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Si complicano i piani dell’accusa nel processo a Trump

Il no all'acquisizione di nuove prove è una buona notizia per il presidente. Ma la partita potrebbe riaprirsi col sostegno di alcuni senatori repubblicani. Il punto.

È tutta in salita la strada per l’accusa nel processo d’impeachment contro Donald Trump. I repubblicani hanno respinto gli emendamenti democratici per introdurre nuove prove emerse in parte dopo la messa in stato d’accusa. I dem chiedevano di acquisire dalla Casa Bianca, dal Dipartimento di Stato, dal Pentagono e dall’ufficio budget documenti relativi alla decisione del tycoon di congelare 400 milioni di dollari di aiuti militari per costringere Kiev, secondo l’accusa, ad aprire un’inchiesta sul suo rivale nelle presidenziali Joe Biden e il figlio Hunter. E volevano chiamare a testimoniare l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, il chief of staff Mick Mulvaney e altri due consiglieri della Casa Bianca. Ma sono stati sconfitti su tutta la linea.

IL VOTO CRUCIALE SULLE NUOVE MOZIONI

Il Grand Old Party ha quindi approvato la risoluzione del suo leader Mitch McConnell. Unico punto messo a segno dai dem è aver strappato tre giorni, anziché due, per spalmare le 24 ore a disposizione per presentare il caso. Una concessione ottenuta grazie ai mugugni di alcuni senatori repubblicani. Anche la difesa, guidata dall’ avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone, avrà lo stesso tempo: da sabato a martedì (esclusa la domenica). Poi, tra mercoledì e giovedì prossimi, sono previste 16 ore per le domande (in forma scritta) dei senatori. Solo dopo questa fase la risoluzione McConnell consente di votare eventuali mozioni per introdurre testimoni e documenti. Sarà un momento cruciale, in cui si vedrà se almeno quattro senatori repubblicani voteranno con i dem, altrimenti venerdì 31 gennaio il processo potrebbe già concludersi. Tre sembrano disponibili, tra cui Mitt Romney, il quarto potrebbe uscire da un gruppo di senatori che non temono le ire del tycoon perché non si ricandidano.

I DEM VOGLIONO SENTIRE BOLTON E MULVANEY

I dem puntano a sentire in particolare Bolton e Mulvaney: secondo il Washington Post, alcuni di loro starebbero discutendo privatamente l’ipotesi di uno scambio di testimoni con i repubblicani, offrendo Hunter Biden e il padre. Improbabile invece che si presenti Trump: «Mi piacerebbe andarci», ha detto lasciando Davos, precisando però che i suoi difensori probabilmente obietterebbero. Il presidente Usa ha aggiunto che preferirebbe un processo più lungo con testimoni, ma che la deposizione di alcuni dirigenti o ex dirigenti del governo come Bolton pone un problema di sicurezza nazionale e di privilegio esecutivo.

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Impeachment, così i repubblicani ostacolano il processo a Trump

Non è stata accettata la testimonianza dell'ex consigliere alla sicurezza Bolton, né l'acquisizione dei documenti sugli aiuti militari all'Ucraina poi stoppati. Tensione alle stelle tra conservatori e dem.

Niente testimonianza di John Bolton nel processo a Donald Trump. Dopo una maratona durata oltre 13 ore nell’aula del Senato Usa si è conclusa la prima giornata del processo al presidente con l’approvazione della risoluzione presentata dal leader della maggioranza repubblicana Mitch McConnell sulle regole del dibattimento. I repubblicani hanno bocciato 11 emendamenti dei democratici, tra cui quello che prevedeva la testimonianza dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton.

BLOCCATA L’ACQUISIZIONE DI DOCUMENTI SULL’UCRAINA

I repubblicani hanno anche bloccato la richiesta dei democratici di acquisire alcuni documenti del Pentagono, del Dipartimento di Stato e dell’ufficio bilancio della Casa Bianca. Carte relative soprattutto alla decisione di Donald Trump di congelare 400 milioni di dollari di aiuti militari all’Ucraina, secondo l’accusa per fare pressioni su Kiev perché aprisse un’indagine sui Biden e sui democratici. No dei repubblicani anche alla richiesta di ascoltare in aula la testimonianza di altri funzionari della Casa Bianca, tra cui il capo dello staff Mick Mulvaney.

