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Ilva, i senatori del M5s non cedono sullo scudo penale

Votato un documento in quattro punti sul dossier ArcelorMittal. L'immunità «non è tema di discussione».

I senatori M5s hanno detto sì, solo con 5 voti contrari, ad un documento in 4 punti sulla vicenda A.Mittal. Il documento – si apprende da diversi partecipanti – dà piena fiducia alla trattativa di Stefano Patuanelli e non collega la vicenda ex Ilva alla fiducia al governo Conte. Nel testo, inviato ai deputati, si sottolinea che lo scudo penale non è tema di discussione. E che se per ragioni legali dovesse riproporsi, l’argomento deve essere sottoposto all’assemblea dei parlamentari alla presenza del presidente del Consiglio.

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Ex Ilva, stop agli emendamenti per reintrodurre lo scudo penale

Bocciate le proposte di modifica presentate da Italia viva e Forza Italia. Scatta il conto alla rovescia per il ricorso dei commissari.

Per Luigi Di Maio il caso dell’ex Ilva rischiava di mettere a repentaglio la tenuta del governo. Era stato chiaro il capo politico del Movimento 5 stelle nel ribadire, ancora una volta, che un emendamento a favore di ArcelorMittal «sarebbe stato un problema enorme per la maggioranza».

RESPINTI IN COMMISSIONE FINANZA GLI EMENDAMENTI DI IV E FI

Un primo punto a suo favore lo ha giocato la Commissione Finanze della Camera, che ha giudicato inammissibili proprio gli emendamenti presentati da Italia viva e Forza Italia per reintrodurre lo scudo penale. In base a quanto si è appreso la motivazione sarebbe l’estraneità di materia. Gli emendamenti erano stati presentati al dl Fisco. Le forze politiche ora possono fare ricorso: l’esito dovrebbe arrivare in giornata. Sia l’emendamento di Fi che quello di Iv chiedevano la reintroduzione dell’esonero «da responsabilità penale e amministrativa per le condotte di attuazione del piano ambientale di Ilva».

CONTO ALLA ROVESCIA PER IL RICORSO DEI COMMISSARI

È scattato, intanto, il conto alla rovescia per il deposito del ricorso cautelare e d’urgenza da parte dei legali dei commissari dell’ex Ilva per sostenere la mancanza delle condizioni giuridiche per il recesso del contratto di affitto, preliminare all’acquisto, del polo siderurgico con base a Taranto, chiesto da Arcelor Mittal con l’atto di citazione depositato in tribunale a Milano. Gli avvocati dei commissari stanno infatti limando il ricorso che dovrebbe essere presentato tra il 14 e il 15 novembre. «Non ho cercato di piazzare l’Ilva ai cinesi perché credo ci sia ancora che ci sia un interlocutore che è Arcelor Mittal», ha detto Di Maioai microfoni di Radio 24, spiegando di non voler sentir parlare di «piano B sull’Ilva di Taranto».

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Politici e tivù giocano con l’agonia di Taranto e dell’Ilva

Mentre la città sembra sbalordita e incapace di reagire, la classe dirigente non prende decisioni e i media nazionali si gingillano e conduttori spietati lucrano sul dolore della povera gente.

Il caso Ilva racconta il fallimento di una classe dirigente. Non solo questa, ma anche molte di quelle che hanno governato la città, la Puglia e l’Italia negli scorsi anni.

Non bisogna fare di tutta erba un fascio. Qualcuno si è comportato bene. Nessuno però fra quelli che da qualche anno governano. La destra, che ormai sfiora nei sondaggi il 50%, sull’Ilva dice poco come Matteo Salvini diceva poco sulla finanziaria che avrebbe dovuto fare se non si fosse scolato bicchieroni di moijto.

L’immagine che l’Italia dà di sé è quella di un Paese diviso in cui le parti averse non cercano mai, dico mai, un punto di raccordo e che lascia andare le cose al loro naturale (naturale?) destino perché a) nessuno si vuole “sporcare” le mani, 2) nessuno ha un’idea bucata in testa.

