Category Archives: Migranti

Per la Cassazione il decreto sicurezza non può essere retroattivo

Le nuove disposizioni sul permesso di soggiorno per motivi umanitari non si applicano a chi ha fatto domanda prima del 5 ottobre 2018. Ma per ottenerlo non basta dimostrare di essersi integrati.

Il decreto sicurezza fortemente voluto dall’ex ministro dell’interno Matteo Salvini ed entrato in vigore il 5 ottobre 2018 non può essere applicato in maniera retroattiva. Il provvedimento ha introdotto norme più rigide in materia di immigrazione e in particolare per quanto riguarda la concessione di permessi di soggiorno per motivi umanitari.

IL VERDETTO DOPO UN RICORSO DEL VIMINALE

Le Sezioni Unite della Cassazione, tuttavia, hanno chiarito che il decreto non si applica ai richiedenti che hanno fatto domanda prima del 5 ottobre 2018, i quali potranno quindi ottenere il riconoscimento della vecchia protezione umanitaria e il relativo permesso. Il verdetto è arrivato dopo che il Viminale aveva fatto ricorso contro tre casi di concessione.

L’INTEGRAZIONE NON BASTA

Per un altro verso, tuttavia, i giudici hanno dato ragione al ministero dell’Interno, affermando che il semplice fatto di essersi socialmente ed economicamente inseriti nella società italiana non è sufficiente per dare ai migranti il permesso di soggiorno per motivi umanitari. Non basta quindi dimostrare di essersi integrati, occore anche comprovare la «specifica compromissione» dei diritti umani nel Paese d’origine.

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Migranti: gli arrivi dal Mediterraneo centrale calati del 45% nel 2019

Nei primi 10 mesi dell'anno sono sbarcati 11.900 profughi. Sulla rotta orientale ne sono partiti 63 mila, +31% rispetto al 2018.

Il totale dei migranti arrivati nell’Ue attraverso la rotta del Mediterraneo centrale, nei primi dieci mesi del 2019, sono stati 11.900, il 45% in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. Il numero dei migranti arrivati su questa rotta in ottobre, si è attestato a quasi 2.050, ovvero il 27% in meno rispetto al mese precedente. Sono i dati di Frontex. Tunisia, Sudan, Costa d’Avorio e Pakistan sono le nazionalità più rappresentate su questa rotta nei primi 10 mesi del 2019.

AUMENTANO GLI ARRIVI NEL MEDITERRANEO ORIENTALE

Nonostante il rallentamento di ottobre, dovuto alle peggiori condizioni meteo, il totale di migranti arrivati nell’Ue attraverso la rotta del Mediterraneo orientale nei primi 10 mesi del 2019 è aumentato del 31% rispetto al 2018, a quasi 63 mila. E anche se a ottobre il numero totale degli arrivi è sceso del 18%, rispetto a settembre, attestandosi a circa 10.800, il dato pesa per i due terzi di tutti i rilevamenti nell’Ue.

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L’Italia chiede alla Libia modifiche al memorandum sui migranti

Fonti del governo italiano hanno fatto sapere di aver chiesto al governo di Tripoli di riunire la commissione congiunta dei due Paesi per modificare l'accordo sul contrasto al traffico di esseri umani.

Migliorare il memorandum con la Libia sul piano dei diritti umani dei migranti, ma comunque mantenerlo. Fonti del governo italiano hanno fatto sapere di aver chiesto al governo di Tripoli di riunire la commissione congiunta dei due Paesi per modificare l’intesa sul contrasto al traffico di esseri umani. La commissione dovrebbe essere presieduta da parte italiana dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Il memorandum Italia-Libia è stato firmato nel febbraio 2017 dall’allora premier Paolo Gentiloni e dal primo ministro libico Fayez al-Serraj. Si rinnova oggi con la procedura del silenzio-assenso. Alla Libia vengono forniti aiuti economici per i cosiddetti centri d’accoglienza, corsi di addestramento e motovedette per la Guardia costiera. Ma proprio la Guardia costiera libica risulta formata almeno in parte da milizie locali colluse con i trafficanti.

I contenuti esatti del memorandum non sono mai stati portati alla conoscenza del parlamento. Secondo l’Onu, inoltre, i centri libici sono a tutti gli effetti dei centri di detenzione, in cui i migranti vengono costretti in condizioni disumane. E la Libia è un Paese in guerra, dunque non può essere considerato un porto sicuro.

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La situazione dell’Alan Kurdi l’1 novembre 2019

La nave della ong tedesca Sea Eye è in mare da sette giorni. A bordo 88 migranti salvati al largo delle coste della Libia.

L’Alan Kurdi è entrata in acque italiane. Ad annunciarlo è stata la Sea Eye. «Proprio ora siamo entrati in acque territoriali italiane per cercare riparo dal vento e dalle onde», ha fatto sapere con un tweet la ong tedesca a bordo della nave. «Nonostante la soluzione diplomatica per le restanti 88 persone salvate a bordo della Alan Kurdi, non ci è stato ancora assegnato un porto sicuro. Un altro capitolo buio per la fortezza Europa». La Alan Kurdi è in mare da sette giorni, a poche miglia dalle coste della Sicilia orientale, con a bordo un carico di 88 migranti soccorsi al largo della Libia. Secondo quanto riferito dalla ong, nelle prime ore del mattino dell’1 novembre una 20enne è stata evacuata per ragioni sanitarie dalla Guardia costiera italiana. Domenica 27 ottobre era stata evacuata anche una donna incinta. «Quando termina questo blocco?», ha chiesto Sea Eye.

ORLANDO: «IL GOVERNO DIA UN PORTO»

A unirsi alle richieste di approdo della ong c’è anche Leoluca Orlando: «Il governo italiano dia al più presto alla nave Alan Kurdi l’indicazione di un porto sicuro dove far sbarcare gli 88 naufraghi salvati in mare e già provati dalla navigazione e dalle violenze subite», è l’appello lanciato dal sindaco di Palermo l’1 novembre. «A maggior ragione dopo le parole della ministra Lamorgese che ha smontato la polemica sull’aumento degli sbarchi, l’Italia non si sottragga ai propri doveri internazionali e confermi ancora una volta il primato dell’umanità e dei diritti sulla cultura della violenza e dell’indifferenza». Intanto Alarm Phone ha annunciato la presenza di un’altra barca in pericolo con a bordo 40 persone al largo di Malta.

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Lamorgese apre alla modifica dei dl sicurezza

La ministra dell'Interno ha detto che entro la fine dell'anno l'esecutivo potrebbe intervenire nei pacchetti dell'ex governo, come indicato dalle rilevazioni del presidente della Repubblica.

«Penso di si». Così il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha risposto a margine dell’audizione in Commissione antimafia a chi gli chiedeva se i decreti sicurezza del governo gialloverde verranno modificati entro la fine dell’anno. «C’è stato un intervento del Capo dello Stato», ha detto il ministro, «quindi noi certamente faremo delle modifiche» in modo da «rendere conforme» i testi «alle osservazioni che sono arrivate dal Quirinale». «Secondo me», ha concluso, «nel giro di poco si affronterà il problema».

GOVERNO PRONTO AD AGIRE SUL MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Lamorgese ha risposto anche a chi le chiedeva conto dell’intesa del 2017 tra Italia e Libia e del suo possibile annullamento da parte del nuovo governo giallorosso: «È una questione di carattere politico che si farà a livello governativo e del presidente del Consiglio», ha spiegato. Il memorandum scade il prossimo 2 novembre e, senza un intervento, si rinnova automaticamente.

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