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Malaysian prime minister Mahathir Mohamad resigns

The 94-year-old's resignation comes amid rumours that he may form a new coalition.

Donald Trump in India: US president begins first official trip

The US president's visit is expected to focus on ties between the world's two largest democracies.

Komla Dumor Award 2020: Seeking a rising star of African journalism

BBC seeks future star of African journalism for the BBC World News Komla Dumor Award 2020.

Coronavirus: North Korea quarantines foreigners amid fears

Meanwhile, South Korea has quarantined 7,700 troops after an outbreak in the military.

Virus credit crunch hits millions of Chinese firms

Prolonged shutdowns for businesses in China are bringing many firms to the brink of survival.

Israel says it struck Islamic Jihad sites in Gaza and Syria

The Israeli military says it launched the air strikes in response to rocket fire from Gaza.

Canary Islands sandstorm: Flights disrupted as dust cloud strands tourists

Flights to and from the Spanish islands have been disrupted, leaving tourists stranded at airports.

What Donald Trump gets out of his trip to India

The US president's first official trip to the world's largest democracy will be a photo-op and a half.

How Africa hopes to gain from the ‘new scramble’

The continent's leaders have been globe-trotting to attend Africa-themed summits, but do they have a plan?

Earth Harp: The man behind the unique instruments ‘epic’ sound

The inventor of the world's longest string instrument explains its unique and majestic sound.

‘My journey to accept being a childless woman’ in Niger

Filmmaker Aicha Macky from Niger is on a journey to determine her role in society as a childless woman.

New questions over Farah’s relationship with Salazar

Fresh questions over Mo Farah's relationship with his disgraced former coach Alberto Salazar are raised in a new BBC Panorama investigation.

Hamburg election: Merkel party ‘slumps as Greens surge’

The CDU is set to suffer its worst-ever poll result in the city-state, as the left consolidates power.

Milano alle prese con l’emergenza coronavirus

Assalto ai supermercati. Mascherine e Amuchina finite in molte farmacie. Bar e locali chiusi. Così la metropoli europea fa i conti con il nemico invisibile.

È corsa all’ultimo pacco di biscotti secchi. Ma anche acqua, scatolette di cibo per gatti, verdura. Carrelli che si agitano per le corsie strette, in uno slalom tra mascherine che scrutano date di scadenza e dipendenti che non fanno in tempo a rifornire gli scaffali.

Milano, giorno 2 dall’esplosione dell’emergenza coronavirus. Ore 15 e 30. Uno dei supermercati centrali della più nota catena della Lombardia è preso d’assalto. «È Natale», scherza un addetto con un collega mentre rimpingua il banco frigo con nuovi brick di latte. E, dicono, nei grandi punti vendita appena fuori il centro è addirittura peggio.

La nota influencer-imprenditrice-da-k-follower che insieme al compagno entra spingendo un carrello dà alla situazione una pennellata di straordinarietà preoccupante. «Siamo pronti ad affrontare qualsiasi emergenza», ha rassicurato il gruppo della Gdo. Niente paura: le scorte ci sono e i magazzini sono pieni. Insomma, non moriremo di fame.

IL PANICO DA PROVVISTA

A scatenare il panico da provvista è bastata una mezza ipotesi buttata lì durante la conferenza stampa di Regione Lombardia: la possibilità di chiudere gli esercizi commerciali anche a Milano, come nelle aree focolaio del Lodigiano. Poco dopo la piattaforma per la spesa online della suddetta catena è andata in tilt.

LEGGI ANCHE:Virologi contro: il coronavirus è poco più di un’influenza o no?

Giorni di consegna non più disponibili, fino al mancato riconoscimento dell’utente. A nulla è valsa la conferma che no, a Milano i negozi non chiuderanno.

MILANO CITTÀ STATO SI SCOPRE PROVINCIA

Così Milano l’europea, la città Stato, l’”idrovora” di intelletti e risorse, Milano la laica, la città aperta e vitale e moderna si scopre provincia arci-italiana davanti al nemico invisibile che ha bussato alle sue porte. Si scopre cioè come tutti: semplicemente impaurita.

Un’altra farmacia in corso Buenos Aires (foto Manuel Carli).

ESAURITE MASCHERINE E AMUCHINA

In Porta Venezia, scendendo lungo corso Buenos Aires fin quasi a Piazzale Loreto, le farmacie te lo sbattono in faccia subito: «Esaurite mascherine e amuchina». Astenersi rompiscatole. Ma anche in questo caso niente panico. La carenza di gel disinfettanti per le mani in diverse farmacie è solo momentanea, ha detto il presidente di Federfarma Marco Cossolo annunciando che «attualmente è allo studio la possibilità di produrre questi gel nei laboratori di galenica delle farmacie».

