Category Archives: politica

Il governo pensa a sgravi contributivi per Sud e donne

Incentivi fiscali per chi assume nel Mezzogiorno e per l'occupazione femminile. Il ministro Catalfo annuncia nuove misure «un po' più importanti, non solo di 12 mesi».

Sgravi contributivi per il Sud e per le donne. Le misure sono allo studio del governo, ha annunciato il 20 gennaio la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo: l’esecutivo starebbe studiando un sistema di incentivi alle assunzioni dedicato alle aree più critiche del Paese, il Mezzogiorno, e alle fasce di popolazione a rischio emarginazione, le donne. Catalfo ci sta lavorando con il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano. Sconti che siano «un po’ più importanti, non solo di 12 mesi», è l’idea a cui sta ragionando. Sulla reintroduzione dell’articolo 18 prevale la cautela, ma comunque la titolare del Lavoro apre a un ritocco per dare «maggiori tutele» Sul fronte caldo della riforma pensionistica, si chiarisce come l’obiettivo dell’esecutivo sia rendere il sistema flessibile, con un impianto in grado di superare le sperimentazioni. Insomma, è il messaggio, è giunto il momento di varare interventi strutturali.

RIDURRE IL COSTO DEL LAVORO PER CHI ASSUME

In realtà è già da qualche tempo che si parla di aiutare l’occupazione femminile e di un piano per il Sud a 360 gradi. Ridurre il costo del lavoro per chi decide di assumere funzionerebbe, gli esoneri che hanno accompagnato il Jobs act «hanno consentito le trasformazioni dal rapporto a tempo determinato a tempo indeterminato di molti», riconosce la ministra pentastellata. Ma il problema è che si trattava di «una tantum», sottolinea. Quanto alle sanzioni in caso di licenziamento illegittimo, il suo invito è a depurare il dibattito dai connotati politici per rimettersi alla sentenza della Consulta, che ormai risale a quasi un anno e mezzo fa. Si tratterrebbe di dare al giudice la facoltà di graduare le penalità, mentre oggi gli indennizzi sono calcolati automaticamente in base all’anzianità. «Occorre capire che intervento si può fare per dare maggiori tutele al lavoratore», senza pensare a un ritorno al passato tout court ma recuperando il principio ispiratore dell’articolo 18, ossia la previsione di una punizione congrua e dissuasiva, chiarisce il ministero. Certo, una volta che si rimette mano alla questione le strade che si aprono sono molteplici. E in tutto ciò sul Jobs act ci sono in ballo anche i verdetti della Corte Ue, su azioni promosse dalla Cgil. A giorni invece dovrebbe arrivare il responso al reclamo promosso dal sindacato al Comitato europeo dei diritti sociali.

MA SUL TAVOLO C’È IL DOSSIER PREVIDENZA

Intanto si avvicina la data del 27 gennaio, quando le parti si incontreranno al ministero del Lavoro per discutere di previdenza. Catalfo non si sbilancia in merito all’ipotesi, rilanciata da Maurizio Landini, di un abbassamento dell’età di uscita a 62 anni, o alla possibilità di un ricalcolo con il contributivo per chi lascia prima, come prospettato dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico. La cosa sicura è la volontà di dare più elasticità al sistema con una riforma “stabile”, utilizzando – è l’auspicio – i soldi risparmiati di Quota 100. Vede, poi, il traguardo l’operato del ministero per la digitalizzazione dei suoi servizi. Per metà marzo tutto sarà accessibili tramite Spid. E l’identità digitale sarà il punto di partenza per il lancio del ‘fascicolo elettronico del cittadino’, dove potranno confluire informazioni anagrafiche e dati sulla formazione e l’impiego.

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Dopo le Regionali le Sardine dovranno chiarire il loro rapporto con il Pd

In caso di vittoria di Bonaccini in Emilia-Romagna il movimento si troverà a un bivio: abbracciare, pur criticando, i dem entrando in un futuro soggetto di centrosinistra oppure fondare qualcosa di nuovo che sia davvero di sinistra.

Le Sardine hanno scritto il loro manifesto, registrato il loro simbolo e organizzato ufficialmente eventi in tutta Italia coordinando l’intera macchina da Bologna, dove ha avuto inizio questo movimento

Ma un conto è l’ennesima manifestazione di piazza ben riuscita come quella in Piazza VIII Agosto al fine di oscurare mediaticamente Matteo Salvini in Emilia-Romagna. Un altro lanciare, dopo una settimana, un soggetto di dimensione nazionale.

Non a caso le Sardine hanno deciso di estendere la loro azione a tutta Italia, anche in regioni che non vanno al voto, al di là della presenza o meno di Salvini. È dunque chiaro che non siamo solo davanti a un movimento contro.

IL SUPPORTO A BONACCINI CONTRO LA LEGA

Le Sardine bolognesi hanno subito detto che non si sarebbero candidate a queste elezioni regionali e non vogliono fondare un partito. Il loro manifesto (per ora) non è altro che una lista di pensieri e comportamenti di buon senso che dovrebbero animare la vita politica di qualsiasi cittadino. Quel che è altrettanto chiaro è che sono di sinistra e voteranno Stefano Bonaccini per impedire l’avanzata della Lega e la probabile caduta del governo Conte.

IL NODO DA SCIOGLIERE È IL RAPPORTO COL PD

Il nodo da sciogliere però è proprio questa vicinanza al Pd. Credo che i più concordino sul fatto che cinque anni di governo a trazione Pd siano stati la principale causa dell’avanzata della Lega e del M5s. 

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La manifestazione delle Sardine in piazza VIII agosto a Bologna.

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Durante i governi di Enrico Letta, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, Salvini è passato dal 4% al 17%. Un anno di esecutivo gialloverde ha poi portato la Lega a oltre il 30%. I fautori di questo “exploit” sono stati Pd e M5s. Non potranno quindi essere di certo il Pd e men che meno il Movimento 5 stelle ad arginare l’avanzata della destra. Allora, che fare in futuro? 

CRITICA AL PARTITO DALL’INTERNO O DALL’ESTERNO?

La politica la fanno le persone e i partiti si rinnovano solo con nuove leadership. Rinnovare il Pd significa “rottamare” mezzo partito e introdurre nuovi elementi. Forse è questa l’operazione che ha in mente Nicola Zingaretti. Nell’impossibilità di migliorare il Pd dall’interno, se le Sardine volessero continuare la loro opera di risveglio delle coscienze e la condanna dei populismi, non avrebbero altra alternativa che iniziare una seria critica al partito.

Mattia Santori durante la manifestazione nazionale del movimento delle ‘Sardine’ in piazza 8 agosto a Bologna, 19 gennaio 2020 (Ansa).

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A partire dal giorno dopo le elezioni in Emilia-Romagna in caso della vittoria di Bonaccini. A quel punto il Pd sarebbe il primo ostacolo al risveglio della sinistra in Italia (la causa non può essere l’antidoto). A breve i quattro ragazzi di Bologna si renderanno conto che questo tacito appoggio dovrà essere interrotto se vorranno veramente contribuire alla rinascita di una sinistra giovane e seria che aspiri al meglio e non al meno peggio.

LE DIFFERENZE CON IL M5S DEL V-DAY

I più se lo saranno scordato ma il V-Day organizzato da Beppe Grillo a Bologna nel 2007 era animato da un principio: sostituirsi al centrosinistra di Romano Prodi (che era al governo) per poter fare vera opposizione a Silvio Berlusconi e batterlo. Quel centrosinistra era per Grillo e molti altri l’assicurazione sulla vita del Cav. Poi Grillo e Gianroberto Casaleggio tradirono il progetto e trasformarono il M5s in un partito populista, pronto ad allearsi con chicchessia pur di non perdere poltrone.

Beppe Grillo durante il V-day in piazza Maggiore a Bologna l’8 settembre 2007 (Ansa).

Ma se dopo il V-Day del 2007 i grillini furono ostracizzati da tutti i giornali e le tivù, un destino ben diverso ha accolto l’avvento delle Sardine che hanno potuto contare su una copertura mediatica straordinaria. Nel giro di tre settimane, infatti, il leader Mattia Santori ha partecipato a tutti i talk show ed è diventato, dal nulla, il personaggio più chiacchierati d’Italia.

LE SARDINE HANNO SOSTITUITO IN PIAZZA IL M5S

In altre parole se l’avvento del M5s minò il centrosinistra, l’avvento delle Sardine coincide con la fine del M5s. Non sono più i grillini a riempire le piazze con i delusi dalla politica. Ma se Grillo era dichiaratamente contro il sistema dei partiti, le Sardine sostengono (per ora) il potere dominante (che in Emilia-Romagna è da sempre il Pd).

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Se i primi erano per una rivoluzione totale che mirava a rottamare i politici e inserire nuovi temi nell’agenda politica, le seconde si sentono ben rappresentate dai politici locali e forse hanno come obiettivo migliorare la gestione dell’esistente. Cosa fare quindi? Entrare in un futuro soggetto di centrosinistra per cercare di cambiarlo dall’interno, o criticare apertamente il Pd dando vita a un nuovo soggetto politico? Altre alternative non ce ne sono, a meno che non si voglia terminare questa esperienza.

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Il M5s sceglie i facilitatori e i candidati governatori per Liguria, Toscana e Puglia

La base vota su Rousseau. In vista degli Stati generali, Di Battista potrebbe presentare una sua proposta politica. Ma il nodo restituzioni potrebbe portare altri 15 eletti alla sospensione e al passaggio nel gruppo Misto.