L’ILLEGALITÀ È STATA MADRINA DELLA SECONDA VITA DELL’ILVA

Il caso Ilva è in questo senso emblematico. Dal raddoppio in poi la grande fabbrica siderurgica italiana è stata un grande imbroglio. Il 12 novembre, in una affollatissima assemblea che mi ha ospitato in un circolo Arci per ricordare un compagno, Vito Consoli, morto tanti anni fa per un infarto dovuto al superlavoro (politico), i più anziani hanno ricordato che si fece il raddoppio senza chiedere, se non ex post, le autorizzazioni necessarie per costruire i nuovi impianti. L’illegalità, insomma, è stata madrina della seconda fase della vita dell’Ilva, quella che sta portando la fabbrica alla lenta chiusura.

Anche Taranto è entrata nello show business di conduttori spietati che lucrano sul dolore della povera gente

La città sembra sbalordita e incapace di reagire. Quello che sta succedendo è enorme. I media nazionali si gingillano, basta guardare qualunque talk show con la falsa e ignobile contrapposizione fra l’operaio che difende il suo lavoro e la mamma che teme per la salute del suo bambino. Anche Taranto è entrata nello show business di conduttori spietati che lucrano sul dolore della povera gente.

LA CLASSE POLITICA ITALIANA SEMBRA NON SAPERE COSA FARE

L’Ilva fu una scelta strategica seria. Serviva l’acciaio all’Italia che produceva e serviva ridare a Taranto il suo profilo industriale e operaio. Non fu una “cattedrale nel deserto”, né un azzardo. La cultura dell’epoca, come accade a tutti i Paesi di nuova industrializzazione, non aveva al centro, purtroppo, la tematica ambientale che poi poco per volta si è fatta strada. Oggi si fronteggiano quelli che vogliono salvare la fabbrica (anche perché è già stato costruito, dalla ditta che ha messo in sicurezza l’impianto atomico di Chernobyl, un capannone per i materiali nocivi e il secondo è in costruzione) e quelli che, molti con grande onestà, immaginano un grande giardino al posto delle ciminiere.

Una veduta aerea dello stabilimento dell’Ilva di Taranto.

Giuseppe Berta ha scritto e pubblicato in questi giorni uno splendido libretto (Detroit. Viaggio nella città degli estremi, Il Mulino editore) su Detroit e il suo presente post-industriale. Il libro contiene molte suggestioni ma spiega come si può sopravvivere in una città de-industrializzata. Io penso, però, che ciò che in America è possibile in Italia e nel Sud è impossibile.

Taranto non credo che accetterà a lungo questo tira e molla senza costrutto

Tuttavia… tuttavia la classe dirigente, tutta quanta, non sa che cosa fare con l’altoforno che si sta spegnendo e i materiali per alimentare la produzione fermi nel porto. Taranto ha ricevuto il premier Giuseppe Conte che ha fatto bene ad andare. La città aspetta con ansia che qualcuno dica: si fa così, anche se una metà dei tarantini sarà scontenta della decisione. Taranto non credo che accetterà a lungo questo tira e molla senza costrutto. È un luogo di grandi ribellioni. La attuale maggioranza non ha idee né forza politica. I futuri governanti hanno già dato prova di sé sotto lo stesso premier. Non ci resta che pregare. E sperare nella rivolta.

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Lo scudo penale per ArcelorMittal accende lo scontro nel governo

Di Maio avverte Renzi: «Sarebbe un problema enorme per la maggioranza».

Un emendamento di Italia viva o del Pd per reintrodurre lo scudo penale a favore di ArcelorMittal «sarebbe un problema enorme per la maggioranza». Luigi Di Maio interviene a gamba tesa nel delicatissimo dossier Ilva, mentre l’azienda va dritta per la sua strada e deposita in Tribunale l’atto con cui chiede il recesso del contratto. Il leader del M5s, durante la trasmissione televisiva Fuori dal coro condotta da Mario Giordano su Rete4, ha dato un esplicito avvertimento a Matteo Renzi: «Se cominciamo con gli sgambetti, Italia viva è quella che ha più da perdere».

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Chi è Lakshmi Mittal, il Paperone indiano che vuole lasciare l’Ilva

Il Ceo del colosso anglo-indiano ArcelorMittal è tra i 100 uomini più ricchi al mondo. Profilo dell'imprenditore originario del Rajastahan in fuga da Taranto.

