrestata per tentato omicidio ma soltanto denunciata alla Procura dei minori.



Botte dei centri sociali, ma sembra tutto normale

Non dite che è normale. Nell’arco di un pugno di ore, a Napoli, alcuni hacker hanno oscurato la pagina Facebook del candidato Pdl Gianni Lettieri, poi un gruppo di studenti «antifascisti» e alcuni esponenti dell’associazione CasaPound si sono fracassati di botte con mazze e coltelli (sette feriti in tutto) dopodiché Lettieri è stato insultato da un nutrito stormo di sub-umani «dei centri sociali» - si dice così -  i quali lo hanno anche fisicamente aggredito, allora lui è scappato, l’hanno inseguito, è arrivata la Digos, non è bastato, l’hanno spinto, gli hanno sputato, è stato costretto a rifugiarsi nella Basilica di San Lorenzo, hanno aggredito alcune supporter del Pdl, e mica è finita; nel pomeriggio altri giovinastri sono irrotti nel comitato elettorale pro-Lettieri e hanno sfasciato tutto, sedie e tavolini all’aria, già che c’erano hanno menato con pugni e schiaffi un ragazzo e una ragazza che facevano volantinaggio: non dite che è normale, non dite che in fondo siamo in campagna elettorale è che a Napoli si esaspera sempre tutto, perché Napoli sa concentrare l’italianità peggiore, è vero, ma è comunque lo specchio deformato di un Paese intero.

Ecco perché la litania della «solidarietà» espressa regolarmente da tizio e da caio (è una parola, basta dirla) non ci basta più, al pari di espressioni ormai imparate a memoria («clima di odio», «condanna», «abbassare i toni») che ormai potrebbe pronunciarle anche un risponditore automatico. Certo, il fatto che l’unico a non aver solidarizzato con Lettieri sia stato Luigi De Magistris (così almeno riferiscono) qualcosa vorrà anche dire, forse i voti schifosi di questi cosiddetti «studenti» dei cosiddetti «centri sociali» non fanno proprio schifo a tutti: ma sono le risposte serie a mancarci. Quello che devono spiegarci è perché in Italia sta succedendo questo, perché si parla di ritorno agli anni Settanta, se c’entra la crisi economica, se c’entra il parolame insultante che i politici nonostante tutto continuano a scambiarsi in tv (vedi Nicola Vendola e Paolo Romani ieri sera a Lineanotte, vedi lo spazio concesso da Annozero a un Beppe Grillo che paragonava il Parlamento ai «volenterosi carnefici di Hitler») o insomma, potrebbero fare qualcosa di più serio del solito tentativo di strumentalizzare ogni episodio e di dire che è colpa dell’avversario.

I vari dichiaranti, perciò, dicano qualcosa di articolato oppure tacciano, che è meglio. Nichi Vendola potrebbe dire qualcosa di meno scontato di frasi genere «la violenza è nemica della democrazia e della buona politica». Fabrizio Cicchitto, se proprio vuole sostenere ancora una volta che «è il frutto della campagna d’odio che la sinistra sta facendo», forse potrebbe argomentare meglio e spiegare perché botte e petardi ogni tanto li prendono anche a sinistra. Tutti gli altri (inutile nominarli, è una qualsiasi sfilata di politici) potrebbero sforzarsi di andare oltre al solito linguaggio fatto di «gravissimo», «senza se e senza ma», «non ci faremo intimidire», «intollerabile», «inqualificabile» e altro linguaggio pavloviano. Se il terreno di coltura della nuova violenza politica (o anti-politica) è in una zona grigia, sfumata, talvolta sovrapponibile alla politica ufficiale e più presentabile, allora significa che la classe politica ha una qualche corresponsabilità, c’è poco da fare. Se invece le violenze appartengono a corpi separati, dimensioni isolate, individui per niente «sociali» bensì «extra-sociali», beh, allora basta andarli a prendere. E metterli dentro, se necessario.