Gli iscritti del M5s sono chiamati il 20 gennaio a scegliere su Rousseau i nuovi facilitatori regionali. In ballo anche i candidati governatori per Liguria, Toscana e Puglia e la decisione su come impiegare le risorse che derivano dalle restituzioni dei parlamentari. Tre le opzioni disponibili: finanziare un fondo dello Stato a sostegno dell’infanzia, della disabilità oppure contro la violenza sulle donne.

La scelta dei facilitatori e dei candidati governatori si intreccia alla strategia di Luigi Di Maio per arrivare agli Stati generali, la manifestazione che i pentastellati stanno preparando per il 13-15 marzo e la cui organizzazione è stata affidata all’ex ministro Danilo Toninelli. Lasciare alla base la scelta dei candidati potrebbe servire al capo politico per evitare nuove contrattazioni con il Pd. È già accaduto nelle Marche e in occasione delle elezioni suppletive per il seggio uninominale del Senato da rivotare a Napoli. Qui il M5s si è orientato su Luigi Napolitano, mentre il Pd candiderà Sandro Ruotolo, appoggiato anche dal sindaco Luigi De Magistris.

Per quanto riguarda invece la Liguria, il deputato-coordinatore Marco Rizzone ha fatto incontrare i candidati alla presidenza con gli attivisti. È molto probabile che se la vedranno alla pari due donne, entrambe 37enni: Silvia Malivindi, consigliere comunale a Ventimiglia, candidata anche alle Europee di maggio, e Alice Salvatore, capogruppo uscente del M5s in Regione. In Liguria però la possibilità di una alleanza con i dem resta aperta, con l’ipotesi di individuare un nome indipendente della società civile su cui far convergere M5s e Pd. In tal caso il candidato pentastellato dovrebbe fare un passo indietro, come previsto dal regolamento, ma la cosa dovrebbe tornare al voto su Rousseau.

Nel frattempo, a livello nazionale, aumentano le voci che vorrebbero Alessandro Di Battista pronto a presentare una sua proposta politica in vista degli Stati generali. Ma il percorso è ancora lungo e prima bisogna risolvere il rebus delle restituzioni. Secondo il Corriere della Sera, nel M5s avrebbe prevalso una linea simile a quella adottata per l’ex capogruppo Riccardo Nuti. Poche espulsioni dirette, ma una quindicina di parlamentari “morosi” potrebbero ricevere una maxi-sospensione, anticamera del passaggio al gruppo Misto.

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Il grande imbroglio di Mani Pulite e della Seconda repubblica

Il giustizialismo ha modificato e riscritto la storia italiana, facendo passare tutta la classe politica come un'organizzazione criminale. Servirebbe un'operazione verità che ricostruisca la trama del passato.

Ventanni dopo la morte di Bettino Craxi e un po’ di più dall’esplosione di Mani Pulite dovrebbero portare a riflessioni meno animose su quella stagione e su ciò che l’ha determinata, oltre che su ciò che è venuto dopo. Invece gli animi sono ancora accesi. Non deve sorprendere. È del tutto evidente che nella crisi della Prima repubblica c’è un precipitato di sentimenti, opposti, che tuttora sopravvivono.

Ciò che è incomprensibile è che vi siano forze politiche, intellettuali, giornalisti e altri costruttori di opinione pubblica che, di fronte alla riflessione sul passato, reagiscano con la stessa violenza verbale di quei giorni. Non si tratta solo di opinioni consolidate che non vogliono essere messe in discussione, ma di qualcosa di più.

La Prima repubblica nacque dalla Resistenza e dalla Costituzione. La Seconda e le successive nascono dall’operazione piazza pulita fatta dalla magistratura in seguito a Tangentopoli. Riaprire quel capitolo significa mettere in discussione la legittimità di molti degli attuali governanti o aspiranti tali.

NEL PAESE SI È FORMATA UNA MEMORIA DISTORTA DELLA PRIMA REPUBBLICA

Il “caso Craxi” ha tante buone ragioni per essere affrontato dalla sinistra con maggiore freddezza e lungimiranza. Non può essere affrontato con oggettività invece da quelle forze che, a partire dal caso Craxi, hanno costruito una narrazione dell’Italia come luogo di delitti senza pene in cui ha avuto il predominio una classe dirigente corrotta che ha stravolto uno stato connivente con la criminalità organizzata, anzi esso stesso Stato-mafia. Non metto in discussione l’avversione verso Craxi o la critica severissima a lui e a tutto quel mondo che attorno a lui si raccoglieva.

Si è distrutta ogni fiducia in uno Stato descritto come la vera organizzazione criminale

Non è la mia posizione politica né la mia lettura di quel periodo storico e dei suoi protagonisti. Né mi sorprende che, per li rami, poco alla volta questa critica abbia investito tutti i baluardi della Prima repubblica fino a distruggere di fronte a settori di opinione pubblica, soprattutto di giovani, ogni fiducia in uno Stato descritto come la vera organizzazione criminale. C’è stato un cambiamento culturale profondo basta leggere quel che dice Piercamillo Davigo sui diritti degli imputati e la storia di quella stagione che Antonio Di Pietro continua a riscrivere a piacimento come nell’ultima intervista a L’Espresso. Credono ancora di essere i vincitori.

CHI SI ADEGUA ALLA VERITÀ GIUSTIZIALISTA È CONSIDERATO COLPEVOLE

Vorrei solo che si prendesse atto che c’è un mondo politico, intellettuale, giornalistico e soprattutto giudiziario che se vedesse messo in crisi questo romanzo criminale non troverebbe una sola ragione per esistere. Oggi noi siamo dentro un quadro politico che ha fatto diventare cultura corrente l’analfabetismo storico di massa e un epocale cinismo in politica, mentre le malefatte non sono diminuite, le garanzie sociali sono enormemente indebolite, il Paese appare come un fuscello nello scacchiere internazionale. Questo accade perché a una classe dirigente sopraffatta dai magistrati è succeduta una classe dirigente cresciuta nella cultura inventata dal mondo giustizialista.

Antonio Di Pietro durante il periodo di Mani Pulite (foto Delmati/Lapresse archivio storico).

Ecco perché per questi maestri di cerimonia della più brutta Italia politica del dopoguerra, nessun cedimento è possibile, nessuna discussione storica si può aprire, nessuna revisione di può abbozzare. La loro tesi è che chi oggi vuole discutere vuole solo rimettere in piedi quel mondo di ladri. L’impresa editorial-politica, che ha costruito immense fortune individuali, non può permettersi un solo cedimento, una sola riflessione storica. Siamo così precipitati in un modo di illibertà culturale per cui chiunque non si allinea alla verità giustizialista è correo di chi si è forse macchiato di colpe, vere o presunte.

SERVE UNA RILETTURA STORICA DELL’ITALIA REPUBBLICANA

Ci salverà da questa degradante deformazione del dibattito pubblico solo la vicina resa dei conti nel mondo sovranista e in quello giustizialista. Uno alla volta crolleranno. Adesso tocca ai grillini, poi sarà il turno di Matteo Salvini. È difficile che l’Italia, se non vuole morire, tolleri per troppo tempo che la sua storia sia raccontata e rappresentata da questo gruppo di imbroglioni. Però c’è una grande operazione culturale che va fatta e riguarda proprio la storia dell’Italia repubblicana che va rimessa in piedi. Gli ex comunisti possono dare un gran contributo a questa operazione. La nostra storia, che è una grande storia, ha bisogno di essere rivisitata con laicità e larghezza di vedute.

Bisogna riunire la sinistra e i vecchi ex Pci possono dare una mano ai più giovani ricostruendo la trama del passato

Non è più tempo di facili pentimenti o di raffazzonate autocritiche. Bisogna affrontare le radici di una storia di popolo. Siamo a un anno dal ’21. Un secolo fa nasceva il Partito comunista italiano per seguire l’esempio di Lenin e per aiutare l’edificazione della società socialista in Russia. Oggi quel mondo non esiste più. Le ragioni di quella scissione non sono più proponibili. Però le ragioni di un impegno per cambiare la società ci sono ancora. Bisogna riunire la sinistra e i vecchi ex Pci possono dare una mano ai più giovani ricostruendo la trama del passato, con spirito di verità, coraggio senza cedere alle culture populiste e sovraniste.

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La manifestazione delle Sardine a Bologna

Il movimento torna nel capoluogo emiliano a una settimana dalle Regionali. Santori: «Siamo 40 mila».

Piazza VIII agosto si è riempita per l’evento delle Sardine, tornate nel capoluogo emiliano, da dove tutto era partito, a una settimana dalle elezioni regionali. «Ci sono già 35-40mila persone», ha detto Mattia Santori. Il ‘concertone’ si è aperta con l’inno ‘6000 (siamo una voce)’ del cantautore ravennate MaLaVoglia. «Siamo qui per dire che un’alternativa effettivamente c’è e da una piccola piazza si può arrivare a una grande piazza e addirittura a cambiare il risultato delle elezioni», ha aggiunto Santori. «La nostra speranza è che queste piazze si traducano in partecipazione elettorale, in una presa di coscienza».