Cartello in una farmacia di zona Loreto a Milano (foto Manuel Carli).

L’Amuchina, nuovo elisir di sopravvivenza che ha sostituito sui social i nutella biscuits, è venduta a cifre impensabili su Amazon. Una confezione da quattro pezzi arriva a costare addirittura 115 euro.

MASCHERINE ALTERNATIVE

La cosa strana però è che scivolando lungo la via dello shopping nazionalpopolare, se confrontata a Montenapoleone e via della Spiga nel quadrilatero della moda, pochi passanti indossano una protezione sanitaria. Sì, se ne vedono. Turisti stranieri soprattutto. Ma chi vive in città sembra provare ancora un filo di vergogna a ostentare questa ansia da contagio. Vergogna di mostrarsi impaurito, impotente davanti a una minaccia che fino a una manciata di ore fa sembrava la solita “giargianata”. Un sentimento poco cittadino, dell’hinterland, di fuori.  Quella mascherina, insomma, per alcuni assomiglia tanto a una resa.

Corso Buenos Aires a Milano (foto Manuel Carli).

Eppure l’ansia aumenta insieme con il numero dei contagi. Con le scuole e le università chiuse, e le luci a San Siro davvero spente, almeno per oggi. Con i bar e i locali con le serrande abbassate dalle 18, proprio all’ora dell’aperitivo. E il Duomo senza turisti e celebrazioni. Resterà invece agibile un’area per le preghiere, almeno quella.

Corso Buenos Aires (foto Manuel Carli).

Così la laboriosa e creativa Milano, però, s’ingegna. Le sciure con fare finto sbadato si arrotolano la sciarpa intorno al collo fino a lambire il naso. C’è poi chi, non cedendo alla fine mesta di questa settimana della moda si aggira con calzoni stretti, caviglie nude, trench primaverile, occhiale da sole e un foulard di seta sul viso. Banditi chic e metrosexual. Quasi un costume di Carnevale.

Myss Keta (Ansa).

Ma a Milano si sa, tra una fashion week e l’altra, il travestimento è diventato ordinario. Termina così, senza cocktail e olivette, il secondo giorno di emergenza coronavirus. Aspettando che la mise di Myss Keta, “ragazza (ormai donna) di Porta Venezia” mascherata, diventi, quella sì, virale.

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Hunters: Jewish groups criticise Holocaust portrayal in Amazon show

The drama series draws ire for a gruesome and fictitious human chess scene at Auschwitz.

Canary Island sandstorm: Flights cancelled due to Saharan sand

Passengers have been left stranded after a strong sandstorm caused poor visibility.

Coronavirus: Italy imposes lockdown to tackle new outbreak

About 50,000 people cannot enter or leave several towns in northern Italy without permission.

Togo opposition alleges ‘fake’ polling stations

Voting ended on Saturday for a president in Togo which has been led by the same family for 53 years.

Virologi contro: il coronavirus è poco più di un’influenza o no?

Gismondo, direttrice del laboratorio analisi del Sacco: «Infezione scambiata per una pandemia letale. Follia. Abbassate i toni». Ma Burioni la stronca: «Non è così, purtroppo. Dirlo è una scemenza gigantesca». I dati e le argomentazioni delle due versioni.

Niente panico, affidiamoci agli esperti. Ma se anche nel mondo della scienza i pareri sul coronavirus divergono? È il problema che è emerso in un botta e risposta a distanza sul diffondersi dell’epidemia nel Nord Italia.

AL SACCO PROVANO A SMORZARE GLI ALLARMISMI

A ridimensionare certi allarmismi ci ha provato Maria Rita Gismondo, direttrice responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, il laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati da giorni i campioni di possibili pesone contagiate.

«INFEZIONE APPENA PIÙ SERIA DI UN’INFLUENZA»

«A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così», ha scritto su Facebook.

Mio bollettino del mattino. Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni….

Posted by Maria Rita Gismondo on Saturday, February 22, 2020

Per poi aggiungere: «Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni». E poi ha parlato di chi lavora con lei (utilizzando un termine che però di solito non piace alla scienza): «I miei angeli sono stremati. Oggi la mia domenica sarà al Sacco. Vi prego, abbassate i toni! Serena domenica!».

«NON È PANDEMA! LEGGETE LA MORTALITÀ»

Più tardi in un altro post ha scritto: «Leggete! Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per coronavirus 1!!!».

Leggete! Non è pandemia!Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1!!!

Posted by Maria Rita Gismondo on Saturday, February 22, 2020

Facciamo male dunque a preoccuparci? Secondo un altro virologo, il volto noto di social e tivù Roberto Burioni, no. Perché «non è un’influenza, purtroppo», ha twittato in quella che è sembrata a tutti gli effetti una risposta alla collega del Sacco.