Bossi: "Quando finiscono i raid? Noi incazzati neri"

Venerdì sera, Umberto Bossi aveva annunciato: "Abbiamo presentato una mozione in cui, tra le altre cose, si chiede di stabilire la data in cui termninano le ostilità" in Libia, motivo delle recenti frizioni all'interno della maggioranza. Silvio Berlusconi aveva poi confermato: "Stiamo superando le difficoltà" con il Carroccio, "la maggioranza non corre rischi". Puntuale, sabato, mattina, il quotidiano leghista la Padania ha pubblicato i principi della mozione leghista: "Da una parte c'è una Lega contrariata e contraria al crescere di una partecipazione ad azioni militari. Dall'altra esiste la precisa volontà di evitare la crisi di governo". Al documento hanno lavorato lo stesso Bossi, Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti che "ha portato alla persentazione di una mozione in sei punti. La mozione - prosegue il quotidiano leghista - porrà fine alle ostilità".

BOSSI: "INCAZZATI NERI" - Il ministro Bossi, in un colloquio con il quotidiano La Stampa, ha ribadito di non aver nessuna intenzione di far cadere il governo, ma ha detto di essere molto arrabbiato con Berlusconi. "Silvio mi ha davvero deluso, non sono mai stato così incazzato con lui". Il Senatùr ha quindi confermato di non voler parlare con il premier: "Mi chiami quando ha trovato la via d'uscita, il punto di caduta e le spiegazioni, perché è vero che non voglio far cadere il governo, c'è di mezzo Napolitano, non posso farlo saltare. Però attenzione, la mia delusione è tanta e i miei sono incazzati neri". Quindi ha concluso: "Se Berlusconi insiste con i bombardamenti" e magari "con l'intervento dei soldati via terra, allora può capitare di tutto".

I SEI PUNTI - La Lega, come detto, sulle pagine de la Padania pone sei paletti per trovare una soluzione al conflitto, e in particolare chiede che venga indicata una data entro la quale avvenga lo stop ad ogni azione militare. "Il primo punto chiave della mozione - viene riferito da la Padania - riguarda la guerra a Gheddafi: non ci sia un escalation che porti ad azioni di guerra". Poi il secondo punto: "Occorre intraprendere una intensa azione diplomatica perché purtroppo le bombe non sono mai intelligenti". Poi il cuore del testo, in cui si propone di "fissare un termine entro il quale far cessare ogni azione militare". Il termini deve essere "rigorosissimo, da comunicare immediatamente al Parlamento".

SOLDI E CLANDESTINI
- La Lega Nord, inoltre, molto attenta all'aspetto economico dell'azione militare, chiede che "non avvenga un inasprimento della pressione tributaria per finanziare le nostre missioni".  Infine la richiesta, "di assoluta importanza, di promuovere un concorso reale tra tutti i Paesi alleati sui temi scottanti delle ondate migratore": per ultimo, forse, la questione che per il Carroccio è prioritaria in assoluto.

Clandestini non bastano ‘Porto la guerra in Italia’

"Tra noi e l'Italia è guerra aperta". Parola di Muammar Gheddafi. "Il governo italiano oggi attua la stessa politica fascista e coloniale dai tempi dell'occupazione - ha tuonato il Colonnello in un discorso trasmesso dalla tv di Stato -. L'Italia ha fatto le sue scuse e ha detto che il colonialismo è stato un errore che non si sarebbe ripetuto, ma ora sta facendo lo stesso errore". Al raìs, insomma, non basta mandarci migliaia di clandestini, ma ora vuole anche la guerra. Gheddafi si spende poi in un riferimento ai raid italiani: "Con rammarico prendiamo atto che l'amicizia tra i due popoli è persa e che i rapporti economici e finanziari sono stati distrutti".

"PORTO LA GUERRA IN ITALIA"
- Nel suo sproloquio, Gheddafi ha poi dichiarato che "il popolo libico vuole portare la guerra in Italia" e di "non potersi opporre" a questa decisione. "Con rammarico ho sentito i figli della Libia minacciare di portare la guerra in Italia. Dicono che ormai la guerra è tra noi e gli italiani, che uccidono i nostri figli come facevano nel 1911". "I libici hanno ragione - ha proseguito il raìs - e io non posso porre un veto sulla decisione di difendere la Libia e portare lo scontro nei territori nemici. Pensavamo di avere a che fare con una nazione moderna, che ha una città come Roma, la cui storia è universalmente riconosciuta, ma mi rammarica constatare che a cento anni dall'invasione italiana, invece di festeggiare la fine del colonialismo, ci troviamo di nuovo con la colonizzazione che si ripete". Poi il Colonnello chiede: "Dov'è il trattato di amicizia? Dov'è il divieto di aggressione contro la Libia da parte dell'Italia? Dov'è il parlamento italiano? E il governo italiano? E il mio amico Berlusconi?". Poi la delirante conclusione: "Credevamo aveste sentimenti di colpa per il popolo libico. Speravamo che l'Italia, il mio amico Berlusconi e il parlamento italiano condannassero la colonizzzazione, invece sembra che non ci sia un parlamento né, tantomeno, una democrazia, in Italia".