«LE ELEZIONI SONO UN PUNTO DI SVOLTA»

«Tra una settimana c’è un punto di svolta: si capirà se siamo destinati a decenni di squadrismo digitale o ad aprire una nuova epoca fatta di democrazia, relazioni e partecipazione», ha proseguito Santori. «La vera attenzione è cosa succederà se il sovranismo, che era dato per strafavorito, perderà le elezioni su cui ha giocato tutte le carte, anche le sporche: sarebbe segnale per tutta la politica italiana e non solo, molto importante».

IL MESSAGGIO DI GUCCINI

Intanto le Sardine continuano a ottenere sostegno da più parti. Per Francesco Guccini, la loro apparizione «è stata come un raggio di sole dopo che piove per un mese: uno respira». Il cantautore ha incontrato i leader del movimento e il video è stato proiettato in piazza VIII Agosto a Bologna. «Le sardine hanno dato voce a un mucchio di gente con cui la sinistra aveva perso contatto. La sinistra, tutti quei vari gruppi». Più Europa ha donato al movimento una bandiera europea di 50 metri quadrati. «Oggi ho voluto portare in piazza questa bandiera perché solo in Europa, con l’Europa e per l’Europa l’Italia può rinascere più democratica più prospera e più giusta», ha spiegato Arcangelo Macedonio, candidato di +E a Bologna alle regionali dell’Emilia-Romagna.

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Caso Gregoretti, Salvini chiederà di essere processato

L'ex ministro dell'Interno ha chiesto ai senatori del Carroccio di «andare in tribunale». Poi l'affondo contro i giudici: «Non rompano le scatole a chi lavora».

«Ci ho ragionato ieri e stanotte e sono arrivato a una decisione, che ormai è diventata una barzelletta che va avanti da anni, e ho deciso che domani (il 20 gennaio Ndr), chiederò a chi deve votare, quindi anche ai senatori della Lega, di farmi un favore. Votate per mandarmi a processo e la chiariamo una volta per tutte. Portemi in Tribunale e sarà un processo contro il popolo italiano, e ci portino tutti in Tribunale». L’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini ha scelto una diretta Facebook da Cattolica per rispondere sul caso Gregoretti e il voto della Giunta del Senato previsto per il 20 gennaio.

«TROVINO UN TRIBUNALE ABBASTANZA GRANDE»

«Mi mandino a processo, così la decidiamo una volta per tutte se difendere i confini dell’Italia, la sicurezza e l’onore dell’Italia è un crimine oppure un dovere di un buon ministro», ha ribadito il segretario della Lega. «Non ho più voglia di perder tempo, far perdere tempo agli italiani», ha aggiunto, «Nei tribunali ci sono delinquenti veri da processare. Mi mandino a processo. Trovino un tribunale abbastanza grande perché penso che milioni di italiani vorranno farmi compagnia».

«I GIUDICI DI SINISTRA NON ROMPANO E CHI LAVORA»

«Si stabilisca una volta per tutte se il giudice deve fare il giudice o il ministro», ha attaccato Salvini, «se vuoi fare il ministro molli la toga e vai a fare il ministro, altrimenti non rompa le scatole a chi lavora: sono stufo, e processo, processo, processo. Ma andate, cari giudici di sinistra, a beccare spacciatori e delinquenti e non rompete le scatole alla gente che lavora», ha continuato.

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Salvini: «Con me premier Gerusalemme capitale d’Israele»

Il leader della Lega, intervistato dal giornale Israel Ha-Yom, ha anche chiesto all'Ue di fermare il Bds, il movimento che spinge al boicottaggio di Tel Aviv.

Se diventerà premier, Matteo Salvini riconoscerà Gerusalemme capitale di Israele. Lo ha detto lo stesso segretario della Lega in un’intervista al giornale Israel Ha-Yom nella quale ha chiesto che la Ue “vieti” il Bds, il movimento di boicottaggio di Israele. Pochi giorni dopo il convegno al Senato sull’antisemitismo, Salvini ha ribadito al giornale – considerato vicino al premier Benyamin Netanyahu – che la Lega «non ha legami con organizzazioni politiche», come CasaPound, Forza Nuova e Fiamma tricolore definite dal giornale “antisemite”.

PER SALVINI L’ANTISEMITISMO È SOLO DI MATRICE ISLAMICA

Ad una domanda sul risorgere dell’antisemitismo in Europa, di cui si discuterà a Gerusalemme il 22 e 23 gennaio prossimi in occasione del 75/0 anniversario della liberazione di Auschwitz, Salvini ha detto: «A mio avviso questo ha a che vedere con il rafforzamento negli ultimi anni dell’estremismo e del fanatismo islamico». «È molto importante sottolineare», ha aggiunto, «che ciò è legato al fatto che certi elementi nel mondo accademico e nei media sono mobilitati contro Israele ed essi creano odio verso Israele per giustificare l’antisemitismo». «Ora la massiccia presenza di immigrati provenienti da paesi musulmani», ha proseguito dopo aver ricordato l’esistenza anche di movimenti politici minori nazisti e comunisti, «contribuisce alla diffusione dell’antisemitismo anche in Italia».

SALVINI: «MAI ALLEATI CON CASAPOUND E FORZA NUOVA»

«C’è», ha denunciato, «un antisemitismo dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Pensiamo a Jeremy Corbyn o ad attivisti della sinistra in Germania che non vogliono essere come i nazisti eppure si trovano a boicottare prodotti israeliani». Ad una domanda poi sui rapporti della Lega con «gruppi politici antisemiti», Salvini ha risposto di «non avere alcun legame con quelle organizzazioni. Alle elezioni partiti come CasaPound, Forza Nuova e Fiamma si presentano contro di noi» questo dimostra «che noi non abbiamo legami con loro».

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La lettera inedita di Craxi da Hammamet a 20 anni dalla morte

L'Italia infestata da razzisti, forcaioli, partiti personali e demagogia. Così scriveva Bettino nel 1999. Una fotografia che vale ancora oggi. Il commento della figlia Stefania e di Cirino Pomicino per L43.

Il 19 gennaio del 2000 moriva ad Hammamet, in Tunisia, Bettino Craxi, all’anagrafe Benedetto. Fu l’epilogo di una parabola umana e politica che ha segnato la storia della Prima Repubblica. Amato e odiato, la sua memoria è ancora un punto dolente del nostro Paese.

BIGLIETTI, MEMORIALI, SMENTITE E FAX

Da quando era in terra tunisina Craxi iniziò a scrivere biglietti, missive, memoriali, smentite, fax a direttori di giornali. Tra le carte inedite degli archivi della Fondazione Craxi c’è questa lettera, scritta un anno prima della sua morte, datata gennaio 1999.

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SAPEVA CHE LA FINE ERA VICINA

Il leader socialista sapeva che la sua fine era vicina e aveva deciso di scrivere ai suoi amici e dedicare loro queste righe.

Ecco la riflessione della senatrice Stefania Craxi, figlia di Bettino, per Lettera43.it.

«ERA LA SUA BATTAGLIA DI VERITÀ»

«Si è detto e scritto tanto su Bettino Craxi negli anni del suo esilio. Celebri sono diventati i suoi fax – i cosiddetti “Fax di Hammamet” – con i quali il leader socialista ha tentato, spesso vanamente, di proseguire la sua “battaglia di verità” e con i quali ha cercato, fino agli ultimi giorni della sua vita, di far sentire la sua voce sui principali fatti e accadimenti che interessavano una politica nazionale sempre più imbarbarita e uno scenario europeo e internazionale nel quale l’Italia arrancava, perdendo posizioni e credibilità.

«ISPIRATO, LUCIDO E CHIARO»

Ricordo alcuni commenti. Dicevano: “Craxi non è più lucido”. Ebbene, basta leggere queste poche righe per comprendere la falsità di tali dichiarazioni, tese a proseguire una campagna di denigrazione, fatta di bugie e falsità, che è la rappresentazione plastica di una stagione infame e infausta come Tangentopoli. Ma non solo. In questa lettera, al pari di tanti suoi scritti dall’esilio, Craxi è meravigliosamente ispirato. Legge il presente con sguardo lucido e chiaro. Ma, ancor più, delinea con fare profetico gli scenari futuri.

«VISIONE PROSPETTICA DELL’ITALIA E DEL MONDO»

Pur vivendo in quella terra tunisina che ebbe a definire “straniera ma non estranea”, in una condizione non certo ottimale per ricevere notizie, confrontarsi e dibattere come abituato a fare per tutta la sua lunga vita, l’esule di Hammamet mantiene una lucidità e una visione prospettica sul futuro dell’Italia e del mondo.

Stefania Craxi durante la registrazione della trasmissione televisiva Porta a Porta dedicata al film Hammamet su Bettino Craxi. (Ansa)

«UNA VOCE FUORI DAL CORO»

Cosa stesse diventando il nostro Paese, quale fosse la condizione del nostro sistema democratico, lo stato di salute delle nostre istituzioni non era allora tema di discussione. La “nuova” Repubblica era rappresentata come il “paradiso terrestre”. Craxi era una voce fuori dal coro. Fastidiosa, insolente e, secondo alcuni, financo rancorosa.

«IMBARBARIMENTO DELLA VITA POLITICA»

La realtà – come il tempo e i fatti si sono incaricati di dimostrare – era ben diversa dalla narrazione del tempo, e oggi, le condizioni in cui versa il Paese, sono sotto gli occhi di tutti. L’imbarbarimento della vita politica, la deriva giudiziaria, la sudditanza della politica verso poteri terzi – verso certo mondo economico e verso certo potere finanziario – tengono in ostaggio il futuro dell’Italia e, su più ampia scala, il destino della stessa Europa.