E sulla sua rivista online MedicalFacts ha precisato: «Non si possono trattare i cittadini come bambini di 5 anni. Qualcuno, da tempo, ripete una scemenza di dimensioni gigantesche: la malattia causata dal coronavirus sarebbe poco più di un’influenza. Ebbene, questo purtroppo non è vero».

BURIONI: «NIENTE PANICO, MA NIENTE BUGIE»

Il motivo? «In questo momento in Italia sono segnalati 132 casi confermati e 26 di questi sono in rianimazione (circa il 20%). Sono numeri che non hanno niente a che vedere con l’influenza (i casi gravi finora registrati sono circa lo 0,003% del totale). Questo ci impone di non omettere nessuno sforzo per tentare di contenere il contagio. Niente panico, ma niente bugie». Poi ha proprio replicato direttamente, anche se in una discussione con un altro utente, alla Gismondo.

Anche se la virologa ha insistito sulla sua linea.

Se pure la scienza non si mette d’accordo, al cittadino non restano che i dubbi.

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Criminali come noi, i soliti ignoti dell’Argentina

Nel realizzare il suo ultimo film, Sebastián Borensztein si è ispirato al grande cinema italiano. E il pensiero va subito a Monicelli e Petri. Il risultato è una commedia divertente ma senza colpi di scena.

Con Criminali come noi, ispirato dal romanzo La notte degli eroi perdenti di Eduardo Sacheri, Sebastián Borensztein propone un Heist movie in salsa sudamericana.

A metà tra Ocean’s Eleven e i soliti ignoti di Mario Monicelli.

Siamo nel 2001, anno del crac argentino. Fermín Perlassi (Ricardo Darín), un ex calciatore professionista, convince un gruppo di amici e vicini di casa a unire i propri risparmi per dare vita a una cooperativa agricola e rilanciare l’economia della loro piccola comunità.

RISATE CON QUALCHE SCIVOLONE NELLA RETORICA

Il giorno successivo al deposito in banca della somma, il gruppo si accorge di aver perso tutto. Il 19 dicembre di quell’anno, infatti il governo vietò ai cittadini di ritirare dalle banche più di 250 dollari al giorno. A quel punto i protagonisti, improvvisati e pasticcioni, cercano di recuperare il denaro con un piano picaresco. Borensztein gioca sul sicuro confezionando il film sulla bravura degli interpreti e su una sceneggiatura che, nonostante non proponga nulla di nuovo, riesce a strappare la risata. Scivolando talvolta in un eccesso di retorica e buoni sentimenti.

Regia: Sebastián Borensztein; genere: commedia (Argentina, Spagna, 2019); attori: Ricardo Darín, Luis Brandoni, Chino Darín, Verónica Llinás, Daniel Aráoz, Carlos Belloso, Marco Antonio Caponi, Rita Cortese, Andrés Parra.

CRIMINALI COME NOI IN PILLOLE

TI PIACERÀ SE: Ami le commedie semplici che però permettono di ripercorrere pagine di storia recente.

DEVI EVITARLO SE: Ti aspetti colpi di scena e trovate geniali.

CON CHI VEDERLO: Con gli amici di sempre o, perché no, con colleghi di lavoro.

LA SCENA MEMORABILE: I “criminali” entrano in azione per portare a termine il proprio piano.

LA FRASE CULT: «Ci riprendiamo quello che è nostro».

Una scena di Criminali come noi.

1. L’INFLUENZA DEL CINEMA ITALIANO

Il regista ha detto di essersi ispirato al grande cinema italiano. «Alcuni passaggi si possono associare al neorealismo italiano», ha dichiarato Borensztein, «sia per le caratteristiche dei personaggi, sia per il colpo che si preparano a compiere». I protagonisti ricordano Totò, Gassman, Mastroianni e Salvatori de I Soliti Ignoti, mentre per l’afflato politico può richiamare La classe operaia va in Paradiso di Elio Petri.

2. DA UN DARÌN ALL’ALTRO

Chino Darín recita per la prima volta accanto al padre Ricardo, star delle telenovelas e uno degli attori più noti in Argentina. A convincerlo è stata la sceneggiatura.

Ricardo e Chino Darìn sul set.

Il giovane attore, classe 1989, ha inoltre ammesso di aver scoperto che il padre è particolarmente bravo anche dietro la cinepresa e che sarebbe un ottimo montatore.

3. LA SCELTA DELLA LOCATION

Sebastián Borensztein ha scelto di ambientare la storia in una piccola cittadina di provincia dove gli effetti della crisi economica sarebbero risultati più evidenti.

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