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Terremoto nel Mugello: gente in strada e stop all’Alta velocità

In piena notte una serie di scosse con magnitudo massima a 4,5 in provincia di Firenze. Epicentri a Scarperia e Barberino.

Decine di scosse di terremoto si stanno susseguendo dalla notte scorsa nel Mugello, in Toscana. La più forte, di magnitudo 4,5, è stata registrata alle ore 4.37 ed è stata avvertita fino a Firenze e Pistoia. Per le altre, l’intensità è stata minore, ma comunque fino a 3.2. In corso verifiche su eventuali danni, e scuole chiuse in alcuni Comuni dell’area. Sospeso il traffico ferroviario nel nodo di Firenze per verifiche tecniche sulle linee. Bloccata anche l’Alta velocità tra Firenze e Bologna oltre al traffico regionale. Secondo i dati diffusi dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, due gli epicentri: uno a Scarperia San Piero (Fi), dal quale ha preso origine la scossa più violenta; l’altro a Barberino del Mugello (Fi). Molte le persone che via via hanno abbandonato le abitazioni e sono scese in strada, rifugiandosi nelle auto per proteggersi dalla pioggia. “La scossa di magnitudo 4,5 ha fatto davvero paura” ha raccontato il sindaco di Scarperia San Piero, Federico Ignesti che tranquillizza sulla presenza di danni: “Al momento non risultano ai carabinieri che hanno effettuato i primi sopralluoghi, né a me sono arrivate segnalazioni in merito. Intanto – conclude – è stato attivato il Centro operativo intercomunale di Protezione Civile”. Rimarranno chiuse le scuole di ogni ordine e grado nei Comuni di Barberino di Mugello, Borgo San Lorenzo e Vicchio. Filippo Carlà Campa, sindaco di Vicchio, ha reso noto che è stato aperto il centro operativo comunale presso il nuovo campo sportivo. Anche a Barberino aperta l’unità di crisi. Alle 7 aprirà anche la sala integrata di Protezione Civile della Città metropolitana e della prefettura di Firenze.

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I valori di Borsa italiana e spread del 9 dicembre 2019

Attesa per l'apertura di Piazza Affari nel giorno in cui la manovra approda in Senato. Lo spread riparte da quota 166. I mercati in diretta.

Attesa per l’apertura della Borsa italiana lunedì 9 dicembre 2019, il giorno in cui la manovra economica si appresta ad affrontare la prova del voto in Senato. La prima settimana di dicembre si era chiusa in modo positivo con il +0,93% di venerdì 6.

LO SPREAD BTP-BUND RIPARTE DA 166

Lo spread tra Btp e bund tedeschi riparte da quota 166 punti, dato alla chiusura di venerdì.

LA GIORNATA DEI MERCATI IN DIRETTA

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Caro voli e caro treni: tornare a casa per Natale è un’Odissea

Come ogni anno raggiungere la famiglia per le feste è un salasso. I biglietti aerei, quando si trovano, sono proibitivi. E l'alternativa su rotaia è sold-out. Cronache di ordinario rientro da Nord a Sud.

Cinque euro per andare a Londra, 166 per Palermo. In entrambi i casi si parte il 20 dicembre da Milano Malpensa con una low-cost. L’ultimo venerdì prima di Natale, quando – almeno sulla carta – le famiglie dovrebbero ricomporsi per la gioia dei cari facendo però lacrimare il portafoglio.

Il 20 dicembre da Malpensa a Londra si spendono 4,99 euro.

Anche questi sono i risvolti dell’emigrazione di massa e della fuga dei cervelli. E basta dare un’occhiata a destinazioni e tariffe sotto le feste per rendersene conto. 

Volo Milano Malpensa – Palermo.

POSTI QUASI ESAURITI PER BARI E CATANIA

Nella stessa data, per Bari e Catania è tutto esaurito e la storia non cambia nei giorni successivi, mentre per spingersi fino a Lamezia servono 230 euro e una prenotazione immediata: i posti disponibili sono due e potrebbero facilmente esaurirsi nell’istante in cui quest’articolo prende forma.

Per volare da Malpensa a Lamezia il 20 dicembre si spendono 230,99 euro.

Si potrà obiettare che la soluzione volo non sia la sola percorribile e possano trovarsi alternative, ma anche in questo caso ogni affermazione deve essere presa con le pinze.

