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Bankitalia approva la lotta al contante contro l’evasione

L'incentivo ai pagamenti elettronici potrebbe funzionare. E anche la stima del Pil 2020 allo 0,6% è condivisibile. L'audizione del direttore generale Signorini al Senato.

Bankitalia ha approvato le mosse dei giallorossi. A partire dalla lotta al contante. Che potrebbe ridurre l’evasione fiscale, anche se il governo non ha messo nero su bianco alcuna emersione di base imponibile con l’incentivo ai pagamenti elettronici. L’endorsement è arrivato dal vice direttore generale della Banca d’Italia Luigi Federico Signorini, durante un’audizione sulla legge di bilancio a Palazzo Madama: «È plausibile che nel medio periodo l’incentivo possa contribuire a ridurre la propensione a evadere, funzionerà bene se si riuscirà ad attuarlo in modo semplice e chiaro».

PROSPETTIVE DI CRESCITA CONDIVISIBILI

Bankitalia ha anche avallato la stima di crescita dell’economia italiana dello 0,6% contenuta nella manovra, considerata «condivisibile e in linea con le nostre valutazioni più recenti».

PER L’IVA PROBLEMA DI COPERTURE ALTERNATIVE

Signorini ha anche parlato delle clausole di salvaguardia residue che nel 2021 e 2022 restano a un livello «significativo» al netto degli effetti della manovra, pari a un punto percentuale di Pil e 1,3 punti rispettivamente per i due anni. Se venissero abolite senza compensazioni «il peggioramento strutturale dei conti sarebbe considerevole» e dunque «si riproporrà l’esigenza di reperire coperture alternative».

TASSI SUI MUTUI SCESI SOTTO IL 2%

Capitolo tassi sui mutui, nella pubblicazione di Bankitalia “Banche e moneta” si legge che sono scesi a settembre abbondantemente sotto il 2%. I tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie si sono collocati all’1,82% contro il 2,08% di agosto.

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Le novità sulla manovra fiscale dell’1 novembre 2019

Aliquote ridotte e incentivi per mezzi meno inquinanti e imprese che investiranno sul biodegradabile. Ma i monouso e le vetture inquinanti pagheranno il 100%.

Continuano le discussioni all’interno di governo e maggioranza per trovare la quadra sulla legge di bilancio. Italia Viva punta il dito contro la tassa sulle auto aziendali, che cambia volto in senso eco-friendly. La stessa direzione presa dalla tassa sulla plastica. Ecco le ultime novità sulla manovra dell’1 novembre 2011.

AUTO AZIENDALI, ECO-SCONTO SULLA TASSA

Cambia la norma sul fringe benefit nell’ultima bozza della manovra: le tasse continueranno ad applicarsi sul 30% del valore per le auto aziendali in uso ai dipendenti per i veicoli a trazione elettrica e ibrida e per tutti i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti addetti alla vendita di agenti e rappresentanti di commercio. Per gli altri veicoli la percentuale sale al 60% in caso di emissioni di biossido di carbonio fino a 160 grammi per chilometro e al 100% in caso di emissioni superiori.

SALTANO I 100 MILIONI PER LE INDENNITÀ DEI MINISTERI

Salta, nell’ultima versione della bozza, la norma che stanziava 100 milioni per le indennità dei ministeri. Contro la norma si era schierato ieri il Movimento 5 Stelle, con il viceministro Stefano Buffagni che chiedeva piuttosto di destinare quei fondi alle imprese per l’assunzione di giovani.

PLASTIC TAX SUI MONOUSO

Le bottiglie, le buste ad esempio dell’insalata, le vaschette per gli alimenti in polietilene. Ma anche il tetrapak del latte o i contenitori dei detersivi. È lunga la lista dei prodotti monouso su cui si applicherà la plastic tax da 1 euro al kg. Come si legge nella relazione che accompagna la bozza della manovra, saranno soggetti alla tassa anche il polistirolo e pure i tappi e le etichette di plastica. Esclusi, oltre alle siringhe, i prodotti riutilizzabili come le taniche o i contenitori per la custodia di oggetti. Le aziende che operano nel settore delle plastiche e che adeguino i loro macchinari in modo da produrre materiali biodegradabili e compostabili riceveranno un incentivo: «Un credito d’imposta nella misura del 10 per cento delle spese sostenute» nel 2020. L’obiettivo è rafforzare e accelerare «la transizione verso un’economia circolare». Il credito d’imposta «è riconosciuto fino ad un importo massimo di 20 mila euro».

