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Viaggio nella radicalizzazione dei terroristi di estrema destra

Halle, Christchurch, Utoya. E ora anche Oslo. L'onda nera allarga la sua rete grazie a una narrazione che è rumore di fondo, in Rete e sui social. E si alimenta dello stesso malessere e odio che ha nutrito gli affiliati dell'Isis in Europa. Il punto.

La notte della prima elezione di Barack Obama, «quando la maggior parte dei commenti si concentrava sulle lodi al neopresidente e sul riconoscimento della portata storica della sua elezione, all’incirca una su 100 delle ricerche su Google che contenevano la parola “Obama” comprendeva anche “KKK” (Ku Klux Klan) o “negro” […] mentre nella notte delle elezioni, le ricerche e le iscrizioni a Stormfront, sito nazionalista bianco con una popolarità sorprendentemente elevata negli Stati Uniti, sono state oltre 10 volte più alte del solito. In alcuni Stati, le ricerche con “presidente negro” hanno superato quelle con “primo presidente nero”. C’erano un’oscurità e un odio che non raggiungevano le fonti tradizionali ma erano piuttosto evidenti nelle ricerche effettuate dalle persone». A fornire questa panoramica sull’elettorato degli Stati Uniti è Seth Stephen-Davidowitz, un analista dei dati con un passato nel più grande motore di ricerca del mondo, che nel volume La macchina della verità, come Google e i Big Data ci mostrano chi siamo veramente (edito in Italia per i tipi Luiss) lancia un allarme forte sullo scollamento tra quello che oggi si chiama Paese reale e i sondaggi o i media.

COME SI SVILUPPA LA NARRATIVA RAZZISTA

La verifica su quanto la narrativa razzista stia prendendo sempre più piede anche nel nostro Paese è presto fatta. È sufficiente digitare su Google Trends la parola “clandestini”, per esempio, per rendersi conto delle query associate: «Chi aiuta i clandestini odia gli italiani» e simili. Si tratta di persone che hanno digitato su Google questa frase talmente tante volte da farla entrare nei trend nazionali. Inutile dire come l’ultimo dei picchi di questa ricerca abbia coinciso con lo sbarco dei migranti salvati dalla Sea Watch e dal capitano Carola Rackete. Le regioni dove questa ricerca è stata digitata più volte sono il Lazio e la Lombardia. Stesse ricerche – «chi aiuta i clandestini odia gli italiani» – erano state fatte anche nel dicembre 2018, quando a fare notizia erano stati i salvataggi di migranti effettuati prima dalla Open Arms e poi dalla Sea Watch.

LA TEORIA DELLA SOSTITUZIONE RAZZIALE

Ma se è vero che sui motori di ricerca cerchiamo ciò che ci interessa veramente e magari non riveleremmo mai in alcun sondaggio (fosse anche anonimo), è evidente come certa narrativa politica martellante, che denuncia ogni giorno la presunta “invasione” a opera di musulmani e clandestini, abbia iniziato a far breccia nelle coscienze, sebbene i numeri degli arrivi dicano il contrario.

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Una su tutte: la teoria della sostituzione razziale che ha in Renaud Camus il suo propugnatore. Un mix di complottismo e vaneggiamenti che si autoalimenta e radica grazie anche a un contesto sociale di forte crisi economica, qual è quello europeo attuale. La Grand Remplacement, infatti, teorizza la colonizzazione della Francia e dell’Europa da parte di migranti islamici provenienti dal Medio Oriente e dall’Africa. Obiettivo di questa operazione sarebbe «il genocidio bianco». «La Grande Sostituzione è molto semplice», afferma Camus. «Ora c’è un popolo, e nello spazio di una generazione ce ne sarà un altro».

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NEL 2015-2016 TRIPLICATE LE OPERAZIONI CONTRO IL TERRORISMO NERO

E dalle teorie sul genocidio bianco alla radicalizzazione, il passo è breve. Dal 2015 in poi – subito dopo gli attacchi dell’Isis a Parigi – in Europa si sono moltiplicati i progetti di attentato a opera di estremisti di destra. Nel 2016, cinque anni dopo il massacro compiuto dal neonazista Anders Breivik in Norvegia in cui morirono 77 persone, venne uccisa la deputata laburista Jo Cox. Il suo assassino, vicino alle cerchie dell’estrema destra in Gran Bretagna, la accusava di mettere in pericolo la razza bianca e la nazione con politiche a favore dell’immigrazione. Ma l’accusa è rivolta a tutta l’Unione europea.

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Solo nel mese di novembre 2018 – come riporta lo studio Terrorismes et radicalisations à l’ère post-Daech, pubblicato a inizio ottobre da Rik Coolsaet, professore emerito dell’International Relations presso l’università di Ghent e Senior Associate Fellow presso l’Egmont–Royal Institute for International Relations (Bruxelles) – «sono stati sventati progetti di attentato contro il presidente francese Emmanuel Macron e il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, nonché una serie di attentati contro immigrati e personalità di sinistra, da parte di una cellula di estremisti all’interno dell’esercito tedesco». Lo stesso studio rivela come le operazioni antiterrorismo contro l’estrema destra siano triplicate rispetto al biennio 2015-2016.