TRE GIORNI A TESTA PER ACCUSA E DIFESA, TENSIONE GIÁ ALLE STELLE

La risoluzione McConnel fissa le regole per il processo, tra cui quella che accusa e difesa avranno tre giorni a testa per esporre le proprie considerazioni per un arco di tempo non superiore a 24 ore. Le ultime battute della prima giornata del dibattimento in Senato sono state contraddistinte, oltre che dalla stanchezza, anche da un grande nervosismo, con il presidente della commissione giustizia della Camera, Jerry Naddler, che ha accusato i repubblicani e la Casa Bianca di aver respinto tutte le richieste: «Solo chi è colpevole cerca di nascondere le prove». Pronta la risposta del team di legali del presidente Trump, che hanno definito l’impeachment «una farsa» e accusato Naddler e gli altri rappresentanti dell’accusa di voler fare «carta straccia della Costituzione». Uno scambio veemente che ha costretto il presidente della seduta, il giudice della Corte Suprema John Roberts, ad ammonire le parti richiamandole a moderare i toni e ad usare un linguaggio e un comportamento consono.

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Via al processo di impeachment a Trump: le cose da sapere

Il dibattimento al Senato è iniziato: per la terza volta nella storia Usa un presidente è "alla sbarra". Regole, tempi e protagonisti: la guida.

Lo show del processo d’impeachment per l’Ucrainagate contro Donald Trump, il terzo nella storia, comincia in una gelida giornata di sole invernale. Più fredda di quella di Davos, dove il presidente cerca un contraltare celebrando i fasti dell’economia americana e liquidando la messa in stato d’accusa come «una bufala», una «caccia alle streghe», una «sfacciata vendetta politica».

Ma la temperatura è altissima nell’austera aula del Senato, dove si consuma il primo scontro frontale tra democratici e repubblicani sulle regole e sui tempi del dibattimento, in una atmosfera tesa anche per la folla di cronisti: i loro movimenti sono stati limitati nei corridoi e i metal detector accertano che non si portino telefonini o apparecchiature da lasciare in aula per registrare segretamente le sessioni a porte chiuse.

LO SCONTRO SULLE REGOLE

Al centro della battaglia la controversa mozione presentata dal leader della maggioranza repubblicana al Senato Mitch McConnell che mira ad un processo rapido come auspicato da Trump e possibilmente senza nuovi elementi probatori. La speranza del presidente è di mettersi alle spalle il processo (con un’assoluzione ovviamente) entro il 4 febbraio, quando terrà il discorso sullo Stato dell’Unione al Congresso. «Una vergogna nazionale, un insabbiamento», hanno denunciato i dem, che oggi hanno presentato una serie di emendamenti per spianare subito la strada a nuovi testimoni e nuovi documenti. «Le regole di McConnell sembrano disegnate dal presidente Trump per il presidente Trump», ha accusato il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer, ammonendo che se saranno approvate «sarà uno dei giorni più bui per il Senato».

I PROTAGONISTI DEL PROCESSO

La mozione in discussione concede ad accusa (sette deputati dem) e difesa (guidata dall’avvocato della Casa Bianca Pat Cipollone, ma con star come Kenneth Starr, l’inquisitore di Bill Clinton) 24 ore a testa con una maratona di due giorni per gli ‘opening arguments’, ossia le argomentazioni di apertura per illustrare il caso, previste a partire da domani sino a sabato. Un tempo più compresso rispetto al processo d’impeachment a Clinton, quando le 24 ore a testa furono spalmate su 4 giorni. Ma all’epoca le regole del processo furono approvate in modo bipartisan: 100 a zero.

IL NODO DELLE TESTIMONIANZE

Successivamente, da lunedì a martedì prossimi, ci dovrebbero essere 16 ore riservate ai senatori, che in qualità di giudici potranno fare solo domande per iscritto tramite il capo della Corte suprema John Roberts, che presiede il dibattimento. Per loro sono previste norme di decoro severe: niente cellulari, niente tweet, niente conversazioni con i colleghi. Solo dopo questa fase la mozione McConnell consente di discutere e votare eventuali mozioni per introdurre testimoni e documenti. Ma è richiesta una maggioranza di 51 voti e i dem ne hanno 47. Quindi hanno bisogno di almeno quattro senatori repubblicani, altrimenti il processo potrebbe finire già la prossima settimana. Tre sembrano disponibili, come Mitt Romney, il quarto potrebbe uscire da un gruppo di senatori che, non ricandidandosi, non temono le ire del tycoon. I dem puntano a sentire alcuni personaggi chiave come l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, ma il presidente e il suo partito sono decisi a tutto per bloccarlo. Se non ci riuscissero, chiederebbero una deposizione classificata e risponderebbero citando l’ex vicepresidente Joe Biden e il figlio Hunter. Sembra comunque altamente improbabile che ci siano 20 senatori dissidenti del Grand Old Party per arrivare ai 67 necessari per condannare e rimuovere Trump.