NUOCA IMU: I SINDACI POTRANNO ALZARLA O AZZERARLA

L’aliquota base della nuova Imu, frutto della fusione tra Imu e Tasi, sarà dell’8,6 per mille e i sindaci potranno aumentarla fino a un massimo del 10,6 per mille. Lo prevede la bozza della manovra. Solo nel 2020, ed entro il livello già stabilito per le due imposte, la nuova Imu potrà essere portata fino all’11,4 per mille. Con delibera comunale si potrà decidere anche di ridurla fino ad azzerarla. I sindaci potranno decidere di annullare anche il prelievo su ville, castelli e abitazioni di pregio, per i quali l’imposta si applica anche quando sono prima casa. Le scadenze per passare alla cassa per la nuova Imu rimangono due, 16 giugno e 16 dicembre. Per la prima rata del 2020 si dovrà versare la metà di quanto pagato nel 2019 in attesa che i sindaci, con apposite delibere, decidano se aumentare o diminuire l’aliquota base (all’8,6 per mille). Le delibere vanno redatte accedendo a una apposita applicazione sul portale del federalismo fiscale che consente di elaborare un «prospetto delle aliquote», senza il quale la delibera non è considerata valida. Le delibere vanno pubblicate entro il 28 ottobre. I pagamenti si faranno tramite F24 o bollettino postale. Nelle norme per la nuova Imu si precisa, tra l’altro, che va considerata prima casa (quindi abitazione esente dall’imposta) anche la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, a seguito di provvedimento del giudice. Le case date in affitto a canone concordato continueranno a godere dello sconto del 25% anche con la nuova Imu.

NASCE LA LOCAL TAX

La bozza della manovra prevede anche la nascita della Local tax, che dal 2021 racchiuderà in un’unica tassa le «entrate riguardanti l’occupazione di aree pubbliche e la diffusione di messaggi pubblicitari». Saranno gli enti locali a disciplinare la nuova tassa, per far sì che il gettito sia lo stesso di quello che garantiva la somma dei «canoni e dei tributi» riuniti, anche se gli stessi enti potranno variare il gettito. In quel caso, potranno abbassarlo fino ad azzerarlo o aumentarlo, ma con dei limiti. L’unificazione riguarda: la tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Tosap), il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche (Cosap), l’imposta comunale sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni (Icp Dpa), il canone per l’installazione dei mezzi pubblicitari (Cimp) e il canone previsto dal codice della strada. Gli obiettivi sono «razionalizzare e rendere più efficiente la riscossione» e «semplificare gli adempimenti».

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Tregua armata sulla manovra alla vigilia del vertice decisivo

L'urgenza del governo è dare un segnale che vada nella direzione dello stop a nuove tasse. Ma restano le tensioni sulle partite Iva. Non bastano le rassicurazioni in arrivo da Bruxelles.

Smaltito lo choc elettorale, il governo serra i ranghi sulla legge di Bilancio. Rompere adesso non si può: con questa consapevolezza M5s, Pd, Leu e Iv si siedono al tavolo con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. L’urgenza, dopo settimane di caos, è dare un segnale che vada nella direzione dello stop a nuove tasse. Ma poiché soldi ce ne sono pochi, i partiti si trovano a scegliere.

BLOCCATO L’AUMENTO DELLA CEDOLARE SECCA

Di questo si decide per due ore: che segnale dare, tutti insieme. La casa, votano tutti. E così viene bloccato l’aumento della cedolare secca sugli affitti sociali: doveva salire al 12,5% e invece resterà al 10%. Basta a siglare la tregua e, probabilmente, a far chiudere il testo entro la settimana. Ma non a firmare la pace. Perché la tensione nella maggioranza resta alta. E promette di scaricarsi sui nodi ancora aperti: dalla flat tax per le partite Iva che Luigi Di Maio vuole senza vincoli, alla “sugar tax” che Matteo Renzi vuole cancellare. Da Bruxelles il commissario europeo Valdis Dombrovskis ribadisce le «preoccupazioni» sui conti italiani ma anche che «al momento» non c’è l’ipotesi di un rigetto della manovra.

PRIMA PARZIALE INTESA NEL VERTICE DI PALAZZO CHIGI

Il giudizio più complessivo arriverà dopo il 7 novembre. Ed è in nome dell’equilibrio dei conti che Conte e Gualtieri per ora arginano l’assalto alla diligenza dei partiti. Concedono qualcosa, permettendo a tutti di dirsi soddisfatti. Ma tengono fermo l’impianto complessivo della legge di Bilancio da 30 miliardi. E provano ad accelerare. Un vertice a Palazzo Chigi sigla una prima “sostanziale” intesa. Nella notte tra ministero e ragioneria dello Stato si lavora alla scrittura del documento. Poi una seconda riunione, mercoledì 30 ottobre, dovrebbe dare il via libera finale alla manovra, che formalmente era stata approvata in Consiglio dei ministri due settimane fa.