LE ODISSEE VIA TRENO

Da Roma a Villa San Giovanni (Reggio Calabria), i treni vanno a ruba: i biglietti residui e più economici costano 78 euro, Freccia Bianca senza chance di scontistica, o 87, che diventano 52 per under 30 e over 60. Quest’ultima soluzione, però, è un Intercity e per percorrere i 491 chilometri che dividono la Capitale dal Sud più profondo impiega la bellezza di sette ore e 10 minuti.

Il costo di un biglietto Frecciargento da Roma a Villa San Giovanni.

Meglio allora, a patto certo di averne le possibilità, optare per la Freccia Argento. Prezzo bloccato a 127 euro con economy sold-out: lati negativi da barattare con la consapevolezza di essere a casa in “sole” 4 ore e 39 minuti. 

UN PAESE SPACCATO

Ritardi permettendo. Già, perché in un quadro di per sé desolante, l’alta velocità continua a viaggiare a singhiozzo da Salerno in giù, con qualche rara eccezione determinata spesso e volentieri più dall’eliminazione di fermate che dall’aumento effettivo dei chilometri orari dei convogli. Le linee sono vecchie, le infrastrutture altrettanto e gli interventi rari per usare un eufemismo. Chi taglia l’Italia da Nord a Sud, si confronta un Paese letteralmente spaccato: fino a Napoli abbondano le corse di Italo e Trenitalia. Poi, una volta giunti sotto il Vesuvio, è quasi sempre necessario proseguire su Intercity o regionali veloci. «Da Bergamo a Roma giorno 20 dicembre sfrutterò l’alta velocità, impiegando 5 ore», conferma a Lettera43.it Antonella, biotecnologa 26enne. «Poi continuerò con l’Intercity. Per percorrere 100 chilometri in meno, viaggerò due ore in più». Paradossi dello Stivale. 

I CORAGGIOSI DEL PULLMAN

Per i più arditi o i ritardatari dell’ultimo secondo rimangono i bus. Roma-Agrigento, venerdì 20 dicembre, vale 69 euro e 50 o, addirittura, 84.50 a seconda che si decida per una partenza serale (19.45) o notturna (21). Orario di arrivo? Rispettivamente 9.15 e 10.30. La notte in pullman val bene l’abbraccio con mamma e papà, una passeggiata in riva al mare o il pranzo del 25 dai parenti, ma nessuno, studente o lavoratore che sia, disdegnerebbe la possibilità di risparmiare qualche manciata di euro. Che si trasformano presto in giri d’affari incredibili, se moltiplicati per il numero impressionante di emigrati.

Il costo del viaggio da Roma ad Agrigento in bus.

LO TSUNAMI DEMOGRAFICO

Secondo i dati dell’ultimo rapporto Svimez, tra il 2002 e il 2017 dal Meridione, con capolinea Nord Italia o estero, sono andate via oltre 2 milioni di persone, la metà sono giovani tra i 22 e i 34 anni, 379 mila quelli in possesso di una laurea. Nello stesso arco di tempo sono rientrati in 1 milione e 200 mila, per un saldo negativo di 852 mila. Per rendere meglio l’idea, l’equivalente di una città delle dimensioni di Torino. L’ultimo rapporto Censis parla invece senza mezze misure di “tsunami demografico“: «Dal 2015 il Mezzogiorno ha perso quasi 310 mila abitanti (-1,5%), contro un calo dello 0,6% nell’Italia centrale e dello 0,3% nel Nord Ovest, dello 0,1% nel Nord Est e dello 0,7% a livello nazionale».

IL GAP CON L’EUROPA

Con questi numeri, non stupisce l’esodo sotto le feste o in estate. E i prezzi dei biglietti alle stelle. Problema, quest’ultimo, che si ripropone ogni anno e che almeno in Italia non pare trovare una soluzione. In Spagna, per esempio, le cose vanno diversamente grazie a una efficiente continuità territoriale. «Da Las Palmas a qualunque città della Spagna, e viceversa, ho una riduzione del 75% sul costo iniziale del biglietto», spiega Naomi Diaz 24 anni, originaria delle Canarie. «Inizialmente pagavamo la metà, poi, dopo numerose proteste, le agevolazioni sono aumentate ulteriormente, diventando quelle attuali». Nessun privilegio, ma il dovere di andare incontro a un bisogno urgente: «Vale solo per gli spostamenti che abbiano come destinazione o partenza la mia città», continua. «Per rotte differenti il prezzo è identico a quello pagato dagli altri spagnoli». 