«È UNA LETTURA SUL NOSTRO PRESENTE»

Rileggere Craxi a 20 anni dalla sua scomparsa non è pertanto un esercizio di accademia. I suoi scritti, i suoi appunti, il suo lascito ideale e il suo bagaglio culturale, rappresentano non un libro di memorie, una mera pagina di storia, ma una lettura sul nostro presente, una chiave con cui poter interpretare un domani tutto da decifrare e tutto da costruire. 

«NODI INSOLUTI ANCHE OGGI»

Sono almeno quattro – alcune contenute in questo bell’appunto – le tematiche che Craxi, inascoltato, pose da Hammamet all’attenzione dell’opinione pubblica e che rappresentano dei nodi insoluti dell’oggi. Spaziamo dall’Europa, il suo processo di integrazione con i suoi tempi e le sue modalità, i trattati capestro e la discussione sull’euro, al rapporto politica-magistratura e politica-finanza, passando per la “questione” istituzionale e l’irrisolto tema del finanziamento e dei costi della politica, fino agli effetti di una globalizzazione selvaggia. Craxi riposa nel piccolo cimitero cristiano ai piedi della Medina. Ma in fondo, come capita ai grandi della storia, continua a vivere.

Paolo Cirino Pomicino. (Ansa)

L’ex ministro della Democrazia cristiana, Paolo Cirino Pomicino, ha commentato così per L43:

«ATTUALITÀ SCONCERTANTE»

«Questa lettera è di una attualità sconcertante ed è una testimonianza di come i politici veri e di qualità sappiano vedere oltre l’orizzonte del futuro prossimo. Bettino chiede ai critici della Prima Repubblica cosa mai è la Seconda Repubblica. Nessuno risponderà perché la Seconda Repubblica è la negazione di ogni cultura politica come dimostrano i nomi dei partiti di oggi in Italia. Nomi sportivi, floreali, faunistici, fantastici o con nomi generici come il termine democratico che nella storia dell’Europa non trova termini simili.

«MEDIOCRITÀ IN PARLAMENTO»

I partiti italiani di oggi, infatti, non trovano riscontro in nessun Paese dell’Europa continentale perché hanno perso ogni identità. Avendola smarrita l’hanno sostituito con il personalismo che ha trasformato in chiave autoritaria tutti i partiti. I partiti personali reclutano la classe dirigente con il criterio della cortigianeria e quindi promuovono la mediocrità. E di conseguenza il parlamento è diventato sempre meno autorevole e credibile.

«IL DEBITO PUBBLICO È TRIPLICATO»

Ma queste sono opinioni mentre i fatti sono ancora più gravi. In 27 anni di Seconda Repubblica il debito pubblico è triplicato, la disoccupazione quasi raddoppiata e la crescita bloccata sin dal 1995. Il Paese ha svenduto le grandi eccellenze manifatturiere e l’intero sistema finanziario scegliendo per l’Italia sotto la guida di incapaci o di alcuni “agenti all’avana” un ruolo di Paese colonizzato.

«IRRILEVANZA INTERNAZIONALE DELL’ITALIA»

Inoltre in questi 25 anni c’è stato un impoverimento di massa che ha colpito il ceto medio mentre quello operaio nonostante lavori si è paurosamente avvicinato alla soglia della povertà. E per completare  questa tragica carrellata che Craxi aveva visto, in verità assieme a pochi altri della Prima Repubblica, si è consolidata una totale irrilevanza dell’Italia sul piano internazionale come ha dimostrato il tragico caso della Libia. Siamo forse il primo Paese industrializzato scivolato in un nuovo Commonwealth in cui non c’è la regina ma la finanza internazionale».

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Cari pessimisti da salotto, profetizzare Apocalissi non fa figo

Siamo immersi in un lamento permanente e non vediamo ciò che, seppur tra le difficoltà, funziona. Sarebbe meglio cercare di risolvere ciò che non va. Anche nel nostro piccolo. Andando alla guerra si può anche vincere, e non c’è niente di sbagliato a pensarlo.

Qualche giorno fa, ho acquistato un saggio che analizzava quante volte siano stati pubblicati negli ultimi 10 anni libri sulla ricerca della felicità e quante volte questa parola compaia nei romanzi dello stesso periodo (ok, ho gusti singolari anche quando acquisto libri per lavoro).

Si intitola Happycracy ed è stato pubblicato in prima edizione nel 2018, sostiene punti di vista assolutamente comprensibili e condivisibili («non ci è concesso di fallire, siamo condannati al successo e al benessere») ed è già vecchio. «Antico», come si dice nel linguaggio della moda. Passato.

Chi l’ha scritto, Edgar Cabanas dell’Università Camilo Luis Cela di Madrid ed Eva Illouz che insegna Sociologia all’Università di Gerusalemme, hanno colto a occhio e croce l’ultima coda del sogno americano incarnato nella tesi ispiratrice della Costituzione Usa per la quale Benjamin Franklin prese spunto da un carteggio con il filosofo partenopeo Gaetano Filangieri (dove poteva immaginarsi la chasse au bonheur come diritto inalienabile se non a Napoli?), dedicando il primo capitolo alla dubbia e stucchevole interpretazione che ne dà Gabriele Muccino nell’omonimo film La ricerca della felicità del 2006.

L’AVVENTO DELL’APOCALISSE HA SOSTITUITO OGNI ALTRO ARGOMENTO

Ne ho lette molte pagine, poi ho capito che la mia impazienza derivava dalla distonia di quanto leggevo con il dato sociologico di questo momento. Per onorevole e legittima che sia, la ricerca della felicità è, appunto, cosa vecchia. Adesso funziona la liturgia del lamento. Alla prossima cena con amici, mettetevi ad ascoltare i loro discorsi, verificate come rispondete voi, e provate a pensare se la certezza dell’avvento dell’Apocalisse non abbia sostituito qualunque altro argomento, in gradi variabili.

Per onorevole e legittima che sia, la ricerca della felicità è, appunto, cosa vecchia. Adesso funziona la liturgia del lamento

Il catastrofismo permanente attivo è la misura del nostro oggi come lo era ai tempi di Gerolamo Savonarola. Fratello, ricordati che devi morire (fra i tormenti, comunque), e senza nemmeno il vocione ironico di Tina Pica a farci cogliere l’assurdità di guardare il mondo solo attraverso lo spettro della dissoluzione.

ABBIAMO CEDUTO ALLA TEORIA DI MURPHY

Douglas Coupland l’ha definito di recente su FT il “Noptimism”, in buona sostanza la massimizzazione della nota teoria di Murphy secondo la quale “se una cosa può andare male, lo farà”. Avete presente la contrazione che gli inglesi usano per dire che non ce n’è, che non c’è speranza, cioè nope invece di no hope, che ti dà già a intendere come non valga nemmeno la pena di sprecare una sillaba in più per un certo fatto, una data occorrenza, perché non c’è niente da fare? Bene. Nope. Nope tutto.

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«Di recente», diceva Coupland, l’autore al quale dobbiamo la definizione di “generazione X”, fra altre cose che includono per esempio quelle due meraviglie di romanzo che sono Eleanor Rigby e Miss Wyoming, «ho letto online un articolo in cui si diceva che il buco dell’ozono verrà chiuso entro il 2030.

Essere pessimisti o “nonottimisti” fa figo: scuotere la testa e profetizzare la fine del mondo fa apparire brillanti e profondi senza la necessità di dimostrarlo

Scusate: è lo stesso buco per il quale ho perso il sonno negli ultimi decenni, quello che avrebbe distrutto la vita sulla Terra? E che fine hanno fatto le piogge acide che erano l’incubo degli Anni 80? Ah, sono state risolte anche loro». Già, le piogge acide di cui ci eravamo dimenticati, di cui non sentiamo più parlare se non da noi stessi quando rivediamo per l’ennesima volta Blade Runner compiacendoci che il mondo del 2019 in cui abbiamo vissuto fino a un mese fa non assomigli affatto a quello immaginato da Ridley Scott e che si possa ancora usare il termine distopia come semplice tema di discussione.

NON VEDIAMO E NON RICORDIAMO CIÒ CHE FUNZIONA

Di quante emergenze planetarie ci siamo dimenticati, e non tanto (o non solo) perché non facciano più notizia o più moda, ma perché sono state risolte. Secondo la logica di Coupland, cioè un po’ di logica o di senso comune, perché non dovremmo riuscire a risolvere anche il tema del riscaldamento globale o, aggiungo io, delle plastiche?

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L’altro giorno, prima di scrivere un articolo arrabbiato sui grandi inquinatori del Pianeta basandomi su dati desunti dalle analisi di istituti italiani o europei (e, temo, anche da un po’ di quella narrativa popolare da cui tutti finiamo per farci condizionare), mi sono fatta lo scrupolo di telefonare a un amico che vive e lavora fra la Cina e l’Italia, scoprendo che in molte città della costa, le più industrializzate e “visibili”, sono sparite per esempio le bottigliette dell’acqua in pet perché il governo ha emanato una legge durissima, ma comprensiva di incentivi, sulla loro raccolta e riciclo e non se ne vede più una buttata in strada, cosa che certamente non accade invece a Roma. Lui stesso acquista filato di poliestere riciclato dalle bottigliette dell’acqua. A centinaia di tonnellate. Dunque? Dunque, proseguiamo con il lamento disperato, nope.