PREOCCUPANO I MAL DI PANCIA IN M5S E PD

È un’accelerazione rispetto all’ipotesi di portare il testo in parlamento addirittura mercoledì 6 novembre: ai tecnici viene dato l’input di chiudere entro 31 notte, consegnando il testo definito al ministro del Tesoro. Fare in fretta è un modo per evitare che l’accordo appena trovato venga subito rimesso in discussione. Il rischio c’è. Il Movimento 5 stelle è in subbuglio. Il Pd agitato dalla «tendenza a sfasciare tutto» che hanno Di Maio e Renzi. L’alleanza che si cercava di rendere strutturale è ogni giorno di più traballante. Ma in sessione di bilancio non si può andare a votare e anche chi, come il Pd, va ripetendo che dalle urne ci guadagnerebbe, ha fuori dalla porta il fantasma della destra salviniana. «Non voglio andare al voto» – dice a SkyTg24 Nicola Zingaretti – «ma la maggioranza deve cambiare passo, litigare meno e produrre di più. E’ l’unico modo per essere riconosciuti come un’alternativa credibile alle destre».

TREGUA ANCHE SULLE MISURE PER LA FAMIGLIA

Non dice lo stesso Di Maio, che resta su una posizione critica, ma il leader M5s, dopo lo stop all’alleanza con il Pd ha bisogno di un messaggio da dare al suo elettorato e lo stop alla “tassa sulla casa” è proprio quello che gli serve. Insieme al poter sbandierare che per le partite Iva la flat tax resterà senza vincoli. Al vertice di maggioranza, la sconfitta umbra è un fantasma che aleggia sulla testa di tutti. Ci sono Di Maio, Dario Franceschini, Roberto Speranza e Teresa Bellanova in rappresentanza di Renzi. Dare un segnale è un’urgenza condivisa. Tanto che Conte e Gualtieri si compiacciono di vedere al tavolo una ritrovata coesione. In un altro vertice di maggioranza siglano una tregua sulle misure per la famiglia anche le ministre Nunzia Catalfo ed Elena Bonetti, che si erano contese i fondi e l’impostazione: nel 2020 si dovrebbero rifinanziare misure esistenti e asili nido per poi fare l’assegno unico nel 2021. Ma restano la tassa sulla plastica e sulle bibite gassate, torna una tassa sulla fortuna, ci sarà – sia pur ridotta – una tassa sulle sigarette. Contro questi balzelli, da New York, promette di combattere Renzi, che si vanta di aver bloccato la “Salvini tax” di aumento dell’Iva (ha rubato uno slogan Pd, lamentano i dem) ma rilancia la battaglia anche contro quota 100. In parlamento, così, il percorso della manovra già si annuncia una trincea. La coesione della maggioranza è ancora una chimera: lo spettro della crisi di governo promette di tornare.

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Il vertice di governo sulla manovra nel giorno del primo timido ok dell’Ue

Al via la riunione a Palazzo Chigi sulla legge di bilancio. Mentre dal vicepesidente della Commissione europea Dombrovskis arriva il via libera: «Non stiamo pensando a una bocciatura».

Manovra, ci risiamo. Dopo la stangata delle Regionali in Umbria, il governo giallorosso è tornato a occuparsi del campo minato rappresentato dalla legge di bilancio. Mentre dall’Europa è arrivato il primo timido ok.

RIUNIONE CON PD, M5S, LEU E ITALIA VIVA

Poco dopo le 16 è iniziato un vertice di maggioranza presieduto dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, affiancato dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Presenti per il Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro e il viceministro all’Economia Laura Castelli. Dal fronte del Partito democratico Dario Franceschini e il viceministro al Mef Antonio Misiani. Per Liberi e uguali Roberto Speranza e la capogruppo al Senato Loredana De Petris. Di Italia viva c’erano Teresa Bellanova e dal vice capogruppo Luigi Marattin.

Se la Commissione avesse voluto chiedere una bozza rivista, avremmo rispettato le scadenze


Il vicepresidente Valdis Dombrovskis

Intanto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis ha lanciato segnali confortanti: «Non stiamo al momento prendendo in considerazione il rigetto della manovra italiana. Se la Commissione avesse voluto chiedere una bozza rivista, avremmo rispettato le scadenze», cioè lo avrebbe chiesto entro il 29 ottobre, ha detto.

MA CI SONO COMUNQUE PREOCCUPAZIONI SUL BILANCIO

Dombrovskis ha comunque spiegato: «Ciononostante abbiamo delle preoccupazioni sul bilancio, e per questo abbiamo inviato una lettera al ministro dell’economia Roberto Gualtieri». Il vicepresidente ha spiegato che al momento i servizi della Commissione stanno analizzando la risposta italiana, «ma l’analisi complessiva sarà basata anche sulle previsioni economiche» pubblicate il 7 novembre.

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