APPELLO ALLA NATO - Il Colonnello, nel suo ritorno sugli schermi della tv di Stato, ha provato a tendere una mano alle diplomazie del Patto Atlantico: "Paesi che ci attaccate, fateci negoziare con voi - ha dichiaratoil Raìs -. Siamo pronti al cessate il fuoco, purché non sia unilaterale". Ma la Nato non crede alle profferte di negoziato: "Servono fatti, non parole. Le operazioni proseguiranno - ha dichiarato un alto funzionario dell'Alleanza - fino a quando gli attacchi e le minacce contro i civili non finiranno". Intanto la 'mano pesante' del Colonnello si abbatte sul porto di Misurata, ormai in mano lealista: nella sola giornata di venerdì 29 aprile ha provocato 15 morti, tra cui un bambino di 9 anni.

GHEDDAFI: "FERMATE LE BOMBE E TRATTIAMO" - Si dice disponibile a trattare il Raìs, e chiede negoziati per "fermare i bombardamenti della Nato". Sul tavolo mette soltanto il 'cessate il fuoco'. Innanzitutto, Gheddafi insiste sulla sua permanenza al potere: "Non lascerò il mio posto, non abbandonerò il mio Paese e combatterò fino alla morte". Poi sacralizza la sua funzione stabilizzatrice in Libia: "Sono un simbolo per il popolo libico, sono un padre per loro, più sacro dell’imperatore del Giappone". Infine chiede ai paesi dell'alleanza di fare un passo avanti "senza precondizioni": "Siete voi che ci state attaccando, noi non abbiamo violato i vostri confini. La porta per la pace è aperta ma voi dovete smettere di bombardare". Condizioni che, già in precedenza, erano state rigettate dai ribelli, per i quali la trattativa non può nemmeno cominciare se tra le condizioni non figura quella dell'esilio del raìs.

"SE VOLETE IL PETROLIO, VE LO DAREMO" -
Il Raìs passa poi al contrattacco, brandendo uno dei suoi argomenti più convincenti: "Se volete petrolio, firmeremo contratti con le vostre aziende, non vale la pena andare in guerra per questo". Quello che lancia è un messaggio al paese, ai suoi più che a Barack Obama e Nicolas Sarkozy, che individua come suoi principali interlocutori. Gheddafi cerca di stringeree attorno a sè la popolazione libica fomentandola contro il nemico straniero, pronto a violare i confini di una nazione per accapparrarsi la più grande delle ricchezze: l'oro nero.


L’editoriale

Pareva che la lite fra Berlusconi e Bossi fosse rientrata e invece è ricominciata, più forte che prima. Il premier ha ammesso di aver sbagliato a decidere di bombardare la Libia senza consultare l’alleato, ma il leader della Lega non si è ammansito e continua a minacciare sfracelli, benché giovedì abbia detto che, al di là degli attriti degli ultimi giorni, non vuole impallinare il governo. Non si comprende quali siano le sue reali intenzioni: fa la voce grossa e tiene il broncio al presidente del Consiglio per poi sedersi al tavolo della pace con la prospettiva di incassare qualcosa, oppure pensa di aver trovato il pretesto buono per rompere la “società” col Pdl e riconquistare le simpatie della propria base, notoriamente irritata a causa della linea bellicistica dell’esecutivo?Nessuno è in grado di rispondere alla domanda perché né il fondatore del Carroccio né i suoi più stretti collaboratori danno spiegazioni. Si limitano a scuotere la testa. Si dovranno quindi aspettare le loro prossime mosse in sede ufficiale. Il momento della verità potrebbe essere la discussione in Parlamento sulla mozione del Pd riguardante appunto l’inasprimento degli attacchi militari al regime di Gheddafi. Le camicie verdi hanno annunciato: saremo coerenti con la postra posizione. Significa che voteranno contro la maggioranza? La logica spingerebbe a dire che sarà...