C’è qualcosa che non ci piace? Facciamo qualcosa per risolverlo, anche nel nostro piccolo, ma senza la rassegnazione del perdente. Andando alla guerra si può anche vincere, e non c’è niente di sbagliato a pensarlo

Non pensate di uscire indenni da una conversazione sul global warming, se mai vi capitasse di volerla avviare, a vostro rischio e pericolo. Il riscaldamento globale, sappiatelo, è non solo ineluttabile, ma irrisolvibile, e il mondo sta diventando più povero e malato, quando è vero il contrario: il Global Wealth Report 2019, rapporto sulla ricchezza mondiale redatto dal Credit Suisse, ha evidenziato che, sia pure lentamente e fra molte contraddizioni, si riducono le disparità della ricchezza globale: da una parte aumenta il numero di milionari nel mondo, e dall’altra si attenuano le disparità nella distribuzione della ricchezza mondiale, con le famiglie di reddito modesto che riescono a incrementare la propria quota di patrimonio globale, invertendo la tendenza all’allargamento della forbice che si era consolidata sino al 2016. Potessimo tornare all’Italia di 100 anni fa, scopriremmo un Paese ben diverso e non in meglio, su ogni fronte.

TENERE IL MONDO IN EMERGENZA PERMANENTE SERVE A MANIPOLARLO

Dunque? Dunque, è vietato essere ottimisti. Non solo: come osserva Coupland, essere pessimisti o “nonottimisti” fa figo: scuotere la testa e profetizzare la fine del mondo fa apparire brillanti e profondi senza la necessità di dimostrarlo. E i big data, e quello che leggiamo su Internet? Appunto. «La manipolazione emotiva è la nostra nuova moneta culturale, e la iper-polarizzazione dei sentimenti e delle informazioni non è altro che una deriva dell’iper-emotività» da cui ci facciamo sospingere tutti. Tenere il mondo in uno stato di continuo allarme (e guardate anche alle cose-di-casa-nostra, con quel continuo richiamo a un’emergenza migranti che non c’è) serve innanzitutto a manipolarlo, a controllarlo, a ricavarne qualcosa in soldoni o anche solo in voti. C’è qualcosa che non ci piace, che non ci garba? Facciamo qualcosa per risolverlo, impegniamoci anche nel nostro piccolo, ma senza la rassegnazione del perdente. Andando alla guerra si può anche vincere, e non c’è niente di sbagliato a pensarlo.  

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Che cos’è e come funziona la tassa sull’ombra

Il ministero del Tesoro smentisce la lettura della manovra secondo la quale il tributo tra i più odiati in Italia potrebbe riguardare anche i balconi e le verande a partire dal 2021.

Nell’Italia dei balzelli la tassa sull’ombra si è conquistata nel corso degli anni diverse posizioni nelle classifiche dei tributi più strani e odiati. E ora rischia di colpire un po’ tutti estendendosi anche all’ombra dei balconi. L’allarme arriva dallo studio Tremonti che ricorda come, in mancanza di modifiche alla manovra, si rischia che il nuovo prelievo scatti a partire dal 2021. Ma il ministero del Tesoro smentisce tale ipotesi.

PRIMA I BALCONI E LE VERANDE ERANO ESCLUSI ESPRESSAMENTE

«La legge di bilancio 2020, contiene tra le altre cose la revisione dei canoni locali relativi alla occupazione di suolo pubblico ed alla pubblicità. Dal 2021, tutto questo sarà sostituito da una nuova tassa, denominato Canone patrimoniale di concessione, autorizzazione o esposizione pubblicitaria che gli enti locali dovranno disciplinare tramite appositi regolamenti». Spiega all’Ansa l’avvocato Giuseppe Pizzonia. «Le regole di riferimento del nuovo tributo non si differenziano sostanzialmente da quelle ancora in vigore per tutto il 2020. Emerge però una differenza non di poco conto. La nuova tassa, come quella vecchia del resto, si applica anche alle cosiddette occupazioni del soprasuolo, cioè sull’ombra che i manufatti privati proiettano sul suolo pubblico. Se non che, ed è qui la novità, nelle nuove disposizioni non è stata riprodotta l’esclusione dal pagamento per l’ombra proiettata da balconi, verande e simili, fino ad oggi espressamente prevista dalla legge».

IL MINISTERO DEL TESORO SMENTISCE

Uno scenario che il ministero del Tesoro però esclude: «Il tema di una pseudo ‘tassa sull’ombra’ non esiste. Il nuovo canone previsto dalla Legge di Bilancio sostituisce i tributi locali Tosap e Cosap, derivando dagli stessi i presupposti impositivi. Per questa ragione, può colpire solo le fattispecie già gravate da Tosap e Cosap, tra le quali non è compresa l’occupazione tramite balconi e verande».

SALVINI: «UN APPLAUSO ALLA CREATIVITÀ»

Una polemica sulla quale si era subito espresso Matteo Salvini da Maranello invitando la platea «a fare un applauso alla creatività» e aggiungendo che «Renzi e Zingaretti se non ci fossero bisognerebbe inventarli».

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Matteo Salvini non molla sulla piazza di Bibbiano

Il leader della Lega ha confermato il comizio elettorale del 23 gennaio. La piazza del paese finito sotto in riflettori per lo scandalo degli affidi illeciti era stata richiesta anche dalle Sardine.

Nessun passo indietro di Matteo Salvini sulla chiusura della campagna elettorale in Emilia Romagna il 23 gennaio a Bibbiano, il paese al centro dello scandalo affidi. L’ex vicepremier ha quindi deciso di ignorare la richiesta delle Sardine. Il movimento bolognese avevano infatti giocato d’anticipo chiedendo l’autorizzazione di occupare la piazza in quella stessa data prima che lo facessero i leghisti. Con la promessa di rinunciarvi solo se il partito di Salvini avesse fatto lo stesso. Ma l’ex ministro degli Interni non cede come ha confermato il 18 gennaio a Maranello: «Noi le promesse le manteniamo, lo avevamo promesso a quelle mamme e a quei papà», ha detto.

IL REGOLAMENTO DELLA CAMPAGNA ELETTORALE DÀ RAGIONE ALLA LEGA

D’altronde la mossa delle Sardine era più che altro simbolica perché, in base al regolamento della campagna elettorale, la precedenza ce l’hanno i candidati al voto regionale del 26 gennaio, e dunque a Salvini a sostegno di Lucia Borgonzoni in corsa per il centrodestra in Emilia-Romagna.

BORGONZONI: «NON MI DEVO VERGOGNARE PER LA MAGLIETTA SU BIBBIANO»

«È una vergogna, una cosa che grida vendetta al mondo», ha aggiunto il leader della Lega sempre sull’inchiesta sugli affidi illeciti. Presente alla kermesse del partito anche la stessa Borgonzoni: «Tra i vari insulti che ricevo quotidianamente c’è anche l’invito a vergognarsi per avere indossato quella maglietta su Bibbiano. A vergognarsi dovrebbe essere chi non ha controllato quello che doveva controllare, non io, non noi. Fosse stato anche solo un bambino rubato ai genitori, definirlo semplice raffreddore non è una vergogna, è uno schifo», ha detto la candidata del centrodestra alle Regionali. E sul risultato del 26 gennaio non ha dubbi: «Qui non vinciamo e basta. Vinciamo bene, li mandiamo a casa qui, poi a Roma e ci riprendiamo questo bellissimo Paese», ha concluso lei.

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Le Sardine divise tra la piazza di Bologna e il richiamo di Conte

Il movimento si prepara alla grande manifestazione nel cuore del capoluogo emiliano. Ma intanto corteggia il premier con proposte su decreti sicurezza e democrazia digitale. Pronta anche la sfida con la Lega per la piazza di Bibbiano.

Per iniziare 30 mila persone in piazza domenica 19 gennaio a Bologna, quindi un nuovo incontro nazionale l’8 marzo dove decidere cosa fare ‘da grandi’. È un calendario fittissimo quello delle ‘sardine‘, il movimento spontaneo nato due mesi fa proprio nel capoluogo emiliano-romagnolo e cresciuto in parallelo alla campagna elettorale per le regionali. «Su questa Regione è riposta la speranza di tanti territori italiani», ha ribadito il portavoce Mattia Santori, che lanciato un messaggio direttamente al premier Conte: «Credo che siamo sempre più vicini al momento in cui sarebbe bello potersi finalmente incontrare» per discutere di temi »come i decreti sicurezza e la democrazia digitale su cui vorremmo iniziare un’interlocuzione».

DA CONTE CON UNA PROPOSTA DI “DASPO DIGITALE”

L’idea di Sartori e compagni è quella di portare un pacchetto di richieste direttamente al capo del governo per «raccontargli cosa è successo e cosa sta succedendo». Una mossa che fa seguito alle intenzioni dello stesso premier che aveva dichiarato di voler conoscere i portavoce del movimento qualche settimana fa. Sul tavolo dell’esecutivo, le sardine vorrebbero portare proposte come il daspo digitale per gli odiatori da social e un’identificazione certa per tutti i profili web e tornare ancora una volta sui decreti voluti dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini.

