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La Chiesa cattolica può sopravvivere allo scandalo degli abusi sessuali?

Mentre Francesco continua la sua battaglia per i poveri, continuano i casi di violenze sui minori da parte di sacertodi. Il Vaticano prova a rispondere sul lato della formazione, ma mancano i presupposti per riforme vere.

Mentre Francesco prosegue instancabile la sua predicazione in favore dei poveri, dei più vulnerabili, contro le ingiustizie che colpiscono tante realtà del Sud e del Nord del mondo, schierandosi in favore dell’educazione al dialogo, alla costruzione di ponti fra civiltà e popoli, la Chiesa da un punto all’altro del globo continua a essere scossa dallo scandalo degli abusi sessuali.

Apparentemente c’è una scarsa relazione fra questi due eventi, in realtà il tratto unificante – e alla lunga schizofrenico – è che entrambi sono fra gli elementi più fortemente rappresentativi della Chiesa cattolica in questo tempo.

A BUFFALO LO SCANDALO DEI 24 PRETI SOSPESI MA STIPENDIATI

Negli Stati Uniti i casi e le denunce si susseguono come una pioggia ininterrotta nonostante l’impegno della conferenza episcopale che ha cercato in ogni modo, nell’arco di due decenni, di porre rimedio allo scandalo. Fra pochi giorni, per altro, i vescovi degli States si riuniranno in assemblea per decidere come perseguire le eventuali coperture e gli insabbiamenti operati dai vescovi nei confronti di sacerdoti colpevoli o indagati come richiesto dal Vaticano.

Manca, in molti casi, la parola conclusiva del Vaticano che può procedere alla dimissione dallo stato clericale di un sacerdote

Ma a colpire l’opinione pubblica sono anche altri particolari, come nel caso della diocesi di Buffalo, Stato di New York, dove circa 24 sacerdoti, sospesi da ogni funzione a causa del loro coinvolgimento in casi di violenze su minori, continuano a ricevere il sostentamento economico dalla diocesi locale, sono cioè regolarmente stipendiati. Di fatto finché non vengono ‘spretati’ e allontanati dalla Chiesa è compito della diocesi provvedere al loro mantenimento, almeno questo dicono i legali esperti di diritto canonico.

Papa Francesco.

Manca, in molti casi, la parola conclusiva del Vaticano che può procedere alla dimissione dallo stato clericale di un sacerdote; ma le carte dei vari procedimenti, denunciano i media d’Oltreoceano, non sono mai state mandate a Roma nonostante gli annunci fatti. Secondo la diocesi a ritardare il procedimento sono state anche le ulteriori indagini del procuratore generale dello Stato di New York sullo scandalo; c’è invece chi pensa a ritardi dovuti a burocrazie interne. La storia di Buffalo, in ogni caso, dimostra come l’opinione pubblica americana non molli la presa e anzi consideri sempre di più le responsabilità della Chiesa.

IN ITALIA IL CASO DI DON MICHELE MOTTOLA A TRENTOLA DUCENTA

Anche in Italia, Paese in cui i media, con qualche eccezione, sono piuttosto restii a lanciare campagne stampa su un argomento che resta scabroso, proprio in questi giorni ha fatto invece scalpore un fatto di cronaca nel quale è coinvolto un prete: è il caso di don Michele Mottola, parroco a Trentola Ducenta (diocesi di Aversa) in attività fino al maggio scorso. Contro di lui è in corso un procedimento canonico, ma intanto è stato arrestato dalla polizia dopo essere stato denunciato grazie all’aiuto decisivo di una bambina di 12 anni, una sua vittima molestata già da diverso tempo. Interessante nel caso di don Mottola è il fatto che gli abusi sono proseguiti fino a tempi recentissimi, vale a dire dopo i tanti pronunciamenti degli ultimi pontefici, i provvedimenti presi dal Vaticano, i casi perseguiti, i primi passi compiuti dalla Cei per arginare il fenomeno. È il segno che il problema tende a perpetrarsi nonostante tutto.

LA CHIESA REAGISCE PUNTANDO SULLA FORMAZIONE DEI SACERDOTI

Altre iniziative, anche in positivo si susseguono. Per esempio il prossimo 14 novembre il cardinale Ricardo Blazquez, arcivescovo di Valladolid e presidente dei vescovi spagnoli, inaugurerà un corso sulla protezione dei minori nella Chiesa all’università di Navarra (Opus Dei). Del resto il Vaticano sta investendo molto sull’aspetto formativo attraverso un’educazione costante dei seminaristi e del clero in generale. In questa direzione guida le operazioni l’università Gregoriana a Roma, storico ateneo dei gesuiti che coordina le attività della Chiesa per la protezione dell’infanzia in tutto il mondo. Gestire la sfera affettiva e la sessualità in modo responsabile e maturo, affrontare i casi che emergono mettendo al primo posto le vittime e non la tutela dell’immagine dell’istituzione, capire i segnali di una crisi, imparare a comunicarla con trasparenza, sono alcuni degli obiettivi di questo sforzo. Basterà? Difficile dirlo.