È l’uomo che sta dando del filo da torcere al governo Conte nella partita per l’Ilva di Taranto. Ma chi è esattamente Lakshmi Mittal, il paperone che viene dal Rajasthan? Classe 1950, sposato e padre di due figli, vive a Londra (Kensington) ed è Ceo di ArcelorMittal, di cui detiene il 37,39%. Il gruppo è il più grande produttore di acciaio: possiede impianti in oltre 60 Paesi, siti industriali in 18 e fattura quasi 80 miliardi di euro l’anno. Numeri che chiamano altri numeri: ArcelorMittal ha 209 mila dipendenti in tutto il mondo e vanta una produzione dichiarata (nel 2018) di 96,42 milioni di tonnellate di acciaio (a fronte di una capacità produttiva di circa 118 milioni di tonnellate).

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MITTAL FONDÒ LA PRIMA AZIENDA A 26 ANNI

Mr Mittal, al 91esimo posto nella classifica 2018 dei super ricchi stilata da Forbes con una ricchezza di 13 miliardi e 600 mila dollari, è un “figlio d’arte”. E la sua storia con l’acciaio parte da lontano. Nel 1960, si trasferì con la famiglia a Calcutta dove suo padre Mohanlal gestiva un’acciaieria. La stessa in cui Mittal mosse i primi passi nel settore. Dopo la laurea, appena 26enne, si mise in proprio. Fondò un’azienda in Indonesia e nel 1989 acquisì l’Iron & Steel Company, uno stabilimento siderurgico sull’orlo del fallimento a Trinidad e Tobago (Stato dell’America centrale). La formula si rivelò vincente. In un solo anno Mittal raddoppiò la sua produzione e cominciò a comprare in tutto il mondo acciaierie (soprattutto statali) in forte crisi.

LA NASCITA DEL COLOSSO ARCELORMITTAL

Nel 2006 la Mittal Steel Company acquisì con un’offerta pubblica Arcelor (nata a sua volta nel 2002, dall’unione della spagnola Aceralia, con la francese Usinor e la lussemburghese Arbed), dopo il fallimento dell’accordo tra Arcelor e la russa Severstal. Fu così che nacque ArcelorMittal. Un gigante che attualmente copre il 10% della produzione globale di acciaio. Il quartier generale del gruppo si trova in Lussemburgo ed è quotato nelle Borse di Parigi, Amsterdam, New York, Bruxelles, Lussemburgo e Madrid. Mittal lo gestisce insieme al figlio Adyta da Londra. L’uomo dell’acciaio dal 2008 siede anche al tavolo del Consiglio d’amministrazione della Goldman Sachs.

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IL “TAJ MITTAL” DI KENSINGTON

Sposato con Usha, Lakshmi Mittal, oltre a Adyta ha una figlia: Vanisha. Per dare un’idea della ricchezza di cui dispone basta ricordare che la residenza di famiglia a Kensington Palace Gardens è una reggia di 5 mila metri quadrati, ed è talmente sontuosa da essersi guadagnata il soprannome di Taj Mittal. Al momento dell’acquisto, 10 anni fa, con i suoi 120 milioni di euro risultava l’abitazione più costosa del mondo. Al suo interno conta 12 camere da letto, una piscina al coperto, bagni turchi e un parcheggio per 20 auto. Mittal non ha badato a spese nemmeno per il matrimonio della nipote, Shrishti Mittal: tre giorni di festa costati circa 50 milioni di sterline. Ulteriori dettagli non si conoscono. I 500 invitati hanno infatti dovuto firmare accordi di riservatezza.

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Ilva, ArcelorMittal ha depositato in Tribunale l’atto di recesso: le prossime tappe

Ora la causa dovrà essere assegnata a una delle due sezioni specializzate in materia di imprese.

È già sul tavolo del presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, l’atto di citazione da poco depositato dai legali di ArcelorMittal alla cancelleria centrale per chiedere il recesso del contratto d’affitto dell’Ilva. Con il deposito, la causa è stata iscritta a ruolo e ora il presidente Bichi dovrà assegnare il procedimento, in base a rigidi criteri tabellari, a una delle due sezioni specializzate in materia di imprese.

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Conte ha chiesto ai suoi ministri di portare nuove idee per Taranto

Il premier ha scritto una lettera indirizzata ai vari dicasteri invitandoli a presentare progetti per la città. Attacchi da Forza Italia: «Supplica imbarazzante».