VERSO IL MAXI-RADUNO DI PIAZZA VIII AGOSTO

Intanto però le energie si concentrano sul raduno in piazza VIII Agosto. Un’incontro studiato come una festa di “divertimento intelligente”. E così sul palco bolognese si alterneranno big della musica indipendente come Subsonica, Afterhours, Modena City Ramblers e Marracash, a personalità dello spettacolo e della cultura come Moni Ovadia, Alessandro Bergonzoni e Sandro Ruotolo. «Sarà una giornata epocale», è stata la previsione di Santori: «Ci aspettiamo un flusso di 30mila persone». L’obiettivo, ha proseguito, «è fare politica attraverso l’arte, la cultura e le relazioni umane». Tutti gli artisti, hanno spiegato le sardine, parteciperanno a titolo gratuito: «Abbiamo raccolto in pochi giorni 70mila euro, che serviranno a coprire le spese, grazie a 3.028 donazioni, è tutto rendicontato».

LA SFIDA CON LA LEGA PER LA PIAZZA DI BIBBIANO

L’evento è in programma a una settimana dal voto del 26 gennaio. L’obiettivo non dichiarato esplicitamente è quello di provare a spingere Stefano Bonaccini, mentre che l’avversario sia Matteo Salvini non è assolutamente in dubbio. Tanto che le ‘sardine’ stanno giocando anche un inedito derby a distanza con il leader leghista sull’insidioso campo di Bibbiano, la cittadina della Val d’Enza finita nella bufera per l’inchiesta sugli affidi illeciti e dove lo stesso Salvini ha confermato sarà giovedì 23 per un evento elettorale. «Non volevamo andarci, ma ci hanno chiamato i cittadini, chiedendo di fare qualcosa contro questa ennesima strumentalizzazione», ha rivelato Santori. Tanto che le sardine hanno confermato di aver ‘scippato’ la piazza al Carroccio: «Siamo più scaltri dei leghisti, questi polli hanno annunciato la manifestazione senza averla prenotata». Allo stesso tempo, però, Santori ha confermato che «siamo pronti a rinunciare, se la Lega farà lo stesso: loro sono sciacalli, noi un anticorpo».

VERSO UN CONGRESSO PER (NON) DIVENTARE PARTITO

A prescindere dal voto emiliano, il movimento pare comunque orientato al futuro: l’8 marzo è in programma un nuovo evento nazionale, «per darci una struttura e decidere cosa diventeremo». Sarà, ha detto ancora Santori, «un weekend di convivenza in cui si parlerà di organizzazione, di una nuova casa digitale e delle prossime campagne elettorali regionali». E soprattutto sarà l’occasione per decidere cosa fare da grandi: «No, non diventeremo un partito», ha tagliato corto il leader, ammettendo, però, «che al nostro interno ci sono visioni diverse e noi le stiamo respirando e osservando tutte». Visioni che però potrebbero finire sul tavolo di Palazzo Chigi.

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Le polemiche che hanno accompagnato la presidente del Senato Casellati

Dopo il voto con il centrodestra sul caso Gregoretti è stata accusata di non essere super-partes. Ma per lei non è la prima bufera. Una carrellata.

Il voto con il centrodestra sul caso Gregoretti-Salvini è solo l’ultimo atto di una presidenza vissuta sul filo della polemica. Maria Elisabetta Alberti Casellati ha trascorso questi 22 mesi sullo scranno più alto Senato tra molte contestazioni, condite da qualche gaffe, fino all’accusa di non essere più super partes.

La berlusconiana di ferro non è nuova alle bufere. Nel 2005, come sottosegretaria alla Salute nominò la figlia Ludovica a capo della segreteria. Tutto legittimo, ma la cosa ha sempre sollevato delle perplessità per l’opportunità del gesto.

Anche la difesa totale di Silvio Berlusconi nel caso-Ruby ha segnato il percorso politico di Casellati. Nel 2011 intervistata da Lilli Gruber a Otto e mezzo affermò che il presidente egiziano Hosni Mubarak, durante un incontro ufficiale, menzionò la nipote Ruby all’allora premier italiano.

LE PRESSIONI M5S PER IL TAGLIO DEI VITALIZI

L’incarico di presidente del Senato ha elevato la soglia delle polemiche. Il primo attacco è datato giugno 2018. Il Movimento 5 stelle accusò Casellati di frenare sulla delibera per il taglio dei vitalizi. Mentre il presidente della Camera, Roberto Fico, aveva accelerato, a Palazzo Madama stava prevalendo la linea della prudenza.

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«Dobbiamo trovare una soluzione condivisa, perché i vitalizi riguardando la Camera e anche il Senato», si difese in quell’occasione. Alla fine, comunque, arrivò l’ok alla delibera.

QUEI «PETTEGOLEZZI GIORNALISTICI»

A luglio 2019, nel pieno della bufera sollevata dall’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega, Casellati respinse la proposta di un dibattito in Aula sul tema, provocando la proteste dell’allora opposizione dem.

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«Il Senato non può essere il luogo del dibattito che riguarda pettegolezzi giornalistici. Qui non si discute liberamente di questioni che non hanno alcun fondamento probatorio. Dobbiamo parlare di fatti che abbiano una giustificazione», rispose in quella circostanza al Pd, che aveva presentato tre interrogazioni.

SFORAMENTI IN AULA

Casellati è finita sotto attacco durante la lunga estate della crisi di governo. Prima di tutto per la convocazione dell’Aula per il 13 agosto, un giorno dopo la riunione dei capigruppo. Una tempistica celere che per il Pd era quantomeno sospetta e sicuramente gradita alla Lega (e all’intero centrodestra). La tensione è esplosa in Aula quando il capogruppo dei dem, Andrea Marcucci, polemizzò sull’eccessivo sforamento concesso all’intervento di Salvini. «Lei sfora sempre», replicò, piccata, Casellati.

LA QUERELLE CON IL FATTO QUOTIDIANO

Poche settimane dopo, il 10 dicembre, è scoppiata la querelle con Il Fatto Quotidiano, che ha accusato la presidente del Senato di minacciare i cronisti che avevano scritto di lei. Al centro della polemica c’erano delle lettere recapitate del legale di Casellati direttamente a casa di due cronisti, Carlo Tecce e Ilaria Proietti, del giornale.

LO STRALCIO DELLA NORMA SULLA CANNABIS

Anche sulla recente Legge di Bilancio, Casellati ha preso una decisione molto criticata: lo stralcio della norma sulla cannabis, che avrebbe regolamentato il settore. Per la numero uno di Palazzo Madama l’emendamento era «inammissibile». Immediata la replica di Matteo Mantero del M5s che ha immediatamente chiesto di inserire «in calendario, alla prima seduta utile, la richiesta di urgenza per lavorare sulla canapa industriale, che ho depositato a luglio». 

«PRESIDENTE» SALVINI…CASINI

Ci sono poi delle note più di colore in questi mesi. E pure in questo caso, per ironia della sorte, il protagonista è Salvini. Durante l’infuocata seduta sulla data del voto di sfiducia al governo Conte, Casellati si era rivolta al leader della Lega definendolo «presidente», suscitando così lo stupore del Pd. Nella seduta del 10 settembre, poi, ha dato la parola a Salvini, chiamandolo Casini. In questo caso la vicenda si è risolta con qualche sorriso e un divertito: «No, per favore…» pronunciato direttamente dall’ex ministro dell’Interno.

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Dal primo gennaio stop alla prescrizione: le cose da sapere

Il Pd propone una sospensione dei tempi di due anni per l'appello e di un anno dopo la Cassazione. Cosa cambia.

Mitigare ad un livello «fisiologico» lo stop alla prescrizione, che il governo ha invece abolito da inizio 2020: è l’obiettivo della proposta di legge presentata in parlamento dal Pd. Ecco un quadro della situazione.

CHE COSA È LA PRESCRIZIONE

La prescrizione prevede che un reato sia estinto, dunque che il relativo processo penale che lo riguarda abbia fine, «decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria». Dunque, trascorso un certo periodo, il reato non può più essere perseguito, e chi è sospettato di averlo commesso non è più processato. Ciò in base alla convinzione che, passato un determinato numero di anni, non sia più nell’interesse della comunità perseguire alcuni reati oppure non ci siano più le condizioni per farlo. Fanno eccezione i reati di particolare gravità, per i quali è prevista la pena dell’ergastolo.

LA NORMA DELLO ‘SPAZZACORROTTI’

In base a quanto previsto dalla cosiddetta legge Spazzacorrotti, dal primo gennaio 2020, il corso della prescrizione viene sospeso dalla data di pronuncia della sentenza di primo grado. Ciò accadrà sia in caso di condanna che di assoluzione.

LA PROPOSTA DEL PD

I dem propongono una sospensione dei tempi della prescrizione di due anni per l’appello e di un anno dopo la Cassazione, ai quali si possono aggiungere altri sei mesi se c’è il rinnovo dell’istruzione dibattimentale, per un totale di 3 anni e sei mesi. Il Pd lega la sua proposta al fatto che è in appello che oggi si prescrive il numero dei reati, mentre è trascurabile il loro numero in Cassazione.

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Facebook spiega ai giudici che CasaPound è «odio organizzato»

Il social network ha presentato un reclamo contro l'ordinanza del tribunale di Roma che aveva chiesto di riattivare l'account del movimento neofascista: «Abbiamo una policy sulle organizzazioni pericolose».

Facebook ha presentato un reclamo contro l‘ordinanza del Tribunale di Roma che il 12 dicembre scorso aveva ordinato al social di riattivare gli account di CasaPound. «Ci sono prove concrete che CasaPound sia stata impegnata in odio organizzato e che abbia ripetutamente violato le nostre regole. Per questo motivo abbiamo presentato reclamo», fa sapere un portavoce di Facebook.