Esodo natalizio (Ansa).

LA CONTINUITÀ TERRITORIALE PER LA SARDEGNA

E in Italia? Questo meccanismo funziona per ora solo per la Sardegna (per la Sicilia è stato chiesto recentemente) e garantisce tariffe bloccate su sei tratte aree: Alghero, Cagliari e Olbia con mete Roma Fiumicino e Milano Linate. Oltre ai residenti sull’Isola, possono beneficiare della scontistica anziani con più di 70 anni, giovani dai 2 ai 21 anni, studenti universitari fino al compimento dei 27. Per un totale di 3.672.532 posti l’anno. I nati in Sardegna hanno invece diritto a sconti sui biglietti marittimi. Il recente ponte di Ognissanti, tuttavia, ha dimostrato come le liste d’attesa siano lunghe e insufficienti a soddisfare l’enorme mole di domande. Storie, insomma, d’ordinario rientro.

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Finnish minister Sanna Marin, 34, to become youngest PM

Sanna Marin, of the Social Democrats, will head a female-led governing coalition in the Nordic nation.

New Zealand: Moment of White Island volcano eruption

A woman captured the moment the White Island volcano erupted in New Zealand.

Russia doping scandal: Athletes face potential ban from global sport

World anti-doping body will decide punishment after Russia accused of falsifying test result database.

People ‘unaccounted for’ after volcano erupts in New Zealand

Volcano erupts in New Zealand with 100 people in the vicinity; NZ PM Ardern says some are unaccounted for.

Four tiger foetuses found in Indonesian ‘poacher’ arrests

Sumatran tigers are critically endangered - with fewer than 400 believed to be left in the wild.

Chalk Back: Kenyan women fight back against street harassment

Using chalk and markers, women and girls in Nairobi document their experiences of street harassment.

Hong Kong protests: Six months of rage and desperation

Here are the most striking images from an unprecedented and historic few months in Hong Kong.

Ukraine: Paris talks with Russia aim to end eastern conflict

The first face-to-face talks between the leaders of Russia and Ukraine will take place in Paris.

Climate change: UN negotiators ‘playing politics’ amid global crisis

Political posturing is harming attempts to address key issues at the UN climate talks, participants say.

Saudi Arabia ends gender segregation in restaurants

It had previously been mandatory to have one entrance for families and women, and another for men.

Restoring the theme park abandoned for 20 years

When it is re-opened Spreepark will have a focus on art, culture and nature.

Manovra, retromarcia sulle “finte” prime case alla vigilia del voto in Aula

La proposta di stretta contro i furbetti dell'Imu dovrebbe essere ritirata. E Gualtieri parla di asili (quasi) gratis. Mentre la Robin tax sale al 3,5%. Le novità sulla legge di bilancio pronta alla prova del Senato.

Dopo l’accordo delle “tasse rimangiate”plastic tax, sugar tax, auto aziendali – si va verso un’altra retromarcia, quella sulla stretta che è stata proposta dai relatori in tema di “finte” prime case. La manovra è pronta ad affrontare la prova del voto al Senato, ma ancora manca l’intesa complessiva sulle modifiche da apportare.

Anche perché continuando a tagliare certe microtasse, servono le coperture: oltre al prelievo sulla “fortuna“, che potrebbe salire al 20%, dovrebbe essere rivista anche una nuova imposta appena presentata, l’addizionale Ires sui concessionari. Dopo la decisione di restringere la platea ai soli concessionari dei trasporti (autostrade, porti e aeroporti), la Robin tax dovrebbe infatti salire al 3,5%, allineando l’addizionale a quella che già si applica al sistema bancario.

L’Imu è insomma un dettaglio, in una legge di bilancio che comunque ha compiuto il “miracolo” di bloccare gli aumenti Iva, saldando «il conto del Papeete», come ha detto il ministro Roberto Gualtieri in tivù. Il titolare dell’Economia ha difeso la manovra che porta con sé un «significativo taglio delle tasse sul lavoro», grazie ai 3 miliardi a bilancio per la riduzione del cuneo fiscale, e asili nido «sostanzialmente gratuiti per la stragrande maggioranza dei cittadini italiani».