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Chi sono i protagonisti del processo di impeachment a Trump

La messa in stato d'accusa del presidente si sviluppa come un vero e proprio dibattimento in Senato. I dem della Camera diventano pubblici ministeri, mentre il tycoon ha assoldato un dream-team per difenderlo. La scheda.

Mentre il presidente Usa Donald Trump è a Davos per il World Economic Forum, a Washington si è aperto il processo di impeachment a suo carico per abuso di potere e ostruzione della giustizia. Il Senato affronterà quello che si sviluppa come un vero e proprio dibattimento e al di là dell’esito finale (a meno di clamorose sorprese Trump sarà assolto) sarà utile capire chi tra i repubblicani e i democratici si avvantaggerà maggiormente in vista delle elezioni presidenziali di novembre 2020. Ecco chi sono i protagonisti del terzo processo nella storia Usa a carico del capo dello Stato.

IL GIUDICE: JOHN ROBERTS

Il capo della Corte suprema John Roberts presiede il dibattimento. Si tratta della massima autorità giuridica del Paese, e il suo ruolo è più che altro quello di controllare che lo svolgimento del processo avvenga secondo le regole. A giudicare il presidente sono infatti i 100 senatori, che rappresentano una sorta di maxi giuria.

L’ACCUSA: LA SQUADRA DEI DEMOCRATICI

Adam Schiff: presidente della commissione Intelligence alla Camera, è a capo del team dei democratici contro Trump

Jerry Nadler: presidente della commissione Giustizia alla Camera. Insieme a Schiff ha condotto le indagini che hanno portato alla messa in stato di accusa del presidente.

Gli altri cinque membri della Camera dei Rappresentanti nominati sono Hakeem Jeffries, Jason Crow, Val Demings, Zoe Lofgren e Sylvia Garcia. Dunque quattro uomini e tre donne.

LA DIFESA: IL DREAM-TEAM DI TRUMP

Pat Cipollone: il legale della Casa Bianca, guida la squadra della difesa del presidente.

Jay Sekulow: l’avvocato personale di Trump.

Ken Starr e Robert Ray: Starr è passato alla storia per aver inquisito Bill Clinton facendolo mettere sotto impeachment, mentre Ray gli successe nel ruolo di accusatore di Clinton e redasse il rapporto finale sulla sua messa in stato d’accusa (l’ex presidente alla fine fu assolto dalla maggioranza dem).

Alan Dershowitz: superavvocato al centro di famosissimi casi e dalle parcelle milionarie, ha tirato fuori dai guai personalità del calibro di O.J. Simpson o Claus von Bulow. Sarà il protagonista dell’arringa in favore del presidente, con il compito di smontare una ad una le accuse di abuso di potere e ostruzione al Congresso, dimostrando come non esistono le basi costituzionali per l’impeachment e la rimozione del Commander in chief.

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Quali sono le tappe per la procedura di impeachment di Trump

Dopo l'ok della commissione Giustizia, settimana prossima la Camera (a maggioranza dem) dovrebbe mettere il presidente in stato d'accusa. A gennaio il processo in Senato, dove è previsto che la maggioranza repubblicana lo scagioni.

Dopo l’ok della commissione Giustizia al voto sull’impeachment, sarà l’aula della Camera la settimana prima di Natale a decidere se mettere o meno Donald Trump in stato di accusa. Alla House of Representatives è necessario il 50% più uno di voti favorevoli per far proseguire la procedura. Considerato che i dem hanno la maggioranza alla camera bassa, il via libera è quasi scontato.

AL SENATO UN VERO E PROPRIO PROCESSO

A quel punto la palla passa al Senato, dove l’impeachment si configura come un vero e proprio processo al presidente in parlamento. Alla fine del dibattimento, con tanto di testimonianze e arringhe, si avrà il voto finale. Per far decadere il capo di Stato sono necessari due terzi dei voti, ma visto che il Senato è a maggioranza repubblicana è altamente improbabile che Trump perda la battaglia finale. Il processo si terrà a gennaio, un mese prima dell’inizio delle primarie.

La Casa Bianca ha fatto sapere che non parteciperà ad un procedimento che ritiene «infondato e illegittimo». La strategia di Trump e del suo partito sembra chiara: negare ogni accusa e trasformare il processo in una zuffa politica montando un ring da pugilato al Senato per un contro processo ai Biden. Il presidente sta già preparando il terreno insieme al suo avvocato personale Rudy Giuliani, che è andato in Ucraina per raccogliere informazioni sull’ex vicepresidente e su suo figlio nonostante sia emerso nell’indagine di impeachment come l’uomo chiave incaricato dal tycoon della campagna di pressione su Kiev.

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