«ABBIAMO UNA POLICY SULLE ORGANIZZAZIONI PERICOLOSE»

«Non vogliamo che le persone o i gruppi che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono utilizzino i nostri servizi, non importa di chi si tratti. Per questo motivo abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose che vieta a coloro che sono impegnati in ‘odio organizzato’ di utilizzare i nostri servizi», ha dichiarato il portavoce di Facebook.

«LE REGOLE VALGONO AL DI LÁ DELLA IDEOLOGIA»

«Partiti politici e candidati, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia». Il reclamo di Facebook è contro l’ordinanza con cui il 12 dicembre il tribunale civile di Roma ha ordinato al social network la riattivazione immediata della pagina Facebook di CasaPound, oltre che del profilo personale e della pagina pubblica dell’amministratore Davide Di Stefano. Tali account erano stati disattivati da Facebook il 9 settembre.

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Il presidente della Valle d’Aosta Fosson indagato per voto di scambio mafioso

Inchiesta della Dda di Torino sul condizionamento delle elezioni del 2018 da parte della 'ndrangheta. E c'è anche un incontro tra l'ex governatore e un boss.

Il presidente della Regione Valle d’Aosta, Antonio Fosson, è indagato per scambio elettorale politico mafioso nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Dda di Torino sul condizionamento delle elezioni regionali 2018 in Valle d’Aosta da parte della ‘ndrangheta. Oltre a Fosson sono indagati, per lo stesso reato, anche alcuni assessori e consiglieri regionali. L’indagine è stata svolta dai carabinieri di Aosta.

L’INCONTRO (FOTOGRAFATO) TRA L’EX PRESIDENTE E IL BOSS

I carabinieri del Reparto operativo del Gruppo Aosta nell’annotazione dell’inchiesta Egomnia sulle elezioni regionali del 2018 hanno anche documentato con fotografie un incontro a fini elettorali con un boss, durato un’ora circa. Il 4 maggio 2018 l’allora «presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta» Laurent Viérin «nonché prefetto in carica, ha incontrato uno degli esponenti di vertice del ‘locale’ di Aosta», Roberto Di Donato, «presso l’abitazione di Alessandro Giachino» ad Aymavilles.

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Con la manovra arriva una piattaforma digitale per le notifiche di multe e atti

I destinatari riceveranno un avviso elettronico e potranno accedere all'area riservata personale per consultare i documenti.

Un emendamento alla manovra approvato in commissione Bilancio al Senato introduce una nuova piattaforma digitale per le notifiche con valore legale di atti, provvedimenti, avvisi e comunicazioni della Pubblica amministrazione. Multe comprese. I destinatari riceveranno un avviso digitale dell’avvenuta notifica e potranno accedere alla propria area riservata per consultare i documenti. La piattaforma non sarà usata per le notifiche giudiziarie e si affiancherà alla Posta elettronica certificata.

LEGGI ANCHE: Le ultime novità sulla manovra prima del voto di fiducia

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In Toscana Salvini ha un potente alleato: la Cina

La concorrenza del Dragone è alla base della crisi che spinge tanti elettori nelle braccia della Lega. Il Capitano non lo ha ancora capito ma Pechino lavora per lui più e meglio della sua famigerata “Bestia”.

Nel modo di pensare cinese il termine Wu wei è di grande importanza e di difficile traduzione per noi occidentali. Il concetto alla base del Wu wei si potrebbe rendere come «lasciare fare ad altri ciò che è utile a noi», oppure anche – secondo il taoismo – «l’arte della non-azione», un principio secondo cui il miglior modo di affrontare una situazione, specialmente se conflittuale, è non agire e non forzare alcuna soluzione, bensì permettere che le cose accadano da sole e lavorino per il tuo scopo finale. Matteo Salvini probabilmente non lo sa, ma la Cina, attraverso il concetto di Wu wei, è attualmente il suo migliore alleato nelle prossime elezioni in Toscana.

SEMPRE PIÙ ELETTORI ABBRACCIANO LA LEGA

Questa è anche – più o meno – la tesi dell’autorevole quotidiano americano New York Times, che qualche giorno fa ha pubblicato un ampio reportage nel quale ha messo in relazione l’ascesa di Salvini in Toscana con la concorrenza economica della Cina. Gli autori del lungo articolo dal titolo “The Chinese Roots of Italy’s Far-Right Rage” (Le radici cinese della rabbia di estrema destra in Italia) si sono mossi per la loro inchiesta nella cosiddetta “zona rossa”, quell’area compresa tra Toscana, Marche e Umbria, dove la sinistra è da sempre forza politica maggioritaria ma dove, di recente – e proprio in coincidenza con la crisi economica e sociale in atto in quelle zone -, sempre più elettori dicono di voler votare per la Lega e per i partiti populisti e anti-establishment. Nelle interviste fatte ad artigiani, piccoli imprenditori e politici locali – tutti in questi anni colpiti dalla crisi e costretti a licenziare i propri dipendenti o a chiudere le loro attività – è emersa infatti una singolare “sintonia” tra l’impatto aggressivo e devastante della “concorrenza sleale” delle imprese cinesi – valga un esempio per tutti, il tessile a Prato – e l’ascesa politica locale del Capitano.

Giorgia Meloni dovrebbe ripensare i suoi recenti feroci attacchi a Pechino, e guardare invece con grande simpatia al regime illiberale cinese

L’inchiesta, condotta come sempre magistralmente dai due giornalisti del Nyt, Peter S. Goodman ed Emma Bubola, è a dir poco illuminante e chiarisce come – malgrado gli sforzi del M5s e di Beppe Grillo per “lisciare il pelo” a Pechino – la Cina sia invece il principale alleato del successo elettorale della Lega nella fu “Toscana rossa”. Una costatazione che dovrebbe spingere per esempio Giorgia Meloni almeno a ripensare i suoi recenti feroci attacchi a Pechino, e a guardare invece con grande simpatia al regime illiberale cinese, al quale del resto FdI e appunto la Lega sono molto più vicini delle altre forze politiche italiane, non foss’altro per la comune “ispirazione” dei propri programmi elettorali, volti a promuovere un sistema di “valori” – se così possiamo chiamarli – e di principi basati sull’autoritarismo e la retorica dell’uomo forte: insomma, Xi Jinping e l’attuale regime illiberale comunista (se non altro nel nome) cinese, come fonte di ispirazione ed esempio da seguire.

L’IMPATTO DELLA CONCORRENZA CINESE E IL SENTIMENTO ANTI-IMMIGRATI

Così dall’inchiesta del quotidiano americano veniamo a conoscere quello che pensa per esempio Mauro Lucentini, oggi consigliere per la Lega a Montegranaro, una cittadina dove le circa 600 aziende calzaturiere si sono ridotte ormai a meno di 150 a causa della crisi economica causata dalla concorrenza cinese, spingendo la gente del posto ad abbracciare la Lega e le sue invettive contro gli immigrati. Il negozio di mobili di sua madre è uscito devastato dalla concorrenza dell’Ikea, che attinge fortemente dai fornitori a basso costo in Cina. Fogli di cartone coprono le porte di vetro di un rivenditore fallito che vendeva lacci per le scarpe e altri accessori per calzature. Un negozio che vende strumenti e macchinari è vuoto. Una fabbrica a tre piani che una volta impiegava 120 persone versa in desolante abbandono, con la facciata che cade a pezzi. «Non possiamo aiutare l’ultima persona in Africa e non aiutare il nostro vicino», ha detto Lucentini al Nyt, sintetizzando il suo pensiero.

Salvini forse non lo ha ancora capito ma la Cina, in Toscana e non solo, lavora per lui più e meglio della sua famigerata “Bestia”

«Non penso che sia giusto che vengano a rubare il lavoro agli italiani», ha detto poi la signora Travaglini, impiegata in un’azienda tessile di Prato, ora rimasta senza lavoro e che si dice convinta che le aziende cinesi non paghino le tasse e violino le leggi sui salari, riducendo la retribuzione per tutti. Il concetto di multiculturalismo è una bestemmia per lei. Con i giornalisti americani ha insistito sul fatto che l’Italia è per gli italiani – un affermazione che ha esteso ovviamente anche ai cinesi, compresi quelli di seconda e terza generazione, quelli che parlano italiano con accento toscano più degli italiani. «Sono italianizzati», è il suo pensiero, «ma non sono ancora italiani». Insomma, Salvini forse non lo ha ancora capito ma la Cina, in Toscana e non solo, lavora per lui più e meglio della sua famigerata “Bestia”, l’efficiente macchina di propaganda della Lega. Mettendo in pratica anche l’altro antico detto cinese: “uccidere il nemico con una spada presa in prestito”. Dalla Cina, appunto.

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Dopo il fallimento di Corbyn solo le donne possono salvare la sinistra

Contro il batterio della sconfitta servono candidate che conquistino la leadership contro i maschi e poi battano le destre. Non certo quelle della vecchia Casta femminile selezionata dagli uomini, come accade nel Pd. La possibilità di ripresa è tutta in questa rivoluzione culturale.

La sconfitta di Jeremy Corbyn nel Regno Unito parla come un testamento. Quella strada lì per la sinistra è chiusa. Il leader laburista aveva suscitato molte speranze nella disgraziata sinistra mondiale e con l’americano Bernie Sanders rappresentava la coppia di “terribili vecchietti” che sembrava aver resuscitato antiche passioni, idealità sopite, sogni di gloria.