Non solo l’ex Ilva, Taranto versa in «una più generale situazione emergenziale», di fronte a cui «reputo necessario aprire un ‘Cantiere Taranto‘, all’interno del quale definire un piano strategico, che offra ristoro alla comunità ferita e che, per il rilancio del territorio, ponga in essere tutti gli strumenti utili per attrarre investimenti, favorire l’occupazione e avviare la riconversione ambientale». È quanto scrive il premier Giuseppe Conte in una lettera ai ministri, il cui testo è riportato da Repubblica. «Il rilancio dell’intera area necessita di un approccio globale e di lungo periodo. La politica deve assumersi la responsabilità di misurarsi con una sfida complessa, che coinvolge valori primari di rango costituzionale, quali il lavoro, la salute e l’ambiente, tutti meritevoli della massima tutela, senza che la difesa dell’uno possa sacrificare gli altri», evidenzia Conte, che chiama i ministri a presentare subito proposte.

«TI INVITO A PRESENTARE NUOVE PROPOSTE»

«In vista del prossimo Consiglio dei ministri di giovedì 14 novembre, ti invito, nell’ambito delle competenze del tuo dicastero, ad elaborare e, ove fossi nella condizione, a presentare proposte, progetti, soluzioni normative o misure specifiche, sui quali avviare, in quella sede, un primo scambio di idee», scrive il premier. La discussione – spiega – proseguirà poi «all’interno della cabina di regia che ho intenzione di istituire con l’obiettivo di pervenire, con urgenza, a soluzioni eque e sostenibili». Conte aggiunge che già il ministro della Difesa Lorenzo Guerini «ha comunicato l’intenzione di promuovere un intervento organico per il rilancio dell’Arsenale», e il ministro per l’Innovazione Paola Pisano «ha rappresentato la volontà di realizzare un progetto di ampio respiro, affinché Taranto possa diventare la prima città italiana interamente digitalizzata».

GLI ATTACCHI DI FORZA ITALIA

«Questo è sempre più un governo di #DilettantiAlloSbaraglio. La lettera di Conte ai ministri su Taranto è imbarazzante. Non hanno alcun piano B, sono nel panico e in balia degli eventi. Il mondo ci guarda incredulo davanti a tanta superficialità gettate la spugna e andiamo al voto», ha scritto Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia. «Come un bambino che si rivolge a Babbo Natale, così Conte ha preso carta e penna e ha scritto ai suoi ministri una lettera da vero ‘statista’: li ha invitati, pensate, a fare il loro lavoro. C’è stato però bisogno di una supplica, imbarazzante nei modi e nel contenuto per invitare i ministri a degnarsi di concentrarsi sul dramma di Taranto, innescato da un governo e una maggioranza incapaci di occuparsi degli italiani», ha dichiarato Giorgio Mulè di Fi.

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Incidente alla Mittal: caldaia bucata provoca fiamme altissime

Acciaio sversato in una fossa e tubature di gas a rischio. Il peggio evitato grazie ai pompieri. Ma i sindacati denunciano l'assenza di manutenzione sia ordinaria che straordinaria e chiedono vertice d'urgenza.

Alla Arcelor Mittal di Taranto, oltre l’emergenza industriale, finanziaria e occupazionale, c’è quella sicurezza. Nel reparto Acciaieria 2 dello stabilimento siderurgico di Taranto una ‘siviera‘ (una caldaia di colata che contiene metallo fuso) appena uscita dal ‘Convertitore 1’ si sarebbe bucata «sversando acciaio in fossa e procurando fiamme altissime che hanno raggiunto alcune tubazioni di gas». È quanto denunciano Fim, Fiom e Uilm, precisando che «solo l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco che hanno gestito l’emergenza in maniera professionale» ha evitato il peggio.

ACQUA NON DISTRIBUITA SULLA LINEA DI EMERGENZA

«Oltre al grave episodio – rilevano i sindacati – nell’intervento emerge una mancanza inaudita, la completa assenza della distribuzione d’acqua della linea d’emergenza che doveva essere utile al reintegro delle cisterne e di supporto a tutta l’acciaieria in caso di incendio».

LA DENUNCIA DEI SINDACATI: «NON C’È MANUTENZIONE»

Le Rsu di Fim, Fiom e Uilm ritengono «intollerabile l’intero accaduto a dimostrazione che l’Acciaieria 2 e tutti gli altri impianti necessitano di interventi immediati, e di una seria manutenzione ordinaria e straordinaria sino ad oggi solo annunciata senza nessun effettivo intervento». I sindacati chiedono «un incontro urgente per trovare una soluzione definitiva, atta ad evitare ulteriori episodi, attraverso l’impiego concreto di attività manutentiva».

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