IL CELIBATO RESTA UN TABÙ INTOCCABILE

Nonostante le buone intenzioni infatti in troppe chiese locali il clericalismo, l’abuso di potere, restano il vero nemico da battere mentre laici e donne restano ai margini del governo delle parrocchie e delle diocesi. Non solo. Sul piano istituzionale il celibato resta un tabù intoccabile: non vi è nessun nesso automatico fra la disciplina della castità e le violenze sessuali ripetono come un mantra, snocciolando dati, gli uomini di Bergoglio impegnati nella battaglia contro la pedofilia nella Chiesa, a cominciare da padre Hans Zollner, gesuita, presidente della Pontificia commissione per la protezione dei minori. L’esperienza direbbe altro, ma il dibattito è aperto.

Secondo il teologo Hubert Wolf, storico della Chiesa e teologo, a partire dagli Anni 60 il 20% dei preti ha rinunciato al sacerdozio a causa del celibato

Resta comunque il dubbio che il rapporto fra chiesa e sessualità, celibato compreso, sia un fattore costante di tensione irrisolto nella vita della Chiesa da tempo fuori controllo. Secondo il teologo Hubert Wolf, storico della Chiesa e teologo, autore di un volume appena pubblicato dal titolo Contro il celibato (Donzelli) a partire dagli Anni 60 circa il 20% dei preti ha rinunciato al sacerdozio a causa del celibato, i «seminari tendono regolarmente a scomparire», mentre ci sono diocesi che non hanno registrato una sola ordinazione per «diversi anni consecutivi».

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Il cardinale Parolin sullo scandalo immobiliare: “Investiomento opaco”

Il Segretario di Stato commenta per la prima volta l'acquisto del palazzo di pregio a Londra. Replica l'allora monsignor Angelo Becciu che ha definito "infanganti" le accuse mosse nei suoi confronti

I vescovi dicono sì ai preti sposati, adesso tocca al Papa

Il Sinodo per l'Amazzonia chiede a Bergoglio di permettere il sacerdozio a «uomini idonei e riconosciuti dalla comunità» anche se hanno già una famiglia.

Si apre uno spiraglio per l’ordinazione sacerdotale di persone sposate. Non sono i ‘viri probati’, ovvero persone riconosciute dalla comunità ma prive di una formazione specifica, ma coloro che sono già diaconi permanenti. Persone, anche sposate e con famiglia, ma che hanno fatto già un percorso preciso all’interno della Chiesa fino ad arrivare all’ultimo gradino prima appunto del sacerdozio. Nessun passo in avanti, invece, per le donne: la questione del diaconato viene rimandata alla riapertura della Commissione che aveva istituito nel 2016 il Papa e che era arrivata a «risultati parziali». Arrivano invece i peccati ‘ecologici’ e l’idea di studiare un rito ad hoc per l’Amazzonia. Sono alcuni degli elementi che emergono nel documento finale del Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia. Un documento che è stato consegnato al Papa al quale spetta l’ultima parola. E Bergoglio ha espresso l’auspicio che entro fine 2019 possa pubblicare la sua Esortazione apostolica in materia, o comunque un documento. Il pontefice ha poi ribadito che la Chiesa deve «essere sempre riformata», salvando però «la tradizione che è la salvaguardia del futuro, non la custodia delle ceneri». Su possibili nuovi riti, che tengano conto della cultura locale, il Papa ha invitato a «non avere paura».

Il Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia ha chiesto dunque la possibilità per l’area amazzonica, anche se alcuni si sono espressi a favore di un «approccio universale all’argomento», di «ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile». Per questo occorre stabilire «criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente». Il paragrafo è stato approvato superando i due terzi dei voti richiesti ma ha registrato il maggior numero di ‘no’: 41 (128 i sì). Tutti i paragrafi comunque hanno ricevuto i due terzi utili per il ‘placet’.

L’INQUINAMENTO COME PECCATO ECOLOGICO

Il Sinodo ha, infine, proposto di «individuare il peccato ecologico come un’azione o un’omissione contro Dio, contro il prossimo, la comunità e l’ambiente». Lo afferma il documento finale individuando questi peccati «in atti e abitudini di inquinamento e distruzione dell’armonia dell’ambiente».

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