In che senso? Il voucher nidi è stato modulato su tre fasce: è rimasto a 1.000 euro per chi ha l’indicatore sopra i 40 mila euro, è salito a 2 mila euro per le famiglie con Isee tra i 25 mila e 40 mila euro, ed è arrivato a 3 mila euro per le famiglie meno abbienti, sotto i 25 mila euro.

Sull’Imu, invece, il ministro ha frenato. La stretta contro i “furbetti” della prima casa, cioè in genere moglie e marito che fissano la residenza in due abitazioni diverse per evitare di pagare l’imposta sulla casa delle vacanze, è stata inserita nel pacchetto di emendamenti alla manovra depositati dai due relatori (Dario Stefano per il Partito democratico e Rossella Accoto per il Movimento 5 stelle). Ma «non è un emendamento del governo», ha precisato Gualtieri, preannunciando un probabile parere negativo.

Possibile, quindi, che già lunedì 9 dicembre l’esecutivo chieda ai relatori di ritirare l’emendamento oppure di riscriverlo tenendo conto della necessità di tutelare i nuclei familiari che hanno bisogno di due prime case perché uno dei due coniugi lavora in un’altra città rispetto a dove risiede la famiglia.

La commissione si prepara a una tre-giorni di voto quasi senza sosta, per arrivare a chiudere anche in Aula al Senato entro la settimana. E dovrebbe approvare anche alcune proposte parlamentari, puntando su quelle sponsorizzate da più gruppi: dall’aumento dei fondi contro la violenza di genere alla proroga del credito d’imposta per le partecipazione delle Pmi alle fiere internazionali, passando per gli sconti per la continuità territoriale della Sicilia (chiesto anche da Pd e M5s), fino all’aumento delle borse di studio per l’Università (promosso in particolare da Italia viva).

Resta in attesa anche la riconferma del Bonus verde, annunciato dalla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova e anche tra le richieste di Liberi e uguali. Tra le proposte del Pd potrebbe trovare spazio il sostegno al biologico, ai vivai e anche ad alcune eccellenze musicali.

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Lega sotto il 30%, lontani i tempi del 35% di luglio

In calo Salvini. Ma le intenzioni di voto si spostano verso la Meloni: Fratelli d'Italia dall'8,6% di ottobre all'11,3%. Il M5s scivola al 18,1%. Pd al 18,7%. Italia viva al 3,5%. Forza Italia recupera al 6,5%. I sondaggi Demos.

Praticamente un travaso di voti. Da Matteo Salvini a Giorgia Meloni. Sempre più a destra. Secondo il sondaggio Demos per la Repubblica domenica 8 dicembre 2019 la Lega è scesa sotto il 30%, esattamente al 29,5%, in leggero calo rispetto al 30,2% di ottobre, ma ormai lontana dal 35,3 di luglio. In contemporanea però ha fatto boom Fratelli d’Italia, passando dall’8,6% di ottobre all’11,3%, molto avanti rispetto al 6,5% di settembre.

Il Movimento 5 stelle si è confermato in crisi, scivolando al 18,1%, mentre due mesi prima era al 20,6%. Piccola flessione per il Partito democratico, al 18,7%: in ottobre era al 19,1%. E un leggerissimo progresso di Forza Italia: il partito di Silvio Berlusconi è salito al 6,5% rispetto al 6,1% di ottobre.

In calo Italia viva di Matteo Renzi, che è passata dal 3,9% di ottobre all’attuale 3,5%. Infine avanzata per Liberi e uguali, balzati dal 2,4% di ottobre all’attuale 3,2% e piccolo progresso anche per +Europa, dal 2,1% di ottobre al 2,4% di oggi.

La rilevazione è stata condotta nei giorni 2-6 dicembre 2019 da Demetra con metodo mixed mode (CatiCamiCawi). Il campione intervistato (N=1276, rifiuti/sostituzioni/inviti 8070) è rappresentativo per i caratteri socio-demografici e la distribuzione territoriale della popolazione italiana di età superiore ai 18 anni (margine d’errore 2,7%).

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Caroll Spinney: Sesame Street’s Big Bird puppeteer dies

US puppeteer Caroll Spinney has died after a long career as Big Bird and Oscar the Grouch.