L’editoriale

Ieri Marco Travaglio ha debuttato con il suo nuovo spettacolo dedicato a Indro Montanelli.  Un monologo intercalato da testi del fondatore de il Giornale recitati da Isabella Ferrari, l’ultima eroina dell’antiberlusconismo. Ovviamente ci siamo risparmiati la commedia, sapendo in anticipo che la recita avrebbe riproposto il solito copione, quello di un Indro tenacemente nemico del Cavaliere. Intendiamoci, non vogliamo dire che non lo sia stato, soprattutto negli ultimi anni della sua esistenza, ma fu anche altro. La sua vita non cominciò l’11 gennaio del 1994, quando lasciò il Giornale e iniziò a detestare l’uomo cui l’aveva venduto, ma molto prima. Peccato che di quel periodo si sia persa traccia, soprattutto nei ricordi di Travaglio. Il vicedirettore del Fatto per servire al meglio i suoi lettori, i quali odiano il premier più di quanto abbia fatto lo stesso Indro, è costretto a far rivivere un Montanelli  esclusivamente antiberlusconiano. Nel suo libro dedicato al direttore del Giornale critica chi ripropone il «santino» ipocrita di un Montanelli buono per tutti i palati e le stagioni. Lui lo vuole ferocemente contro il Cavaliere, il resto non gli serve. Anzi, lo disturba. Per questa ragione ho deciso di rileggermi i fondi del vecchio Indro, sia di quelli del Giornale che i precedenti. Ne ripropongo qui alcuni brani che riguardano temi  d’attualità, sulla Costituzione, i...

Messi è divino pure senza la ‘mano di Dio’ 10 e lode a lui. Maradona fermo al 9 1/2

Scudetto al Milan, si può ancora dubitarne? Se la Snai, voto 8, per la furba intelligenza di questa decisione apparentemente generosa, ha già deciso di pagare, subito, le puntate a chi aveva scommesso sullo squadrone rossonero, qualcosa vorrà dire. Otto punti di vantaggio, anzi nove sull’Inter considerando il vantaggio negli scontri diretti, non sono bruscolini (voto 2, non mi piacciono, e chiedo scusa agli appassionati, a patto che non li mastichino al mio fianco, al cinema). Tecnicamente, sono fiero di aver previsto testardamente, anche nei suoi momenti migliori, che il Napoli, 8 e mezzo comunque per l’ottimo campionato, non avrebbe retto fino alla fine: troppi artigiani, non artisti, nella sua “rosa”. E Mazzarri, 7, non sa ancora stare in panchina guardando alto: non basta, per diventare un leader, sbracciarsi in camicia bianca, prendersela con tutti, i suoi e gli avversari, l’arbitro e gli assistenti, non basta puntualizzare e polemizzare acidamente a fine partita. Uno spettacolo più noioso del matrimonio reale (4) a Londra, ieri in tivu.    

L'UOMO DI PROVINCIA
Tutto il contrario di Allegri, 9, proveniente dalla provincia e da un ingiusto esonero, uno che si è subito adeguato, con misura, alle infinite difficoltà e ai tanti trabocchetti  del club berlusconiano. Mezzo scudetto è suo: sostenuto dal roccioso Galliani, Allegri ha saputo gestire non solo gli umori a volte destabilizzanti di Berlusconi, ma anche Ronaldinho, 8 per quel che fu, Ibra, 8 e mezzo a prescindere,  Pato, 8 oggi e 10 in prospettiva se la fortuna lo aiuta, Cassano, 7 ma se torna alle cassanate anziché fare il bravo paparino e marinaretto gli darei un voto in più, Seedorf, 8 perché è vincente e dà lucidità alla squadra.  Inoltre Allegri ha recuperato Gattuso, 8 e mezzo perché i campionati si vincono con lottatori come lui, ha valorizzato Abate, 7, e Abbiati, 8, (che secondo il Cavaliere, il giorno della presentazione del Milan a luglio, avrebbe dovuto lasciare il posto ad Amelia, 5, solo perché Amelia è un  bel ragazzo e porta bene la divisa!).