TRAMONTATI GLI ULTIMI FENOMENI DI IMPORTAZIONE

In verità Corbyn aveva deluso una parte della sinistra, penso a quelli come me, che erano rimasti sfavorevolmente colpiti da come si era mal difeso dall’accusa di antisemitismo. Ma il corbynismo e il sanderismo sono stati gli ultimi due fenomeni di importazione per una sinistra italiana in cerca di autore.

RENZI GONGOLA, MA HA INANELLATO SCONFITTE PURE LUI

Matteo Renzi oggi gongola come se lui e il suo idealtipo, Tony Blair, avessero condotto la sinistra a chissà quali successi. Nel caso del leader britannico qualche anno di gloria c’era stato prima del tracollo. Il leader italiano ha vissuto su un voto europeo, quello del 40% nel 2014, e poi su una successione di sconfitte che solo lui poteva inanellare.

Sia la sinistra che si fa destra sia la sinistra che torna gauchiste perdono le elezioni perché l’una non parla al popolo e l’altra perde di moderazione e di cultura di governo

È un dato di fatto, direi finale, che sia la sinistra che si fa destra sia la sinistra che torna gauchiste perdono le elezioni perché l’una non parla al popolo e l’altra perde di moderazione e di cultura di governo. La sconfitta del laburismo britannico fa riflettere anche sulle tardive autocritiche attorno al neo-liberismo che hanno portato d’un colpo, senza un minimo di elaborazione, tanti teorici delle privatizzazioni, anche in Italia, a passare dal primato del privato alla nuova esaltazione dello Stato. Accade così quando si vive alla giornata. Di questo passo è facile attendersi la vittoria di Donald Trump nel 2020 se a opporsi a lui saranno candidati che dimenticheranno gli elettori più moderati. E allora la frittata internazionale sarà fatta.

SERVONO DONNE CHE IL POSTO SE LO CONQUISTANO

C’è finora una sola tendenza che contrasta questo batterio della sconfitta ed è la vittoria di donne di sinistra che si mettono in lizza e battono le destre, dall’Europa ai Continenti più lontani. Parlo di leader che non vengono dalla vecchia Casta femminile selezionata dagli uomini, come tante donne politiche italiane soprattutto di sinistra e del Partito democratico (basta guardare il governo Conte II), ma di figure femminili che il posto di prima fila se lo sono conquistato contro leadership maschili.

ESEMPIO BRITANNICO DA DIMENTICARE IN FRETTA

La sinistra italiana a questo punto non deve dimenticare Corbyn con la stessa facilità con cui dimenticò un altro naufrago, il francese Lionel Jospin, che lanciò involontariamente il vecchio Jean-Marie Le Pen, ma neppure deve soffermarsi troppo sul corbynismo. Le due idee forza di questa stagione britannica, il ritorno alla grande dello Stato imprenditore e un partito governato da “vecchie sardone”, sono da dimenticare.

IL POPOLO VUOLE LA DESTRA? UNA STUPIDAGGINE

Alla sinistra di oggi serve quella rielaborazione della realtà che le eviti facili scorciatoie o immotivate paure. È una scorciatoia immaginare che se ti sposti più a sinistra raccogli il voto dello scontento, è una stupidaggine dei sinistri salvinizzati l’idea che il popolo voglia la destra. Lasciate andare Federco Rampini al suo destino di naufrago del clintonismo.

BASTA COI LEADER MASCHI ALLEVATI DALLA TIVÙ

La nuova sinistra possiamo immaginarla sognatrice, in perenne scontro con le ali più estreme del capitalismo, internazionalista e europeista, solidale e cooperativa ma soprattutto con leader che non siano vecchi o giovani maschi allevati dalla tivù, ma giovani e meno giovani donne che sappiamo portare il peso di ideali e di nobile concretezza.

PINOTTI, SERENI, SERRACCHIANI: TUTTE A CASA

È un generale “tutti a casa” che deve mettere in un unico cesto maschi che dominano da anni la scena politica della sinistra italiana e le varie Roberta Pinotti, Marina Sereni, Debora Serracchiani e altre invenzioni di Piero Fassino o Walter Veltroni.

LA MELONI IN QUESTO È PIÙ AVANTI

La destra su questo stesso tema, questa destra che è chiaramente maschilista e sessista, ci sta dando punti facendo emergere dai fondali dei sondaggi Giorgia Meloni, una ex ragazza piena di “cazzimma”, che parla con toni da guerra nucleare ma rappresenta la sepoltura di quella generazione di fighetti fuoriusciti dal Msi con il vestito della domenica.

OCCORRE GENTE STUDIOSA CHE VA IN MANIFESTAZIONE

Il fenomeno delle sardine, di breve o lunga durata, non lo sappiamo, seppellisce anche una sinistra che è stata molto attiva sui social. Sono i nipotini del glorioso Manifesto, che si riuniscono in piccoli circoli neo-marxisti, che diffondono il pensiero dei “vecchietti terribili” ma che non hanno mai partecipato né a uno sciopero né a una battaglia di quartiere. Questi ragazzi e ragazze neo socialisti della cattedra non ci servono. Serve gente studiosa che se vede un accenno di movimento ci si tuffa dentro, che tra un convegno e una manifestazione preferisce la seconda, che non esalta il popolo ma ci vive dentro.

SPERANDO CHE SALVINI SI FREGHI DA SOLO, COME SEMPRE

La possibilità di ripresa è tutta in questa rivoluzione culturale e sarà una strada lunga da percorrere. Per fortuna che di fronte a noi c’è la possibilità che Matteo Salvini faccia la sua cazzata solita. Solo il pub che gli darà la birra peggiore della Lombardia potrà salvarci da lui.

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Le ultime novità sulla legge di bilancio 2020

Spending review su acquisto di beni e servizi e aumenti per i sindaci dei piccoli comuni. Si discute ancora su famiglia, partite Iva e quota 100.

La caccia alle risorse per la nuova manovra finanziaria, continua. La legge che difficilmente arriverà alle camere prima del ponte dell’1 novembre, continua a essere sul tavolo del governo, che ora propone una sostanziosa spending review sui conti dell’esecutivo. Un taglio da 3 miliardi ad alcuni capitoli di spesa dei ministeri è già previsto dal decreto fiscale, ma anche la legge di bilancio porterà con sé una stretta sui consumi intermedi, quelli che riguardano l’acquisto di beni e servizi, lievitati troppo negli ultimi anni.

SPESA PUBBLICA NEL MIRINO DI BRUXELLES

L’Ue, oltre al deficit e al debito, ha messo nel mirino proprio la spesa pubblica. A fronte dei tagli alle spese dell’amministrazione centrale potrebbero arrivare nuove risorse per quelle periferiche, col Pd che ha proposto di aumentare da 1.000 a 1.500 euro la ‘retribuzione’ riconosciuta ai sindaci dei piccoli comuni. «Sono pagati da vergogna, una miseria», ha detto il ministro dei beni cultura, Dario Franceschini. I Comuni sono al centro della legge anche per la necessità di ristrutturare i loro debiti e alleggerire i loro bilanci.

INCONTRO AL MINISTERO

Domenica 27 ottobre i sottosegretari di Pd, M5s e Leu si sono riuniti al ministero col ministro Roberto Gualtieri e il deputato Luigi Marattin per Italia viva. Si è lavorato su una prima bozza predisposta dai tecnici, sulla base delle intese di massima raggiunte in maggioranza. Ma tanto resta ancora da definire e serve ancora tempo se nell’agenda dei tecnici si punta a portare il testo in parlamento solo all’inizio di novembre, forse il 4. Non sembrano ad ora previste modifiche alle finestre di quota 100, nonostante l’insistenza di Iv. Ma si stimano maggiori risparmi, che consentiranno di congelare spese per 300 milioni nel 2020, 900 milioni nel 2021 e 500 nel 2022. È il cosiddetto ‘freezing’ che serve proprio come garanzia rispetto ai ‘timori’ della Commissione Europea.

MAGGIORANZA DIVISA SULLA FAMIGLIA

Sulla famiglia, la maggioranza è ancora divisa. Il fondo appostato vale 2 miliardi. Da un lato c’è chi, come Iv, vorrebbe affiancare al bonus asili nido il rinnovo dei bonus bebè del passato e chi, come il Pd, vorrebbe un intervento organico che porti verso l’assegno unico. Sugli asili nido dovrebbero esserci 150 milioni su 600. I sindaci Pd spingono perché vengano dati ai Comuni perché decidano come assegnarli, a seconda delle esigenze dei territori, e non direttamente alle famiglie: tra i Dem c’è chi è a favore di questa linea.

FLAT TAX, VERSO L’INTESA

Sulle partite Iva, la flat tax rimane fino a quota 65 mila euro di reddito. Tutti d’accordo invece sulla possibilità che ci sia un tetto al cumulo con eventuale redditi da lavoro dipendente, che rimarrebbe fissato a 30 mila euro. Si discute ancora, invece, se porre un limite anche alle spese per beni strumentali e per il personale: il M5s non vorrebbe questi due paletti ma l’ipotesi è ancora sul tavolo e ci rimarrà finché non si riusciranno a trovare risorse alternative. C’è poi il nodo micro-tasse. Su cedolare secca, che passa dal 10 al 12,5% sugli affitti concordati, e sugar tax si vedrà in Parlamento se ci sono risorse per abolirle ma intanto si lavora per limitare la tassa sulla plastica in modo che non siano penalizzati i materiali riciclabili.

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