L’incidente a Milano causato dal filobus Atm ha fatto un morto

È deceduta la donna di 49 anni coinvolta nello scontro e apparsa subito gravissima. Altre 11 persone ferite. È stato il mezzo dell'azienda dei trasporti milanesi a passare col rosso centrando il camion per la raccolta rifiuti dell'Amsa. La ricostruzione.

L’incidente stradale a Milano tra un filobus dell’Atm e un camion per la raccolta rifiuti dell’Amsa ha assunto i contorni della tragedia: c’è una vittima, la donna di 49 anni che era rimasta coinvolta ed era apparsa subito gravissima, in coma. Il giorno dopo lo scontro è morta.

L’AZIENDA «VICINA AL DOLORE DEI FAMILIARI»

L’episodio ha fatto registrare il ferimento di altre 11 persone. L’azienda dei trasporti milanesi «nell’apprendere che la passeggera gravemente coinvolta nell’incidente stradale è deceduta», ha espresso «la sua profonda vicinanza ai familiari in questo momento di grande dolore».

incidente atm amsa milano cause
Le condizioni del filobus dopo l’incidente a Milano. (Ansa)

APERTA UN’INDAGINE INTERNA: IN ARRIVO PROVVEDIMENTI

Ma di chi è la colpa? Sarebbe stato proprio il filobus dell’Atm a non rispettare il semaforo rosso e a causare l’impatto. Atm ha spiegato che «dalla ricostruzione della dinamica è emerso che il filobus non ha rispettato la precedenza semaforica». L’azienda poi ha assicurato di aver già «aperto un’indagine interna» e si è detta «pronta a prendere tutti gli opportuni provvedimenti». Atm ha ribadito infine di essersi «impegnata da subito a fornire tutto il supporto necessario alla famiglia colpita da questo grave lutto».

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Tetsu Nakamura: Japanese doctor killed in Afghanistan returns home

Gunmen shot Tetsu Nakamura, 73, while he was travelling in a car in Afghanistan this week.

Perché il nuovo summit sull’Ucraina si risolverà in un nulla di fatto

A tre anni di distanza, riprendono le trattative per il Donbass. Questa volta a Parigi si incontreranno Macron, Merkel, Putin e Zelensky. Lo stallo però è destinato a continuare. Un compromesso tra Kiev e Mosca pare impossibile, soprattutto senza un accordo tra Russia e Usa. L'analisi.

L’ultimo incontro nel cosiddetto “formato normanno” risale all’ottobre del 2016. A Berlino si riunirono con Angela Merkel e l’allora presidente francese François Hollande, Petro Poroshenko e Vladimir Putin, i quattro che si erano visti per la prima volta in Normandia nel 2014 alle celebrazioni per il 60esimo anniversario dello sbarco degli Alleati e che avevano poi sottoscritto gli Accordi di Minsk nel 2015 impostando la road map del processo di pacificazione nel Donbass.

Da allora un sostanziale stallo, con la diplomazia internazionale incastrata sulla crisi ucraina, il conflitto nel Sud-Est della repubblica ex sovietica di fatto congelato, il numero delle vittime salito a oltre 13 mila e quello dei profughi, interni e verso la Russia, nell’ordine dei milioni.

Una tragedia sparita dai radar dei media occidentali che solo saltuariamente torna sotto i riflettori, evidenziando ogni volta la situazione critica in un Paese nel cuore dell’Europa dove si combatte una vera proxy war, una guerra per procura, tra Russia e Stati Uniti con l’Unione europea a fare in sostanza da spettatrice.

IL PRIMO FACCIA A FACCIA TRA ZELENSKY-PUTIN

Il summit di lunedì 9 dicembre a Parigi, padrone di casa Emmanuel Macron, è dunque il tentativo di fare un passo in avanti per smuovere i macigni che hanno ostruito la via verso la pace. Operazione quasi impossibile, ma il solo fatto che gli attori principali si vedano direttamente deve essere valutato positivamente, anche se alla fine la montagna partorirà il solito ridicolo topolino. Oltre a Macron, l’altra novità del quartetto è rappresentata da Volodymyr Zelensky. Eletto quest’anno – ha sostituito Poroshenko, trionfatore della rivoluzione di Euromaidan finito però disgrazia dopo il mandato fallimentare alla Bankova – Zelensky sta tentando di trovare la via del compromesso con la Russia. Spalleggiato da Francia e Germania della sempre presente cancelliera Merkel, si incontrerà per la prima volta faccia a faccia con Vladimir Putin che oggi come allora ha ancora in mano i destini del Donbass: i separatisti filorussi possono infatti sopravvivere solo con l’aiuto di Mosca, cui basta il minimo sforzo per tenere in scacco l’Ucraina sul fronte sudorientale.