Bravo Allegri, dunque: sono felice per lui, ma mi dispiace per i tifosi napoletani, 9 per entusiasmo ed educazione, e per De Laurentiis, 7 per pacatezza e ironia (in tivu gli sentii dire: «Lo scudetto per noi è impossibile, quest’anno lo vuole Berlusconi e non c’è bisogno di aggiungere altro...»). Uno scudetto a Napoli avrebbe significato una scossa per il calcio italiano e un premio a una città spesso denigrata, spesso a ragione, ma anche a torto. Un esempio? L’altro giorno, dopo anni, sono passato dalla stazione, 10, di Napoli, e mi sembrava di essere in Svizzera (4 agli orologi a cucù ma 10 e lode al cioccolato). Una stazione più pulita di quelle di Milano e Roma. Non credevo ai miei occhi: non un mozzicone né una cartaccia per terra! Vero anche - in questa città di meravigliose e tormentose contraddizioni -  che, subito dopo, appena uscito, mi è sembrato di entrare in un girone dantesco, ovviamente infernale, per il caos, il traffico disordinato, la mancanza di regole, il chiasso, il suk perpetuo e le immondizie.

Resta aperta la lotta per le sfide europee, cioè per la Champions, che vale 10, mentre l’Europa League vale 4 e con evidenza non interessa a nessuno. Non sono sicuro che il Napoli - che potrebbe accusare, com’è successo all’Inter, lo stress da appagamento per l’impresa sfiorata - salvi il terzo posto. Comunque il quarto posto per l’Europa che conta è in ballottaggio tra Udinese, la mia favorita, la Lazio e la Roma.  Bel finale! L’Udinese, 9 per il campionato iniziato con l’handicap di troppe sconfitte, è quella che gioca meglio,  è stata presa a pallonate solo dagli arbitri. La Lazio,8, è in forma, ma si squaglia negli incontri decisivi. La Roma, 5, è imprevedibile. Totti, 9, ha intanto dettato la linea societaria e strategica agli americani in arrivo... Ne vedremo delle belle. Alla Roma può dare una mano la Juve, 5, che lunedì incontra la Lazio. Alla vigilia mi ha colpito l’antipatica frecciata di John Elkann, 5,  con la quale ha colpito a freddo il Torino. Sono affezionato al Toro e anche per questo, ma non solo, mi è piaciuta la replica vigorosa e sdegnosa di Urbano Cairo, 8: un tipino che non si fa mettere i piedi addosso da nessuno e tiene in vita il Toro dignitosamente, senza le milionate di casa Agnelli. Cairo ha detto, in sintesi, che John non ha autorevolezza per tranciare giudizi sul calcio. Difatti: perché non concentrarsi sulla Fiat, sempre meno italiana nei disegni di Marchionne, uno e trino? (Non  riesco a dare tre voti, è un’impresa troppo ardua: c’è infatti un Marchionne che parla in Italia, un altro che parla in America e infine un terzo, che non parla, ma pensa a se stesso).

LA SFIDA STELLARE
Quanto alla Champions, la finale - grandiosa - sarà quasi certamente tra Manchester, 8 quest’anno, e Barcellona, 9. Non considero spacciati gli inglesi, però, nello scontro diretto: nonostante le prodezze di Messi, che ha steso anche il Real Madrid. Sono d’accordo con Paolo Rossi, che considera Messi, 10 e lode, ormai superiore a Maradona, 9 e mezzo: nel voto c’è anche la valutazione della diversa dimensione umana. Però gli inglesi hanno una superiore attitudine alla battaglia. Dedico un buon voto anche alle ultime polemiche di Mourinho, 10 al grandioso provocatore, 8 all’allenatore, che così riesce a mascherare le (rare) sconfitte. E il buon Barcellona, incazzato nero, ha abboccato puntualmente. Infine un saluto a Sergio Campana, 8, che lascia dopo 43 anni la sua poltrona di presidente-sindacalista dei calciatori. Ha operato egregiamente, con fermezza  e duttilità. Lo avrei visto bene in politica: ha resistito più di Andreotti (10, e lode, per la capacità di lavoro e auguri per la salute). Se davvero l’Italia è un paese per vecchi, non è mai troppo tardi.

di Cesare Lanza

Voto ‘1’ per i capelli del principe (calvo) ‘Dallo zero al dieci’: le nozze del secolo

Venerdì 29 aprile è stato il giorno delle nozze del secolo tra il rampollo reale, il principe William, e la borghese Kate Middleton. Sull'evento erano puntati gli occhi di tutto il mondo: due miliardi di persone incollate davanti alla tv (leggi la cronaca delle nozze e guarda tutti i video su LiberoTv). Di seguito le pagelle di Alessandra Menzani ai protagonisti del matrimonio. E a chi ha contribuito a creare un incredibile evento mediatico.