La cattura di uno dei presunti responsabili dell’attacco di Oslo.

HALLE, CHRISTCHURCH, MACERATA: L’ONDA D’ODIO

Se si sospetta che i responsabili dell’attacco di Oslo abbiano legami con l’estrema destra, non ci sono dubbi circa la matrice dell’attentato alla sinagoga di Halle, in Germania, costato la vita a due persone e compiuto da Stephan Balliet: addestrato e con armi da guerra e granate, l’uomo aveva con sé anche quattro chili di esplosivo. Prima di compiere l’attacco, Balliet aveva pubblicato sui social un documento di rivendicazione in cui dichiarava di voler «uccidere più anti-bianchi possibile, soprattutto ebrei».

Stephane Baillet responsabile dell’attacco di Halle.

Mentre è del 15 marzo di quest’anno il gravissimo attentato alle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, con 50 vittime e altrettanti feriti, un’azione trasmessa da Brenton Tarrant in diretta streaming con un video di 17 minuti su Facebook. Prima di compiere la strage, Tarrant ha scritto su armi e caricatori i nomi di tutti i presunti “suprematisti” bianchi che avevano lottato contro «gli invasori». Tra questi anche l’italiano Luca Traini, condannato a 12 anni di carcere per la sparatoria contro persone di colore a Macerata.

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Luca Traini stato condannato a 12 anni per la sparatoria di Macerata.

LA RADICALIZZAZIONE DELL’ESTREMA DESTRA

Secondo lo studio di Coolsaet, l’estremismo di destra nasce su un sostrato di malessere sociale le cui radici vanno ricercate negli anni 1970/80, con l’arrivo della globalizzazione, delle trasformazioni tecnologiche, della crisi economica e dalla crisi delle migrazioni e dei rifugiati. Un mix che è stato amplificato dalla lotta al jihadismo degli anni Duemila e dall’avvento dei social network, con la possibilità di condividere e far circolare articoli, immagini e idee da un capo all’altro del mondo. Basti pensare che – come ricorda ancora Coolsaet – già nel 1985 Le Figaro titolava: «Saremo ancora francesi tra 30 anni?».

Anders Breivik, responsabile della strage di Utoya.

IL NEONAZISTA IN DOPPIOPETTO

Ma le teorie dell’estrema destra oggi non passano più da personaggi come skinhead o neonazisti con la svastica. L’estremismo si è ripulito, appare in molti casi anche con una veste ben diversa: difende il cittadino europeo. Un esempio su tutti è proprio Renaud Camus: una laurea in legge, nella sua vita ha conosciuto scrittori e artisti come Roland Barthes (del quale seguì per un certo periodo i seminari), Duras, Aragon, Bob Wilson, Rauschenberg e Andy Warhol, è stato borsista all’Accademia di Francia a Roma, è autore di romanzi e saggi. Attualmente vive in un castello, in Francia. Nel 2002 ha fondato il Parti de l’In-nocence, che dal 2012 sostiene la coalizione Rassemblement Bleu Marine, a favore di Marine Le Pen. Ebbene: nel 2014 Camus è stato condannato per incitamento all’odio razziale. Altro personaggio eletto di recente “opinion leader” dalla destra è il giornalista Stephen Smith, con un libro pubblicato nel 2017 dal titolo La fuga in Europa (Einaudi).

JIHADISTI E TERRORISTI NEONAZI: FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA

E se l’estremismo di destra più in voga è quello contro la cosiddetta Eurabia, non mancano attacchi alle comunità ebraica, agli esponenti Lgbt, alle minoranze etnoculturali. Il tutto in un contesto amplificato da internet, dal sapiente uso delle fake news e dei social media. Basti pensare che – come riporta lo studio di Coolsaet – un sondaggio Uniop del 2017 svela come la presenza di musulmani sia sopravvalutata in quasi tutti i Paesi presi in esame.

Uno scorcio di Molenbeek, quartiere di Bruxelles da dove provenivano alcuni degli attentatori delle stragi di Parigi.

Il dato sottolineato dallo studio Terrorismes et radicalisations à l’ère post-Daech infine, evidenzia un aspetto importante: il sostrato sociale da cui emergono sia il terrorismo di matrice islamica sia l’estremismo di destra è lo stesso. Ed è su questi elementi di crisi che la politica dovrebbe lavorare: «In entrambi i casi c’è un vero malessere sociale, una polarizzazione di paure reali, ma anche una continua cospirazione. Entrambi gli estremismi si presentano come l’avanguardia della ‘loro’ comunità a rischio. Esclusione, non appartenenza e mancanza di prospettive alimentano il terreno fertile per la mobilitazione jihadista. La paura dell’immigrazione e il sentimento di tradimento da parte delle élite in un mondo in rapido cambiamento, alimenta quello della mobilitazione dell’ultradestra».

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