UN COMPROMESSO TRA MOSCA E KIEV È ANCORA MOLTO DIFFICILE

Zelensky, Putin, Merkel e Macron ripartono quindi dagli accordi di Minsk, vecchi ormai quasi cinque anni (sottoscritti nel febbraio del 2015, sulla base del primo patto bielorusso del 2014), e riproposti adesso nella cosiddetta formula Steinmeier, una versione semplificata sulla quale ci sarebbe un’intesa preliminare. Il condizionale è d’obbligo, visto che se i punti chiave sono più o meno chiari (status speciale alle regioni di Donetsk e Lugansk ed elezioni libere e monitorate), la tempistica è invece ancora nella nebbia.

Il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.

In sostanza, ed è qui il duello tra Russia e Ucraina, Kiev vorrebbe ottenere il controllo del confine prima delle elezioni, mentre Mosca il contrario. Dato che vie di mezzo non ce ne sono, è assai improbabile che si arrivi presto a un compromesso accettabile da tutti, soprattutto da Zelensky che a casa propria è incalzato dai falchi nazionalisti (vasta fazione dentro e fuori il parlamento, quest’ultima numericamente minoritaria, ma più pericolosa) che invece di una soluzione diplomatica preferirebbero una suicida resa dei conti militare.

LA RUMOROSA ASSENZA DEGLI USA AL TAVOLO DIPLOMATICO

Nulla di nuovo perciò all’orizzonte, se non la volontà, diplomatica, di riaprire il dialogo dopo il silenzio di tre anni. La partita, inoltre, si gioca su più fronti: il quartetto normanno è uno specchietto per le allodole, dato che esclude in partenza uno dei player maggiori e decisivi, cioè gli Stati Uniti. Così come Barack Obama aveva delegato la mediazione ad Angela Merkel, Donald Trump si guarda bene dall’entrare direttamente in gioco, nonostante da Kiev Poroshenko prima e Zelensky poi abbiano cercato di tirarlo per la giacca per allargare il tavolo delle trattative. È evidente però che senza un accordo tra Russia e Stati Uniti non ci potrà essere alcuna vera e duratura soluzione del conflitto, al di là di qualche accorgimento cosmetico e temporaneo.

IL MACIGNO DELLE SANZIONI

Il lavoro sporco è riservato insomma tra Parigi e Berlino che si devono accollare oltretutto gli svantaggi della strategia delle sanzioni, volute in primo luogo da Washington, ultima però a subirne riflessi e contromisure. Nonostante i malumori fino a ora si è andati avanti su questa linea, anche se ora appaiono i primi tentativi reali di smarcamento guidati da Macron. Angela Merkel, che nonostante le pressioni a stelle e strisce mai ha mollato il progetto Nordstream, il gasdotto russo-tedesco sotto il Baltico che aggira l’Ucraina, ha sempre giocato su due fronti.

Attivisti dell’estrema destra ucraina manifestano davanti all’ufficio del presidente prima del summit del 9 dicembre.

L’UCRAINA È LACERATA SENZA SOVRANITÀ DAL 1991

L’Ucraina è insomma il teatro di braccio di ferro tra Cremlino e Casa Bianca che va oltre il nome dei rispettivi inquilini e dove l’Europa di Germania e Francia ha dimostrato la propria debolezza. A Kiev – dove dopo il cambio di regime del 2014 che ha lasciato immutato l’establishment politico-economico, l’onda verde di Zelensky sembra più incline adesso al compromesso con il sistema oligarchico che non alla sua distruzione – l’aiuto degli Stati Uniti e dell’Europa è necessario per non sprofondare nel baratro, ma non certo sufficiente per avere quella piena sovranità che gli ucraini attendono dal 1991, cioè dall’indipendenza dall’Urss. Il Paese è lacerato, la Crimea annessa dalla Russia e il Donbass de facto un protettorato di Mosca: impossibile ricomporre i cocci se Mosca e Washington non si metteranno d’accordo in qualche modo, anche sopra la testa di Kiev.

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