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Le sfide regionali del 2020: dall’Emilia alle Marche, un anno di campagna elettorale

Si comincia a gennaio con la battaglia delle battaglie nella ex roccaforte comunista. Poi Calabria, Toscana, Liguria, Puglia e Veneto. Le cose da sapere.

Il centrodestra ha vinto senza se e senza ma, in Umbria. Complici gli scandali con protagonista un centrosinistra che aveva governato per cinquant’anni e una ricostruzione post terremoto mai conclusa e che ha deluso tanti. Ma soprattutto – sul fronte Cinque Stelle – un’alleanza di governo mal digerita da circa metà dell’elettorato e sul fronte della destra un ritorno all’opposizione capace di rinvigorire la campagna elettorale. Il cocktail però potrebbe ripetersi anche altrove: sono diverse infatti e delicate le competizioni elettorali del prossimo anno. E si comincia con la sfida delle sfide per la sinistra: la fu roccaforte Emilia Romagna.

EMILIA ROMAGNA

In Emilia Romagna il presidente uscente del Pd Stefano Bonaccini ha dichiarato speranzoso: «Si può vincere». Una esternazione che fino a cinque anni fa sarebbe stata impensabile: la sinistra vinceva di default. In ogni caso per i dem Bonaccini resta il candidato, mentre il M5s finora oscillava tra l’idea di appoggiarlo e quella di non presentare una propria lista. Ora però l’Umbria sembra aver modificato gli equilibri con Manlio Di Stefano, che come riporta Repubblica, propone: «Escluderei alleanze in Emilia e Calabria». Il centrodestra invece sembra schierare la leghista Lucia Bergonzoni, anche se manca ancora il nulla osta del partito in ascesa di Fratelli d’Italia.

TOSCANA

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L’Emilia-Romagna ultimo banco di prova per il Pd e il governo

Il voto del 26 gennaio decisivo per le sorti dei dem, ma anche dell'alleanza di governo. Salvini il 14 novembre a Bologna per lanciare la volata a Borgonzoni. Bonaccini prova a compattare i suoi.

Dopo la disfatta in Umbria, l’Emilia-Romagna è sempre più l’ultimo fortino attorno al quale si barrica il centrosinistra. Il voto del 26 gennaio avrà così un valore ben superiore al semplice destino della Regione ‘rossa’ per definizione: non solo perché per la prima volta c’è il rischio concreto di una vittoria del centrodestra, ma soprattutto per la tenuta stessa del governo.

BONACCINI TIENE A DISTANZA LE RIPERCUSSIONI NAZIONALI

Anche per questo, Stefano Bonaccini, il governatore uscente in corsa per il bis, ha ribadito la necessità di slegare l’appuntamento da ogni valenza nazionale: «Qui possiamo vincere, non siamo l’Umbria. Ma dobbiamo pensare all’Emilia-Romagna, non a se vivrà o cadrà l’esecutivo». Salvini, però, fiuta il bersaglio grosso. Una vittoria che sarebbe storica. Senza precedenti. «Il Pd ha sempre considerato questa Regione come cosa sua e invece è di tutti», ha attaccato il leader della Lega da Perugia: «Non c’è niente di scritto, per la prima volta nella storia dopo 50 anni, la partita è aperta». E ha dato appuntamento al 14 novembre quando sarà a Bologna, al palazzetto dello sport, per aprire la corsa di Lucia Borgonzoni, la sua fedelissima, scelta per sfidare Bonaccini: «Ho già la testa lì. Lo schema è lo stesso: un candidato governatore bravo, in gamba, esperto come è Lucia. Firmerei per una vittoria e un’altra sconfitta del Milan», ha scherzato.

L’APPELLO DEL GOVERNATORE USCENTE

In casa Pd, invece, c’è molta meno voglia di sorridere. La sconfitta in Umbria era prevedibile, ma di certo non di queste dimensioni. Una sberla che rischia concretamente di mettere a repentaglio il tentativo di alleanza larga che Bonaccini sta cercando di costruire, una rete che va dalla sinistra di governo fino al M5s. «Il mio è un appello a tutti: se non si vuole consegnare l’intero Paese agli altri bisogna mettersi insieme. Insieme per le cose da fare, non contro qualcuno», l’auspicio del governatore. Un messaggio inviato anche e soprattutto al M5s: «Lo ribadisco: se qui ci sarà un accordo coi cinque stelle sarà sui contenuti e sul progetto. Sono pronto a confrontarmi in qualsiasi momento per verificare insieme le tante cose che ci uniscono e per discutere anche laicamente delle cose su cui non siamo d’accordo».

AMPLIARE LO SPETTRO DELLE ALLEANZE

Lo schema a cui sta lavorando Bonaccini prevede un ventaglio di alleanze il più largo possibile. «Tanta più gente, tante più forze politiche, tanti più sindaci, anche civici, vorranno dare una mano, tanto più saremo capaci di dialogare e parlare con più persone possibili», il suo pensiero, a costo di causare qualche mal di pancia ai suoi stessi compagni di partito: «Da cinque anni sono abituato a girare sul territorio: si stia meno negli uffici e più tra la gente: vedrete che si danno risposte migliori», la stoccata inviata ai «troppi che commentano, anche dal livello nazionale». La convinzione a cui si aggrappa il governatore è che l’Emilia-Romagna sia una storia differente dall’Umbria: «Qui partiamo da una condizione molto diversa, sia per le cose fatte, ma soprattutto perché noi abbiamo un progetto per il futuro. È dura, ma possiamo vincere».

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