10 - Pippa, il diminutivo di Philippa, la sorella della sposa, più giovane di un anno. Vestita in bianco come Kate, super sexy, la damigella ha rubato la scena alla neo Duchessa di Cambridge. Ieri sono nate centinaia di pagine Facebook in suo onore.

9 - I commenti velenosi di Flavio Briatore, cittadino londinese, alle telecamere del Tg5: «A mezza Inghilterra non importa nulla di queste nozze. Kate Middleton? Appena carina. Diana invece era stratosferica».

8 - Il corrispondente da Londra per Raidue. È il sosia di Mr. Bean (quello vero era alle nozze).

8 meno -  Al contrario di tutti gli altri, Enrico Mentana ha tenuto Kate&William come ultima notizia del suo tg.

7 1/2 - La coppia più cool della cerimonia: Elton John e il marito David Furnish. A chi avranno lasciato il piccolo Zachary?

7 - «Camilla Parker-Bowles ha scelto un cappello a tesa larga. La copre anche un po’»: Cristina Parodi si lascia andare a un commento sorprendentemente acido.

6 - Marina Ripa di Meana a “Mattino 5”: «I Middleton sono degli arricchiti».

5 - «Poveri orsi!!»: Cecchi Paone si fa intenerire dai cappelli di pelliccia delle guardie armate di Buckingham Palace.

5 meno - Lo strano parterre di ospiti di “Mattino 5”: ma che c’entrava l’ex concorrente del Grande Fratello Gimmy Barba con le nozze inglesi?

4 - David Beckham
(l’unico bell’uomo presente alla cerimonia) ha fatto un errore di stile: ha appuntato lo stemma reale sul revers sbagliato, il destro anziché il sinistro. Lo ha fatto notare Alfonso Signorini.

3 - «Kate e William sono molto amati dagli inglesi»: ieri, fino alla nausea, abbiamo sentito questa frase.

3 meno - Enzo Miccio, esperto di look. Il Signorini dei poveri.

2 - L’anulare sinistro di Kate. Si è inspiegabilmente gonfiato. Fatto sta che, come hanno mostrato le immagini, William ha dovuto faticare parecchio per infilare la fede.

1 - I capelli di William. Non ne ha più. I casi sono due: o si rade a zero, o si fa un trapianto.

0 - Beatrice ed Eugenia, le figlie di Sarah Ferguson (non invitata) e il principe Andrea d’Inghilterra. Imbarazzanti. Come i loro cappelli.

pagelle di Alessandra Menzani

Cav e bioetica: "Mai una legge contro morale cristiana"

Silvio Berlusconi, intervistato dal Gr1 sulla figura di Giovanni Paolo II, alla vigilia della beatificazione dell'ex Pontefice, sottolinea come "la politica può introdurre nel proprio ordinamento giuridico norme che non siano in contrasto con la tradizione cristiana. Ed è quello che stiamo facendo in Parlamento adesso con la legge sulla bioetica". Secondo il presidente del Consiglio, il Parlamento non deve mai varare "nessuna legge contraria e negativa di questi valori".

Il Cavaliere dedica poi una frase a Giovanni Paolo II, e ricorda come "fu lui a dare una delle prime e decisive spallate al comunismo". Berlusconi ricorda poi un incontro che definisce "toccante" con il Pontefice, una visita che fece insieme alla madre. "Aveva una personalità rara, unica, era un uomo dall'intelligenza acuta", spiega il premier. "L'incontro più toccante - prosegue - fu quello con mia madre. Egli ebbe la disponibilità di ascoltarla mentre gli raccontava di me, e alla fine lei gli chiese di prendermi sotto la sua protezione". Per le celebrazioni di domenica, il premier stima: "Avremo una grande manifestazione, credo che i pellegrini saranno più di 5 milioni".

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